venerdì 29 novembre 2013

Ritrovamenti preziosi

Qui in America funziona così: se non ti serve più qualcosa, lo abbandoni sul marciapiede pensando possa servire a qualcun altro. A volte, su questi oggetti abbandonati per strada, ci puoi trovare un cartello con scritto FREE, giusto per rendere chiaro che si tratta di qualcosa che è disposizione di chiunque sia interessato. Ma il più delle volte non serve nemmeno un cartello: riconosci questi oggetti perchè vengono lasciati appositamente sulla scala esterna di una casa, all'angolo di una strada o sopra allo steccato che circonda un'aiuola. 
L'idea di lasciare al prossimo ciò che per noi non è più utile non mi dispiace affatto, ma all'inizio non mi sentivo proprio a mio agio nelle vesti dell'accattona: mi faceva sempre un certo che portarmi a casa ciò che trovavo in giro e di cui non conoscevo la storia pregressa. Tuttavia, dopo essermi munita di disinfettanti di ogni genere e salviettine ammazza-batteri da utilizzare ogni qualvolta un oggetto usato fa il suo ingresso nella Maison Jaune, mi sono sentita pronta ad accogliere qualunque cosa.
Ecco quindi che in questo anno e mezzo di permanenza in terra californiana mi è capitato di recuperare per strada degli oggetti che tornavano utili. La prima volta si è trattato di una bella cassapanca in vimini bianca trovata all'angolo tra Elizabeth e Church Street. La seconda volta, una serie di dvd nuovi di zecca, ancora incelofanati, che erano stati abbandonati sull'ultimo gradino della scala di una delle case del quartiere. E la settimana scorsa invece, ho trovato un paio di cornici ben messe che arrivavano giusto in tempo per accogliere due ingrandimenti delle prime fotografie scattate a Tegolina. Spessissimo mi è capitato di raccattare libri, più o meno nuovi. 
Proprio qualche giorno fa, in una delle piacevoli passeggiate mattutine con Tegolina e il marito, ci è capitato di incrociare lungo il nostro cammino un interessante mucchietto di libri e un paio di poggiapiedi completamente sfondati. Sì, si trovano anche oggetti strausati!
I libri erano anche piuttosto nuovi, quindi non abbiamo mancato di spulciarli. 
Incredibile ma vero: ce n'erano due riguardanti i bambini. Uno di puericultura: la crescita del bambino dagli 0 ai 5 anni. 
Un altro invece, ed è quello che ha catturato la mia attenzione, intitolato Eat well, lose weight, while breastfeeding (=Mangia bene, perdi peso durante l'allattamento). 
Preso subito! 
Proprio in questi giorni mi interrogavo sulla dieta nel tempo dell'allattamento. La ginecologa, quando le ho chiesto che cosa avrei dovuto mangiare in questo periodo, mi ha detto: "Tutto quello che ti pare!". Le stesse parole me le ero sentita dire da un'altra ginecologa appena scoperto che ero incinta. Questa aveva aggiunto solo: "Beh, alcuni non mangiano i formaggi molli". Ah, questo è tutto?! E pensare che credevo ci fossero delle restrizioni! In Italia sì che ci sono; qui in America no. E per completezza, vi dico pure che qui la toxoplasmosi non esiste, se ve lo state chiedendo. Quando ho spiegato alla ginecologa che durante la gravidanza in Italia si evitano molti salumi e la verdura viene lavata e rilavata, magari pure col bicarbonato, mi ha guardata come se fossi un'aliena venuta dallo spazio...
Per quanto riguarda l'allattamento invece, ci sono una serie di falsi miti e speravo che questo libro potesse chiarirmi le idee. I classici detti "La birra fa latte" e tutte le teorie iper-soggettive su ciò che può causare mal di pancia al bambino pare siano delle bufale. Qui si dice solamente di evitare alcol e caffeina e ridurre le quantità di cioccolata, per il resto si può e si deve mangiare di tutto, privilegiando cibi sani e nutrienti e ricchi di vitamine. 
Ecco quindi che di limiti non ne abbiamo, anzi pare che dovrei ingerire 500 calorie in più al giorno e continuare a dimagrire. 
E quando mai capita di mangiare di più e scendere di peso? 
Santo l'allattamento! 
E santi pure i libri abbandonati per strada: possono trovare così altri avidi occhi da cui farsi leggere...
Alla prossima

P.s.: per questo post si ringraziano il marito fotografo e Tegolina che ha dormito pacificamente accanto a me per tutto il tempo necessario alla stesura del testo 
   
  

sabato 23 novembre 2013

Il regalo dello zio Barack

Il presidente Obama in persona ha fatto a Tegolina un fantastico regalo, che è arrivato alla Maison Jaune circa un mesetto fa! 
Con l'Affordable Care Act, diventato legge nel 2010, il governo americano ha iniziato una vera e propria sponsorizzazione dell'allattamento al seno. Questo perchè, almeno così me la sono spiegata io, qui in America molte mamme tornano prestissimo al lavoro (anche un paio di mesi dopo il parto) e spesso optano per il latte in polvere per questioni di comodità sebbene tutti gli studi più recenti confermino i benefici del latte materno per il neonato. 
Questa legge in pratica ha fatto sì che molte delle assicurazioni mediche fossero coinvolte, a partire dal 1 agosto 2012, nella copertura delle spese relative a qualunque tipo di supporto per l'allattamento e all'acquisto di strumenti funzionali ad esso, tipo il tiralatte. 
Ecco quindi che anche noi ci siamo guadagnati un tiralatte elettronico gratuito! 

Com'è andata?

Abbiamo scoperto dell'esistenza di questa legge al corso prenatale che seguivamo in ospedale. Ho chiesto quindi proprio all'ospedale di avviare la pratica a mio nome: serviva innanzitutto la richiesta fatta dalla ginecologa che mi stava seguendo. Una delle ragazze che lavorano nell'amministrazione ha inviato all'assicurazione la richiesta, ma al resto ho dovuto pensare io... 
Non è stato facilissimo; quando si vuole ottenere qualcosa di gratuito anche qui, si deve battagliare. Quando chiamai l'assicurazione la prima volta mi diedero un codice di riferimento per il tiralatte autorizzato dall'assicurazione e mi indicarono il rivenditore che avrei dovuto contattare per ricevere a casa il prodotto. Eravamo a metà settembre. Questi mi invitò a richiamare dopo qualche settimana, ad un mese dalla data prevista per la nascita di Tegolina. Prima non avrebbero potuto procedere... Ho aspettato un paio di settimane e ho richiamato. Ho quindi potuto scegliere il tiralatte che volevo e fare l'ordine. Mi hanno fatto una sorta di terzo grado al telefono chiedendomi veramente di tutto: dai codici identificativi dell'assicurazione ai dettagli del visto e del passaporto. Alla fine sono comunque contenta perchè credo di aver ottenuto il tiralatte.
Passano le settimane ma non ricevo nulla. Così mi decido a richiamare il rivenditore per sapere a che punto siamo con l'ordine e la spedizione. A quel punto scopro che l'assicurazione non aveva dato l'autorizzazione a procedere: cosa strana visto che proprio l'assicurazione mi aveva fornito il codice per il prodotto e mi aveva indirizzato a quello stesso rivenditore! Fatto sta che mi ritrovo al telefono con l'assicurazione e viene fuori che il rivenditore non era più quello che mi era stato indicato nella prima chiamata. Devo pertanto ripartire da zero e rifare l'ordine presso un secondo rivenditore. Niente terzo grado questa volta, ma solo qualche domanda di rito e ordine completato. Il giorno dopo il tiralatte arriva alla Maison Jaune.
Non avevo mai pensato seriamente a quanto potesse essere utile un tiralatte. Di certo non si può confrontare il momento in cui Tegolina se ne sta tra le mie braccia, incollato a me, pelle contro pelle e si nutre grazie al mio latte, con quello in cui mi trovo a tu per tu con questa macchina che mi fa sentire più che altro una mucca svizzera addestrata a produrre latte. Però ecco qual è il vantaggio: tirandomi il latte anche solo una volta al giorno riesco a dormire di notte per 6 ore di seguito. La tattica che seguiamo è la seguente: la poppata delle 3-4 di mattina viene fatta dal marito che offre a Tegolina il mio latte con il biberon. Così, io "smonto da lavoro" con la poppata delle 24 e riprendo la mia attività alle 6 del mattino; il marito invece resiste fino alle 3 e dopo aver sfamato il pupo continua a dormire fino alle 9. Sei ore per uno, non fan male a nessuno! In questo modo, stiamo riuscendo a sopravvivere e a tenere questi ritmi tegolineschi senza rimanere schiacciati dalle circostanze. Insomma, questa è la soluzione che abbiamo trovato per il momento... 
Ringraziamo quindi lo zio Barack che ci permette di avere un po' di riposo senza rinunciare a sfamare Chubby Cheeks che sta facendo il possibile per mantenere intatte le sue guanciotte da panzerotto ripieno!
Alla prossima

lunedì 18 novembre 2013

La Cheesecake Factory e il primo brunch con Tegolina

All'ottavo piano di uno dei tanti grattacieli che circondano Union Square, e per essere più precisi in quello che ospita Macy's, si trova la Cheesecake Factory. Siamo proprio nel cuore pulsante della città! Questo ristorante, che fa parte di una catena che ha vari locali in tutta l'America, ha una cucina tipicamente americana e una particolare specializzazione nella preparazione di cheesecakes, ed è proprio qui che oggi abbiamo gustato il nostro primo brunch con Tegolina. Lui se n'è stato buono buono nell'ovetto nel mentre che noi gustavamo le nostre pietanze. Degno di nota, com'è ovvio, l'original cheesecake, specialità della casa: una fetta da 8$ accompagnata da un ciuffo di deliziosa panna montata... valeva tutto il brunch, davvero!
Mi piace molto questo posto e ci sono tornata più che volentieri per la seconda volta: la vista sulla piazza centrale di San Francisco è un bello spettacolo da ammirare dall'alto!
Union Square
Union Square, tra l'altro, era già addobbata per le festività dicembrine con il consueto albero di Natale gigante da un lato e la pista da pattinaggio sul ghiaccio dall'altro. 
Effettivamente manca solo un mese o poco più a Natale, ma sinceramente ancora non mi sono abituata a pensare a questa festa con una temperatura esterna che si aggira attorno ai 20 gradi!
Durante tutto il brunch, ma anche prima e dopo, Tegolina ha conquistato gli sguardi dei passanti dentro e fuori dal locale: fino a qualche settimana fa, la panza attirava l'attenzione e catturava i sorrisi della gente; adesso non mi si fila più nessuno e tutti gli occhi sono rivolti a questo fagottino pacifico che già dalla scorsa settimana gironzola per la città. Non credevo avrei potuto portarlo a spasso così presto ma il pediatra ha suggerito di farlo uscire subito e quindi, con grande gioia, esploriamo la città insieme a lui, godendoci queste giornate tiepide che poco hanno a che fare con l'inverno. Lui sembra apprezzare: il passeggino gli concilia il sonno e, al risveglio, gli stimoli di certo non gli mancano! E si sa: l'aria buona aumenta l'appetito! Che sia per questo che non si smette mai di mangiare qui? Certo è che in qualche modo bisognerà pure nutrirle le guanciotte che abbiamo...   
Alla prossima

sabato 16 novembre 2013

Dettagli che fanno la differenza

Non vi ho raccontato gran che del travaglio e del parto: preferisco evitare il terrorismo psicologico per chi ancora ci deve passare! Ma ci tengo davvero a ribadire una cosa: il dolore, che era ciò che più mi spaventava prima di passarci attraverso, mi appare adesso come l'unico dolore al mondo ad avere una ricompensa finale di felicità talmente alta da farmi dire che vale la pena di essere vissuto, tutto! 
Detto questo, ci tengo più che altro a raccontarvi che cosa mi ha colpito dell'ambiente ospedaliero americano nel quale ho vissuto per 6 giorni. Vi raccontavo qui delle stanze dell'ospedale per il travaglio e il parto e posso confermare: tutto era esattamente come mi aspettavo. Per la degenza post partum avevo una camera singola dotata di bagno con doccia e accanto al mio letto c'era una poltrona-letto che ha ospitato il marito di notte. Tegolina naturalmente dormiva nel suo lettino nella stessa stanza e qualche volta è anche magicamente finito nel lettone di mamma per farsi coccolare un po'. Sembrava quasi di stare in albergo, non fosse stato per le continue visite delle infermiere che passavano a controllare me e Teg circa ogni due ore!
Ogni giorno avevo da scegliere il menu per colazione, pranzo e cena e se inizialmente ci siamo risparmiati, dividendoci cristianamente il cibo che arrivava senza storcere troppo il naso, in seguito, avendo capito che potevamo chiedere pasti anche più abbondanti semplicemente scegliendo più portate, ne abbiamo approfittato per mangiare in due con un unico ma ricco vassoio.  Il cibo non era affatto male! Di mattina, ad esempio, la classica colazione americana: pancakes, bacon, uova, toast, yogurt e cereali.
L'ultima sera, l'ospedale ci ha anche dato il suo elegante saluto offrendoci una cena per due che ci è arrivata in camera sistemata su un tavolo rotondo: la candida tovaglia con i tovaglioli di stoffa e i bicchieri di vetro parevano un miraggio dopo i tanti giorni passati a mangiare sul vassoio di plastica e utilizzando esclusivamente cannucce e bicchieri di carta. Il menu prevedeva un'insalata mista come antipasto, asparagi e tagliata, saltimbocca in una versione americana niente male e patate, e per finire una bella fetta di tiramisù e di torta di carote. Non ci si poteva lamentare!
Ma al di là di questi dettagli culinari, ciò che mi ha davvero sorpreso della mia permanenza in ospedale è stato il modo in cui sono stata attivamente coinvolta nella mia cura. Succedeva che, durante le visite, le infermiere di turno mi chiedessero il livello del dolore che avevo in una scala da 1 a 10 e, a seconda di quello che rispondevo, decidevano quali pastiglie darmi, in quali dosaggi e quante volte al giorno. Chi meglio del paziente stesso può riuscire a dire quanto male sta, quanto sta soffrendo? In questo modo viene responsabilizzato e sente che non sta subendo in modo passivo le decisioni dei dottori relative alla sua salute. Non so, magari non tutti i pazienti sono in grado di dare un giudizio oggettivo sul loro stato di salute e forse nemmeno io, che tendo generalmente a minimizzare pur di ridurre la quantità di medicinali da ingerire. Tuttavia per me è stato veramente importante poter dare il mio contributo in ogni momento, poter dire la mia ed essere ascoltata, e vedere scendere giorno dopo giorno il livello del dolore... dava una certa soddisfazione vedere ridurre i dosaggi via via: l'ho trovato incoraggiante, un segno evidente della mia ripresa che potevo davvero seguire passo passo, dal di dentro come paziente, ma anche dal di fuori come una sorta di collaboratrice direttamente coinvolta!
Un altro aspetto che ho molto apprezzato del sistema è stata la presenza di una serie di lactation consultants ovvero di specialiste dell'allattamento che passavano ogni giorno per avviarmi all'allattamento. Piene di consigli, di tecniche, di idee su come gestire al meglio questi primi giorni, mi sembrava davvero di essere a scuola insieme a Tegolina: a lui il compito di apprendere il principio della suzione e a me di assecondarlo in questo, e di fare tutto il possibile per dare avvio e poi mantenere la produzione del latte. Faccio notare che in giro per la città tali corsi possono costare dai 150 ai 250$ a sessione e in ospedale invece sono totalmente gratuiti! 
Ultima cosa: le visite di parenti e amici! Sono possibili tutti i giorni dalle 12 alle 21. Noi, oltre alla serie di infermiere che venivano a conoscere The Big Guy, abbiamo avuto ospiti le ostetriche e le ginecologhe del corso prenatale che sono passate a congratularsi con noi e con l'occasione hanno testato la consistenza delle Chubby Cheeks di Tegolina, e ancora gli amici, Madda & Marco, e Barbara che hanno allietato le nostre ore a suon di parole italiane. 
Ecco quindi come sono passati i nostri giorni in ospedale. Non vedevamo comunque l'ora di tornare alla Maison Jaune dove adesso ci godiamo Teg in tranquillità coccolandolo tra una poppata e un cambio di pannolini. 
A proposito: ma a tutti i bambini piace farla nel pannolino appena messo?!!
Alla prossima 

domenica 10 novembre 2013

L'annuncio

E finalmente, Tegolina è arrivato! 

Martedì 5 novembre 2013 alle ore 10:57 di mattina, eccolo giunto ad allietare la vita di mamma e papà che ora, a cinque giorni di distanza, ancora lo guardano con grande devozione. 
Il pupo dimostra di avere ben poco a che fare con una tegolina vera e propria, lunga e sottile, quale ci si aspettava che fosse: alla nascita pesava infatti 5.3 kg, ed era lungo 57 cm! Questi sono i numeri di Teg - The Big Guy, come lo hanno soprannominato subito in ospedale! Tant'è che ora, i nuovi nomignoli si sprecano...
I primi giorni di Chubby Cheeks sono trascorsi quindi in ospedale con mamma e papà e alle prese con la lunga fila di infermiere che si formava fuori dalla porta della stanza 508, tutte estremamente curiose di vedere il neonato gigante nato dopo 36 ore di travaglio. Da ieri siamo tutti a casa e Teg sta cominciando a familiarizzare con la sua stanza nella Maison Jaune. Le ore di sonno variano ma non si sta andando mai oltre le tre, e ciò è piuttosto pesante, ma basta fermarsi un attimo ad osservare Tegolina, basta avvicinarsi a lui per un rapido bacio o una carezza, che immediatamente la stanchezza scompare come per magia e una potentissima onda di amore ti inonda il cuore restituendo ossigeno ad ognuna delle tue cellule. 
Benvenuto al mondo, dolce bambino mio!
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