mercoledì 25 febbraio 2015

Ritorno allo Yosemite: impressioni di un viaggio

E fu così che partimmo diretti verso lo Yosemite National Park. 
Le 4 ore e mezza d'auto diventarono presto 8 con un paio di soste di sopravvivenza previste anche per far sgranchire un po' le gambe a noi e a Tegolina, che di stare seduto troppo a lungo non ne vuole più sapere da quando cammina.
Fuori dalla statale, molti centri commerciali e qualche paesino sorto lungo la strada principale, ma per il resto, il nulla... Le distanze della California mi impressionano ancora tanto: si può davvero guidare per ore immersi nella natura, su strade che sembrano tappeti stesi al sole.

Il paesaggio da San Francisco allo Yosemite cambia moltissimo e, una volta lasciatosi alle spalle l'oceano e con esso, a seguire, queste distese verdeggianti ricoperte di fiori bianchi e arancioni, ci siamo ritrovati all'ingresso del parco. Montagne imponenti e boschi fitti di alberi alti, anzi altissimi. Strano vedere i segnali stradali per la neve lungo la strada, quando di neve quest'anno non ce n'era neanche l'ombra! Anzi, siamo stati accolti da una media di 20-25 gradi centigradi assolutamente inattesi in questo periodo dell'anno tra queste montagne. 
The Redwoods, Yosemite National Park
Il cottage che ci ha ospitati insieme ad altre tre famiglie con bambini era semplice ma spazioso e si trova nella zona chiamata The Redwoods all'interno del parco: si tratta di un'area residenziale, se così si può dire, con case private affittabili, immerse nei boschi.

Svegliarsi e vedere dalla nostra finestra il bosco che ci circondava la mattina di San Valentino è stato davvero speciale! Ma poi non ci si è crogiolati troppo nelle romanticherie del giorno perchè nell'altro cottage ci aspettava il resto della truppa (l'altra metà della compagnia costituita dalle coppie senza figli) e soprattutto la colazione! Come vi raccontavo, l'organizzazione dei pasti era stata stabilita prima della partenza. Per quella mattina quindi ci spettava una colazione dai sapori messicani, giusto per cominciare alla grande, preparata da americani che pero' in cucina ci sapevano proprio fare!
Per riprenderci poi, ci è voluto un po', tant'è che siamo partiti per la passeggiata solo nel pomeriggio. Ma del resto: si era in vacanza, no? E poi il tempo trascorso al cottage è stato comunque ben impiegato: preparativi per la cena che toccava a noi italiani e poi un po' di sano otium sul patio al sole mentre Teg si faceva la sua consueta dormitina mattutina... che ben!!
Ancora una volta comunque lo Yosemite mi ha colpito: mi sorprende che ogni passeggiata, anche la più semplice, la più vicina, la più ovvia, sappia condurmi in luoghi naturalistici distinti da una bellezza talmente dirompente che non riesco a dimenticare.
Chilnualna Fall, Yosemite Park
Mettiamo per esempio la Chilnualna Fall, una cascata raggiungibile a piedi dal cottage (credo che in tutto saremmo stati via un paio di ore). Avendo con noi un bambino di 15 mesi desideroso di camminare da solo non appena fosse possibile, abbiamo optato per delle passeggiata brevi e decisamente facili. Ecco che il sentiero si inerpica, quasi subito, ma altrettanto presto si gode della vista dei salti di questo ruscello che, nonostante la carestia d'acqua in tutta la California, mostra una certa potenza. E persino Tegolina è rimasto affascinato dallo scorrere di quell'acqua, dai suoi gorgoglii e da quelle rocce così ben levigate dallo scorrere del ruscello.
Questo, come molti altri nel parco, è un sentiero non particolarmente battuto, che quindi permette di passeggiare in tutta tranquillità e di godere della pace della montagna.
Mariposa Grove, Yosemite National Park
Il giorno successivo invece ci siamo spostati con l'auto per raggiungere Mariposa Grove, un bosco di sequoie giganti. Questa è al contrario una zona molto frequentata dai tustici che non vogliono, come noi del resto, perdersi il famoso Grizzly Giant, una seguoia alta quanto un grattacielo (64m per l'esattezza!). 
Il percorso in questo caso era facilitato e, tra le varie vie possibili per raggiungere questo imponente albero, ve n'era anche una praticabile con il passeggino o la sedia a rotelle. 
Non era la prima volta che vedevo delle sequoie giganti, ma devo dire che ogni volta... è sempre come se fosse la prima volta! 
Passeggiare alla base di questi enormi tronchi con il naso all'insù per vedere esattamente dove finiscono le chiome di questi giganti è un'esperienza davvero incredibile, che consiglierei di fare a tutti almeno una volta nella vita! Io mi sono sentita proprio come una formichina che camminava silenziosamente tra i piedi di giganti immobili... 
Sequoia gigante di Mariposa Grove
Un'altra cosa che consiglio di fare è di abbracciare uno di questi giganti: rimanere con gli occhi chiusi, avvinghiata a quel tronco spesso, è stato un altro momento magico di questo mio viaggio, un momento in cui quel contatto fisico con la corteccia ha reso concreto quel sentimento di panteismo naturalistico che mi faceva sentire parte di questa natura così imponente e così grande...
Il calar del sole poi ci ha regalato l'ultima magia della giornata con le chiome dei pini diventate scure contro quel cielo dipinto di mille sfumature diverse... 
Non c'è niente da fare: lo Yosemite National Park rimane un parco incredibile che mi sa sempre regalare nuovi pensieri e nuove impressioni sulla natura californiana e credo che non mi stancherò mai di tornarci, again and again and again!
Presto vi racconterò anche della convivenza con questo gruppo di americani con cui abbiamo condiviso questo viaggio, della cena all'italiana della sera di San Valentino e delle mie impressioni più generali sui rapporti e sull'amicizia in America... ma per sapere questo e per molto altro ancora, dovrete essere un po' pazienti ed aspettare la prossima puntata! ;) 

mercoledì 11 febbraio 2015

Ritorno allo Yosemite

La natura californiana è incredibile: imponente, maestosa e terribilmente meravigliosa e, visto che lunedì prossimo qui sarà festa, per il Presidents' Day, noi ne approfittiamo per tornare a goderci le montagne dello Yosemite National Park. 
Si parteeeeeeeeee 
Yosemite Valley da Tourists360.com
Se ben ricordate due anni fa, nella prima estate trascorsa in California dopo il nostro trasferimento a San Francisco, passammo qualche giorno di vacanza allo Yosemite insieme ad alcuni amici di vecchia data, ritrovati in questa parte di mondo, e ad altre new entries di origine tedesca e italiana. Era agosto e per assurdo trovammo più caldo lì, a 2000m di altezza, piuttosto che a San Francisco dove, si sa, d'estate fa freddo e c'è la nebbia. 
Lo Yosemite è uno dei parchi nazionali più favolosi della California e dista circa 4 ore e mezza d'auto da San Francisco. Ricordo con sincero affetto quella camminata verso la cima dell'Half Dome e soprattutto la parte della passeggiata in cui si costeggiano le Vernal Falls (qui c'è il video). 
Questa volta, vedremo lo Yosemite d'inverno ed esploreremo la parte meridionale di questo parco davvero enorme. Pare non ci sia neve viste le temperature così alte per questa stagione e la siccità, ancora imperante in California. Prevediamo quindi lunghe passeggiate all'aria aperta tra prati e boschi di pini e sequoie e speriamo ci sia un bel sole. 
Anche questa volta saremo in compagnia ma il gruppo è decisamente più numeroso: si parla di una variegata tribù di 20 persone, con 5 bambini al seguito! Entreremo a fare parte di un gruppetto già affiatato di amici, principalmente americani, ma ci sarà anche un'altra ragazza italiana, che è la stessa con cui continuo la banca del tempo, e altre persone di diversa nazionalità. 
Sono eccitata all'idea di partire! 
Credo sia dallo scorso luglio che non ci concediamo qualche giorno di vacanza e ce n'è davvero di bisogno... Ho voglia di viaggiare, una cosa che amo fare e che mi manca tanto; ho voglia di vedere posti che non ho ancora visto e ho voglia di stare con la mia famiglia in un posto nuovo, insieme a persone nuove. 
Sono anche un po' preoccupata perchè non credo di essere mai stata in vacanza con così tante persone che non conosco e sinceramente non so cosa aspettarmi... Ma sono anche desiderosa di essere lì e non vedo l'ora di conoscere questi nuovi compagni d'avventura. 
Mi è piaciuta molto sinora l'organizzazione del viaggio: sono stati presi in affitto due cottage all'interno del parco; uno ospiterà le famiglie con figli, mentre l'altro accoglierà le coppie senza. Questo mi fa pensare che se anche Tegolina si sveglierà nel cuore della notte e ululerà, affamato di latte, non dovremo preoccuparci troppo del disturbo creato... (mi aspetto una maggiore comprensione tra genitori!) 
Ogni famiglia inoltre si incarica di preparare un pasto per tutti. Si cenerà insieme, nella stessa casa, e a noi spetta la cena di San Valentino! Il menu è stato già deciso e prevede un pasto tutto italiano: vino bianco frizzante di Oderzo (trovato fortunatamente da Costco, uno degli ipermercati di San Francisco) e poi, a seguire, una bella pasta corta al pomodoro e basilico, la parmigiana di melanzane, che agli americani piace sempre, e il cavolfiore al gratin; per chiudere in dolcezza, un bello strudel di mele secondo tradizione (siamo in montagna no?). 
A quanto pare la colazione di San Valentino spetta invece ad un'americana che sta già parlando da tempo di muffin e bacon con uova, mentre pare che il ragazzo giapponese del gruppo ci preparerà il Tan Tan Ramen, una minestra di brodo a base di sesamo e miso, un condimento derivato dai semi di soia. Ecco, per me l'idea di poter gustare cibi diversi, provenienti da cucine diverse e preparati da mani sapienti, è davvero geniale! In più mi sembra che questo sia un bel modo per rendere ognuno responsabile per il gruppo, ma a tempo determinato, il che rende il tutto più sostenibile! 
Niente, ora vado a finire di preparare le valigie. Vi saprò dire com'è andata quest'avventura che sta per cominciare!! Ciao a tuttiiiiiii

lunedì 9 febbraio 2015

Voci italiane a San Francisco # 4

Eccoci arrivati al nostro classico appuntamento con la rubrica mensile "Voci italiane a San Francisco"
In questa quarta puntata vi presenterò uno scienziato che tre anni fa ha lasciato l'Italia per cominciare una nuova vita qui a San Francisco. Dice di non volersi riconoscere con quei cervelli in fuga di cui tanto si parla, più che altro perché non sente questa avventura come una vera e propria fuga dal Bel Paese quanto piuttosto come l'occasione che ha cercato per mettersi in gioco in una realtà internazionale di alto livello. 
Non mi dilungo ulteriormente e lascio a lui la parola.

Ti va di presentati brevemente?
Leonardo, 34, sposato, 1 figlio; mi alleno a fare lo scienziato (faccio il post-doc all'Universita' di San Francisco, UCSF); sono venuto a San Francisco 3 anni fa da Padova, dove sono nato e cresciuto, dove ho giocato a pallavolo da professionista per 10 anni, e dove mi sono laureato e fatto le ossa in laboratorio con un dottorato in biologia dello sviluppo.

Che cosa ti ha portato in questa parte di mondo?
La voglia di lavorare in uno dei migliori laboratori universitari al mondo nel campo della biologia sintetica, in cui poter mettere in gioco le mie idee.

Cosa ti piace particolarmente del vivere in California?
L'ambiente universitario, davvero stimolante; San Francisco, una citta' speciale; il cielo blu; l'avocado; e la natura, incontaminata, a portata di mano.

Una volta arrivato in città, che cosa ti ha stupito maggiormente? Raccontaci 5 dei tuoi cultural shocks!
- Affittare casa: una vera e propria esperienza estrema; siamo capitati in citta' in un momento di crescita vertiginosa degli affitti, e nel tempo le cose non hanno fatto che peggiorare, purtroppo;
- in generale il costo della vita: guadagno 4 volte quello che guadagnavo in Italia, ma qui in citta' siamo considerati molto vicini alla soglia della poverta';
- la gente va in giro vestita in qualunque modo e all'inizio è stato un po' straniante, ma dopo poco ha cominciato ad essere divertente e ho cominciato a sentirmi piu' a mio agio;
- il vento e la nebbia; e chi se li aspettava? Soprattutto d'estate sono particolarmente fastidiosi.

Qual è la tua isola felice in città? Intendo un posto nel quale ti senti bene ogni volta che ti ci trovi...
Un paio che mi vengono subito in mente: 
1. Bernal Heights in cima alla collina: si vede tutta la citta', e la fatica che si fa per arrivare in cima (specie se correndo col passeggino) contribuisce al senso di achievement


2. il lungo baia dalla parte di Mission Bay: ci vado ogni tanto a pranzo, avere il mare vicino e' impagabile!
Hai scoperto qualcosa in particolare qui a San Francisco, di cui ora senti di non poter più fare a meno?
Yoga e agopuntura. Ah, e anche l'iPhone!

Un'esperienza vissuta qui che sai di non poter dimenticare?
Tante! La nascita del mio primo figlio vince su tutte, senza gara. Un'esperienza indescrivibile, di cui mi sto ancora cercando di capacitare, e che ha cambiato la mia vita per sempre.
Un'altra e' stata correre la maratona in citta', con un high-five sul Golden Gate Bridge al mio compagno di avventura.


Hai scoperto qui un cibo in particolare che ti piace e che mangeresti sempre?
Donuts; sushi; breakfast burrito di un posto che si chiama Toast Eatery (su Church Street); e i ravioli della Maria a Mill Valley.
All'inizio ero sempre a confrontare il cibo di qui con quello italiano - in termini non troppo lusinghieri; ma dopo un po' ho cominciato a godermi quello che di buono si trova qui - che e' molto, anche se molti ristoranti davvero buoni sono anche molto costosi.


Per quella che è la tua esperienza, a cosa ti sembra di aver rinunciato venendo a San Francisco e che cosa invece hai guadagnato?
Rinunciato: la vicinanza ai miei genitori, a mio fratello e alla sua famiglia; vivere in un posto dove di media mi capiscono se parlo la mia lingua madre; riuscire ad esprimermi in una lingua grammaticalmente corretta (ormai non ci riesco piu' in italiano e non ci sono mai riuscito in inglese...).
Guadagnato: la possibilita' di mettermi in gioco in un'arena internazionale; la possibilita' di dare vita alla nostra famiglia; indipendenza; intraprendenza, lo spirito del self-made-man si respira proprio in modo concreto, e quando riesco a non sentirmi sopraffatto e' molto empowering (visto che non so piu' come si scrive in italiano?); self-confidence.

Che cosa senti che ti lascerà questa esperienza all'estero?
Apertura degli orizzonti; amicizie; un bimbo; yoga (l'ho detto due-tre volte, no?); un rapporto rinnovato con me stesso e con la mia compagna.

Grazie Leonardo per aver scelto di condividere la tua esperienza! Mi ha fatto piacere leggerti e averti ospite qui.

Se avete delle curiosità o delle domande aggiuntive da rivolgergli, non esitate a porle qui sotto nei commenti. 
E per la prossima voce italiana da San Francisco invece, ci rivediamo il 10 marzo!

giovedì 5 febbraio 2015

Una cioccolata calda a San Francisco

D'inverno, si sa, la cioccolata in tazza scalda il cuore. Se poi ci si aggiunge sopra pure un po' di panna montata... anche gli animi più tristi possono ritrovare il buonumore! 
Peccato pero' che qui a San Francisco non sia poi così facile trovare una cioccolata come ce l'ho mente io: densa e scura, che sappia di cacao. 
dishmaps.com
Pare purtroppo che agli americani faccia gola piuttosto una cioccolata liquida che può essere avvicinata più che altro al nostro latte con zucchero e cacao. Ci possono buttare dentro dei marshmallows, quei dolcetti bianchi, soffici come nuvole che d'estate, sempre gli americani, amano tenere sulla punta di uno spiedo e arrostire davanti al fuoco in campeggio. 
Dopo anni di ricerche affannose, finalmente, abbiamo scovato in città una cioccolateria degna di questo nome nella quale si è potuto ritrovare il gusto pieno di un'ottima cioccolata calda in tazza, densa, fumante e gustosa e capace di lasciare in bocca un indelebile sapore di cacao. 
Questo magico posto si chiama Dandelion Chocolate ed è una vera meraviglia con i suoi tavoloni in legno grezzo e il locale minimal che lascia in vista la parte dedicata alla preparazione della cioccolata e non solo...  
Kinfolk.com
Sembra proprio di trovarsi alla fabbrica di Willy Wonka ed io mi aspettavo che da un momento all'altro uscissero dal retro gli Umpa-Lumpa! 
La cioccolateria si trova al numero 740 di Valencia Street, una delle mie strade preferite in città perché ricca di locali stravaganti nei quali è sempre interessante ficcare il naso: si rischia di finire in un covo di pirati come al vicino 826 Valencia, di incontrare unicorni impagliati o alci da salotto come al Paxton Gate o di iniziare a giocare con i giochi di una volta al Paxton Gate's Curiosities for Kids.
Ma tornando alla cioccolateria, se doveste capitare al Dandelion, vi suggerisco che cosa ordinare. 
Nel menu la cioccolata calda in tazza è così denominata: European Drinking Chocolate (Italian-inspired: thick, hot, and rich). Mi ha fatto sorridere questa spiegazione così dettagliata: evidentemente andava chiarito al cliente americano che cosa si sarebbe dovuto aspettare da una cioccolata ispirata a quella italiana! 
Per la modica cifra di 4.5$ riceverete una tazzina di cioccolata, small size. Se invece puntate su una tazza normale, dovrete pagarne 8 di dollari! Sì, è caro, lo so... ma dopo tanti mesi di astinenza, volete non concedervi una coccola seppur costosetta?
Se poi la voleste proprio fare sporca, potreste prendere anche alcune delle squisitezze che troverete in bella mostra sul bancone. Noi abbiamo puntato su un semplice biscotto con gocce di cioccolato per Tegolina, il quale non ha dato cenno alcuno di una certa volontà di condivisione; mentre per noi, due specialità della casa: lo s'more al cioccolato e la dulce de leche bar
Lo s'more in pratica è costituito da un marshmallow di forma quadrata, riscaldato (al centro del quale vi è del cioccolato fuso); è adagiato su un graham cracker che definirei un incrocio tra un biscotto e un cracker salato. 
La dulce de leche bar è invece una barretta di biscotto sulla quale vi sono due strati, uno di dulce de leche (una crema densa sudamericana che sembra mou) e uno di cioccolato. Ecco, questa barretta-bomba è una vera e propria goduria! Mi viene ancora l'acquolina in bocca a pensarci... e so per certo che dovessi tornare al Dandelion, cosa che temo - e spero - succederà presto, la riprenderei perché era proprio spettacolare! 
Anche questi dolcetti non sono propriamente economici, mi pare si aggirino sui 4-5$ l'uno, ma vale la pena di spendere questi soldi, specialmente se in un pomeriggio invernale si sente il bisogno di una bella ricarica di zuccheri. 

E fu così che questo fu il primo inverno in cui potei fare pace anche con l'assenza (e la mancanza) in terra straniera della cioccolata in tazza di Graziati, una pasticceria padovana famosa proprio per la cioccolata calda oltre che per una favolosa millefoglie alla crema... Ecco, ora che ci penso, forse la millefoglie mi manca ancora un po', così come mi mancano le classiche frittelle di carnevale della Pasticceria del Duomo...  oddio, non fatemici pensare che lì in Italia è carnevale! Qui, di carnevale e di frittelle, neanche l'ombra! :-/ 


lunedì 2 febbraio 2015

Rivoluzione alla Maison Jaune

Si sa, gli americani si muovono, non sono mica stanziali come noi italiani: vivono nella stessa città per un po', poi trovano lavoro altrove e i migrano verso altri lidi. Mica sempre, eh... ma sicuramente più spesso degli italiani! 
E proprio per questo motivo ora, noi che viviamo da quasi tre anni al primo piano della Maison Jaune, siamo secondi (in termini di durata della nostra permanenza in questa casa) solo ad un'altra inquilina. 
Tempo fa vi dicevo dei sei appartamenti e dei loro abitanti: degli indianini che se ne stavano per andare perché avevano comprato casa, del vicino-senza-pietà che, trovandomi con due borse della spesa rotte, seppe semplicemente dire "Oh my God" prima di correre via col suo cane, e del vicino-angelo-venuto-dal-cielo che invece mi sapeva sempre offrire il suo aiuto, anche nelle situazioni più estreme.

Beh, ora alla Maison Jaune tutto è cambiato. 

Gli indianini se ne sono andati davvero e non sappiamo dove siano andati a finire. Avevano accennato ad una festa di inaugurazione ufficiale, ma l'invito non ci è mai arrivato...
Il vicino-senza-pietà se n'è andato pure lui, portandosi con sè il suo cane piagnone e il tapis roulant che faceva tremare tutta la casa. 
E il vicino-angelo-venuto-dal-cielo? Se n'è andato pure lui, portandosi dietro la cagnetta isterica e anche la sua compagna, vera proprietaria della cagnetta isterica. 

E chi è arrivato dunque a popolare tutti questi appartamenti rimasti sfitti per credo una settimana in tutto?

La new entry più clamorosa è quella della coppia lesbica: eh sì, al posto degli indianini sono arrivate due ragazze provenienti da Seattle. 
Il loro arrivo è stato un pochetto burrascoso: il giorno del trasloco sono state sotto casa per ore mantenendo costante il livello (altissimo) delle loro voci. E visto che Tegolina, quando ha il sonno leggero, si sveglia anche solo con un fruscio, si è saltato ovviamente tutti i riposini e io ho cominciato da subito a nutrire un certo risentimento verso le due nuove inquiline. 
Poi pero' mi sono ricreduta. 
Ho conosciuto Katie e la prima volta che ci ho parlato, mi sono resa conto di aver avuto con lei la conversazione più lunga degli ultimi tre anni. Presente le classiche chiacchiere tra donne? Ecco. "Finalmente un'americana chiacchierona!", pensai. 
Poi pero' non è stata tutta rose e fiori...
Per conquistare il posto alla lavatrice, in comune tra tutti e sei gli appartamenti, adesso bisogna fare la fila, cosa che prima non succedeva mai. E Katie è una delle maggiori utilizzatrici della laudry insieme alla sua compagna! Poi un giorno, sempre mentre Tegolina dormiva, la stessa Katie ha fatto irruzione in casa mia e non ho ancora ben capito perché. Pare si fosse dimenticata le chiavi del retro: fatto sta che è riuscita a svegliare per ben 2 volte di seguito Tegolina con una scampanellata e poi bussando alla porta insistentemente dicendomi che aveva bisogno di attraversare la mia cucina per accedere alla scala secondaria. Ovviamente la mia cucina era un disastro... ma va bene lo stesso. 
Ad ogni modo, siamo buone vicine e le loro feste, il via vai continuo degli amici e delle amiche che hanno mi mette allegria e ha portato una ventata di freschezza alla Maison Jaune.

Al posto del vicino-senza-pietà invece è arrivato testa-calda. Testa-calda è totalmente pelato e indossa sempre un paio di cuffie enormi. Ha le cuffie quando scende le scale; ha le cuffie quando fa la lavatrice; ha le cuffie quando entra in macchina e guida... Forse per questo non sente quando la porta del suo garage si solleva per sbaglio di sera e forse per questo gli hanno già fregato la bicicletta dal garage. 

Al posto del vicino-angelo-venuto-dal-cielo è arrivato invece un ragazzo belga. So solo che è un gran bel pezzo di ragazzo. 

E poi c'è Laura, l'altra inquilina americana che vive alla Maison Jaune da più tempo di noi. Laura è single e fa la vita da single, viaggia spesso e guida un'auto a due posti nera, simile ad una Porche. Per qualche settimana e per la prima volta in tre anni, c'è stato un uomo al seguito di Laura, l'ho incrociato un paio di volte di fronte alla lavatrice, ma poi l'uomo è sparito... e lei è tornata ad essere single. 
La cosa strana di Laura è che lei non mi saluta. 
Non ho ancora capito se vive in un universo parallelo oppure se mi odia. Fatto sta che se non mi incontra sulle scale comuni o davanti alla porta di casa, non mi saluta. Forse appena metto piede fuori dal cancello subisco una specie di trasformazione e lei non riesce più a capire che sono sempre io, quella che vive al primo piano. Fatto sta che così succede... fuori di casa, che io sia con Tegolina oppure sola, lei non mi saluta mai. E valla a capire...   

Ecco, questi sono gli ultimi aggiornamenti dalla Maison Jaune di San Francisco. 
Ma ora mi chiedo: anche voi avete dei vicini così speciali??? 
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