martedì 12 agosto 2014

Robin Williams e San Francisco

Il mio attore preferito se n'è andato, per sempre... Ed io non so proprio dire quanto dolore possa celarsi dietro a questa sua decisione, e penso che solo lui lo sappia, penso che solo lui sappia quanta sofferenza viveva in lui...
Immagine presa da Womenswork
La città che lo ha visto arrivare, sedicenne, al seguito della sua famiglia, che lo ha seguito mentre studiava teatro e cominciava a cimentarsi con la figura dell'attore nei club, che lo ha visto tornare, più volte e nel 2007 lo ha sentito dire che solo a San Francisco poteva camminare per strada e sentirsi normale, è affranta dal dolore...
Ed io con lei.
Sono sinceramente e profondamente colpita da questa perdita, quasi avessi perso un amico. A scriverlo mi suona strano: "un amico". 
Non conoscevo affatto questo uomo; conoscevo il personaggio del cinema, la star, che ha saputo negli anni donarmi risate e sorrisi e lacrime dolci di commozione al cinema o alla televisione. 
A lui associo tanti momenti diversi della mia vita: mi vedo giovanissima, davanti alla tv, a scoprire la bellezza de L'attimo fuggente da cui non sono mai riuscita a slegarmi veramente, e l'ho guardato e riguardato e guardato ancora... piangendo ogni santa volta. Mi vedo al cinema, più grandicella, in uscita con gli amici e nei primi appuntamenti con quello che sarebbe diventato, molti anni dopo, mio marito. 
E mi accorgo solo ora di quanto fossi affezionata a quell'immagine che avevo di lui, costruita dalle mie impressioni. Mi è sembrata sempre una figura istrionica del cinema, capace di scivolare bene dentro i personaggi che impersonava e dare loro un'anima. Mi appariva come un uomo ironico, che scherzava sulle cose, sulla vita, su di sè e questo mi piaceva, tanto. 

Non riesco proprio a non continuare a pensare che viveva a due passi da qui. 27 km separano San Francisco da Tiburon e lui aveva una casa lì, al di là del Golden Gate Bridge, al di là della Baia. Guardava questo stesso angolo di Oceano. 
E mi viene da pensare, per assurdo, che se avessi saputo che stava male, che era caduto in una profonda depressione da cui non riusciva a riemergere... avrei cercato di fare qualcosa per aiutarlo. Magari gli avrei insegnato l'italiano! 
Lo penso perché credo amasse molto l'Italia; sicuramente amava il cibo italiano visto che era un cliente affezionato del ristorante della signora Maria a Mill Valley. E io me lo immagino a La Ginestra, in quell'ambiente che risulta familiare anche a me!  
Pare che quando andasse lì, facesse sempre un po' di teatrino cominciando a parlare italiano o meglio ad inventarsi parole che suonavano italiane. Me lo immagino... 
Dopo aver saputo che amava quel locale, che è così caro anche a me, speravo sempre di incontrarlo ma non sono mai stata così fortunata. Non so davvero che cosa gli avrei detto. Immagino sarei arrossita come una teenager di fronte al suo mito. Immagino il mio imbarazzo. Il non sapere che cosa dire e il pensare solo a frasi sciocche, banali, scontate. Ma credo anche che sarebbe stato un incontro che mi sarebbe rimasto nel cuore e adesso mi rammarico al pensiero che non potrà accadere, e sono certa che ogni volta che tornerò in quel ristorante non potrò che pensare a questo mancato incontro!

"Ciao Robin, un'italiana a San Francisco sentirà la tua mancanza"
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...