venerdì 9 gennaio 2015

Voci italiane a San Francisco # 3


A volte succede di incontrare dall'altra parte del mondo amici che già erano tali in Italia e in questo caso risulta alquanto difficile pensare che il destino non abbia un ruolo nel rendere possibile questo ritrovo.
Nella terza puntata della mia nuova rubrica mensile, intitolata "Voci italiane a San Francisco", voglio appunto presentarvi un amico che conobbi a Padova qualche anno fa e che ormai da diversi mesi abita a San Francisco. Lascio la parola a lui sapendo che la sua storia vi appassionerà da subito!
Ti va di presentarti brevemente?
Francesco, 35 anni, fisico di formazione, attualmente lavoro come Chief Data Officer per una piccola azienda che sviluppa un sensore, indossabile, per monitorare l’attività fisica e la respirazione. Sono con loro da un anno e mezzo. Quando sono entrato eravamo in 3, oggi siamo in 11 e continuiamo a crescere. In questo senso siamo una vera e propria startup ovvero un’azienda giovane, con un’idea innovativa e un grande potenziale da sviluppare.
Che cosa ti ha portato in questa parte di mondo?
Nel 2011 sono stato selezionato dalla Singularity University, un’azienda di formazione la cui missione è di educare, ispirare e formare leader alla risoluzione dei grandi problemi dell’umanità attraverso l’applicazione di tecnologie avanzate e in forte espansione (dette tecnologie esponenziali). Ho partecipato al Graduate Studies Program estivo, che è un programma di formazione molto intensivo che mira a fornire gli strumenti per utilizzare le tecnologie esponenziali in progetti di impresa di grande impatto. Un’esperienza pazzesca! Per circa 3 mesi sono stato bombardato da informazioni riguardanti i modi in cui i nuovi trend tecnologici si intersecano tra loro formando rivoluzioni dirompenti. Ho conosciuto persone incredibili, visitato aziende fenomenali, vissuto esperienze indimenticabili e mi sono innamorato di questo luogo e del modo di fare innovazione tipico di questa area.
Un anno dopo, ho deciso di chiudere le esperienze lavorative che avevo in Europa (lavoravo come consulente per Roche, una grande multinazionale farmaceutica) e sono tornato a San Francisco per inseguire il mio vero sogno: lavorare in una startup e partecipare in prima linea a questo momento storico fatto di grande innovazione tecnologica.
Che cosa significa lavorare in una startup? Pregi e difetti di queste nuove realtà lavorative così diffuse qui nella Bay Area.
Per me lavorare in una startup significa lavorare in un’azienda in corsa contro il tempo. Tutto avviene molto rapidamente, ci sono problemi sempre nuovi da risolvere, e se ci si ferma si è finiti. Lo trovo stimolante e interessante, a volte un po’ stressante, ma sicuramente ho imparato di più in un anno e mezzo in una startup che in molti anni prima.
Significa anche abbandonare completamente idee come "posto fisso", "ferie pagate, weekend e diritti acquisiti". Mi capita spesso di lavorare nei fine settimana, le vacanze sono gestite in base alla filosofia: “se hai bisogno di staccare, stacca pure”, che implica che non sai mai quando puoi prenderti un momento di pausa, e il lavoro è legato a finanziamenti di investitori privati che potrebbero finire da un momento all’altro. È molto diverso dal lavoro in una grande azienda o in banca in cui alle 5 del pomeriggio si stacca, ma è anche infinitamente più avvincente e appassionante.
C'è qualcosa che pensi sia possibile a San Francisco ma non in un'altra città nel mondo?
Tendo a pensare che tutto è possibile, se uno ci crede, quindi direi di no. Ci sono però cose che vengono molto più facili a San Francisco che altrove: lanciare una startup con un’idea innovativa e visionaria è sicuramente più facile qui che altrove.
Questa è la prima città americana che visiti o ce ne sono state delle altre prima? Che differenze hai notato?
Sono passato come turista a Los Angeles, Boston e New York, ma non posso dire di conoscerle.
San Francisco mi è sembrata molto più europea delle altre. Ci sono trasporti pubblici decenti, la gente ha un aspetto fisico simile agli europei.
Ricordo che Los Angeles mi aveva fatto una bruttissima impressione: così vasta, così sporca, così difficile da capire agli occhi di un italiano. San Francisco è una città facile, simile per molti versi all’Italia, ed è forse per questo che ci sono tanti italiani!
Una volta arrivato qui in città allora, che cosa ti ha stupito maggiormente? Raccontaci 5 dei tuoi cultural shocks!
1. I Giants: continuo a non capire il baseball e come mai attragga così tanta gente.
2. Le confezioni formato maxi di qualunque cosa (dose minima aspirina: 250 compresse).
3. Quando nei ristoranti i camerieri ti elecano tutti gli ingredienti di un piatto, come a dire più roba ti dico e più buono e raffinato è. No! La semplicità nel cibo ancora non l’hanno capita.
4. La facilità con cui le persone ti parlano delle loro idee sorridendo e credendoci. È contagiosa!
5. Il cielo blu. è sempre blu (a parte questa settimana). A volte si sottovaluta quanto una giornata soleggiata possa influenzare positivamente l’umore.
San Francisco, Ocean Beach
La tua isola felice in città? Un posto nel quale ti senti bene ogni volta che ti ci trovi...
Ocean Beach, la spiaggia vicino allo zoo. Ci vado sempre quando voglio stare un po’ in pace, pensare e rilassarmi.
L’oceano dietro casa è un vantaggio notevole. Camminare sulla sabbia, ascoltando le onde mi ricarica e mi prepara a tornare nella mischia.
Che cosa ti manca dell'Italia vivendo qui in California?
Gli amici e la famiglia soprattutto. I supermercati che vendono salumi buoni a prezzi normali. Il pane e i panini. Le Dolomiti, il mare caldo della Sicilia, Venezia e le isole della Laguna, la possibilità di viaggiare in Europa il weekend.
E a proposito di amici... amici italiani/europei vs amici americani; quali sono le tue impressioni?
Molto diversi. Ma c’è da dire che i miei migliori amici qui sono inglesi, nigeriani, francesi, texani, bulgari, spagnoli, italiani. Ho tanti amici qui con cui condivido momenti anche molto profondi. C’è una comunità d’intenti, l’essere qui per ragioni simili e quindi avere l’impressione di capirsi.
Gli amici Italiani però sono fondamentali perché capiscono una parte di te che uno straniero farà sempre fatica a vedere. Cerco di sentirli spesso, di stare al passo con le loro vite, con i figli che nascono, i successi e le difficoltà. L’Italia vista da qui non è sempre comprensibile, e sentire gli amici aiuta a ridurre il divario cognitivo e tiene vivo un legame che sarà fondamentale quando deciderò di rientrare definitivamente.
Riassumerei le differenze tra i due tipi di amicizie così:
Voglio un consiglio di business? Chiedo a un amico americano.
Voglio un consiglio di cuore? Chiedo a un amico italiano.
Per quella che è la tua esperienza, a cosa ti sembra di aver rinunciato trasferendoti a San Francisco e che cosa invece hai guadagnato?
L’America mi ha dato e mi sta dando moltissimo, per cui per me è difficile vedere lati negativi. Professionalmente mi ha dato tantissimo. Ho dovuto superare tante e tante difficoltà per trasferirmi qui, a cominciare dal visto, e la lotta non è stata per niente facile. È stato davvero formativo per il carattere e sono convinto che quel che ho imparato lo porterò sempre con me.
Che cosa senti che ti lascerà questa esperienza all'estero?
La capacità di innovare e di non arrendermi di fronte alle difficoltà, la certezza che una persona è artefice del proprio destino, il grande coraggio, la tenacia e la positività propri di questo popolo.
Quali parole migliori per ispirare i nostri buoni propositi per questo nuovo anno appena cominciato?
Ringrazio tanto Francesco per averci resi partecipi della sua avventura e vi invito, se avete delle curiosità, a porre le vostre domande nei commenti qui sotto: sono sicura che sarà lieto di rispondervi!
Ci rivediamo il prossimo mese con le voci italiane da San Francisco!
  

4 commenti:

  1. bellissime queste interviste ciao

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  2. Cugi sono io, Alice!! Ho dovuto iniziare a scrivere un blog per riuscire a capire come funzionava un blog e poterti seguire!! è stato difficile, ma come si dice, se non puoi sconfiggere il tuo nemico, alleati con lui! Mi è piaciuta tantissimo questa intervista, spero di avere la tua stessa costanza e il tuo stesso talento. Un bacio

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    Risposte
    1. Uh, che bella sorpresa!! Sono davvero orgogliosa di te e della volontà di sconfiggere il temibile nemico: blogger! ;)
      Voglio diventare presto una tua follower! Brava cugi!!

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