venerdì 31 gennaio 2014

Addicted!

Addicted = physically and mentally dependent on a particular substance, and unable to stop taking it without incurring adverse effects.

In pratica con questo termine si indica la dipendenza da qualcosa di cui non si può più fare a meno una volta scoperta. 
E di che cosa sono diventata addicted da quando vivo qui in California? Di che cosa sentirei profondamente la mancanza se dovessi lasciare San Francisco? 
Inverni soleggiati da 20 gradi centigradi a parte, posso dire tranquillamente che non mi mancherebbero gli hamburger o le patate dolci, anche se in alcuni locali ne ho mangiati di davvero buoni; non mi mancherebbero nemmeno i macaroni and cheese, quella pasta al forno rimpinzata di formaggi vari da due miliardi di calorie per cui molti bambini americani vanno pazzi; e non mi mancherebbero neppure le bisteccone alte 10 cm del barbecue. 
Ciò di cui sentirei proprio la mancanza sono gli AVOCADO e i CACHI! 
Sì insomma, se doveste chiedermi a quale cibo californiano non potrei più rinunciare se migrassi verso altri lidi, sentireste davvero uscire dalla mia bocca esattamente queste parole: 
- avocado 
- cachi. 
Incredibile per me che non sono mai stata un'appassionata di frutta e verdura (prima della gravidanza per lo meno!). Eppure questo è successo: sono arrivata nel Nuovo Mondo con l'idea che mi sarei strafogata di hamburger dalle dimensioni stratosferiche e ora mi trovo follemente innamorata di questa frutta. 
Della mia passione sfrenata per l'avocado vi parlavo già tempo fa quando scoprii l'esistenza  di un attrezzo utilissimo per sbucciare e tagliare questo frutto
(qui se volete rileggervi il post!). Lo strumento sì tanto elogiato arrivò poi alla Maison Jaune proprio il giorno di Natale e sicuramente fu un regalo particolarmente apprezzato (le urla di giubilo le trovate qui).
Lo chiamai Crestino, quell'attrezzo, per quella bella cresta verde che non passa inosservata e che serve proprio a tagliare a metà l'avocado con una precisione sorprendente. 

Non avevo mai assaggiato l'avocado in Italia e quindi non avevo la più pallida idea di che sapore avesse. Sinceramente non so nemmeno da dove arrivino gli avocado che si trovano nella Penisola... So però che quelli della California vengono importati dal Messico o per lo meno da lì provengono quelli che acquisto io al mercato di Alemany ogni sabato.  
Se ora dovessi spiegarvi a che cosa assomiglia il sapore di un avocado, vi direi che il gusto di un frutto maturo si avvicina molto a quello dei pinoli ma la consistenza quasi cremosa della polpa lo rende davvero unico nel suo genere! Io lo adoro tagliato a fettine e messo nei panini tra una fetta di prosciutto o di tacchino e uno strato sottile di maionese, magari fatta in casa. 
L'altra ricetta classica è la macedonia di banana e avocado. I sapori di entrambi vengono esaltati da questo particolare accoppiamento: il dolce della banana viene in parte smorzato dal sapore "neutro" dell'avocado e viceversa l'avocado si arricchisce del sapore dolciastro della banana. Insomma, una perfetta combinazione che mi ha fatto scoprire qualche tempo fa la mia amica Madda che, vivendo qui da più tempo di me, ha una certa esperienza nel campo delle prelibatezze locali.
Di recente poi sono diventata addicted pure dei cachi. 
Immagine presa da qui
Al mercato se ne trovano di due tipi: uno grande, praticamente identico a quello che trovavo anche in Italia e che va mangiato bello maturo (la polpa è dolce e viscida) e uno più piccolo, grande quanto un pomodoro da insalata per intenderci, che si mangia quando è ancora un po' duro. Ecco, questo qui, che ho scoperto essere noto come il caco Fuyu, mi fa letteralmente impazzire! Il sapore della polpa è decisamente meno stomachevole e soprattutto non ho mai l'impressione di stare mangiando bava di cammello, come mi capitava coi cachi italiani!
Si tratta di un frutto che si può tranquillamente tagliare a fettine e che si può mangiare col cucchiaino quando diventa più maturo. In ogni caso, niente bava, mai! 
Insomma, inaspettatamente la California mi ha regalato questi nuovi sapori naturali che danno dipendenza, ve lo posso assicurare!
Alla prossima

lunedì 27 gennaio 2014

La Barista

... è arrivata alla Maison Jaune lo scorso weekend. 

Stavamo rientrando dalla consueta spesa di frutta e verdura al mercato di Alemany a cui è seguita una lunga sosta al sole al parchetto nel quartiere di Bernal Heights, e l'abbiamo incontrata. Era lì, sul ciglio della strada lei, la Barista. Mi ha guardato con i suoi grandi occhi spalancati. Era buio. Mi è sembrato che guardasse proprio me e mi dicesse silenziosamente che aveva bisogno di una nuova casa, che era stanca di starsene lì sul ciglio della strada, che voleva trovare rifugio in un luogo lontano da quel mondo così ostile. 
Così mi sono fermata. L'ho guardata anch'io, attentamente, e poi l'ho sfiorata con delicatezza... mi è sembrato che, tutto sommato, fosse in buone condizioni. Mi è sembrato che sperasse che due braccia forti la togliessero dalla strada e la portassero via da lì. Così l'ho raccolta da quel marciapiede buio e l'ho condotta dove sperava: in una casa desiderosa di accoglierla!

Sì insomma, sabato stavamo rientrando dalla consueta spesa di frutta e verdura al mercato di Alemany... e abbiamo trovato un garage sale sulla strada. Qui si usa molto fare questi mercatini dell'usato nel weekend. Gli americani si organizzano e svuotano il loro garage vendendo ai passanti un po' di cianfrusaglie per fare spazio. Il fatto è che spesso si liberano di cose che sono in ottime condizioni e che possono tornare utili a qualcun altro. E per liberarsene vendono queste cose a pochissimi soldi! Per questo ai garage sale si possono fare davvero dei grandi affari (se ricordate, così avevo preso anche la preziosa sedia per allattare Teg mesi fa). 

Ecco, quindi finalmente la Barista è arrivata alla Maison Jaune e gli abitanti della Maison Jaune sono estremamente contenti perchè finalmente si alzano col sorriso sulle labbra immaginando di raggiungere la cucina e di avere la possibilità di gustarsi un vero espresso fatto con una vera macchina da caffè. E non solo! Possono farsi fare anche un bel cappuccino schiumoso, di quelli che solo in Italia si potevano trovare... e che qui mancavano, mancavano tanto.


Quanto l'abbiamo pagata? 10$, dico 10 d-o-l-l-a-r-i!!!
Ebbene sì! Un grandissimo miglioramento per la colazione... e non solo!
Alla prossima
     

giovedì 23 gennaio 2014

Nato a San Francisco. E vuoi mettere?

Di recente ho incontrato un gruppo di italiani in visita in California. Si parlava di Tegolina e del fatto che il suo essere nato qui non solo gli permette di avere di diritto la cittadinanza americana ma fa sì che nei suoi documenti appaia e apparirà sempre come luogo di nascita la città di San Francisco. Si diceva quindi "Non Dolo, Abano Terme, Padova... parliamo di S-A-N F-R-A-N-C-I-S-C-O!"
In effetti, fa figo. Vuoi mettere?
Mi è quindi venuta in mente una conversazione avuta qualche giorno prima della nascita di Teg con il proprietario di un locale che offre cucina palestinese, definendola pubblicamente "mediterranea" per non entrare troppo nel dettaglio. Il posto si chiama Fattoush, se vi capita di passare da queste parti, ne vale la pena! 
Ma tornando al nostro discorso, si parlava del più e del meno e ovviamente, vista la mia pancia enorme che lasciava intendere l'imminente arrivo del pargolo, si era finiti col parlare della cittadinanza acquisita per il diritto di ius soli. Commentava il signore: "Beh, certo che fa proprio un bell'effetto poi sui documenti. Luogo di nascita: San Francisco. Vedi come suona bene? E pensare che mio nipote invece che è nato anche lui qui, ma ad una decina di chilometri da qui... non è stato così tanto fortunato. Sì, insomma lui è nato a San Mateo... Luogo di nascita: San Mateo. Vai tu a spiegare alla gente dove si trova San Mateo. Sì, insomma, è vicino a San Francisco, ma non è San Francisco. E vuoi mettere?".
Immagine presa da qui
Tutto questo per dire che ieri sono stata al San Francisco Department of Public Health per ritirare l'atto di nascita di Tegolina presso l'Office of Vital Records. 
Ci avevo già provato il giorno prima a dire la verità. Telefonicamente mi avevano detto che l'ufficio che si occupa di registrare le nascite avvenute nella città e nella contea di San Francisco sarebbe stato aperto fino alle 17. Un altro caso di inefficienza del sistema, se posso dirlo (ne parlavo già qui). Io sono arrivata alle 16.15, ritenendomi pertanto in largo anticipo: peccato però che l'informazione fornitami fosse errata! Il palazzo chiude alle 17, ma l'ufficio suddetto (e io avevo chiesto proprio gli orari dell'ufficio!) chiude da sempre alle 16, ogni giorno. Polemica a parte, ieri ci abbiamo riprovato e ce l'abbiamo fatta! Siamo tornati a casa con in tasca 25$ di meno, ma un bel pezzo di carta in più! 
Come era stato preparato questo documento? Con i dati che avevamo fornito qualche giorno dopo la nascita di Teg in ospedale. Si era presentata in camera un'amministrativa dell'ospedale scusandosi per doversi intromettere in un momento così prezioso come quello che segue la nascita di un bambino (giuro che ha proprio detto questo ed erano passati credo due giorni dal parto!). A lei spettava il compito di raccogliere tutti i dati utili alla preparazione dell'atto di nascita di Teg. Ci ha quindi fatto compilare un foglio nel quale abbiamo inserito tutte le informazioni riguardanti noi genitori (nomi e cognomi e rispettive date di nascita) e Tegolina (nome, cognome, data e ora di nascita per lui). Il giorno seguente, la signora era tornata per un controllo finale sulla bozza dell'atto. Alcuni campi, come il nome dell'ospedale e della ginecologa che aveva fatto nascere Teg, li aveva compilati lei per noi.
Da qui
L'atto di nascita si presenta così, su carta bianca e blu, con un bel fregio tutto attorno e il sigillo della città in filigrana al centro.
E vuoi mettere?
Alla prossima
    
 

venerdì 17 gennaio 2014

Bicicletta a San Francisco

Si può visitare la città in bici da turisti?
Si può vivere qui utilizzando la bicicletta per gli spostamenti?
La risposta è sempre la stessa: certo che sì!
Bisogna semplicemente ricordarsi che San Francisco è una città che si adagia sulle colline, ma questo non è un vero problema: non dovete immaginarvi impegnati in una delle tappe montuose del giro d'Italia insomma, anche se di salite ripide ce ne sono e alcune sono come questa che vedete qui sotto.
Foto presa da qui
Tuttavia, è possibile evitarle, in un modo o nell'altro, percorrendo vie alternative. Sembra impossibile, ma a volte la strada parallela a quella che sale a picco è del tutto piana! 
All'inizio per girare con Peggy, la mia bicicletta color borgogna (andate a leggere qui se volete sapere perchè l'ho chiamata così), utilizzavo spesso una applicazione dell'iphone che si chiama Route planner. Ti suggerisce la via migliore per raggiungere un posto in bicicletta mostrandoti su un grafico apposito la distanza e il dislivello del tragitto. Non funziona benissimo purtroppo: mi è capitato più volte che non mi suggerisse la strada migliore in assoluto, ma in molti casi mi ha aiutato almeno ad arrivare a destinazione senza che mi trovassi davanti a salite del tutto inattese!
Da qui
Di piste ciclabili ce ne sono abbastanza in città: in alcuni casi sono segnalate in verde come vedete nella foto qui a fianco e sono separate dalle corsie pensate per le auto solo da una linea bianca (talvolta ci sono anche i paletti a "protezione" del ciclista!). Spesso sono piste adiacenti ai marciapiedi oppure, come in questo caso, si trovano tra le auto parcheggiate a lato e le corsie stradali. Quando è così, bisogna stare molto attenti alle auto in fase di parcheggio e alle persone che escono dalla macchina senza badare troppo ai ciclisti: mi è capitato qualche volta di schivare all'ultimo una porta aperta all'improvviso! 
Posso dire che vi è una certa attenzione per i ciclisti anche perchè molti scelgono la bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano per raggiungere il posto di lavoro (i cosiddetti commuters!). In orari da ufficio si possono quindi trovare sciami di ciclisti che seguono l'onda verde dei semafori sincronizzati per le bici. Tuttavia, non mancano gli incidenti tra auto e bici: le auto sono comunque padrone della strada. 
Tutti comunque girano col caschetto in testa e anch'io mi sono adeguata! I ciclisti inoltre segnalano quasi sempre con le braccia la svolta a sinistra (buttando in fuori il braccio sinistro come si fa in Italia) o a destra (sollevando sempre il braccio sinistro a 90 gradi con il pugno chiuso) e hanno sempre le luci accese quando comincia a fare buio visto che la legge lo prevede. Una volta mi è capitato che un automobilista si lamentasse con me per la mancanza della luce davanti sulla bici al calar del sole! 
C'è poi da dire che le biciclette possono essere caricate sui mezzi di trasporto pubblici, per lo meno su autobus (MUNI), metro (BART) e treno (CALTRAIN). Non sul tram invece! Questo consente di percorrere grandi distanze e di attraversare la città senza troppa fatica.
Immagine da qui
Il ciclista si deve preoccupare di montare la bicicletta sui mezzi e fa tutto da sè. Quando l'autobus arriva alla fermata, per esempio, il ciclista abbassa quella doppia barra di ferro sul davanti del bus e ci piazza sopra la bici, fissando la ruota davanti con un gancio apposito. Arrivato a destinazione, prima della discesa, avvisa semplicemente l'autista che deve recuperare la sua bici e si preoccupa di risistemare la barra metallica di sostegno così come l'aveva trovata. 
Ah, se ve lo steste chiedendo: sappiate che in nessun caso riceverete aiuto dall'autista, il quale pare non sia tenuto a scendere per darvi una mano a montare o smontare la bici dalle corsie quindi non mostrerà alcuna pietà nei vostri confronti, nemmeno se foste all'ottavo mese di gravidanza! 
Bici nel Caltrain (da qui)
Per quanto riguarda i treni, ci sono dei vagoni apposta per le bici nel Caltrain. Li vedete qui a fianco. Hanno delle barre di ferro laterali con degli elastici con ganci che servono per fissare le biciclette durante il viaggio. I posti a sedere per i viaggiatori possono essere in due corridoi paralleli posizionati sopra alle biciclette oppure in altri vagoni comunicanti: pare comunque che nessuno sia preoccupato dei furti e io mi sento un po' l'unica a tenere lo sguardo fisso sulla mia bicicletta! 
I pendolari generalmente appendono alle loro bici dei cartellini gialli sui quali segnano la stazione di partenza e di arrivo di modo che si sappia dove è diretta quella bici; si crea una sorta di gerarchia nelle pile di biciclette: quelle che hanno gli itinerari più lunghi vengono lasciate sotto, evitando così che i ciclisti che hanno solo poche fermate da fare debbano spostare tutte le altre biciclette per riuscire a raggiungere la loro.
Nella metropolitana (da qui)
Infine, per quel che riguarda la metropolitana, c'è uno spazio privo di sedili che è destinato alle biciclette. In questo caso niente ganci per reggere la bici durante il viaggio. I ciclisti devono tenerla fissa rimanendo in piedi. In più, ci sono generalmente delle scale da fare con la bicicletta in spalla. Non comodissimo! Io uso spesso la scala mobile, per lo meno per la salita, ma non sarebbe consentito.

A proposito di noleggio biciclette, posso suggerire ai turisti di dare un'occhiata qui ma se qualcuno di voi avesse esperienza di noleggio a San Francisco, non manchi di commentare il post qui sotto! Quando visitai la città da turista nel 2010, optai per uno dei noleggiatori della zona del Pier 39: ce ne sono molti in quella zona perchè è un classico il giro che da lì permette di arrivare al Golden Gate Bridge con una piacevole passeggiata di un'oretta circa. 
Mi pare di avervi detto tutto per il momento, ma se avete delle domande specifiche... scrivetemi!
Alla prossima  

martedì 14 gennaio 2014

I progressi di Tegolina L'Astronauta

Noi come stiamo? 
Bene, grazie!
Le giornate passano veloci a San Francisco. La città ci sta offrendo l'inverno più caldo mai visto: presumo sia per rendere più agevoli le uscite con Tegolina L'Astronauta che nel suo ovetto pare proprio un esploratore dello spazio. 
Ormai è arrivato a 7 kg per 66 cm di lunghezza a due mesi di vita passati da una decina di giorni. Veste 6-9 mesi, per la cronaca. The Big Guy non ha fermato la sua crescita, è evidente, e anzi, procede rapido verso il suo traguardo. 
Lo vedo cambiare, giorno dopo giorno e fare i suoi piccoli ma grandi progressi nella sua continua scoperta del mondo. 
I sorrisi ormai si sprecano... riconosce il volto di mamma e papà come pure gli spazi a lui più familiari, a cui sorride compiaciuto ogni volta che ci atterra. 
Le istruzioni per realizzare questi fiori le trovate qui
Di tanto in tanto offre ampi sorrisi pure alla libreria o ai fiori di carta colorati che vedete qui accanto e che sono appesi alla parete accanto al suo lettino: grande soddisfazione per la mamma che li ha creati per lui prima della sua nascita! 
Si regge la testa e, a pancia in giù, inarca la schiena a tal punto che sembra voglia toccarsi la punta dell'alluce con la punta del naso. Anche il pediatra ha commentato questa performance dicendo: He is a strong guy! (= è forte il ragazzo).
Dal passeggino durante le passeggiate quotidiane ammira il paesaggio che cambia alle mie spalle e rimane affascinato specialmente dagli alberi e dalle loro molteplici foglie che ondeggiano nel vento. Chissà che cosa gli sembra... non posso fare a meno di chiedermelo. Ieri eravamo in centro e puntava lo sguardo verso l'alto a scrutare quegli enormi grattacieli che distinguono solo questa parte della città. Li guardavo anch'io e mi pareva non finissero mai. 
Qualcuno una volta mi disse che con l'arrivo di un bambino si riscopre il mondo con occhi nuovi: quanto è vero! E posso tranquillamente dire che il mio mondo non è più lo stesso da quando L'Astronauta è atterrato sul nostro pianeta: la sua esplorazione, a cui assisto meravigliata (ma di certo non quanto lui) è qualcosa di incredibile. Mi rendo conto che giorno dopo giorno fa scoperte che gli permettono sempre nuovi progressi. In questo io mi sento una spettatrice partecipe che assiste sorpresa e compiaciuta al susseguirsi di questi passetti nel mondo. 
Alla prossima    

domenica 5 gennaio 2014

Il parrucchiere del Golden Gate Park

Sappiamo bene noi donne che una volta individuato un parrucchiere di fiducia, difficilmente si riesce a cambiarlo. E che fare allora in caso di bisogno, trovandosi dall'altra parte del mondo?  Tentare la sorte o attendere di rientrare in Italia per una classica spuntatina? 
Fino a ieri io avevo optato per la seconda via, contando sempre sulla mia super parrucchiera padovana che rivedevo ad ogni mio rientro in patria o quasi. Non avevo creduto nemmeno a chi diceva che a San Francisco si trovano i migliori parrucchieri al mondo, perchè io, la mia parrucchiera di fiducia, ce l'avevo già, dall'altra parte del mondo però. E del resto, le storie di altre blogger italiane in America non erano state affatto incoraggianti... vero Lucy? 

Galeotto fu un annuncio su Groupon che offriva per soli 32$, lavaggio e taglio al Pitch Hair Salon, un parrucchiere nel quartiere di Cole Valley, nei pressi del Golden Gate Park. Mi sono detta: "Perchè no?". Ho acquistato il coupon e, con quello, ieri mi sono presentata dal parrucchiere dopo aver preso appuntamento telefonicamente. 
Mai esperienza fu così tipicamente sanfranciscana!
Mi ha accolto un Artista del Capello evidentemente omosessuale e particolarmente effemminato, che ho scoperto essere originario di Santa Cruz, una cittadina sul mare nel sud della Bay Area. Mani di forbice, chiameremo così il nostro super eroe, era vestito di tutto punto, con abiti abbinati sui toni del beige-marroncino. Basco in testa che faceva pendant con giacca e pantaloni in velluto; un gilet rosso, scozzese, sotto. 
Appena entro, Mani di forbice mi saluta e si prende il mio coupon stampato, dopo di che mi fa accomodare su una poltrona piazzata davanti ad uno specchio gigante, 3 m x 2. Decidiamo insieme il taglio: mi chiede quanto corti li voglio e come li voglio. Aspetto i suoi suggerimenti... e viene fuori che corrispondono esattamente alla mia idea: corti dietro e lunghi davanti! Passiamo quindi al lavaggio e tutto si svolge come di consueto. Nessuna sorpresa. Poi ritorniamo davanti allo specchio e prima di cominciare a tagliare, mi invita ad indossare una fantastica mantella in seta, leopardata. Uh, che glamour! 
Pettina e taglia, taglia... taglia... taglia e le ciocche di capelli cadono silenziosamente a terra. Mani di forbice ci sa fare, è palese.
E finì così.
Ora, non so che esperienza abbiate voi delle parrucchiere italiane, ma se c'è una cosa che io non sopporto è proprio la sfilza di domande che solitamente cominciano a fare non appena ci si siede sulle loro poltrone. Ricordo che una volta, al tempo dei terremoti a L'Aquila, un parrucchiere barese a cui avevo detto che ero di Padova, si era rammaricato per tutti i terremotati senza casa... qualche problema di geografia? Ad ogni modo, io so che a suo tempo ho scelto la mia parrucchiera anche perchè non rientrava nella categoria "parrucchieri logorroici" e preferiva il silenzio ai fiumi di parole inutili, di frasi di circostanza. Solo nel tempo le nostre conversazioni, generalmente incentrate sui viaggi, lo studio e la società contemporanea, hanno preso il via e si sono nutrite di parole. 
Ecco, immaginate Mani di forbice in azione ieri nel suo quartiere generale... Beh, ovviamente non è stato zitto per un solo secondo. Mi ha tempestato di domande. E la cosa divertente è che in cambio non ho ricevuto molte informazioni: sono riuscita a scoprire solo la sua provenienza. Tra le esperienze recenti e inerenti al tema "gravidanza", ha voluto solo farmi sapere quanto è stato fondamentale il suo ruolo durante il travaglio di una sua amica. Giuro che, nonostante tutto questo parlare, sarei tentata di tornarci perchè Mani di forbice era veramente un esperto del capello. Con quale sicurezza puntava alle singole ciocche, sapendo esattamente quale effetto avrebbe prodotto sulla mia testa! Ammiro sempre le grandi abilità manuali... e così all'uscita non ho potuto fare a meno di dirgli che aveva mani magiche! Dovevate vedere tutto il suo compiacimento...
Ah, e sapete un'altra cosa? Non ho dovuto aggiungere nulla a quei 32$ pagati su Groupon! In Italia mi è capitato più di una volta di cogliere l'occasione di un'offerta pubblicizzata fuori dal parrucchiere e di finire col pagare altri 20-30 euro aggiuntivi per un balsamo particolare o una messa in piega non prevista dall'offerta. Ecco, qui niente spiacevoli sorprese all'uscita! Cliente soddisfatta... nonostante la sfilza di domande.
Alla prossima

P.s.: e dolo dopo ho scoperto che nel coupon di Groupon non è prevista la mancia che invece va lasciata al parrucchiere qui in America. Mi sa che se torno da questo parrucchiere, si vendica... 
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