domenica 9 agosto 2015

Voci italiane a San Francisco # 9

Rieccoci oggi con la nostra consueta rubrica "Voci italiane a San Francisco". Con grande piacere vi presento Alessandra, una donna, una moglie, una mamma e un'artista, la cui vita è stata segnata da numerosi viaggi e spostamenti. Panama City, la Russia e la Nuova Zelanda sono alcuni dei posti più affascinanti in cui è vissuta prima di approdare qui in California qualche tempo fa. Ora, vive poco più a nord di San Francisco, una città a cui è legata e che le regala numerose avventure, lavorative e non. Ma non aggiungo altro e lascio la parola a lei che di cose interessanti da raccontare ne ha proprio tante!
Ti va di presentarti brevemente e di dirci come sei arrivata in questa parte di mondo?
Ciao a tutti, mi chiamo Alessandra Centrone Tabachnik, eccomi qua. Vivo nella Bay Area e inizio davvero a sentirmi a casa come se questa terra mi avesse adottato; non che mi senta di appartenere meno all'Italia ma forse sento che il luogo in cui sono nata non era il posto per me, non riuscivo a trovare modi di pensare e vivere abbastanza aperti da soddisfare la mia creatività.

Ho incontrato il mio attuale marito in Croazia nell'isola di Hvar, su una spiaggia, ben nove anni fa. Un solo giorno in sua compagnia è stato sufficiente per farmi capire che volevo conoscerlo meglio, quindi decisi di andarlo a trovare per dieci giorni, nella Bay Area, e dopo tre anni di voli ci siamo sposati.
Nei successivi anni abbiamo vissuto nel mondo e viaggiato, a Panama City, Mosca, a Vipiteno dove è nata mia figlia Gemma Lior, e ad Aukland in Nuova Zelanda dove è nato mio figlio Nico Mateo un anno e mezzo fa.

Ancora non siamo sicuri sulla meta finale, per una vita più stabile, perché stiamo cercando un posto in cui poter avere una piccola fattoria, poter coltivare il più possibile frutta e verdura, il tutto vicino alla costa per avere l'oceano vicino :). Questo è il nostro sogno da realizzare!

Poco dopo aver incontrato mio marito Mateo purtroppo ho perso i miei genitori ammalati da alcuni anni e, con tanta sofferenza, prima ho dovuto salutare mia mamma Tamara e poi mio padre Roberto. I loro insegnamenti, il loro spirito e la loro energia vivono ancora in me e nella mia famiglia e ci fanno ancora realizzare molti desideri. Perché sono stati proprio loro i primi a mostrarmi che con le mie forze posso ottenere quello che desidero. La mia vita è stata generosa e mi ha donato una famiglia dolce e divertente che ogni giorno mi regala tanto.

Nei miei anni in Italia la mia passione per l'arte non mi era apparsa così chiaramente e non ero sicura di voler intraprendere quella strada, seguendo altri percorsi, che anche se sbagliati mi hanno insegnato molto. Prima ho studiato in Svizzera architettura e poi Legge, a Padova; una volta trasferita un po' più stabilmente qua negli Stati Uniti ho iniziato a studiare quello che il mio cuore desiderava, Belle Arti (un termine un po' tradizionalista soprattutto da queste parti...), ma ad ogni modo, prima ho studiato al Community College a Oakland, avendo una fantastica esperienza, e poi mi sono trasferita al California College of the Arts a San Francisco.


Mostra a San Francisco, California College of the Arts
2. Parliamo di arte a San Francisco: qual è la tua esperienza?
Condivido e sento allineato con il mio modo di pensare l'approccio all'arte nella Bay Area, molto aperto, che lascia esprimere ogni potenziale e permette di far espandere il campo dell'arte il più possibile facendo realizzare ogni differente spirito creativo; come dappertutto, alle volte l'ambiente è un po' fatto di tendenze e gruppi e questo è un po' contraddittorio rispetto allo spirito generale di apertura, ma non mi focalizzo più di tanto sul meno bello quanto sul positivo, come è meglio fare.
Detto questo, sento che in un senso più generale (anche se non mi piace generalizzare troppo!), in Italia è un po' l'opposto: la situazione dell'arte è ancora orientata su un'estetica tradizionalista, ma è anche vero che la situazione cambia ogni momento e non ho abbastanza conoscenza sul settore italiano per poter essere più obiettiva, come forse dovrei!


Anche se con il rischio di divagare un po' troppo volevo esprimere un'idea che di recente ha cambiato la mia visione sul sentirsi di appartenere a una nazione/cultura piuttosto che ad un'altra: l'ho trovata in un testo di un filosofo indiano il quale ricordava come sentirsi di appartenere ad una nazione può essere negativo in quanto ci isola da una visione completa dell'umanità che ci tiene tutti uniti invece che separati; è come se creassimo più barriere che non arricchimento culturale.
Filosofie diverse e fedi diverse sono forse alcune delle cose a cui sono stata esposta qua negli Stati Uniti e che forse avrei trovato meno facilmente nella mia cultura di origine e questa è stata una delle grandi opportunità che questa nuova terra mia ha dato.


3. Ricordi la prima volta che hai visto San Francisco? E' stato amore a prima a vista oppure no?
La prima volta che sono venuta per un breve periodo non avevo un'idea chiara su cosa pensare di questo posto, ero ancora giovane, inesperta e alquanto confusa, lontana da casa e dalle mie sicurezze e certezze di una vita più prevedibile a Pordenone, piccola provincia del Friuli Venezia Giulia. Sicuramente è stato un cambiamento che mi ha arricchito e di cui avevo bisogno: mi ha aperto la mente e piano piano ha iniziato a far parte di me e del mio modo di vivere e pensare.
Oggi sono una donna e il mio modo di pensare è molto più diretto verso l'interno e non più focalizzato, come nel passato, sull'esterno, sull'apparenza, sebbene io mi dedichi ad una "professione" (anche se è più una scelta di vita) artistica. La mia estetica oggi è espressione della mia energia e dei miei valori e non è basata su canoni o idee preconcette; vorrei che quello che creo e quello che penso potesse arricchire lo spettatore ed è questo ciò che voglio lasciare nel mondo in questa mia vita, tentando di fare del mio meglio.


4. Raccontaci 5 dei tuoi culture shocks vissuti qui a San Francisco!
1. Appena arrivata ero terrorizzata dal dover guidare e dalle dimensioni delle strade; solo dopo poco ho realizzato che invece la guida qua e molto più rilassata e sicura, per la maggior parte, e non ci sono le "gare da pista" che alle volte ho sperimentato in Italia.
2. Per parecchio tempo ho cercato di trovare posti simili a quelli che in Italia sono piazze e aree pedonali per trovarsi con amici e conoscenti solo per fare quattro chiacchiere rilassati; dopo un po' ho realizzato che da queste parti non è così comune, essendo il sistema di vita creato su ritmi che possano sostenere il sistema consumistico, di veloce evoluzione e sviluppo; in poche parole tutti corrono per sopravvivere e per riuscire a mantenersi, cosa che nella zona non è molto semplice (questo forse è uno degli aspetti più critici della città!).
3. Una delle cose che ho apprezzato è il fatto che la gente non si cura più di tanto dell'opinione del "vicino", ed essendo le dimensioni di tutto alquanto estese, non è neanche così facile incontrarsi poi così casualmente come invece sarebbe più facile in Italia per esempio.
4. La questione chiese è un'altra: negli Stati Uniti, dovuto ovviamente dalla storia della Nazione, le chiese non hanno la stessa presenza e significato che hanno in Italia, si vedono tante piccole "congregazioni" diverse, fedi, religioni, filosofie, e anche nelle scuole ovviamente le vacanze collegate alla fede cristiana non sono celebrate nello stesso modo che in Italia.
5. Sicuramente dell'Italia mi mancano i piccoli negozi e le gastronomie dove tutti ti conoscono per nome e ci si saluta più o meno affettuosamente; questo negli Stati Uniti puo' essere un po' alienante soprattutto se uno non ha tempo di crearsi delle amicizie che lo sostengano e che siano di aiuto nella vita di tutti i giorni; il lato positivo è che qua le amicizie sono delle più colorite e stimolanti, essendo arricchite da una miriade di diverse culture.


5. Vivere al di là della Baia: che cosa ami del tuo vivere tra Berkeley e Oakland?

Sono molto legata a Berkeley e Oakland, hanno entrambe degli spiriti molto caratteristici e diversi che, credo, o ami o non ami…
Entrambe offrono degli stili di vita molto salutisti e un bellissimo paesaggio di cui godere; le colline infatti sono oasi di natura e attività per poter sfruttare la loro bellezza.

Una volta trasferita qua dall'Italia ho capito che con la mia arte non avrei dovuto pensare a regole o confini, che anzi questi mi avrebbero solo limitato; sono molto grata al contesto artistico che qua mi ha accolto perché ha eliminato le mie paure e i miei pregiudizi sul come un artista si sarebbe dovuto esprimere.
Oakland sopratutto dal lato artistico è molto stimolante: ha una comunità di artisti molto grande, dati i prezzi insostenibili di San Francisco. Le tendenze sono di tutti i tipi e assecondano ogni tipo di visione artistica; questo per alcuni artisti è molto importante.
Purtroppo Oakland è anche considerata alquanto pericolosa ma credo che la sua reputazione, seppur vera, abbia creato delle comunità e dei quartieri dove i suoi abitanti si aiutano e sono più vicini uno all'altro; la comunità è ricca di giovani famiglie e questo aiuta molte neo mamme ad avere diversi tipi di supporto.
Berkeley, d’altro canto, è allo stesso modo aperta e accoglie ogni tipo di visione sopratutto se anti convenzionale! Lo spirito hippy è ancora presente, ma è sicuramente meno marcato rispetto ad un tempo e l'Università arricchisce l'ambiente culturale offrendo molti eventi pubblici.


6. Anche se non vivi a San Francisco ma qui ci vieni spesso, ti sembra che sia baby friendly? Quali sono che ti piacciono particolarmente e quali gli aspetti che miglioreresti?
San Francisco, Academy of Science
Non conosco San Francisco quanto Berkeley e Oakland ma a mio parere è abbastanza kids friendly sopratutto se uno ha già le idee chiare sull'attività da fare e ha già delle mete e degli eventi a cui prendere parte.

Mi piace molto sfruttare il Golden Gate Park perché offre varie opportunità di svago: parchi gioco, il lago, musei per adulti e per più piccoli, come l'Academy of Science.


San Francisco non è molto comoda per noi, non essendo i mezzi pubblici ben organizzati. Ma mi piace moltissimo per l'architettura, lo spirito, la Baia che è molto romantica.


Un'altra meta preferita è la spiaggia di Grey Whale Cove dove andiamo spesso a fare surf, pescare, correre, dipingere e… giocare! L’acqua dell'oceano non è molto accogliente ma non si può avere tutto, no?


7. A proposito di surf, c'è qualcosa dello stile di vita californiano che è entrato a fare parte anche della tua routine?
Ho decisamente assimilato il modo di pensare più pratico di qua, anche se cerco di mantenere vive le tradizioni e i modi di fare tipici della mia terra madre, come per esempio il cucinare e dedicare del tempo a questo.
Ho imparato qui a cercare di guardarmi più attorno e ad accorgermi degli altri, che possono avere bisogno di un semplice aiuto; e ho imparato inoltre che, aiutando gli altri, aiuto me stessa più di tutti ;).

Anche la mia arte si è molto evoluta: sono molto attenta ai temi della sostenibilità e della natura, la luce brillante che c'è qua si infonde su ciò che produco. E nella mia produzione artistica non mi sono fermata ad un unico mezzo ma sperimento tutto ciò da cui la mia creatività viene attratta: scultura, pittura, abbigliamento con stampe delle mie pitture.
Ho anche iniziato un blog per cercare di avere un dialogo più diretto riguardo a ciò su cui sto riflettendo, anche se non ho abbastanza tempo per lavorarci quanto vorrei.
(Se volete dare un'occhiata al sito di Alessandra, eccovi il link: www.alleartwork.com).


8. Visto che ti piace cucinare, un cibo che hai scoperto qui e di cui ora non sai più fare a meno?

Sono tantissimi i cibi che ho scoperto da queste parti e sono sempre sorpresa quando penso per esempio che in Italia non avevo mai mangiato l'avocado e adesso lo mangio ogni settimana. Tra l'altro mio marito è metà messicano, quindi anche i cibi piccanti sono diventati un'abitudine.
Nella zona la disponibilità di frutta e verdure è infinita e cerco anche di coltivare parte del mio piccolo giardino.


9. Qualcosa che ti manca dell'Italia? E che cosa pensi ti stia dando di speciale questa esperienza all'estero?
Vivere qua mi ha aperto gli occhi, mi ha dato la possibilità di comprendere me stessa meglio e anche se non so se vivrò sempre qua, una parte di me sarà sempre influenzata da questa esperienza; trovarsi in situazioni imprevedibili e alle volte sentirmi non a mio agio mi ha dato una spinta in più per prendere in mano la mia vita e realizzarmi capendo chi sono veramente senza nascondermi dietro a situazioni più familiari; grazie a questo ho potuto raggiungere obbiettivi che non pensavo fossero possibili.
Mi manca moltissimo l'Italia perché è nel mio sangue! Mi mancano la sua bellezza, la sua storia e cultura, la diversità che è presente in una terra così piccola, la sua gente e il loro particolare spirito.

Ti volevo ringraziare Sabina per questa opportunità perché lo scrivere tutti questi miei pensieri, e forse sono anche troppi quelli che ho condiviso, mi è veramente servito per avere più chiarezza e obiettività riguardo ad un argomento (la mia connessione con i posti in cui ho vissuto e vivo) a cui penso spesso.

A presto
Un abbraccio

Ringrazio te, Alessandra, per averci raccontato di te, della tua vita, delle tue scelte. Non ti conosco ancora ma nelle tue parole vedo tanta forza e un grande entusiasmo per la vita e per quello che fai, nel mondo dell'arte e nella tua famiglia. Spero di incontrarti presto dal vivo per un'altra lunga chiacchierata!

Per la prossima intervista dovrete pazientare per un altro mese, lo sapete già, ma vi assicuro che ne varrà la pena: avremo con noi un'altra donna speciale che ci racconterà della sua esperienza a San Francisco! Appuntamento per il 10 settembre allora con la rubrica "Voci italiane a San Francisco"! =)

2 commenti:

  1. Che bella questa intervista!
    Veramente interessante e stimolante conoscere le vite degli italiani che vivono a San Francisco!

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  2. Ricordi, visioni, pensieri racconti di un cammino emozionanti. Condivido in pieno il pensiero dell'appartenenza ad una nazione: barriere inutili. Meglio sentire di fare parte dell'umanità.

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