giovedì 30 agosto 2012

Storie di quotidiana follia

Sottotitolo: 
La vera storia dell'italiana che salvò l'americano sconsiderato.

Ieri mi è successa una cosa strana: nel primo pomeriggio il padrone di casa mi ha suonato per dirmi di non spaventarmi: lo avrei visto montare su una scala sul retro della casa per salire al secondo piano. 
La cosa mi è apparsa alquanto strana ma siccome ci sono lavori in corso, ho pensato dovesse controllare qualcosa dall'esterno. Quindi mi sono semplicemente affacciata dalla finestra della camera da letto per seguire l'impresa e aiutare come potevo.
Aveva appoggiato una lunga quanto esile scala al muro e si accingeva a raggiungere le finestre dell'appartamento del secondo piano. Era visibilmente scosso e alquanto agitato, e capivo che era una cosa a cui non era affatto abituato. 
Sale la prima volta, ma la scala non è sufficientemente lunga. Così scende, ma da giù non riesce ad allungarla perchè si è incastrata. Allora mi sporgo un po' dalla finestra per staccargliela dal muro e permettergli così di allungarla. Una volta sistemata, risale, arriva alla finestra del piano di sopra e comincia a porconare in una lingua per me incomprensibile. Penso si trattasse di una lunghissima serie di parolacce, ma erano talmente unite le une alle altre che non sono riuscita a distinguerle. 
Gli chiedo cosa non va. "Ma che cosa devi controllare da qui?" - gli faccio. Lui tergiversa: non vuole proprio rispondermi. 
Nel frattempo decide che vuole provare dal davanti. 
E questo è il piano in termini pitagorici.
Allora gli offro il mio aiuto in modo più deciso e noto nel suo sguardo un certo interesse.  Mi decido e scendo. 
Riusciamo con fatica ad appoggiare la scala al muro esterno della casa: è davvero pesante. A quel punto gli dico: "Senti, però adesso mi dici cosa devi fare perchè altrimenti io non so come aiutarti". 
Mi spiega che non trova la chiave per entrare nell'appartamento di sopra e si era impegnato con gli inquilini a portare fuori il loro cane. 
"O santo Signore, penso io!". Ma aggiungo, con tutta calma: "Senti, e se chiamassimo i pompieri? Sei il padrone di casa; dici che vuoi salire senza spiegare che è per questo motivo e magari loro ti fanno entrare in qualche modo". Non ne vuole sapere. "E gli inquilini non sono raggiungibili?". No.
Allora procediamo. 
Stessa storia di prima. Sale due volte ma la scala è troppo corta. Suda, suda tantissimo. Si toglie gli occhiali da sole. Ha una paura boia e glielo leggo negli occhi. Secondo me soffre pure di vertigini. 
Scende per la seconda volta perchè la scala è ancora troppo corta, lo guardo e gli dico: "Senti, posso dirti una cosa? Sei sicuro che vuoi rischiare la vita per questa cosa? Cioè, voglio dire: la cosa peggiore che può succedere è che il cane faccia i suoi bisogni in casa... Ma non è così terribile, insomma. Credo sia più importante che rimani vivo tu!". Capisce esattamente cosa gli sto dicendo e mi dice che anche il suo compagno gli ha ripetuto la stessa cosa al telefono. Io penso: "Almeno uno dei due che non ha perso la testa!". Ma lui mi guarda, testardo come un mulo e mi dice: "Un altro tentativo". Io lo guardo dritta e seria e, come una mamma al comando, gli dico: "Questa però è l'ultima volta". 
Siamo d'accordo: questa sarà l'ultima. 
Sale, sale... ma la scala oscilla e si solleva da un lato. 
La tengo! La tengo! La tengooooooooooooooooooo. 
Lui sale, sale, sale ancora... e raggiunge finalmente la finestra. E la trova aperta!!!
Lo intravedo tra le foglie dell'albero sotto al quale ci troviamo. Con due tentativi e un bel colpo di reni riesce ad aprire la finestra. Sale ancora e lascia la scala con una gamba, poi con l'altra e si tuffa dentro l'appartamento. Vedo i suoi piedi sbucare dalla finestra e sento la voce glorificare. Poi sbuca fuori con la testa e dice: "Ce l'ho fatta!". 
Sorrido da sotto, tenendo ancora fissa la scala. Dopo qualche minuto scende e cominciamo a pensare a come portare la scala a terra. Mentre cerchiamo di riportare giù la parte della scala allungata, mi rimane un dito sotto... ahia che male! Ma fingo di riuscire a sopportare il dolore e continuo a reggere il peso della scala mentre lui la accorcia. 
Riusciamo con fatica a ripiegare la scala e pian piano a inclinarla per portarla a terra. Non è facile ma ormai siamo una squadra. 
E ce la facciamo. 
Riponiamo la scala in garage, poi ci guardiamo... un istante in silenzio, che basta guardarsi negli occhi per capirsi. Poi un sorriso, dei salti, baci e abbracci. Presa dall'impeto gli offro anche il cinque, poi il dieci e lui comincia a gridare: "O Sabina! G-r-a-c-i-e. G-r-a-c-i-e (uno strano tentativo in italiano). You're a wonderful woman! Wowowowo! Leonardo is a lucky man! Yes, yes, Leonardo is a very very very lucky maaaaaaaaaan!". 
L'adrenalina mi fa tremare le dita. 
Salgo che ancora mi tremano le gambe. 
Ma ora so che il nostro padrone di casa, ci amerà per sempre. E quando dico "per sempre" intendo dire "PER SEMPRE".
A questo punto, mi pare ci stia proprio bene questa canzone, dal titolo assai emblematico...

Al prossimo americano salvato,
Sabina   

2 commenti:

  1. da questo tuo racconto ho riso tantissimo, gli italini hanno sempre qualcosa in più
    complimenti per il blog

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