domenica 4 dicembre 2016

Ultima settimana a San Francisco

Ma davvero? 
Davvero.
E' cominciato il conto alla rovescia. 
Un conto che continua inesorabilmente a scendere mentre gli scatoloni in casa cominceranno presto ad aumentare.
Ancora non riesco a credere che la settimana prossima tutto ciò che abbiamo accumulato in 4 anni e mezzo di vita sanfranciscana verrà impacchettato e spedito a Los Angeles, dove cominceremo una nuova vita. E' un pensiero doloroso che mi porto nel cuore ovunque vada e che provoca di frequente lacrime che scendono calde sulle mie guance... 
Non c'è luogo a San Francisco che non mi parli di un ricordo a me caro, perché nel bene o nel male, tutto ciò che ho vissuto qui, in questi miei primi anni da expat, ha avuto un significato grande per me. 
Mi appresto così a dire addio alla Maison Jaune, alla mia casa con le bow windows, alla casa che quando l'ho vista per la prima volta, mi sono innamorata di lei e non volevo andarmene senza essere sicura che proprio qui avrei vissuto questi 4 anni. 
Ora la guardo e mi sembra che le sue pareti possano raccontare la mia crescita in questi anni, che sembrano pochi a dirsi ma che per me sono stati tanti... 
Mi sembra che queste pareti possano ricordarsi di me, donna spaesata, appena approdata in un Paese estraneo in cui mi sentivo sola e inadeguata; di me moglie, preoccupata nel costruire una stabilità di coppia che ci siamo inventati qui e che ancora stiamo scoprendo giorno dopo giorno; di me incinta, intenta a preparare il mio diventare responsabile di una piccola creatura e poi di me mamma, con un fagottino tra le braccia, le occhiaie e i capelli spettinati per le notti insonni; di me ricercatrice studiosa, ancora intenta a lavorare per l'Italia con un oceano di mezzo e poi di me casalinga e mamma, e ancora, di me lavoratrice fuori casa; di me che mi sono lentamente innamorata di questa California fino a sentirla mia.
E' duro lasciare questa casa che sa così tante cose di me e di noi... lasciare la casa che mio figlio chiama House e nella quale pretende di tornare anche quando siamo in vacanza. E' l'unica house che lui conosce del resto... e forse sarà anche la casa di cui non resterà traccia di memoria in lui visto che è ancora così piccolo. So che gliene parlerò, che gli racconterò di ogni stanza, di ogni sua conquista o caduta in ognuna di queste stanze. 
E' ancora così vivo in me il ricordo di noi tre, appena rientrati dall'ospedale con lui nell'ovetto. Aprendo la porta di questa casa ebbi l'impressione che stessimo per varcare quella soglia per la prima volta, portando nostro figlio in quello che fino a quel momento era stato solo il nostro mondo di coppia. Ricordo le parole di mio marito che gli fece fare il tour della casa per mostrargli quelle stanze che sarebbero diventate anche sue e noi, che un po' si rideva nel fare quel tour con un neonato semiaddormentato... in realtà fu un momento talmente speciale che rimase indelebile nella mente e nel cuore.  
Poi ci sono le mie adorate bow windows, le finestre ad arco tipicamente sanfranciscane che ho sempre adorato, dal primo istante in questa casa. Quanta cura nel pensare come organizzare gli spazi, quanto tempo speso a scegliere i cuscini per quella panca tra le tre finestre e le panchette bianche per far vedere la luce alle mie piante. E quanti sonni profondi tra quei cuscini, dopo la lettura di un bel libro in solitaria nel primo pomeriggio, quando ancora potevo leggere senza che un bimbo venisse ad abbracciarmi. Ora questo è diventato il regno di Teg, l'isola felice su cui trasporta i suoi giochi, che lo vede mangiare e guardare i cartoni. E quello che era il mio regno è diventato il suo...
Immagino a fatica questa casa vuota. E' così piena di ricordi che cancellare tutte le nostre tracce mi sembra la cosa più dolorosa da fare! Voglio prendere e portarmi via tutti questi ricordi, impacchettarli come gli oggetti più fragili di questa esperienza a San Francisco e voglio portarmeli via, con me, ma ho paura che vogliano restare qui... ed io ho paura di perderli, per sempre. 
Così girovago per la città e mi perdo ad osservarne i dettagli, illuminati dal sole. E saluto ad uno ad uno gli incroci che mi hanno visto passare di fretta o lentamente, a piedi, in bici o in auto, all'andata o al ritorno di uno dei miei impegni. 
Saluto le case familiari, quelle che hanno sempre catturato la mia attenzione, quelle per le quali ho sempre avuto un occhio di riguardo anche quando ero di corsa. 
Saluto le colline con le loro salite e le loro discese. Le viste mozzafiato che mi fanno sempre piangere per quanto sono belle. Il Golden Gate Bridge al tramonto e le luci del Bay Bridge alla sera.
Saluto la baia e la quiete dell'oceano in quest'ansa naturale. 
Saluto le spiaggette e i parchi giochi, i negozi e i locali a cui associo momenti e persone che hanno reso speciale questa avventura sanfranciscana. 
Saluto lo yoga e l'agopuntura in quei luoghi che mi hanno fatto conoscere e scoprire persone che mi hanno offerto il benessere su un piatto d'argento. 
Saluto coloro che mi hanno ascoltato anche quando avevo qualcosa di doloroso da condividere. Saluto l'intimità di questi luoghi - reali e non - e il calore che mi hanno saputo dare ogni volta. 
Saluto le difficoltà incontrate qui, quelle che mi hanno spinta ad incontrare tutte le mie fragilità per diventare una persona più coraggiosa e più forte perché più consapevole e mi accingo ad incontrarne di nuove, di diverse in un'altra parte della California che ancora non conosco.
Non so se è questo il mio addio scritto a San Francisco, non so neanche se ho il coraggio di pensarlo come un addio. Penso piuttosto e più volentieri sia un arrivederci, perché a questa città non riesco a dire addio sul serio... è una città che ti resta dentro, ti resta nel cuore e nell'anima, per sempre. 

giovedì 10 novembre 2016

Lo shock da elezione

Credo di non essermi ancora ripresa completamente dallo shock provocato dal risultato di questa elezione. E sono ancora qui a gestire le emozioni forti che hanno cominciato a sgorgare l'altra sera mentre seguivamo da vicino lo spoglio dei risultati. 
L'incredulità. 
Per quello che vedevo sullo schermo. Per l'aumentare del colore rosso dei repubblicani. Per le percentuali. Per Trump inaspettatamente in testa alla classifica. 
La negazione di quello che sta succedendo, perché sta succedendo quello che non avresti mai pensato di vedere. 
Hillary era stata data per favorita dai media. E onestamente qui a San Francisco non mi ha mai assalito il dubbio che le cose potessero andare diversamente. Ma la California è sempre stata democratica. E San Francisco è un'isola felice in cui l'84% della cittadinanza ha infatti votato per Hillary. Ma la California non è l'America, purtroppo...
Nei discorsi fatti con chiunque riguardo a questa elezione, al lavoro, per strada, a casa... in questi mesi non ho mai, dico mai, avuto neanche la minima percezione che le cose potessero andare diversamente da come tutti si aspettavano qui. Parlando con gli americani veniva sì fuori che Trump era pericoloso, che una grossa fetta degli States - quella centrale - poteva supportarlo. Ma spesso i discorsi si chiudevano con un "Ma non ci voglio neanche pensare che possa succedere". Perché per la gran parte degli americani che hanno scelto di vivere a San Francisco, questa ipotesi era quanto mai orrenda e non la si voleva neanche prendere in considerazione. San Francisco è la città che lotta e ha sempre lottato per l'apertura: alla diversità, all'omosessualità, ai diritti delle persone considerate diverse in tutto il resto del mondo e che qui trovano uno spazio sereno in cui vivere e farsi una famiglia. 
San Francisco è la città dove è possibile vivere sereni da transgender o da coppia omosessuale o lesbica. 
San Francisco è il luogo in cui gli immigrati trovano lavoro. 
San Francisco è la città che apre la porta agli europei: agli italiani, ai francesi, ai tedeschi, ai portoghesi, ma anche ai britannici e ai turchi, che lasciano il Vecchio Continente per trasferirsi in una città che fa di questa varietà culturale una ricchezza, economica e culturale. 
Per tutti questi motivi e ancora per molti altri la notizia che Trump sia stato eletto ha provocato qui un grande turbamento che in questi giorni si sta mostrando nelle marce e nelle veglie organizzate in città e nella Bay Area, a Oakland e a Berkeley soprattutto. 
Veglia - Quartiere di Castro, 9-11-2016
Io credo che qui nessuno si aspettasse che l'incubo diventasse realtà. Siamo stati naive, magari. Abbiamo pensato non fosse possibile. Abbiamo creduto nei media, che ci assicuravano che tutto sarebbe andato liscio, che non ci sarebbero state sorprese. 
E invece... invece le sorprese ci sono state, eccome se ci sono state!
Ora la città si trova a vivere questo dramma, a piangere la morte di qualcosa che non sappiamo bene ancora che cosa sia. Ci si ritrova a marciare insieme, come gli studenti delle superiori che questa mattina hanno attraversato la città per fare sentire la loro voce, per far valere il loro diritto di dire: "No, questo non è il mio presidente!". E onestamente mi trovo dalla loro parte, come donna, come moglie, come mamma, come immigrata. 
Faccio parte anche'io di quelle minoranze di cui Trump si è schernito e inorridisco al pensiero che a rappresentanza degli Stati Uniti, di uno dei più potenti stati al mondo, se non il più potente, ci sia un personaggio del genere. 
Obama in questi anni ha portato avanti un messaggio completamente diverso, un messaggio che parlava di unione, di accettazione della diversità, di etnia, di sesso, di valori profondi in cui credo anch'io fortemente; e il suo messaggio mi dava speranza perché poneva nella terra i semi che avrei voluto crescere in me, nella mia famiglia, nella società in cui vivo. 
Ora ho il terrore che quei semi vengano spazzati via dall'ignoranza. E ho paura per me, ma anche per le generazioni future che cresceranno in una società che premia la ricchezza e non la cultura e l'educazione, la presa in giro e non il rispetto, la rozzezza e non l'eleganza, delle parole e dei gesti.  
E questo noi italiani lo abbiamo già visto succedere in Italia. Sappiamo che cosa vuol dire. Per me è come vedere sul grande schermo americano un brutto film già visto per anni passare nel mio Paese di origine. Solo che in questo caso sembra che tutto abbia proporzioni maggiori perché il presidente degli Stati Uniti ha un peso che il capo dello Stato italiano non ha mai avuto a livello internazionale. E per questo fa ancora più paura, per le ricadute che ci saranno non solo negli States ma anche in tutto il resto del mondo. 
Delusione e amarezza mi hanno perseguitata ieri, insieme alla rabbia. E l'impossibilità a votare credo abbiano acerbato questi miei sentimenti. Mi sono sentita impotente e sorpresa. 
Ora qui c'è un clima di attesa... che è più che altro un clima di terrore nell'attesa di vedere che cosa succederà esattamente, quali saranno le mosse dei repubblicani che riprenderanno in mano il Paese dopo 8 anni di stallo. Ed io onestamente temo la distruzione, di tutto ciò che era stato costruito attentamente, e l'estirpazione di quei semi che erano stati piantati e che ora verranno lasciati a seccare...
Le marce, gli incontri, le veglie nella città aiutano a sperare e a credere che tutti coloro che non hanno voluto questo siano pronti a continuare a versare acqua su quei semi e a preoccuparsi di coltivare i valori buoni che riguardano il rispetto dell'altro e della diversità, pilastri alla base di una società civile. E servono anche a ritrovarsi insieme, semplicemente per piangere per il lutto che ci troviamo tutti a vivere, e per sentirsi meno soli nell'affrontare quella che tutti vediamo come una grande tragedia a livello mondiale. 

lunedì 10 ottobre 2016

I migliori ristoranti a San Francisco

La varietà di ristoranti - e quindi di cibo - che si incontra a San Francisco è davvero incredibile ed è uno degli aspetti di questa città che adoro.  
Qui non ci sono solo i soliti ristoranti cinesi, giapponesi o greci: c'è il burmese, il senegalese, il filippino, il peruviano, il salvadoregno, il vietnamita, il ceco... oltre naturalmente al californiano e al messicano che la fanno da padroni. 
Immaginate quindi di avere a vostra disposizione a due passi da casa le cucine di tutto il mondo e di sapere che qualunque posto scegliate la qualità del cibo che vi verrà presentato sarà estremamente alta (infatti se così non fosse quel locale a San Francisco chiuderebbe in quattro e quattr'otto, vista l'altissima competizione!). 
Per me che amo viaggiare anche per scoprire nuove culture (anche culinarie), questo è un sogno ad occhi aperti... un sogno che in questi anni di vita sanfranciscana mi ha permesso di scoprire gusti che non conoscevo, ai quali non sono abituata, ma di cui sono diventata curiosa. E vi posso assicurare che a San Francisco, se una persona si dimostra aperta e desiderosa di scoprire nuove cucine, avrà proprio l'imbarazzo della scelta!

Ma quali sono allora i miei ristoranti preferiti in città?

Per la colazione dolce:
1. Neighbor Bakehouse
2343 3rd St
Bisogna proprio venire qui anche solo per il Pistachio Blackberry Croissant, una brioche davvero spettacolare che mescola insieme il pistacchio e la crema di more. Ma oltre a questo, ci troverete anche molte altre delizie dolci appena sfornate che non vi faranno rimpiangere di avere lasciato l'Italia per questo viaggio. 

2. Tartine Bakery & Café
600 Guerrero St
Se volete provare oltre all'Almond croissant, anche delle torte spettacolari, vi consiglio di venire qui, ma vi avverto: meglio prevedere un salto al Dolores Park, che è lì vicino, per aiutare la digestione della vostra colazione, che in ogni caso avverrà nel tardo pomeriggio probabilmente! E preparatevi ad una lunga attesa in fila indiana.

3. Through Bread & Pastry
248 Church St
Anche questo posto a Castro non è male: si tratta di un locale nel quale la produzione artigianale è opera di giovani maestri che stanno ancora facendo il loro training. Anche qui la scelta è molto ampia e c'è anche un piccolo cortile interno con dei tavolini che offre una piccola oasi di verde e silenzio a due passi da una delle strade più trafficate in città, Market Street.  
  
Per il brunch: 
 
1. Chloe's
1399 Church Street
Preparatevi ad una lunga attesa nei weekend, ma sappiate che ne vale la pena! 
Questo è un piccolo locale nel quartiere residenziale di Noe Valley. Vale la pena di venire qui per i pancakes (io ho assaggiato quelli con pere, mandorle e sciroppo d'acero ed erano divini), le uova strapazzate presentate in diverse varianti e per il salmone affumicato. Vi accorgerete subito che la qualità dei piatti è superlativa e sarà un'ottima occasione per gustarsi un vero brunch all'americana!    

2. Louis'
902 Point Lobos Ave
Qui veniteci solo se è una bella giornata, metereologicamente parlando, e ricordate di avere con voi i soldi contanti perché non accettano la carta di credito! 
Questo locale mi piace più che per il cibo in sè, che è nella media ma non eccezionale, per la sua posizione spettacolare, elevata rispetto all'oceano e con vista sui Sutro Baths, un complesso di piscine risalente al 1896 ma distrutte nel 1966 (qui se volete saperne di più della loro storia).   
Dopo aver mangiato qui, con una bella vista sull'oceano, potrete fare una passeggiata verso Lands End, un sentiero attraverso il bosco che vi porterà a godere di una splendida vista sul Golden Gate Bridge. Non fermatevi al primo punto di osservazione, più turistico, ma procedete lungo il cammino: scoprirete quanto è speciale vivere in una città come San Francisco che a volte ti fa dimenticare di essere in città regalandoti delle passeggiate incredibili, immersi nella natura! 

3. Kitchen Story
3499 16th St
Se avrete la pazienza di aspettare per entrare in questo locale di Castro, sappiate che qui vale la pena di venirci anche solo per il loro Deep Fried French Toast ripieno di mascarpone, una goduria per il palato che non potrete più scordare! I piatti salati sono piuttosto abbondanti e possono essere tranquillamente condivisi tra più persone. 

Per il pranzo:

1. The Italian Homemade Company - Ristorante italiano
1919 Union Street
Un altro posto dove potete ritrovare i sapori di casa, fate un salto nella nuova sede della Homemade Company (la prima sede è nel quartiere italiano di North Beach, ma è più piccola e meno fancy). Vi troverete la pasta fresca (10$) e gli gnocchi appena fatti (11$), conditi come si deve con vero sugo al pomodoro e basilico o ragù. Anche le piadine (11-13$) e i cassoni (11$) della tradizione romagnola-emiliana non sono male. E, fatto assolutamente eccezionale per San Francisco, nella vostra piadina potrete gustare l'altrimenti introvabile stracchino! 

2. Arizmendi Bakery
1268 Valencia Street
Niente male questa bakery nella Mission che è anche una cooperativa nella quale le persone che lavorano sono anche i proprietari del locale (qui vi racconto meglio di questo locale). La pizza (solo una variante offerta al giorno) viene venduta dalle 11.30 del mattino in poi e ci sono anche focacce, il pane alle olive nere,  i grissini con sesamo e semi vari che sono davvero buoni. Se poi volete chiudere in bellezza, ci sono gli scones, dei grossi biscotti americani, che qui fanno anche con farina di mais e ciliegie o uvetta: niente male! 
 
Per la cena: 

1. Shizen Vegan Sushi Bar & Izakaya - Ristorante Vegano-Giapponese
370 14th Street 
In questo caso si parla di sushi, mon amour
A San Francisco come sapete ho scoperto questo grande amore! Niente a che vedere con il sushi che avevo assaggiato in Italia!  Shizen è un locale particolarmente interessante perché offre un sushi vegano, senza pesce/carne/uova. Solo riso, tofu e verdure di stagione! Il sushi e anche il ramen, così come lo preparano qui, non si trova da nessun'altra parte in città e vale veramente la pena di cenare in questo posto, nonostante la fila e nonostante i prezzi (circa 90$ per un'ottima cena per due "da panza piena"). Assaggerete del sushi eccezionale in cui tofu e barbabietole hanno il sapore del paradiso. E i piatti sono bellissimi, anche a guardarsi.

2. Il Casaro Pizzeria & Mozzarella Bar - Pizzeria italiana
348 Columbus Ave
Se invece vi mancano la pizza e la burrata fresca, non dovete far altro che venire qui. Questa è in assoluto la migliore pizzeria italiana a San Francisco, quella che vi offre una pizza buona, ricca di ingredienti buoni e cotta davanti ai vostri occhi nel forno a legna (18$ che è un buon prezzo per una pizza a San Francisco, poveri noi). Puntate sulla pizza alla Norma se vi piacciono le melanzane fritte: è speciale. Se poi volete farci aggiungere una burratina al centro, beh... non sarò certo io a fermarvi. Altrimenti, suggerisco di prendere la burrata come antipasto (8$): vi verrà offerta con un po' di rucoletta fresca con i pomodorini e qualche fetta di pizza bianca.  
3. La Corneta Taqueria - Ristorante messicano
2731 Mission Street
Chiariamo subito che non impazzisco per il cibo messicano, ma visto che a San Francisco la seconda cultura predominante è proprio quella messicana, penso valga la pena di provare quello che offre questo ristorante situato nel cuore del quartiere messicano della città, la Mission. L'ambiente di questo locale è semplice, spartano quasi, ma il cibo è proprio buono ed economico! A parte tacos (3-6$), quesadillas (2-12$) e burrito (5.50-9$) ci sono anche dei piatti speciali che vale la pena di provare, con carne o pesce (suggerisco i gamberi all'aglio per esempio!). Se siete fortunati potreste trovare musica messicana dal vivo, se non lo siete vi potrete gustare i murales che incontrerete sulla strada principale del quartiere, la 24th, andando verso il ristorante. 

Gelato:
Se siete curiosi di provare il gelato americano andate dritti da Mitchell's (688 San Jose Ave) oppure, per qualcosa di più particolare c'è la Bi-Rite Creamery (3692 18th St) vicino al Dolores Park. 
Ma se siete alla ricerca del vero gelato italiano, lasciate perdere San Francisco per dirigervi verso Berkeley. Lì, a due passi proprio dalla fermata della BART, troverete il locale di Simone:
Al mare 
2170 Shattuck Ave, Berkeley
Non c'è verso di trovare il buon gelato a San Francisco, per lo meno il gelato a cui siamo abituati noi italiani. Ci si può accontentare sì, e provare una nuova tipologia di ice cream americano, ma quando il cuore chiama è meglio andare da chi il gelato italiano lo sa fare. Da provare assolutamente: nocciola, pistacchio e gianduia!! Difficile restare delusi!   

Se siete stati a San Francisco o se qui ci vivete, probabilmente avrete tanti consigli da darmi relativamente ai locali che non ho incluso in questa selezione. Questi sono i miei The Best of, ma ben vengano i vostri suggerimenti! Come vi dicevo sopra, sono sempre curiosa di scoprire nuovi locali che vale la pena di conoscere! :)


 


  

venerdì 2 settembre 2016

I feel rooted here!

Root in inglese sta per radice e to feel rooted significa sentirsi radicato. 
Ecco, io a San Francisco ho proprio messo le radici dopo quattro anni e mezzo di vita vissuta qui...
Quando per trent'anni e passa sei stato in Italia, le tue radici, le prime intendo, quelle che ti sono spuntate quando sei nata, sono più che ancorate al terreno. 
Dalla tua nascita e col passare degli anni, le tue radici si sono allungate e attorcigliate attorno ad ogni zolla di terra circostante. Si sono insinuate tra la polvere e hanno formato prolungamenti così caparbi da invadere e conquistare il suolo. Si sono fatte forti col tempo... lunghe e sottili, tanto da raggiungere e coprire ogni spiraglio di luce, pur di restare ben agganciate alla terra sottostante.
Point Reyes National Seashore
Poi, è arrivato un trasferimento oltre oceano a metterle alla prova...
E tu stessa ti sei trovata a strappare con le tue mani le tue radici ancorate a quella terra che fino a quel momento è stata anche l'unica terra che hai veramente conosciuto. La terra familiare, il tuo spazio sicuro a cui eri rimasta attaccata per anni. Improvvisamente, le tue radici si trovano scoperte, nude, prive di quel sostegno che avevano lentamente costruito con tutte le loro forze con il passare del tempo. E allora ballano nell'aria in un viaggio lungo e a tratti estenuante che le mette duramente alla prova. 
Scoprono per la prima volta che cosa significhi l'insicurezza, lontane da quel punto di riferimento che fino a quel momento avevano chiamato casa.
Si ritrovano a contatto con una nuova terra, fatta di colori diversi. La tastano inizialmente e si accorgono subito che è distinta da una consistenza completamente differente. La sentono così fredda e poco familiare che si rifiutano persino di allontanarsi troppo nell'esplorazione. E restano lì, ferme, almeno per un po'. 
Aspettano... 
Aspettano...
Aspettano... ancora.
Nel frattempo si intirizziscono e rischiano di seccarsi. Eppure a loro sembra di non avere scelta alcuna, perché non si sentono ancora pronte a mettere radici in una terra straniera. "Non ancora" - ripetono sottovoce. 
Aspettano... di sentirsi più sicure... e pronte a ricominciare a vivere lontane da quella terra che le ha viste crescere. 
Poi ad un certo punto qualcosa cambia. Scatta qualcosa dentro, all'improvviso. 
Forse è la vita stessa a prendere il sopravvento. Forse le radici stesse sentono che è diventata una questione di vita o di morte: o ci provano ora o non raggiungeranno mai quell'acqua e quei sali minerali che servono loro per continuare a vivere. Capiscono d'un tratto che il momento è arrivato e che non possono fare a meno di tentare.
Così, molto timidamente, provano ad allungarsi. Tastano il terreno e lo trovano terribilmente freddo e sconnesso: è come temevano che fosse... ma non c'è scelta a questo punto e vanno avanti, provando nuovamente ad infilarsi nelle fessure tra una zolla e l'altra. 
E si accorgono che questa volta è diverso: non c'è più quella naturalezza del primo incontro con la terra di casa... Questa terra è davvero fredda e sconnessa e le radici la sentono proprio per quella che è. Non ci sono filtri a rendere più dolce questo incontro e per questo i tentativi risultano difficili. Così le radici rallentano i loro passi e i progressi sono minimi. Eppure continuano ad andare avanti... 
Quelle stesse radici che da tempo non si muovevano, paralizzate dalla paura di ricominciare tutto da capo in un nuovo continente, hanno ritrovato il timido coraggio che le porta a provare a costruirsi una vita nuova dall'altra parte del mondo. 
E con il passare del tempo i passi si fanno sempre più lunghi e più sicuri e i progressi sempre più notevoli. Le esplorazioni più vaste e soddisfacenti... Diventa quasi stimolante per le radici scoprire e sentire questa nuova terra così diversa da quella a cui erano abituate. 
I feel rooted here!, dico alle persone che mi chiedono perché sono così triste nel lasciare San Francisco. Il fatto è che le radici le ho rimesse e ora faccio davvero fatica a sradicarle di nuovo... 
Lo so che ce la farò, che l'ho già fatto una volta e lo posso fare ancora e che sarà proprio quello slancio vitale a sostenermi in questo trasferimento che non ha nemmeno un oceano di mezzo. Ma adesso fa comunque male il pensiero di dover sfilare ad una ad una le radici che sono riuscita a mettere - e a far crescere - qui a San Francisco... 
Lascio questa città che amo profondamente e che vedo bella nonostante tutti i suoi contrasti. E sono triste.
Poi lo so, molto timidamente, le mie radici proveranno ad allungarsi e a tastare il terreno per ricominciare un'altra vita in quel di Los Angeles. Ma ora come ora sento che vorrebbero restare qui dove sono.
 

mercoledì 17 agosto 2016

Lavorare per una start up a San Francisco

"Cercasi storico o storico dell'arte di formazione che conosca bene San Francisco e che sia magari anche un city blogger" diceva quell'annuncio di lavoro trovato su una pagina Facebook. 
Eccomi qua! - pensai subito - e senza pensarci mandai il mio curriculum. Era un anno e mezzo fa... 
E fu così che ebbe inizio una delle avventure più tipicamente sanfranciscane che io abbia vissuto qui in città! 
Se infatti a Los Angeles il 90% delle persone sembra sia legata lavorativamente, in un modo o nell'altro, al mondo del cinema, a San Francisco il 90% delle persone pare sia invece parte del sistema della start up, sempre che non lavori in una grande azienda tipo Google, Facebook, Twitter o Adobe. Esagero, eh: ma sicuramente queste realtà rappresentano attualmente un aspetto molto distintivo della città. 
Ma cos'è successo allora dopo quel colloquio da Twitter?
Come ho raccontato dalle Amiche di Fuso feci il colloquio in questo posto pazzesco e fui presa da ricercatrice freelance per lavorare nel progetto di una start up chiamato StoryTrail. Si proponeva di creare una app per telefoni pensata per i turisti nelle grandi capitali mondiali. 
Perché in fondo a molti piace avere una guida che possa condurti alla scoperta dei luoghi più noti raccontandoti degli aneddoti e delle storie vere legate a quegli stessi posti. E allora perché non avere nel telefono una app che ti segnali i percorsi e le tappe più interessanti e ti parli di questi posti attraverso dei video concisi ma ricchi di informazioni? Sarebbe un po' come portarsi in tasca una persona che non devi nemmeno pagare troppo per guidarti alla scoperta dei luoghi più segreti e curiosi di città come Roma, Lisbona, New York, Los Angeles e San Francisco. 
Ecco, questa bellissima app sarà lanciata tra novembre e dicembre! Ma sul sito di Story Trail (www.storytrail.co/) sono già disponibili i video di Roma, se volete farvi un'idea! 
Il mio lavoro per questa start up mi ha permesso di capire come viene creata una app del genere e qual è il lavoro che sta dietro ad un progetto come questo.
In ognuna di queste capitali mondiali sono state selezionate 5 persone per condurre la ricerca, negli archivi e nelle biblioteche locali, di notizie inedite e curiosità relative a specifiche zone della città. Io ho potuto scegliere il quartiere italiano di San Francisco, chiamato North Beach.
Columbus Ave e Transamerica Pyramid
I dati ricavati dalla ricerca (80 pagine di testo per quanto riguarda la sottoscritta!) sono passati nelle mani di scrittori professionisti che hanno creato i testi che sono stati poi recitati da attori professionisti ripresi nei luoghi della città presenti nell'app. A proposito, le riprese a Roma e a New York sono finite da poco e presto verranno fatte anche a San Francisco e a Los Angeles! 
Si tratta quindi di un progetto ancora in fase di realizzazione ma che sin dall'inizio mi ha davvero preso il cuore. Per me, che per tanti anni ho fatto ricerca all'università, condividendo i risultati dei miei sforzi essenzialmente con la nicchia di esperti di storia dell'arte, è stato incredibile vedere come i miei dati della ricerca potessero costituire il punto di partenza per la realizzazione di un progetto scientifico ma rivolto ad un pubblico vasto. Conoscenza a servizio della società, ecco cos'è... e il tutto tramite l'innovazione. E la ricerca in ambito umanistico è diventata la chiave per creare tutto questo. Cioè, ci credete? Un mondo in cui la cultura conta ancora qualcosa e la storia viene vista come una possibile fonte di guadagno... Facile pensare immediatamente all'Italia che di queste app ne potrebbe produrre milioni per rendere fruttuoso economicamente quel patrimonio storico-artistico che invece soffoca sotto alla sua polvere [...].
Ma qui non si parla dell'Italia, si parla di San Francisco... e qui l'innovazione e la voglia di fare si respira nell'aria.
Golden Boy Pizza, 542 Green Street
Questa ricerca per le vie della Little Italy di San Francisco mi ha portato a scoprire la storia e i diversi strati di storia presenti in questo quartiere molto turistico della città, un quartiere che, per dirla tutta, non mi è mai piaciuto più di tanto perché ci ho sempre trovato solo quel "finto italiano" spacciato per vero da molti dei locali di questa zona.
Ho scoperto la vita di questa parte della città dai tempi delle tribù dei nativi d'America ai giorni nostri. Ho seguito l'evoluzione di strade ed edifici che ancora rappresentano dei punti di riferimento fondamentali per San Francisco, come la Transamerica Pyramid o la Coit Tower; e sono a venuta a conoscenza della storia di edifici scomparsi di cui rimangono le tracce nelle fonti storiche. Nelle pagine dei giornali ho ritrovato la storia di personaggi incredibili che hanno vissuto al tempo della celebre corsa all'oro californiana (1848-55), scoprendo che molte delle navi con cui arrivarono qui sono ancora sepolte sotto alla città. Ho seguito il percorso di personaggi che hanno fatto la storia di San Francisco, come Lawrence Ferlinghetti per la letteratura o Domingo Ghirardelli per il suo cioccolato. E ho letto con ammirazione di tante donne che hanno cambiato la storia di questa città, come Lilli Hitchcock Coit e Maya Angelou per citarne solo alcune. 
E improvvisamente questa parte della città ha cominciato ad avere un senso. Un senso che andava oltre le insegne in italiano dei ristoranti turistici. Ho ritrovato la storia in quelle strade che per me avevano il sapore del nuovo e che invece ora riconosco per la loro storia, breve ma intensa. 
Grace Marchant Garden, Filbert Street Steps
E' stato un incontro magico, filtrato attraverso le storie dei primi italiani approdati qui e il profumo dei fiori del rigoglioso giardino pubblico di Grace Marchant su Telegraph Hill.
La curiosità di saperne di più di queste vie, mi ha spinto anche ad andare oltre alla carta già stampata e a contattare storici e giornalisti impegnati per decenni nella ricerca sulla storia di San Francisco ma anche artisti contemporanei. 
BILL WEBER "Jazz Mural", 606 Broadway Street









Ho intervistato per esempio Bill Weber, al quale la città deve diversi murales e anche quello che occupa due facciate di un edificio al confine tra North Beach e China Town (billwebermuralist.com). In questa intervista telefonica in particolare mi è sembrato che la storia fosse lì tra le mie mani... era diventata reale e toccava a me trascriverla. E' stato come fare giornalismo vero, trovando risposte immediate a tutte le mie domande curiose e scoprendo l'altro lato della medaglia, quello dell'artista che produce arte contemporanea in una città come San Francisco.  
Per tutti questi motivi, lavorare per una start up è stata per me un'esperienza incredibile! Un'esperienza che non è stata ricca in termini monetari, perché si trattava di un lavoro temporaneo e mal pagato in rapporto al carico di lavoro effettivo, ma che sicuramente mi ha dato molto... facendomi cambiare idea su North Beach e rendendo il mio passatempo da blogger una vera professione nella quale ricerca e scrittura si fondono insieme per produrre informazione. 

martedì 9 agosto 2016

Voci italiane a San Francisco # 17

C'era una volta una famiglia formata da mamma e papà, due ragazze e due bambini. Vivevano in Sicilia e tutta la loro vita era lì, a Gela. Ma un giorno si presentò l'occasione di fare le valigie e attraversare l'Oceano per ricominciare in California. Lo faranno? Eccovi qui la loro storia, raccontata da Stefania, nella consueta rubrica "Voci italiane a San Francisco". 

Volete presentarvi brevemente? Come siete arrivati in California? 
Brevemente… insomma tieni conto che siamo in 6…
Tutta la famiglia allo Yosemite National Park
Claudio, mio marito, ingegnere elettronico, lavora per una multinazionale che opera nel campo dei semiconduttori. Siciliano con la passione per hiking e passeggiate all’aria aperta. Stefania, giornalista, ho lavorato per diverse testate giornalistiche siciliane e (malgrado i 10 mila km di distanza) sono direttore responsabile di un quotidiano online. E poi ci sono i nostri figli Chiara di 13 anni, tra pochi giorni inizia il suo primo anno di high school, ama leggere e sogna di fare la scrittrice. Flavia, 10 anni, anche per lei tra qualche giorno nuova avventura alla middle school, adora il basket, ma da grande vuole fare l’ingegnere elettronico come papà. Gabriele, 5 anni frequenterà il kindergarten. La sua passione sono i mattoncini Lego e anche se è presto per parlare del suo futuro lavorativo sostiene che anche lui vorrà seguire le orme del papà. E infine Stefano 2 anni, il piccolo terremoto di casa. Super coccolato dalle sorelle. La sua passione sono i cartoni animati "Little Einstein".
In California ci siamo arrivati tramite il lavoro di mio marito. L’azienda per la quale lavorava a Catania e che ha sede anche nella Bay Area ha attivato il programma “grow your career”. All’inizio sembrava uno scherzo, ma poi abbiamo cominciato a pensare seriamente all'opportunità di dare ai nostri figli la possibilità di vivere questa esperienza. Imparare una nuova lingua e conoscere “L’altra parte del Mondo”. E così abbiamo fatto armi e bagagli e siamo partiti.

 
Qual è stata la reazione vostra e dei vostri figli alla possibilità di emigrare negli States? 
Beh inizialmente solo la grande ha mostrato entusiasmo. Lei è sempre stata esterofila. Il mondo in cui viveva le è sempre stato stretto. Flavia, invece, la seconda non ne voleva sapere. Solo a sentirne parlare scoppiava in lacrime. Non so cosa sia successo poi e cosa improvvisamente l’abbia convinta... forse l’idea di non avere più tutto quel carico di homework, chissà… ma ad un tratto anche lei ha cominciato a dire partiamo e oggi non vorrebbe più tornare indietro. I due più piccoli non credo si siano resi conto di come avevamo deciso di stravolgere la loro vita, ma sono sereni, sorridenti e quindi penso che non abbiano risentito tanto del trauma.  

Che cosa offre la California ad una giovane famiglia italiana?
La possibilità di incontrare diverse culture, la possibilità di reinventarsi come persona e anche come famiglia. Molto rispetto per i bambini e per le loro esigenze e, cosa da non sottovalutare, la possibilità di vivere molto all’aria aperta, tra playground di ogni genere e dimensione e parchi dove poter fare lunghe camminate: non si corre assolutamente il rischio di annoiarsi! Altra nota positiva il basso costo del carburante (al contrario, ahimè di frutta e verdura) che invoglia a salire in macchina e partire in esplorazione. 

Quali sono state le difficoltà e quali i vantaggi di questo trasferimento per voi e per i vostri figli?
Difficoltà tante, soprattutto all’inizio: una lingua nuova, una burocrazia nuova. Ricordo di aver vissuto come un incubo l’iscrizione dei miei figli a scuola, tra visite mediche, vaccini e documenti da compilare. Trovavo assurdo che per iscrivere i bambini a scuola dovessi presentare il contratto di affitto della casa o piuttosto il contratto dell’energia elettrica. Anche fare la spesa al supermercato era diventata un muro insormontabile…. pochissimi prodotti italiani, prezzi altissimi. Uno dei miei passatempi preferiti in Italia era diventato, qui, un incubo.
Ma non solo cose negative. Intanto la lingua: i miei figli, a distanza di un anno, parlano inglese; il clima fantastico (molto simile al nostro clima siciliano) che ci ha dato la possibilità di andare molto in giro. Le domeniche da tv e divano sono diventate un lontano ricordo ormai. L’ordine e i servizi che in Italia ci sognavamo di avere qui sono la quotidianità. E poi la possibilità di conoscere nuovi amici, italiani come noi, con i quali passiamo tutto il nostro tempo libero. In Italia con il lavoro senza orari che avevo mi sognavo di poter fare un pic nic durante la settimana o di portare i miei figli al parco o in piscina. Ero sempre con l’orologio in mano a correre da una parte all’altra. Ora invece sono più rilassata e i miei figli con me… devo dire che apprezzano molto questa nuova dimensione di famiglia.
 


Bilinguismo e bambini. Come hanno reagito i vostri figli al primo incontro con la lingua e la cultura americana?

Qui dobbiamo fare delle distinzioni e andare per gradi. Chiara, la grande non ha avuto grosse difficoltà, forte dei suoi cinque anni di corsi Cambridge che aveva fatto in Italia, con un’ottima insegnate madre lingua americana che le ha dato ottime basi per affrontare il suo primo impatto con la lingua. La sua unica difficoltà a scuola è stata l'educazione fisica. Flavia è quella che ha avuto più problemi. Ricordo come un incubo le prime lezioni. La maestra parlava americano, leggeva una narrativa sulla quale i bambini dovevano rispondere a delle domande, ma lei non capiva nulla. “Non ci capisco niente – mi diceva – riportami a casa…”.  Per fortuna un lavoro di squadra tra la maestra a scuola, io a casa e la sua caparbietà hanno cambiato in breve tempo la situazione e al ritorno dalle vacanze di Natale iniziò a parlare americano. Gabriele, il cinquenne, non conosceva una sola parola in inglese e quando provavo a insegnargli qualcosa mi urlava “Smettila!”. L’asilo è stato la mia e la sua salvezza. E adesso anche lui parla americano e corregge pure la mia pessima pronuncia. Stefano non ha ancora avuto un rapporto vero e proprio con la lingua. Suo fratello parla in inglese quando gioca e lui lo imita e ogni tanto mi chiede “Can you open the door?”. 

Quando siete arrivati qui, che cosa vi ha stupiti maggiormente di San Francisco? Raccontateci 5 culture shocks relativi alla città. 

Sarà banale, ma la cosa che mi ha stupito di più è stato il clima; un cielo azzurro e assolato accompagnato ad un freddo gelido, in agosto, non me lo sarei mai aspettata. Vedere dalla macchina gente con i cappotti invernali mi ha fatto rimanere a bocca aperta, li consideravo folli, ma appena ho messo piede fuori dalla macchina…. Dio solo sa quanto avrei desiderato di avere uno di quei cappotti!
Il cibo, questo sconosciuto: vedere tutte quelle bancarelle di hot dog o di sea food con i granchi enormi messi in vetrina, quei pentoloni messi lì a bollire (quasi effetto vuccirìa di Palermo), beh devo dire che mi ha scioccato non poco. Ho dovuto aspettare un anno prima di convincermi ad assaggiare qualcosa del genere e solo per cause di forza maggiore (nei ristoranti c’erano tempi d’attesa di 2 ore). I gabbiani furbi ladri di cibo… si presentano davanti al turista con il vassoio in mano, lo spaventano, tanto da fargli cadere il cibo a terra e poterlo così mangiare loro.
Claudio e il cable car
Altro culture shock è stato il cable car. Mai avrei immaginato la modernissima e tecnologica America che usa ancora un antico sistema di locomozione per muoversi tra le ripide salite e discese di San Francisco.
E infine il rispetto dell’altro, anche nel fare una fila. Mai nessuno che tenta di superarti e le file si muovono sempre in maniera ordinata. Abbiamo vissuto questa esperienza per la free admission all’Academy of Science, lo scorso mese di giugno. Quando siamo arrivati stavamo per decidere di rinunciare vista la fila chilometrica. Ed invece era molto scorrevole e soprattutto, lo sottolineo ancora una volta, ordinata.
Posso aggiungerne un altro? Le scale anticendio nei balconi degli antichi palazzi. Fino a quel momento le avevo viste solo nei film!
 

 
Che impressione vi ha fatto San Francisco? Amore a prima vista oppure no? 
Diciamo che San Francisco è una città che lascia a bocca aperta. Forse ci aspettavamo più grattacieli e invece ci siamo ritrovati in una città con qualche grattacielo e splendide case in stile vittoriano. Ogni angolo di San Francisco è una sorpresa e stupisce per la sua particolarità. Lo potremmo definire amore a prima vista se non fosse per la nota dolente del clima. 
Al Fisherman's Wharf
Un'isola felice in città? 
Difficile rispondere a questa domanda, anche perché siamo coscienti del fatto che non conosciamo tutta San Francisco. D’istinto diremmo il Fisherman’s Wharf, forse perché ci ricorda i lungomare italiani. 
 
Un cibo che avete scoperto qui e di cui vi siete appassionati? 
Decisamente il clam chowder, una zuppa di granchio che viene servita all'interno di una capiente pagnotta.  E’ stato il primo cibo che ho assaggiato a San Francisco e ne approfitto per mangiarlo tutte le volte che ci torniamo. 
 
Che cosa vi manca di più dell'Italia? 
Da dove comincio l’elenco? Il cibo sicuramente. Noi viviamo a San Jose e qui ci sono pochissimi prodotti italiani e quando si trova qualcosa è una festa. Il mare, inteso come luogo dove poter  fare il bagno senza rischiare il congelamento. Noi vivevamo in una città di mare e vedevamo quella meravigliosa distesa azzurra dalla finestra di casa nostra. Gli odori, i sapori tipici dei paesini italiani. Il calore della gente, la vicina di casa che ti saluta la mattina appena fuori dal portone di casa, una breve chiacchiera, un breve saluto e quell’immancabile “Dio ti benedica”. E poi naturalmente gli affetti: la famiglia, gli amici e, lasciatemelo dire, il mio lavoro in radio. 
 
Che cosa vi aspettate di guadagnare da questa permanenza in California?  
Tanta esperienza per noi e per i nostri figli, arricchire il nostro bagaglio culturale, imparare bene, speriamo, l’inglese e continuare a coltivare lo splendido legame che siamo riusciti a stringere qui con i nostri nuovi amici. Mai incontrati prima di arrivare qui e che in breve tempo ci siamo strasformati in una grande famiglia.    

Ecco quindi come una giovane famiglia italiana decide di fare armi e bagagli per regalarsi un'esperienza che offrirà a tutti tante nuove sfide ma anche tante grandi soddisfazioni. 
Ringrazio Stefania per averci raccontato la storia della sua famiglia! E ringrazio Claudio che si è fatto conoscere virtualmente da assiduo lettore di questo blog e della pagina facebook e mi ha permesso così di venire a conoscenza della sua avventura californiana!
Ci risentiamo a settembre per la prossima voce italiana a San Francisco!

giovedì 4 agosto 2016

Ultimi giorni a San Francisco

Sì, avete letto bene: sto per lasciare San Francisco, è una questione di un paio di mesi ormai... si parla della fine di settembre. 
E lo so da un po' ma in questi mesi non sono riuscita a trovare il coraggio di dirlo, di scrivere a penna, virtualmente, nero su bianco che me ne sto andando. Non lo volevo dire a voi perché non riuscivo a dirlo a me per prima... ma questo è il nuovo, grande cambiamento di cui siamo protagonisti! 
E ora, che lo sto guardando dritto negli occhi questo futuro che mi aspetta, sento che ho il coraggio di gridare che sto lasciando San Francisco.
Lascio questa meravigliosa città che amo e odio con tutta me stessa, che mi ha dato tanto e mi ha tolto tanto, che mi ha spinto oltre i miei limiti per farmi scoprire tutto quel coraggio che, vi confesso, non sapevo di avere... 
Lascio qui un pezzo del mio cuore, il pezzo più prezioso, quello che qui ha visto nascere una nuova me, quella donna che è stata disposta  a pagare sulla sua pelle il prezzo di un espatrio intercontinentale, quella che nei sogni ci ha creduto e ci crede ancora e per davvero, quella che ha visto qui nascere la sua famiglia, quella stessa donna che qui ha potuto incontrare suo figlio in una sala operatoria di un ospedale americano... 
"I left my heart in San Francisco" dice quella celebre canzone ed io in questi ultimi mesi ho pensato che a San Francisco avrei lasciato inevitabilmente un pezzo di me stessa. 
Ma ora credo che sarò io a portarmi via un pezzo grosso di questa città: il pezzo che mi ha fatto scoprire lo yoga, l'agopuntura, le nuove amicizie tra mamme trentenni, oltre alla parte più nascosta di me... Non voglio lasciare qui tutto questo, voglio portarlo via e portarlo con me dove andrò a costruire un altro capitolo della mia vita. E sento che San Francisco è d'accordo ed è disposta a vedermi portare via tutto quello che qui sento di aver conquistato e fatto mio.
Lascio quindi la Maison Jaune
Lascio San Francisco. 
Ma non lascio la California. 
Migriamo verso sud, come fanno le balene di cui tante volte vi ho parlato, per ricominciare la nostra vita a Los Angeles. Una vita che mi vedrà tornare all'università, da ricercatrice post doc in storia dell'arte, beata in mezzo ai miei tanto amati libri medievali miniati!!
E che ne sarà allora di questo blog? 
E' nato come un diario aperto quattro anni e mezzo fa, come una finestra aperta su San Francisco e per questo non lo voglio chiudere. Vorrei rimanesse nel web, disponibile a tutti coloro che, volontariamente o involontariamente, capitano qui tra i miei scritti. Magari può ancora tornare utile a qualcuno, penso. Di certo scriverò ancora dei post prima della nostra partenza e questa è una promessa.
E poi che succederà?
Succederà che la nostra vita si sposterà a Los Angeles e sarà come ricominciare da capo in una città che ho visitato più volte in questi anni ma che ogni volta mi ha lasciata con la stessa impressione. Mi sembra sempre una città senz'anima, che ancora non è riuscita a lasciare il segno in me. Una città immensa, fatta di tante città diverse, un mix in cui non mi sono ancora riuscita a raccapezzare. 
Mi rendo anche conto che in qualche modo Los Angeles parte svantaggiata perché ai miei occhi - e forse nel mio cuore più che altro - compete con San Francisco... e sapete già quanto io ami quest'ultima! Certo è (e questo l'ho imparato dal confronto tra l'Italia e la California) che per abbandonarsi tra le braccia di un nuovo possibile amore, che senso ha il confronto? [...]
Ora vorrei solo riuscire a salutare San Francisco vivendo tutta, ma proprio tutta la tristezza che provo nel partire; per questo vorrei riuscire a dirle addio con le lacrime agli occhi, ma sapendo che l'ho vissuta intensamente e con tutta l'energia che potevo avere per scoprirla e riscoprirla giorno dopo giorno. 
Sono stati 4 anni e mezzo intensi quelli che ho vissuto qui e sento ancora che potrei non smettere mai di scoprire questa città, di vederne nuovi angoli e sfumature. Credo sia proprio nella natura di questo luogo svelarsi e rivelarsi continuamente... So di non poter mettere fine a queste scoperte e per questo posso andare via con la certezza che a San Francisco mi sono lasciata qualcosa da vedere per il mio prossimo ritorno. Perché non posso pensare di lasciarla per sempre... non ce la faccio proprio a credere che questo sia un addio... ma posso lasciarla pensando che non è poi così lontana da Los Angeles e sarà perfetto ritrovarla per un lungo weekend. Posso salutarla sapendo che ci tornerò e con lei manterrò un legame lungo e duraturo... coltivando a distanza questo amore nel mio giardino del cuore. 
 
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