martedì 9 giugno 2015

Voci italiane a San Francisco # 8

A volte succede che le voci italiane a San Francisco si conoscano tra di loro, ed è così che io ho incrociato Antonino, tramite Barbara, la ricercatrice che qualche mese fa ci ha parlato di sè in questa stessa rubrica. 
Anche Antonino è uno scienziato che purtroppo non ho ancora avuto il piacere di conoscere, ma che mi ha incuriosita molto con questa intervista... vedremo se le sue parole avranno lo stesso effetto anche su di voi! 
Ma non mi dilungo ulteriormente per lasciare la parola al nostro protagonista di oggi...

Puoi presentarti brevemente?
Sono Antonino e vengo da Messina. Faccio il ricercatore! Ho preso la laurea a Roma e fatto il dottorato ad Heidelberg. Poi mi sono trasferito a San Francisco per fare il post doc a Stanford, un anno a Londra per una borsa di studio e di nuovo qui nella Bay Area. Sono stato un po' in giro prima di ritornare definitivamente a San Francisco nel 2012!

Che cosa ti ha portato in questa parte di mondo?  
Sono venuto qui per avere la mia esperienza negli Stati Uniti: e volevo vivere in California.

Il tuo incontro/scontro con la città: è stato amore a prima vista? Quando sono venuto per la interview nel laboratorio no. Ma l’amore è scoccato un paio di giorni dopo che mi sono trasferito.
San Francisco, Folsom Fair

Una volta arrivato qui, che cosa ti ha stupito maggiormente? Raccontaci 5 dei tuoi culture shocks!  
1. Sono arrivato il giorno della Folsom fair, ovvero il festival sado-maso. C’era di tutto per le strade e il mio primo pensiero fu: mia mamma non può venire qui di domenica! (non sapevo che l’evento è annuale!). 
2. Andavo in treno a lavoro, cercavo di fare amicizie, ma anche il solo saluto disturbava e il giorno dopo mi evitavano. 
3. Per mesi ho preso il bus 22. Ne ho viste di tutti i colori su quell'autobus. Quando ho un ospite lo porto lì per fare una vera esperienza sanfranciscana!
4. Trovare una stanza da affittare divenne una via crucis. Purtroppo su tutti gli annunci c’era una precisa descrizione di che tipo di persona cercavano come coinquilino. Alla fine pur di avere una “interview” per avere la stanza, mi spacciai per scalatore (ma soffro di vertigini!), 4-20 friendly (ma non fumo canne!),  attore (ultima recita alle elmentari:), vegano (ma mangio di tutto!). Comunque alla fine l’ho preso come un hobby e sono andato a finire in case con persone molto esuberanti e mi sono divertito tanto. 
5. Il famoso dating e multi-dating di San Francisco. Le figuracce che ho fatto con le donne neanche si contano! Ci sono delle regole precise per gli appuntamenti a San Francisco. Tutto diventa complicato se ti piace veramente qualcuno o se sei un tipo geloso, specialmente con il multidating, che significa che esci liberamente con più persone fino a quando decidi di uscire solo con una. Quindi nel multidating non puoi essere geloso e devi avere pazienza senza assillare la persona prescelta per il "livello succesivo". O se invece vuoi avere tante storie senza impegno, ne approfitti e fai quello che vuoi. La relazione pero' può anche maturare al punto che di comune accordo si rinuncia a vedere altri. Poi potrei raccontarvi dei modi che si hanno per contattare, per chiedere di uscire (caffee, drink, dinner). Per esempio chi paga il conto manda un messaggio e se si opta per un conto separato di solito significa non è scoccata la scintilla e potrai non avere un'altra occasione.
 

Hai un'isola felice a San Francisco? Un posto che ti fa sentire bene ogni volta che lo rivedi? 
Ce ne sono tante. Ma due sono particolari: sono il quartiere di Castro e il Precita Park. Quest’ultimo è dove mia moglie mi ha chiesto di uscire insieme e dove io le ho chiesto di sposarmi.  Il Castro invece è il mio posto preferito per passeggiare, prendere un caffè e fare shopping.
Hunky Jesus Contest - Gesù Berlusconi e Antonino

C'è qualcosa di propriamente sanfranciscano nel tuo stile di vita? 
Cerco di participare ogni anno all' Hunky Jesus Contest. Anche se il prossimo anno voglio provare a fare il Foxy Mary! L'Hunky Jesus Contest è una sfilata/concorso per il Gesù più stravagante. Il concorso è parte di un evento organizzato dalle Sister of perpetual indulgence, un ordine di "suore" che si occupa di beneficenza per aiutare chi ha bisogno. Le sisters sono un movimento fondato alla fine degli anni '70 nel quartiere di Castro, ovviamente, quando ancora si pensava che l'Aids fosse causato dai gay. Le sisters, per quando bizzarre possano sembrare, fanno tantissimo lavoro per chi ha bisogno! Posso dire solo a San Francisco poteva nascere qualcosa di così bello.

Un cibo scoperto qui che ti piace talmente tanto da non poterne più fare a meno? 
La mio food addiction è l’avocado. Poi il sushi californiano. 

Uno spettacolo indimenticabile a cui hai assistito in città o nei suoi dintorni?  
Castro Theater
Ne ho tanti. Come concerti indimenticabili Radiohead, Massive Attack, Sigur Ros, Arcade Fire, Camera Obscura, Monotonix, Kings of Convinience e tanti altri. 
Il posto preferito per la musica live è il centro di Fillmore. Sulle sue pareti puoi seguire la storia del rock, il suono poi è eccelente. 
Un altro posto è il Castro Theater con i suoi sing along e i classici muti con la colonna sonora dal vivo fatta da artisti alternativi. Uno spettacolo naturale che non mi stanco mai di vedere è la nebbia calare da Noe Valley e Twin Peaks. Spettacolo stupendo.
San Francisco, Twin Peaks














Che cosa ti manca davvero dell'Italia?
La famiglia, la cucina italiana, i dolci siciliani e il caldo dell’estate. Qui l’estate compare di tanto in tanto per un paio di giorni. 

Agosto è così freddo...

E per chiudere, che cosa pensi ti lascerà questa esperienza all'estero?
Abbiamo comprato casa di recente mi sa che staremo qui ancora per un po'.


Ringrazio Antonino per averci parlato un po' di sè oggi, mostrandoci dei lati inediti di San Francisco e condividendo parte della sua esperienza qui in California.
A voi lettori dico che potete tranquillamente porre le vostre domande ad Antonino nei commenti sotto, se ne avete voglia: sono certa che gli farà piacere soddisfare la vostra curiosità! 
Vi do appuntamento per la prossima puntata di questa rubrica "Voci italiane a San Francisco" al 10 luglio: questa volta ascolteremo una voce femminile, ma di più non posso dirvi!!
Vi lascio con questa bellissima foto che Antonino ci ha gentilmente regalato per questa intervista...

Un saluto a tutti voi dalla nostra bella San Francisco
San Francisco, Vista dal quartiere di Potrero

mercoledì 3 giugno 2015

Colloquio da Twitter

Ebbene sì, è successo anche questo: lunedì mattina ho messo piede in uno dei colossi del web, Twitter. 
E l'ho fatto PER UN COLLOQUIO DI LAVORO, il mio primo vero colloquio di lavoro fuori dall'accademia!!
Ricordate che nell'ultimo post relativo al lavoro vi raccontavo qualche giorno fa della mia frustrazione pluriennale per la mancata possibilità di lavorare qui in California? 
Ricordate fiche avevo fatto cenno ad una interview per una start up, la mia prima interview telefonica, che mi aveva lasciato il sapore amaro in bocca per quella terribile frase "Ti faremo sapere..." detta alla fine? 
Beh, proprio il capo di quella start up (credo sotto l'influsso della positività creata dal vostro incoraggiamento!) sabato mi ha ricontattata per dirmi che: 
1. mi vuole nel loro progetto; 
2. mi vuole vedere per definire alcuni dettagli. 
E così lunedì mattina sono entrata per la prima volta nella blindatissima sede di Twitter a San Francisco per conoscere il capo di questa start up che trova spazio nell'edificio di Twitter.
Immaginate un po': siamo su Market Street, la strada più centrale e trafficata della città, nel downtown... e nel via vai di gente che entra ed esce da Twitter, ci sono anch'io! Io che sono stata chiamata perché sono una ricercatrice e una city blog writer di San Francisco!
Varco la soglia d'ingresso del palazzo di Twitter e mi rendo conto di essere finita in un altro mondo: architettura minimalista, installazioni di arte contemporanea a temi geometrici sulle pareti e tutto il resto è nero e lucido... ricordo questo. Al centro, solo un grande bancone quadrato, dietro al quale si erge una donnona di colore, con giacca nera e camicia bianca sotto, che parla con una guardia, anche lei donna, di colore, in divisa. 

La donna dietro al bancone della reception mi chiede un documento di identità, poi scrive qualcosa al computer e controlla qualcos'altro, contatta al telefono qualcuno, mi stampa un'etichetta con il mio nome scritto sopra e la data e me la consegna. 
La prendo in mano: orrore e raccapriccio. Guardate qua.

Avevo detto per caso che in America non sbagliano mai il mio nome? Tié, beccati questo, Sabina. 
Con un certo disappunto, per quella R che mi va di traverso ogni volta, mi attacco l'etichetta alla camicia e proseguo verso gli ascensori. 
La donna al bancone mi chiede a quale piano ho l'appuntamento, io rispondo e lei replica dicendo che sarà l'ascensore G a portarmi a destinazione. Entro nell'ascensore aspettandomi di trovare il pulsante da pigiare ma mi accorgo che non ci sono pulsanti. No, dico, niente pulsanti! Solo uno schermo digitale in alto, sul quale non ho alcun controllo. Quindi realizzo che sarà qualcun altro evidentemente a scegliere dove farmi scendere, e così è infatti. 
Al quarto piano l'ascensore si ferma come per magia ed io scendo. 
Una porta a vetri mi separa da quello spazio lavorativo condiviso, che si chiama Runway, di cui mi aveva parlato il capo via mail.
Oltrepasso quella porta e scopro un altro mondo ancora. 
E' tutto buio, sembra di essere nel foyer di un teatro prima di un importante concerto. Anche qui c'è solo un bancone con una segretaria illuminata dal basso e alle sue spalle non posso non notare una lavagna interattiva multimediale con scritte varie. 
Mi presento, la segretaria punta lo sguardo all'etichetta, le dico che il nome è scritto sbagliato e lei controlla sul computer e si scusa: dice che in effetti il capo le aveva dato il nome giusto... Poi mi invita ad accomodarmi nel salotto e mi dice anche che posso servirmi da sola: ci sono caffé, bevande e spuntini vari a disposizione di tutti. 
Da seduta, comincio a guardarmi attorno. 
Alla mia sinistra, una sala da riunioni tutta trasparente con tre giovani dentro, seduti di fronte ad un tavolo, che scrivono tutti al computer. 
Dietro di me, una saletta chiamata Zenith, con una porta a vetro dietro alla quale vedo due ragazzi intenti a pensare, proporre e scrivere su una lavagna bianca. 
Di fronte a me c'è un igloo... giuro... un igloo... non di ghiaccio ma comunque un igloo e dentro ci vedo un paio di giovani stravaccati su un divano, a lavorare.  
In quel momento realizzo che non sento nessuna voce: è tutto insonorizzato!!
Mi sembra proprio un posto fighissimo!
Arriva il capo. Mi alzo, gli stringo la mano e lui mi guida attraverso l'open space e mi spiega che qui lavorano, una a fianco all'altra, tante start up diverse. Mi chiede che ne penso ed io non posso che dire quanto sono impressionata!
La sala è talmente grande che non riesco a vederne la fine... tutte le vetrate danno sui grattacieli circostanti. Noto sul piano le biciclette parcheggiate da un lato e una fila interminabile di tavoli, sopra ai quali stanno altrettanti computer di dimensioni esagerate. Davanti allo schermo, tante persone che, ancora, pensano e scrivono. 
Ed io non posso che essere entusiasta di questo brulichio di idee che si percepisce in questo luogo così giovane e pieno di attività!
Ci spostiamo in un'altra sala, un po' più piccola nella quale ci sono altre persone che parlano tra di loro. 
Il capo mi mostra il progetto su cui stanno lavorando, una app a scopo turistico, che è proprio fantastica e rivoluzionaria per molti versi!  
Io devo lavorare sulla storia di San Francisco, concentrandomi su alcune zone della città. In pratica vengo pagata per fare quello che solitamente faccio quando scrivo per voi nel mio blog condividendo le mie scoperte sulla città, per amor di gloria =). Potete vagamente immaginare quanto fossi carica oggi in biblioteca mentre scoprivo altre storie incredibili legate a San Francisco? Ero lì che nutrivo tutta la mia curiosità verso questa città che amo così tanto e pensavo che mi pagavano pure! 
Si tratta purtroppo di un lavoro temporaneo da ricercatrice freelance, ma io sento che oggi c'è stata una svolta: è cominciata una nuova avventura che a me ha restituito speranza! 
Sento che ho fatto un piccolo-grande passo nella giusta direzione e sono orgogliosa del mio aver inseguito, raggiunto e compiuto questo passo da sola. 
Ora ho voglia di investire tante energie e tutto il mio entusiasmo in questo progetto e chissà che dopo una porta che si apre ce ne sia un'altra, e magari un'altra ancora... Intanto mi perdo a festeggiare perché, ragazzi, questo è il primo sì che mi sento dire qui in California e per di più, ho trovato un lavoro grazie al quale posso mettere le mie competenze a servizio della comunità, con lo scopo di cambiare un po' il mondo, in meglio!
E vi pare poco?? 
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