domenica 30 novembre 2014

La banca del tempo tra mamme

Circa sette mesi fa incontrai Ro tramite una blogger-amica che avevo conosciuto circa un anno e mezzo prima. Andai all'incontro con queste due ragazze italiane insieme a Tegolina che aveva più o meno 4 mesi e Ro era quasi alla fine della sua gravidanza. Avevamo diverse cose in comune: entrambe dottorate in Italia e appassionate di studi umanistici, entrambe ancora in qualche modo legate al mondo dell'università, entrambe in contatto a San Francisco con lo stesso ospedale, gli stessi medici, le stesse infermiere ed entrambe più o meno pronte a cimentarsi con una nuova vita da mamma. Così, anche se ci stavamo incontrando per la prima volta quel giorno, pareva avessimo molto di cui parlare... 

Diversi mesi dopo, quindi dopo che Ro aveva dato alla luce la sua splendida bambina, la ricontattai per chiedere il suo aiuto: pensando a qualcuno che potesse revisionarmi un paio di testi in inglese da rispedire in fretta, mi venne in mente proprio lei. Ro si dimostrò subito disponibile e letteralmente corsi a casa sua. Mentre rivedeva i miei testi nella sua cucina, io mi presi cura in salotto della sua Gufettina che vedevo per la prima volta. Lasciatemi dire a questo punto che la Gufettina, che all'epoca aveva meno di cinque mesi, è proprio una bimba speciale: simpatica, sorridente e tanto, tanto dolce... insomma, lei è una di quelle bambine adorabili con cui stai volentieri sin dal primo istante!
Quando ringraziai Ro per il tempo che mi aveva dedicato, mi disse una cosa che mi colpì molto. Mi disse: "Beh, se non ci si aiuta tra mamme... tra mamme umaniste poi..." Quelle parole rimasero incise nella mia mente probabilmente perché le trovai da subito estremamente vere. Entrambe sappiamo bene che cosa significa prendersi cura di un figlio quando amici e famiglia sono lontani e sappiamo anche che cosa significa avere delle scadenze da rispettare in un lavoro che richiede impegno fisico e mentale anche fuori dagli orari d'ufficio. Quindi ci capimmo e piuttosto in fretta direi... 

Ci siamo riviste poi ad un incontro organizzato ad Alamo Square tra mamme italiane, con bimbi piccoli al seguito. Alla fine di quel pomeriggio di giochi e chiacchiere, rientrando insieme verso casa, lei mi propose di dare vita ad una banca del tempo tra di noi. Fui subito entusiasta del progetto! 
In che cosa consiste la nostra banca del tempo?
In pratica, per un pomeriggio a settimana io mi prendo cura di Tegolina e della Gufettina alla Maison Jaune e Ro mi restituisce il favore occupandosi dei due bimbetti a casa sua in un altro pomeriggio della stessa settimana. In questo modo ognuna ha settimanalmente circa 4 ore a sua disposizione per fare ciò che vuole: lavorare, scrivere, studiare, fare compere, dormire, andare ad una seduta di agopuntura

Sono tanti i vantaggi di questo sistema: si attua una sorta di baratto delle ore che mettiamo a disposizione l'una dell'altra e, in pratica, risparmiamo i soldi della babysitter. 
Ma non solo! 
Quando lascio Teg per qualche ora da Ro, mi sento davvero tranquilla perché so che è in buone mani, so che va d'accordo con la Gufettina e quindi immagino si divertirà con lei in un ambiente che, tra l'altro, gli è più familiare della casa della babysitter dove è stato più di una volta. Inoltre mi sembra che Teg viva la separazione da me con meno spaesamento e credo che questo sia dovuto essenzialmente al tipo di rapporto che esiste tra me e Ro, un rapporto di amicizia, che Tegolina riconosce sicuramente come tale. In più, per me non ci sono i sensi di colpa legati ai soldi che spenderei per quelle stesse ore con la babysitter magari "solo" per avere un po' di tempo da dedicare a me stessa una volta a settimana e non ci sono nemmeno i magoni collegati all'idea di lasciare che sia una "sconosciuta" ad occuparsi di mio figlio, anche solo per qualche ora. Vi parlavo di questo in un articolo su Amiche di Fuso qualche settimana fa. 
Quello che prendo da Ro, in termini di ore ma anche di affetto verso i nostri bimbi, lo restituisco a mio modo e questo mi fa stare bene, non mi fa sentire in debito con lei e mi invoglia a continuare, vedendo anche quanto bene stanno insieme Tegolina e la Gufettina che sembrano amici di vecchia data!! 

Gestire due bambini così piccoli allo stesso tempo non è facilissimo. 
Quei 6 mesi di età che separano Tegolina da Gufettina un po' ci aiutano a poterli gestire meglio che se fossero coetanei, anche se a volte capitano dei momenti particolarmente difficili in cui entrambi vogliono mangiare/dormire nello stesso istante e questo inevitabilmente genera una crisi comunitaria. I pupi piangono, Teg mi si appende al collo mentre tengo in braccio la Gufettina e io mi trovo a cercare di consolarli insieme, anche se in quella situazione viene da piangere anche a me! 
Non è semplice insomma ma devo anche dire che sinora ce la siamo sempre cavata. A volte è bastato portare uno dei due in un'altra stanza per farlo dormire, giocare o mangiare, mentre l'altro/a già dormiva. Altre volte invece è stato necessario assumere le sembianze della Dea Kalì e offrire il biberon alla Gufettina dando la merenda a Teg sul suo seggiolone. Una volta superato il dramma, i pomeriggi sono scivolati via velocemente e di essi mi sono rimasti più che altro nelle orecchie (e nel cuore) le loro risate generate dalla sottoscritta che si diverte a fare la cretina per loro! 
Spesso siamo anche riusciti a raggiungere tutti e tre uno dei parchi vicini a casa, Tegolina sul suo super bolide rosso fiammante e la Gufettina portata da me nel marsupio, cosa che è riuscita a fare anche Ro. 
Si sa, portarne due al parco è sempre piuttosto impegnativo, ma stare all'aria aperta ci rende felici e così persisto...     

So che non siamo né le prime né le uniche mamme al mondo ad aver messo in atto una banca del tempo di questo tipo. Spero anzi che ce ne siano tante, in Italia e fuori dall'Italia... 
Ho voluto condividere questa esperienza semplicemente per offrire uno spunto di riflessione sul potere del tempo messo a disposizione di qualcun altro e specialmente per far circolare un'idea che trovo bella e sensata e che spero sinceramente possa essere presa in considerazione da molte altre persone! 
Come dice la mia amica: "Se non ci si aiuta tra mamme..."   


domenica 23 novembre 2014

Lezioni di musica per bambini a San Francisco

Essendo entrambi amanti della musica, abbiamo voluto trasmettere a Tegolina questa nostra passione e così, sin da quando era nella pancia di mamma, si è goduto concerti live della Symphony Orchestra di San Francisco e ha ascoltato musica, dimostrando sin da subito una certa ammirazione per Mozart, poi confermata una volta venuto al mondo.  
Quando il suo papà suona il pianoforte, lui lo ascolta e si diverte a suonare i tasti insieme a lui, seduti entrambi sulla panca.
E non appena è riuscito a stare seduto da solo, gli abbiamo anche preso degli strumenti musicali suoi: un triangolo, delle maracas, delle nacchere, uno xilofono, un cembalo e un tamburo, tutti acquistati in un negozio specializzato per una sessantina di dollari in totale. Soldi ben spesi - dai nonni che hanno finanziato il progetto! - e lo dico vista la costanza con cui ci gioca. 


Volevamo pero' anche fargli frequentare delle lezioni di musica vere e proprie e così, di recente, ci siamo messi alla ricerca di una scuola a San Francisco che ne organizzasse per i più piccini. Che sorpresa nello scoprire che esistono più classi per i bimbi dagli 0 ai 18 mesi! 
Non abbiamo ancora scelto la scuola in via definitiva. Sinora ne abbiamo viste due dove abbiamo partecipato a delle lezioni prova gratuitamente: Music Together, che ha più sedi in città e Gymboree Play & Music che si trova invece nella zona sud-ovest. 
Non avete idea di quanto siano state diverse queste due esperienze!!
E io che pensavo: "Che differenze vuoi che ci siano tra due lezioni di musica per bambini così piccoli?! Si tratterà semplicemente di sensibilizzare i bambini alla musica!" 
Quanto mi sbagliavo...

In entrambe le scuole siamo potuti rimanere entrambi con Tegolina durante la lezione. Da Music Together pero', che abbiamo scoperto grazie a Marica, siamo stati subito incoraggiati dall'insegnante a partecipare attivamente alla lezione, cantando, battendo le mani e lasciandoci coinvolgere dalla musica... questo con l'idea che un bambino così piccolo filtra il mondo e le sue esperienze attraverso i propri genitori, i quali costituiscono in qualche modo lo specchio delle sue reazioni. 
La maestra durante la lezione ha cantato, mimato, suonato la chitarra e il flauto traverso ed è riuscita a rendere partecipi i bambini (erano circa una decina), oltre che con la sua espressività, anche con i tamburi, i cembali, i campanelli e delle sciarpette di velo colorato. Tuttavia, all'inizio della lezione l'insegnante ci aveva anche detto di non preoccuparci se nostro figlio si sarebbe distratto, magari allontanandosi per esplorare gli spazi che per lui erano del tutto nuovi: "Sentirà in ogni caso la musica visto che non si tappa le orecchie!". E questo ci ha fatti sentire sicuramente più a nostro agio quando Teg ha cominciato a gattonare di qua e di là, guardandosi allo specchio e dirigendosi verso l'uscita. 
Nel frattempo si cantava, tutti in cerchio, da seduti e poi da in piedi, muovendosi attraverso la stanza. I bambini partecipavano attivamente, suonando insieme il tamburo al centro e aiutando di volta in volta la maestra a riporre gli strumenti nello sgabuzzino. E quanto si divertivano ad aiutare, Teg compreso, che si appoggiava ai contenitori per muovere i suoi passi circondato dagli altri bimbi!
La lezione è scivolata via veloce e noi siamo stati più che soddisfatti.  

Ieri siamo stati da Gymboree che originariamente nasce come un negozio di vestiti e articoli per bambini molto famoso negli States. Per guadagnare evidentemente qualche soldo in più vengono organizzati dei corsi a pagamento per i bambini durante la settimana e ci sono anche dei corsi di musica. 
Ora, io non so se siamo capitati male noi, se abbiamo incontrato un'insegnante particolarmente inetta o se le nostre aspettative dopo Music Together erano troppo alte, fatto sta che l'impressione che ho avuto è stata pessima... 
Tegolina da Gymboree Play & Music
Appena arrivati, sono stata piacevolmente colpita dalle etichette personalizzate per ogni membro della famiglia, dai tappeti nuovi nella saletta, dalla musica diffusa nella stanza, dal proiettore che mostrava le parole delle canzoni sulla parete. Mi sono sembrati ben organizzati! Durante la lezione ho visto uscire dai mobiletti tamburi nuovissimi, cembali, palle di varie forme e colori, sciarpee, luci colorate, bolle... tutto era estremamente accattivante per gli occhi e musica e gioco si mescolavano insieme... ma l'ambiente è rimasto freddo e poco accogliente per tutta la durata della lezione. 
L'insegnante, a mio parere, sapeva ben poco di musica e di bambini: leggeva le parole delle canzoni proiettate stupendosi di quanto fossero corte in alcuni casi (quasi come se le stesse leggendo per la prima volta!), si dimenticava le parole, sbagliava le intonazioni, andava e veniva per andare a prendere gli strumenti e i giochi lasciando quindi moltissimi momenti di vuoto tra un'attività e l'altra durante i quali noi genitori ce ne rimanevamo seduti in cerchio insieme ai bambini (3 famiglie in tutto). Ma ciò che mi è sembrato ancora peggio è stato l'invito rivolto a noi adulti di tenere in braccio i bambini per ripetere a specchio i movimenti che lei faceva fare ad un pagliaccio seduto in grembo. Un pagliaccio che, tra l'altro, a me ricordava il protagonista del film "IT", non so se avete presente... angoscia! 
La ciliegina sulla torta è stata piazzata alla fine della lezione quando l'insegnante mi si è avvicinata per sapere se quindi avevamo deciso di iscrivere nostro figlio al suo corso. Lodava Teg per quanto era stato bravo nella sua prima lezione insistendo sul fatto che sicuramente gli sarebbe piaciuto continuare. Mi è sembrato di avere davanti una rappresentante disperata che cercava di farmi comprare il suo prodotto. Ovviamente, dopo questo, ce ne siamo andati via... a gambe levate!

Mi chiedo se siamo stati sfigati noi e a Gymboree abbiamo incontrato una persona incapace oppure se abbiamo semplicemente visto due approcci diversi nella sensibilizzazione dei bambini alla musica. Perché l'impressione che ho avuto, vedendo queste due realtà, è che abbiano davvero una diversa politica... 
Rimane pero' che per sensibilizzare dei bambini alla musica mi sembra sia assolutamente necessaria in chi insegna - ed educa alla musica questi bambini - una certa sensibilità per la musica da un lato e per i bambini dall'altro

E voi? Qual è la vostra esperienza? Ce la volete raccontare? 

domenica 9 novembre 2014

Voci italiane a San Francisco # 1

Di blogger italiani che scrivono da San Francisco ce ne sono almeno cinque o sei, che io sappia, e qualche anno fa ci siamo pure incontrati per un pranzo organizzato proprio dalla sottoscritta. 
Ma di recente sono stata colpita dall'incontro con altri italiani che per un motivo o per un altro attualmente si trovano in città e pur vivendo vivendo una vita sanfranciscana non hanno un blog nel quale raccontarla. Mi sono detta: perché non iniziare una rubrica che faccia parlare questi italiani approdati a San Francisco?
E così, eccomi qui ad introdurvi a questa nuova avventura che mi aspetto porti nuove storie da leggere e di cui appassionarsi e nuovi punti di vista su quella che ormai considero la mia città d'adozione. 

Lascio allora la parola a Costanza, una simpatica ragazza napoletana che la scorsa estate mi contattò via mail per avere qualche dritta sul quartiere nel quale alloggiare durante la sua permanenza a San Francisco. Ci fu uno scambio di email e poi un incontro reale che fece sbocciare in me il desiderio di dare spazio nel mio blog a questi italiani oggi a San Francisco...

Che cosa ti ha portato in questa parte di mondo, Costanza?

Suona strano, lo so, ma non ci sono motivazioni lavorative alla base di quest’avventura: un giorno di poco più di un anno fa, stanchi della vita nella nostra città (e nel nostro Paese…), con il mio fidanzato abbiamo cominciato ad immaginare una breve fuga in Nord America (all’inizio anche il Canada era una possibilità), per sperimentare un modo di vivere diverso e provare a vedere se ci potesse essere un posto per noi… Il periodo di tempo che ci siamo concessi, ovvero che ci consentisse di non dover mollare lavoro, casa, etc., ma di metterli in “stand by”, è stato di 3 mesi. La scelta di San Francisco, infine, è avvenuta in maniera molto naturale: volevamo una città sulla costa, una dimensione più americana e meno europea possibile, e un clima mite. Poi c’è da aggiungere che è da quando, bambina di 6 o 7 anni, ascoltavo il 45 giri di Scott McKenzie che sogno di venire in questa città!

San Francisco è la prima città americana che visiti o ce ne sono state altre prima? Che differenze hai notato?

Due estati fa abbiamo fatto un piccolo giro sull’altra costa, da Boston a New York. Mi è venuto spontaneo paragonare San Francisco a New York, che mi è molto piaciuta, e personalmente trovo grandi differenze, soprattutto rispetto alla vivibilità: New York è una città che ti mette in movimento, ti comunica molta energia, ma contemporaneamente molto stress; ho trovato invece San Francisco e i suoi cittadini molto più rilassati. Dopo la prima giornata a New York ero esaltata, ma avvertivo anche una specie di “ansia di prestazione”. Dopo la prima giornata a San Francisco ero a mio agio e mi sentivo felice, a parte il terrore di non trovare casa per i successivi 2 mesi, ma questa è un’altra storia…. 

Che impressione ti ha fatto San Francisco? è stato amore a prima vista?
Sì, posso dire che è stato amore a prima vista. Mi ha spiazzato, perché il primo posto che ho visto è stato Mission, poiché avevamo preso casa a Valencia Street, e lì si respira un’aria decisamente sudamericana, che mi ha conquistato subito, ma non era ciò che avevo immaginato di San Francisco. Poi abbiamo fatto un giro per le strade ad ovest di Valencia (nei quartieri di Castro e Noe Valley) e la bellezza delle case vittoriane o simil tali, i loro colori, la costante presenza di verde, il contrasto con il cielo blu mi hanno fatto definitivamente innamorare.
San Francisco vista dal quartiere di Bernal Heights

Una volta arrivata qui, che cosa ti ha stupito maggiormente? Raccontaci 5 dei tuoi cultural shock!

Non so se si tratti di veri e propri cultural shock, poiché per ora credo di essere ancora in piena fase honeymoon, ma degli “stupori” rispetto a modi diversi di comportarsi e affrontare la vita ci sono sicuramente stati.
1.     la socievolezza: i sanfranciscani ti rivolgono la parola per strada, nei bar, davanti ad un monumento, con una semplicità disarmante, che all’inizio, da buoni napoletani, scatenava la nostra diffidenza: “cosa vorrà da me??”. E dopo poco abbiamo capito che in linea di massima non vogliono niente, sono solo curiosi e spontanei.
2.      la libertà di espressione: qui sembra davvero che ognuno possa scegliere come essere e cosa fare senza preoccuparsi del giudizio altrui. Dalla scelta superficiale di cosa indossare, o NON indossare (sì, a Castro è frequente incontrare uomini vestiti soltanto di un cono che copre le grazie o, in giornate speciali, nemmeno di quello) a quella più profonda di scegliere una vita da broker rampante o da hipster girovago.
3.     il vero senso di appartenenza ad una comunità: ci si dà da fare seriamente e con naturalezza per la propria città e per il proprio quartiere. E’ abbastanza frequente incontrare volontari che puliscono le spiagge, partecipano attivamente alle iniziative della Biblioteca Cittadina o danno una mano alle street fair (che durante l’Indian Summer vengono organizzate tutti i weekend in più parti di San Francisco). La città è dei sanfranciscani e loro vogliono davvero che tutto funzioni e sia vivibile.
San Francisco, Lands End
4.     la presenza della natura, del “selvatico” oserei dire, in città: nella Baia vedere delfini e leoni marini è praticamente all’ordine del giorno; nel parco cittadino (il Golden Gate Park) ci sono le sequoie e un recinto con i bisonti; passeggiando per un sentiero di Lands End (un altro parco, situato nella punta a nord-ovest della città) abbiamo incontrato un coyote; un paio di volte abbiamo visto volare una cicogna sopra di noi…. devo continuare?
5.     la facilità di trasformare una propria passione in business: non che ci abbia provato, ma la sensazione è che ci siano meno paletti legali/amministrativi da superare per “vendere qualcosa”, basti pensare al fatto che si può usare Square per far pagare con carta di credito tramite il proprio iPhone.

Hai assaggiato qualcosa che ti ha solleticato il palato?

A San Francisco ci sono moltissimi ristoranti asiatici e messicani, ed ho sicuramente adorato sia i dim sum sia le taquerie. Per quanto riguarda la cucina americana, invece, ho molto apprezzato i loro brunch, con piatti a base di uova e drink Mimosa (non conoscevo le famose uova alla Benedict, che sono buonissime e vorrei imparare a cucinare), e anche i ristoranti di cucina californiana “new”, ovvero le contaminazioni europee, soprattutto francesi, delle ricette americane.

Un'avventura divertente vissuta a San Francisco?

Quando abbiamo ricevuto risposta per la casa dove saremmo voluti stare, sono iniziati due giorni in cui alternavamo una fitta corrispondenza con l’intermediario a spedizioni alla banca per racimolare i soldi che avremmo dovuto consegnargli in contanti. A casa sua con il “malloppo” (era sabato pomeriggio e lui non era più in ufficio), si sono susseguite una serie di scene surreali: dal mio intascare il suo ID scambiandolo per un biglietto da visita, al suo contare i soldi seduto per terra in salotto mentre noi conversavamo amabilmente con la sua compagna in un pastiche di italiano, inglese e spagnolo; alla candida esclamazione del mio compagno Marco, una volta usciti di lì, “certo che è stata proprio una truffa perfetta”. La sua era una battuta (lecita, visto che in mano non avevamo che un foglio di carta con su scritte a penna un paio di frasi sull’avvenuto pagamento), ma quando dopo un paio d’ore l’email con cui l’intermediario avrebbe dovuto metterci in contatto con la proprietaria di casa, e che aveva promesso di scriverci entro 20 minuti, non arrivava e googlando su di lui abbiamo trovato che era un “habitual craigslist abuser”; e ancora quando non rispondeva né a telefonate né a sms (lui che era stato sempre celere a risponderci durante i 2 giorni precedenti), il terrore si è impossessato di noi...
Ovviamente tutto si è risolto per il meglio: ancora una volta la paura era frutto della nostra diffidenza (italiana?) e i giorni successivi ogni tanto scoppiavo a ridere improvvisamente pensando alla scena di noi due bianchi e tremanti davanti alla pagina di Google che attestava il fatto di essere stati imbrogliati…

Che cosa suggeriresti di fare a un turista che arriva in città? Che cosa ritieni sia imperdibile?

I miei suggerimenti si discostano molto da quello che un turista può trovare su una guida di viaggio, poiché i posti che ho più amato a volte non sono nemmeno citati… Secondo me la città va conosciuta passeggiando per i suoi quartieri, fermandosi nei parchi, che sono frequenti ovunque, e nei café, dove una sosta per uno spuntino è molto piacevole ed anche abbastanza economica (considerando quanto è generalmente cara San Francisco).
In quest’ottica consiglierei delle passeggiate a Mission e il suo Dolores Park, a Bernal Heights con l’omonimo parco e Holly Park, a Height Ashbury ed Alamo Square, a Castro e Corona Heights, e nella zona del Duboce Park. 
San Francisco, Duboce Park
Poi consiglierei una passeggiata ai Sutro Baths e a Lands End, dove si trova il mio posto preferito (almeno finora), ovvero una caletta incantevole lungo il Costal Trail difronte al Mile Rock Lighthouse. Infine sono imperdibili il Golden Gate Park,  Fort Point, da cui il Golden Gate Bridge offe il suo profilo “classico” (quello del film Vertigo per intenderci) e Ocean Beach, un’immensa spiaggia con onde alte e attraenti.

Per quella che è la tua esperienza, a che cosa ti sembra di aver rinunciato venendo a San Francisco in questo periodo? E che cosa hai guadagnato?

Sarò cinica, ma non sento di aver perso molto. Mi sono certamente mancati gli affetti più cari, ma, trattandosi di un periodo limitato, non è stata una vera e propria rinuncia. Ho guadagnato, invece, libertà, orizzonti più ampi (banalmente), la consapevolezza di dovermi lanciare in avventure più definitive e anche un paio di nuovi amici.

Che cosa ti lascia questa esperienza all'estero?

Un grande amore per San Francisco, il desiderio di tornarci, e anche di esplorare altre città americane, e poi la ferma decisione di conservare la carica di vitalità ricevuta da questa esperienza.

Grazie Costanza, grazie per aver averci parlato di te e della tua avventura a San Francisco.

A voi lettori dico invece che questa rubrica intitolata "Voci italiane a San Francisco" uscirà il 10 di ogni mese. 
Nella prossima intervista di dicembre conosceremo un'altra persona interessante che è già pronta a raccontarci la sua storia!
Alla prossima


martedì 4 novembre 2014

ONE - Un anno di TE...G


E oggi, signori e signore, Tegolina compie un anno!!! 

Un anno?!!
Sì, un anno. Proprio un anno...
Un anno?!! (Oddio, no, non so mica se ce la faccio). 

Faccio davvero ancora tanta fatica, non solo a crederci, ma a realizzarlo... a realizzare che un anno fa, ora come ora, ero nel pieno del travaglio e alle 10.57 am (PT, che sta per Pacific Time) avrei partorito un cicciottone di 5.3 kg, lungo 57 cm. Lo scrivo, lo riscrivo... mi sa che lo sto ancora processando. 
Teg, sembravi un bambino di un mese e mezzo di età, vista la stazza... e per questo io per la prima volta ti vidi nell'iphone. Giuro! Nell'iphone di papà! E ancora oggi benedico la tecnologia che mi ha permesso di vederti appena uscito o quasi... 

Questa è una storia che Teg si sentirà ripetere tante e tante volte ancora, una storia che ora, a ricordarla - e quindi a scriverla - mi viene da ridere... ma lì per lì, non fu affatto divertente, anzi. 

Tutto avvenne in sala parto. 
La chirurga, che mi aveva assicurato che sarei stata la prima a vedere Tegolina dopo il cesareo, tentò di sollevare Teg oltre quella sorta di tenda che mi impediva di vedere la parte splatter del parto, ma lui era talmente grosso e pesante che la dottoressa non ce la fece proprio: lo sollevò, ci provò diciamo, ma riuscì ad alzarlo talmente poco che io vidi solamente uno spicchietto della parte superiore della testa che era coperta da una folta chioma nera. 
Ricordo che gridai: "Non l'ho visto! Non l'ho visto! H-e-i, n-o-n l'h-o v-i-s-t-o!!!". 
Ma nessuno poteva capirmi dentro quella stanza... nessuno tranne mio marito, il quale allora corse verso il tavolino dove il pediatra e le ostetriche stavano facendo i primi controlli su Teg e scattò una foto col telefono per portarmela. 
Vidi quindi Teg per la prima volta sull'iphone... nella prima foto che gli fu scattata. 
E solo diverse ore dopo, riuscii a tenerlo in braccio, a stringerlo forte a me come avrei voluto fare appena è nato. 

Non dimenticherò mai il momento in cui arrivò nella mia stanza avvolto in quel lenzuolo di flanella che aveva disegnate tante piccole orme di piedini colorati. 
Ricordo quella stanza illuminata dal sole e ricordo il suo arrivo, nella luce.

Non riesco a credere sia passato un anno da quel momento, eppure guardo Tegolina e vedo quanto è cresciuto, quanto è cambiato da quel fagottino cicciotto che dormiva tutto il giorno... 
I suoi capelli sono cambiati e adesso sono sottili fili dorati tra i quali le mie mani si perdono a volte, abbandonate al ritmo delle carezze che non smetterei mai di fargli; le sue mani sono cambiate, si sono fatte grandi e forti, e quando hanno paura, stringono forte le mie con una presa che mi dà un coraggio da leone; i suoi piedi sono cresciuti e lo sostengono nelle sue esplorazioni del mondo fatte appoggiandosi a qualunque sostegno disponibile; i suoi occhi sono cambiati, ora guardano lontano e sono così profondi che ogni tanto mi ci perdo dentro nell'osservare tutte le loro sfumature, i colori che hanno adesso e quelli che sembrano poter avere... mi parlano del bambino che è oggi e dell'uomo che un giorno sarà.
Auguri piccolo mio, 
auguri per questo tuo primo compleanno e per questo primo anno di vita! Mi sento fortunata, sfacciatamente fortunata, ad averti qui con me e ti seguo con gioia nel tuo peregrinare per il mondo, spinto dalla tua curiosità e dal desiderio di scoperta: spero tu possa far crescere insieme a te queste doti, ma soprattutto spero tu possa essere sempre presente a te stesso e spero che questo ti permetta di goderti ogni istante della tua vita.
Buon compleanno, Teg! 

sabato 1 novembre 2014

Halloween: una festa americana che mi ha contagiata!

Da quando ci siamo trasferiti in California abbiamo cominciato a festeggiare Halloween. E dopo quest'anno, che siamo al secondo giro, posso tranquillamente dire che questa è la mia festa preferita in assoluto, dopo il Natale!
A San Francisco, già da agosto, cominciano i preparativi e nei negozi compaiono le prime decorazioni: del resto, è una festa particolarmente sentita a cui grandi e piccini sono molto affezionati! 
E ieri l'atmosfera che si respirava qui, nonostante la pioggia che nella mattinata aveva preoccupato un po' tutti, era quella di sempre: un misto di eccitazione e curiosità a cui non si riesce proprio a resistere!
Nel tardo pomeriggio ci siamo avviati verso il quartiere di Cole Valley che è una delle mete predilette ad Halloween dai sanfranciscani, e ora ho anche capito perché. Belvedere Street era stata bloccata al traffico per diversi isolati e c'era davvero tanta, tanta gente in costume. 
Noi, ovviamente, non ci siamo tirati indietro dal travestirci e, guidati da un pericolosissimo draghetto verde pronto a inforcare il suo triciclo pur di arrivare al più presto alla festa, ci siamo uniti alla folla come un'allegra famiglia di draghi alla ricerca di dolcetti. 
Una bella zucca di plastica sotto al braccio per raccogliere il bottino "di Tegolina" e via (in realtà i dolcetti se li sono pappati mamma e papà appena il pupo se n'è andato a dormire! :). 
A fine serata eravamo soddisfatti, anche se a suon di dolcetto o scherzetto abbiamo conquistato un po' troppi cioccolatini ripieni di peanut butter (=burro d'arachidi) per i miei gusti... Mi lamento pure, vedi che ingrata!
San Francisco, quartiere di Cole Valley
Ma torniamo a Cole Valley. 
Le case che si affacciano su Belvedere Street sono davvero eccezionali: si tratta principalmente di case singole, che per l'occasione erano state decorate a tema. Ho visto per esempio un'incredibile casa a tre piani trasformata in una nave pirata. Un'altra casa era abitata da tanti di quei fantasmini illuminati che improvvisamente s'era fatto giorno! E poi c'erano tante altre splendide case con addobbi incredibilmente originali: gatti gonfiabili piazzati in giardino che giravano la testa da una parte all'altra (e facevano proprio paura!), ragni giganti che scendevano improvvisamente dagli alberi (ed era un bambino a farli finire sulla testa dei passanti!), lapidi e tombe aperte di fronte alla porta di casa e chilometri di ragnatele.
San Francisco, decorazioni e costumi nel quartiere di Cole Valley
Di straordinario poi ho visto delle zucche intagliate da quelli che si possono davvero considerare dei veri e propri scultori: ne vedete una proprio nella foto qui accanto, in basso a sinistra. 
E poi che dire dei costumi? C'erano scheletri, principesse, zombie, dinosauri, cow-boy con il cavallo incorporato al costume, infermiere, personaggi dei fumetti vari, super-eroi e super-eroine. 
Sicuramente tra i più originali vi erano la medusa e la bambina vestita da mac and cheese che vedete sempre in quest'ultima foto. 

Insomma, quella di ieri è stata proprio una bellissima festa che ha coinvolto grandi e piccini. Per me poi è stato anche il primo Halloween con Tegolina e quindi mi resterà nel cuore come un ricordo davvero speciale... ma credo sinceramente che molti dei bambini presenti la ricorderanno come una serata piena di allegria.
video

   
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