mercoledì 23 maggio 2012

A strange mechanism

California poppy da http://www.sftravel.com/flowers-in-san-francisco.html
Io davvero rimango stupita, ogni volta. 
Rimango stupita ogni qualvolta mi capita che qualcuno mi tenda una mano, anzi due, a titolo completamente gratuito. 
E qui in America mi  è accaduto  con una maggiore frequenza! Ho come l'impressione che sia in atto da tempo uno strano meccanismo che fa sì che il popolo italiano all'estero mostri tutta la sua grandezza d'animo... 
Vi racconto questa: qualche settimana fa, mentre eravamo nel bel mezzo della ricerca della casa, ho contattato via mail D. per andare a vedere il suo appartamento in affitto. Avevo scritto una lunga mail, spiegando chi ero, cosa facevo, perchè ero qui... la stessa email che avevo inoltrato un numero infinito di volte. D. mi ha chiamato: si trattava di un italiano a San Francisco ormai da lungo tempo! Mi chiede da dove vengo e quando gli dico "Da Padova", scoppia a ridere perchè lui viene da Bassano del Grappa (VI), poco distante dalla mia città d'origine. Strana coincidenza! Ci mettiamo d'accordo perchè vada a vedere la casa, poi ci salutiamo e riattacco. Poco dopo, mi richiama: dice che con sua moglie ha pensato che visto che andiamo verso l'ora di cena a vedere la casa e loro quella sera avranno ospiti, potremmo rimanere a mangiare da loro. Io rimango basita. Ma lui dice che vuole in qualche modo darci il suo benvenuto in città e io gli credo. Penso: "Ok, questo perfetto sconosciuto ci sta invitando a cena semplicemente perchè siamo italiani". Risultato finale? Una fantastica cena insieme a lui e alla sua famiglia, e ad una cara amica di Roma ma trapiantata a San Francisco da dieci anni. 
Ma questo voleva essere solo un esempio; ne avrei veramente molti altri da presentarvi. 
Ho sempre pensato al fatto che la provenienza costituisca un punto in comune molto forte tra le persone, che sia quasi naturale per le piccole o grandi comunità straniere all'estero ritrovarsi e passare del tempo insieme: mi vengono in mente i rumeni che si ritrovano davanti ai giardini in via Giotto a Padova nel weekend, o gli indiani che fanno festa in Prato della Valle, ma credo di non aver mai capito esattamente quale fosse il motore che spinge queste persone a incontrarsi, e ora invece mi appare così chiaro agli occhi che mi stupisco io stessa di come non riuscissi proprio ad immaginarlo. Capisco che il senso di appartenenza è qualcosa di connaturato all'uomo ed è talmente potente da spingerci l'uno verso l'altro in una particolarissima danza solidale. 
L'impatto è notevole per chi arriva, è piacevole sentirsi accolti, sentire che qualcuno prima di te ha vissuto questo senso di estraneità al luogo, alla gente, alla cultura e che in qualche modo ti offre il suo aiuto per farti superare questo momento di  difficoltà. La parola "straniero" rende perfettamente l'idea di questa condizione, di estraneità appunto. Lo  shock culturale viene in parte attutito da questo affetto gratuito che ti viene offerto da dei perfetti sconosciuti. 
Un altro esempio. Ho reso nota l'esistenza del mio blog ad un gruppo che si chiama Italians by the Bay che riunisce su Virgilio  degli studenti e dei professionisti italiani che attualmente vivono nella Bay Area ovvero a San Francisco e nelle zone limitrofe. La reazione a questo mio annuncio postato sulla bacheca del gruppo non è consistita solo nell'aumento improvviso del numero di visualizzazioni del blog (323 solo nella giornata di ieri), ma anche - e questa è la cosa che più mi colpisce sinceramente - nel fatto che tra ieri e oggi ho ricevuto diverse mail da alcuni dei membri di questo gruppo che volevano semplicemente complimentarsi per l'iniziativa del blog e rendersi disponibili ad offrirmi suggerimenti, consigli pratici da esperti per vivere meglio nella città...  Vado dritta al punto, citando S.: "Fammi sapere se ti serve qualcosa"; e poi  ancora, D.: "Scrivimi pure e sarò lieto di risponderti". 
Questo per me è veramente incredibile e impressionante. 
Ma vi dico di più. Nella mailing list di questo gruppo proprio ieri è comparsa una mail di una italiana che sta per arrivare a San Francisco in vacanza a luglio e chiede consigli per trovare un appartamento da affittare per una decina di giorni a luglio. Beh, vi devo dire che non ho mancato di risponderle per darle qualche suggerimento. Non sarò qui da molto tempo, ma un'idea me la sono fatta e qualche indicazione la potevo ben offrire. Eccomi quindi entrata a piè pari nel vortice. Ma non è una cosa meravigliosa? Io trovo che sia veramente fantastico questo meccanismo che trae linfa vitale da uno spirito solidale... 
Alla prossima,
Sabina

4 commenti:

  1. certo che essere arrivata a dare consigli è un traguardo!

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  2. ti assicura che questa reazione non è tipica nella altre parti dell'America e che è un'atteggiamente tipicamente californiano e SOPRATTUTTO di san francisco dove alla fine sono tutti ex fricchettoni.

    Grazie per avermi scritto le tue parole di incoraggiamento sul mio blog! Spero presto di trovare casa e sistemarmi perchè questa situazione è FOLLE.
    Ti contatterò presto che magari un caffè insieme ce lo beviamo (se trovo casa ho pure la caffettiera eh :-)

    E' un piacere averti conosciuta e aver scoperto questo blog!
    a presto
    elena

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    Risposte
    1. Beh, allora sono capitata dal lato giusto dell'America, mi vien da pensare! Sapevo comunque che la California è nota per essere particolarmente accogliente... non so se sia l'esito della "fricchettonaggine" anni Sessanta - la questione andrebbe approfondita - ma comunque, va bene così! Quando approderai in città, una volta sistemata con calma, scrivimi pure che un caffè accompagnato da qualche chiacchiera fa sempre piacere!

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  3. senza pretese scrivo qualcosa circa la mentalità cosiddetta americana. E' una situazione, quella statunitese, in cui il peso della tradizione è molto meno presente che da noi europei almeno, e soprattutto non è presente nella forma di un'unica tradizione. Il confronto continuo con altre tradizioni, a loro volta meno condizionanti rispetto a quello che succede nei paesi d'origine,porta a una maggiore libertà, da intendere come minori vincoli e minore intensità degli stessi. Ciò spiega il senso di "leggerezza" che danno gli "americani" al primo impatto e nei contatti saltuari e superficiali. O no ?

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