lunedì 29 ottobre 2018

Il mio primo grant americano!

Sapete che faccio ricerca nel campo della storia medievale e che sono specializzata in manoscritti miniati medievali e rinascimentali. 
Spesso mi chiedono che ci faccio in California con questa rara specializzazione, non sapendo che sono finita qui seguendo mio marito e che dopo quattro anni a San Francisco, siamo approdati a Los Angeles che ha collezioni meravigliose di manoscritti alla Huntington Library e al Getty Museum ad esempio.  
Essere un'umanista, di questi tempi, in questo contesto storico, economico e culturale, è dura. E' dura qui in California, è dura negli Stati Uniti, è dura in tutta Europa... 
I fondi nelle humanities scarseggiano. I posti di lavoro scarseggiano e i finanziamenti scarseggiano, a livello mondiale. E noi, che lavoriamo in questo campo, ci troviamo ad affrontare quella che io spesso definisco una disperata guerra tra poveri. 
Centinaia, migliaia di studiosi fanno domanda per le stesse borse di studio, per le stesse posizioni lavorative. La competizione diventa sempre più dura e noi ci troviamo in pratica a combattere tutti per lo stesso obiettivo: mettere a frutto anni di studio, lavorando nel nostro campo, quello per il quale ci brillano ancora gli occhi. 
Lo so, sto dicendo cose che tutti voi sapete perché anche in Italia è così. Forse pero' non sapete di quali numeri stiamo parlando... Parliamo di 500-1000 domande per un solo posto disponibile. Succede così in Italia e succede così in tutto il mondo, Stati Uniti compresi. 
E' una realtà che deprime e con la quale io mi confronto ogni giorno. Non so quante volte mi sono sentita e mi sento dire: "Sì, sarebbe bello fare questa cosa... ma non abbiamo i fondi!". 
E a me deprime ogni volta scontrarmi con questa realtà così avvilente che mostra lo scarso interesse nel voler preservare, proteggere e promuovere l'arte del nostro passato, che rappresenta la nostra eredità culturale e che ancora oggi, in tanti modi, ci parla nel presente di chi siamo...     
Fatto sta che qualche giorno fa ho ricevuto un'email importante, il cui titolo diceva: "Good news from ICMA". 
Si tratta dell'International Center of Medieval Art, una delle istituzioni americane più importanti nel campo della storia dell'arte medievale. 
Ho letto più volte il titolo dell'email prima di aprirla perché sapevo che cosa poteva essere e non avevo il coraggio di leggerla... e il mio dito tremava prima del click, temendo di non trovare tra quei contenuti il messaggio che invece speravo tanto di leggere... 
Aspettavo infatti una risposta alla mia richiesta di finanziamento presentata ad ICMA lo scorso agosto. Avevo fatto domanda per un grant per la mia ricerca e proprio questa email mi ha annunciato la mia vittoria, la prima vittoria di un grant americano importante che coprirà gran parte delle spese di pubblicazione del libro su cui sto lavorando! 
In questo contesto così deprimente, così come ve l'ho raccontato sopra, questa è manna dal cielo. Questo grant è un premio prestigioso che arriva da una istituzione importante e che viene dato solo a 5 persone all'anno. E sembrerebbe che io sia la prima studiosa italiana ad averlo vinto. 
E' un titolo pesante per il mio curriculum, che lo rende più simile ai cv americani ricchi di awards, grants e fellowships. Ma soprattutto si tratta di un incoraggiamento per me, che con fatica in questi anni ho lavorato cercando di trovare un posticino nella comunità scientifica americana. Con questo grant ho trovato solo dei fondi, ma in qualche modo la comunità scientifica americana ha mostrato il suo supporto e il suo entusiasmo per il mio progetto di ricerca e mi ha offerto il suo appoggio per portarlo avanti! 
Sono estremamente contenta e volevo condividere questa gioia con voi che leggete delle mie avventure e disavventure in terra straniera. Questa è un'esperienza per me tutta nuova. E' una piccola impresa che mi rende molto orgogliosa del percorso che ho fatto in Italia e di quello che sto facendo qui in California... è un successo lavorativo di cui vado fiera e che volevo celebrare qui oggi insieme a voi!   

mercoledì 17 ottobre 2018

Orsi in California

Vivere in California significa entrare a contatto con fauna e flora locali. Significa, nel quotidiano, familiarizzare con i colibrì che si mostrano spesso e volentieri tra i fiori di città o incontrare i coyote che scorrazzano liberi per le vie del tuo quartiere al calar del sole. Significa familiarizzare con l'idea che gli orsi bruni abitano nei parchi naturali californiani... Il fatto è che l'idea di un orso che gironzola tra i boschi è una cosa, ma la realtà di un orso che si avvicina a te all'improvviso è un'altra...
Dal Nationalgeaographic
Qualche anno fa ci trovavamo in vacanza al King's Canyon Park, uno dei parchi naturali della California che non è troppo battuto dal turismo. Ci portavamo dietro la nostra fidata Lonely Planet sulla California, che aveva una sezione dedicata all'avvistamento degli orsi bruni: cosa fare in caso di... Leggevamo la lista con le dieci cose da fare e ce la ridevamo in macchina pensando che mai avremmo incontrato un orso! 
Per giorni, ridacchiando, me ne sono andata in giro per i boschi del King's Canyon chiamando ad alta voce gli orsetti. Ma niente, gli orsi non si facevano vedere... ed io mi convincevo sempre più che mai li avremmo visti. 
Eppure ogni campeggio aveva cartelli enormi relativi agli orsi: non date da mangiare agli orsi; buttate la spazzatura qui altrimenti vengono gli orsi; non lasciate cose in macchina altrimenti gli orsi cercheranno di aprirla... In ogni piazzola poi ci sono dei mobiletti di metallo, fatti apposta perché gli orsi non riescano ad aprirli e i ranger consigliano di stipare lì dentro qualunque cosa che abbia odore: dal cibo al bagnoschiuma. 
Fatto sta che tutto questo non mi aveva davvero convinta ed io ancora pensavo che fossero solo precauzioni! 
Mi sono ricreduta durante una passeggiata qualunque. Erano circa le sei di sera, eravamo sulla via del ritorno da un classico giro in montagna. Stavamo attraversando una radura quando all'improvviso mio marito si è bloccato sul sentiero. Eravamo vicini per fortuna... Lui, impietrito, mi dice: "Guarda!". Mi fermo pure io. E mi zittisco immediatamente quando vedo che davanti a noi, a circa 20 metri di distanza, c'è mamma orsa con due cuccioli che giocano su un albero. 
"Ohhhhhh.... gli orsacchiotti!" penso. 
Ma basta poco per realizzare: O-R-S-A-C-C-H-I-O-T-T-I???? 
Partono le imprecazioni. Ma tutto mentre sono ferma e zitta. Perché la Lonely Planet diceva di cercare di passare inosservati. Di non fare movimenti azzardati. Di muoversi lentamente o di stare belli fermi, che è meglio. 
Mamma orsa ci vede. 
Ci tiene d'occhio. 
E per sicurezza ringhia (si dice così per gli orsi?), mostrandoci bene le gengive e la sfilza di denti aguzzi. 
PAURA! 
Poi richiama i due cuccioli che stanno ancora giocando arrampicandosi sull'albero e i tre se ne vanno ballonzolando verso il bosco. 
Pare siamo stati fortunati perché non siamo capitati in mezzo tra la mamma e i cuccioli. Dicono che in quel caso mamma orsa possa essere particolarmente protettiva e quindi aggressiva!
Quanti anni di vita abbiamo perso noi? Tanti. 
Quanto siamo stati eccitati dopo? Tanto!!
L'incontro con l'orso bruno è davvero speciale. E' inatteso e incredibile perché agli orsi liberi in natura non siamo abituati. Ma un incontro così ti fa anche rendere conto di quanto siamo ospiti noi in quella natura che stiamo visitando da turisti e quanto è importante essere rispettosi in questo tipo di contesto, anche solo per salvarsi la pelle! 
Un altro incontro con l'orso lo abbiamo avuto qualche anno dopo in un campeggio nel nord della California. Forse eravamo al Lassen National Park ma non ne sono sicura. Fatto sta che eravamo nella tenda, di notte. Vengo svegliata da un rumore proprio fuori dalla nostra tenda. Pareva che ci fosse un animale di grossa taglia che stava annusando qua e là e si era avvicinato alla tenda proprio dal lato del nostro Tegolina, che all'epoca aveva circa otto mesi. Terrore! 
E notte infernale passata con mio figlio tra le braccia, ad ascoltare attentamente ogni rumore. 
Magari era stato uno grosso scoiattolo, eh! Fatto sta che il giorno dopo i ranger dicevano che un orso aveva fatto visita al campeggio... e io credo proprio di averlo sentito!
Tutto questo per dire che se venite da queste parti, è bene che sappiate che è davvero possibile incontrare gli orsi ed è molto importante seguire le istruzioni che vengono date dalle guide e dai ranger locali: non lasciare niente in macchina (perché gli orsi ve la aprono come se fosse una lattina) e in caso di incontro, state fermi sul sentiero e non fate movimenti bruschi. Gli orsi corrono veloci e si arrampicano facilmente anche sugli alberi, sappiatelo. Quindi scappare non serve a nulla! Dovessero proprio venirvi incontro con l'intento di aggredirvi, fingetevi più grandi alzando le braccia e urlate forte per spaventarli. E se vi saltano addosso, appallottolatevi per proteggervi il più possibile. E' l'unica cosa che potete fare per cercare di non essere mangiati! :-/ 
In bocca al lupo dunque! Ma non all'orso!! :-)
    
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