martedì 5 aprile 2016

Trovare le parole

Non so più se riesco a trovarle le parole... 
So che il mio ultimo post è datato 23 febbraio e ormai il mese di aprile è arrivato da un po', ma io non riesco ancora a trovare le parole. 
Chiamala "pausa di riflessione", chiamalo "blocco dello scrittore", chiamalo se vuoi "vita da mamma che lavora a tempo pieno"... fatto sta che io le parole non le ho più trovate.
Mi sembra che i giorni, le settimane, i mesi, scivolino via senza che nemmeno me ne accorga. Si susseguono a mia insaputa e... BAM... eccomi qui all'improvviso nel mese di aprile.
Come vi raccontavo nel mio ultimo post, la vita a San Francisco è diventata per me normalità e questo credo sia successo quando ho ripreso a lavorare. 
La tratta casa-lavoro subisce delle piccole variazioni di tanto in tanto, del tipo casa-lavoro-playground-casa, ma per lo più rimane uguale a se stessa durante la settimana. Ogni tanto pero' mi guardo attorno, nel tran tran quotidiano, e penso: "Hei, ma sei a San Francisco! Te lo ricordi?". E a quel punto è quasi automatico che mi spunti un sorriso soddisfatto sulle labbra. Sì, sono a San Francisco... e la mia vita scorre normale in questa città così speciale. 
Mi rendo conto che ancora oggi, dopo 4 anni di vita qui, mi guardo attorno meravigliata. Non ce la posso fare a superare questo stato di grazia in cui ancora osservo questa città con gli occhi innamorati di chi la scopre per la prima volta. E in fondo credo ancora fermamente che San Francisco sia una città che non si finisce mai di scoprire...
Durante la settimana mi trovo spesso a bazzicare nel quartiere di Potrero Hill, che è arroccato sulle colline. Mi regala ogni giorno un tramonto sul downtown che mi intenerisce il cuore ogni santa volta. 

Brillano i grattacieli riflettendo gli ultimi bagliori del sole e brillano i miei occhi che seguono questi riflessi sulle vetrate. 
Ora, non immaginatemi sola, sulla cima di questa collina, in contemplazione oziosa di questa vista meravigliosa. 
Immaginatemi piuttosto su auto in corsa, di ritorno dall'asilo di Tegolina, con lui seduto dietro impegnato con i giochi dell'ipad (che mamma terribile che sono, vero?!) ed io inchiodo e gli dico: "Aspetta aspetta... mi devo proprio fermare a fare una foto!". Bisogno impellente. Il tempo di uno sguardo e di uno scatto per fermare quell'attimo in cui, al calar della sera, la mia città si illumina davanti ai miei occhi... E poi rientro nell'auto, ripartiamo e sorrido ancora ripensando a quello che ho visto e che è rimasto indelebile nella mente. Perché la vita scivola via in fretta ed io ho paura di dimenticare tutto quello che in questi anni mi ha accompagnata. Ecco allora qual è uno degli scopi di questo diario aperto. Immagino che alla fine di questa avventura d'oltre Oceano diventerà un diario dei ricordi; e mi ci vedo intenta a rileggere queste pagine per ritrovare i racconti di un'avventura sbiadita col tempo. 
Ma sapete una cosa? 
Per il momento sono qui, seduta sulla bow window della Maison Jaune, e mi godo questo scrivere in un momento di pausa concesso da un riposino di Teg. Mi godo San Francisco al calar del sole dopo una lunga giornata di lavoro. Mi godo il silenzio della casa e delle strade, un silenzio rotto dal rumore delle bottiglie di vetro che finiscono nei sacchi dei signori messicani o cinesi che cercano di guadagnare qualche soldo riciclando vetro e lattine raccolti dalla spazzatura. Mi godo le voci americane delle persone che passano veloci a piedi sotto alla mia finestra. Mi godo il mio essere qui, adesso. Dopo aver trovato le parole per rompere il silenzio di mesi. 
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