mercoledì 25 luglio 2012

Auguri nanetto! Bambini e giochi tra Italia e America

Essendo oggi il compleanno del nostro adorato nipotino, voglio dedicare a lui questo racconto perchè, anche se siamo fisicamente lontani, il pensiero e l'affetto che sentiamo per i nostri due nanetti, ci tiene legati stretti stretti, anche con un Oceano di mezzo. 
Mission-Dolores Park, San Francisco
Difficile fare a meno di pensare a loro quando ci si trova al Dolores Park di San Francisco che non offre solo numerose possibilità di svago per gli adulti - cinema all'aperto di sera, concerti vari di giorno, campi da tennis, da basket, da calcetto e percorsi per la corsa, naturalmente tutti gratuiti - ma include anche un'area riservata ai bambini con tanti giochi, più o meno convenzionali. 
Ciò che trovo ancora sorprendente - da italiana d.o.c - è che, sebbene questi spazi siano utilizzatissimi da tutti, specialmente nel weekend, tutto appare ancora perfettamente nuovo, intatto e ben funzionante. In Italia mi sembra che uno spazio pubblico - senza reti, cancelli o guardiani - possa difficilmente rimanere integro. Qui invece, da questo punto di vista, sono molto avanti: sanno usare gli spazi comuni senza distruggerli e anzi, mi sembra che abbiano un grande rispetto per questi luoghi destinati alla comunità. America 1 - Italia 0! Ma forse sono io ad avere avuto un'esperienza negativa in questo senso... aspetto le vostre riflessioni a riguardo. 
Tornando al Dolores Park, ecco alcuni dei fantastici giochi che i nostri nipotini - e non solo loro - sarebbero entusiasti di utilizzare. Vi sono le immancabili altalene: 
- ci sono quelle per i bambini piccolissimi, con grandi simil-pannoloni in legno che accolgono un nanetto alla volta che può divertirsi ad andare su e giù anche da piccolissimo e in totale sicurezza;  
- ci sono poi le altalene per i bimbi più grandi, con il classico seggiolino lievemente curvo che potete vedere qui sotto; 
- e poi, ci sono quelle per i bambini disabili, con il sedile in plastica grossa verde, con schienale e sostegno per le gambe e pure le fasce per allacciare il bambino.
So che non dovrei neanche dirlo, ma spero sinceramente che da questa mia mancanza possa nascere una riflessione importante per tutti: prima di domenica non avevo mai pensato al fatto che un bambino disabile senza un'altalena pensata apposta per lui non potrebbe sperimentare l'ebrezza di questo gioco che tutti noi abbiamo adorato. Non ho molta esperienza in materia a dire la verità, perchè non ho avuto modo di confrontarmi seriamente e a lungo con il mondo della disabilità, se non per mezzo di alcune persone che ho conosciuto già da adulte. Certo è che ora che ho visto questa altalena che in Italia non mi era mai capitato di vedere, mi sono resa conto di quanto importante sia che un parco qualunque, pensato per tutti i bambini, sia attrezzato per rendere possibile il divertimento davvero per ogni bambino, che sia disabile oppure no.  
Pensieri forse scontati, che rappresentano "il pane quotidiano" per chi ha un familiare o un amico disabile o per chi, per lavoro o per volontariato, incontra situazioni simili quotidianamente. Però per me che non mi sono confrontata spesso con questa realtà, così scontati non sono. So solo che ora non riesco più a pensare a un parco giochi che escluda in qualche modo un bambino, impedendogli di toccare il cielo con le dita sulle altalene, come tutti i bambini adorano fare [...].

Al Dolores Park, al centro dello spazio previsto per i bambini, c'è una specie di montagnola con un ponte rosso a destra che conduce verso la seconda collina occupata dal parco. Qui si trovano vari giochi e il pavimento di tutta l'area è incredibilmente soffice, ideale per attitutire i colpi delle inevitabili cadute!
Innanzitutto, c'è uno scivolo dalle proporzioni esagerate che penso potrebbe accogliere una famiglia al completo in discesa libera. 
Dovevate proprio vederli i bambini americani che scendevano con la gamba tesa puntata verso il povero disgraziato che era appena arrivato alla fine dello scivolo, ma prima di loro, ahimè. 
Ed erano lacrime e sorrisi per tutti, a seconda dei casi. 
Sulla destra, c'è la scaletta per salire sullo scivolo: un po' particolare visto che è costruita con una serie di semicirconferenze metalliche fissate sul pendio della montagnola. 
Mette decisamente alla prova le capacità arrampicatorie dei nanetti che si cimentano con l'impresa divertendosi a scalare il monte, ognuno con la sua tecnica, per raggiungere la meta e rilanciarsi giù per lo scivolo fino a colpire un altro bambino con la gamba tesa. Ma perchè ai bambini piace così tanto ripetere la stessa azione o lo stesso gioco circa duecentomila volte?! Lorenza, illuminami tu.
Sulla sinistra, un altro gioco che a me pareva difficilissimo, con dei pali storti e delle sfere blu sulle quali si saliva per poi spostarsi da un palo all'altro. 
Ecco, questo mi pareva alquanto pericolosetto... ma forse sono io che sono sempre stata un po' fifona, anche quando ero nanetta pure io. 

E sempre da questo lato, c'è la rete dell'Uomo Ragno che so genererà grande curiosità nel nipotino; mi immagino già i suoi occhi che brillano al solo pensiero di essere appeso tra una corda e l'altra...  E per questo motivo, la foto va messa bella grande, sì che lui possa studiare bene il gioco prima di venirci a trovare!
Dietro alla montagnola ci sono nell'ordine: uno scivolo ultra sottile dove, giuro, ho visto una mamma incastrarsi!; una serie di giochini con molla che facevano venire i giramenti di testa solo a guardarli (ho visto con i miei occhi il capetto di una banda, che di media non superava il metro di altezza, che era stato piazzato sopra ad uno di questi aggeggi roteanti e girava vorticosamente spinto dal resto dell'allegra compagnia, che naturalmente se la rideva a crepapelle); tante costruzioni fantasiose in cemento chiaro, tutte con buchi qua e là, che ovviamente richiamavano l'attenzione dei nanetti che ci passavano attraverso, giocando a nascondino, o facendoci passare la sabbia, mentre i genitori se ne stavano comodamente seduti lì accanto. 
E poi, c'è lo xilofono gigante, con tanto di martelletti con la testa di gomma. Ecco, un gioco ipnotico a cui, lo confesso, non ho saputo resistere. Così ho continuato a suonarlo finchè non sono arrivati due nanetti che mi hanno fatto gli occhi dolci per avere almeno uno dei due martelletti che tenevo in mano. E purtroppo, messa alle strette, ho dovuto cederli... ma quanto è stato bello suonarli! Credo che questo gioco sarebbe piaciuto particolarmente alla nostra nipotina-suonerina!
Accanto allo xilofono, ci sono pure delle percussioni: ce n'è per tutti i gusti insomma! Non ci si può e non ci si deve annoiare.
Sempre da quella parte, più vasche di sabbia per piccoli e piccolissimi. 

Ma mi chiedevo una cosa: chi sarà mai stato quel genio che si sarà inventato tutto questo? Cioè, ma quanto bello deve essere fare, di lavoro, l'inventore di sogni per bambini? Di certo serve un'ottima fantasia e un accentuato spirito bambinesco a meno che non si tragga ispirazione dai diretti interessati e futuri clienti sotto il metro di altezza. Beh, comunque, si tratta di uno dei lavori che mi piacerebbe fare. E poi, non si diceva che qui in America si può diventare ciò che si vuole? Ok, si salvi chi può allora...

Chiudo con un video dedicato al nostro nanetto che oggi compie 5 anni, con un breve messaggio allegato: "Ti auguriamo una giornata strepitosaaaaaa, piccoletto!!!! Auguri auguri auguri!!!  
Zia Sabina, e naturalmente con lei, zio Toto, che ti vogliono tanto tanto bene, ma tu già lo sai..."
 

 

2 commenti:

  1. che bello! giochi e parco da invidia

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  2. Mmm.. non so se riuscirò ad essere illuminante .. ma ci provo:)
    La psicologia definisce reazioni circolari le prime forme di adattamento dell'individuo alla realtà attraverso ripetizione. E sempre la psicologia dice che quest'adattamento è dato da:
    - assimilazione: capisco a cosa serve lo scivolo, in che modo va usato (vedo gli altri come lo usano, mi fido della mamma che mi ci butta giù e mi spiega più o meno che fare)
    - accomodamento: trovo il modo che mi va più a genio per salire i gradini e scivolare giù, sperimento diverse possibilità e le integro con le mie caratteristiche.
    La ripetizione aiuta a "sperimentare" e quindi conoscere perchè offre la possibilità di fare qlcs che un po' conosco già, ma studiare diverse possibilità di portare a termine la suddetta attività, il tutto in un contesto relativamente rassicurante perchè noto.
    In fondo anche noi adulti siamo portati a sviluppare e reiterare routines.. e un po' è sempre per quella sensazione di rassicurazione..

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