lunedì 9 febbraio 2015

Voci italiane a San Francisco # 4

Eccoci arrivati al nostro classico appuntamento con la rubrica mensile "Voci italiane a San Francisco"
In questa quarta puntata vi presenterò uno scienziato che tre anni fa ha lasciato l'Italia per cominciare una nuova vita qui a San Francisco. Dice di non volersi riconoscere con quei cervelli in fuga di cui tanto si parla, più che altro perché non sente questa avventura come una vera e propria fuga dal Bel Paese quanto piuttosto come l'occasione che ha cercato per mettersi in gioco in una realtà internazionale di alto livello. 
Non mi dilungo ulteriormente e lascio a lui la parola.

Ti va di presentati brevemente?
Leonardo, 34, sposato, 1 figlio; mi alleno a fare lo scienziato (faccio il post-doc all'Universita' di San Francisco, UCSF); sono venuto a San Francisco 3 anni fa da Padova, dove sono nato e cresciuto, dove ho giocato a pallavolo da professionista per 10 anni, e dove mi sono laureato e fatto le ossa in laboratorio con un dottorato in biologia dello sviluppo.

Che cosa ti ha portato in questa parte di mondo?
La voglia di lavorare in uno dei migliori laboratori universitari al mondo nel campo della biologia sintetica, in cui poter mettere in gioco le mie idee.

Cosa ti piace particolarmente del vivere in California?
L'ambiente universitario, davvero stimolante; San Francisco, una citta' speciale; il cielo blu; l'avocado; e la natura, incontaminata, a portata di mano.

Una volta arrivato in città, che cosa ti ha stupito maggiormente? Raccontaci 5 dei tuoi cultural shocks!
- Affittare casa: una vera e propria esperienza estrema; siamo capitati in citta' in un momento di crescita vertiginosa degli affitti, e nel tempo le cose non hanno fatto che peggiorare, purtroppo;
- in generale il costo della vita: guadagno 4 volte quello che guadagnavo in Italia, ma qui in citta' siamo considerati molto vicini alla soglia della poverta';
- la gente va in giro vestita in qualunque modo e all'inizio è stato un po' straniante, ma dopo poco ha cominciato ad essere divertente e ho cominciato a sentirmi piu' a mio agio;
- il vento e la nebbia; e chi se li aspettava? Soprattutto d'estate sono particolarmente fastidiosi.

Qual è la tua isola felice in città? Intendo un posto nel quale ti senti bene ogni volta che ti ci trovi...
Un paio che mi vengono subito in mente: 
1. Bernal Heights in cima alla collina: si vede tutta la citta', e la fatica che si fa per arrivare in cima (specie se correndo col passeggino) contribuisce al senso di achievement


2. il lungo baia dalla parte di Mission Bay: ci vado ogni tanto a pranzo, avere il mare vicino e' impagabile!
Hai scoperto qualcosa in particolare qui a San Francisco, di cui ora senti di non poter più fare a meno?
Yoga e agopuntura. Ah, e anche l'iPhone!

Un'esperienza vissuta qui che sai di non poter dimenticare?
Tante! La nascita del mio primo figlio vince su tutte, senza gara. Un'esperienza indescrivibile, di cui mi sto ancora cercando di capacitare, e che ha cambiato la mia vita per sempre.
Un'altra e' stata correre la maratona in citta', con un high-five sul Golden Gate Bridge al mio compagno di avventura.


Hai scoperto qui un cibo in particolare che ti piace e che mangeresti sempre?
Donuts; sushi; breakfast burrito di un posto che si chiama Toast Eatery (su Church Street); e i ravioli della Maria a Mill Valley.
All'inizio ero sempre a confrontare il cibo di qui con quello italiano - in termini non troppo lusinghieri; ma dopo un po' ho cominciato a godermi quello che di buono si trova qui - che e' molto, anche se molti ristoranti davvero buoni sono anche molto costosi.


Per quella che è la tua esperienza, a cosa ti sembra di aver rinunciato venendo a San Francisco e che cosa invece hai guadagnato?
Rinunciato: la vicinanza ai miei genitori, a mio fratello e alla sua famiglia; vivere in un posto dove di media mi capiscono se parlo la mia lingua madre; riuscire ad esprimermi in una lingua grammaticalmente corretta (ormai non ci riesco piu' in italiano e non ci sono mai riuscito in inglese...).
Guadagnato: la possibilita' di mettermi in gioco in un'arena internazionale; la possibilita' di dare vita alla nostra famiglia; indipendenza; intraprendenza, lo spirito del self-made-man si respira proprio in modo concreto, e quando riesco a non sentirmi sopraffatto e' molto empowering (visto che non so piu' come si scrive in italiano?); self-confidence.

Che cosa senti che ti lascerà questa esperienza all'estero?
Apertura degli orizzonti; amicizie; un bimbo; yoga (l'ho detto due-tre volte, no?); un rapporto rinnovato con me stesso e con la mia compagna.

Grazie Leonardo per aver scelto di condividere la tua esperienza! Mi ha fatto piacere leggerti e averti ospite qui.

Se avete delle curiosità o delle domande aggiuntive da rivolgergli, non esitate a porle qui sotto nei commenti. 
E per la prossima voce italiana da San Francisco invece, ci rivediamo il 10 marzo!

2 commenti:

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