lunedì 29 ottobre 2012

Caro babbo

Incontriamo il padrone di casa sulle scale l'altro giorno. 
Non lo vedevamo da un sacco di tempo: sì, proprio lui, l'uomo a cui ho salvato la vita quella famosa volta! Insomma, colui che tende ad arrampicarsi sulle pareti esterne delle case, appena ne ha l'occasione.
Aveva una serie di quesiti per noi italiani, derivati - almeno credo - dalla sua curiosità nei confronti della nostra bella lingua... per la serie odi et amo, credo. 
In primo luogo voleva sapere che cosa significa in italiano la parola 'babbo'. 
"Beh, facile questa domanda" - penso io. 
Gli spiego quindi che si può tradurre con Dad in americano.
Ma lui sa che esiste anche la parola 'padre' e quindi ci chiede se c'è una differenza tra i due termini. 
"Urca, qui le cose si complicano!" - penso io. 
Parte Leo, dicendogli che in alcune regioni italiane si predilige una forma rispetto all'altra, nell'uso comune e quindi gliela spieghiamo così, senza specificare che poi ci sarebbe anche il termine 'papà' e che per di più, io ho sempre chiamato mio papà 'papino', specialmente quando avevo qualcosa da chiedere... o meglio, da ottenere! Non gli dirò nemmeno che mia mamma era solita chiamare 'babbo' suo suocero, ovvero il papà di mio papà. Meglio non confondergli ulteriormente le idee: limitiamoci a rispondere alle sue domande! 
Aggiungiamo solo che il loro Father Christmas in italiano corrisponde a 'Babbo Natale' e lui si sconvolge di questa scoperta, anzi, proprio non si capacita della cosa, e continua a ripetere "Babbo - padre... Babbo Natale... padre", allenandosi sulla pronuncia e pure senza grande successo, lo devo dire.  
Abbastanza soddisfatto delle risposte che gli abbiamo fornito, passa alla sua seconda domanda. 
Vuole sapere come si comincia una lettera in italiano: "You know - when you write a letter in American, you start saying Dear... and in Italian?". 
Facile anche questa! 
Gli spiego che da noi una lettera si comincia scrivendo "Caro...", ma subito Leo mi fa notare che esiste l'alternativa femminile "Cara...". A questo punto leggo il terrore negli occhi del padrone di casa. Ecco, questa cosa dell'aggettivo maschile-femminile (che chissà poi se lui sa che si tratta di un aggettivo!) gli risulta completamente oscura. Cerca di ripetere i due termini "Cara-caro", ci ringrazia perplesso e se ne va borbottando su per le scale. 
Ma io ora mi chiedo: "Ma che volesse scrivere una lettera in italiano al suo babbo? BAH"
Valli a capire, questi americani!
Alla prossima,
Sabina 
   
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