mercoledì 17 agosto 2016

Lavorare per una start up a San Francisco

"Cercasi storico o storico dell'arte di formazione che conosca bene San Francisco e che sia magari anche un city blogger" diceva quell'annuncio di lavoro trovato su una pagina Facebook. 
Eccomi qua! - pensai subito - e senza pensarci mandai il mio curriculum. Era un anno e mezzo fa... 
E fu così che ebbe inizio una delle avventure più tipicamente sanfranciscane che io abbia vissuto qui in città! 
Se infatti a Los Angeles il 90% delle persone sembra sia legata lavorativamente, in un modo o nell'altro, al mondo del cinema, a San Francisco il 90% delle persone pare sia invece parte del sistema della start up, sempre che non lavori in una grande azienda tipo Google, Facebook, Twitter o Adobe. Esagero, eh: ma sicuramente queste realtà rappresentano attualmente un aspetto molto distintivo della città. 
Ma cos'è successo allora dopo quel colloquio da Twitter?
Come ho raccontato dalle Amiche di Fuso feci il colloquio in questo posto pazzesco e fui presa da ricercatrice freelance per lavorare nel progetto di una start up chiamato StoryTrail. Si proponeva di creare una app per telefoni pensata per i turisti nelle grandi capitali mondiali. 
Perché in fondo a molti piace avere una guida che possa condurti alla scoperta dei luoghi più noti raccontandoti degli aneddoti e delle storie vere legate a quegli stessi posti. E allora perché non avere nel telefono una app che ti segnali i percorsi e le tappe più interessanti e ti parli di questi posti attraverso dei video concisi ma ricchi di informazioni? Sarebbe un po' come portarsi in tasca una persona che non devi nemmeno pagare troppo per guidarti alla scoperta dei luoghi più segreti e curiosi di città come Roma, Lisbona, New York, Los Angeles e San Francisco. 
Ecco, questa bellissima app sarà lanciata tra novembre e dicembre! Ma sul sito di Story Trail (www.storytrail.co/) sono già disponibili i video di Roma, se volete farvi un'idea! 
Il mio lavoro per questa start up mi ha permesso di capire come viene creata una app del genere e qual è il lavoro che sta dietro ad un progetto come questo.
In ognuna di queste capitali mondiali sono state selezionate 5 persone per condurre la ricerca, negli archivi e nelle biblioteche locali, di notizie inedite e curiosità relative a specifiche zone della città. Io ho potuto scegliere il quartiere italiano di San Francisco, chiamato North Beach.
Columbus Ave e Transamerica Pyramid
I dati ricavati dalla ricerca (80 pagine di testo per quanto riguarda la sottoscritta!) sono passati nelle mani di scrittori professionisti che hanno creato i testi che sono stati poi recitati da attori professionisti ripresi nei luoghi della città presenti nell'app. A proposito, le riprese a Roma e a New York sono finite da poco e presto verranno fatte anche a San Francisco e a Los Angeles! 
Si tratta quindi di un progetto ancora in fase di realizzazione ma che sin dall'inizio mi ha davvero preso il cuore. Per me, che per tanti anni ho fatto ricerca all'università, condividendo i risultati dei miei sforzi essenzialmente con la nicchia di esperti di storia dell'arte, è stato incredibile vedere come i miei dati della ricerca potessero costituire il punto di partenza per la realizzazione di un progetto scientifico ma rivolto ad un pubblico vasto. Conoscenza a servizio della società, ecco cos'è... e il tutto tramite l'innovazione. E la ricerca in ambito umanistico è diventata la chiave per creare tutto questo. Cioè, ci credete? Un mondo in cui la cultura conta ancora qualcosa e la storia viene vista come una possibile fonte di guadagno... Facile pensare immediatamente all'Italia che di queste app ne potrebbe produrre milioni per rendere fruttuoso economicamente quel patrimonio storico-artistico che invece soffoca sotto alla sua polvere [...].
Ma qui non si parla dell'Italia, si parla di San Francisco... e qui l'innovazione e la voglia di fare si respira nell'aria.
Golden Boy Pizza, 542 Green Street
Questa ricerca per le vie della Little Italy di San Francisco mi ha portato a scoprire la storia e i diversi strati di storia presenti in questo quartiere molto turistico della città, un quartiere che, per dirla tutta, non mi è mai piaciuto più di tanto perché ci ho sempre trovato solo quel "finto italiano" spacciato per vero da molti dei locali di questa zona.
Ho scoperto la vita di questa parte della città dai tempi delle tribù dei nativi d'America ai giorni nostri. Ho seguito l'evoluzione di strade ed edifici che ancora rappresentano dei punti di riferimento fondamentali per San Francisco, come la Transamerica Pyramid o la Coit Tower; e sono a venuta a conoscenza della storia di edifici scomparsi di cui rimangono le tracce nelle fonti storiche. Nelle pagine dei giornali ho ritrovato la storia di personaggi incredibili che hanno vissuto al tempo della celebre corsa all'oro californiana (1848-55), scoprendo che molte delle navi con cui arrivarono qui sono ancora sepolte sotto alla città. Ho seguito il percorso di personaggi che hanno fatto la storia di San Francisco, come Lawrence Ferlinghetti per la letteratura o Domingo Ghirardelli per il suo cioccolato. E ho letto con ammirazione di tante donne che hanno cambiato la storia di questa città, come Lilli Hitchcock Coit e Maya Angelou per citarne solo alcune. 
E improvvisamente questa parte della città ha cominciato ad avere un senso. Un senso che andava oltre le insegne in italiano dei ristoranti turistici. Ho ritrovato la storia in quelle strade che per me avevano il sapore del nuovo e che invece ora riconosco per la loro storia, breve ma intensa. 
Grace Marchant Garden, Filbert Street Steps
E' stato un incontro magico, filtrato attraverso le storie dei primi italiani approdati qui e il profumo dei fiori del rigoglioso giardino pubblico di Grace Marchant su Telegraph Hill.
La curiosità di saperne di più di queste vie, mi ha spinto anche ad andare oltre alla carta già stampata e a contattare storici e giornalisti impegnati per decenni nella ricerca sulla storia di San Francisco ma anche artisti contemporanei. 
BILL WEBER "Jazz Mural", 606 Broadway Street









Ho intervistato per esempio Bill Weber, al quale la città deve diversi murales e anche quello che occupa due facciate di un edificio al confine tra North Beach e China Town (billwebermuralist.com). In questa intervista telefonica in particolare mi è sembrato che la storia fosse lì tra le mie mani... era diventata reale e toccava a me trascriverla. E' stato come fare giornalismo vero, trovando risposte immediate a tutte le mie domande curiose e scoprendo l'altro lato della medaglia, quello dell'artista che produce arte contemporanea in una città come San Francisco.  
Per tutti questi motivi, lavorare per una start up è stata per me un'esperienza incredibile! Un'esperienza che non è stata ricca in termini monetari, perché si trattava di un lavoro temporaneo e mal pagato in rapporto al carico di lavoro effettivo, ma che sicuramente mi ha dato molto... facendomi cambiare idea su North Beach e rendendo il mio passatempo da blogger una vera professione nella quale ricerca e scrittura si fondono insieme per produrre informazione. 

martedì 9 agosto 2016

Voci italiane a San Francisco # 17

C'era una volta una famiglia formata da mamma e papà, due ragazze e due bambini. Vivevano in Sicilia e tutta la loro vita era lì, a Gela. Ma un giorno si presentò l'occasione di fare le valigie e attraversare l'Oceano per ricominciare in California. Lo faranno? Eccovi qui la loro storia, raccontata da Stefania, nella consueta rubrica "Voci italiane a San Francisco". 

Volete presentarvi brevemente? Come siete arrivati in California? 
Brevemente… insomma tieni conto che siamo in 6…
Tutta la famiglia allo Yosemite National Park
Claudio, mio marito, ingegnere elettronico, lavora per una multinazionale che opera nel campo dei semiconduttori. Siciliano con la passione per hiking e passeggiate all’aria aperta. Stefania, giornalista, ho lavorato per diverse testate giornalistiche siciliane e (malgrado i 10 mila km di distanza) sono direttore responsabile di un quotidiano online. E poi ci sono i nostri figli Chiara di 13 anni, tra pochi giorni inizia il suo primo anno di high school, ama leggere e sogna di fare la scrittrice. Flavia, 10 anni, anche per lei tra qualche giorno nuova avventura alla middle school, adora il basket, ma da grande vuole fare l’ingegnere elettronico come papà. Gabriele, 5 anni frequenterà il kindergarten. La sua passione sono i mattoncini Lego e anche se è presto per parlare del suo futuro lavorativo sostiene che anche lui vorrà seguire le orme del papà. E infine Stefano 2 anni, il piccolo terremoto di casa. Super coccolato dalle sorelle. La sua passione sono i cartoni animati "Little Einstein".
In California ci siamo arrivati tramite il lavoro di mio marito. L’azienda per la quale lavorava a Catania e che ha sede anche nella Bay Area ha attivato il programma “grow your career”. All’inizio sembrava uno scherzo, ma poi abbiamo cominciato a pensare seriamente all'opportunità di dare ai nostri figli la possibilità di vivere questa esperienza. Imparare una nuova lingua e conoscere “L’altra parte del Mondo”. E così abbiamo fatto armi e bagagli e siamo partiti.

 
Qual è stata la reazione vostra e dei vostri figli alla possibilità di emigrare negli States? 
Beh inizialmente solo la grande ha mostrato entusiasmo. Lei è sempre stata esterofila. Il mondo in cui viveva le è sempre stato stretto. Flavia, invece, la seconda non ne voleva sapere. Solo a sentirne parlare scoppiava in lacrime. Non so cosa sia successo poi e cosa improvvisamente l’abbia convinta... forse l’idea di non avere più tutto quel carico di homework, chissà… ma ad un tratto anche lei ha cominciato a dire partiamo e oggi non vorrebbe più tornare indietro. I due più piccoli non credo si siano resi conto di come avevamo deciso di stravolgere la loro vita, ma sono sereni, sorridenti e quindi penso che non abbiano risentito tanto del trauma.  

Che cosa offre la California ad una giovane famiglia italiana?
La possibilità di incontrare diverse culture, la possibilità di reinventarsi come persona e anche come famiglia. Molto rispetto per i bambini e per le loro esigenze e, cosa da non sottovalutare, la possibilità di vivere molto all’aria aperta, tra playground di ogni genere e dimensione e parchi dove poter fare lunghe camminate: non si corre assolutamente il rischio di annoiarsi! Altra nota positiva il basso costo del carburante (al contrario, ahimè di frutta e verdura) che invoglia a salire in macchina e partire in esplorazione. 

Quali sono state le difficoltà e quali i vantaggi di questo trasferimento per voi e per i vostri figli?
Difficoltà tante, soprattutto all’inizio: una lingua nuova, una burocrazia nuova. Ricordo di aver vissuto come un incubo l’iscrizione dei miei figli a scuola, tra visite mediche, vaccini e documenti da compilare. Trovavo assurdo che per iscrivere i bambini a scuola dovessi presentare il contratto di affitto della casa o piuttosto il contratto dell’energia elettrica. Anche fare la spesa al supermercato era diventata un muro insormontabile…. pochissimi prodotti italiani, prezzi altissimi. Uno dei miei passatempi preferiti in Italia era diventato, qui, un incubo.
Ma non solo cose negative. Intanto la lingua: i miei figli, a distanza di un anno, parlano inglese; il clima fantastico (molto simile al nostro clima siciliano) che ci ha dato la possibilità di andare molto in giro. Le domeniche da tv e divano sono diventate un lontano ricordo ormai. L’ordine e i servizi che in Italia ci sognavamo di avere qui sono la quotidianità. E poi la possibilità di conoscere nuovi amici, italiani come noi, con i quali passiamo tutto il nostro tempo libero. In Italia con il lavoro senza orari che avevo mi sognavo di poter fare un pic nic durante la settimana o di portare i miei figli al parco o in piscina. Ero sempre con l’orologio in mano a correre da una parte all’altra. Ora invece sono più rilassata e i miei figli con me… devo dire che apprezzano molto questa nuova dimensione di famiglia.
 


Bilinguismo e bambini. Come hanno reagito i vostri figli al primo incontro con la lingua e la cultura americana?

Qui dobbiamo fare delle distinzioni e andare per gradi. Chiara, la grande non ha avuto grosse difficoltà, forte dei suoi cinque anni di corsi Cambridge che aveva fatto in Italia, con un’ottima insegnate madre lingua americana che le ha dato ottime basi per affrontare il suo primo impatto con la lingua. La sua unica difficoltà a scuola è stata l'educazione fisica. Flavia è quella che ha avuto più problemi. Ricordo come un incubo le prime lezioni. La maestra parlava americano, leggeva una narrativa sulla quale i bambini dovevano rispondere a delle domande, ma lei non capiva nulla. “Non ci capisco niente – mi diceva – riportami a casa…”.  Per fortuna un lavoro di squadra tra la maestra a scuola, io a casa e la sua caparbietà hanno cambiato in breve tempo la situazione e al ritorno dalle vacanze di Natale iniziò a parlare americano. Gabriele, il cinquenne, non conosceva una sola parola in inglese e quando provavo a insegnargli qualcosa mi urlava “Smettila!”. L’asilo è stato la mia e la sua salvezza. E adesso anche lui parla americano e corregge pure la mia pessima pronuncia. Stefano non ha ancora avuto un rapporto vero e proprio con la lingua. Suo fratello parla in inglese quando gioca e lui lo imita e ogni tanto mi chiede “Can you open the door?”. 

Quando siete arrivati qui, che cosa vi ha stupiti maggiormente di San Francisco? Raccontateci 5 culture shocks relativi alla città. 

Sarà banale, ma la cosa che mi ha stupito di più è stato il clima; un cielo azzurro e assolato accompagnato ad un freddo gelido, in agosto, non me lo sarei mai aspettata. Vedere dalla macchina gente con i cappotti invernali mi ha fatto rimanere a bocca aperta, li consideravo folli, ma appena ho messo piede fuori dalla macchina…. Dio solo sa quanto avrei desiderato di avere uno di quei cappotti!
Il cibo, questo sconosciuto: vedere tutte quelle bancarelle di hot dog o di sea food con i granchi enormi messi in vetrina, quei pentoloni messi lì a bollire (quasi effetto vuccirìa di Palermo), beh devo dire che mi ha scioccato non poco. Ho dovuto aspettare un anno prima di convincermi ad assaggiare qualcosa del genere e solo per cause di forza maggiore (nei ristoranti c’erano tempi d’attesa di 2 ore). I gabbiani furbi ladri di cibo… si presentano davanti al turista con il vassoio in mano, lo spaventano, tanto da fargli cadere il cibo a terra e poterlo così mangiare loro.
Claudio e il cable car
Altro culture shock è stato il cable car. Mai avrei immaginato la modernissima e tecnologica America che usa ancora un antico sistema di locomozione per muoversi tra le ripide salite e discese di San Francisco.
E infine il rispetto dell’altro, anche nel fare una fila. Mai nessuno che tenta di superarti e le file si muovono sempre in maniera ordinata. Abbiamo vissuto questa esperienza per la free admission all’Academy of Science, lo scorso mese di giugno. Quando siamo arrivati stavamo per decidere di rinunciare vista la fila chilometrica. Ed invece era molto scorrevole e soprattutto, lo sottolineo ancora una volta, ordinata.
Posso aggiungerne un altro? Le scale anticendio nei balconi degli antichi palazzi. Fino a quel momento le avevo viste solo nei film!
 

 
Che impressione vi ha fatto San Francisco? Amore a prima vista oppure no? 
Diciamo che San Francisco è una città che lascia a bocca aperta. Forse ci aspettavamo più grattacieli e invece ci siamo ritrovati in una città con qualche grattacielo e splendide case in stile vittoriano. Ogni angolo di San Francisco è una sorpresa e stupisce per la sua particolarità. Lo potremmo definire amore a prima vista se non fosse per la nota dolente del clima. 
Al Fisherman's Wharf
Un'isola felice in città? 
Difficile rispondere a questa domanda, anche perché siamo coscienti del fatto che non conosciamo tutta San Francisco. D’istinto diremmo il Fisherman’s Wharf, forse perché ci ricorda i lungomare italiani. 
 
Un cibo che avete scoperto qui e di cui vi siete appassionati? 
Decisamente il clam chowder, una zuppa di granchio che viene servita all'interno di una capiente pagnotta.  E’ stato il primo cibo che ho assaggiato a San Francisco e ne approfitto per mangiarlo tutte le volte che ci torniamo. 
 
Che cosa vi manca di più dell'Italia? 
Da dove comincio l’elenco? Il cibo sicuramente. Noi viviamo a San Jose e qui ci sono pochissimi prodotti italiani e quando si trova qualcosa è una festa. Il mare, inteso come luogo dove poter  fare il bagno senza rischiare il congelamento. Noi vivevamo in una città di mare e vedevamo quella meravigliosa distesa azzurra dalla finestra di casa nostra. Gli odori, i sapori tipici dei paesini italiani. Il calore della gente, la vicina di casa che ti saluta la mattina appena fuori dal portone di casa, una breve chiacchiera, un breve saluto e quell’immancabile “Dio ti benedica”. E poi naturalmente gli affetti: la famiglia, gli amici e, lasciatemelo dire, il mio lavoro in radio. 
 
Che cosa vi aspettate di guadagnare da questa permanenza in California?  
Tanta esperienza per noi e per i nostri figli, arricchire il nostro bagaglio culturale, imparare bene, speriamo, l’inglese e continuare a coltivare lo splendido legame che siamo riusciti a stringere qui con i nostri nuovi amici. Mai incontrati prima di arrivare qui e che in breve tempo ci siamo strasformati in una grande famiglia.    

Ecco quindi come una giovane famiglia italiana decide di fare armi e bagagli per regalarsi un'esperienza che offrirà a tutti tante nuove sfide ma anche tante grandi soddisfazioni. 
Ringrazio Stefania per averci raccontato la storia della sua famiglia! E ringrazio Claudio che si è fatto conoscere virtualmente da assiduo lettore di questo blog e della pagina facebook e mi ha permesso così di venire a conoscenza della sua avventura californiana!
Ci risentiamo a settembre per la prossima voce italiana a San Francisco!

giovedì 4 agosto 2016

Ultimi giorni a San Francisco

Sì, avete letto bene: sto per lasciare San Francisco, è una questione di un paio di mesi ormai... si parla della fine di settembre. 
E lo so da un po' ma in questi mesi non sono riuscita a trovare il coraggio di dirlo, di scrivere a penna, virtualmente, nero su bianco che me ne sto andando. Non lo volevo dire a voi perché non riuscivo a dirlo a me per prima... ma questo è il nuovo, grande cambiamento di cui siamo protagonisti! 
E ora, che lo sto guardando dritto negli occhi questo futuro che mi aspetta, sento che ho il coraggio di gridare che sto lasciando San Francisco.
Lascio questa meravigliosa città che amo e odio con tutta me stessa, che mi ha dato tanto e mi ha tolto tanto, che mi ha spinto oltre i miei limiti per farmi scoprire tutto quel coraggio che, vi confesso, non sapevo di avere... 
Lascio qui un pezzo del mio cuore, il pezzo più prezioso, quello che qui ha visto nascere una nuova me, quella donna che è stata disposta  a pagare sulla sua pelle il prezzo di un espatrio intercontinentale, quella che nei sogni ci ha creduto e ci crede ancora e per davvero, quella che ha visto qui nascere la sua famiglia, quella stessa donna che qui ha potuto incontrare suo figlio in una sala operatoria di un ospedale americano... 
"I left my heart in San Francisco" dice quella celebre canzone ed io in questi ultimi mesi ho pensato che a San Francisco avrei lasciato inevitabilmente un pezzo di me stessa. 
Ma ora credo che sarò io a portarmi via un pezzo grosso di questa città: il pezzo che mi ha fatto scoprire lo yoga, l'agopuntura, le nuove amicizie tra mamme trentenni, oltre alla parte più nascosta di me... Non voglio lasciare qui tutto questo, voglio portarlo via e portarlo con me dove andrò a costruire un altro capitolo della mia vita. E sento che San Francisco è d'accordo ed è disposta a vedermi portare via tutto quello che qui sento di aver conquistato e fatto mio.
Lascio quindi la Maison Jaune
Lascio San Francisco. 
Ma non lascio la California. 
Migriamo verso sud, come fanno le balene di cui tante volte vi ho parlato, per ricominciare la nostra vita a Los Angeles. Una vita che mi vedrà tornare all'università, da ricercatrice post doc in storia dell'arte, beata in mezzo ai miei tanto amati libri medievali miniati!!
E che ne sarà allora di questo blog? 
E' nato come un diario aperto quattro anni e mezzo fa, come una finestra aperta su San Francisco e per questo non lo voglio chiudere. Vorrei rimanesse nel web, disponibile a tutti coloro che, volontariamente o involontariamente, capitano qui tra i miei scritti. Magari può ancora tornare utile a qualcuno, penso. Di certo scriverò ancora dei post prima della nostra partenza e questa è una promessa.
E poi che succederà?
Succederà che la nostra vita si sposterà a Los Angeles e sarà come ricominciare da capo in una città che ho visitato più volte in questi anni ma che ogni volta mi ha lasciata con la stessa impressione. Mi sembra sempre una città senz'anima, che ancora non è riuscita a lasciare il segno in me. Una città immensa, fatta di tante città diverse, un mix in cui non mi sono ancora riuscita a raccapezzare. 
Mi rendo anche conto che in qualche modo Los Angeles parte svantaggiata perché ai miei occhi - e forse nel mio cuore più che altro - compete con San Francisco... e sapete già quanto io ami quest'ultima! Certo è (e questo l'ho imparato dal confronto tra l'Italia e la California) che per abbandonarsi tra le braccia di un nuovo possibile amore, che senso ha il confronto? [...]
Ora vorrei solo riuscire a salutare San Francisco vivendo tutta, ma proprio tutta la tristezza che provo nel partire; per questo vorrei riuscire a dirle addio con le lacrime agli occhi, ma sapendo che l'ho vissuta intensamente e con tutta l'energia che potevo avere per scoprirla e riscoprirla giorno dopo giorno. 
Sono stati 4 anni e mezzo intensi quelli che ho vissuto qui e sento ancora che potrei non smettere mai di scoprire questa città, di vederne nuovi angoli e sfumature. Credo sia proprio nella natura di questo luogo svelarsi e rivelarsi continuamente... So di non poter mettere fine a queste scoperte e per questo posso andare via con la certezza che a San Francisco mi sono lasciata qualcosa da vedere per il mio prossimo ritorno. Perché non posso pensare di lasciarla per sempre... non ce la faccio proprio a credere che questo sia un addio... ma posso lasciarla pensando che non è poi così lontana da Los Angeles e sarà perfetto ritrovarla per un lungo weekend. Posso salutarla sapendo che ci tornerò e con lei manterrò un legame lungo e duraturo... coltivando a distanza questo amore nel mio giardino del cuore. 
 
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