lunedì 29 ottobre 2018

Il mio primo grant americano!

Sapete che faccio ricerca nel campo della storia medievale e che sono specializzata in manoscritti miniati medievali e rinascimentali. 
Spesso mi chiedono che ci faccio in California con questa rara specializzazione, non sapendo che sono finita qui seguendo mio marito e che dopo quattro anni a San Francisco, siamo approdati a Los Angeles che ha collezioni meravigliose di manoscritti alla Huntington Library e al Getty Museum ad esempio.  
Essere un'umanista, di questi tempi, in questo contesto storico, economico e culturale, è dura. E' dura qui in California, è dura negli Stati Uniti, è dura in tutta Europa... 
I fondi nelle humanities scarseggiano. I posti di lavoro scarseggiano e i finanziamenti scarseggiano, a livello mondiale. E noi, che lavoriamo in questo campo, ci troviamo ad affrontare quella che io spesso definisco una disperata guerra tra poveri. 
Centinaia, migliaia di studiosi fanno domanda per le stesse borse di studio, per le stesse posizioni lavorative. La competizione diventa sempre più dura e noi ci troviamo in pratica a combattere tutti per lo stesso obiettivo: mettere a frutto anni di studio, lavorando nel nostro campo, quello per il quale ci brillano ancora gli occhi. 
Lo so, sto dicendo cose che tutti voi sapete perché anche in Italia è così. Forse pero' non sapete di quali numeri stiamo parlando... Parliamo di 500-1000 domande per un solo posto disponibile. Succede così in Italia e succede così in tutto il mondo, Stati Uniti compresi. 
E' una realtà che deprime e con la quale io mi confronto ogni giorno. Non so quante volte mi sono sentita e mi sento dire: "Sì, sarebbe bello fare questa cosa... ma non abbiamo i fondi!". 
E a me deprime ogni volta scontrarmi con questa realtà così avvilente che mostra lo scarso interesse nel voler preservare, proteggere e promuovere l'arte del nostro passato, che rappresenta la nostra eredità culturale e che ancora oggi, in tanti modi, ci parla nel presente di chi siamo...     
Fatto sta che qualche giorno fa ho ricevuto un'email importante, il cui titolo diceva: "Good news from ICMA". 
Si tratta dell'International Center of Medieval Art, una delle istituzioni americane più importanti nel campo della storia dell'arte medievale. 
Ho letto più volte il titolo dell'email prima di aprirla perché sapevo che cosa poteva essere e non avevo il coraggio di leggerla... e il mio dito tremava prima del click, temendo di non trovare tra quei contenuti il messaggio che invece speravo tanto di leggere... 
Aspettavo infatti una risposta alla mia richiesta di finanziamento presentata ad ICMA lo scorso agosto. Avevo fatto domanda per un grant per la mia ricerca e proprio questa email mi ha annunciato la mia vittoria, la prima vittoria di un grant americano importante che coprirà gran parte delle spese di pubblicazione del libro su cui sto lavorando! 
In questo contesto così deprimente, così come ve l'ho raccontato sopra, questa è manna dal cielo. Questo grant è un premio prestigioso che arriva da una istituzione importante e che viene dato solo a 5 persone all'anno. E sembrerebbe che io sia la prima studiosa italiana ad averlo vinto. 
E' un titolo pesante per il mio curriculum, che lo rende più simile ai cv americani ricchi di awards, grants e fellowships. Ma soprattutto si tratta di un incoraggiamento per me, che con fatica in questi anni ho lavorato cercando di trovare un posticino nella comunità scientifica americana. Con questo grant ho trovato solo dei fondi, ma in qualche modo la comunità scientifica americana ha mostrato il suo supporto e il suo entusiasmo per il mio progetto di ricerca e mi ha offerto il suo appoggio per portarlo avanti! 
Sono estremamente contenta e volevo condividere questa gioia con voi che leggete delle mie avventure e disavventure in terra straniera. Questa è un'esperienza per me tutta nuova. E' una piccola impresa che mi rende molto orgogliosa del percorso che ho fatto in Italia e di quello che sto facendo qui in California... è un successo lavorativo di cui vado fiera e che volevo celebrare qui oggi insieme a voi!   

mercoledì 17 ottobre 2018

Orsi in California

Vivere in California significa entrare a contatto con fauna e flora locali. Significa, nel quotidiano, familiarizzare con i colibrì che si mostrano spesso e volentieri tra i fiori di città o incontrare i coyote che scorrazzano liberi per le vie del tuo quartiere al calar del sole. Significa familiarizzare con l'idea che gli orsi bruni abitano nei parchi naturali californiani... Il fatto è che l'idea di un orso che gironzola tra i boschi è una cosa, ma la realtà di un orso che si avvicina a te all'improvviso è un'altra...
Dal Nationalgeaographic
Qualche anno fa ci trovavamo in vacanza al King's Canyon Park, uno dei parchi naturali della California che non è troppo battuto dal turismo. Ci portavamo dietro la nostra fidata Lonely Planet sulla California, che aveva una sezione dedicata all'avvistamento degli orsi bruni: cosa fare in caso di... Leggevamo la lista con le dieci cose da fare e ce la ridevamo in macchina pensando che mai avremmo incontrato un orso! 
Per giorni, ridacchiando, me ne sono andata in giro per i boschi del King's Canyon chiamando ad alta voce gli orsetti. Ma niente, gli orsi non si facevano vedere... ed io mi convincevo sempre più che mai li avremmo visti. 
Eppure ogni campeggio aveva cartelli enormi relativi agli orsi: non date da mangiare agli orsi; buttate la spazzatura qui altrimenti vengono gli orsi; non lasciate cose in macchina altrimenti gli orsi cercheranno di aprirla... In ogni piazzola poi ci sono dei mobiletti di metallo, fatti apposta perché gli orsi non riescano ad aprirli e i ranger consigliano di stipare lì dentro qualunque cosa che abbia odore: dal cibo al bagnoschiuma. 
Fatto sta che tutto questo non mi aveva davvero convinta ed io ancora pensavo che fossero solo precauzioni! 
Mi sono ricreduta durante una passeggiata qualunque. Erano circa le sei di sera, eravamo sulla via del ritorno da un classico giro in montagna. Stavamo attraversando una radura quando all'improvviso mio marito si è bloccato sul sentiero. Eravamo vicini per fortuna... Lui, impietrito, mi dice: "Guarda!". Mi fermo pure io. E mi zittisco immediatamente quando vedo che davanti a noi, a circa 20 metri di distanza, c'è mamma orsa con due cuccioli che giocano su un albero. 
"Ohhhhhh.... gli orsacchiotti!" penso. 
Ma basta poco per realizzare: O-R-S-A-C-C-H-I-O-T-T-I???? 
Partono le imprecazioni. Ma tutto mentre sono ferma e zitta. Perché la Lonely Planet diceva di cercare di passare inosservati. Di non fare movimenti azzardati. Di muoversi lentamente o di stare belli fermi, che è meglio. 
Mamma orsa ci vede. 
Ci tiene d'occhio. 
E per sicurezza ringhia (si dice così per gli orsi?), mostrandoci bene le gengive e la sfilza di denti aguzzi. 
PAURA! 
Poi richiama i due cuccioli che stanno ancora giocando arrampicandosi sull'albero e i tre se ne vanno ballonzolando verso il bosco. 
Pare siamo stati fortunati perché non siamo capitati in mezzo tra la mamma e i cuccioli. Dicono che in quel caso mamma orsa possa essere particolarmente protettiva e quindi aggressiva!
Quanti anni di vita abbiamo perso noi? Tanti. 
Quanto siamo stati eccitati dopo? Tanto!!
L'incontro con l'orso bruno è davvero speciale. E' inatteso e incredibile perché agli orsi liberi in natura non siamo abituati. Ma un incontro così ti fa anche rendere conto di quanto siamo ospiti noi in quella natura che stiamo visitando da turisti e quanto è importante essere rispettosi in questo tipo di contesto, anche solo per salvarsi la pelle! 
Un altro incontro con l'orso lo abbiamo avuto qualche anno dopo in un campeggio nel nord della California. Forse eravamo al Lassen National Park ma non ne sono sicura. Fatto sta che eravamo nella tenda, di notte. Vengo svegliata da un rumore proprio fuori dalla nostra tenda. Pareva che ci fosse un animale di grossa taglia che stava annusando qua e là e si era avvicinato alla tenda proprio dal lato del nostro Tegolina, che all'epoca aveva circa otto mesi. Terrore! 
E notte infernale passata con mio figlio tra le braccia, ad ascoltare attentamente ogni rumore. 
Magari era stato uno grosso scoiattolo, eh! Fatto sta che il giorno dopo i ranger dicevano che un orso aveva fatto visita al campeggio... e io credo proprio di averlo sentito!
Tutto questo per dire che se venite da queste parti, è bene che sappiate che è davvero possibile incontrare gli orsi ed è molto importante seguire le istruzioni che vengono date dalle guide e dai ranger locali: non lasciare niente in macchina (perché gli orsi ve la aprono come se fosse una lattina) e in caso di incontro, state fermi sul sentiero e non fate movimenti bruschi. Gli orsi corrono veloci e si arrampicano facilmente anche sugli alberi, sappiatelo. Quindi scappare non serve a nulla! Dovessero proprio venirvi incontro con l'intento di aggredirvi, fingetevi più grandi alzando le braccia e urlate forte per spaventarli. E se vi saltano addosso, appallottolatevi per proteggervi il più possibile. E' l'unica cosa che potete fare per cercare di non essere mangiati! :-/ 
In bocca al lupo dunque! Ma non all'orso!! :-)
    

mercoledì 8 agosto 2018

Vacanza da sola a Long Beach

Sembra impossibile a dirlo che, a 38 anni suonati, io non abbia mai fatto una vacanza da sola. Eppure così è. Viaggi per lavoro da sola sì, tanti, e soprattutto all'estero, ma vacanze da sola mai. 
Long Beach, Alamitos Beach
Ho sempre pensato che andare in vacanza da soli fosse un po' da sfigati! Ma in realtà me la vendevo così, forse perché per me non era un'opzione che avrei mai considerato... 
Sono figlia unica: per questo forse ho sempre amato le vacanze in compagnia, le vacanze caciarone, le vacanze coi cugini, con gli amici, con il moroso che poi è diventato il marito. E così sono passata dalla ragazzina che andava in vacanza con mamma e papà alla donna che andava in vacanza col marito, senza essere passata mai attraverso la fase del "Voglio andare in vacanza da sola!".
Poi sono arrivati i bambini, dopo il trasferimento in California. E con due bambini, il tempo per me stessa si è andato a fare benedire del tutto. 
Loro sono il mio primo pensiero dalle 5:30 del mattino, quando Lenticchia si sveglia. E sono il mio ultimo pensiero alle 21:30 quando mettiamo a letto Tegolina. Sono i miei grandi amori e sono anche gli esseri umani di cui mi prendo cura dalla mattina alla sera, dimenticandomi quasi di me stessa. Sono la mia luce e allo stesso tempo sono la fonte primaria di quel buio che mi ha fatto scordare quali erano i miei interessi prima di loro, chi ero prima di loro, cosa mi piaceva fare. 
La vita cambia quando nascono i bambini e per me loro due sono diventati una priorità, che pero' mi ha portato a sacrificare molto me stessa perché quando gli aiuti sono a pagamento, finisci col centellinarli. Andare al cinema non è indispensabile, quindi tendi a metterlo da parte. Finisci con il crescere loro e lavorare, scordando quasi tutto il resto. In più qui in California non abbiamo così tanti amici da vedere, gli amici che sono anche la scusa buona per uscire e prendersi un po' di tempo fuori... e la vita, almeno per me, è diventata molto famiglia-centrica. 
Pero' il bisogno di restare un po' da soli, di avere una pausa da questo lavoro da 24 ore su 24 senza aiuti gratuiti, non è che sparisce. Anzi, per me si è fatto sempre più insistente. E' diventato un bisogno assordante a dire il vero nelle ultime settimane... 
Così, qualche giorno fa mio marito, che mi ha visto proprio allo stremo, mi ha detto: "Perché non ti prendi qualche giorno per te?" 
Credo di averci pensato su 30 secondi. 
Poi ho cominciato a guardare dove sarei potuta andare. 
Ero ancora indecisa (folle!!), ma lui ha notato bene che i miei occhi ridevano al solo pensiero di avere un po' di tempo per me lontano da casa... Mi sono resa conto che era vero, che non stavo nella pelle all'idea! 
Long Beach, Airbnb 
Così ho salutato i bimbi e mio marito e da qualche giorno mi trovo in un Airbnb a Long Beach, a un'oretta di macchina da Los Angeles! 
Ho una camera da letto con vista su una piscina tutta per me, una piccola cucina, un bagno e uno sgabuzzino. 
Le mie giornate passano pigre tra la camera da letto e la piscina. Entro ed esco dall'acqua, mi metto al sole a leggere. Guardo il telefono. Mi godo la noia!! Mando qualche mail di lavoro. Penso. Scrivo. Vado al bagno da sola (che questo non mi succedeva da un bel po'!). Riesco addirittura a fare la doccia con calma almeno una volta al giorno, sapendo che non c'è nessuno che mi sta aspettando di là... Posso svegliarmi a che ora voglio io e i miei ritmi non sono determinati dai riposini dei miei bambini. Anzi, il mio corpo ha ritrovato un ritmo che è tutto suo e che non dipende da quello di qualcun altro tant'è che mi sveglio alle 9:00 e non alle 5.30-6. Di giorno non mi devo prendere cura di nessuno, se non di me. Non devo pensare a chi ha mangiato cosa e quando o a cosa devo preparare di sano per pranzo o per cena. Decido di uscire per una passeggiata e non devo pensare ai pannolini, ai cambi, al passeggino, al caldo, alle bottiglie d'acqua da portare... decido di uscire, metto le scarpe ed esco. Quanto è facile!! 
Ho lasciato fuori dalla porta le preoccupazioni e ho trovato un paradiso fatto di riposo assoluto...
Sono molto grata a mio marito per questa opportunità che mi ha offerto su un piatto d'argento. Credo non lo ringrazierò mai abbastanza per essersi preso cura lui dei bimbi mentre io venivo qui. L'ho fatto tante volte per lui quando andava ai convegni per giorni o settimane, ma non l'ho mai fatto pensando che un giorno sarebbe toccata a me l'occasione di andare via e di lasciare a lui la responsabilità della famiglia per qualche giorno. Perché quando non hai aiuti è difficile riuscire a dire "Ho bisogno di un break, scusa!", perché sai che tutto quello che non fai tu, lo deve fare il tuo partner. Devi sovraccaricare lui per prendere fiato tu. E per me non è facile, perché mi sento in colpa di solito e non riesco a tirarmi indietro dalla responsabilità che so che entrambi abbiamo. 
Ma questa volta è stato diverso. 
Ero talmente esausta che il senso di colpa si è fatto davvero piccolo per lasciare spazio ad una voce che diceva: "Te la meriti una vacanza! Te la meriti davvero dopo tutto quello che hai fatto in questi anni..." E quella voce è suonata talmente chiara e limpida che non sono riuscita a non ascoltarla. 
Noi genitori siamo dei super eroi. Abbiamo super poteri che non ci aspettavamo di avere nel prenderci cura dei nostri bambini. Abbiamo una fonte di energia a cui attingere per alimentare questi poteri ma ad un certo punto possiamo arrivare ad essere davvero molto stanchi e diventiamo incapaci prenderci cura dei nostri bimbi senza risentimento nei loro confronti. Diventano loro la causa della nostra fatica e dei nostri sforzi. Diventano loro la ragione per cui siamo rimasti a casa. Ed io non voglio che sia così!
Vorrei che nella nostra famiglia riuscissimo a riconoscere quando l'altro non ce la fa più e a tendergli una mano. A dire: prenditi del tempo per te, mi sembri esausto. 
Long Beach, Naples - California
Questa vacanza da sola mi ha ricaricata di energie positive, mi ha restituito la parte di me piena di interessi che era stata sepolta per così tanto tempo e ora so che oggi tornerò a casa più carica, più desiderosa di stare coi miei bambini, di giocare con loro ad oltranza, di godermeli. E sono desiderosa di restituire il favore a mio marito, che infatti si è già prenotato un workshop di yoga di due giorni il mese prossimo. Vorrei ci dessimo il turno a fare una cosa bella l'uno per l'altra invece che provare risentimento per tutto il tempo che ognuno di noi toglie a se stesso per mandare avanti la baracca. Vorrei che questa vacanza fosse l'inizio di un circolo virtuoso che ci porta ad offrirci cura, l'uno per l'altra. Perché fa bene a me, fa bene a lui, fa bene ai bambini vedere che mamma e papà sanno prendersi del tempo per se stessi e tornano più felici da queste pause. Voglio insegnare ai miei bambini, mostrandoglielo, che è bello prendersi cura di se stessi, che non è mero egoismo, ma è desiderio di essere una persona migliore, per se stessi e per gli altri. Questo è il messaggio che voglio mandare loro! E nel frattempo mi godo queste ultime ore in piscina... in questo paradiso di pace e di relax!

giovedì 26 luglio 2018

La bellezza a Los Angeles

Quando cresci in Italia la bellezza la trovi ovunque. 
E' lungo le strade che percorri quotidianamente, è nei musei che stanno lì ad aspettare la tua visita e tu continui a rimandare perché comunque sai che quelle collezioni d'arte resteranno lì a lungo. E' nelle piazze dove incontri gli amici per l'aperitivo, è negli ambienti dove studi o lavori. 
La bellezza in Italia fa parte della tua vita. E' l'aria che respiri, è il cibo che ti nutre e ti fa diventare grande... La bellezza ti prende la vista e occupa ogni angolo dello spazio che ti circonda. 
La bellezza diventa lì talmente familiare che non ti accorgi più di lei. Non la vedi più. La dài totalmente per scontata. Così come dài per scontata quella vista sul Duomo, quello scorcio sul ponte medievale che porta verso il centro, la vista sul fiume, il parco alberato, le chiese e i palazzi che nascondono così tanta storia dietro a quelle pesanti pietre... 
Tutto è sempre stato lì e ci aspettiamo che resterà lì a lungo, tanto che gli occhi non lo notano più.
Qui a Los Angeles invece la bellezza la devi andare a cercare... 
Non è lungo le strade che percorri quotidianamente, che sono assolate e trafficate e sono talmente lunghe che non ne vedi la fine. La bellezza qui non è nell'aria che respiri, che è secca e calda. 
La bellezza non la trovi ovunque tu vada... Non è sulla strada verso il supermercato. Non è lungo la strada verso il lavoro. Non è nemmeno nel parco dove porti i bambini a giocare, anche se lì puoi godere di un altro tipo di bellezza, che consiste nel vedere i tuoi bambini crescere. 
Los Angeles, California
Certo la puoi trovare in un dettaglio: in uno scorcio particolare, su un'altalena abbandonata in un giardino, in un albero dalla folta chioma, nel cielo senza nuvole per quasi tutto l'anno, sulla strada fiancheggiata da palme esili e altissime che porta verso casa...
Ma la bellezza a Los Angeles non è così scontata! 
Devi percorrere miglia e miglia nel "deserto cittadino" prima di arrivare davanti all'acqua dell'oceano. Lì sì che trovi la bellezza naturale, le belle spiagge e quelle onde imponenti che ti attirano e ti spaventano allo stesso tempo. 
Oppure devi lasciarti alle spalle la città e guidare verso l'interno, verso i parchi naturali, i laghi, le montagne, i deserti... e davvero avrai l'imbarazzo della scelta nel trovare la bellezza naturale californiana con tutte le sue sfumature.
Ma a Los Angeles la bellezza la devi andare a cercare. Sta nascosta nei centri d'arte, nei musei, nelle grandi biblioteche, nei giardini privati... In questi posti noi europei possiamo trovare un tipo di bellezza che si avvicina ai nostri standard... 
Getty Museum, Los Angeles
Mi ritengo veramente tanto fortunata a fare ricerca, per lavoro, in centri come il Getty o la Huntington Library di San Marino perché in questi luoghi posso tornare a respirare la bellezza. Sento proprio i miei polmoni riempirsi per accogliere una volta ancora quelle particelle di ossigeno che mi arrivano dal trovarmi in un luogo che mi restituisce pace al cuore, che mi offre acqua fresca dopo giorni nel deserto. 
Arrivare in un luogo bello per riempirsi gli occhi di bellezza è una cosa di cui ho bisogno nella mia vita quotidiana. E qui a Los Angeles non è una cosa che posso dare per scontata, perché non incontro la bellezza per caso, andando al lavoro... non è una cosa che succede da sola. La bellezza qui la devi andare un po' a cercare: è nascosta e si fa desiderare... e fortunatamente io la trovo proprio in quei luoghi dove vado a lavorare! 

martedì 26 giugno 2018

Grand Central Market, Funicolare e Walt Disney Concert Hall

Questo vuole essere il primo post di una (spero) lunga serie dedicata alla scoperta di Los Angeles con i bambini (o anche senza se volete!). La città è davvero immensa e noi dopo un anno di vita qui stiamo appena cominciando ad ampliare il nostro orizzonte... mi propongo quindi di raccontare qui le nostre recenti scoperte, sperando che le informazioni possano tornare utili anche a qualche altra famiglia, curiosa come noi di conoscere meglio Los Angeles! 
Partiamo allora dal downtown di L.A.! 
Avendo due bambini piccoli ed essendo per noi la prima volta a piedi in queste zone, abbiamo optato per un giro breve (si tratta di qualche isolato in tutto) ma piuttosto caratteristico. Lo consiglio assolutamente a chiunque fosse desideroso di conoscere un po' meglio il centro di Los Angeles attraverso un percorso semplice ma d'effetto!
Noi siamo partiti dal Grand Central Market perché lì attorno ci sono molti parcheggi economici che custodiscono le auto per 8-10$ al giorno (un prezzo piuttosto vantaggioso nella zona). Il Grand Central Market è essenzialmente un mercato coperto, molto simile a quelli che troviamo in Italia o anche in Europa - mi viene in mente La Boqueria di Barcellona, non so se ce l'avete presente! 
La cosa bella di questo mercato è che è pieno zeppo di locali che rappresentano praticamente tutta la cucina internazionale: dal messicano al giapponese, passando per l'americano o per l'italiano... Quindi più che per fare la spesa qui si viene per mangiare! Noi abbiamo optato per il sushi questa volta e devo dire che i prezzi erano buoni e la qualità del cibo molto alta. Il mercato in sé è un po' rumoroso e affollato e se avete il passeggino, sappiate che ci sono un paio di gradini da fare. Pero' secondo me ne vale la pena... per noi italiani all'estero è un po' come tornare a casa, per i turisti è utile per avere accesso a cibo buono e vario a prezzi decenti!
Funicolare - Downtown L.A.
Di fronte al Grand Central Market poi c'è la funicolare. Fa solo un blocco di strada salendo, ma per i bambini è molto divertente! Costa 1$ a testa a tratta e tra l'altro permette di raggiungere agilmente quella che io chiamo l'area dei musei. In questo blocco, su South Grant Avenue, uno accanto all'altro si ergono il Moca - Museum of Contemporary Art (https://www.moca.org), il Broad Museum (https://www.thebroad.org) e la Disney Concert Hall di Frank Gehry (https://www.laphil.com). La passeggiata è molto piacevole: si costeggiano fontane e grattacieli sul retro del Moca, locali e sculture contemporanee, prima di tornare su South Grant Avenue passando accanto al Broad. 
Noi questa volta siamo andati dritti verso la Disney Hall ma ci ripromettiamo di visitare presto il Broad, che sembra essere un museo davvero interessante che tra l'altro è ad ingresso libero! 
Walt Disney Hall - Downtown L.A.

Dopo aver fatto un rapido giro all'esterno della Disney Hall, godendoci la bellezza dei riflessi argentei di questo incredibile edificio in una giornata assolutamente cupa e nuvolosa, siamo entrati e abbiamo potuto vedere sia l'auditorium che i giardini esterni. 
Auditorium - Walt Disney Hall
L'auditorium, che è la sala nella quale si esibisce l'orchestra filarmonica di Los Angeles diretta da Gustavo Dudamel, mi ha lasciato un po' così... Non fraintendetemi, è molto curata e bella: l'organo in legno è davvero spettacolare! Scopro che è nato dai disegni dello stesso Gehry in collaborazione con Manuel Rosales e lo stesso Gehry lo ha soprannominato French fries (patatine fritte) per la sua struttura originale che si intona perfettamente con l'architettura della Hall. Date un'occhiata alla foto e soprattutto godetevi il video qui: http://wdch10.laphil.com/wdch/organ.html. 
Anche i sedili sono molto particolari: hanno una fantasia di tessuti variopinta, che ricorda molto la carta marmorizzata. Sono state più che altro le dimensioni della sala ad avermi lasciata un po' perplessa: rispetto alla Symphony Hall di San Francisco o a Santa Cecilia di Renzo Piano a Roma è davvero piccola e onestamente non me l'aspettavo viste le dimensioni esterne della Disney Hall!
The Blue Ribbon Garden - Walt Disney Hall
Vale assolutamente la pena di vedere il giardino sul tetto conosciuto come The Blue Ribbon Garden
In alcuni tratti, camminando proprio tra le vele dell'edificio, si ha l'impressione di essere in uno stretto passaggio da canyon. Una volta usciti di lì si arriva in uno spiazzo ben curato nel quale si erge una scultura progettata dallo stesso Gehry intitolata "A Rose for Lilly", un tributo a Lillian Disney, dono dei nipoti della stessa alla città di Los Angeles. La scultura rappresenta una rosa che è fatta interamente di frammenti di porcellane di Delft... perché a quanto pare Lillian Disney amava molto le rose e le porcellane! 
Dalla Disney Hall siamo poi rientrati sempre a piedi verso il Grand Central Market, che è davvero a pochi passi (tutti in discesa tra l'altro). Come vedete, si tratta di un giro breve e intenso, che probabilmente vi prenderà solo un paio d'ore ma ne vale veramente la pena! 

domenica 10 giugno 2018

Il primo compleanno!

Un anno fa a quest'ora ero ancora in travaglio in una stanza di ospedale nel downtown di Los Angeles. Non sapevo bene che ora o che giorno fosse. Sapevo solo che stavo vivendo gli ultimi istanti di una impaziente attesa. E non vedevo l'ora di incontrarti, di scoprirti, di conoscerti, di tenerti stretta tra le mie braccia... 
Ancora una notte e poi ti avrei finalmente vista! Ti avrei vista, infagottata nelle lenzuola bianche e arancioni dell'ospedale, fare capolino col tuo visetto roseo al di là di quel telo che ci ha separate per qualche istante dall'esatto momento in cui sei venuta al mondo. 
Ma allora non avevo idea di chi saresti stata, non ne avevo la più pallida idea... Non sapevo che forma avrebbero avuto i tuoi lineamenti. Non conoscevo il suono della tua voce o il tuo profumo della pelle. Ti ho vista e mi sei sembrata semplicemente un'adorabile sconosciuta... una creatura per cui ho provato Amore, con la A maiuscola, a prima vista. 
Da quell'11 giugno 2017 sei entrata nella mia vita, nella nostra vita. E l'hai rivoluzionata! Ci hai resi una famiglia a 4, più complicata, più divertente, e anche più speciale. Hai ribaltato le nostre routine e sei entrata rumorosamente nella nostra casa. Ci hai resi più impegnati e migliori. 
Sorrido pensando ai primi giorni e mesi in cui ti studiavo per capirti, conoscerti, scoprirti. A volte non sapevo proprio che fare. Non sapevo che cosa mi volevi dire col tuo pianto. Non lo sapevo leggere e non sapevo da dove cominciare... Al secondo giro, mi sono sentita ancora una novellina in questo duro lavoro da mamma. Poi, come per magia, ad un certo punto ti ho capita. E da lì è stato un po' più facile per me.
Qualche settimana fa un'amica mi chiedeva che carattere hai e io ho fatto fatica a descriverti, perché sono così tante le cose da dire su di te che mi sembra di non renderti giustizia nel definirti con una manciata di parole. E ancora adesso faccio davvero fatica a dire che tipo di persona sei perché mi sembra che hai così tante sfaccettature... Mi sembri una bambina coccolona, che ama gli abbracci e cerca spesso e volentieri il contatto fisico. Mi sembri estroversa e socievole, sorridente e caciarona. Ti piace la musica e ti piace suonarla e ballarla. Sei affascinata dagli altri bambini e sei anche indipendente nei tuoi giochi quando vuoi tu. A volte sei talmente presa da un'attività che non vedi altro attorno a te. Mi sembri determinata e tenace. Sei vivace e ti lanci nelle avventure quotidiane.  Sorrido pensando a quando eri nella mia pancia ed io non immaginavo proprio chi saresti stata. Sorrido pensando che eri proprio tu lì dentro. Sorrido pensando che avrei voluto sapere che sei così speciale... Ricordo bene quanto temessi l'idea di avere una bambina e ora che ti ho conosciuta, non posso che sentire un immenso senso di gratitudine per il dono che sei per me, bambina mia. 

Buon primo compleanno, Lenticchia!!


mercoledì 6 giugno 2018

Teachers' appreciation week

Non so se si faccia anche in Italia o se lì siate legati più che altro al famoso "regalo di fine anno" per le maestre. Ma qui in California è proprio questa la teachers' appreciation week
Si tratta di una settimana in cui i bambini e soprattutto le loro famiglie dimostrano la loro riconoscenza ai maestri dell'asilo - e delle elementari almeno - per tutto il lavoro che fanno durante l'anno. 
Io ho scoperto questa cosa mentre lavoravo a San Francisco in una scuola italiana. Per una settimana intera siamo stati sorpresi e coccolati dai genitori dei nostri bambini con regali, prelibatezze culinarie lasciate nella stanza delle riunioni... Addirittura un giorno hanno fatto venire una massaggiatrice, che è rimasta tutto il giorno a scuola per offrire a noi insegnanti un massaggio di 10 minuti ciascuno, che ancora ricordo come un salvavita per spalle e collo durante una faticosa giornata lavorativa! 
Quest'anno, da mamma, sono stata io a proporre alla comunità di genitori dell'asilo di Tegolina di raccogliere dei soldi per fare dei bei regali ai nostri maestri. 
Onestamente mi aspettavo di trovarmi a gestire 5 o 6 genitori... e invece hanno aderito praticamente tutti e così sono state 20 le famiglie interessate. Non vi racconto i dettagli del lungo brainstorming che c'è stato via email tra le 20 mamme coinvolte per riuscire a definire il regalo... (la prossima volta lasceremo fare ai papà che sono certa in 2 email in tutto si metteranno d'accordo). Fatto sta che questo sotto nella cesta è stato il risultato finale: vino, buoni per una giornata in una Spa e carte prepagate per i nostri maestri.
Regali per i maestri
C'è un'altra cosa che mi preme dire qui oggi, di reazione ad alcuni dei commenti che ho letto nel mio post su Facebook.
Perché fare il regalo ai maestri? 
Sono tanti i motivi e li voglio dire qui perché credo siano davvero importanti e li voglio lasciare correre per la rete...  
La teachers' appreciation week rappresenta per me l'occasione per dire GRAZIE ai maestri per tutto il lavoro che fanno prendendosi cura dei nostri bambini. Loro - che vedono mio figlio più ore al giorno di quanto lo veda effettivamente io - si prendono cura di lui, lo ascoltano, lo coccolano, lo vedono interagire coi suoi pari, intervengono in caso di bisticci, gli propongono milioni di attività diverse che stimolano il suo sviluppo cognitivo, emotivo e fisico... Loro pianificano il loro lavoro, hanno una visione in mente e una missione che portano avanti prendendosi cura delle nostre generazioni future. 
E più piccoli sono i bambini e più importante è il lavoro che questi maestri fanno ogni giorno... E' infatti proprio nei primi tre anni di vita del bambino che avvengono le tappe fondamentali, quelle che pongono le fondamenta per uno sviluppo armonico dell'individuo (interessante questo articolo in Neuropsicomotricista). In questi primi anni specialmente, ma anche per tutti gli anni dell'infanzia, è davvero essenziale per un bambino trovarsi in un ambiente che possa favorire il suo sviluppo cognitivo, emotivo e fisico. Quindi gli asili non sono parcheggi, ma sono luoghi fondamentali per lo sviluppo personale di ogni essere umano! E dire grazie ai maestri è importante perché sono loro a creare ogni giorno un ambiente in cui i nostri bambini possono fiorire. 
L'attenzione che dimostrano verso i bambini, la passione per quello che fanno, gli sforzi e la fatica che costa loro tutto questo lavoro sono davvero impagabili e non ci sarà regalo all'altezza di tutto ciò. Ma dire grazie significa rendere felici i maestri! 
E' felice un maestro che vede riconosciuto e apprezzato dalla società il suo lavoro e il valore del suo lavoro. 
Un maestro felice sa che sta facendo la differenza non sono nella sua classe ma anche nella vita di questi bambini. 
Un maestro felice è un maestro che porta entusiasmo nella sua classe. 
Un maestro felice riesce a continuare a fare il suo lavoro sentendosi supportato dalle famiglie dei bambini. 
Dire grazie significa riconoscere tutto questo... significa riconoscere quanto importante sia per noi che questi maestri si stiano prendendo cura dei nostri bambini ogni giorno, per tutto il giorno. 
E significa anche dimostrare ai nostri figli quanto apprezziamo il lavoro di queste persone. Significa cambiare la società, che tende a sminuire l'importanza degli insegnanti... significa lasciare perdere il superfluo per guardare a ciò che conta sul serio.
Non so come sia in Italia, ma qui i maestri non guadagnano bene. Hanno uno stipendio normale, che permette di arrivare a fine mese, sì, ma non è che "fanno i soldi". Per questo dire grazie significa dire: "Non sono d'accordo con la società che non riconosce il tuo lavoro, io vedo quello che fai ogni giorno, vedo come ti prendi cura del mio bambino, vedo i tuoi sforzi e il tuo impegno nel portare avanti la tua missione". E il regalo o il contributo monetario che generalmente si offre per Natale o in occasione della teachers' appreciation week può davvero fare la differenza per questi maestri che si possono permettere in queste occasioni di togliersi qualche sfizio. Ed è un modo gentile anche per dire: "Ti prendi cura tutti i giorni di mio figlio... oggi prenditi cura di te, del tuo benessere, della tua salute, della tua felicità". 
Ci sono poi maestri bravi e maestri meno bravi e io lo vedo attraverso il mio bambino: è lui quello che sa e può giudicare il loro lavoro. Ma il punto non è questo... il punto è che un maestro felice io credo faccia il suo lavoro comunque meglio di un maestro infelice, che si vede giudicato e disprezzato. Ecco, mi sembra che abbiamo bisogno di più persone felici che facciano il loro lavoro con gioia, tanto più se sono educatori che si prendono cura delle nostre generazioni future...

Curiosa di leggere i vostri commenti

Buona teachers' appreciation week!       

mercoledì 16 maggio 2018

Bilinguismo: la nostra esperienza

Mai avrei pensato, quando ci siamo trasferiti in California 6 anni fa, che qui avrei dato alla luce due meravigliosi esseri umani che avrebbero rivoluzionato la mia vita! 
E di certo mai avrei pensato allora, che il bilinguismo sarebbe entrato nella nostra casa così... 
"Due genitori italiani, bambini con doppia cittadinanza e doppia lingua", pensavo io, alquanto ingenuamente. Ma si sa, la vita sorprende sempre... e così questo espatrio ci ha regalato un bambino, Tegolina, che capisce l'italiano ma parla al 95% inglese americano. 
Ha parlato molto tardi lui. Fino ai tre anni si faceva capire a gesti e a suoni. Del resto è sempre stato molto espressivo e anche molto creativo, tant'è che aveva inventato una lingua tutta sua in cui "koki" significava aereo, per esempio. 
Scherzando dicevamo che probabilmente lui si rendeva già conto che a San Francisco le persone parlavano lingue diverse. A casa noi si parla italiano; al playground invece si parla americano; la babysitter messicana gli parlava in messicano; e l'amica turca della banca del tempo gli parlava in turco. Bel casino, eh? Eppure quanta ricchezza culturale e quante connessioni neuronali in più per lui (se volete saperne di più, guardatevi questo Ted video sul bilinguismo)! 
Così dev'essersi probabilmente detto: "Senti ma se tutti parlano la lingua che vogliono perché io non posso inventarmi la mia?". E da lì è nato il koki. E ghi per ruspa. Mamy per bambino. Mae per gatto. Tu-tu per treno. Eee per rosso. Agn-agn-agn-agn per mangiare/fame...
Noi semplicemente lo capivamo: avevamo imparato il suo vocabolario e si andava bene così.
Poi, quando è stato il momento di inserirlo all'asilo qui a Los Angeles, la preoccupazione espressa dalla direttrice che temeva di non capirlo e di non poter rispondere per questo ai suoi bisogni, ci ha spinti a cercare per lui una speech therapist, una logopedista. Con grande fortuna ne abbiamo trovata una che parla sia italiano che inglese, una persona davvero deliziosa che in pochi mesi ha aiutato Tegolina, attraverso il gioco, a imparare a parlare inglese americano e ad usare anche alcune parole italiane. La logopedista e sicuramente l'asilo a tempo pieno, 5 giorni a settimana, in un ambiente americano super accogliente, hanno contribuito entrambi a supportarlo al meglio... E così, 6 mesi dopo, Tegolina è diventato ufficialmente un American speaker
Questa esperienza ci ha insegnato molto su di noi e sul nostro bambino. 
Di lui ho capito che è decisamente un perfezionista. Che fosse cauto lo sapevo... ma che fosse una persona che non si espone se non sente prima di dominare davvero ciò che sta esponendo, onestamente lo ignoravo. Me lo ha fatto notare la logopedista e allora l'ho visto chiaramente, e mi sono resa conto che è sempre stato parte del suo carattere. Ha saltato tardi per esempio rispetto ad altri bambini, ma quando lo ha fatto, lo ha fatto perfettamente, trovando in se stesso il coraggio e la sicurezza che gli hanno permesso di spingere anche oltre i suoi limiti. 
Lo stesso è stato per la lingua... Adesso che sente di dominare l'inglese americano, sta arricchendo pian piano il suo vocabolario italiano pur con una pronuncia ancora tutta americana, che mi fa un po' sorridere.
Questa esperienza bilingue mi ha insegnato anche qualcosa su di me. All'inizio non è stato facile per me accettare che mio figlio non parlasse la mia lingua. Davo per scontato che crescendo in una famiglia italiana, avrebbe mangiato e parlato italiano! ;)  E invece così non era... A lungo mi sono sentita delusa dalla sua scelta dell'americano come prima lingua e sono stata dispiaciuta e quasi arrabbiata con lui per questo. 
Poi un giorno un amico americano mi ha detto una frase che mi ha spalancato il cuore: "Eh sì, ha proprio senso che parli americano: il suo mondo è americano... l'asilo, gli amici, il parco giochi sono americani..." Improvvisamente l'ho visto e l'ho capito e mi sono resa conto di quanto assurdo fosse che io pretendessi che lui scegliesse l'italiano in questo contesto! 
Credo di averlo capito anche perché sono riuscita ad avvicinare la sua esperienza alla mia: papà barese ma io sono nata e cresciuta a Padova, quindi il mio mondo è sempre stato padovano e Bari per me è sempre stato il luogo delle vacanze del cuore; capisco il barese ma non lo parlo e se lo parlo faccio ridere, anche quando uso le parole giuste... esattamente come Teg che capisce l'italiano ma non lo parla.
Con lui io parlo sempre in italiano perché sono ancora determinata a trasmettergli la nostra lingua e la nostra cultura, e lui mi risponde sempre in inglese. Fa un po' ridere... fa strano anche... ma è così, e ormai non ci faccio quasi più caso.  
Ora nelle frasi inglesi ha iniziato ad introdurre alcune parole italiane. Ed è strano che alcune parole per lui siano sempre state italiane dall'inizio. Parole tipo "lotta". Can we make lotta? dice. Mentre "Mom and Dad" sono sempre state americane. Solo a volte, sorridendo, mi guarda e mi dice "Mamma" e il mio cuore si scalda sempre un po' di più... Sua sorella invece, la piccola Lenticchia, la chiama "Baby" e ne parla con tutti come "my baby", tant'è che io pensavo non ricordasse o non sapesse il suo nome... invece lo sa benissimo e semplicemente vuole chiamarla così. 
Quando poi partono i cartoni in italiano sull'ipad (perché la mamma ha pensato che a questo punto sarebbe stato utile avere alcuni cartoni in italiano :) lui si lamenta perché parlano Spanish! Pero' ieri li guardava e si allenava a ripetere "Pancia... gomiti... gambe". E io sorridevo nel sentirlo pronunciare quelle parole con l'accento americano. 
A volte in casa nascono anche delle divertenti conversazioni sul bilinguismo e sulla diversa pronuncia di singole parole. Noi diciamo mango, per esempio. In americano si pronuncia "mengo". Così Teg ci chiede: "Mom, why do you say mango?" "Eh, perché in italiano si dice mango..." E ride. E ripete "mango-mengo" ad oltranza, giocando con i suoni. 
Negli incontri virtuali coi nonni sui Skype noi ci facciamo un po' da traduttori perché Teg capisce tutto quello che dicono ma risponde in inglese e i nonni non capiscono. Mi dispiace un po' trovarmi a fare da mediatrice ma mi sembra di poter aiutare entrambe le parti, favorendo la crescita della loro relazione in qualche modo... 
Spero che il suo italiano cresca sempre di più e che un giorno Teg non avrà più bisogno di me in questo. Lo spero perché sperare non costa niente :) E so anche che se questo non succederà, io gli vorrò bene lo stesso... perché lo accetto per quello che è e se la sua lingua è l'americano, a me va bene così. 
Tanto lo so che una parte del suo cuore sarà per sempre italiana :)



Altri interessanti articoli sul bilinguismo:

The-sooner-you-expose-a-baby-to-a-second-language-the-smarter-theyll-be

The-benefits-of-bilingualism


venerdì 6 aprile 2018

I am back!

Riapro la pagina di questo blog dopo tanto tempo e sebbene sia davvero passata una vita dalle ultime parole scritte, ritrovo la familiarità di questa casa che ospita i miei racconti. 
Sono tornata! I am back! 
E di cose, dall'ultimo post dell'agosto dell'anno scorso, ne sono successe veramente tante...

Da poco abbiamo festeggiato un anno di vita a Los Angeles! 
Ogni tanto mi ritrovo a pensare a San Francisco e sento nostalgia di alcune cose di quella meravigliosa città che mi è rimasta nel cuore. 
Mi manca il vento freddo sulla faccia, anche nelle giornate di sole, e mi mancano quelle viste mozzafiato sull'oceano dalla cima delle colline. 
Mi manca il playground solito, pieno di bambini e mamme con cui scambiare quattro chiacchiere. 
Mi mancano le mie amiche e le figlie delle mie amiche. 
Mi manca l'aria della città...

Pero' del resto Los Angeles mi sta dando proprio tanto e mi sta piacendo per quello che offre a me e alla mia famiglia. 
Mi piace avere una casa più spaziosa con un giardino tutto nostro. 
Mi piace questa eterna primavera che dura tutto l'anno e alla peggio si trasforma in un'estate. 
Santa Monica
Mi piacciono da morire le spiagge di Santa Monica dove passiamo spesso il weekend e il playground a due passi dall'oceano (beh, forse più di due passi viste le dimensioni della spiaggia...). 
Mi piace che il nostro ristorante preferito sia proprio sulla via del ritorno dalla spiaggia. 
In settimana, mi piace accompagnare all'asilo mio figlio a piedi e adoro il suo asilo per un milione di motivi! Tra i quali c'è sicuramente la comunità di genitori con cui siamo entrati in contatto grazie alla scuola. 
Mi piace insomma questa vita semplice, fatta di piccole cose che pero' hanno grande significato per me! 

E' anche passato quasi un anno dalla nascita della nostra bambina, dal momento in cui abbiamo salutato la nostra famiglia a tre per diventare una famiglia a quattro!
In quattro, ve lo assicuro, le cose si sono fatte alquanto più complicate. Ma sono anche complicatamente meravigliose...
Vedere crescere la mia bimba e vedere crescere il suo rapporto con suo fratello, vederli maturare insieme, ognuno coi loro tempi e con i loro temperamenti, è il regalo più bello che la vita potesse farmi! Sono entrambi due creature meravigliose... e li amo con tutta me stessa. 
A tal proposito ho scoperto, diversamente da ciò che temevo in gravidanza quando credevo difficile poter amare un altro figlio TANTO QUANTO amassi già il primo, che il cuore si espande facilmente e si allarga per amare di più! 

Poi c'è il lavoro, un altro grande dono che Los Angeles mi ha fatto. Ebbene sì, sono tornata a lavorare nel mio campo, quello della storia dell'arte medievale! 
Ho una fellowship di due anni all'università e sto scrivendo il mio primo libro in inglese, avendo un contratto con un importante editore internazionale! E' un libro che pubblicherà la mia ricerca di dottorato, su un manoscritto medievale parigino che è conservato a Padova. 

Una famiglia, due bambini e un lavoro impegnativo soprattutto mentalmente. Suona complicato, vero?
Eppure io non sono proprio fatta per stare a casa "a badare ai bambini". Lo trovo appagante sì, ma fino ad un certo punto. 
Mi sento più felice e più realizzata nel crescere i miei bambini portando anche avanti progetti in cui credo, e di cui vado orgogliosa! 
E' come se il lavoro mi prendesse energia fisica e mi restituisse energia mentale. Mi vedo arricchita dai contatti, dalle interazioni, dalla bellezza delle biblioteche in cui ho la fortuna di poter lavorare, e torno a casa stanca e felice, stressata ed eccitata. Per me questo lavoro è come linfa vitale!   
E' difficile, sì, soprattutto se tutti gli aiuti che puoi avere sono a pagamento e vanno un po' centellinati per il bene del portafoglio. Ma quanta soddisfazione c'è dietro nel riuscire a farcela solo con le nostre forze... 

Ho in mente molte cose da dirvi, quindi spero di trovare di nuovo il tempo per portare avanti i miei racconti. 
Per il momento posso solo aggiungere che I am back and this is already a big step for me!

Alla prossima

venerdì 25 agosto 2017

Vita di quartiere a Los Angeles

Quando ci siamo trasferiti a Los Angeles ero molto sospettosa. Mi avevano detto che i californiani del sud sono diversi da quelli del nord (e di San Francisco in particolare). Mi avevano detto che quelli del sud sono decisamente meno diretti, più falsi, sorridono ma poi ti fregano... 
Così le mie prime interazioni i losangelini sono state piuttosto rigide, segnate da questi pregiudizi iniziali. 
Per settimane, forse mesi, sono sempre stata sul chi va là con chiunque provasse ad avvicinarsi. 
Un giorno pero', camminando con mio figlio lungo la strada di casa, siamo stati fermati da un bambino che giocava con la sua nanny in giardino. I bambini hanno cominciato a giocare insieme e siamo stati invitati ad entrare: prima nello front yard... poi nel back yard, assecondando il desiderio dei bambini. 
Poi è arrivato anche il papà del bambino e siamo stati invitati ad entrare in casa. Ma io non me la sono sentita: non volevo essere scortese ma allo stesso tempo non mi sentivo a mio agio nell'entrare nella casa di persone che avevo appena incontrato. Mi sono anche sorpresa molto di questa benevola accoglienza.
Qualche giorno dopo, lo stesso papà ci ha invitati alla sua festa di compleanno, organizzata alla sera nel loro giardino per festeggiare i suoi 40 anni. Non ci siamo tirati indietro sebbene io fossi stupita dall'invito. Anzi, ci siamo muniti di una bottiglia di vino da portare e abbiamo trascorso la serata nel loro back yard insieme a tanti loro amici, ed è stata una piacevole serata!
Nello stesso modo abbiamo incontrato molte delle famiglie con bambini del nostro quartiere. Vuoi il bel tempo, vuoi le serate estive che ci spingono a girovagare nel tardo pomeriggio... fatto sta che finiamo sempre per fare amicizia con qualcuno. Si tratta sempre di "amicizie all'americana" - un po' superficiali e circostanziali come vi raccontavo tempo fa qui - ma tutto sommato, sempre di conoscenze amichevoli si tratta! E onestamente, quando sei nuovo nel quartiere e non conosci proprio nessuno in città, certe cose fanno piacere! 
All'inizio continuavo a chiedermi che cosa mai ci fosse dietro a tutta questa gentilezza ma ad un certo punto ho smesso e ho iniziato a pensare che, qualunque cosa ci fosse dietro, risultava buona lo stesso per tutti noi, rendendo meno duro il nostro inserimento nella nuova città e nel quartiere.
Destino ha voluto che sempre lungo una delle strade del quartiere incontrassi anche una ragazza italiana che ha un bambino di un anno. Anche con lei è stata una cosa strana: ero andata a prendere mio figlio all'asilo e mentre stavo entrando in macchina, una delle maestre mi ha richiamata per presentarmi questa mamma che le stava chiedendo informazioni sull'asilo. Ne è nata una chiacchiera... poi ci siamo incontrate di nuovo davanti all'asilo perché lei vive lì vicino... una, due, tre volte. Fino a che ci ha invitati al primo compleanno del figlio e in quella festa credo di aver trovato un'amica (e pure una babysitter, ma questa è un'altra storia!). 
L'impressione che mi sono fatta quindi è che qui nel sud della California le persone siano più aperte e più "affettuose" che a nord. Si tratta sempre di americani, eh, quindi l'affetto che possono dimostrare non è di certo quello che troveremmo nel nostro sud Italia... ma apparentemente risulta più marcato rispetto al nord della California! 
Anche al supermercato mi è capitato che mi dicessero cose che a San Francisco non mi ero mai sentita dire: complimenti spassionati da donna a donna che pero' mi hanno sorpresa! E' come se si permettessero un po' di più... Lo stesso vale per quello che fanno vedendo Lenticchia nel passeggino: dopo aver chiesto quanto ha, se sono particolarmente presi dalla bimba, allungano le mani per toccarle piedi, gambe, mani o viso. A me i complimenti a lei rivolti fanno molto piacere ma preferirei non la toccassero troppo, specialmente quando siamo in giro! Così ho dovuto cominciare a parare i colpi, spiegando che non vorrei si prendesse qualcosa ora che ancora non ha tutti i vaccini fatti... Insomma, quel che mi sembra è che qui gli americani osano un pochino di più, nel bene e nel male! :-/


 
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