martedì 23 dicembre 2014

Auguri di Natale

Per questo Natale 2014 mi auguro - e quindi vi auguro - di riuscire a catturare ogni momento. 
Vi auguro di essere presenti con il corpo, la mente e il cuore in ogni scambio di auguri, in ogni abbraccio, in ogni bacio che darete e che riceverete, tanto da far crescere la gioia che è già dentro di voi. 
Mi auguro che possiate riuscire a non correre e vi possiate fermare piuttosto ad assaporare il tempo che scorre. 
Vi auguro di essere in grado di cogliere i dettagli, di perdervi ad osservare i bagliori di questo Natale ma di guardare anche alle sue ombre che possono portare grande consapevolezza in voi. 
Vi auguro di non escludere niente a priori e di accogliere tutto ciò che verrà. 
Vi auguro di riuscire a trovare voi stessi anche in mezzo alla confusione. 
Vi auguro di esserci, per voi soprattutto, ma anche per quelli che vi sono vicini fisicamente e forse anche spiritualmente. 
Vi auguro la presenza... e con essa la felicità legata ad ognuna di queste piccole, grandi conquiste.

E a proposito di bagliori... ecco qui le luci che faranno brillare gli occhi a me in questo Natale californiano!  




lunedì 22 dicembre 2014

Point Bonita Lighthouse: passeggiata mozzafiato

Uno degli aspetti che mi ha sempre colpito tanto di San Francisco è la possibilità di lasciarsi alle spalle la città per immergersi in luoghi da cartolina. 
San Francisco, Golden Gate Bridge
Bastano 50 minuti netti d'auto dalla Maison Jaune per attraversare San Francisco e il Golden Gate Bridge, dirigendosi a nord, per ritrovarsi a bocca spalancata di fronte ad un paesaggio che racchiude l'essenza di una natura ancora selvaggia di cui l'Oceano è il principale protagonista.
Una splendida passeggiata verso il  Point Bonita Lighthouse ci ha portati ieri a scoprire un piccolo quanto delizioso faro arroccato su uno spuntone di roccia lavica e ad ammirare da qui San Francisco e la sua baia dominata dal Golden Gate Bridge. La scoperta non finisce mai...
Il percorso, che è molto breve e adatto a tutti (anche se forse eviterei di scendere con il passeggino o con la bicicletta, per comodità vostra) è tutto in discesa all'andata. Inevitabilmente, al ritorno, bisogna faticare un po', ma è assolutamente fattibile e ne vale assolutamente la pena, ve lo assicuro!
La vista sull'Oceano è spettacolare. 
Amo il mare, tanto, l'ho sempre amato, ma l'Oceano... l'Oceano è diverso... ogni volta m'impressiona! M'impressiona la massa d'acqua che muove, mi impressionano le onde che incontrano gli scogli, m'impressiona la maestosità di questo paesaggio che mi riporta alla memoria la grandezza della natura esaltata dai poeti romantici. 
Le scogliere lungo le quali si adagia il sentiero che conduce al faro sono alte e permettono una bella vista dall'alto sulle spiaggette di sabbia scura e le piccole insenature scavate nella roccia nera sotto. 
Una comunità di leoni marini se ne sta appollaiata, pigramente, sugli scogli e qualche leone si muove ancora nelle acque torbide di questa domenica invernale per raggiungere un altro scoglio. 
Dopo la pioggia delle scorse settimane, rimangono ancora nel cielo delle nuvole che rendono ancora più speciale questo tramonto sull'Oceano. 
A me sinceramente toglie il fiato... 
Point Bonita Lighthouse
Per raggiungere il faro si attraversa un ponticello sospeso: c'è molto vento qui e, sebbene il ponte sia in ferro, oscilla leggermente. I capelli scompigliati da quest'aria gelida, che tuttavia rimane piacevole, i piedi che avanzano senza bisogno di essere incitati a farlo. E una volta lì, non resta che guardarsi attorno a 360 gradi per ammirare ancora la baia, la città sempre più lontana e dall'altro lato l'Oceano aperto. Lo sguardo, a questo punto, si può tranquillamente perdere... 
Pensiamo possa essere un buon punto di osservazione per seguire il tragitto delle balene che proprio tra dicembre e gennaio lasciano i mari del Nord per dirigersi verso la Baja California in Messico. L'anno scorso le vedemmo, per caso, tornando a casa da un giro. E sapete bene che alle balene che vanno a partorire in Messico io sono particolarmente affezionata, no? Non ce ne sono oggi pero'. Forse è ancora presto... ed evidentemente a me non resta che tornare al faro per controllare! =)
     

giovedì 18 dicembre 2014

Lezioni di musica per bambini # 2


Ricordate che qualche settimana fa vi parlavo della nostra ricerca di una scuola di musica per bambini a San Francisco? Vi avevo raccontato dei pro e dei contro delle due realtà di Gymboree e Music Together ed era già evidente che eravamo più propensi per il secondo che per il primo. 
Rimane tuttavia da scegliere la sede. In città infatti ci sono molti centri che utilizzano il metodo di Music Together e che non dipendono gli uni dagli altri. Se quindi il metodo per la sensibilizzazione alla musica è lo stesso, le insegnanti sono diverse e diversa è anche la loro sensibilità nel rivolgersi ai bambini, così come diverso è il numero di bambini che frequentano il corso in una sede piuttosto che in un'altra.
Prima lezione prova nel quartiere di Noe Valley. 
Il corso per i bambini dagli 0 ai 4 anni si tiene nella sala di una piccola scuola di danza e le lezioni sono dalla domenica al mercoledì, tutte le mattine, in due orari distinti. La maestra è molto brava, canta come un usignolo, suona il flauto traverso e la chitarra ma purtroppo il gruppo di bambini è molto ristretto. Parlo di cinque o sei in tutto.
Seconda lezione di prova nel quartiere di Haight Ashbury
Le lezioni si svolgono tutti i giorni della settimana, sabato escluso, e in orari diversi, anche nel pomeriggio, e vengono tenute in una bellissima sala, di proprietà della Chiesa Episcopale di Tutti i Santi, che si affaccia su un altrettanto splendido giardino interno. In questa sede abbiamo conosciuto due insegnanti diverse, entrambe bravissime, con una voce da usignolo e in grado di suonare il piano e l'ukulele una, e solo l'ukulele l'altra.  Diversamente da Noe Valley, a Haight Ashbury le classi sono decisamente più numerose: ci sono circa una quindicina di bambini di solito, accompagnati da mamma e papà, dalle babysitter o dai nonni. Insomma, un'allegra compagnia canterina!

Abbiamo optato proprio per Haight Ashbury. 
Perché? 
Credo si possa dire che è stata questione di pelle. Insomma, quando le maestre sono tutte bravissime e le differenze tra l'una e l'altra sono proprio minime, diventa davvero difficile scegliere... Tuttavia penso che in un gruppo più folto di bambini Tegolina possa avere modo di interagire con un maggior numero di persone e questo, dal mio punto di vista, è un aspetto importante di queste attività di gruppo, specialmente per un figlio unico italiano che muove i suoi primi passi in un contesto americano! A questo si aggiunga che la sala nella quale si tiene la lezione, come dicevo prima, è molto ampia e luminosa e offre spazio per muoversi a tutti.

Così, giusto per cominciare, ci siamo iscritti alla Three Week Holiday Session, una serie di tre lezioni a tema natalizio tenute dalla maestra Lenka, quella che suona piano e ukulele. E poi da gennaio parte la sessione invernale, di dieci settimane in tutto, e per questa abbiamo scelto la maestra Jennifer. Quest'ultima, sebbene sappia suonare un solo strumento, l'ukulele appunto, è stata talmente coinvolgente ed esplosiva durante la lezione prova che la sua energia ci ha contagiati sin dal primo istante. Ci ha fatto divertire-cantare-ballare-correre-saltare-suonare e ridere... ridere tanto. E ci è sembrata spontanea e appassionata, cose che ho molto apprezzato!

Proprio questa settimana si concludono le tre lezioni prima di Natale e, guarda caso, Tegolina ora balla ciondolando la testa come un vero rockettaro e sculettando per benino come un vero ballerino impossessato dal ritmo. Addirittura nell'ultima lezione di oggi non voleva neanche più restituire all'insegnante i due tamburelli che stava suonando con la stessa foga che avrebbe potuto avere Tullio De Piscopo nei suoi anni migliori! 
Mi sembra un buon inizio.. non credete? =)

venerdì 12 dicembre 2014

Il clima del terrore

In pratica ieri, a San Francisco, c'è stata la tanto temuta rainstorm
Fa paura pensare ad una "tempesta di pioggia", vero? Credo sia la parola tempesta a fare paura... eppure questo è il termine che hanno utilizzato per definire quella che sembrava dovesse essere una sorta di apocalisse di vento e pioggia battente.
Le scuole sono state chiuse preventivamente, tutte. 
I voli dirottati altrove.
Annullati i corsi all'università. 
Cancellati gli appuntamenti. 
Insomma, si temeva il peggio...
Nei giorni precedenti siamo stati bombardati da e-mail allarmanti che hanno creato un vero e proprio clima di terrore nell'attesa di quella che effettivamente pare sia stata la peggiore tempesta degli ultimi venticinque anni. 
Ho letto anche numerosi articoli contenenti informazioni utili a prepararsi all'arrivo di questa benedetta pioggia: suggerivano innanzitutto di avere riserve di acqua e di cibo, già pronto (perché si temeva la mancanza di energia elettrica); invitavano a non farsi mancare candele o pile sufficienti per illuminare la notte e ad avere assolutamente i telefoni carichi.
Quindi ieri, alla fine, com'è andata?
Beh, intanto visto che sono qui a raccontarvelo, evidentemente sono sopravvissuta!
The New York Times
Poi in pratica questa famigerata tempesta di pioggia... era pioggia!! Null'altro che pioggia! Senza il tanto temuto vento... Una pioggia battente che è iniziata al mattino ed è durata tutto il giorno e anche tutta la notte. Ma nient'altro che pioggia!
Ed è vero che qui non si è abituati a così tanta acqua tutta insieme. Come vi raccontavo qualche giorno fa, la California ha sofferto moltissimo la siccità quest'anno, quindi si temeva particolarmente per gli alberi, i famosi redwood trees (= sequoie), che essendo secchi avrebbero potuto spezzarsi, ostruire le strade o distruggere le case, specialmente fuori dalla città. E infatti la provincia ha sofferto di più: per quel che ne so, ci sono stati molti allagamenti in Napa Valley e a Redwood City per esempio. 
Qui a San Francisco invece ci sono stati sì degli allagamenti sia nelle tangenziali che in città ed effettivamente l'elettricità è mancata, in tutta la parte nord al mattino e nel mio quartiere solo verso l'ora di cena (giusto quando nel forno si stava cuocendo la mia torta salata!), ma il problema alla Maison Jaune è durato credo 10 minuti in tutto (e la torta salata è arrivata sui nostri piatti giusto in tempo per la cena!). Siamo stati forzati a restare in casa ma mica perché non ci si potesse muovere, semplicemente perché io non mi volevo bagnare fino all'osso! =)
Tanto allarmismo quindi, ma non credo per niente... 
Durante il giorno pensavo che fossero stati esagerati e avessero spaventato eccessivamente la città, ma quando è mancata l'elettricità... in quei 10 minuti al buio... ho pensato che fortunatamente il mio telefono era carico e ho utilizzato la pila integrata per muovermi in casa. Quindi, in qualche modo, l'essere preparata mi ha aiutato! E devo anche dire che l'essere preparata al peggio ha mi ha anche fatto avere una maggiore leggerezza nel cuore nel vedere che la situazione qui non era poi così grave! 
Mi sono pertanto ritrovata a rivalutare quell'allarmismo di cui mi ero quasi un po' presa gioco all'inizio pensando che "come al solito gli americani ingigantiscono la cosa!". Gli americani invece, preparandosi al peggio, sono risultati organizzati, con i pompieri impegnati nelle situazioni più difficili, e sono stati pronti ad affrontare i piccoli e grandi disagi che la pioggia ha provocato. Gli italiani invece, che l'hanno presa alla leggera, si sono ritrovati a benedire il telefono carico nel momento del bisogno! 
Questo per dire che, a volte, prepararsi al peggio aiuta e per dire anche che si può sempre cambiare idea sul significato che può avere quel clima di terrore creato! Chiudere le scuole, annullare i corsi all'università, cancellare gli appuntamenti ha fatto sì che molte meno persone si siano mosse durante la giornata, con l'auto e con i mezzi, e questo sicuramente ha avuto un effetto sul traffico e quindi sugli incidenti possibili con un clima del genere, a cui nessuno del resto è abituato. Quindi a volte sì, il clima del terrore può salvare! 

E in Italia come siamo messi con la prevenzione?

 

martedì 9 dicembre 2014

Voci italiane a San Francisco # 2

Qualche mese fa risposi ad un commento sul mio blog di una ragazza italiana che viveva a San Francisco e la invitai a raccontarmi come fosse arrivata in questa parte di mondo. Arrivò puntuale il suo racconto via mail ed io rimasi così colpita dalla sua storia che mi venne voglia di conoscerla. La nostra chiacchierata davanti ad un caffè fu davvero piacevole e oggi voglio presentarvi E. che vi racconterà di sè in questa seconda puntata della rubrica "Voci italiane a San Francisco".

Ti va di presentarti brevemente?  
37 anni. Nata nel profondo sud dell’Italia e 18 anni vissuti a Milano fra università e lavoro. Laurea poco convinta in economia… nel cuore l’amore per la musica classica ed i viaggi. Poco incline a mettere le radici in un posto, per un paio di volte ho mollato tutto e sono partita con una valigia a curiosare per il mondo; è alla fine di uno di questi viaggi che ho deciso di fermarmi a San Francisco.  
  
Qual è il motivo che ti ha portata qui?

Beh, piuttosto semplice, sono arrivata in questa parte di mondo per amore. Il mio boy friend è infatti americano! 

Che impressione ti ha fatto San Francisco? Credi sia stato amore a prima vista?
Se già conosci qualche città dell’America settentrionale, capisci subito che San Francisco ha una sua anima ben distinta. A differenza delle grandi città metropolitane, un po’ tutte fatte con lo stampo ormai, San Francisco stupisce per essere una città unica e particolare. E’ una città dove tutto ti sembra possibile, una città dove gli eccessi e la creatività sono davvero la norma. Sì, è stato amore a prima vista. 

Una volta arrivata qui, che cosa ti ha stupito maggiormente? Raccontaci 5 dei tuoi cultural shocks 

NUDISMO. Il primo shock culturale risale alla prima volta che ho messo piede a San Francisco nel 2009 e riguarda il nudismo libero per strada. Sapevo di questa libertà… ma guardare gente normalissima camminare completamente nuda per strada, fare shopping etc… è proprio uno shock!

TIP (= mancia). Andare a mangiare fuori vuol dire per me passare la maggior parte del tempo cercando di allontanare il cameriere che ogni 5 min viene a chiederti se tutto va bene, se hai bisogno di qualcosa etc…. pur di guadagnarsi una mancia più alta. Non discuto la questione della mancia (e mi spiace ovviamente per i camerieri che completano il loro stipendio proprio con le mance dei clienti) ma mi sento davvero oppressa e resto scioccata dalla loro insistenza.


PREZZO DEL VINO. C’è dell’ottimo vino qui in California, ma bisogna sborsare un bel po’ di dollari per berne uno decente. Pazzesco!


FUNDRAISING (= ricerca di finanziamenti per i propri progetti). Conoscevo abbastanza bene il fenomeno del fundraising, soprattutto nelle istituzioni culturali, ma guardarne l’applicazione, da vicino, è davvero incredibile. La gente ci crede davvero e vi è una partecipazione totale alle iniziative culturali e non profit in generale.


SENSO CIVICO, in tutte le sue sfaccettature.

OPEN HOUSE (= casa aperta). Essenzialmente si tratta della possibilità di visitare liberamente immobili in vendita o in affitto. Coloro che desiderano vendere l'immobile decidono, spesso con l’aiuto di un’agenzia immobiliare, di "aprire la casa" ai potenziali acquirenti in alcuni giorni prestabiliti (spesso durante il fine settimana). Si ha l’occasione di entrare nelle case americane a “curiosare”: le abitazioni vittoriane sono architettonicamente qualcosa di davvero unico e incredibile all’interno. Qualche settimana fa sono andata, per esempio, a visitare un immobile appena ristrutturato nella mia strada in vendita per 6 milioni di dollari…. 


San Francisco, Quartiere di Nopa/Alamo Square
Qual è il tuo quartiere preferito a San Francisco? E perchè?
Non perché ci abito, ma mi piace molto il mio quartiere: Nopa/Alamo Square. E’ tranquillo, ma allo stesso tempo interessante. Locali molto alla moda si affiancano a posti semplici per bere una birra o un tè al mattino senza troppe pretese. Ci sono case bellissime e mi piace perdermi per le strade per scoprirle: un  vero museo a cielo aperto!

Un cibo che hai conosciuto qui e di cui non riesci più a fare a meno.
Con certezza, al primo posto ci metto i dim sum/dumplings, una droga per me.
Ma San Francisco è anche la città dove puoi mangiare dell’ottimo cibo messicano, ma anche koreano (vado matta per il bibimpap!), birmano, peruviano, vietnamita, giapponese, cinese... etc. Da poco inoltre il mio fidanzato mi ha iniziato alla cucina cajun e creola: due cucine povere, originarie dello Stato della Louisiana che, semplificando, possono definirsi una miscela fra la cucina francese, spagnola, africana e dell'America nativa... un cibo non proprio leggero ma unico e assolutamente da provare!
San Francisco, Good Luck Dim Sum

Qual è la tua isola felice a San Francisco? Un'avventura divertente vissuta in città?
Non mi viene in mente nulla… forse perché tutti i giorni hanno in sé qualcosa di avventuroso: pensi di ordinare qualcosa al ristorante e te ne arriva un’altra o sbagli strada e ti sembra di poter riuscire a tornare a casa….
Un posto che mi piace è sicuramente Clement st./ Richmond district. Non vi è nulla di speciale, ma è un posto dove sto bene proprio perché mi sento circondata da persone normali (cinesi per la maggior parte) che lavorano… insomma una strada autentica e popolare dove guarda caso c’è anche il mio ristorante di dim sum preferito… 

Eh, pero' adesso io voglio sapere qual è questo ristorante!
Chiamarlo ristorante è forse un po’ troppo…. in Italia si chiamerebbe forse rosticceria. Insomma Good Luck Dim Sum è un posticino dove puoi ordinare i tuoi dim sum e consumarli ai tavoli posti nel retro. La fila alcuni giorni è scoraggiante, ma scorre abbastanza in fretta e la bontà e freschezza del cibo…. ripagano! 

Che cosa ti manca ora dell'Italia?
Non nascondo che dell’Italia adesso mi manca tutto: gli amici prima di tutto e la famiglia, ovviamente. Ma mi manca anche lo spirito degli italiani: gli americani hanno un sense of humor veramente basso e, per la maggior parte, sono piuttosto permalosetti!  

A cosa ti sembra di aver rinunciato venendo a San Francisco? E che cosa credi invece di avere guadagnato?
Venendo a San Francisco ho rinunciato al mio buon lavoro e agli affetti. Vi ho guadagnato un compagno (spero di vita) e l’idea di vivere in un posto incredibile e ricco, in questo particolare periodo storico, di tante opportunità.

Mi sembra quindi di poter dire che l'amore può essere una buona ragione per decidere di lasciare tutto e ricominciare da capo in un'altra parte del mondo... 
In bocca al lupo per la tua avventura, E.! 

Per quanto riguarda noi, se avete qualche domanda da rivolgere a questa nuova amica scoperta oggi, fatelo pure qui sotto: spero che E. possa essere desiderosa di rispondere ai vostri quesiti! 
Per la prossima intervista ci rivediamo il 10 gennaio del 2015: vi anticipo solo che sentiremo la voce di un uomo questa volta, il primo della serie! =)


lunedì 8 dicembre 2014

Clima natalizio a San Francisco su Amiche di Fuso

"Il Natale in California è diverso, diverso da un milione di punti di vista..."

Se siete curiosi di leggere il resto del mio racconto sul Natale a San Francisco, correte sul nostro sito Amiche di Fuso dove troverete il mio post di oggi dedicato appunto al clima natalizio in quel di San Francisco. 

Eccovi il link:

http://amichedifuso.com/2014/12/08/clima-natalizio-a-san-francisco/

Ci risentiamo il 10 gennaio per la seconda puntata della rubrica intitolata "Voci italiane a San Francisco": faremo una bella chiacchierata insieme ad una nuova interessante amica!

mercoledì 3 dicembre 2014

Piove, guarda come piove...

Che i californiani non siano abituati alla pioggia è più che evidente! 
Avete presente quando in Italia arriva la neve e le città (tutte tranne Trento e Bolzano dove si spara il sale preventivamente) rimangono bloccate? Auto ferme, traffico congestionato e tutti in ritardo... ecco, praticamente tutto questo avviene a San Francisco quando piove in una versione diciamo meno drammatica.

Non piove spesso da queste parti e negli ultimi anni ci sono stati gravi problemi di siccità che hanno coinvolto la California tutta. Quindi quando arriva la pioggia, ora come ora, è piuttosto benvenuta, anche se... crea dei grossi disagi, specialmente se piove per qualche giorno di seguito come nel caso di questa rainstorm (=tempesta di pioggia) che si è abbattuta su di noi dalla scorsa settimana. 
Le strade, assetate e impolverate da mesi, ricevono queste gocce d'acqua e le respingono immediatamente quasi non riconoscendo questo strano fenomeno. E così si formano imponenti rigagnoli che intasano gli scarichi. La metro stamattina, dopo tre giorni di pioggia, era bloccata proprio per l'acqua. Corse saltate, ritardi, i tram inevitabilmente affollati, tutti che si lamentavano per il servizio scadente... Su Van Ness South, che è una delle fermate più importanti di una delle linee principali, il traffico di tram e metro è stato rallentato dalle infiltrazioni d'acqua. E l'allarme si coglieva nel rigore con cui i conducenti davano le comunicazioni ai passeggeri. All'andata, in orario di punta, sono riuscita fortunatamente a salire sul tram in una delle ultime fermate in cui ha raccolto gente. Eravamo talmente pigiati l'uno contro l'altro che mi sono ricordava di quando usavo i mezzi in Italia per andare a scuola. Avevo come allora lo zaino del mio vicino conficcato nella schiena! :-/ E addirittura per diverse fermate non si è fatto salire nessuno. 
Al ritorno invece siamo stati fermi un bel po' a Powell Station, la fermata centrale, a guardare una flotta di dipendenti della Muni armati di vanghe e intenti a sgorgare i tombini proprio sotto ai binari e davanti ai nostri occhi. Nel frattempo, all'interno del tram venivano date comunicazioni sui ritardi e assicurazioni circa l'imminente partenza. 
Mi sono sentita "in pericolo" ma comunque in buone mani. E nessuno sembrava troppo preoccupato... 

Oggi mi aspetta un altro pomeriggio a casa col pupo! 
Trovare delle alternative alla stanza dei giochi della Maison Jaune in questi giorni di pioggia in cui non si può andare al parco (e di solito noi ci andiamo due volte al giorno!) è un po' difficile, ma non impossibile! Grazie ad una chat aperta su facebook tra le mamme italiane a San Francisco nel gruppo D.I.V.E. MAMME ho scoperto l'esistenza di un museo per bambini ad ingresso gratuito, il Randall Museum, che pare abbia un'area giochi perfetta per queste giornate piovose e anche una sala giochi coperta nell'Eureka Valley Recreational Center, sempre gratuita, poco distante da qui. Pensate, adesso ho persino l'imbarazzo della scelta!  

Eppure trovo inoltre che tutte queste nuvole che coprono quel cielo che siamo così abituati a vedere costantemente azzurro diano un aspetto più reale a questo paesaggio che fa da sfondo alle mie giornate. Quindi ora diventa che io, la donna metereopatica per eccellenza, ho cominciato ad apprezzare la pioggia qui dove non piove praticamente mai! Strana la vita, vero? 
Del resto, per citare una frase che leggevo proprio ieri: Life is a rainbow. You need both the sun and the rain to make its colors appear (= la vita è un arcobaleno. Hai bisogno sia del sole che della pioggia per fare apparire i suoi colori). Quanta verità in così poche righe!   

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