lunedì 12 ottobre 2015

Columbus Day

Da quando ho ripreso a lavorare mi sembra di non vivere più nella stessa città. Eccomi dentro a quella routine casa-lavoro di cui avevo sempre sentito parlare ma che non avevo ancora sperimentato qui a San Francisco. 
Parto da casa alle 7.45 circa (eh sì, perché ci sono sempre 10 minuti di ritardo possibile se non riesco a staccarmi dalle guance-richiama-baci di mio figlio!). Vado al lavoro in bici e sono sempre di fretta. Non mi dispiace correre in bici: ho del tempo per me in cui mi godo il silenzio della mente (turbato dal rumore assordante del traffico) e dei miei pensieri. Così pian piano mi sveglio, con quell'aria fresca del mattino che mi arriva dritta in faccia. 
La pista ciclabile tra l'altro mi permette di avere una corsia preferenziale nel traffico: una volta evitati i frammenti di vetri sparsi ovunque e tenendo un occhio puntato sui camion che sfrecciano sulla strada (comunque niente a che vedere col traffico italiano, ve lo assicuro!), vado via tranquilla. 
Arrivo a scuola alle 8.10 circa e comincio alle 8.15. 
Le giornate passano in fretta con tutte le cose che ci sono da fare in una scuola ispirata dal metodo di Reggio Emilia e inserita nel progetto di baccalaureato internazionale (ve ne parlavo qui, ricordate?). 
Alle 3.30 finisco tutto e mi ritrovo, stanca ma anche eccitata, di nuovo sulla mia bici. 
Mezz'ora circa per tornare a casa. 
Mi trattengo per qualche minuto alla Maison Jaune, di solito mi siedo sulla bow window della cucina, e respiro un po'. 
Poi prendo l'auto e vado a prendere Tegolina all'asilo. 
Mi ci vuole mezz'ora. 
Arrivo all'asilo e comincia il rituale del saluto: una sorta di tradizione, instauratasi sin dai primi giorni di questa nuova avventura. Mi affaccio sulla porta e lui mi corre incontro facendosi largo tra gli altri bambini. Corre sempre e mi abbraccia forte e poi mi mostra i giochi. Salutiamo le maestre e appena usciti vuole il succo di frutta e poi gli chiedo di trovare l'auto. Gli do le chiavi, apre lui, saliamo e si mette al posto del guidatore. Possiamo stare anche un'ora dentro l'auto facendo finta che sia lui a guidare o ascoltando la radio. 
Se rimane qualche energia, riusciamo anche a fare un salto al parco, ma è proprio un salto perché di solito Teg è così stanco che non regge più di mezz'ora.
Rientriamo a casa sulle 6.30-7 ed io mi metto a preparare la cena. 
Poi arriva papà, mangiamo insieme e poi ci trasferiamo sul lettone a guardare insieme i cartoni preferiti di Teg: i vari film di Tinker Bell, la nostra Campanellino, e Masha e l'orso che Teg ha scoperto in Italia quest'estate.
Poi si parte col rituale della nanna che ultimamente fagocita anche me che crollo miseramente nel letto di Teg. 

E un'altra giornata è finita...

Oggi pero' è Columbus Day ed è il mio primo giorno di vacanza da scuola da quando ho ricominciato a lavorare. La sento proprio come un giorno di vacanza! E ne approfitto per  fare quello che più mi manca in settimana: stare col mio bambino tutto il giorno!

Da mamma a tempo pieno stavo a casa con lui e le nostre giornate erano così diverse, segnate dal nostro tempo insieme al parco e dai giri improvvisati, pensati per scoprire nuovi angoli speciali di San Francisco. 
Ripenso spesso a quella libertà che avevo di inventarmi il nostro tempo insieme ogni giorno, scegliendo dove andare, quando... senza troppa fretta. Potevo fare quello che volevo, quando lo volevo. Bastava tenere conto dei pisolini...
Mi manca mio figlio, mi manca quel tempo che avevamo insieme che non aveva limiti... ed era scandito dalla nostra routine costruita in base ai suoi e ai miei bisogni. 

Mi mancano i nostri percorsi classici e i lunghi pomeriggi al parco.
E mi mancano le nostre giornate sulla spiaggia, coi piedi immersi nell'acqua gelida dell'oceano e gli occhi rivolti verso il Golden Gate Bridge.
San Francisco, Crissy Fields
Ecco perché oggi, che è vacanza, torniamo al mare. 
"Ti va di andare in spiaggia oggi?" gli ho chiesto stamattina. Ci siamo guardati negli occhi, ho visto che anche i suoi brillavano, mentre mi ha fatto cenno di sì con la testa. 

Grazie Cristoforo Colombo che mi regali un giorno di vacanza in compagnia di mio figlio! 
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