mercoledì 28 gennaio 2015

Il caterpillar

E lascia(te)mi gridare, lascia(te)mi sfogare... gridava Pappalardo nella sua celebre canzone. 
Parlava d'amore lui. 
Parlo di repulsione mista a terrore io dopo questa (dis)avventura appena vissuta.

Classico giretto mattutino a piedi con Tegolina quest'oggi. 
Adesso che cammina (sì, cammina da qualche settimana ormai!!), vuole spingere lui il passeggino oppure il suo triciclo. Oggi ha fatto 6 blocchi a piedi, dico 6 blocchi, una distanza enorme visto che ha cominciato da così poco a camminare da solo. 
All'andata, incontriamo una coppia di fratelli in bici. Teg li guarda curioso: come al solito, pura ammirazione per le loro biciclette, lui che ha ancora "solo" un triciclo a sua disposizione. Io sorrido alla mamma che li segue e lei ricambia il saluto. 
Sulla via del ritorno, li incrociamo nuovamente davanti alla chiesa di Sister Act così ci fermiamo a parlare un po'. I bambini pedalano tranquilli nel cortile della chiesa protetto da un muretto e Teg si appoggia al muretto per osservarli meglio. 
Nel frattempo, io scambio due chiacchiere con la loro mamma: è australiana ed è sposata con un greco, vivono qui da tanto e hanno tre figli maschi di 7, 5 e 3 anni. Il grande è a scuola, mentre i due piccoli stanno per andare al Kindergarten di lì a qualche minuto. La mamma australiana ed io facciamo conversazione, parlando essenzialmente del bilinguismo dei suoi figli e dei bimbi che vivono all'estero; Tegolina stringe amicizia col più piccolo. Ad un certo punto con la coda dell'occhio vedo che si scambiano qualcosa da una parte all'altra del muretto. Mi sembra sia un sasso e non dico niente e continuo a parlare con la mamma. Ma poi Teg si porta il sasso alla bocca e, appena me ne accorgo, gli dico di non farlo. Non so se l'abbia messo in bocca mentre ero distratta, proprio non lo so. Fatto sta che vedendo che è intenzionato a riportarselo alla bocca cerco di aprirgli la mano per togliergli il sasso ma lui tiene ben stretto il sassolino nel suo pugno. Io insisto: "Dammi il sasso" gli dico in inglese. A quel punto, la mamma australiana mi risponde: "Non è un sasso; è un caterpillar". 
NaturaMediterraneo.com
Apriti cielo! 
"COSAAAAA???!!" dico io. 
Al che, mi blocco. 
Oddio, un bruco... che faccio? Io non lo voglio mica toccare. Manco morta che lo tocco. 
E Teg che lo tiene ancora stretto. 
Il povero animaletto, evidentemente mal capitato, è tutto arrotolato su se stesso per cercare di salvarsi (è per questo mi era sembrato un sasso!). Teg, ignaro, continua a tenerlo stretto e lo schiaccia tra le dita, manco fosse una gelatina. Cerco di spiegargli che sta tenendo in mano un animaletto vivo, ma niente. Ahimè... che fare?
Ad un certo punto, di sua sponte, lo molla sul muretto. Il bruco comincia a muoversi, poveretto. Tegolina lo osserva, con un certo interesse direi. Gli dico di lasciarlo lì, di lasciarlo muovere vivere. Ma niente. Lui lo riprende in mano, nella sua manina manona e lo riprende a stringere. O santo cielo. Non so più che fare e presa dal panico - ma con un plasticissimo sorriso stampato in faccia (visto che sembravo l'unica ad essere sotto shock) - riesco solo a cercare di convincere Teg a mollare la presa... ma non c'è verso. 
Torna da uno dei suoi giretti in bici il figlio della signora australiana e così prendo la palla al balzo: "Tegolina, restituisci il bruco al tuo amichetto che te l'ha dato, amore della mamma". Lui esita un po' ma il bambino gli porge la mano e così lui glielo restituisce.  Deo gratias!
Salutiamo tutti e ci dirigiamo verso casa, io con 10 anni di meno e Tegolina con una mano piena di bava di bruco, probabilmente. 

Povera me... e vi prego, non ditemi che questo è solo l'inizio... non ditemi che questo è il triste destino delle donne che hanno la fortuna di avere figli maschi, v-i-p-r-e-g-o!!

Sapevo sarebbe stata meglio la femmina!!





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