lunedì 30 dicembre 2013

Teg va a yoga!

Come un buon sanfranciscano che si rispetti, Tegolina ha cominciato a fare yoga oggi. Se n'è andato alla prima lezione nel suo passeggino, accompagnato da mamma e papà in una bella giornata di sole, che pareva primavera. 
Si comincia presto qui a praticare lo yoga: è proprio una filosofia di vita che rappresenta, per molti locali, l'appuntamento fisso settimanale, a tutte le età! (ve ne parlavo qui, ricordate?). 
E Teg, che già aveva vissuto questa esperienza per mesi dentro alla pancia della sua mamma ai tempi del corso prenatale, non vedeva l'ora di conoscere la maestra Jane e sgranchirsi le gambe sperimentando alcune posizioni nuove. 
E fu così che passammo al corso successivo del mattino, quello che segue il corso prenatale delle donne panzone. Al corso di yoga post natale vanno mamme e bambini dai 2 mesi in su; ed eccoci quindi anche noi, puntualissimi nelle nostre 8 settimane di vita. 
Fa un certo effetto vedere uscire le panzone ed entrare noi, in quella stessa sala che ha visto pure me panzuta... 
Immagine presa da qui
Stendo il materassino e davanti a me piazzo Teg sopra alla sua copertina appoggiata su un tappeto che mette a disposizione la scuola. La lezione comincia con le presentazioni: "Hi, my name is Sabina, and here is Tegolina who is eight weeks old" (= ciao, mi chiamo Sabina e qui con me c'è Teg che ha otto settimane). 
Immagine presa da qui
E poi si parte: le mamme fanno yoga e i bambini le guardano oppure dormono, piangono, mangiano, a seconda dei casi. Saremmo state una trentina, sessanta quindi, contando i pupi. 
Oltre alla maestra che ci guida nella pratica, ci sono due assistenti che si offrono di raccogliere i bambini in lacrime per tenerli un po' in braccio, mentre le rispettive mamme continuano gli esercizi di yoga. Teg ad un certo punto finisce in braccio alla maestra (secondo me non vedeva l'ora di vederla da vicino perchè continuava a seguirla con lo sguardo mentre lei passeggiava per la sala). Appena arrivato tra le sue braccia, giusto per cominciare, fa un bel rutto che genera l'ammirazione di Jane che non manca di complimentarsi pubblicamente con lui, poi le fa pure una puzzetta rumorosa che non passa inosservata; e tutto questo, prima di farsi la pipì addosso bagnandosi completamente la tutina. Jane me lo riporta bagnato. Ha mostrato tutto il repertorio!
Durante la lezione ogni mamma è responsabile del suo bambino naturalmente ed è invitata a fare quel che crede meglio per lei e il suo piccolo: si può pertanto interrompere la pratica per allattare, cullare, giocare, cambiare il pannolino... per poi riprendere l'esercizio quando possibile. 
Si tratta essenzialmente di una lezione di yoga per mamme a cui partecipano anche i bambini. In questo modo le baby sitter non sono necessarie e le mamme possono riprendere con lo yoga senza doversi preoccupare per i loro pupi nel mentre. 
Incredibili i mugugnii che accompagnano tutti gli esercizi, i pianti in coro o il silenzio tombale che c'è stato nel momento del rilassamento, con le luci abbassate. 
Teg si è guardato attorno per tutta la lezione: immaginavo si stupisse di tutte quelle voci nuove di bambini a cui rispondeva a suo modo! E poi guardava me, stranito, e mi veniva da pensare che si stesse chiedendo che cosa faceva la mamma a testa in giù! Era bellissimo fare yoga e guardare lui lì, alle prese con questo nuovo mondo. Ed è stato altrettanto bello vedere interagire le altre mamme coi loro pupetti e sorridersi complici in questa avventura che ci vede tutte protagoniste insieme alle nostre creature. 
Poi è arrivato anche il momento dei pupi: anche loro hanno i loro esercizi di yoga da fare! Mobilizzazione del bacino, poi delle gambe e alla fine delle braccia. Teg si lascia fare tutto. Del resto, questi esercizi sono il suo pane quotidiano anche a casa...
Un solo momento di panico quando la maestra invita le altre mamme a cantare un paio di filastrocche americane accompagnate dai gesti... la mamma italiana è perduta ed è evidente che per la prossima lezione, s'ha da studiare! 
Alla prossima

venerdì 27 dicembre 2013

Il panettone non ci basta!

Se nel periodo delle feste vi trovaste casualmente in America, potreste essere fortunati e rintracciare in qualche negozio un panettone di tradizione italiana ma prodotto negli States. In questo caso, potrebbe anche capitarvi di trovare scritte sulla scatola del panettone le istruzioni per l'uso di quest'ultimo, accompagnate da una serie di immagini assai esplicative.
1. Tira fuori dalla scatola di cartone e dalla busta in plastica il panettone (e che non ti venga in mente di metterlo in micronde così com'è, come tanti prodotti che si vendono pronti per essere infornati, con l'involucro e tutto!) e sistema il panettone su una superficie adatta al taglio; 
2. rimuovi la carta attorno;
3. taglia a fette il panettone dall'alto verso il basso (sia mai che tu possa anche solo pensare di fare il contrario!). Servi, e goditelo!;
4. conserva il rimanente (se dovesse davvero avanzare qualcosa) in un contenitore sigillato da sistemare in un luogo fresco e secco. 
E fin qui, niente di strano... per lo meno per un americano che potrebbe non avere familiarità con questo dolce natalizio di origine italiana; io nel frattempo, leggendo quelle istruzioni che in pratica spiegano come prepararsi ad affrontare un panettone, non posso fare a meno di sorridere...
Ma ciò che mi è risultato ancor più divertente è stato il resto. A quanto pare qui in America questo dolce italiano non va bene così com'è. Non basta la gustosa pasta gialla, piena zeppa di gocce di cioccolato al latte, e sicuramente non bastano le 300 calorie per ogni fetta. Per soddisfare i palati americani evidentemente, s'ha da fare di più! 
Ecco perchè sulla confezione di questo panettone Bauducco prodotto in Florida, ci sono alcuni suggerimenti offerti dalla ditta: ricette alternative nelle quali il panettone costituisce solo il punto di partenza! 
Potresti ad esempio preparare degli ottimi panini con due fette di panettone, in mezzo alle quali potresti mettere un bello strato di crema alle nocciole spalmabile. Ovviamente così non basta ancora: suggeriscono anche di imburrare una padella e dare una bella scaldatina al paninetto, dorandolo da entrambi i lati per un paio di minuti prima di cospargerlo di zucchero a velo e di servirlo con frutti di bosco e panna. Qui sotto vedete i panini ripieni di cioccolato finiti. 
Si raccomandano inoltre, quelli della Bauducco, di proporre il panettone accompagnato da caffè, thè o latte oppure da frutta, yogurt o gelato.  Sia mai che non sapessi come servirlo...
Insomma, da questa lunga lista di suggerimenti sembrerebbe che la ditta non avesse troppa fiducia nelle capacità del cliente americano e abbia quindi voluto essere esplicita nello spiegare come utilizzare il panettone... Quante cose che diamo per scontate noi italiani, eh?!
Alla prossima

martedì 24 dicembre 2013

Auguri!

Tanti auguri di Buon Natale direttamente da San Francisco, 
la città che ti sorprende sempre!


Alla prossima,
Sabina

domenica 22 dicembre 2013

E così è arrivato il Natale anche qui

La Maison Jaune, tutto d'un botto, ha ripreso la sua consueta veste natalizia! L'anno scorso avevamo dovuto aspettare la vigilia per vedere gli spazi comuni vestiti a festa... quest'anno invece, visto che i padroni di casa avevano in programma una migrazione invernale in quel di Buffalo, si sono dati da fare questa settimana e, in quattro e quattr'otto, hanno imbastito il setting natalizio. 
L'ingresso purista di cui vi parlavo qui in occasione di Halloween si è trasformato quindi in un ammasso informe di dettagli, tutti a tema natalizio: sotto e sopra al mobile centrale, una sfilza di stelle di Natale; non mancano le pigne giganti recuperate chissà dove e, al centro della composizione, un bel Babbo Natale plasticone, pieno zeppo di brillantini che offre sicuramente il tocco di classe. Ah, new entry rispetto allo scorso anno: il rampicante ad inquadrare la scena. 
Se pensate che tutto questo sia estremamente kitsch... beh, mi trovate perfettamente d'accordo con voi!
Fortunatamente sulle scale si sono mantenuti un pochino e hanno riproposto le palle colorate dello scorso Natale. Sono sorrette da una serie di nastri colorati che scendono per tutti i tre piani. 
Mi piace molto questo effetto cascata! E non mi stanco di starmene con la testa rivolta verso l'alto a guardarle scendere. Quanto colore... 
I riflessi delle sfere restituiscono la mia immagine deformata e alcuni particolari della casa sullo sfondo. Quasi mi ci perdo dentro... ma poi ci pensa Tegolina a riportarmi al presente e, lasciato il paese dei balocchi, ci prepariamo per un'altra uscita. 
Sulla maniglia della porta di casa trovo un sacchettino rosso dentro al quale vi è una bottiglia di vino francese e un bigliettino su cui leggo: "Happy Holidays, Ted and Ray". Ecco arrivato dunque il tradizionale augurio dei padroni di casa che ogni anno lasciano sulla porta di ogni appartamento! Il Natale è proprio qui! 
Alla prossima 

mercoledì 18 dicembre 2013

L'(in)efficienza americana

Ora, non so voi, ma quando ancora vivevo in Italia, vedevo l'America come il luogo dell'efficienza: nella mia mente, tutto lì funzionava alla perfezione e avrei detto facilmente "Altro che in Italia!". Sappiate che un altro mito americano che ho sfatato da quando vivo qui in California è proprio questo. Ve lo dico a chiare lettere: L'EFFICIENZA AMERICANA NON ESISTE! 

Un esempio tra tanti... la patente. 
Giusto un esempio

Ricordate che ancora quando Tegolina se ne stava nella mia pancia abbiamo affrontato insieme l'esame teorico e quello pratico per ottenere la patente californiana? 
Beh, oggi finalmente, dopo due mesi e passa, è arrivata via posta, accompagnata dalla carta di identità americana che avevamo richiesto nello stesso ufficio. Controllo i due documenti per verificare che tutti i dati siano stati inseriti correttamente e noto che entrambi scadranno nel giugno del 2014. Rimango piuttosto perplessa... 
Mi chiedo come sia possibile che un documento appena emesso abbia una scadenza così a breve termine, ma ragionandoci sopra, deduco che ci possa essere una relazione con il visto che ci permette di essere qui da un anno e mezzo e che, guarda caso, scadrà qualche mese prima di giugno. 
Decido pertanto di chiamare il DMV (Department of Motor Vehicles) che ha rilasciato la patente per chiarire la questione. L'attesa prevista per parlare con un operatore è di 30 minuti, quindi lascio un messaggio per essere richiamata non appena ci sarà qualcuno disponibile. Mi risponde una signora per niente simpatica che alla mia domanda mi mette in attesa senza dirmi niente. Quando riprende la conversazione, mi chiede di verificare la scadenza del visto e ribadisco che quello scadrà qualche mese prima di giugno. 
Conclusione: è stato fatto un errore dal DMV e la patente, così come la carta di identità, avrebbe dovuto avere la stessa scadenza del visto! 
Ora, secondo la stessa operatrice del DMV, io dovrei raggiungere uno dei loro uffici seduta stante (e quindi noleggiare un'auto appositamente) per riportare i documenti da loro emessi e richiedere che siano modificati anticipando la scadenza.  
In pratica funzionerebbe così: loro fanno casino e io, per porre rimedio al loro errore, devo spendere i soldi del noleggio dell'auto e perdere qualche ora della mia giornata, portandomi anche dietro un neonato evidentemente. Non ho mancato di fare presente tutto questo alla cara operatrice e non ho nemmeno mancato di dirle che io all'ufficio non ci sarei andata, nè ora nè mai. Ma vi pare? 
Alla prossima

P.s.: tra l'altro, vedo ora che scade il 13 giugno che è sant'Antonio da Padova... che il DMV volesse dirmi qualcosa? Coincidenze... strane coincidenze!  

lunedì 16 dicembre 2013

American party vs Festa italiana

Reduci da un weekend festaiolo prenatalizio, che ci ha visti passare da un party tutto americano, organizzato da americani per americani, in cui noi tre facevamo la parte degli stranieri, ad una festa tutta italiana, organizzata da italiani per italiani espatriati, in cui noi facevamo la parte dei padovani in mezzo ad una folla di lombardi, mi sento pronta a parlarvi del confronto... 

American Party
Siamo a casa dei padroni della nostra Maison Jaune sabato pomeriggio alle 5.30 pm. Loro ve li ricordate no? Sono una coppia omosessuale di cinquantenni, con al seguito un cagnone che adorano e un figlio trentenne, ormai padre a sua volta di una dolcissima e simpatica bimbetta. Per descrivere l'atmosfera della festa, dico questo: pareva di essere finiti sul set di un film di Woody Allen! I personaggi presenti: L'Infermiera cinquantenne stralunata, vestita anni Trenta, che parla velocissima e più beve e più le vengono in mente delle battute e dei discorsi al limite dell'assurdo; Il Filosofo che, anche lui col bicchiere sempre colmo, divulga le sue riflessioni relative ai libri ambientati in Africa, alla vita e alle scelte da fare nella vita, aggiungendo pure qualche considerazione sui benefici del nuoto che lui pratica regolarmente; poi c'è Il Fuggitivo, ovvero colui che non riesce a stare in salotto a sentire parlare di cani... e del loro sentimento di compassione, quindi fugge in cucina e si arena lì in compagnia dell'Infermiera e del Filosofo e degli italiani. Non mancano gli Psicoterapeuti: una coppia di sessantenni (lui, la reincarnazione di Freud; lei, una nonnetta tutta sprint incapace di stare ferma per più di due minuti); e per finire, l'Avvocato, una donna tutta d'un pezzo, sposata con un biologo sensibile e innamorato del loro bambino treenne, la quale dichiarerà di aver acquistato solo qualche vestito decente (cioè firmato!) per il figlio, "Giusto per andare alle feste". E poi, gli italiani che cercano disperatamente di agguantare Tegolina mentre passa di mano in mano tra gli invitati, continuando a dormire di sasso sotto gli occhi attoniti dei presenti...
La tavola è ricca di specialità mediterranee preparate dai padroni di casa: hummus, peperoni arrostiti, tzatziki, polenta, polpa di granchio, formaggi francesi... una sorta di tocco esotico che in una festa del genere non può proprio mancare! 
I regali per i bambini sono sopra ad un caminetto cieco. 
Solo Tegolina avrà la curiosità di aprire il suo (fino a Natale la mamma non poteva resistere!). Nel pacchettino trova una ranocchia di legno e una mucca eco-friendly e polyester free realizzata interamente con cotone biologico e fibra naturale di granoturco, rispettando perfettamente lo spirito sanfranciscano!
Alla fine della festa, che si chiude con il grande successo della mia torta di mele che si scontra con gli eccessi di burro, cioccolato e cannella delle torte americane, veniamo riaccompagnati a casa dal figlio dei padroni di casa che nel tragitto ci tiene a sottolineare il nostro coraggio nell'aver scelto di lasciare l'Italia, la famiglia e gli amici; lui ammette che non riuscirebbe mai a farlo...

La festa italiana
Siamo a casa di amici di amici domenica alle 3. La comunità italiana nella Bay Area è molto forte e facilmente capita di trovarsi con altri italiani, soprattutto in occasione delle festività (ricordate la prima Pasquetta in California?). La festa è decisamente più affollata: siamo circa in 40 e ci sono tanti, tanti bambini. Tegolina è il più piccolo... di età ma non di peso o di dimensioni visto che doppia una bimbetta nata due mesi prima di lui! 
Sulla tavola appaiono schierati tutti i pandori e i panettoni che si è riusciti a racimolare vagando per i negozi e grazie alle spedizioni di Amazon. Sembrano quasi un miraggio quelle fette di pandoro a stella... Ci sono anche delle cose fatte in casa: una focaccia altissima, dei baci di dama salati e una meringata ai frutti di bosco, che non faccio neanche a tempo ad assaggiare. 
Nel salotto, musica dal vivo: basta una chitarra per far cantare gli italiani e naturalmente, dopo le canzoni natalizie, risuonano nell'aria le note di "Azzurro" di Celentano, che è sempre nella top ten quando c'è un ritrovo di italiani! Solo l'arrivo di Babbo Natale in persona interrompe il karaoke: tutti i bambini si siedono per terra e vengono distribuiti i regali. Tegolina in questo caso si guadagna un bel bavaglino bianco e blu dell'Ikea e se ne torna a casa contento!

Difficile dire "Meglio una... meglio l'altra": sinceramente penso che entrambi questi mondi abbiano aspetti positivi e negativi tra le loro peculiarità; mi sembra che trovarsi qui adesso significhi semplicemente poter godere di entrambe le esperienze!  
Alla prossima
   

venerdì 13 dicembre 2013

Il magico albero di origami

Siamo di fronte al City Hall di San Francisco, un edificio imponente che si erge nel centro civico. Ci capitiamo per caso questa settimana in una delle nostre peregrinazioni mattutine. Non ho mai visitato l'interno, nemmeno quando arrivai da turista in città nel 2010. 
Una volta varcata la soglia, ci troviamo davanti due guardie che controllano il contenuto di ogni borsa prima di farci passare sotto al metal detector: i pannolini di Teg non fanno suonare l'allarme, salvi! Procediamo dunque a passo lieve all'interno del palazzo, che è veramente enorme. 
Mi sento una formichina in esplorazione con il naso perennemente all'insù... 
La sala  centrale è di un bianco abbagliante e non sembra avere niente da invidiare agli interni maestosi di alcuni palazzi storici della nostra penisola. Tutto è molto scenografico e teatrale. Tuttavia, la perfezione intatta di ogni dettaglio rivela che non si tratta di un palazzo storico ma piuttosto di un'imitazione, cosa piuttosto comune qui in America dove spesso i palazzi nascono da un bel mix "del meglio di...", riunendo insieme dettagli di edifici europei o orientali anche di epoche diverse. 
Lo sguardo viene catturato irrimediabilmente dalla lunga e ripida scalinata in marmo, al culmine della quale si trova uno splendido albero di Natale che scoprirò essere alto 25 piedi (=7,62 metri)
Aggiriamo la scalinata, che col passeggino risulta impossibile da percorrere, e arriviamo al primo piano con l'ascensore.
Lungo la strada, troviamo una locandina che spiega la presenza di questo albero: The World Tree of Hope (=l'albero mondiale della speranza). 
Mi viene da dire: ma qual bel titolo per un progetto che intende promuovere la pace, l'amore e l'altruismo a livello mondiale in questo particolare periodo dell'anno! (qui se volete altre informazioni sul progetto).
L'albero è stato donato al mondo dalla comunità di lesbici, omosessuali, bisex e trans di San Francisco (LGBT) e il progetto è stato seguito dall'associazione internazionale e umanitaria Rainbow World Fund che è strettamente dipendente da questo gruppo.
Non si può non rimanere a bocca aperta nell'avvicinarsi a questo abete decorato da qualche lucetta bianca e soprattutto da 12.000 gru di origami! 
Ma perchè proprio delle gru?
A quanto pare l'albero si ispira alla triste storia di una bambina giapponese, Sadako Sasaki che a dodici anni morì di leucemia, esattamente dieci anni dopo il lancio della bomba di Hiroshima. Mentre si trovava all'ospedale per le cure, le fu raccontata una leggenda nipponica secondo la quale chi fosse stato in grado di piegare un migliaio di gru di carta avrebbe potuto esprimere un desiderio. Sadako non riuscì a farlo, ma fu comunque sepolta insieme a 1000 gru di origami realizzate dai suoi compagni di classe. Nel 1955 la gru è diventata quindi il simbolo della pace a livello mondiale e il desiderio di guarire di Sadako si è trasformato in una speranza di pace per il mondo intero...    
Ogni gru appesa all'albero del municipio contiene pertanto l'espressione di un desiderio. Tra i personaggi famosi che hanno inviato un proprio pensiero abbiamo il presidente Obama, Hillary Clinton, Isabella Allende, Mariela Castro e Shirley Temple. Ma tutti noi possiamo prendere parte a questa bellissima iniziativa: si possono infatti mandare gratuitamente i propri auguri via mail o entrando nel sito: http://rainbowfund.org/tree. Le nostre parole verranno stampate e diventeranno altre gru che saranno appese all'albero da un gruppo composto dai volontari della LGBT e della comunità nipponica in America, dai sopravvissuti alla bomba di Hiroshima, da bambini locali e dai prigionieri condannati a morte della prigione di San Quentin.
Al prossimo desiderio quindi

 

mercoledì 4 dicembre 2013

Un mese di TE...G!

Lo scorso 5 novembre alle 10.57 di mattina è nato Tegolina. 
Già, è passato un mese da quel giorno, e sinceramente, ancora non mi pare vero di avere un bambino per casa! 
Questo primo mese insieme è letteralmente volato, ed è stato pieno di tante cose: ci sono stati numerosi momenti di estatica meraviglia nei confronti di questo fagottino ciccioso appena entrato nel mio mondo; ci sono state tante piacevoli scoperte fatte insieme a lui e grazie a lui; ci sono stati momenti magici nella loro semplicità, che resteranno per sempre impressi nel mio cuore e nella mia anima. 
Stiamo imparando a conoscerci, osservandoci a vicenda, silenziosamente. Ci avviciniamo, ci annusiamo, ci sentiamo, e in questo particolare contatto, non posso fare a meno di notare il calore dei nostri corpi che si incontra. 
Diventare mamma è quanto di più incredibile possa accadere ad una donna: ci si sente capaci di dare vita ad un altro essere vivente, ed è qualcosa di meraviglioso... 
Con la nascita di Teg, è cominciata un'avventura che è impossibile descrivere a parole in tutta la sua bellezza. Tante sono le emozioni, tutte incredibilmente forti. E solo adesso sento di capire veramente quel senso di meraviglia che la mia mamma cerca sempre di esprimere ogni qualvolta mi guarda dicendo: "Ma come ho fatto a farti io?". Ora comprendo il vero senso di quelle parole, guardando Tegolina, accarezzando la sua pelle morbida e stupendomi dell'essere riuscita a creare un esserino così speciale. Non mi capacito ancora di aver portato dentro di me questo piccoletto in carne ed ossa per 41 settimane, di avergli costruito una casetta abbastanza solida e spaziosa da accoglierlo per tutta la durata della gravidanza. E ripenso spesso, con una gioia immensa, a quel suo primo pianto nella sala parto: "Questa è la voce di mio figlio", ho pensato subito, e le lacrime sgorgavano senza che potessi trattenerle in alcun modo.
Giorno dopo giorno lo vedo crescere, scontrarsi con le sue difficoltà, ottenere i suoi piccoli successi. Seguo i suoi progressi e lo osservo con stupore mentre solleva la testa con tutta la sua forza, muove velocissimo le sue gambette e gode entusiasta della potenza di quel movimento, mi guarda con i suoi occhietti belli e mi sorride sornione, si mette le mani in bocca in attesa del latte, dorme pacifico nel suo lettino con le braccia sollevate in totale rilassamento, mugugna nel sonno, sbadiglia e mi sembra proprio un leoncino con la bocca spalancata e il nasino arricciato...
Il tempo è segnato dai suoi bisogni: ogni due-tre ore mangia e poi decide di volta in volta se stare sveglio e dedicarsi ad un po' di ginnastica attiva o passiva oppure all'osservazione di alcuni dettagli della stanza, o se dormire... e a quel punto il sonnellino può arrivare anche alle 4 ore, com'è successo ieri! (chissà da chi avrà mai preso questo amore per il sonno profondo! Mah :). Ma mi rendo conto che il tempo, il mio per lo meno, sembra proprio seguire il naturale svolgimento delle cose... ed è come se non potesse essere diverso da così! La stanchezza un po' si fa sentire per il sonno interrotto dalle poppate durante la notte, ma è come se ci fosse una marcia in più a disposizione, una forza nata insieme a lui, che presumo sia la forza che una mamma trova dentro di sè.
Ciò che mi sembra adesso è che ogni giorno è una scoperta, per lui, per me, per noi... che ogni giorno è diverso nonostante la routine... che ogni giorno è davvero speciale insieme a lui! 

Buon primo mese di vita, piccolo mio!

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