giovedì 10 novembre 2016

Lo shock da elezione

Credo di non essermi ancora ripresa completamente dallo shock provocato dal risultato di questa elezione. E sono ancora qui a gestire le emozioni forti che hanno cominciato a sgorgare l'altra sera mentre seguivamo da vicino lo spoglio dei risultati. 
L'incredulità. 
Per quello che vedevo sullo schermo. Per l'aumentare del colore rosso dei repubblicani. Per le percentuali. Per Trump inaspettatamente in testa alla classifica. 
La negazione di quello che sta succedendo, perché sta succedendo quello che non avresti mai pensato di vedere. 
Hillary era stata data per favorita dai media. E onestamente qui a San Francisco non mi ha mai assalito il dubbio che le cose potessero andare diversamente. Ma la California è sempre stata democratica. E San Francisco è un'isola felice in cui l'84% della cittadinanza ha infatti votato per Hillary. Ma la California non è l'America, purtroppo...
Nei discorsi fatti con chiunque riguardo a questa elezione, al lavoro, per strada, a casa... in questi mesi non ho mai, dico mai, avuto neanche la minima percezione che le cose potessero andare diversamente da come tutti si aspettavano qui. Parlando con gli americani veniva sì fuori che Trump era pericoloso, che una grossa fetta degli States - quella centrale - poteva supportarlo. Ma spesso i discorsi si chiudevano con un "Ma non ci voglio neanche pensare che possa succedere". Perché per la gran parte degli americani che hanno scelto di vivere a San Francisco, questa ipotesi era quanto mai orrenda e non la si voleva neanche prendere in considerazione. San Francisco è la città che lotta e ha sempre lottato per l'apertura: alla diversità, all'omosessualità, ai diritti delle persone considerate diverse in tutto il resto del mondo e che qui trovano uno spazio sereno in cui vivere e farsi una famiglia. 
San Francisco è la città dove è possibile vivere sereni da transgender o da coppia omosessuale o lesbica. 
San Francisco è il luogo in cui gli immigrati trovano lavoro. 
San Francisco è la città che apre la porta agli europei: agli italiani, ai francesi, ai tedeschi, ai portoghesi, ma anche ai britannici e ai turchi, che lasciano il Vecchio Continente per trasferirsi in una città che fa di questa varietà culturale una ricchezza, economica e culturale. 
Per tutti questi motivi e ancora per molti altri la notizia che Trump sia stato eletto ha provocato qui un grande turbamento che in questi giorni si sta mostrando nelle marce e nelle veglie organizzate in città e nella Bay Area, a Oakland e a Berkeley soprattutto. 
Veglia - Quartiere di Castro, 9-11-2016
Io credo che qui nessuno si aspettasse che l'incubo diventasse realtà. Siamo stati naive, magari. Abbiamo pensato non fosse possibile. Abbiamo creduto nei media, che ci assicuravano che tutto sarebbe andato liscio, che non ci sarebbero state sorprese. 
E invece... invece le sorprese ci sono state, eccome se ci sono state!
Ora la città si trova a vivere questo dramma, a piangere la morte di qualcosa che non sappiamo bene ancora che cosa sia. Ci si ritrova a marciare insieme, come gli studenti delle superiori che questa mattina hanno attraversato la città per fare sentire la loro voce, per far valere il loro diritto di dire: "No, questo non è il mio presidente!". E onestamente mi trovo dalla loro parte, come donna, come moglie, come mamma, come immigrata. 
Faccio parte anche'io di quelle minoranze di cui Trump si è schernito e inorridisco al pensiero che a rappresentanza degli Stati Uniti, di uno dei più potenti stati al mondo, se non il più potente, ci sia un personaggio del genere. 
Obama in questi anni ha portato avanti un messaggio completamente diverso, un messaggio che parlava di unione, di accettazione della diversità, di etnia, di sesso, di valori profondi in cui credo anch'io fortemente; e il suo messaggio mi dava speranza perché poneva nella terra i semi che avrei voluto crescere in me, nella mia famiglia, nella società in cui vivo. 
Ora ho il terrore che quei semi vengano spazzati via dall'ignoranza. E ho paura per me, ma anche per le generazioni future che cresceranno in una società che premia la ricchezza e non la cultura e l'educazione, la presa in giro e non il rispetto, la rozzezza e non l'eleganza, delle parole e dei gesti.  
E questo noi italiani lo abbiamo già visto succedere in Italia. Sappiamo che cosa vuol dire. Per me è come vedere sul grande schermo americano un brutto film già visto per anni passare nel mio Paese di origine. Solo che in questo caso sembra che tutto abbia proporzioni maggiori perché il presidente degli Stati Uniti ha un peso che il capo dello Stato italiano non ha mai avuto a livello internazionale. E per questo fa ancora più paura, per le ricadute che ci saranno non solo negli States ma anche in tutto il resto del mondo. 
Delusione e amarezza mi hanno perseguitata ieri, insieme alla rabbia. E l'impossibilità a votare credo abbiano acerbato questi miei sentimenti. Mi sono sentita impotente e sorpresa. 
Ora qui c'è un clima di attesa... che è più che altro un clima di terrore nell'attesa di vedere che cosa succederà esattamente, quali saranno le mosse dei repubblicani che riprenderanno in mano il Paese dopo 8 anni di stallo. Ed io onestamente temo la distruzione, di tutto ciò che era stato costruito attentamente, e l'estirpazione di quei semi che erano stati piantati e che ora verranno lasciati a seccare...
Le marce, gli incontri, le veglie nella città aiutano a sperare e a credere che tutti coloro che non hanno voluto questo siano pronti a continuare a versare acqua su quei semi e a preoccuparsi di coltivare i valori buoni che riguardano il rispetto dell'altro e della diversità, pilastri alla base di una società civile. E servono anche a ritrovarsi insieme, semplicemente per piangere per il lutto che ci troviamo tutti a vivere, e per sentirsi meno soli nell'affrontare quella che tutti vediamo come una grande tragedia a livello mondiale. 

5 commenti:

  1. ti capisco! siamo in shoc anche noi qui... però non tutti, naturalmente, perché come sai certe chiusure fanno parte anche della nostra società... Io mi sono sentita (e ancora mi sento) in ansia come non sono mai stata ai tempi di Nixon o dei due Bush, perché qui non si tratta semplicemente di un esponente del partito che non voterei, è proprio la persona che mi sconvolge...

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  2. gulp..... è un rospo duro che non riesco a mandare giù..... sono ancora bloccata al momento in cui ho saputo il risultato... mi sa che dovrò rivedere Bobby e il discorso di Robert Kennedy alla
    nazione prima di essere ucciso
    La lettura della dichiarazione dei rappresentanti della California mi ha ricordato i suoi principi e mi sembra che i californiani possano essere davvero orgogliosi di come escono da queste votazioni.

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  3. Sono con voi! Condivido i tuoi pensieri .

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  4. Non avrei potuto esprimere il mio pensiero con migliori parole. Anche se non sono americana e non vivo in America, provo esattamente le tue stesse sensazioni...

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  5. io sto come te

    ancora incredula, tra l'altro

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