martedì 23 febbraio 2016

Ricominciare da zero

Tristezza.
Spaesamento.
Paura.
Ansia. 
Pensavo oggi a questi sentimenti che mi hanno investita non appena sono arrivata a San Francisco quattro anni fa...
San Francisco vista da Twin Peaks
Quando lasci il tuo Paese - quel Paese che odi e ami allo stesso tempo, che ti ha vista nascere e crescere e che ha fatto da sfondo a tutta la tua vita - fatichi a non essere triste. Perché dietro ad una nuova avventura che sta per cominciare altrove, c'è anche la netta sensazione che qualcosa stia finendo per sempre... e che, scegliendo di partire, tu ti stia lasciando alle spalle qualcosa, qualcosa di molto importante, qualcosa che fino a quel momento è stato tutto per te: la tua vita... i tuoi amici... il tuo lavoro...
Per lo meno per me è stato così quando ho abbandonato la mia città di origine per attraversare l'Oceano e scoprire la vita a San Francisco.
Ricominciare a vivere in un altro paese nel mondo è difficile. Almeno per me lo è stato. E il mio primo anno qui in California è stato duro, tanto. Lo dicevo via mail qualche ora fa ad una lettrice (e forse scrivere quella mail mi ha fatto ritornare lì col cuore) e lo ripeto qui, pensando che magari questi pensieri condivisi possano arrivare a qualcuno che ha bisogno di sentirsi dire che ricominciare una seconda vita in un altro posto non è semplice.
Quando io ho ricominciato la mia seconda vita a San Francisco, mi sono ritrovata a ripartire da zero, a scrivere su una lavagna tutta vuota e spaventosamente nera. Ho dovuto imparare un nuovo alfabeto per costruire le parole, mettendomi in gioco in una realtà che riconoscevo come straniera. 

Eppure ero arrivata in California! Eppure mi trovavo a San Francisco, che è una città meravigliosa! Ho capito solo col tempo che si può essere tristi, spaesati, impauriti o ansiogeni ovunque. Che non conta tanto quanto bello è il luogo in cui approdi... quanto come ti senti tu nel ricominciare tutto da capo.
Anzi, forse il fatto che stessi vivendo un'avventura che per molti (ma evidentemente non per me) rappresentava un grande sogno - il vero sogno americano - mi metteva ancora di più in difficoltà. "Ma come? Non sei contenta?" mi dicevano tutti. E la risposta dentro era "No...".
E quante volte mi sono sentita dire: "Che figo! Andate a San Francisco!", frase a cui solitamente seguivano queste parole: "Lo farei subito anch'io". Parole che, a dire il vero, mi sono sembrate frivole e prive di significato in molti casi. Forse perché erano dette con una certa leggerezza che si scontrava col peso di una scelta che mi avrebbe separata - e lo sapevo - da tutto ciò che fino a quel momento era stato parte integrante della mia esistenza.
E a me tutto questo faceva paura...
Avevo paura di perdere tutto e di restare senza niente. Avevo paura di sbagliare. Avevo paura di non poter tornare sui miei passi. Avevo paura di finire in un buco nero spazio-temporale.
Così, per evitare di pensare a tutto questo e di farmi venire l'ansia esponenziale, credo di aver smesso di pensare...
Del resto avevo scelto di partire e di inseguire il sogno di mio marito perché pensavo che fosse giusto così, per me, e per noi.
Ho dato quindi una spiegazione razionale alla decisione, sperando di cancellare tutta la paura e ho sperato che questo bastasse a darmi coraggio per intraprendere un viaggio che in realtà mi spaventava.
 

E poi sono arrivata a San Francisco. 
San Francisco, quartiere di Anza Vista
Ricordo come se li stessi vivendo ora quei primi giorni in città. Il non avere una dimora fissa, il passare da una casa all'altra senza capire dov'ero io in tutto quel marasma. Il non sapere da che parte andare, mai, e lo intendo metaforicamente ma anche praticamente. Mi affidavo al navigatore e andavo. E in realtà avevo attivato il pilota automatico anche dentro di me e andavo avanti così, perché il senso di spaesamento che provavo nell'abbandonare tutto e ricominciare la mia vita da un'altra parte del mondo era grande.
Ci vuole coraggio per cominciare un'altra vita e per abbracciare questa esperienza, lasciandoti cambiare! Ed io quel coraggio credo di averlo avuto ma soprattutto credo di averlo coltivato nel tempo trascorso a San Francisco.
Sapete bene quanto io ami questa città ora, quanto mi sia entrata nelle vene...
E dopo quattro anni di vita qui, capisco anche il valore aggiunto che un'esperienza di questo genere, vissuta all'estero, ti può dare. Vedo anche come io sia davvero passata attraverso le fasi del culture shock di cui vi parlavo proprio nel primo post che scrissi per questo blog.
Ora la mia vita a San Francisco è diventata normalità... una normalità fatta di tante cose, ma che è pur sempre normalità. 
Vorrei quindi rivolgermi a chi sta ricominciando una nuova vita in qualche parte del mondo per dirvi di avere pazienza... di cercare di scoprire piano piano la nuova realtà in cui vi trovate a vivere... di farvi guidare dalla vostra curiosità, riconoscendo la difficoltà della scelta che avete fatto e state facendo ogni giorno. Forse è quello che direi alla Sabina di quattro anni fa e ora lo dico a voi, sperando di raggiungere qualcuno a cui queste parole possano tornare particolarmente utili in questo momento.
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