martedì 28 luglio 2015

Estate a San Francisco

Ma quando mai??
Un'ondata di caldo inconsueta sta investendo San Francisco in questi giorni e pare che il picco si raggiungerà domani. Non vedo l'ora... Mi sono goduta il caldo in Italia e pare che me ne sia portato un po' dietro qui per continuare ad assaporare il gusto dell'estate italiana anche in California. 
Per la prima volta da quando vivo a San Francisco, tre anni or sono, sudo. Sì, sudo. Incredibile no? Mai successo. 
E per per la prima volta da quando sono qui, oggi sulla spiaggia sono stata in costume, dico i-n c-o-s-t-u-m-e. Ma ci rendiamo conto?
Capisco che per voi, abituati al solito caldo tra luglio e agosto almeno, tutto questo parlare di 26-30 gradi con un clima secco non sia così sorprendente... ma per me, che a San Francisco d'estate ho sempre patito il freddo, è davvero una gran cosa! 
Quando approdai in città nel lontano aprile del 2012, l'estate californiana era alle porte ma a dire la verità io non avevo la più pallida idea di come fosse l'estate a San Francisco! 
In vacanza, un paio d'anni prima, ricordo di aver lasciato in valigia canottiere e maglie a maniche corte per indossare più spesso felpa e jeans. Era giugno. Ma questa esperienza precedente non mi aveva indotta a credere che l'estate qui facesse sempre freddo... ahimè!
Risultato? 
Nella prima estate vissuta qui, vuoi perché il corpo - e lo spirito - dovevano ancora abituarsi al cambio di Continente, vuoi perché io mi aspettavo l'estate californiana vista nei film (attenzione: quei film coi surfisti a petto nudo e le donne in bikini sono ambientati in California, ma più a sud!), fatto sta che patii tanto ma proprio tanto freddo. E capii anche come mai lo scrittore Mark Twain pare abbia detto che l'inverno più freddo che ricordava è stato un'estate a San Francisco. 
Io riuscii a trovare un po' di pace solo dopo un ricco rifornimento di felpe, pile e tute, del resto necessari alla mia sopravvivenza nei primi mesi qui in città... 
Ma cosa significa allora che "fa freddo in estate a San Francisco"?  Ve lo dico subito. Significa che il cielo è coperto, c'è un vento gelido che arriva dritto dall'Alaska e c'è la nebbia, una nebbia che pero' è un po' diversa da quella invernale della Pianura Padana per intenderci. Assolutamente necessari diventano quindi felpa, jeans e una bella giacca leggera che tenga il vento, come dico sempre a chi mi scrive per sapere che cosa mettere in valigia venendo in vacanza d'estate a San Francisco. 
Che poi, non è che la nebbia ci sia sempre!
Succede che un giorno sali sulla cima di Twin Peaks e vedi San Francisco così:

San Francisco da Twin Peaks
Poi ci sali il giorno dopo per mostrare la città dall'alto alla tua amica italiana in visita dal Brasile e San Francisco, sempre da Twin Peaks, la vedi invece così: 
San Francisco non vista da Twin Peaks (18 luglio 2015)
Pazzesco, non trovate?
E' un fenomeno strano quello della nebbia: di solito arriva dopo uno o due giorni di caldo. E da come l'ho capita io, sono le temperature più alte a far scaldare la superficie dell'acqua dell'Oceano che si trasforma in vapore e sale; poi arriva il vento, che a San Francisco non manca mai, e spinge la nebbia verso la città. Ecco fatto!
Che poi, ad essere sinceri, le cose sono anche cambiate parecchio in questi ultimi tre anni. Nel 2012 ricordo che nel quartiere di Noe Valley la nebbia arrivava puntualissima ogni pomeriggio alle 3. Davvero svizzera! Cominciava a tirare il vento e, poco dopo, una coltre informe scendeva da Twin Peaks attraversando le strade di Noe Valley e nascondendo case e backyards
Ultimamente pero', questa nebbia così fetente non s'è più vista e per andarla a cercare è bene puntare dritto verso la Baia o sull'Oceano, oppure verso i quartieri più vicini all'acqua. Lì, specialmente nei dintorni del Golden Gate Bridge, fa pure un certo effetto...  tant'è che in tanti l'aspettano per giorni con lo scopo di scattare una memorabile foto con il ponte rosso e la città.
Golden Gate Bridge, San Francisco
Una foto tipo questa... che pero' è stata scattata dal promontorio al di là del ponte nel mese di ottobre. 
La città non si vede, nascosta dal letto di nebbia che ha fatto il suo ingresso silenzioso nella Baia. 
E se la nebbia è diminuita un po', questo caldo ha cominciato a fare capolino a San Francisco solo dall'anno scorso. Dura poco, qualche settimana al massimo... ma allora forse è il caso di mettere in valigia pure canottiere e pantaloni corti, che a questo punto... non si sa mai! 
Pare comunque che quest'ondata di caldo non durerà molto, quindi già da venerdì, dovrò riabituarmi ai classici 15-20 gradi al massimo e cercare di scordarmi quanto bene si sta al caldo, con le finestre aperte anche alla sera e i piedi scalzi che cercano refrigerio sul pavimento fresco. 
Ma nel frattempo me lo godo questo caldo, continuando sotto il sole la mia scoperta delle spiagge della città e dei suoi dintorni insieme a Tegolina che nel frattempo fa pratica con le onde dell'Oceano. "Fa pratica"... diciamo più che altro che rischia la vita ogni 2/3 minuti pur rimanendo fermo sul bagnasciuga perché le onde arrivano potenti e lui è distratto a guardare paletta e secchiello. Mi sa che non ha ancora ben chiara la differenza tra le onde di Cervia e le onde di San Francisco... domani gliela spiego meglio! =)

domenica 26 luglio 2015

Vista da turista

Non sono più la stessa persona che più di un mese fa è partita per l'Italia per il suo primo rientro in Patria dopo due anni di astinenza da affetti - e affettati - italiani. 
Mi sono trovata catapultata nel Bel Paese e avevo gli occhi a cuoricino: guardavo sbalordita quelle piazze medievali che tanto mi piacciono, ma questa volta... lo devo dire, non le sentivo più tanto mie. A tratti pensavo di essere finita su un set cinematografico perché "No, tutto questo non può essere vero!". Osservavo quelle quinte teatrali, che mi sembravano del tutto effimere e fittizie, col desiderio intenso di toccarle con mano per accertarmi che fossero vere. E vere lo erano davvero: pietre dure ammassate le une sulle altre a formare chiese, palazzi e strade dal gusto antico. 
Sogno o son desta?
La bellezza artistica della nostra Italia è stata spiazzante per me dopo due anni di America. Mica perché San Francisco non sia bella o non offra lati artistici da ammirare, ma perché si tratta di due generi di bellezza talmente diversi da essere difficilmente comparabili. Ad ogni modo, troppe volte in Italia ho pensato che il nostro Paese: "E' bello da fare male". Perché ogni volta che ci penso, a quanto è bella la nostra Italia e a quanto incapaci siamo di farla fruttare economicamente per il suo intrinseco valore (naturalistico, artistico, culturale, culinario... e chi più ne ha più ne metta), a me sale una rabbia incontrollata e incontrollabile...  la rabbia di chi ha studiato per 11 anni e lavorato per 4 nell'ambito dei beni artistici del nostro Paese, con tanta passione, per poi ritrovarsi a casa, senza lavoro. E quanti altri giovani come me... ma lasciamo stare, che questo discorso potrebbe durare una vita. 
In questo ritorno in Italia, credo per la prima volta, mi sono proprio sentita un pesce fuor d'acqua una turista avida di bellezza. Due anni californiani sono sufficienti per scordarsi quante cose belle da vedere ci sono in Italia. Ma una volta arrivata, ho capito di essere più che pronta per riempirmi gli occhi di bellezza. E mi è sembrato quasi di arrivare assetata ad una guizzante fontana di acqua fresca. Ho bevuto, tanto, come se non ci fosse un domani. E questo ha cambiato non solo la mia prospettiva da turista in Italia ma anche la mia visione da turista a San Francisco.
Tornata indietro con 9 ore di fuso di distanza, sono ripiombata a piè pari nella mia California. E ora guardo San Francisco con occhi diversi.  
Nei primi giorni qui, vuoi per lo sbattimento di un viaggio così lungo fatto da sola con Tegolina su un aereo minuscolo e con un servizio pessimo della United (giusto per non fare nomi!), mi sono sentita nuovamente un pesce fuor d'acqua turista a San Francisco. E ho capito ben presto che il mio non era stato proprio un ritorno, ma più che altro un nuovo inizio per me. 
Quell'idea balenatami in Italia, quella del "vivere come se non ci fosse un domani" mi ha seguita anche qui. Risultato? Ho ripreso ad esplorare San Francisco e i suoi dintorni con la curiosità di una turista appena arrivata in città. Ho sentito il desiderio forte di vedere posti nuovi, di perdermi in questo reticolo di strade, di fermarmi ad un incrocio per il quale non avevo mai avuto molta attenzione... e mi sono fermata sul serio, solo ad osservare, come solo un turista sa fare. Ho ripreso in mano le mappe per scovare luoghi non troppo frequentati. Mi sono persa e ho scoperto qualcosa di nuovo. 
Rockaway Beach - 20 km a sud di San Francisco, Route 1
Ho ritrovato la voglia di viaggiare in auto per raggiungere spiagge che ancora non avevo visto, di arrampicarmi sugli scogli e vedere infrangersi davanti a me le onde potenti dell'Oceano, di camminare sulla sabbia nera e grossa che crolla inesorabilmente sotto il peso del mio corpo al mio passare sul bagnasciuga nelle spiagge più familiari e di immergere i piedi in quell'acqua ghiacciata - che ora tanto ghiacciata non mi sembra nemmeno, di sedermi a godere del sole che scalda la pelle anche quando il vento gelido ti scompiglia i capelli.  
Sharp Park Beach, Pacifica - 15 km a sud di San Francisco
E tutte queste esperienze mi hanno ridato energia positiva e tanti nuovi pensieri. 
Il mio tempo da expat in California è un tempo determinato, segnato dallo scadere di un visto incollato al mio passaporto italiano. E pensando al tempo che mi resta da trascorrere a San Francisco, mi sono detta: "Voglio viverla più intensamente di come ho fatto sinora!"
Non che in questi tre anni me ne sia stata con le mani in mano e non abbia visto nulla... ma specialmente da quando è nato Tegolina, di altre priorità ce ne sono state. 
Ma oggi, rientrando da una di queste meravigliose spiagge ho fatto questo pensiero: a volte uno passa una vita intera nella sua città senza riuscire a vederla tutta o a conoscerla fino in fondo... perché finisci col pensare che la tua città è sempre lì, che ti aspetta e verrà il momento in cui andrai in quel quartiere in cui non sei mai stato perché ancora non ti è capitata l'occasione. Ecco, ora mi sembra che l'occasione arrivi solo se sei tu a farla arrivare! 
Lo stesso vale per chi vive all'estero come me. So che qui in California ci resto per un tot di anni, ma sono anni e all'inizio mi sembravano tanti... e così credo di aver finito col pensare che prima o poi ci sarei andata da una parte o dall'altra. Poi pero' sono stata rapita dalla routine e dalle cose che "s'hanno da fare quotidianamente" e così spesso ho rimandato tante, troppe esplorazioni. Rimandi, rimandi, rimandi... fino a che arriva il momento di ripartire, verso altri lidi magari, e sono i rimpianti che hai a vincere sulla gioia della scoperta di un nuovo posto. 
Così mi sono detta che è il caso di ridurli al minimo quei rimpianti, che è bene fare ora quello che mi è possibile fare, che è bene vedere ora quelle spiagge, che è bene fare adesso quello che si ha voglia di fare. 
E credo che questo discorso non riguardi solo la vita di un expat come me. Voglio dire che il viaggio di un expat può essere anche letto come la metafora del viaggio, a tempo determinato, che ognuno di noi fa sulla Terra. Ed è il caso di farlo fruttare, non credete? Sarebbe bene cominciare a non rimandare, a non dire che quel quartiere che non avete ancora visto lo vedrete alla prossima occasione; potremmo cominciare a pensare tutti a diminuire il numero di rimpianti che potremmo avere. E lo dico a voi, ma lo ripeto anche a me... perché non si tratta più solo della vita a San Francisco, ma del tempo che abbiamo per vivere, e per essere felici. 
Così guido, diretta verso questa nuova spiaggia che non conosco, e mi accorgo che sto sorridendo, felice, perché sto facendo qualcosa per me, qualcosa che mi rende contenta perché nutrire la mia curiosità mi rende contenta. E questo è il consiglio che do anche a voi: fate ogni giorno qualcosa che vi faccia stare bene! Basta anche una cosa sola, giusto per cominciare! =) Fare ogni giorno qualcosa che amiano fare restituisce il sorriso!
Se poi volete proprio vedere che effetto fa fare i turisti in California, allora montate su un aereo e venite a farvi un bel giretto: qui di cose da scoprire ce ne sono a bizzeffe e sono sicura che sarà un viaggio che non vi deluderà! 

giovedì 9 luglio 2015

Voci italiane a San Francisco

Lo so che è il 10 del mese e che voi oggi vi aspettereste di leggere l'intervista di luglio nella mia consueta rubrica "Voci italiane a San Francisco".
Ma ve l'ho detto, no, che sono in vacanza in Italia
E ve l'ho detto pure che sono sempre stata di corsa in queste ultime settimane, no?
Ecco, allora portate pazienza per questa volta, ma con tutto questo trambusto non sono proprio riuscita a presentarvi l'intervista per luglio: la rubrica è in vacanza pure lei! 
Ma vi prometto che ad agosto torniamo, più carichi che mai, e anzi vi anticipo che tra trenta giorni esatti avremo ospite qui una nuova voce femminile che vi parlerà di sè in modo spassionato... 
Altra promessa: di intoppi non ce ne saranno più, visto anche che le ferie per noi sono finite e mi sa che dovrà passare un bel po' di tempo prima che ci sia spazio per un'altra vacanza intensa e bella come questa!
Ci vediamo al 10 di agosto allora per la prossima intervista!

sabato 4 luglio 2015

Vacanze in Italia

Sono alla terza settimana in Italia, mancano 6 giorni al rientro a San Francisco e ancora non ho trovato 
il tempo
il modo
la voglia
il coraggio... sì, forse proprio il coraggio 
di mettermi al computer per raccontare che cosa significa per me essere in vacanza, qui in Italia, ora.
Del resto, non è neanche propriamente facile parlare di questo primo ritorno in Patria dopo due anni di assenza, due anni in cui la mia vita è cambiata radicalmente e da ricercatrice universitaria full time sono diventata mamma full time. 
Con questo viaggio porto mio figlio a conoscere il Paese in cui sono nata e cresciuta, la città nella quale ho vissuto fino ai 32 anni prima di decidere di riscrivere la mia vita dall'altra parte del mondo e quelle persone con cui ho interagito in questi anni di vita. 

Non è un viaggio facile da vivere, per la sua intensità, e forse per questo non è nemmeno un viaggio facile da raccontare. 

I primi giorni italiani sono stati un vero putiferio: un susseguirsi infinito di posti, persone e cose... L'atterraggio a Milano dopo un viaggio di 24 ore (dalla Maison Jaune alla casa dei cugini milanesi), la perdita del telefono in un taxi qualunque, la ricerca e il ritrovamento, più che fortunato; la prima notte col fuso orario e i giochi senza fine su un letto che non era il nostro tra le 3 e le 4 am del mattino; poi il consolato americano il giorno dopo per il nostro rinnovo del visto, l'incontro con i primi due nonni padovani e il viaggio in auto con un caldo che sapeva proprio d'estate italiana (e chi se lo ricordava??). 
L'arrivo a Padova, l'incontro con gli altri due nonni in quella che per tanto tempo è stata casa mia. Il disagio iniziale di Teg, dovuto forse alla stanchezza, e la mia delusione profonda nel vederlo "respingere" quei luoghi che a me dicono così tanto. Ma dura poco... e dopo una mezz'ora lui è lì che osserva i miei giochi ormai in disuso che da anni aspettavano di essere ripresi in mano da altre mani piccine e la mia paura che quei luoghi possano non piacergli svanisce e il cuore si fa più leggero.
Il giorno dopo, siamo al matrimonio della mia amica Lorenza. Sono lì sull'altare a testimoniare la sua unione con Diego e Tegolina porta le loro fedi nuziali e sentendo di nuovo quella promessa di matrimonio, la ascolto parola per parola, rinnovando la nostra.  
Tegolina alla festa del matrimonio
BAM. 
Ma allora sono davvero in Italia!
Un ritorno improvviso a tutto ciò che una volta per me era familiare ma che io stessa guardo ora con occhi diversi, cercando di intrattenere anche un punto di vista diverso dal mio, quello di Teg, che per la prima volta incontra questi posti e queste persone... 
Vedere mio figlio interagire con i miei amici di vecchia data è commovente! 
Si sovrappongono così le mie due vite: quella italiana e quella californiana e faccio ancora fatica a mettere a fuoco un'immagine... mi fanno male gli occhi.
E mi rendo anche conto di quanto sia solitaria la nostra vita in California, segnata da qualche amicizia che conta sul serio e da diverse conoscenze. E' essenzialmente una vita a tre la nostra... 
Ora eccoci qui, ripiombati in Italia, in mezzo alla famiglia allargata, dove ritroviamo la forza di quegli affetti filtrati attraverso lo schermo di un computer e quelle persone che per anni hanno aspettato di incontrarci, abbracciarci, parlarci... 

Intenso... non ci sono parole diverse che lo possano definire.

Nelle prime settimane mi sento rimbalzare come una pallina impazzita in tutti gli angoli della città (e dell'Italia) e tutto per non dire di no a nessuno. E in pratica, è successo tutto quello che non volevo succedesse, per me, per Teg, per tutti noi! Abbiamo corso, tanto, troppo.
Ho incontrato parenti e amici. 
C'è stato l'incontro con la mia amica Giada, il nostro rivederci dopo tanto tempo, dopo tanta acqua passata sotto ai ponti e il nostro ritrovarci nella sua auto a parlare fitto fitto, come la pioggia che cadeva dal cielo quel pomeriggio. E il nostro cercarci più volte nei giorni a seguire per sfruttare ogni attimo a nostra disposizione, perché l'amicizia vera ha bisogno anche della quotidianità, lo abbiamo capito, quella quotidianità che la distanza cerca sempre di ammazzare purtroppo.

Poi ci siamo rimessi di nuovo in viaggio, verso Ascoli Piceno, per incontrare un altro pezzetto della famiglia allargata che vive lì. Tegolina incontra per la prima volta i suoi zii e i suoi cuginetti e gioca con loro dal primo istante, come se riconoscesse senza fatica alcuna quel legame di sangue che li lega. 
Anche questi sono giorni intensi, in una casa ricca di giochi, di abbracci e baci, dati pensando sempre che vedo troppo poco questi due nipotini e che la mia vita di zia non è poi così come la immaginavo, perché mi manca la possibilità di fare ciò che una zia vorrebbe fare insieme ai suoi nipoti vicini. 
E il tutto si è chiuso con un rientro a Padova bagnato dalle lacrime per il primo arrivederci detto con grandissima difficoltà. 

Sono seguiti a Padova gli appuntamenti al parco con le compagne dell'università. Io le guardavo muoversi, coi loro bimbi, e mi faceva un certo che, perché io al parco giochi sono anche abituata, ma ciò a cui non sono abituata è un parco in cui si parli italiano e nel quale si interagisca con mamme che io conosco da anni. E' stato strano... speciale!
 
Le giornate padovane sono state tutte organizzate al secondo: mattina lì, pomeriggio di là, pre-cena con uno, cena con un altro, e post-cena con qualcun altro. Eppure, non sono riuscita a vedere o a contattare tutte le persone che avevo in mente di sentire! Con grande rammarico, mi sono dovuta tenere per il prossimo ritorno l'appuntamento per il tramezzino al Duomo con Silvia, la cena nella casa nuova di Alessandra e la visita ai miei parenti in Puglia dove non sono riuscita ad arrivare a causa di una febbre improvvisa di Teg. 
In tutto questo marasma, quello che ha tenuto botta, è stato proprio lui, Tegolina, che è stato proprio spettacolare: non solo ha retto tutto questo stress causato dai continui spostamenti, dai cambi di luogo e di persone, ma ha anche imparato a mettersi a suo agio dopo 5 minuti netti di conoscenza, a dare sfoggio dei suoi sorrisi e a salutare tutti esibendo con orgoglio la sua bella manina, che neanche il papa lo fa così bene...
Davvero speciali sono stati i momenti in cui l'ho visto muoversi in spazi a me noti: la casa dei miei, il parco giochi in cui ho passato tanti dei miei pomeriggi da bambina, la gelateria migliore di Padova (ovvero Da Bepi a Mortise), il negozio della mia parrucchiera di fiducia che c'era già ai tempi della laurea e poi del matrimonio e che è riuscita persino a tagliare i capelli a Teg, che a nessuno lascia questo onore! 
Ma ciò che è risultato particolarmente evidente in questa tappa del viaggio è stata la rapida associazione luogo-ricordo/i: la casa in cui abbiamo vissuto prima e dopo il matrimonio, la farmacia lì sotto, le riviere e le corse lungo il fiume fino a perdere il fiato, l'università in cui ho studiato e lavorato per anni, i ciottoli di quelle strade del centro... 
Pare proprio non ci sia un solo angolo di Padova a cui la mia mente - e il mio cuore - non attribuiscono un'immagine della mia vita passata. E tutti questi ricordi, riafforati all'improvviso, mi hanno fatto bene e male... 
Così nel raccontare a Teg di quei posti, così cari al mio cuore, le lacrime sgorgavano a fiume senza che ci potessi fare niente e improvvisamente mi rendevo conto di quanto mi fossero mancati.

Gli ultimi giorni li trascorriamo in quel di Cervia, tra mare, sole e spiagge di sabbia fina. 
Abbiamo tirato il freno a mano e ci siamo piazzati qui, a farci coccolare dall'estate italiana, dal buon cibo romagnolo e dall'aiuto dei nonni babysitter. E solo qui riesco a cominciare a guardare quest'onda che mi ha investita al mio arrivo in Italia, mi ha tramortita lasciandomi ancora esanime sulla riva. 
Riprendo coscienza ora, per un attimo soltanto, e riesco vagamente ad intravedere l'intensità di questo viaggio che ha portato con sè circa un milione di pensieri, un altro milione di parole e un altro milione di azioni. 
Penso che avrò bisogno di un bel po' di tempo per rielaborare tutto, ma nel frattempo mi godo gli ultimi giorni da qui!  
Cervia, Lungomare


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