martedì 14 aprile 2015

Diversità a San Francisco

Quando ero piccina, "diverso" era il mio compagno di classe trasferitosi a Padova da Pescia, in Toscana. Lui, ai miei occhi appariva proprio come uno straniero, abituata com'ero a frequentare principalmente i bambini del mio quartiere. Il mio orizzonte era evidentemente molto limitato... quante cose sono cambiate da allora in Italia e quante cose sono cambiate anche per me, che ora vivo da straniera dall'altra parte del mondo!  
Ragionavo in questi giorni sulla diversità e su come io la percepisca in modo differente da quando vivo a San Francisco. 
Pensavo che il concetto di "diverso", di per sè, è anche molto difficile da definire... e non posso, né voglio, perdermi nel cercare di darne una definizione che comunque risulterebbe troppo incompleta e comunque imprecisa. 
Il fatto è che dopo tre anni di vita a San Francisco, il mio concetto di "diverso" ha evidentemente esteso i suoi confini nella mia mente. 
Ciò di cui mi sono resa conto vivendo qui è che quello che in Italia per me era solo teoria, qui è apparsa ai miei occhi come pratica. 
Hai voglia a parlare in linea teorica dell'omosessualità e della mia visione a riguardo senza conoscere nessuno che sia un omosessuale dichiarato e basando semplicemente il mio parere sul generale principio di accettazione del prossimo. Credo sia un buon inizio, sì, ma cosa mi è successo quando mi sono trovata ad incontrare, interagire e confrontarmi con coppie omosessuali qui a San Francisco? 
Ricordo il primo incontro con i nostri padroni di casa, una coppia di sessantenni, due uomini, che credo stiano insieme da una vita e ora sono pure nonni. Ci chiesero se era un problema che loro fossero omosessuali, e io risposi subito: "No, non lo è!" E poi, per fare la simpatica - e forse anche per interrompere quella sensazione di profondo imbarazzo che quella domanda aveva creato in me - aggiunsi anche una frase del tipo: "Del resto anche nella nostra coppia i ruoli uomo/donna non sono convenzionali: sono io che monto i mobili dell'Ikea e attacco al muro i chiodi!". Loro scoppiarono in una fragorosa risata... e la nostra amicizia cominciò così.
Qui a San Francisco l'omosessualità è una realtà affermata e quotidianamente mi capita di avere a che fare con coppie omosessuali che lo sono di fatto! Ci sono anche le nostre vicine di casa arrivate da poco da Seattle per menzionare la controparte femminile. E poi ci sono le coppie con figli al seguito, che incontro nelle attività quotidiane: ai corsi di yoga prenatale e postnatale c'erano coppie formate da due mamme; al corso di musica ci sono coppie di papà; e al parco spesso mi capita di incontrare sia coppie omosessuali sia lesbiche, sempre con figli. 
Tutto questo, qui, è del tutto comune! 
Così diventa evidente che a San Francisco una famiglia può essere formata da due uomini, da due donne o da un uomo e da una donna. And it does not matter! 
Basta passeggiare sulla via principale del quartiere di Castro per averne una, due, cento prove! E non si tratta solo di coppie giovani ma anche di coppie più attempate. 
Fu proprio a Castro che io, come turista eterosessuale per mano con mio marito, mi sentii diversa e fu una sensazione che cambiò per un attimo la mia prospettiva.  Ma per diventare davvero consapevole di questa nuova visione del mondo, sono stati necessari tre anni di vita in quel di San Francisco.
Vedere due uomini o due donne che si tengono per mano per strada, è cosa frequente e all'ordine del giorno e aggiungerei: It's not a big deal! sempre per dirlo all'americana.
San Francisco mi ha insegnato a guardare le cose da altri punti di vista... mi ha mostrato famiglie "diverse", che che in realtà diverse non sono. Sono famiglie che incontrano le stesse difficoltà che incontriamo tutti noi come mariti e mogli, come genitori alle prese con l'educazione dei nostri figli, come single. Sono famiglie che frequentano i corsi di musica o yoga insieme ai loro bambini, che passano i pomeriggi al parco, che fanno gite fuori porta nel weekend, esattamente come facciamo noi, coppie eterosessuali. Solo che loro vogliono al loro fianco un compagno o una compagna del loro stesso sesso. Così è!
Non posso fare a meno di pensare alle famiglie riconosciute solitamente come famiglie "normali", con un padre, una madre e dei bambini... ma scusate, sono tutte famiglie normali? Ma che cosa significa poi  essere "normali"? 
San Francisco mi ha insegnato che la normalità è altrettanto difficile da definirsi e ha confini troppo estesi per essere inquadrata dentro ad una definizione, esattamente come la diversità di cui parlavo all'inizio. 
San Francisco mi ha mostrato che la diversità è un concetto troppo astratto e allo stesso tempo estremamente concreto, così concreto che è reale... ed è incarnato in ognuno di noi, indipendentemente dall'orientamento sessuale che ognuno ha. 
La diversità riguarda ognuno di noi perché ognuno di noi è diverso in un modo o nell'altro. E forse è proprio questo il bello! 
San Francisco mi ha aperto la mente e mi ha mostrato aspetti dell'amore che non avevo mai conosciuto direttamente e anche per questo considero speciale questa città che ha la capacità di accogliere e di offrire a tutti la possibilità di essere ciò che si vuole e anche di apparire per quello che si è.
Questa è la mia bella San Francisco!

giovedì 9 aprile 2015

Voci italiane a San Francisco # 6

Barbara è stata la prima italiana residente a San Francisco che contattammo dall'Italia prima ancora di trasferirci in California nel lontano 2012, ed è stata quindi la prima italiana che ebbi il piacere di conoscere una volta arrivata in città. Di lei ricordo bene la prima impressione: rimasi colpita dal suo muoversi svelta per le vie del campus universitario in cui lavora, che credo sia per lei quasi una seconda casa... Ricordo di averla guardata con gli occhi della novellina e di averla ammirata per quel suo essere così a suo agio in un mondo che invece a me appariva ancora così estraneo e in parte ostile.

Barbara, ti va di presentarti brevemente? Dicci un po' come sei arrivata in questa parte di mondo!     
Il mio nome è Barbara, ho 33 anni, sono siciliana e dopo il diploma di liceo scientifico ho iniziato a viaggiare. Laureata a Padova in Biotecnologie mediche, ho conseguito un dottorato di ricerca in biologia molecolare presso l’Istituto San Raffaele di Milano. Dopo il dottorato ho sentito il bisogno di andare via… la California con il suo mare ed il suo clima è stata una scelta naturale, in parte dettata dagli interessi scientifici, in parte una sorta di ritorno alle origini.   
San Francisco, Golden Gate Bridge

Che cosa offre San Francisco ad una giovane biologa italiana come te? 
Semplicemente la sensazione di essere una scienziata, di avere una professionalità che viene riconosciuta e rispettata. Certamente l’impegno richiesto è enorme, ma si abbandona la sensazione di essere precari sottopagati, costretti a supplire a mancanze economiche ed organizzative di un sistema come quello universitario italiano in cui la ricerca è troppo spesso abbandonata a se stessa. L’organizzazione dei laboratori e la certezza di fondi economici adeguati consentono di lavorare quanto meno con qualche pensiero in meno. Certo, a San Francisco si è comunque poveri con uno stipendio da postdoc, ma questo è un altro discorso… 

Che impressione ti ha fatto San Francisco appena arrivata? Per te è stato amore a prima vista oppure no?
Sicuramente, amore a prima vista. Mi mancava da tanto un posto così solare, dall’orizzonte aperto e con il mare sempre a portata di vista. Una città di stampo europeo ed un po’ eccentrica in cui pero’ il rispetto e l’attenzione per il prossimo sono sempre al primo posto. Grande attenzione per la natura, la spiritualità e la salute fisica. E’ una città che mi fa star bene.   

Che cosa ti ha stupito maggiormente di questa città? Raccontaci 5 dei tuoi cultural shocks!
- Gli uomini nudi che vagavano tranquillamente tra i bar ed i negozi del quartiere di Castro
- L’alto numero di senzatetto che stazionano in tranquillità in tutta la città
- Se sei un turista, con una cartina della città in mano, puoi stare certo che qualcuno ti fermerà per chiederti se può esserti d’aiuto, e dopo mille domande su chi sei, da dove vieni ecc. si preoccuperà di sapere se ti trovi bene a San Francisco. Anche se non sei un turista e sei senza cartina, incontrerai qualcuno sul tuo cammino che ti dirà qualcosa… anche solo un  “I love your hair!” anche nel giorno in cui sei uscita di casa con la sensazione di sembrare una pecora!
- Per motivi misteriosi i baristi impiegano un’eternità per preparare un espresso o un cappuccino (e se chiedi solo uno shot a volte si intristiscono). E per motivi ancora più inspiegabili sia il caffè che il cappuccino vengono serviti a temperatura di ebollizione!
- E’ tutto veramente grande, dalle confezioni del latte alle strade, dall’oceano alle nuvole, tutto GRANDE!
San Francisco, Ocean Beach vista dall'aereo

Un'isola felice in città?     
Quando ho bisogno di rilassarmi e ricaricare le batterie, inforco la bici e scappo ad Ocean Beach. Guardare l’orizzonte infinito dell’oceano e le onde cavalcate dai surfisti ti strega dalla prima volta. Quando non c’è abbastanza sole dal lato dell'oceano, opto per il waterfront vicino al Bay Bridge.

Uno spettacolo indimenticabile che ti resta nel cuore?     
Ho avuto l’occasione di sorvolare con un amico San Francisco ed i suoi dintorni su un piccolo aereo da turismo.
Lo spettacolo è davvero mozzafiato: i grattacieli superbi, l’oceano imbiancato dalle onde, il Golden Gate Park, che già ti sembra grande da terra, appare ancora piu’ grande dall’alto e poi la maestosità del Golden Gate Bridge e i vigneti delle regioni della Napa e di Sonoma… è una terra dai mille volti!

San Francisco, Grattacieli del Downtown
Quali posti hai suggerito di visitare ai tuoi amici in visita qui? 
Meritano certamente di essere visitati il Golden Gate Park, il De Young Museum e l'Academy of Science; ma la cosa sicuramente da fare è scoprire senza fretta la città, passeggiando tra i suoi quartieri tutti diversi ed unici e respirare le atmosfere che regalano: dall’eleganza colorata di Castro ai murales della Mission, dalle curatissime case vittoriane alle atmosfere hippy di Haight-Ashbury. 

Un cibo che hai scoperto a San Francisco e di cui non riesci più a fare a meno?
Sono troppo italiana! Con la cucina americana non ho un gran feeling… ho una lista infinita di cose che non mi piacciono come il peanut butter, il burro di arachidi! Comunque, un piatto tipico di San Francisco che mi piace è il cioppino, una zuppa di pesce, e devo ammettere che il pesce in alcuni ristoranti è cucinato bene (al netto dell’enorme quantitativo di aglio che spesso lo ricopre!). C’è molta varietà a San Francisco e mangio molto etnico da quando sono qui… spesso vietnamita, piatto preferito pan-fried noodles con le verdure. Ah, e mi piacciono i donuts!  

A che cosa ti sembra di aver rinunciato trasferendoti a San Francisco? E che cosa invece credi di aver guadagnato?
La lontananza dalla mia famiglia è certamente la cosa che mi pesa di più. Ma professionalmente ed anche umanamente è un'esperienza che mi ha sicuramente regalato e continua a regalarmi una maggiore sicurezza in me stessa ed anche una forte sensazione di libertà e indipendenza. Quando sono arrivata a San Francisco una delle prime persone che ho incontrato mi ha detto: "San Francisco è una città che ti cambia... c'è chi diventa vegano, chi si scopre appassionato di yoga, chi si trasforma in un hipster. Non andrai via da qui senza che San Francisco ti abbia cambiato in qualcosa". Credo che avesse ragione, non so ancora in cosa mi stia cambiando... vedremo! 

Ringrazio davvero tanto Barbara per averci raccontato della sua vita a San Francisco e per aver descritto così bene la nostra città! Devo dire che condivido molte delle sue impressioni e quanto è vera quella frase: San Francisco ti cambia, ti cambia eccome!

A voi lettori invece do appuntamento al 10 di maggio per la prossima intervista della rubrica "Voci italiane a San Francisco"! 

venerdì 3 aprile 2015

Pasqua a San Francisco!

Pasqua e Natale, si sa, sono due dei momenti più difficili da superare per una persona che vive all'estero, lontano dalla propria famiglia di origine e dagli amici rimasti in Patria. Forse Natale lo è ancora di più perché d'inverno le giornate sono più corte, fa freddino e tutte le decorazioni si portano dietro anche molta malinconia. 
A marzo-aprile invece, quando la primavera è già sbocciata da qualche mese a San Francisco, le giornate sono calde e lunghe e il sole dona alle guance un bel colorito dorato, si affronta meglio la lontananza facendo ricorso alla propria voglia di trascorrere del tempo all'aria aperta insieme al nucleo ristretto della famiglia. Proprio con questo spirito, dall'anno scorso abbiamo introdotto una nuova tradizione alla Maison Jaune: nel giorno di Pasqua (visto che qui in America la Pasquetta non esiste e si lavora!), si fa una gita fuori porta che comprende pranzo al sacco e una bella scarpinata esplorativa. Lo scorso anno scoprimmo le colline della zona di Palo Alto, a sud, e oltre a goderci tutti i prati in fiore e qualche cervo di passaggio, potemmo apprezzare una bellissima vista su San Francisco e la sua baia dalla cima delle colline. 
Quest'anno la meta è ancora incerta, ma di sicuro opteremo per una passeggiata bella ma non troppo lunga, che permetta a Tegolina di camminare un po' per conto suo e di farsi portare in spalla una volta stanco. Ci sono talmente tante alternative che si fa fatica a scegliere! Vogliamo il lungo il lago? La passeggiata con le cascate? Fiori o animali? O entrambi? Insomma, sfogliando le guide a disposizione e leggendosi gli articoli online sulle hikes toddlers friendly, ovvero sulle passeggiate adatte ai bimbi, si arriva ad avere quel famoso "imbarazzo della scelta". 
Domani invece, sabato, vengono organizzate sia in città che fuori le cosiddette egg hunts in cui i bambini sono coinvolti nel cercare delle uova colorate nascoste nei parchi o comunque nelle aree di verde. La caccia alle uova più grande della California del Nord pare sia organizzata nel campus universitario di Berkeley! Come farsi scappare questa occasione ghiotta proprio ora che Tegolina può cavarsela più che bene nella ricerca delle uova? Sarà divertente? Non ve lo so dire perché io ad una egg hunt non ci sono ancora mai stata! Ma sono pronta per questa prima volta e so che domani saremo coi piedi appoggiati su una distesa erbosa per goderci questo spettacolo, in quel di Sausalito, un paesino che si affaccia sulla baia di San Francisco oppure proprio a Berkeley. Anche questa meta non è stata decisa... si vede che l'improvvisazione la fa da padrona in questo periodo alla Maison Jaune
Solo una cosa è davvero certa: abbiamo un uovo di Pasqua! Cioccolato fondente di una marca abruzzese mai sentita nominare MA nonostante ciò, pare abbia la sorpresa dentro... e si sa, noi expats abbiamo anche imparato a non essere troppo pretenziosi, specialmente per quel che riguarda il cibo italiano qui! 
Ecco, quindi questa è l'unica vera certezza. 
Per il resto, come avete capito, si andrà ad improvvisare... 

Non mi resta che farvi gli auguri per questa Pasqua 2015, che spero porti nella vita di ognuno di voi un nuovo fiore da far sbocciare... Tanti auguri da una assolata San Francisco!

  
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