sabato 31 maggio 2014

MY HAPPY BABY!

Come sapete, per Teg i soprannomi si sono sempre sprecati e questo è successo sin dai primi giorni in ospedale quando le sue guance belle pienotte avevano spinto dottori e infermiere a soprannominarlo subito Chubby Cheeks (= Guance paffute, appunto), oltre che The Big Guy viste le notevoli dimensioni.
Noi poi, a casa, ci siamo dati da fare per allungare la lista e nel tempo lo abbiamo soprannominato variamente Polpetta, Ciccione, Patatone... etc... etc... etc... 
C'è anche chi lo chiama Bombolo in famiglia, ma questa è ancora un'altra storia.
Devo dire pero' che i soprannomi più divertenti sono arrivati dagli americani che in questo hanno dimostrato di avere una grande fantasia. Una volta per esempio stavo entrando con Teg al parco. Un papà, fermo sul cancello che permette di accedere allo spazio riservato ai bambini, guarda Teg nel passeggino ed esclama: Uh, some fresh bacon here today! (=Oh, un po' di bacon fresco qui oggi!). Io sono scoppiata immediatamente a ridere per l'inatteso commento e ancora oggi, se ci penso, mi sbellico dalle risate per quella scena assurda. Sinceramente non avrei mai immaginato che mio figlio sarebbe stato paragonato a del bacon fresco di giornata (qui il bacon va pure via meglio del pane!).
Ma ultimamente è il sorriso di Teg - tutto gengive naturalmente, ma con due piccoli dentini bianchi bianchi che sbucano sotto - a conquistare tutti. Ovunque andiamo, ci sentiamo ripetere: Oh, happy baby! Smiley baby! (= Oh, bambino felice! Bimbo sorridente!) Le due frasi si alternano, ma sono davvero diventate il tormentone di questa primavera! 
A dire la verità, a me è anche sempre sembrato normale che Teg sorridesse a tutti: ai commessi del supermercato, ai farmacisti, alle segretarie degli uffici, a Jane la maestra di yoga e naturalmente anche a tutte le mamme presenti al corso di yoga post natale, ma anche a tutte le mamme e alle babysitter al parco, ai venditori di frutta e verdura del mercato del sabato mattina, guadagnandosi così pure una serie di assaggi gratuiti, omaggio della casa! Lo scorso sabato proprio al mercato di Alemany si è pure preso un The happiest baby, ever! (= il bambino più felice in assoluto!). Insomma, mi viene da pensare che Teg abbia deciso di conquistare il prossimo a suon di sorrisi, e penso non sia nemmeno una brutta idea!
Ma come dicevo, a me sembrava naturale che un bambino di 6 mesi regalasse sorrisi a destra e a manca... pensavo fosse una sorta di esercizio collegato alla scoperta e all'apprezzamento dei volti o comunque una risposta ai sorrisi che riceve continuamente per strada. E probabilmente è così! Ma mi sono accorta che a volte è lui a sorridere per primo rispondendo alle attenzioni altrui in questo modo, semplice ma efficace.  
Devo dire che questi continui commenti sulla felicità espressa sul volto del mio bimbetto mi hanno fatto pensare che non fosse poi una cosa così comune, e quindi ho cominciato ad osservare più attentamente i bambini americani dell'età di Teg che incontriamo per strada o a yoga, e mi sono accorta che non sorridono così frequentemente come lui o almeno così mi è sembrato. Spesso se ne stanno concentrati sul loro piccolo mondo prestando attenzione più che altro a quello che succede nel box della sabbia al massimo o comunque in uno spazio ristretto e a loro circostante. 
Al contrario vedo che Teg è molto interessato anche al mondo fuori dallo spazio del gioco e ai suoi abitanti. Quando siamo fuori casa, per esempio, si guarda attorno, e a volte sul passeggino gira la testa indietro quasi a cercare con lo sguardo un dettaglio che gli era sfuggito nella camminata. Mi fermo e torniamo indietro cercando di indovinare quale fosse il dettaglio che gli era sfuggito e quando lo ritroviamo, vedo la soddisfazione pura sul suo viso, che si illumina quando dà sfogo alla sua curiosità. 
E quando lo faccio sedere sul cuscino davanti alla bow window, vedo che osserva le persone che passano di sotto e ne ascolta le voci, e se sono voci di bambini, generalmente mi guarda e sorride come a dire: "Hei mamma, hai sentito?". 
Rimane concentrato sul suo piccolo mondo solo quando gioca per conto suo e improvvisamente una fogliolina, un filo d'erba o la paletta per la sabbia diventano tutto ciò di cui ha bisogno in quel momento. Starlo a guardare, proprio mentre vive la sua scoperta del mondo, come osservatrice silente ma col cuore partecipe, è davvero un'esperienza incredibile per me! 

Ma adesso, pensandoci bene... mi chiedo questo: vuoi che sia il sangue italiano che gli scorre nelle vene a spingerlo a sorridere a tutti??!! 
Voi che dite?
Alla prossima 

venerdì 23 maggio 2014

E.A.S.Y. ma non troppo!

Ormai da qualche settimana siamo dentro al sistema E.A.S.Y, un metodo di cui parla Tracy Hogg nel libro che io ho letto in lingua originale, in una versione ridotta e pensata per il Kindle, che si intitola Sleep: Top Tips from the Baby Whisperer: Secrets to Getting Your Baby to Sleep Through the Night (preso su Amazon!). 
Credo che esista anche la versione italiana del volume completo e penso sia intitolata Il Linguaggio segreto dei neonati, se vi potesse interessare.
Ma tornando al mio libro in inglese, posso dire che quei 2.62 euro investiti in questo acquisto, sono sicuramente i meglio spesi della storia!!      
Partiamo dall'acronimo E.A.S.Y che sta per: Eat, Activity, Sleep, You (=Mangiare, Attività, Dormire, Tu). 
In pratica, il metodo della Hogg mira ad aiutare il bambino a dormire tutta la notte regolando i ritmi del giorno secondo cicli di 3 o 4 ore, a seconda dell'età del bimbo. E queste sono le quattro fasi che si alternano all'interno di ogni ciclo.
L'idea che sta alla base del libro è che il bimbo deve arrivare sereno - e non stressato - al momento della nanna notturna e perchè questo succeda, tutta la sua giornata deve essere regolata seguendo cicli che vedono susseguirsi pappe, giochi e pisolini a ruota nell'arco delle tre o delle quattro ore. Naturalmente, non è l'orologio solamente a regolare il tutto, ma l'osservazione attenta del bimbo con le sue espressioni, i gesti e i lamenti con i quali suggerisce qual è il passo successivo.
Spiego meglio come funzionano questi cicli. 
Ognuno comincia con il momento della pappa. A questa, seguono le attività, che durano circa un'oretta o un'oretta e mezza. Solitamente,  io prevedo inizialmente un periodo di tempo in cui Teg gioca un po' da solo. Pare che questo momento in cui i bambini sperimentano il gioco per conto loro li aiuti a diventare più sicuri di sè nel tempo e a farsi via via più indipendenti (per questa idea ci siamo ispirati a questo libro preso l'anno scorso alla fiera del libro di cui vi avevo parlato qui). 
Dopo essere stato da solo per un po', Teg richiede la nostra attenzione e a quel punto pretende, direi giustamente, di giocare con uno di noi o con entrambi se siamo disponibili. Tra le attività che facciamo, oltre ai giochi, sono incluse le passeggiate, i giretti al parco, la lettura, i racconti, i viaggi in auto ma anche le lezioni di yoga di cui vi parlavo qui, a cui da poco si sono aggiunte le lezioni di nuoto!
Dopo queste attività, arriva il momento della nanna. La Hogg spiega che anche il sonno dei bambini è regolato da cicli nei quali, dopo 40 minuti, i piccoli escono dal sonno più profondo per entrare in una fase REM in cui il sonno si fa più leggero. Durante il giorno sembra quindi utile aiutarli a fare una serie di pennichelle che devono superare i 40 minuti ma non andare oltre l'ora e mezza. L'autrice suggerisce, per i 6 mesi, di includere nella routine un riposino più lungo che Teg fa generalmente nel primo pomeriggio. 
Al sonnellino corrisponde il momento You per la mamma ovvero quell'intervallo in cui posso riprendere fiato e dedicare un po' di tempo a me stessa, magari scrivendo post come questo oppure leggendo libri terribilmente bambino-centrici ma sicuramente utilissimi in questo periodo. Altre volte il tempo You è interamente mirato al sostentamento familiare e quindi alla preparazione di pranzi-cene-merende-e-quant'altro previsti nei cicli successivi. Altre volte invece si sistema la casa... ma com'è che questa cosa mi è venuta in mente per ultima?
Immagino siate curiosi di sapere che cosa succede alla sera quando i cicli terminano e si avvicina il momento della nanna. L'ultima poppata viene fatta sulle 19, dopo l'ultimo riposino pomeridiano; segue un po' di attività tranquilla per una mezz'oretta o al massimo un'oretta, e poi si va definitivamente a letto. Verso le 23 c'è l'ultimo rimbocco, una seconda poppata che la Hogg chiama dream feed e che infatti Teg fa continuando a dormire. 
Da quando abbiamo iniziato con questa routine, Teg ha cominciato a dormire per otto ore di seguito! Si sveglia una volta di notte ma si riaddormenta rapidamente col ciuccio e il risveglio definitivo avviene al mattino presto. E poi da qui si ricomincia con i cicli giornalieri!
Ho trovato molto sensato quello che scrive la Hogg e soprattutto ho visto presto i risultati e la cosa mi ha sicuramente incoraggiata a perseverare. La cosa forse più difficile da fare, consiste nel mettere a letto Teg ogni tre ore: a volte piange e per me diventa difficile riuscire a restare dentro quel senso di frustazione che prova, non riuscendo ad addormentarsi subito, continuando ad aiutarlo a trovare il sonno. Nel libro però viene suggerito anche un metodo per aiutare il bimbo ad addormentarsi, un metodo che non prevede di lasciarlo piangere finchè non smette - come invece aveva suggerito il nostro pediatra! - ma di prenderlo in braccio e consolarlo, per poi rimetterlo nel suo lettino appena smette, continuando così, su e giù, sussurrandogli un continuo Shhhhhh.... shhhhhhh... shhhhhhh... che dovrebbe rassicurarlo, e battendolo ritmicamente sulla schiena, leggermente, per farlo chetare e aiutarlo a lasciarsi andare al sonno. Questo a noi è servito solo nei primi giorni. Adesso basta mettere Teg nel suo lettino, mettersi di fronte a lui e accompagnare questa fase con un prolungato Shhhhhh.... shhhhhhh... shhhhhhh... che segue il respiro. Dopo poco, Teg cede a Morfeo. E vederlo dormire sereno è una delle cose più belle dell'essere mamma!
Che ne pensate? Easy, no?
Alla prossima

mercoledì 14 maggio 2014

La strada delle lavagne

Siamo in pieno centro a San Francisco, a un blocco di distanza c'è Powell Station su Market Street, una strada che taglia la città a metà giungendo sino alla Baia. 
Powell è la stazione della metropolitana, la BART, ma è anche un punto di confluenza di vari mezzi, tram, autobus e anche biciclette che sfrecciano su Market dalla mattina alla sera. 
Da qui parte anche il cable car, quel tram che utilizzano solo i turisti e che fa da spola tra il centro e la zona del Pier 39 dove sostano in città i leoni di mare. E proprio a Powell Station il cable car viene girato manualmente da baldi giovani in divisa.
Minna Street, San Francisco
A due passi da qui, da questa zona assai turistica, commerciale e brulicante della città, c'è una stradina che si chiama Minna Street e incrocia un altrettanto piccolo vicoletto, Mary Street. Si tratta di una strada piuttosto insignificante per i più ma sicuramente importante per quei senzatetto che solitamente la popolano durante il giorno. Come credo succeda in molte altre grandi città americane, basta spostarsi di qualche blocco per lasciarsi alle spalle i bagliori accecanti dei grattacieli che ospitano i grandi centri commerciali per ritrovarsi in vie più cupe e spopolate in cui riecheggiano le voci (e talvolta le urla) di quei senzatetto, a volte ubriachi, a volte in preda ai loro deliri mentali, che si aggirano in queste zone portandosi dietro tutti i loro averi in carrelli della spesa trovati in giro.
Sono finita in Mary Street un po' per caso qualche mese fa cercando parcheggio. E con mia grande sorpresa, in questa viuzza secondaria e piuttosto malfamata, mi sono imbattuta in una installazione di arte urbana contemporanea. 
Mary Street, San Francisco
L'opera è costituita da una serie di cinque lavagne nere che hanno la forma delle cinque W dell'inglese: Who (=chi?), What (=che cosa?), When (=quando?), Where (=dove?), Why (=perchè?).  
Sono state appese sul muro del palazzo che ospita il San Francisco Chronicle, dal lato di Mary Street appunto. 
Mary Street, San Francisco
Pare che queste lavagne si trovino qui dal 2012 quando l'associazione Intersection for the Arts, in collaborazione con Rebeka Rodriguez, creò quest'opera contemporanea, avviando un più ampio progetto chiamato Trailblazing con il quale si intendeva tornare a fare brillare zone della città piuttosto difficili, come i quartieri di Tenderloin, Mid-market e SoMa. Si voleva farlo attraverso la promozione dell'arte e con un'attenzione particolare per l'ecologia. 
Ogni volta che attraverso Mary Street, noto nuove scritte, nuovi appunti, nuovi disegni che sono stati aggiunti... Solo una volta pero' mi è capitato di vedere qualcuno con i gessi in mano!
Mary Street, San Francisco
Era una donna dai lunghi capelli biondi che aggiungeva qualche parola ad una delle lavagne, offrendo ai passanti i gessi per lasciare la loro traccia su quel riquadro nero già così pieno di pensieri colorati. 
Scopro oggi, documentandomi un po' di più su questo pezzo d'arte alternativa, che quella donna si chiama Kim Epifano ed è un'artista, ballerina, coreografa e insegnante di danza che dirige l'Epiphany Productions Sonic Dance Theater. Quel giorno, quando l'ho vista scrivere alla lavagna, stava per esibirsi proprio lì con un'improvvisazione, accompagnata dalla musica live della band locale JimBo Trout and the Fish people (qui per le foto e i dettagli dell'impro!).
Mi piace l'idea di queste lavagne lasciate in mano alla comunità, di questi pannelli lasciati per strada che offrono alla gente l'occasione per esprimere un pensiero pubblicamente. E penso anche che la scelta della forma di queste lavagne, che ripetono le cinque domande fondamentali, sia davvero azzeccata per una riflessione on the street!
Credo inoltre, parlando più in generale, che l'arte non debba necessariamente trovarsi nei luoghi elitari, nelle parti belle e note della città, negli angoli illuminati. Penso piuttosto che, essendo un ottimo strumento di comunicazione, l'arte possa entrare con tatto nei luoghi più degradati e possa migliorarli, rendendoli nuovamente piacevoli allo sguardo e degni dell'attenzione della città tutta. In tal senso il progetto Trailblazing, che sinceramente non conoscevo prima di scrivere questo post, mi sembra possa davvero dare un contributo importante a San Francisco!
Alla prossima

mercoledì 7 maggio 2014

Un braccialetto per due!

Un paio di settimane fa, poco dopo aver avvistato sulla gengiva inferiore di Teg un dentino, a cui era subito seguito un secondo compagno,  ho acquistato questo braccialetto.  
Il Silicone Bracelet Teether, così si chiama, è un accessorio realizzato dalla casa Nixi; è in silicone non tossico.  
L'ho trovato in un negozio di San Francisco chiamato Natural Resources che vende prodotti per mamme in dolce attesa e per bambini rispettando una politica che condivido a pieno: vendono solo oggetti sicuri, ben fatti ma anche pratici e realizzati con materiale non tossico quindi earth-friendly (qui maggiori informazioni sul negozio in questione). Ci si trovano tutine in cotone biologico, giochi in legno, lenzuoline di puro cotone o di lino, ciucci realizzati con latex naturale, marsupi vari ma tutti in cotone elastico o non, prodotti naturali per il bagno, vitamine, oli profumati, e tantissime altre cose. L'interno di questo negozio è assai semplice e decisamente accogliente, in pieno spirito "fricchettone" sanfranciscano; al centro sono disposte a cerchio delle poltrone per allattare e un fasciatoio e dei giochi, sempre a disposizione dei clienti (e dei loro figli) o di qualunque passante che ne voglia fare uso. Spesso qui vengono organizzati dei corsi, gratuiti o a pagamento a seconda dei casi, tenuti da specialisti, e intesi ad offrire maggiori informazioni sulle ore del travaglio piuttosto che sul periodo post partum, sull'allattamento o la cura del neonato o del bambino anche più grande (qui la lunga lista di corsi).  
Ma torniamo al braccialetto.  
Si trova in colori diversi (sicuramente l'ho visto anche fucsia!) e costa 12.95$ in negozio. So anche, perchè le ho proprio viste, che esistono delle collane dello stesso tipo di materiale e della stessa marca, ma sono leggermente più costose: si aggirano tra i 20 e i 30$ (ne ho trovate alcune online). 
Sinceramente non so se questi prodotti siano venduti anche in Italia... ma magari voi lo sapete!
Il braccialetto si indossa come un normale monile, anche carino mi sembra, e all'occorrenza si trasforma in un perfetto gioco massaggia gengive per il bimbo che sta mettendo i primi dentini.
Devo dire che quando vidi per la prima volta questi gioielli in silicone, non ne rimasi particolarmente colpita: pensavo si trattasse di gadget inutili pensati per le mamme che non vogliono che i loro figli giochino con le loro collane o con i loro braccialetti. 
Mi sono dovuta ricredere quando ho visto l'interesse di Teg nei confronti del braccialetto. Lo ha apprezzato da subito e adesso lo preferisce a molti dei suoi giochetti, lo tiene in mano, lo gira e lo rigira, lo mette in bocca stringendo tra le gengive le varie perle che sono di due diverse dimensioni alternate. Lo indosso sempred e quando serve, lo sfilo dal polso per offrirglielo, e posso tranquillamente dire che si tratta di una soluzione perfetta se per esempio si hanno dimenticato a casa altri giochi!
Una volta ho provato anche a congelarlo, pensando potesse rimanere fresco per un po' ma non ho ottenuto grandi risultati: evidentemente non è fatto per trattenere il freddo come quegli anelli massaggia gengive che contengono l'acqua al loro interno. Tra l'altro la commessa di Natural Resources mi ha sconsigliato questi ultimi per i coloranti che vengono utilizzati al loro esterno per renderli attraenti agli occhi dei bambini! Non so molto sulla produzione di questi oggetti in particolare, quindi vi riporto così il parere che ho sentito. Pare comunque che questo braccialetto della Nixi sia costituito da 100% food grade silicone, quindi fatto con un silicone che può essere tranquillamente messo in bocca.
Ecco, siccome sono molto soddisfatta dell'acquisto, che è stato probabilmente fatto nel momento più opportuno nel mio caso, mi sento di consigliarlo anche a chi come me sta vivendo con il proprio figlio il tragico periodo dei dentini. E giuro, non me ne viene in tasca niente! ;)
Alla prossima 
  

lunedì 5 maggio 2014

Tegolina e i suoi primi 6 mesi

Il mio cicciotto oggi festeggia i suoi primi sei mesi di vita!!
 
Sembra ieri che stringevo per la prima volta al cuore quel batuffolo tutto guance che se ne stava infagottato nel suo lenzuolino felpato con gli occhietti chiusi a godersi il calore e il profumo della pelle della sua mamma. 
Oggi lo guardo mentre dorme beato nel lettone durante il suo pisolino pomeridiano e vedo scorrermi davanti agli occhi tutti i momenti vissuti in questi sei mesi...  

I progressi sono stati tanti e la sua evoluzione del tutto incredibile ai miei occhi. Ora Teg se ne sta seduto da solo intrattenendosi con i suoi giochi sul tappetone a forma di puzzle in salotto; mette in bocca tutto, dai suoi piedini (e predilige particolarmente gli alluci!) ai granelli di sabbia che trova al parco o in spiaggia; poi si aggrappa alla palestrina e riesce a spostarla con una mano sola; lancia i giochi più piccoli e si allunga per riprenderli fino ad atterrare al rallentatore sul tappeto. C'è una certa arte in queste mosse! 
Con lo svezzamento, cominciato da più di un mese ormai, passa tranquillamente dalla patata dolce americana al parmigiano, mescolando insieme sapori più tipicamente californiani a gusti del tutto europei. Non disdegna praticamente niente, ma di certo non va matto per i kiwi poco maturi e ad ogni primo assaggio, le smorfie buffe sono comunque assicurate! Il latte di mamma rimane il piatto prelibato, da gustarsi ad ogni occasione utile e specialmente quando il cicciotto è alla ricerca di un po' di consolazione dal pianto. 
Due dentini sono sbucati qualche settimana fa dalla gengiva inferiore, gli danno fastidio e forse per questo le notti sono tornate ad essere turbolente per noi. La carenza di sonno, di cui tutti ci avevano parlato nel periodo della gravidanza (suggerendoci di dormire e tanto prima dell'arrivo del pupo), crea grandi scompensi e una sorta di stanchezza cronica... mica per tutti però, perchè Teg recupera le sue forze senza problemi coi pisolini durante il giorno!

Sono tante le cose che Tegolina ama fare: in primis, adora gli alberi e soprattutto le foglie che ondeggiano nel vento. Potrebbe stare a guardarle per delle ore, senza tregua. Il nasino puntato all'insù e le mani tese verso le fronde; la testa si sbilancia all'indietro nel suo alzare lo sguardo al cielo verso gli alberi più alti. 
Vuole toccare le foglie verdi, le vuole stringere tra le mani, le stacca dai rami con tenacia e poi le porta alla bocca, per conoscerle meglio. 
Mi chiedo se in qualche modo i miei racconti, quelli fatti mentre lui era ancora nella pancia, quelli in cui gli descrivevo ciò che vedevo per strada per fargli conoscere la mia voce nelle mie lunghe camminate, lo abbiano in qualche modo influenzato. Quante volte gli ho detto degli alberi e gli ho parlato delle differenze tra le chiome e le singole foglie lungo le vie della città che attraversavamo! Ma allora mi ascoltava davvero?
Ama il vento, e per questo posso proprio dire che è nato nella città giusta perchè qui non manca mai! E quando comincia a soffiare, se lo gode divertito. A volte, quando è particolarmente forte e gli toglie un po' il fiato, chiude gli occhi e sorride compiaciuto.
Ama osservare attentamente i luoghi e le persone. Se ne sta per ore nello zaino da montagna che abbiamo preso per le escursioni. Si guarda attorno continuamente cercando con lo sguardo gli alberi ma non solo quelli e ultimamente si distrae un po' a giocare con i capelli o il cappello di papà che lo porta sempre sulle spalle. Uno dei commessi del negozio dove prendemmo lo zaino ci disse che tutti i bambini piangono quando vengono messi in quegli zaini. Teg ne ha provati una decina quel giorno, tutto divertito: pareva lo avessimo portato alle giostre! E durante le nostre esplorazioni se ne sta lì con le gambe a penzoloni, talmente rilassato e sereno che spesso si addormenta per ore durante il cammino.
Ama anche fissare le persone, squadrarle dall'alto in basso. Guarda i bambini e da loro potrebbe farsi fare qualunque cosa pur di osservarli da vicino. Non si lamenta nemmeno di quelli che gli prendono le guance e le trattano come se fossero dei marshmallows! Ormai è diventato il bambolotto in carne ed ossa della figlia di Elena! E al parco poi o alle lezioni di yoga postnatale, che generalmente sono sempre affollate, rimane incantanto a guardare i bimbi. I più piccoli in lacrime fanno piangere pure lui di solito, mentre i più grandi risvegliano in lui un grandissimo interesse: li segue con lo sguardo fisso ammirandoli particolarmente quando sono indaffarati nelle loro attività come nel caso della dolce Picci di Miami (ve ne parlavo qui). 
Ama ridere e sorridere, a tutti. E in cambio di quei sorrisi, riceve altri sorrisi e tanti complimenti, per quegli occhi che diventano sottili sottili quando gli angoli della bocca si sollevano mettendo in bella mostra le gengive nude e dando origine a un sorriso simpatico che gli occupa tutta la faccia. Un sorriso sornione, da bambino felice.  

Auguri al nostro pupetto dunque, che giorno dopo giorno si sta facendo sempre più grande!

giovedì 1 maggio 2014

HOT HOT HOT SAN FRANCISCO!

Queste sono davvero giornate spettacolari meteorologicamente parlando! 
Ieri abbiamo raggiunto gli 89 gradi Fahrenheit (= circa 30 gradi Celsius, per chi non avesse familiarità, come me del resto, con le misure americane!). 
Mai visto un caldo del genere in città! E credo di non essere nemmeno l'unica a pensarlo visto che tutta la città ieri era confluita a Baker Beach! 
San Francisco, Baker Beach
Tra l'altro io sono arrivata con Teg verso le quattro del pomeriggio quando molti stavano già lasciando la spiaggia...  per questo sono riuscita a trovare parcheggio circa 1km più su!
Ad ogni modo, io ero abituata a vedere così la suddetta oasi...
San Francisco, Baker Beach

Quindi potete ben capire il mio stupore nel vederla così affollata!
San Franscisco è estremamente varia e la città offre davvero tutto ciò che si desidera! Ci sono spiagge bellissime come questa che ha una vista splendida sul Golden Gate Bridge; ci sono parchi immensi come il Golden Gate Park, di cui vi parlavo qui, nei quali si può scegliere la vista lago (e ce ne sono pure diversi di laghi!), piuttosto che il verdeggiante giardino giapponese oppure il fiorito giardino olandese. Poi, sparsi qua e là, vi sono anche numerosi parchi più piccoli nei quali può sembrarti di essere in montagna, come allo Stern Grove Park dove organizzano quel festival musicale estivo di cui vi parlavo qui o il Buena Vista Park di cui vi avevo parlato una volta qui, oppure dove puoi goderti l'oceano tenendo alle spalle il downtown come al Rincon Park.
Per arrivare a Baker Beach dalla Maison Jaune ci ho messo 30 minuti in auto perchè ho dovuto attraversare la città in un giorno in cui tutti erano usciti a godersi il sole. C'era molto traffico, ma ne è valsa la pena! 
La prima volta con Teg al mare, da soli io e lui. 
Che dire? 
Un'impresa! 
Pensare a tutto ciò che poteva servire per qualche ora sulla spiaggia con lui, montare tutto in macchina tenendolo in braccio (ormai deve avere superato i 9 kg!) e trascinare il passeggino sulla sabbia, con lui dormiente dentro e con tre borse piene appese, non è stata la cosa più facile del mondo. Ma la faccia che ha fatto quando si è svegliato e si è guardato attorno stupito, scoprendo di essere al mare, è valsa tutta questa fatica! 
Non ho impiegato troppo tempo nel capire che potevo tranquillamente dire addio alle tanto apprezzate ore passate spaparanzata al sole in passato: il pupo, che ormai sta seduto (anche se la sabbia ha messo più volte alla prova la sua stabilità), doveva essere costantemente tenuto d'occhio a distanza. Puntava sempre dritto alla sabbia e dopo aver bene immerso mani e piedi tra i granelli, non vedeva l'ora di portarseli alla bocca. E hai voglia a dirgli di non farlo... Comprensibile del resto, è stato come portarlo nel Paese dei Balocchi e cercare di dirgli di non toccare niente: come si fa?! Quindi dopo aver tentato più e più volte di convincerlo a giocare con la sabbia senza mangiarsela... ho rinunciato, e mi sono rassegnata a controllare che non ne inghiottisse troppa. E che ridere vederlo sgranocchiare quei granellini coi due nuovi dentini davanti in bella vista!  
Fantastica anche l'esperienza con l'acqua dell'oceano che, nonostante il caldo torrido, era ghiacciata come al solito! Non c'è proprio speranza... Gli ho appoggiato i piedini per un istante sulla batigia e per poco il ragazzo non mi faceva un colpo! Risultato? Ho dovuto portarlo via dalla riva perchè ad ogni onda che arrivava si spaventava e a nulla valevano le mie parole di rassicurazione "Giuro che non ti metto più i piedini lì dentro!" Puro terrore dell'acqua fredda, di cui del resto avevamo anche avuto altre manifestazioni in piscina.
Verso le sei e mezza, quando Teg stava schiacciando un pisolino, sono comparsi in superficie un paio di delfini e dei leoni di mare che hanno dato spettacolo proprio a due passi dalla riva. Un altro motivo per cui San Francisco mi sembra così speciale: l'incontro con la sua natura maestosa e i suoi abitanti anche a due passi dalla città è proprio all'ordine del giorno!
Ecco quindi com'è andata la nostra avventura ieri. 
Oggi è un altro giorno magicamente caldo e mi sa che andremo a scoprire un altro parco nei dintorni!
Alla prossima 
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