venerdì 15 aprile 2016

Spring Break: la rivincita per una Pasqua mancata!

Si sa che negli States le feste non sono scandite dai santi quanto piuttosto da ricorrenze laiche generalmente piazzate nel calendario al lunedì, cosicché tutti possano organizzarsi per tempo senza pensare troppo a quando cade il 1 maggio (che qui, ovviamente, manco si festeggia!). 
"Si sa…" ma a dire la verità io l'ho scoperto venendo qui a vivere. 
Ho scoperto qui che le festività rispettate dalla maggior parte della popolazione sono laiche. E sempre qui ho scoperto che le campane non suonano neanche alla domenica, almeno nella maggior parte dei quartieri della città, eccezion fatta per North Beach - il quartiere italiano - e Richmond - il quartiere russo, ad esempio.
Nuovo Paese, nuovi costumi quindi! 
Ne consegue che per Pasqua di vacanze non ne abbiamo fatte. La Pasqua è arrivata di domenica, come ogni anno, io sono stata a casa dal lavoro per il weekend, come ogni settimana. E la Pasqua poi è scivolata via alla velocità della luce senza neanche una colomba disponibile, perché quelle le trovi solo su Amazon e devi pagarle care. 
E così, mentre in Italia si brindava alla Resurrezione di Cristo con una bella fetta di colomba artigianale in mano, a San Francisco ci si godeva tranquilli la domenica immaginando quanto sarebbe stata diversa la Pasqua se fossimo stati al di là dell'Oceano.

Ma ecco arrivata la mia rivincita: lo Spring break, ovvero le vacanze di primavera che fanno chiudere la scuola per una settimana intera. Dico: una settimana intera! 
Ho salutato i miei colleghi maestri come se non dovessimo vederci più per un anno perché non è che capiti così spesso di stare a casa per una settimana intera. Dico: una settimana intera! 
Ci sono stati baci e abbracci a non finire e anche qualche lacrima, ma quelle erano per altri motivi. 
C'è chi è tornato in Italia; c'era chi partiva per Las Vegas; chi andava a San Diego; e poi c'erano i bambini entusiasti che immaginavano la meta della loro vacanza… New York, Palm Springs, Messico…
E noi? Noi che si fa?
Noi si resta alla Maison Jaune.
Perché mai?
Così… 
Forse perché siamo così stanchi che di viaggiare al momento non ne abbiamo troppa voglia. Forse perché muoversi con un bimbo di 2 anni e mezzo è faticoso. Forse perché non ci è sembrata troppo una brutta idea quella di restare in città e goderci San Francisco nel suo sbocciare di piena primavera. 
Ed effettivamente questa settimana a casa è stata per me l'occasione per fare tante cose diverse in diverse parti della città. 
Il giardino di Bazaar Cafe, 5927 California Street
Mi sono goduta un brunch con mio marito in un caffè bohémien bellissimo a metà mattinata in un giorno lavorativo. 
Ce ne siamo stati piazzati al sole nel giardino segreto sul retro del locale, sorseggiando una Italian soda che traboccava di ghiaccio. Ed è stato piacevole, tanto. 
Poi ho fatto un bel giro nel downtown, con la scusa dell'appuntamento all'Ufficio Immigrazione per il rinnovo del visto del lavoro. E così ho scoperto una parte di Market Street che non conoscevo, semplicemente perdendomi tra quelle strade che non frequento spesso in questa zona della città. 
The Iron Building, 540 Market Street 
In una giornata splendida mi sono trovata davanti un altro di quei flatiron buildings di inizi Novecento che mi fanno letteralmente impazzire; parlo di questi edifici costruiti d'angolo, che interrompono la monotonia del rigido reticolato di vie che domina tutta la città. 
Ho avuto tutto il tempo che ho voluto per fermarmi a guardarlo bene, senza fretta, senza dover scappare via per un altro appuntamento qualunque… Ho avuto tempo per starmene lì sotto con il naso all'insù per godermi questa vista.
Qualche passo più in là mi accorgo di una fontana dorata che non avevo mai visto.     
Fontana di Lotta, Geary e Kearny Streets
Leggo la dedica: "Presentata ai cittadini di San Francisco da Lotta, 1875". E immagino possa essere un dono di qualche ricco magnate. Ma la curiosità rimane e allora torno a casa e cerco online qualche informazione aggiuntiva. Questo anche perché ho del tempo libero per farlo… E scopro che è  la cosiddetta fontana di Lotta, donata alla città di San Francisco dall'attrice americana Lotta Crabtree, che era arrivata con la sua famiglia a San Francisco in seguito alla corsa dell'oro. Una donna quindi, e che donna! Una donna che a fine Ottocento era conosciuta in tutta America come The Nation's Darling e che era celebre per i suoi spettacoli di intrattenimento.    
Insomma, per farla breve, a me in questi giorni è sembrato proprio di essere tornata a fare la turista nella mia città del cuore… 
E poi, ritornare a casa, ricaricata di energie da questi stessi giri, è stato diverso… 
Mi sono resa conto di quante energie mi prenda il mio lavoro giorno dopo giorno, e me ne sono accorta al parco con mio figlio quando ho ritrovato la voglia di giocare con lui e di stare con lui anche nei suoi giochi, alternando a quei momenti insieme, il gioco indipendente a cui è abituato. In questi giorni al posto della solita stanchezza cronica c'è stata la voglia matta di stare con lui, di spupazzarmelo e di farlo ridere a crepapelle quando scende giù dallo scivolo e aspetta che io mi avvicini. 
Per tutti questi motivi la mia settimana dello Spring break è stata proprio qualcosa di speciale! 
E sapete una cosa? 
NON E' ANCORA FINITAAAAAAA visto che abbiamo davanti ancora tutto il weekend!!! Godetevelo anche voi!!

martedì 5 aprile 2016

Trovare le parole

Non so più se riesco a trovarle le parole... 
So che il mio ultimo post è datato 23 febbraio e ormai il mese di aprile è arrivato da un po', ma io non riesco ancora a trovare le parole. 
Chiamala "pausa di riflessione", chiamalo "blocco dello scrittore", chiamalo se vuoi "vita da mamma che lavora a tempo pieno"... fatto sta che io le parole non le ho più trovate.
Mi sembra che i giorni, le settimane, i mesi, scivolino via senza che nemmeno me ne accorga. Si susseguono a mia insaputa e... BAM... eccomi qui all'improvviso nel mese di aprile.
Come vi raccontavo nel mio ultimo post, la vita a San Francisco è diventata per me normalità e questo credo sia successo quando ho ripreso a lavorare. 
La tratta casa-lavoro subisce delle piccole variazioni di tanto in tanto, del tipo casa-lavoro-playground-casa, ma per lo più rimane uguale a se stessa durante la settimana. Ogni tanto pero' mi guardo attorno, nel tran tran quotidiano, e penso: "Hei, ma sei a San Francisco! Te lo ricordi?". E a quel punto è quasi automatico che mi spunti un sorriso soddisfatto sulle labbra. Sì, sono a San Francisco... e la mia vita scorre normale in questa città così speciale. 
Mi rendo conto che ancora oggi, dopo 4 anni di vita qui, mi guardo attorno meravigliata. Non ce la posso fare a superare questo stato di grazia in cui ancora osservo questa città con gli occhi innamorati di chi la scopre per la prima volta. E in fondo credo ancora fermamente che San Francisco sia una città che non si finisce mai di scoprire...
Durante la settimana mi trovo spesso a bazzicare nel quartiere di Potrero Hill, che è arroccato sulle colline. Mi regala ogni giorno un tramonto sul downtown che mi intenerisce il cuore ogni santa volta. 

Brillano i grattacieli riflettendo gli ultimi bagliori del sole e brillano i miei occhi che seguono questi riflessi sulle vetrate. 
Ora, non immaginatemi sola, sulla cima di questa collina, in contemplazione oziosa di questa vista meravigliosa. 
Immaginatemi piuttosto su auto in corsa, di ritorno dall'asilo di Tegolina, con lui seduto dietro impegnato con i giochi dell'ipad (che mamma terribile che sono, vero?!) ed io inchiodo e gli dico: "Aspetta aspetta... mi devo proprio fermare a fare una foto!". Bisogno impellente. Il tempo di uno sguardo e di uno scatto per fermare quell'attimo in cui, al calar della sera, la mia città si illumina davanti ai miei occhi... E poi rientro nell'auto, ripartiamo e sorrido ancora ripensando a quello che ho visto e che è rimasto indelebile nella mente. Perché la vita scivola via in fretta ed io ho paura di dimenticare tutto quello che in questi anni mi ha accompagnata. Ecco allora qual è uno degli scopi di questo diario aperto. Immagino che alla fine di questa avventura d'oltre Oceano diventerà un diario dei ricordi; e mi ci vedo intenta a rileggere queste pagine per ritrovare i racconti di un'avventura sbiadita col tempo. 
Ma sapete una cosa? 
Per il momento sono qui, seduta sulla bow window della Maison Jaune, e mi godo questo scrivere in un momento di pausa concesso da un riposino di Teg. Mi godo San Francisco al calar del sole dopo una lunga giornata di lavoro. Mi godo il silenzio della casa e delle strade, un silenzio rotto dal rumore delle bottiglie di vetro che finiscono nei sacchi dei signori messicani o cinesi che cercano di guadagnare qualche soldo riciclando vetro e lattine raccolti dalla spazzatura. Mi godo le voci americane delle persone che passano veloci a piedi sotto alla mia finestra. Mi godo il mio essere qui, adesso. Dopo aver trovato le parole per rompere il silenzio di mesi. 
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