domenica 31 agosto 2014

Amiche di fuso!!

15 donne
15 cuori
15 menti pensanti
15 storie diverse di espatrio
... e tanti, tanti racconti ancora da scrivere...


Da oggi ci trovate tutte qui, sul nostro sito appena nato! 
Amiche di Fuso http://amichedifuso.wordpress.com/
Curiosi di saperne di più?? 
=)

lunedì 25 agosto 2014

Vacanze in campeggio al lago Tahoe

Nel blu dipinto di blu
Questo potrebbe essere il sottotitolo del mio post. 
South Lake Tahoe, California
Sì, perché ancora adesso trovo estremamente difficile dimenticare il blu delle acque placide del Lago Tahoe e di quel cielo limpido che ha fatto da sfondo alle nostre vacanze. 
Abbiamo lasciato per qualche giorno San Francisco dirigendoci a nord per scoprire questa perla incastonata tra le montagne della Sierra Nevada. Da San Francisco, di solito, ci vogliono circa 4 ore per raggiungere le coste meridionali del lago ma il traffico che abbiamo incontrato per uscire dalla città e le tappe che abbiamo dovuto fare lungo il percorso per venire incontro alle necessità del passeggero più piccolo, ci hanno portati ad arrivare al campeggio a Camp Richardson di notte, dopo sei ore e mezza di viaggio. 
Il marito ha montato la tenda in fretta mentre Tegolina ed io reggevamo l'unica luce disponibile: la pila dell'iphone (dimenticate le luci da posizionare sulla fronte!). Un'impresa ardua... ma ce l'abbiamo fatta e presto eravamo tutti e tre dormienti nella nostra tenda. 
Portare un bambino di 9 mesi in campeggio potrebbe sembrare una cosa complicata, e probabilmente lo è, ma è anche un'avventura bella da vivere! Passare qualche giorno all'aria aperta e trascorrere del tempo insieme, con semplicità, è stato per tutti noi piacevole e appagante. 
Devo anche dire che Teg sembra apprezzare molto la vita in tenda, tant'è che ogni volta che la vede nella fase di montaggio comincia a ridere e non ha mai avuto problemi a dormirci! Abbiamo preso per lui un tappetino autogonfiabile e un caldo sacco a pelo dimensione bambino ma in questa vacanza ha goduto anche del privilegio di dormire in mezzo tra mamma e papà per un paio di notti. 
Fondamentale, durante il giorno, è stato il pack and play, cioè il box, che ha permesso a noi di lasciarlo lì sapendo che non avrebbe inghiottito terra o aghi di pino o pigne sparse qua e là, come era successo nella prima esperienza di campeggio nel mese di luglio, e a lui di sperimentare dei piccoli passi aggrappato alle estremità, oltre che di giocare con i suoi giochi in uno spazio tutto suo
South Lake Tahoe - Fannette Island
Trovo che la bellezza del paesaggio del lago Tahoe sia disarmante! E non riesco proprio ad immaginare quanto possa essere spettacolare la vista sul lago dalle piste da sci, con le montagne innevate attorno a fare da cornice a questa meraviglia di blu. 
Siamo a 2000m di altezza, eppure ad agosto l'aria era calda: finalmente del caldo estivo! pensavo, visto che a San Francisco si fa proprio desiderare in questo periodo dell'anno! L'escursione termica, tuttavia, era notevole e di notte faceva proprio freddo: credo fossimo attorno ai 10 gradi.  
Di giorno invece si andava tranquillamente in spiaggia a godersi il sole. E per quanto riguarda le spiagge, c'è proprio l'imbarazzo della scelta! Ci sono lidi splendidi che offrono scorci sempre nuovi sul lago. E l'acqua? Beh, l'acqua è di una trasparenza incredibile: mi ha ricordato le acque marine del Salento, giusto per darvi un'idea! Sembrava di stare in piscina, non solo per la limpidezza, ma anche per la temperatura: acqua ottima per delle lunghe nuotate, un po' più difficile da reggere per il semplice ammollo, anche se con quel caldo, risultava anche piacevole, una volta superato lo shock all'ingresso. 
Ad Emerald Bay, che si raggiunge dopo una passeggiata di un paio di chilometri nel bosco dell'Emerald Bay Park, ci è stato possibile noleggiare un kayak e partire all'esplorazione del lago. 
South Lake Tahoe, Emerald Bay Beach
Alla nostra prima esperienza in tre sul kayak, abbiamo raggiunto Fannette Island, l'unica isola presente nel lago, sulla quale si trovano i resti di una Tea House voluta dalla magnate americana Lora Josephine Knight, la quale aveva fatto della baia la sua residenza estiva agli inizi del Novecento e aveva quindi fatto costruire un castello, Vikingsholm, proprio in riva al Tahoe e da lì accompagnava in barca gli ospiti sull'isola per prendere insieme un thè. 
Una volta fatto il giro di questo isolotto e dopo un rapido tuffo dagli scogli chiari nelle acque smeraldine di questa parte del lago, siamo rimontati sul kayak e, seguendo la costa, siamo rientrati nella baia dove abbiamo trascorso il resto del pomeriggio.
Lake Tahoe, Calawee Beach (foto da Thestormking.com)
Nei giorni seguenti abbiamo visto Calawee Cove Beach, che è una graziosa spiaggetta decisamente meno affollata di Lester Beach che le si affianca, e Meeks Beach, una spiaggia più ampia a cui si accede dal campeggio omonimo. 
Lake Tahoe, Meeks Bay
Entrambe fanno parte del D.L. Bliss State Park, che è uno dei parchi naturali statali che si estende lungo la costa occidentale del lago Tahoe. Entrambe ci hanno regalato una cornice da sogno per le nostre vacanze e non saprei proprio quale scegliere tra le due... Forse Calawee Cove Beach, che è più raccolta, mi è piaciuta leggermente di più, ma è anche quella che è risultata più trafficata durante il giorno per il vai e vieni delle barche a motore che parcheggiano a pochi metri dalla riva! Meeks Beach invece è più estesa - e forse anche più dispersiva - ma non viene invasa dalle barche e ha un'acqua leggermente più calda rispetto agli standard delle altre spiagge (si parla di qualche grado in più). 
Penso adesso a quante volte, da quando vivo qui, avevo sentito parlare del lago Tahoe come meta prediletta, dai sanfranciscani e non, per le vacanze estive e invernali. 
Sinceramente? 
Non mi aspettavo di trovare così tanta bellezza nella Sierra Nevada. Ora mi rendo conto invece di quanto riposo e di quante ispirazione abbia trovato il mio sguardo posandosi sulle acque cristalline del lago. E inevitabilmente, la voglia di tornare presto su quella riva è forte... 
Lo posso dire: è stato amore, amore a prima vista.   
Alla prossima   
D.L. Bliss State Park

 

martedì 12 agosto 2014

Robin Williams e San Francisco

Il mio attore preferito se n'è andato, per sempre... Ed io non so proprio dire quanto dolore possa celarsi dietro a questa sua decisione, e penso che solo lui lo sappia, penso che solo lui sappia quanta sofferenza viveva in lui...
Immagine presa da Womenswork
La città che lo ha visto arrivare, sedicenne, al seguito della sua famiglia, che lo ha seguito mentre studiava teatro e cominciava a cimentarsi con la figura dell'attore nei club, che lo ha visto tornare, più volte e nel 2007 lo ha sentito dire che solo a San Francisco poteva camminare per strada e sentirsi normale, è affranta dal dolore...
Ed io con lei.
Sono sinceramente e profondamente colpita da questa perdita, quasi avessi perso un amico. A scriverlo mi suona strano: "un amico". 
Non conoscevo affatto questo uomo; conoscevo il personaggio del cinema, la star, che ha saputo negli anni donarmi risate e sorrisi e lacrime dolci di commozione al cinema o alla televisione. 
A lui associo tanti momenti diversi della mia vita: mi vedo giovanissima, davanti alla tv, a scoprire la bellezza de L'attimo fuggente da cui non sono mai riuscita a slegarmi veramente, e l'ho guardato e riguardato e guardato ancora... piangendo ogni santa volta. Mi vedo al cinema, più grandicella, in uscita con gli amici e nei primi appuntamenti con quello che sarebbe diventato, molti anni dopo, mio marito. 
E mi accorgo solo ora di quanto fossi affezionata a quell'immagine che avevo di lui, costruita dalle mie impressioni. Mi è sembrata sempre una figura istrionica del cinema, capace di scivolare bene dentro i personaggi che impersonava e dare loro un'anima. Mi appariva come un uomo ironico, che scherzava sulle cose, sulla vita, su di sè e questo mi piaceva, tanto. 

Non riesco proprio a non continuare a pensare che viveva a due passi da qui. 27 km separano San Francisco da Tiburon e lui aveva una casa lì, al di là del Golden Gate Bridge, al di là della Baia. Guardava questo stesso angolo di Oceano. 
E mi viene da pensare, per assurdo, che se avessi saputo che stava male, che era caduto in una profonda depressione da cui non riusciva a riemergere... avrei cercato di fare qualcosa per aiutarlo. Magari gli avrei insegnato l'italiano! 
Lo penso perché credo amasse molto l'Italia; sicuramente amava il cibo italiano visto che era un cliente affezionato del ristorante della signora Maria a Mill Valley. E io me lo immagino a La Ginestra, in quell'ambiente che risulta familiare anche a me!  
Pare che quando andasse lì, facesse sempre un po' di teatrino cominciando a parlare italiano o meglio ad inventarsi parole che suonavano italiane. Me lo immagino... 
Dopo aver saputo che amava quel locale, che è così caro anche a me, speravo sempre di incontrarlo ma non sono mai stata così fortunata. Non so davvero che cosa gli avrei detto. Immagino sarei arrossita come una teenager di fronte al suo mito. Immagino il mio imbarazzo. Il non sapere che cosa dire e il pensare solo a frasi sciocche, banali, scontate. Ma credo anche che sarebbe stato un incontro che mi sarebbe rimasto nel cuore e adesso mi rammarico al pensiero che non potrà accadere, e sono certa che ogni volta che tornerò in quel ristorante non potrò che pensare a questo mancato incontro!

"Ciao Robin, un'italiana a San Francisco sentirà la tua mancanza"

mercoledì 6 agosto 2014

Vivere in un condominio a San Francisco

In Italia vivevo in un bell'appartamento, all'interno di un condominio. Era in una bellissima zona del centro di Padova, si affacciava su un silenzioso cortile interno e tutte le finestre davano sul cupolone della Chiesa del Carmine.
Ricordo bene che, appena arrivata in quella casa, mi sentivo addosso gli sguardi inquisitori dei vicini che ci guardavano con sospetto, noi ultimi arrivati. 
Piano piano, forse grazie anche all'ascensore che creava l'occasione perfetta per un rapido quanto intenso scambio di idee, mi sono fatta conoscere e così mi sono fatta degli amici. Abbiamo conosciuto una coppia di ragazzi, della porta accanto, con i quali ogni tanto ci si vedeva un film assieme o si organizzava un dopo cena di chiacchiere sul divano (e quanto era facile muoversi in ciabatte da una casa all'altra!). Sempre sullo stesso piano c'era un'altra famiglia con cui avevo stretto amicizia e con la quale ancora ci si scrive per qualche aggiornamento significativo e per gli auguri di Natale e Pasqua.
A parte questo idillio al terzo piano, con gli altri inquilini i rapporti erano piuttosto freddi, se non inesistenti. C'erano anche stati dei battibecchi e dei veri e propri litigi con quelli del secondo piano, persone approfittatrici e prive di rispetto per gli altri, che nemmeno io, che ho sempre guardato al bene comune, riuscivo a sopportare! 

Interno della Maison Jaune
Anche la Maison Jaune si trova in un condominio: ci sono 6 appartamenti in tutto, due per ogni piano e, come successe in Italia, siamo diventati amici dei vicini: una coppia di ragazzi indiani da noi soprannominati "Gli Indianini". 
Con gli Indianini si è creato proprio un bel rapporto, fatto di conversazioni sporadiche nate dagli incontri casuali negli spazi comuni. Un paio di volte hanno bussato alla porta in cerca di aiuto: una volta per un problema con l'acqua e un'altra volta per la scomparsa del loro gatto (denominato infatti "Il Fuggitivo" da allora). Persone cordiali, propense al sorriso e al saluto, che dopo la nascita di Tegolina hanno interagito con lui proprio con un bel fare. Insomma, una conoscenza piacevole che contribuiva a rendere accogliente l'ambiente.
Purtroppo pero' qualche giorno fa hanno traslocato lasciandoci nella tristezza più cupa...

I restanti appartamenti sono occupati da altre coppie, tutte americane. E con gli americani... si sa... l'interazione è più difficile: i rapporti sono cordiali ma rimangono superficiali (parlavo qui dell'amicizia in America). 
Inoltre, credo che gli inquilini del secondo piano ci odino. Da quando è nato Tegolina sicuramente i suoi risvegli nella notte devono essere risultati antipatici a loro, ma quando mi sono scusata per il rumore, non ho ricevuto che un "It's ok" piuttosto sprezzante, di risposta, che lasciava intendere esattamente il contrario. Qualche giorno dopo, la conferma: mi si rompe una delle due borse della spesa proprio nell'ingresso, la confezione dello yogurt si apre un po' e lo yogurt finisce sul pavimento. Sono lì che raccolgo i pezzi e ripulisco quando si avvicina il vicino ed esclama: "Oh my God!"; poi se ne va col suo cane.

Fortuna che non sono tutti così gli inquilini americani! 

C'è anche un ragazzo gentilissimo: ogni volta che lo incontro e, come una vera e propria divinità indiana, sto tenendo Tegolina in braccio mentre con la stessa mano reggo il passeggino e sull'altra spalla tengo altre mille borse pesanti, mi chiede sempre se ho bisogno di aiuto; si offre di portarmi su la spesa o mi ripiega e mette a posto il passeggino... insomma, un vero angelo che, tra l'altro, ha sempre la battuta pronta. Lo stesso si può dire per un'altra ragazza americana - credo viva qui da sola - che anche lei mi aiutato più volte con la spesa o anche solo tenendomi la porta aperta. 
Degli altri inquilini non posso dire proprio nulla: non li conosco nemmeno! Strano, lo so, visto che ci sono solo 6 nuclei familiari in tutto, ma qui il ricambio è molto rapido, tant'è che noi, residenti da due anni e mezzo, siamo gli inquilini più datati! Gli americani non rimangono mai troppo a lungo nella stessa città, confermo! 
Quindi adesso che gli Indianini se ne sono andati, il premio per gli inquilini più fedeli nel tempo spetta a noi italiani! Appena vedo i padroni di casa, lo farò presente. =)
Alla prossima

martedì 5 agosto 2014

Nove mesi di ME e di TE...G

Trovo che la scelta di un titolo sia sempre molto significativa, forse perché per lavoro ho scritto diversi articoli scientifici e il titolo ha sempre costituito per me la gemma da apporre sulla ricerca al termine della divulgazione dei risultati. Pensavo questo oggi rivedendo il titolo che otto mesi fa scelsi per un post dedicato al primo mese di vita di Tegolina: "Un mese di TE...G"
In questo titolo ritrovo la mia immagine di mamma completamente presa dalla cura di un neonato assai speciale. Mi passano davanti agli occhi, come in una sequenza di fotografie, i primi momenti insieme a Teg, il contatto pelle a pelle, le poppate ogni due ore, i pianti di fame e i sorrisi soddisfatti, a pancia piena. E mi accorgo solo ora di quanto i bisogni di Teg determinassero determinino lo scorrere delle mie giornate, i miei pensieri, i miei umori... Ma la mia percezione del mondo era filtrata da quei bisogni su cui si concentrava la mia attenzione. Ero dentro ad una sorta di turbine in cui cercavo di destreggiarmi, nel tentare di essere (o forse di diventare) una mamma premurosa, attenta, capace. Perché nessuno ti insegna ad essere mamma e durante le settimane della gravidanza cerchi di prepararti come meglio puoi a quel momento in cui terrai tra le braccia tuo figlio, ma in realtà non c'è modo di prepararsi veramente a quell'evento... 
Con la nascita di tuo figlio - adesso me ne rendo veramente conto - nasce anche una mamma. E mentre tuo figlio scopre il mondo, tu scopri che cosa significa prendersi cura di un'altra persona che dipende totalmente da te. Io mi sono sentita all'improvviso caricata di una grandissima responsabilità... una responsabilità che, credo, non ti lascia mai, anche se adesso penso che vorrei che si trasformasse e si evolvesse negli anni, lasciando sempre più spazio a me e all'individualità di mio figlio. 

In quel titolo che scelsi vedo la tutta la mia devozione, il sacrificio, il mio scegliere, quasi inconsciamente, di mettere da parte tutta me stessa per lui, per prendermi cura di un piccolo esserino che aveva bisogno di essere nutrito e accudito per ventiquattro ore al giorno.  Non c'era spazio per me in tutto questo, perché ciò che contava era la sopravvivenza del mio bambino. 
Mi accorgo che per me è stato quasi facile entrare in quel vortice in cui Teg ed io esistevamo come entità unica: ho seguito gli eventi e sacrificarmi mi è venuto particolarmente naturale, l'ho trovato giusto, o meglio... mi è sembrato l'unica via.

Ma nei mesi qualcosa è cambiato. 
In primo luogo sono cambiata io, credo.

Sicuramente su di me ha avuto un notevole impatto un corso intensivo di yoga (e non solo) intitolato Alchemy of Postpartum. Recovery and the Journey into Motherhood (= L'alchemia del post parto. Il recupero e il viaggio nella maternità).
Si è trattato di un regalo speciale che ho ricevuto da mio marito: tre giorni dedicati a me stessa, durante i quali ho potuto fermarmi a riflettere sulla venuta al mondo di Teg, sulla mia esperienza della sua nascita, sull'essere diventata mamma, e quindi sul post parto. 
Questa occasione è stata importante per me, davvero importante, perché mi ha fatto rendere conto di quanto quel sacrificarsi per mio figlio mi avesse spinto a mettere completamente da parte me stessa per pensare solo a Teg. Piano piano, senza che nemmeno me ne accorgessi, la mia luce interiore si è affievolita, forse si è proprio spenta (so che suona spiritual-fricchettone, ma non trovo parole migliori per rendere quello che sento). Questo corso mi ha dato uno scossone, con amore: mi ha fatto riscoprire - o forse conoscere per la prima volta - il desiderio di voler bene a me stessa, il piacere di dedicarmi del tempo scegliendo consapevolmente di fare qualcosa per me; io che probabilmente avevo sempre vissuto rivolgendo lo sguardo alla felicità altrui, senza arrivare mai ad essere felice veramente.   

Ecco perché oggi quel titolo "Un mese di TE...G" diventa: "Nove mesi di ME e di TE...G".
 
Teg al parco giochi
Dicevo prima che sono cambiata io, ma naturalmente, in questi mesi è cambiato anche Tegolina, e con lui è cambiato anche il nostro rapporto. 
Sono cambiati i suoi desideri e le sue risposte. Cresce, giorno dopo giorno, e cresce con lui il desiderio di autonomia, che tanto mi sta a cuore: lo vedo nel gioco, nei lunghi momenti che trascorre nella sua cameretta stando per conto suo; lo vedo nella decisione con cui cerca di afferrare il cibo e se lo porta alla bocca con una mano o con entrambe; lo vedo nei mugugnii e nei lamenti che fa quando oso aiutarlo. A volte leggo frustrazione in quei lamenti e a me viene da incoraggiarlo a ritentare, rendendo allo stesso tempo esplicito quel senso di frustrazione causata dalla difficoltà dell'impresa. E mi emoziono vedendo quanto è bravo a persistere nei suoi tentativi. Empaticamente, mi intenerisco quando fallisce, così come mi riempio di gioia nel cogliere sul suo viso tutta la soddisfazione nata dai suoi successi.
Cresce la sua curiosità verso il mondo, verso gli altri. Al parco continua a sorridere a tutti e ultimamente tende ad avvicinarsi ai bambini, li vuole toccare, sulla testa, sui capelli, sul viso, sulle labbra e si allunga per prendere i loro piedi o per infilare il ditino nella loro bocca. Fa così anche con me ed esplora gengive e denti, quasi fosse un esperto odontoiatra!  

Giunti alla soglia dei 9 mesi dalla sua nascita, mi compiaccio di questa evoluzione che ci riguarda singolarmente e ogni giorno trasforma il nostro stare insieme. Auguri Tegolina!

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