martedì 9 agosto 2016

Voci italiane a San Francisco # 17

C'era una volta una famiglia formata da mamma e papà, due ragazze e due bambini. Vivevano in Sicilia e tutta la loro vita era lì, a Gela. Ma un giorno si presentò l'occasione di fare le valigie e attraversare l'Oceano per ricominciare in California. Lo faranno? Eccovi qui la loro storia, raccontata da Stefania, nella consueta rubrica "Voci italiane a San Francisco". 

Volete presentarvi brevemente? Come siete arrivati in California? 
Brevemente… insomma tieni conto che siamo in 6…
Tutta la famiglia allo Yosemite National Park
Claudio, mio marito, ingegnere elettronico, lavora per una multinazionale che opera nel campo dei semiconduttori. Siciliano con la passione per hiking e passeggiate all’aria aperta. Stefania, giornalista, ho lavorato per diverse testate giornalistiche siciliane e (malgrado i 10 mila km di distanza) sono direttore responsabile di un quotidiano online. E poi ci sono i nostri figli Chiara di 13 anni, tra pochi giorni inizia il suo primo anno di high school, ama leggere e sogna di fare la scrittrice. Flavia, 10 anni, anche per lei tra qualche giorno nuova avventura alla middle school, adora il basket, ma da grande vuole fare l’ingegnere elettronico come papà. Gabriele, 5 anni frequenterà il kindergarten. La sua passione sono i mattoncini Lego e anche se è presto per parlare del suo futuro lavorativo sostiene che anche lui vorrà seguire le orme del papà. E infine Stefano 2 anni, il piccolo terremoto di casa. Super coccolato dalle sorelle. La sua passione sono i cartoni animati "Little Einstein".
In California ci siamo arrivati tramite il lavoro di mio marito. L’azienda per la quale lavorava a Catania e che ha sede anche nella Bay Area ha attivato il programma “grow your career”. All’inizio sembrava uno scherzo, ma poi abbiamo cominciato a pensare seriamente all'opportunità di dare ai nostri figli la possibilità di vivere questa esperienza. Imparare una nuova lingua e conoscere “L’altra parte del Mondo”. E così abbiamo fatto armi e bagagli e siamo partiti.

 
Qual è stata la reazione vostra e dei vostri figli alla possibilità di emigrare negli States? 
Beh inizialmente solo la grande ha mostrato entusiasmo. Lei è sempre stata esterofila. Il mondo in cui viveva le è sempre stato stretto. Flavia, invece, la seconda non ne voleva sapere. Solo a sentirne parlare scoppiava in lacrime. Non so cosa sia successo poi e cosa improvvisamente l’abbia convinta... forse l’idea di non avere più tutto quel carico di homework, chissà… ma ad un tratto anche lei ha cominciato a dire partiamo e oggi non vorrebbe più tornare indietro. I due più piccoli non credo si siano resi conto di come avevamo deciso di stravolgere la loro vita, ma sono sereni, sorridenti e quindi penso che non abbiano risentito tanto del trauma.  

Che cosa offre la California ad una giovane famiglia italiana?
La possibilità di incontrare diverse culture, la possibilità di reinventarsi come persona e anche come famiglia. Molto rispetto per i bambini e per le loro esigenze e, cosa da non sottovalutare, la possibilità di vivere molto all’aria aperta, tra playground di ogni genere e dimensione e parchi dove poter fare lunghe camminate: non si corre assolutamente il rischio di annoiarsi! Altra nota positiva il basso costo del carburante (al contrario, ahimè di frutta e verdura) che invoglia a salire in macchina e partire in esplorazione. 

Quali sono state le difficoltà e quali i vantaggi di questo trasferimento per voi e per i vostri figli?
Difficoltà tante, soprattutto all’inizio: una lingua nuova, una burocrazia nuova. Ricordo di aver vissuto come un incubo l’iscrizione dei miei figli a scuola, tra visite mediche, vaccini e documenti da compilare. Trovavo assurdo che per iscrivere i bambini a scuola dovessi presentare il contratto di affitto della casa o piuttosto il contratto dell’energia elettrica. Anche fare la spesa al supermercato era diventata un muro insormontabile…. pochissimi prodotti italiani, prezzi altissimi. Uno dei miei passatempi preferiti in Italia era diventato, qui, un incubo.
Ma non solo cose negative. Intanto la lingua: i miei figli, a distanza di un anno, parlano inglese; il clima fantastico (molto simile al nostro clima siciliano) che ci ha dato la possibilità di andare molto in giro. Le domeniche da tv e divano sono diventate un lontano ricordo ormai. L’ordine e i servizi che in Italia ci sognavamo di avere qui sono la quotidianità. E poi la possibilità di conoscere nuovi amici, italiani come noi, con i quali passiamo tutto il nostro tempo libero. In Italia con il lavoro senza orari che avevo mi sognavo di poter fare un pic nic durante la settimana o di portare i miei figli al parco o in piscina. Ero sempre con l’orologio in mano a correre da una parte all’altra. Ora invece sono più rilassata e i miei figli con me… devo dire che apprezzano molto questa nuova dimensione di famiglia.
 


Bilinguismo e bambini. Come hanno reagito i vostri figli al primo incontro con la lingua e la cultura americana?

Qui dobbiamo fare delle distinzioni e andare per gradi. Chiara, la grande non ha avuto grosse difficoltà, forte dei suoi cinque anni di corsi Cambridge che aveva fatto in Italia, con un’ottima insegnate madre lingua americana che le ha dato ottime basi per affrontare il suo primo impatto con la lingua. La sua unica difficoltà a scuola è stata l'educazione fisica. Flavia è quella che ha avuto più problemi. Ricordo come un incubo le prime lezioni. La maestra parlava americano, leggeva una narrativa sulla quale i bambini dovevano rispondere a delle domande, ma lei non capiva nulla. “Non ci capisco niente – mi diceva – riportami a casa…”.  Per fortuna un lavoro di squadra tra la maestra a scuola, io a casa e la sua caparbietà hanno cambiato in breve tempo la situazione e al ritorno dalle vacanze di Natale iniziò a parlare americano. Gabriele, il cinquenne, non conosceva una sola parola in inglese e quando provavo a insegnargli qualcosa mi urlava “Smettila!”. L’asilo è stato la mia e la sua salvezza. E adesso anche lui parla americano e corregge pure la mia pessima pronuncia. Stefano non ha ancora avuto un rapporto vero e proprio con la lingua. Suo fratello parla in inglese quando gioca e lui lo imita e ogni tanto mi chiede “Can you open the door?”. 

Quando siete arrivati qui, che cosa vi ha stupiti maggiormente di San Francisco? Raccontateci 5 culture shocks relativi alla città. 

Sarà banale, ma la cosa che mi ha stupito di più è stato il clima; un cielo azzurro e assolato accompagnato ad un freddo gelido, in agosto, non me lo sarei mai aspettata. Vedere dalla macchina gente con i cappotti invernali mi ha fatto rimanere a bocca aperta, li consideravo folli, ma appena ho messo piede fuori dalla macchina…. Dio solo sa quanto avrei desiderato di avere uno di quei cappotti!
Il cibo, questo sconosciuto: vedere tutte quelle bancarelle di hot dog o di sea food con i granchi enormi messi in vetrina, quei pentoloni messi lì a bollire (quasi effetto vuccirìa di Palermo), beh devo dire che mi ha scioccato non poco. Ho dovuto aspettare un anno prima di convincermi ad assaggiare qualcosa del genere e solo per cause di forza maggiore (nei ristoranti c’erano tempi d’attesa di 2 ore). I gabbiani furbi ladri di cibo… si presentano davanti al turista con il vassoio in mano, lo spaventano, tanto da fargli cadere il cibo a terra e poterlo così mangiare loro.
Claudio e il cable car
Altro culture shock è stato il cable car. Mai avrei immaginato la modernissima e tecnologica America che usa ancora un antico sistema di locomozione per muoversi tra le ripide salite e discese di San Francisco.
E infine il rispetto dell’altro, anche nel fare una fila. Mai nessuno che tenta di superarti e le file si muovono sempre in maniera ordinata. Abbiamo vissuto questa esperienza per la free admission all’Academy of Science, lo scorso mese di giugno. Quando siamo arrivati stavamo per decidere di rinunciare vista la fila chilometrica. Ed invece era molto scorrevole e soprattutto, lo sottolineo ancora una volta, ordinata.
Posso aggiungerne un altro? Le scale anticendio nei balconi degli antichi palazzi. Fino a quel momento le avevo viste solo nei film!
 

 
Che impressione vi ha fatto San Francisco? Amore a prima vista oppure no? 
Diciamo che San Francisco è una città che lascia a bocca aperta. Forse ci aspettavamo più grattacieli e invece ci siamo ritrovati in una città con qualche grattacielo e splendide case in stile vittoriano. Ogni angolo di San Francisco è una sorpresa e stupisce per la sua particolarità. Lo potremmo definire amore a prima vista se non fosse per la nota dolente del clima. 
Al Fisherman's Wharf
Un'isola felice in città? 
Difficile rispondere a questa domanda, anche perché siamo coscienti del fatto che non conosciamo tutta San Francisco. D’istinto diremmo il Fisherman’s Wharf, forse perché ci ricorda i lungomare italiani. 
 
Un cibo che avete scoperto qui e di cui vi siete appassionati? 
Decisamente il clam chowder, una zuppa di granchio che viene servita all'interno di una capiente pagnotta.  E’ stato il primo cibo che ho assaggiato a San Francisco e ne approfitto per mangiarlo tutte le volte che ci torniamo. 
 
Che cosa vi manca di più dell'Italia? 
Da dove comincio l’elenco? Il cibo sicuramente. Noi viviamo a San Jose e qui ci sono pochissimi prodotti italiani e quando si trova qualcosa è una festa. Il mare, inteso come luogo dove poter  fare il bagno senza rischiare il congelamento. Noi vivevamo in una città di mare e vedevamo quella meravigliosa distesa azzurra dalla finestra di casa nostra. Gli odori, i sapori tipici dei paesini italiani. Il calore della gente, la vicina di casa che ti saluta la mattina appena fuori dal portone di casa, una breve chiacchiera, un breve saluto e quell’immancabile “Dio ti benedica”. E poi naturalmente gli affetti: la famiglia, gli amici e, lasciatemelo dire, il mio lavoro in radio. 
 
Che cosa vi aspettate di guadagnare da questa permanenza in California?  
Tanta esperienza per noi e per i nostri figli, arricchire il nostro bagaglio culturale, imparare bene, speriamo, l’inglese e continuare a coltivare lo splendido legame che siamo riusciti a stringere qui con i nostri nuovi amici. Mai incontrati prima di arrivare qui e che in breve tempo ci siamo strasformati in una grande famiglia.    

Ecco quindi come una giovane famiglia italiana decide di fare armi e bagagli per regalarsi un'esperienza che offrirà a tutti tante nuove sfide ma anche tante grandi soddisfazioni. 
Ringrazio Stefania per averci raccontato la storia della sua famiglia! E ringrazio Claudio che si è fatto conoscere virtualmente da assiduo lettore di questo blog e della pagina facebook e mi ha permesso così di venire a conoscenza della sua avventura californiana!
Ci risentiamo a settembre per la prossima voce italiana a San Francisco!

2 commenti:

  1. Tanta stima per il coraggio di affrontare un cambiamento simile :)

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  2. che bella storia. Ripensando alle varie interviste lette nel blog ricordo le tante esperienze di persone che interpretano la loro vita con determinazione e coraggio, Storie che dovrebbero essere raccontate dai giornali dove, al contrario, solo la cronaca del tragico fa notizia.
    E' bello invece circondarsi di esempi positivi e leggendo credere possibili queste scelte. Grazie a tutti gli intervistati e a te

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