mercoledì 9 aprile 2014

L'emozione dell'internazionalità

Fa caldissimo in questi giorni a San Francisco, un caldo mai visto in questi due anni di California: 27 gradi, cielo terso e un sole che spacca le pietre. E finalmente, mi vien da dire!
Dopo la giornata di esplorazione a tappeto della città, insieme a Lore e Diego che sono venuti qui a trovarci, Teg ed io ci siamo presi la giornata libera concedendoci di tornare beatamente ai nostri ritmi lenti, del tutto "bambineschi". 
Così questo pomeriggio eravamo di nuovo al nostro parco per goderci queste temperature eccezionali insieme a tutti i bambini accorsi lì. 
Ero nella zona riservata ai giochi nella sabbia e tenevo d'occhio Teg che ormai, a cinque mesi suonati, se ne sta quasi seduto da solo. 
Guardavo lui, intento a muovere gioiosamente le sue gambette tra i granelli di sabbia, con le manine ben piantate tra le dune per tenersi in equilibrio; e nel frattempo seguivo quelle voci, di mamme, papà, bimbi e baby sitter che parlavano tra di loro in americano, messicano, francese o russo. 
Pensavo a quante storie si nascondessero dietro ognuna di quelle voci e a quanto fosse internazionale quel parchetto. 
Sono tante le persone di nazionalità diversa che sono confluite in questa parte di mondo.  E sicuramente questa è una delle grandi possibilità che San Francisco ti offre: vedere persone differenti, fisicamente, socialmente, culturalmente che convivono nello stesso luogo. Vi è il quartiere messicano, quello cinese, quello giapponese, quello russo, ma queste singole realtà si mescolano nel quotidiano diventando parte del contesto americano pur mantenendo la loro identità. 
Anche i miei amici se ne sono accorti stando qui solo qualche settimana: per strada si incontrano persone di varie etnie e gli occhi, carpendo tutta questa diversità, si arricchiscono giorno dopo giorno, immagazzinando immagini che si fissano nella mente che quindi continua costantamente a sorprendersi, pur accogliendo tali immagini che diventano sempre più comuni. Effettivamente io non ci faccio quasi più caso... ma questa internazionalità è davvero qualcosa che rende speciale questo posto!
Alla prossima

4 commenti:

  1. e quei piedini....che meraviglia! si anch'io amo l'idea di vivere in un contesto internazionale, anche qui è così, anche se è una minoranza, ma c'è ed è bellissimo

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  2. che bravo già sta seduto da solo... Nicolò ha dovuto aspettare i 6 mesi suonati :)

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  3. bello potersi godere il caldo ai giardini con Teg che se ne sta seduto da solo sulla sabbia….. già!
    scommetto che gli piace anche! Penso che sia davvero un'esperienza speciale crescere in un "clima internazionale"…………..

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