lunedì 23 maggio 2016

Non sono tutte rose e fiori # 5

Dico sempre che San Francisco è una città bella e maledetta. 
Bella perché, ai miei occhi, è una città splendida, distinta da una bellezza tutta sua e di certo non paragonabile a quella di nessun'altra città che io abbia visto sinora, negli Stati Uniti e in Europa. 
1825-1827 McAllister Street, San Francisco
Maledetta perché, come già raccontava la voce italiana di Stefania, è una città in cui si vive davvero bene solo se si fanno TANTI soldi. 
Questo è un post che volevo scrivere da tanto e che scrivo ora, sull'onda di quanto è stato detto nell'ultima intervista delle "Voci italiane a San Francisco".
Gli affitti sono molto cari, più cari che in qualunque città degli Stati Uniti. E da quando siamo arrivati qui noi, quattro anni fa, non hanno fatto che continuare a crescere a dismisura...
Ci hanno ripetuto milioni di volte che noi siamo stati proprio sfortunati ad arrivare a San Francisco in un momento in cui il mercato delle case era impazzito a causa del successo di aziende imponenti come quelle di Facebook e Google, che hanno richiamato in città gente da tutto il mondo. Gente che, non sapendo quanto a lungo lavorerà qui, non mostra interesse alcuno nel comprare casa, ma può tranquillamente permettersi di pagare uno stipendio di 8000-10000$ al mese. 
Siamo stati sfortunati allora, ma dopo quattro anni il costo degli affitti continua a crescere e la situazione non è affatto migliorata. 
Nel 2012 girammo per due mesi interi prima di trovare la Maison Jaune, facendo domanda per non so quante case in affitto. 
Non so contare le volte in cui ci siamo messi in lista d'attesa per affittare un appartamento senza essere presi in considerazione! Noi che di stipendio ne avevamo solo uno all'epoca e di certo non potevamo competere con qualcuno che lavora per Facebook. Così ci trovavamo contro con chi, nella trattativa, poteva permettersi di alzare il prezzo, pagando anche 500 o 1000 dollari in più al mese rispetto al prezzo iniziale.
Ancora oggi ci baciamo le mani per aver trovato un piccolo ma bellissimo appartamento con una sola camera da letto che paghiamo SOLO 2900$ al mese. Sono tanti soldi... anche per una famiglia con due stipendi. Eppure per noi è stato proprio un colpo di fortuna perché di case così, a questi soldi, non se ne trovavano allora visto anche che non avevamo alcuna storia del credito negli States! 
E pensate che l'appartamento accanto al nostro, che è un po' più grande e un po' più bello, è stato affittato a 4100$ qualche mese fa. 
Se poi si volessero guardare le case più grandi, con due camere da letto, ci si troverebbe davanti a prezzi ancora più spaventosi.
Col mio stipendio da maestra riesco a coprire tutto l'affitto e mi avanza qualcosa per pagare IN PARTE l'asilo di mio figlio, che è l'altra spesa grossa del mese. 
Di asilo paghiamo infatti 1800$ e anche in questo caso, ci è andata bene. Di asili pubblici disponibili quando se ne ha bisogno non ce ne sono e volendo cercare una scuola materna, così come la chiamiamo in Italia, con una filosofia alle spalle, avremmo speso dai 2200$ in su. Addio filosofia allora... Ci siamo accontentati, scegliendo un asilo che ci sembrava sufficientemente buono e che, alla fine dei conti, è risultato tale. Certo, avendo una maggiore disponibilità economica, probabilmente avremmo optato per qualcosa di meglio.
Poi ci sono le spese per il cibo. Più o meno 200$ a settimana per la spesa al supermercato e 100$ per la spesa settimanale della frutta e della verdura al farmers' market
Aggiungeteci le spese dell'auto, annuali e mensili (assicurazione, benzina, bollo...) e quelle mensili delle bollette, che tuttavia non sono molto care visto che l'acqua e la spazzatura sono comprese nell'affitto e la luce arriva ai 100$ solo d'inverno, quando usiamo le ventole per il riscaldamento nel mese di dicembre.
Per farla breve: le spese sono tante e San Francisco, per quanto bella sia, non è una città propriamente economica. E noi lo abbiamo scoperto a nostre spese! 
E' una città in cui si vive bene e ci si può permettere di scegliere (la casa, l'asilo, i viaggi...) con due stipendi grossi provenienti dal mondo della Tech. Altrimenti, si lavora tanto e si va a pari con le spese. Le scelte nella vita quotidiana sono condizionate dal pensiero dei soldi, cosa che a me è risultata completamente nuova, venendo dall'Italia e da una condizione economica in cui si arrivava a fine mese tranquillamente con due stipendi universitari, senza tanto badare al conto in banca nei suoi dettagli. 
Qui ho dovuto imparare a tenere d'occhio il portafoglio e a prendere in considerazione seriamente il flusso del denaro in entrata e in uscita. E ho dovuto imparare a leggere oltre il carattere accattivante di un'attività (una classe di musica con mio figlio, la ginnastica...) o di un oggetto per guardarne il prezzo. Una cosa strana, che non ero abituata a fare, ma che mi sa di un pragmatismo che prima non avevo e che adesso è diventato parte della mia vita e di me!

venerdì 13 maggio 2016

Voci italiane a San Francisco # 16

Torna oggi la rubrica "Voci italiane a San Francisco" con un po' di ritardo rispetto al solito. Mi scuso per questo ma vi assicuro che di aspettare ne è valsa proprio la pena, perché quella che vi presento è proprio una bella intervista. 
La voce italiana che ascolterete è quella di Stefania che ci racconterà della sua vita in California e della sua visione di San Francisco. Dice tante cose vere su questa città, cose che ai miei occhi rendono questa città bella e maledetta, come dico sempre. Ma non voglio dilungarmi oltre: eccola qui allora la nostra nuova voce italiana da San Francisco!

Stefania, ti puoi presentare brevemente? Come sei arrivata in questa parte di mondo?
L'amore è folle, si sa. A 40 anni lo è di più e mi ha fatto innamorare di un americano (anzi, un italo-newyorchese, come dice lui) che viveva dall'altra parte dell'oceano. Dopo tre anni di romantico pendolarismo lungo l'asse Bologna-San Francisco non vedevo l'ora di fare le valigie. Ero felicissima anche perché aspettavamo un bimbo! Abbiamo voluto che Nico nascesse a Bologna, la città in cui vivevo da più di 20 anni, tra il profumo delle lasagne e dei tigli, e quando lui ha compiuto 5 mesi ho riempito sei scatoloni, ho dato una doppia mandata alla porta di casa e via! Ero pronta a lasciare tutto, tranne il mio amato lavoro. Così mi sono organizzata affinché mi seguisse. Sono una giornalista, ho lavorato per molti anni nelle redazioni di diversi mensili e negli ultimi tempi, pur conservando la direzione di una rivista di nutrizione, avevo spostato i miei interessi verso l'editoria per bambini, progettando e scrivendo magazine e libri per un noto gruppo italiano di produzioni televisive e cinematografiche. Adesso, a distanza di tre anni, continuo felicemente a lavorare da qui e devo dire che le 9 ore di differenza tra Italia e California sono un vantaggio.

Odi et amo. Quali sono gli aspetti di San Francisco che ami con tutta te stessa e quali sono quelli che odi con tutta te stessa?
San Francisco a pelle non mi è mai stata simpatica. Ricordo la prima volta che venni, 15 anni fa, con un caro amico californiano che tuttora vive a Bologna. Downtown mi parve un luogo freddo e grigio. Tutti gentili, ma un po' musoni e silenziosi. Un contrasto pazzesco con la ciarliera e rutilante New York, dove avevo vissuto per un mese in estate. Certo, c'erano isole di colore e gioia nella città, ma insomma non ci sarei tornata. 
Adesso che è un po' che vivo qui, posso dirlo con certezza: questa non è la mia città. Troppa ricchezza. Se una volta San Francisco è stato il teatro di battaglie per i diritti civili oggi è il cimitero della giustizia sociale. Negli ultimi 6 anni, da quando la frequento, è molto cambiata: è una città abbagliata dalla cascata di denaro che arriva dalle aziende di tecnologia e dalle startup. Il costo della vita è livellato su stipendi altissimi ed è diventato così insostenibile che ogni giorno un piccolo esercito di persone nate e cresciute in città sono costrette a lasciarla. Al loro posto arrivano giovani disposti a pagare affitti molto alti, che non hanno alcun interesse a migliorare la città e che probabilmente tra qualche anno la lasceranno per migrare verso un nuovo polo tecnologico. Nel frattempo, San Francisco è diventata tristemente nota per gli sfratti, che colpiscono pensionati, insegnanti elementari e impiegati, e per le tendopoli dei senzatetto che aumentano allo stesso ritmo delle startup formando una sorta di città fantasma nella città. È la città dei dimenticati, come la Città dei Morti nel cuore di El Cairo. A mio parere la migliore descrizione di questa città (e di tutta la Bay Area) l'ha data Francesca, una mamma italiana che, come me, vive qui: “A San Francisco si vive molto bene se hai tanti soldi; come in una qualsiasi città del Terzo Mondo”.

Puoi raccontarci allora 5 dei tuoi culture shocks vissuti a San Francisco?
Vivendo a Oakland devo allargare l'orizzonte geografico dei miei cultural shock. Eccoli.
 

1) La vita nei sobborghi in cui mi sono trovata catapultata dai portici del centro di Bologna. Quando venivo a trovare il mio futuro marito, sotto l'effetto delle endorfine dell'innamoramento, pensavo che abituarsi fosse una passeggiata. Che ingenua! A Bologna macinavo a piedi chilometri, conoscevo tutti i bottegai del mio quartiere e a qualsiasi ora uscissi c'era gente. Qui l'automobile è una sorta di arto bionico al posto delle gambe e se fai una passeggiata al massimo incontri sparuti esseri umani con pitbull o cagnetti mignon al guinzaglio. Il primo anno è stata dura, un malessere quasi fisico. 

2) La cortesia della gente. Venendo da un'Italia in piena crisi e arrabbiata questa gentilezza si notava moltissimo e mi faceva piacere. File ordinate e la sensazione che nessuno stesse cercando di fregarti, che invece provavo spesso in Italia. 

3) L'offerta di mostre non proporzionale alla quantità di soldi che girano in questa zona. Come è possibile, mi chiedo? Con tutto il denaro in circolazione dovremmo competere con NYC! Finalmente, dopo 3 anni, sta per riaprire il MoMA SF. Mi aspetto grandi cose!

4) Tech tech tech. Me ne rendo conto ogni volta torno da qualche viaggio. Lungo la freeway che collega l'aeroporto con la città sfila una sequela di cartelloni: chi pubblicizza un sistema per avere un cloud sicuro, chi garantisce i migliori sviluppatori, chi promette di consegnarti la spesa in meno di 25 minuti dal click. Se accendi la radio, senti dell'ultima acquisizione nel mercato tech o di come la startup più promettente del momento stia deludendo (o al contrario appagando) le aspettative degli investitori. Allora mi rendo conto che viviamo in una bolla e mi viene una smania per la vita vera, che deve essere altrove, lontano da qui. 

5) Un altro shock è stato vedere dal vivo il consumismo sfrenato. La quantità di oggetti e di beni fisici che la gente acquista è annichilente. Molti di essi non vengono neppure mai usati. Ho tanti amici che hanno un garage e parcheggiano la macchina fuori perché è stipato di cose. Altri pagano ogni mese uno spazio in un magazzino pur avendo una abitazione sufficientemente grande. Vado nelle case di americani e vedo buste traboccanti parcheggiate un po' ovunque. Per anni. Il più delle volte si tratta di cianfrusaglie. È una cosa che mi mette molta tristezza e mi fa pensare al bel titolo di un libro di A.M. Homes “La sicurezza degli oggetti”.

Un'avventura vissuta a San Francisco che pensi non scorderai mai?
Il mio matrimonio nella bellissima City Hall. C'era un gruppetto di amici e parenti – i miei dall'Italia, quelli di mio marito da New York – per paura di arrivare tardi a causa del traffico sul Bay Bridge e di “perdere il turno” abbiamo preso la Bart, questa specie di metropolitana che collega la Bay Area. Siamo saliti tutti vestiti a festa, io con un bouquet rosso e giallo, tra i sorrisi e un applauso.

La tua isola felice in città?
In città direi North Beach, Castro e Duboce Triangle. Ma le mie vere isole felici sono altrove, nella East Bay. A Berkeley, che per via dell'università e dell'energia positiva che irradiano gli studenti, mi ricorda la mia amata Bologna. E in alcune zone di Oakland, dove c'è più diversità culturale. Adoro inoltre la vista mozzafiato sulla Baia che offrono le colline di Berkeley (sempre che a San Francisco non ci sia nebbia).
Tramonto su San Francisco dalle colline di Oakland
Un cibo che hai scoperto qui e di cui ora non sai più fare a meno?
Il sushi. 15 anni fa lo odiavo. Ci credo, avevo mangiato sushi solo in Italia! Qui invece è nato un grande amore.

Vita da mamma in California: pensi ci siano differenze rispetto all'Italia? 
Non lo so perché trascorro poco tempo in Italia come mamma. Credo che qui ci siano tante iniziative interessanti e stimolanti per i bambini, e questo mi piace moltissimo e mi è di grande ispirazione, ma vedo anche che il livello di stress nelle mamme che vivono nella Bay Area è molto alto. Stress per il rientro al lavoro, perché se è vero che la California è l'unico stato americano che ha approvato la maternità pagata al 100%, questa ha la durata di sole 6 settimane. Stress per il costo del daycare e della preschool; stress per entrare in una buona scuola pubblica e stress per mettere insieme un fondo per l'università. E non ultimo lo stress legato alla competitività. Qui sembra che le alternative siano due: o hai successo o sei un perdente. Sia chiaro, se io fossi una perdente l'ultimo posto in cui vorrei trovarmi sono gli Stati Uniti; forse è per questo che qui le famiglie lavorano d'anticipo sui figli. Li caricano di impegni che possano stimolare i loro cervelli– lezioni di musica a 3 anni, coding a 5, una
lingua straniera a 4 – e li crescono con l'idea di essere i numeri uno. Saranno felici, mi chiedo?
Gli stress delle mamme italiane li conosco meno, ma ho la sensazione che siano cose un po' più naive: tipo la canottiera in lana fuori e cotone sulla pelle, lo spiffero assassino, la suocera o la mamma che assilla con consigli non richiesti, il piatto che deve essere vuoto perché ci sono i bambini che muoiono di fame.

Che cos'è "Bambini Ciao"? E come è nato questo progetto?
Ho conosciuto Bambini Ciao due anni fa. Insegnavo già italiano nella scuola elementare di Montclair, sulle colline di Oakland, e mi avevano chiesto una sostituzione. Bambini Ciao è nato una decina di anni fa da un gruppo di genitori italiani in East Bay. Per tutti questi anni è andato avanti grazie a un board di 4 persone incredibili, piene dedizione e di passione per la causa. Due anni fa mi sono unita al board decisa a far crescere questa realtà straordinaria e a trasformarla in un punto di riferimento nella East Bay per tenere viva la lingua italiana nei bambini. Abbiamo triplicato gli iscritti e quest'anno ha debuttato un doppio programma che ha riscosso grande successo. Una classe per i più piccoli, fatta di musica e movimento, e una per i più grandi della durata di due ore, divisa in due livelli. Una vera immersione nella lingua, nell'arte e nella cultura culinaria del nostro Paese. Non siamo una scuola, siamo una comunità. I nostri prezzi sono “politici”, volti ad avvicinare più gente possibile e pensati con lo scopo di coprire i costi. I bambini inoltre hanno accesso alla Biblioteca dei Piccoli: più di 150 libri, che ho messo insieme grazie a donazioni e offerte. Anzi, ricordo che noi accettiamo con gioia donazioni di libri! 
Personalmente sono convinta che attraverso uno scambio prolungato con altri bambini la lingua italiana possa essere vissuta in modo più sereno e naturale. Per questo ai più grandi offriamo un drop off lungo; utile anche per coinvolgere famiglie lontane che, mentre lasciano i bimbi da noi, hanno due ore di tempo per scoprire Oakland e Berkeley.
Abbiamo una pagina Facebook con il nostro nome, se qualcuno è interessato a saperne di più può contattarci lì!

Ma per te che cosa significa crescere un bambino in un contesto bilingue? Quali sono i pro e i contro di questa avventura?

I pro sono tanti, non lo dico io e li conosciamo tutti. Ma quello che mi affascina è il fatto che parlare una lingua straniera come un madrelingua significa anche pensare in un modo diverso. E poi, per un bambino italo-americano è fondamentale capire e parlare la lingua delle proprie radici perché non si può ignorare l'altra metà di se stessi. Prima o poi questa viene a bussare e bisogna farci i conti, altrimenti rimane un buco nell'anima.
Oakland - La casa di Stefania
C'è qualcosa che ti manca davvero dell'Italia? E per contro, che cosa pensi ti stia dando di speciale questa esperienza all'estero?
Mi manca la bellezza. La bellezza della storia, dell'architettura e dell'arte, che in Italia ti sorprende nella vita quotidiana. Mi manca la bellezza intesa come qualità dei materiali e degli alimenti, equilibrio delle forme; la bellezza del sedersi a tavola in famiglia o tra amici per ore. La bellezza di sapere che vivo in una società in cui l'educazione e la salute sono diritti di ogni cittadino, non servizi. Mi manca la bellezza perché, come Dostoevskij, sono convinta che la bellezza salverà il mondo. Per questo, in futuro, vorrei riportare mio figlio in Italia. Non che sia il paese perfetto, anzi. Ma non è questo il punto. 
Italo Calvino, in un bellissimo libro intitolato “Le città invisibili”, ha scritto una riga che amo molto e che per me è stata illuminante: “D'una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”. Il senso di appartenenza a un luogo è tutto giocato in questo dialogo silenzioso tra le nostre domande e le sue risposte. Paesi perfetti non esistono, esistono Paesi che rispondono in modo soddisfacente alle nostre domande. Che è un po' come dire che ci sono pro e contro ovunque, il punto è capire quanto contano per noi i pro e quanto possiamo tollerare i contro.

Grazie Stefania per il tuo racconto, così profondo e ricco di dettagli. Sono d'accordo con te: i luoghi perfetti non esistono e la vita in ogni città porta con sè dei pro e dei contro. A mio avviso pero' la bellezza che caratterizza San Francisco non trova paragoni con la bellezza che distingue l'Italia, ma non è che una sia meglio dell'altra, è solo che mi sembrano talmente diverse che io non riesco a dire che una è meglio dell'altra. Credo che ogni Paese abbia una bellezza diversa, che va assaporata per quella che è!
E voi lettori-viaggiatori che cosa ne pensate? 
Alla prossima



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