lunedì 23 marzo 2015

Della sfiga degli expat

La vita da expat non è sempre tutta rose e fiori e, quando si è un'expat, il cerchio delle persone su cui si può contare nel momento del bisogno è davvero ristretto.
Da Foliforum.it
Nelle ultime tre settimane - ma in realtà dall'inizio di quest'anno - la Maison Jaune e tutti i suoi abitanti stanno attraversando tempi bui, colpiti da una sfiga dietro l'altra. Qualcuno di recente mi ha suggerito di andarmi a fare benedire, cosa che ritengo quasi necessaria ora!
Due settimane fa vado al parco con Tegolina in bici. Trascorriamo un bel pomeriggio all'aperto e quando lui è stanco morto, lo rimonto sul sellino dietro alla mia bici, appoggiata ad un cancello, e tolgo il lucchetto. Nel farlo, la bici si sbilancia e sta per cadere, col pargolo di ormai 15 kg seduto dietro. Per bloccare la rovinosa caduta della bici ed evitare così che mio figlio muoia spiaccicato sul cemento, da in piedi, faccio una torsione del busto fermando la bici col fianco. Sento schioccare almeno 10 cose diverse, in sequenza. Risultato? Distorsione al fianco. Dopo 4 ore all'Urgent Care dove mi hanno fatto i raggi e mi hanno detto che non c'era niente di rotto e una visita dal medico di base che ha confermato la diagnosi, mi è stato detto che avevo bisogno di 1/2 settimane di riposo. Facile con un bambino di 16 mesi per casa e senza aiuti, che dite?
Devo dire che in questo caso ho ricevuto un grande supporto dalle persone che conosco qui: la babysitter ha fatto ore extra per noi, la nuova amica turca conosciuta al parco si è presa di cura di Tegolina mentre io andavo all'Urgent Care col marito, la mia amica Ro è passata a trovarci per dare una mano e al playground ci sono state mamme che conosco di vista che mi hanno aiutata nel pomeriggio in cui sono stata lì con Teg. 
I giorni della guarigione sono stati comunque lunghi e tediosi e non appena pareva che mi fossi ripresa... tac, ecco che arriva un'altra sciagura: virus intestinale che colpisce prima Teg venerdì, e poi a ruota me e il marito sabato e domenica. Alè! 
Ora, a parte il fatto che vomito e dissenteria in contemporanea non sono la cosa migliore al mondo, ciò che è stato veramente proibitivo ieri è stato prendersi cura di un nanetto saltellante e carico di energie, mentre noi eravamo entrambi sfatti e deliranti sul letto dopo una notte passata insieme, in bagno, a giocarsi a dadi water e lavandino. 
Ovviamente un bambino di 16 mesi poteva capire relativamente quello che stava succedendo... così, dopo avere provato a spiegarglielo 5 volte, io ci ho rinunciato. Certo era che fare compagnia a Tegolina e prendersi cura di lui con un mal di testa lancinante e con la nausea e il mal di stomaco era davvero impossibile! 
Avevamo bisogno di aiuto... quindi non abbiamo fatto discriminazioni: ABBIAMO CHIAMATO TUTTI! Ma c'era chi era fuori città, chi era impegnato e non rispondeva, chi aveva la segreteria telefonica accesa... fatto sta che nessuno ci ha risposto e nessuno si è quindi reso disponibile per venire a salvarci. 
Potete anche solo immaginare quanto drammatico possa essere stato quel momento in cui ho realizzato che tutti i miei sforzi erano stati vani? Che non c'era nessuno su cui potessi contare in un momento così difficile? 
Improvvisamente mi sono mancate come non mai le persone della mia famiglia e i miei amici su cui so che avrei potuto contare in Italia... e mi sono sentita sola, terribilmente sola nell'affrontare quella difficoltà che mi pareva enorme. 
Ma in quel momento è diventata evidente anche un'altra verità sulla vita da expat: quando ti trovi a vivere dall'altra parte del mondo, l'unica persona su cui puoi contare, dopo te stessa, è solo il tuo compagno d'avventura. La rete di contatti che puoi costruire in un Paese straniero, con italiani o con altri stranieri, è comunque importante ma alla fine ci sei tu e c'è lui. Nel dramma e nel cercare insieme una soluzione, ci siamo resi conto di essere noi due lì a doverci salvare in un modo o nell'altro e questo ci ha fatti sentire più vicini... più squadra, cosa che quando siamo sani a volte ci dimentichiamo! E ieri è stato come ritrovarsi soli al mondo - perchè è un po' così che ci si sente in questa vita da espatriati, specialmente quando arrivano le difficoltà - ed è stato come trovare nella coppia la forza per andare avanti. 
Mi rendo conto ora quanto fosse diverso in Italia, con la presenza delle nostre famiglie e degli amici che ci sono sempre stati vicini... per noi era diventato quasi più facile appoggiarsi a tante altre persone piuttosto che contare su di noi due come coppia, così come stiamo solo ora cercando di diventarla... 
Sono i pro e i contro di questa vita lontana dall'Italia!

domenica 15 marzo 2015

Lo yoga a San Francisco "è cultura"

Napoli, maggio 2013. 
Nel quartiere di Spaccanapoli ci infiliamo in un panificio per prendere qualcosa per il pranzo. Appoggio il portafoglio sul bancone ricevendo quelle prelibatezze che la panettiera mi porge, dopo di che, lo infilo distrattamente nella borsa. La panettiera mi dice di fare attenzione, i borseggiatori sfilano facilmente i portafogli dalle borse dei turisti, e mio marito le chiede: "E lei come fa a saperlo?". La panettiera risponde: "Signo'... è cultura!".

San Francisco, marzo 2015. 
A San Francisco ciò che "è cultura" è lo yoga. Un po' come il calcio da noi, si comincia a praticarlo sin da piccini (i primi corsi, giuro, cominciano a 2 anni!). E poi lo yoga rimane nella vita di molti, come una sorta di "pratica di base" che rientra tra gli impegni settimanali aggiungendosi alle varie attività, sportive e non. 
Doveste passare da San Francisco, vi capiterebbe spesso di incrociare persone a piedi o in bici col materassino per lo yoga sulla spalla; solitamente indossano infradito, pantaloncini aderenti e canottiere attilate. 
Di centri in cui poter prendere parte ad una classe di yoga ce ne sono tantissimi in città e, una cosa che non sapevo prima di arrivare qui, è che tantissimi sono i tipi di yoga tra cui scegliere. 
Una carissima amica, che vive in Italia, dopo aver letto ripetutamente nel blog le mie lodi per questa pratica, ha cercato un corso ma è finita ad una lezione singola con un maestro che, nella sua prima volta di yoga in assoluto, le ha proposto di mettersi con la testa appoggiata al pavimento e di sollevare le gambe. 
Da The Yoga Journal
La chiamano headstand questa posa ed io, dopo tre anni di yoga, ancora non l'ho mai fatta.
Qui funziona diversamente! Di solito a lezione ci sono dalle 10 alle 50 persone e si pagano 18$ circa (con l'abbonamento invece costa sui 15$ per lo meno nel centro che frequento io), mentre per una lezione privata bisogna prenotarsi un personal trainer e pagare tre o quattro volte tanto.
Nelle classi normali, che durano un'ora e mezza, all'inizio il maestro chiede se ci sono nuovi praticanti nella sala o persone che hanno subìto un infortunio. Poi, durante la lezione, è il maestro a guidare i movimenti e le pose, e a correggere ai singoli la postura, se errata. 

Quando ho iniziato nel 2012, sinceramente pensavo che lo yoga fosse una ginnastica leggera, una sorta di allungamento muscolare prolungato. Mi aspettavo sarebbe stato noioso per me, così abituata com'ero a sport più attivi come la pallavolo e il pilates. Invece ho scoperto presto che lo yoga è qualcosa di diverso... Il vero scopo dello yoga non è di trovare l'allineamento giusto del corpo, di allungare bene le braccia, di tenere le gambe ben distese. Lo yoga è una sorta di state of mind, una condizione psico-fisica che richiede allenamento e quindi pratica, ma che porta grandissimi benefici nella vita di tutti i giorni. A lezione ci si concentra sul corpo, sul respiro e sul proprio essere e questo conta di più degli intenti ginnici. Lo yoga aiuta a ricentrarsi... a focalizzare la propria mente su noi stessi. Sul presente. Sul qui, sull'ora. 
Come dicevo, ci sono tipi diversi di yoga. A parte i corsi di yoga prenatale e postnatale a cui ho partecipato in gravidanza e nel post parto insieme al mio bambino, ho praticato e pratico tuttora lo yoga Hatha Flow, il Candlelight Yin and Inner Yoga, e lo yoga Restorative with hot stones. Questi sono i corsi che seguo e su cui posso offrirvi qualche informazione (sinceramente non so che cosa offra il mercato in Italia, ma magari queste informazioni possono tornare utili in un modo o nell'altro!):
1. Hatha Flow Yoga
Hatha Flow Yoga, San Francisco
Ci si concentra su sequenze di movimenti nelle quali si combinano insieme respiro e movimento. E, cito dal sito del centro che frequento: "Students will learn to refine postures and move beyond the limitations of the body and mind" (=gli studenti impareranno a rifinire le pose e andare oltre i limiti del corpo e della mente). 
Questa descrizione rende decisamente bene l'idea...
La lezione prevede molte pose diverse e quindi vari passaggi da una posizione all'altra ma l'impressione che se ne ricava, specialmente se il maestro è proprio bravo, è di trovarsi a seguire il fluire di un fiume: si parte lentamente, poi c'è un crescendo di sforzo e di fatica - dentro cui si rimane grazie al respiro e a cui segue un rallentamento - e che poi termina con il rilassamento finale durante il quale c'è spesso chi si addormenta proprio.
Di solito la musica accompagna la lezione e mi è capitato spesso di avere musica live in classe, con un chitarrista che ha suonato per un'ora e mezza.

2. Candlelight Yin and Inner Yoga

Candlelight Yin e Inner Yoga, foto presa da Yoga Tree
L'inner yoga ha un approccio terapeutico alla pratica e quindi offre sostegno nel coltivare un proprio senso di sè.
Durante la lezione, a lume di candela, le pose sono meno numerose, ma sono tutte concepite per invitare ad ascoltare se stessi e creare dentro di sè un radicato senso di benessere e una profonda consapevolezza, sempre
attraverso il respiro.
In questo corso all'inner yoga si unisce lo yin yoga che è una pratica gentile ma sempre attiva.
Questo tipo di yoga aiuta a ritrovare equilibrio ed armonia a livello fisico, mentale ed emotivo. La filosofia e il metodo che soggiaciono a questo genere di yoga sono radicate in diverse pratiche antiche e nella psiconeuroimmunologia che sostanzialmente si occupa della comprensione, da un punto di vista scientifico, della relazione mente-corpo e dell'interazione tra psiche e sistema nervoso e immunitario. 

3.  Restorative Yoga with Hot Stones      
Restorative yoga con pietre calde, San Francisco - Yoga Tree
Questo yoga prevede davvero poche pose, tutte ristorative, nelle quali il corpo rilassato viene supportato da cuscini lunghi (chiamati bolsters), tappeti, piccoli sacchi di sabbia, fasce di stoffa, etc... Il corpo viene allungato per lunghi periodi di tempo (si tratta di uno stretching prolungato nel quale ci si rilassa molto). Anche in queste lezioni le luci vengono tenute basse. Vengono usate inoltre delle pietre molto calde, lisce e piatte, che solitamente il maestro scalda durante la lezione e appoggia accanto al materassino di ognuno invitandoci poi a posizionarle dove preferiamo sul corpo, ma sempre sopra ai vestiti naturalmente (sono proprio bollenti!). A volte poi vengono fornite anche delle mascherine tiepide da mettere sugli occhi chiusi; e sempre mentre siamo distesi il maestro spruzza dell'acqua profumata alla rosa o alla lavanda che rinfresca i volti accaldati.
Questa classe è al venerdì sera alle 8: riuscite ad immaginare un modo migliore per rilassarvi dopo un'intensa settimana di lavoro? 

Tra gli altri yoga che qui a San Francisco vanno per la maggiore ci sono il Vinyasa, che è uno yoga più dinamico che fa salire velocemente i battiti cardiaci e punta ad aumentare la resistenza, la flessibilità del corpo, ma anche la forza e la concentrazione; e il Bikram che invece prevede una sequenza di 26 pose e 2 esercizi di respirazione ed è praticato in una stanza riscaldata a 40 gradi centigradi con il 40% di umidità. Ecco, questi due non li ho ancora provati, ma... mai dire mai! 
Non dico che lo yoga mi abbia fatto diventare una persona migliore come suggerisce questo articolo americano, ma sicuramente mi fa stare bene, con il corpo e con lo spirito, e mi fa sentire parte di una comunità molto grande che è appunto quella che ruota attorno a questa pratica.
E in fondo, credo fermamente che il processo di integrazione in un Paese straniero passi anche attraverso questo tipo di esperienze: San Francisco è fricchettona, lo si sa, e lo yoga qui "è cultura"!


E voi? Lo avete mai praticato lo yoga? Comincerete domani? =)  

 

Questo post è dedicato alla mia cara amica Giada che lo ha ispirato! Ti voglio bene, tanto e chissà che un giorno si possa andare insieme a yoga, magari proprio qui a San Francisco! 


mercoledì 11 marzo 2015

Non sono tutte rose e fiori! # 2

Qualche tempo fa vi raccontavo qui delle zone pericolose di San Francisco, dei quartieri da evitare possibilmente di giorno o di notte e delle sparatorie che ogni tanto accadono, purtroppo. 
Ma ci sono anche problemi più leggeri (e comunque rognosi) che affliggono chi, come me, vive a San Francisco: parliamo dei parcheggi, per esempio.
Vi sono diversi tipi di parcheggi in città. Quelli a pagamento costano un accidenti: potrebbero chiedervi anche 25$ per qualche ora nel downtown o attorno allo stadio del baseball (At&T Park) alla sera, eppure a volte vale persino la pena di pagarli quei soldi pur di risparmiarsi una multa di almeno 70$!  
Foto presa da Findingthesweetspot.com
Per trovare un parcheggio più economico io di solito consulto una delle app nel telefono (BestParking o SFpark, giusto per dirvene due) che indicano i parcheggi nei dintorni e i rispettivi prezzi per la sosta all'ora o giornaliera e poi scelgo il più conveniente. 
Nell'area del downtown i parcheggi sono a pagamento anche sulla strada e possono costare anche 1$ per 4 minuti di sosta. Ci sono anche quelli gratuiti, specialmente nelle vie secondarie, ma generalmente si può stare parcheggiati per un'ora soltanto, quindi questi tornano utili sono in caso di toccata e fuga. 

Questo inferno non si limita naturalmente solo alle zone centrali ma riguarda anche le zone residenziali, anche se con modalità diverse! Se per esempio non hai un garage - com'è il nostro caso visto che ci costerebbe 200$ d'affitto in più al mese - e devi parcheggiare per strada, attenzione ai cartelli che indicano non solo la durata della permanenza possibile (1 o 2 ore di solito) ma anche i giorni e gli orari in cui invece non è proprio possibile parcheggiare per via della pulizia della strada. Facile, direte voi. Ma sentite qua: davanti alla Maison Jaune puliscono il secondo martedì del mese, dalle 8 alle 10 di mattina da un lato e dall'altro il secondo venerdì del mese nelle stesse ore. Occhio quindi al lato e sempre uno sguardo al calendario prima di scendere, per capire se siamo nel secondo martedì o venerdì del mese! Doveste essere sfortunati, potreste veder arrivare queste macchinine malefiche con le quali si sposta la polizia municipale pronta a darvi una bella multa...   
Ovviamente poi, per rendere il tutto ancora più complicato, ogni strada ha il parcheggio vietato in giorni diversi e così, lungo le strade perpendicolari alla nostra, la pulizia stradale ha luogo ogni lunedì e mercoledì mattina. 
Vi assicuro che tenere a mente tutto questo, quando alla sera si cerca disperatamente di parcheggiare con un bambino ululante sul sedile posteriore, non è proprio la cosa più semplice del mondo. Fatto sta, che dopo un bel po' di multe prese, ho imparato, ahimè...
Sempre nelle zone residenziali, se si paga una tassa annuale di circa 150$ si ottiene il parking permit che permette di lasciare la propria auto parcheggiata nello stesso posto, fino a 3 giorni al massimo, senza doverla spostare ogni due ore. Ma come fare allora in caso di partenza per un viaggio di una settimana? Le cose sono due: o si ha un caro amico che si prende cura della tua auto e ogni tre giorni te la sposta oppure bisogna pensare di pagare 10$ al giorno lasciando l'auto in aereoporto (sempre che si parta con l'aereo!). Alternative valide non ne ho ancora viste, anche perchè pur trovando in città una via ove non vi siano limitazioni per la sosta, sarebbe comunque necessario spostare l'auto nei giorni della pulitura della strada, cosa che avviene almeno una volta a settimana. 
Insomma, noi per due anni abbiamo vissuto senza l'auto approfittando del car sharing ma dopo l'arrivo di Tegolina abbiamo sentito il bisogno di averne una e questi sono alcuni dei problemi che un'auto a San Francisco porta con sè...
E a quanto pare non sono nemmeno l'unica a pensarla così. 
Ho appena scoperto questo libro: Finding the Sweet Spot. The Insider's Guide to San Francisco Parking. Sapete che cosa dice la presentazione? "Finding the Sweet Spot offers practical and creative solutions to the most aggravating, frustrating, and intimidating aspect of the San Francisco urban experience: PARKING!" Quindi con 3.34$ investiti in questo acquisto, la mia vita cambierà per sempre???   
 

lunedì 9 marzo 2015

Voci italiane a San Francisco # 5

A volte facebook ci offre l'occasione per conoscere virtualmente delle persone dall'animo gentile ed è proprio così che ho conosciuto Lorena, una persona assai cordiale e di buon cuore. Oggi ve la voglio presentare nella quinta puntata della mia rubrica "Voci italiane a San Francisco". Lorena non vive a San Francisco ma viene spesso qui e per questo ho pensato di invitarla in questo spazio: penso possa offrirci un punto di vista particolare - da turista appassionata - sulla città. Ma non mi dilungo ulteriormente e lascio a lei la parola...

Puoi presentarti brevemente?
Mi chiamo Lorena e, assieme a mio marito, ci siamo trasferiti da Montepulciano (SI) a Reno in Nevada per aprire un negozio di prodotti alimentari italiani (www.bellaitalia-store.com). Niente bimbi, ma ci stiamo lavorando ;-) pero` almeno abbiamo un sacco di amici e 2 gatte!! Qui ci siamo trovati benissimo e abbiamo iniziato ad implementare i servizi offerti, inserendo traduzioni, lezioni di cucina e pure di italiano. 


Quando pensi a San Francisco che cosa ti viene in mente?
Adoro San Francisco, e` una delle pochissime grandi citta` in cui potrei abitare, dato che mi pare piuttosto di stampo europeo (e poi, vogliamo dirla tutta? Sarebbe perfetta per recuperare la linea ;-). Il fatto che Reno sia a 3 ore e mezza di automobile la rende abbastanza raggiungibile e noi ci veniamo almeno una volta all'anno in occasione del Fancy Food Show.
Si tratta di una delle piu` grandi fiere “alimentari” negli USA, in realta` ce ne sono 2 all'anno: una a San Francisco a gennaio e una a New York City a giugno. A San Francisco si tiene al Moscone Center nell'arco di 3 giorni e ci sono produttori, importatori e distributori di prodotti alimentari da tutto il mondo! Noi ci concentriamo sulla parte europea (italiana piu` nella fattispecie) per ovvi motivi, e ci andiamo per vedere quali sono le novita` sul mercato per  l'anno in questione.
Ricordi la prima volta che sei stata a San Francisco? Che impressione ti ha fatto?
La prima volta non ha fatto in tempo a lasciare nessun tipo di impressione, purtroppo, perche` la visita e` stata velocissima (credo che abbiamo visto il Golden Gate Bridge solo perche` la persona che ci ha portati e` voluto passare di li`, al ritorno;

San Francisco, Golden Gate Bridge
la seconda volta e` stata quasi altrettanto veloce dato che eravamo li` solo per il Fancy Food Show, quindi parliamo della terza, se non ti secca ;-). Gia` il fatto che fosse la prima vacanza in 5 anni (4 ricchissimi giorni di vacanza), l'ha resa specialissima! Ed ha confermato il fatto che mi piace tanto, giudizio che fino ad allora era basato sui film... e vabbe`! Abbiamo camminato per chilometri, letteralmente, in lungo ed in largo! Era ottobre e il meteo era favoloso!!! Siccome quasi tutti gli alberghi hanno il parcheggio a pagamento, siamo stati a South San Francisco, ma non ci e` piaciuto molto l'hotel (particolare trascurabile, dato che non ci siamo stati poi chissa` quanto ;-). La città, come detto, l'adoro: è cosmopolita nel vero senso della parola e, pur se piena di saliscendi, si gira bene anche a piedi, ma forse questa considerazione è data dal fatto che noi a Reno siamo a 1440m sul livello del mare ed è risaputo che scendendo al livello del mare si prova meno fatica. Solo una cosa: non andate a San Francisco in macchina... i parcheggi costano una sassata!!!!!!!!!


Che cosa ti ha stupito di San Francisco? Raccontaci 5 dei tuoi cultural shock!

Siccome non sono abbastanza a San Francisco per avere veri e propri shock culturali, ne dico un paio di San Francisco e poi, eventualmente, integriamo con Reno.

A San Francisco:
- la pulizia ovunque, considerate le dimensioni della citta` ed il numero degli abitanti, e` esemplare! Non me lo sarei mai aspettata, davvero
- Parchi immacolati e tantissimissime attivita` da poter fare
- All'interno dei parchi (sia qui che a Reno) stazioni picnic fornite di barbeque disponibili a tutti!!!
A Reno:

- una quantità di parchi che, per il clima desertico di alta quota, mai mi sarei aspettata
- i mendicanti, che tutti dipingono come "rompiscatole", a me le scatole non le hanno mai rotte; mai mi sono sentita poco sicura
- il senso civico, come detto da molti altri: qui siamo al terzo (forse quarto, se le cose non cambiano) anno di siccità e la Truckee Meadows Water Authority che, in buona sostanza, è la compagnia che fornisce servizio idrico occupandosi della qualità dell'acqua e, in casi estremi, anche del razionamento della stessa, aveva richiesto un taglio nel consumo del 10%; abbiamo raggiunto il 9% e mi sono ritrovata a pensare che in Italia, probabilmente, non ci saremmo mai arrivati, perchè si tende a pensare un po' di più a noi stessi, confidando che "il vicino" lo farà...
Reno vs San Francisco: quale ti piace di più e perchè?
Uh che domandona... ma come si fa a rispondere??
Vediamo: se Reno non ci piacesse, non ci vivremmo; se potessimo permetterci San Francisco... ehm... magari... Comunque, io non sono un'amante delle grandi città e Reno mi piace per le sue dimensioni, perchè la sua economia, seppur piuttosto colpita dalla crisi, non è così pesantemente basata sui casino ed il gioco; ha una discreta università e delle scuole decenti (non eccezionali, considerato che il Nevada è al penultimo posto - se non ultimo - nelle classifiche scolastiche). Ci sono tante cose da poter fare, è a due passi da due laghi splendidi, Lake Tahoe sulla Sierra Nevada e Pyramid Lake in mezzo al deserto (collegati dal Truckee River che nasce a Lake Tahoe e muore a Pyramid Lake), e a Virginia City che è carinissima, ci sono un sacco di parchi che noi giriamo spessissimo e, tra giugno e ottobre, ci sono eventi in successione quasi ogni weekend. E poi il clima... è asciuttissimo, in pratica in estate si arriva a fare solo il 5% di umidità e siccome noi non la sopportiamo, va benissimo così! Vero è che potrebbe nevicare (anche tanto, se è l'anno giusto) e far freddo, ma con un'umidità così bassa, tutto si sopporta meglio! Quindi, mi dispiace, ma per quanto AMI San Francisco... preferisco Reno! 

Nel viaggio da Reno a San Francisco come cambia il paesaggio? Hai una tappa da consigliare?

Il viaggio e` tutto un susseguirsi di variazioni. Si passa dall'arido deserto di alta quota di Reno al paesaggio praticamente alpino della Sierra, per poi scendere gradualmente fino all'oceano, con la successione di colline e poi pianura californiana. Il tutto in circa 3 ore e mezza. Tappe durante il viaggio ce ne sono piu` d'una, e non conto Sacramento! Auburn e` molto carina, Lake Tahoe... che ve lo dico a fa`! Ma la tappa obbligata, secondo me, e` Donner Lake! Donner Lake State Park DEVE essere visitato. A parte il lago che, secondo me e` molto carino, questo e` il teatro di una delle piu` grandi sciagure avvenute nel periodo dei pionieri! C'e` un piccolo museo (gratis!!! altro cutural shock) in cui ci sono reperti e documenti dell'epoca. Non vi racconto la storia: cercatevela e leggetela; vi posso assicurare che, se leggete il libro giusto, non guarderete mai piu` la Sierra Nevada con gli stessi occhi (soprattutto quando e` ingolfata nelle nubi in inverno).
San Francisco, Japanese Tea Garden
Un posto a San Francisco che ti piace molto e dove torneresti ogni volta che ti trovi qui?
Di sicuro Ghirardelli Square (ma e` super turistica!!), anche il Golden Gate Park mi e` piaciuto molto!
Il Japanese Tea Garden al suo interno e` una chicca: si paga il biglietto (per il Tea Garden, non per il parco), ma sono soldi spesi benissimo!


Che cosa ritieni imperdibile a San Francisco?

Al solito, super turistico ma il Golden Gate Bridge va visto (e noi ci siamo inerpicati a piedi dopo aver fatto tutta la marina a piedi!!). Se il tempo e` bello e non c'e` nebbia... la vista da Twin Peaks e` imperdibile. Poi Lombard Street (magari salendo a piedi proprio da Ghirardelli Square, fatto pure quello!) e Grace Cathedral che ho trovato di una bellezza unica.
Ah, Lands End: vi dara` l'idea precisa della maestosita` dell'Oceano Pacifico, vabbe` sul “pacifico” si puo` discutere ;-)
San Francisco, Lands End

Domanda culinaria: hai assaggiato qualcosa di davvero speciale a San Francisco?
Andiamo sempre da Lori's a Ghirardelli Square. I loro hamburger non sono male, ma soprattutto e` il primo posto dove ho provato le sweet potato fries (= patate dolci fritte) e me ne sono innamorata!!! Non abbiamo provato molte cose, in effetti, mi sa che dobbiamo tornare ;-)
Quando lasci San Francisco che cosa porti con te?
La bellezza del posto, il fatto che tanto ci torniamo almeno una volta all'anno, la certezza che ogni volta sara` diversa!  

Lorena, ti ringrazio moltissimo per la tua disponibilità: mi ha fatto davvero piacere collaborare con te per questa intervista. Spero di conoscerti presto di persona in una delle tue visite!

Se avete delle domande da rivolgere a Lorena, aggiungetele nei commenti: sono sicura che le farà piacere rispondervi! 
E per la prossima voce italiana a San Francisco, ci rivediamo il 10 aprile! 
  
 

venerdì 6 marzo 2015

Nel mezzo del cammin di nostra vita

Sono sopravvissuta agli anni di Cristo, ma adesso mi salta fuori Dante che pare avesse proprio 35 anni quando s'incamminò per la sua selva oscura. 
Ed eccomi qui anch'io alla soglia dei miei primi 35 anni. 
Dante, Divina Commedia (Londra, British Library)
Oggi, 7 marzo 2015, festeggio... beh, "festeggio"... non è che proprio festeggio. 
35 anni mi sembrano davvero tanti, troppi, per festeggiare. E mi dico pure: "Che poi, che cosa ci sarà mai da festeggiare?"
Scusate ma questa cifra è evidentemente troppo alta per me, mi fa paura. C'è poco da fare... E non sforzatevi di dirmi: "Suvvia, e che vuoi che siano 35 anni?" Sappiate che, ora come ora, non mi consola affatto pensare che ci sia qualcuno di più... vissuto di me! 
Mi immagino la presentazione: Sabina, 35 anni, vivo a San Francisco. 
E niente, la mente si focalizza solo su quel 35. 
Probabilmente anche ora sto cercando di esorcizzarlo quel benedetto numero: quante volte l'ho scritto sinora? 6? 7 volte? Questo blog è sempre stato utile per farmi fare pace coi pensieri ed eccomi qui un'altra volta a parlare del mio dramma.
Insomma, è arrivato di nuovo il mio compleanno. 
Ho preso il necessario per preparare la classica meringata alle fragole. Fino a due ore fa doveva essere un tiramisu con la Nutella (n.d.r.), poi ho cambiato idea, di nuovo... vedete, non ho il coraggio nemmeno di scegliere la torta! Dovevo prepararla stasera, che qui è ancora il 6 di marzo, ma invece non l'ho preparata: ma dovevo mettere a letto il bambino (bella scusa eh?). 
Insomma, è evidente che questo 35 mi crea qualche problema. E non so ancora quanto ci metterò ad elaborare la tragedia... 
So per certo che la mia giornata comincerà con una bella lezione di yoga e credo che questo sia il modo migliore (forse l'unico che vedo) per accogliere questo secondo compleanno a San Francisco. Del resto della giornata altro non so: immagino lascerò che scorra dolcemente, senza metterle fretta alcuna, anche se qui ci sarà pure il cambio dell'ora durante la notte (mi rubano pure un'ora di sonno nella notte del mio compleanno! Che crudeltà...) 
Se avete consigli o suggerimenti per fare pace con questo numero, vi prego di elencarli qui sotto: mi farebbe bene trovare il vostro incoraggiamento in un giorno così difficile... 
Ma Dante poi lo ha trovato il Paradiso, no? 

giovedì 5 marzo 2015

Allo Yosemite con gli americani

Non ho mai amato molto i viaggi di gruppo forse perchè quei pochi viaggi che ho fatto con altre persone non sono andati esattamente come mi aspettavo... emergevano in fretta i caratteri delle persone, nudi e crudi, e la lotta per cercare di mettersi d'accordo su pranzi/cene/mete giornaliere è sempre stata sfibrante per me che in vacanza non ne volevo proprio sapere di lotte intestine!
Tuttavia in questo ritorno allo Yosemite Park, ho voluto mettere da parte tutti questi pensieri negativi sui viaggi di gruppo per il semplice piacere di incontrare persone nuove in un luogo splendido com'è lo Yosemite. 
E così, sono partita insieme alla mia famiglia, pronta ad affrontare questi 4 giorni nel weekend lungo del Presidents' Day con questo gruppo di 20 americani. 
Come vi dicevo, sono stati presi in affitto due cottage nella parte meridionale del parco: di uno hanno preso possesso le coppie senza figli, mentre nell'altro hanno alloggiato le famiglie con prole al seguito. 
Ogni famiglia si è fatta carico di una colazione o di una cena e la cosa ha funzionato benissimo: c'è stata una colazione statunitense-messicana indimenticabile, un'altra colazione tutta americana ricca di uova e avocado, una cena giapponese speciale a base di Tan Tan Ramen... e poi... e poi c'è stata la cena italiana la sera di San Valentino. Menù semplice (visto che cucinavo per la prima volta per 20 persone): pasta al pomodoro e basilico; peperoni al forno e ripieni di mozzarella, olive nere e capperi, con contorno di cavolfiori; ah, quasi dimenticavo: strudel di mele per chiudere in bellezza! Il tutto, accompagnato da un bel vinello bianco trevigiano trovato per caso apposta in uno degli ipermercati di San Francisco. 
Allora, diciamo subito che la cena ha riscosso grande successo! 
Simpatici i commenti degli americani: 
1. "Ho provato milioni di volte a preparare una pasta come questa: ma com'è che a voi italiani la pasta viene così buona?" (e io che nel frattempo pensavo: mai provato a non rovesciare direttamente sulla pasta un sugo pronto-finto-italiano di una marca americana scadente?)
2. "Ma quante pietanze che ci sono!" (eh, suvvia: manco fossimo ad un matrimonio in Puglia!)
Ma la cosa più divertente è successa poco prima della cena. 
Sui fornelli c'erano da un lato la pastasciutta in cottura e dall'altro un pentolino che conteneva i resti della pastina in brodo della cena di Tegolina. 
Si avvicina la prima americana e chiede: "Che cos'è questo?" Dico che è il brodo del bambino e lei dice: "Ah, bene" e se ne versa un po' in una tazza. 
Poi si avvicina la seconda americana e chiede: "Che cos'è questo?". Io, incredula, dico per la seconda volta che è il brodo del bambino e questa mi risponde: "Cool!" e pure lei si prende una tazza e se ne versa un po'. 
Non ci potevo credere... hei, ma il bis di primi non era previsto!
Questo anche per dire che usi e costumi tra italiani e americani sono decisamente diversi e in un viaggio come questo i modi di fare differenti si incontrano (e si scontrano). Ho apprezzato per esempio le colazioni e le cene in cui tutto era a disposizione di tutti e ognuno poteva prendersi ciò che voleva: non c'era nessuno che serviva nessuno e molti mangiavano adagiati sul divano o anche in piedi; mi sono piaciute le giornate indipendenti in cui ogni famiglia o coppia stava per conto suo e poteva scegliere la propria passeggiata senza dover rendere conto a nessuno e senza la necessità di fare per forza tutto insieme; mi è piaciuto il riordino finale della casa in cui tutti (uomini, donne e bambini) si sono dati da fare per rimettere il cottage a nuovo prima della partenza
Forse l'aspetto con cui, ancora una volta, ho fatto più fatica è stato quello relativo alla socializzazione. 
Sarà che io di mio ci metto un po' a mettermi a mio agio tra sconosciuti, sarà che questo era un gruppo già affiatato di amici e che noi eravamo "gli intrusi" di turno, sarà che la distanza culturale si sente e pur scherzandoci sopra rimane viva... fatto sta che ci ho messo un po' a prendermi e, come al solito, è dovuta arrivare l'ultima sera, quella prima della partenza, prima che le chiacchierate si facessero lunghe davanti al camino. 
Yosemite National Park, Cottage in The Redwoods
Una cosa che continua pero' a stranirmi molto degli americani che ho incontrato (e non solo in questa occasione) è questa: puoi passarci una notte intera a parlare, raccontando di te e delle tue storie più sentite... ma al mattino dopo, i rapporti torneranno ad essere freddi, anzi gelidi come agli inizi, come se nulla fosse mai successo, come se quella vicinanza d'animo nella notte non ci fosse mai stata. Si riparte da zero. L'impressione è che i rapporti non si sviluppino mai... quasi non si riuscisse a costruirsi un passato. 
Lo trovo a tratti frustrante e mi è successo quasi sempre con gli americani che ho incontrato qui in California. Possibile che non si riesca ad approfondire i rapporti? Sono convinta che semplicemente si tratti di un modo diverso di intendere l'amicizia, un modo forse basato più sul presente che sul passato... ma magari mi sbaglio e magari sono io ad aver incontrato degli americani sui generis
Ma allora ditemi: qual è la vostra esperienza con l'amicizia all'estero?
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