giovedì 28 marzo 2013

Vermeer e non solo al de Young Museum

Fino al 2 giugno, al de Young Museum di San Francisco, saranno in mostra 35 dipinti provenienti dalla Royal Picture Gallery Mauritshuis de L'Aia
I lavori di risistemazione e di ampliamento del museo olandese, che dureranno due anni, hanno fatto sì che parte della sua celebre collezione contenente alcuni dei quadri più noti dell'epoca d'oro della pittura olandese, con opere di Vermeer e Rembrandt per esempio, approdasse negli Stati Uniti, dopo due tappe in Giappone. Ora tocca a San Francisco ma seguiranno nell'ordine Atlanta e New York. E anche l'Italia non si tira indietro dall'accogliere questi dipinti: dall'8 febbraio al 25 maggio del 2014 saranno esposti a Palazzo Fava a Bologna (qui per ulteriori dettagli sulla mostra italiana).
Piuttosto che lasciare tutti i quadri nei depositi del museo durante i lavori, la Royal Picture Gallery Mauritshuis ha deciso di prestarli ad alcune importanti istituzioni internazionali, ed ecco quindi spiegato il perché della mostra al de Young.    
L'opera scelta come icona rappresentativa è ovviamente il quadro più famoso: il dipinto di Johannes Vermeer intitolato "La ragazza con l'orecchino di perla". 
Quanto prima andremo a vedere anche noi questa mostra itinerante e di fama internazionale, anche se il biglietto di ingresso di 25$ appare ai miei occhi piuttosto eccessivo, pur tenendo conto del costo più alto della vita qui a San Francisco.  
Ma nel frattempo vi posso parlare di uno degli eventi creati appositamente per la mostra e che ha avuto luogo proprio oggi online. 
Si è trattato di una video conferenza, realizzata grazie ad un hangout di Google Plus, durante la quale è stata intervistata Tracy Chevalier, autrice del romanzo "La ragazza con l'orecchino di perla", uscito nel 1999 in inglese e successivamente tradotto in 39 lingue. 
Il libro ha avuto un grandissimo successo e nel 2003 è uscito anche il film girato da Peter Webber, i cui attori principali sono Colin Firth e Scarlett Johansoon. 
Il film si ispira al romanzo ma non ne segue pedissequamente la trama, come spesso accade. E nonostante la presenza di Colin Firth, in assoluto il mio attore preferito sin dai tempi del suo ruolo affascinante e fascinoso nell'adattamento televisivo della BBC del romanzo di Jane Austen "Orgoglio e pregiudizio", ammetto di avere preferito il libro, come spesso accade.
Sono tanti i discorsi che si potrebbero fare a questo punto sul libro e sul film, sulla scientificità del primo e quindi sul legame tra storia inventata e dati effettivi, relativi al contesto storico-artistico di Vermeer e, ancora, sulla storia ancor più romanzata del film, ma ciò che mi preme mettere in evidenza qui è invece questo: perché gli americani sono così dannatamente bravi nel creare questi eventi "di contorno", che ruotano intorno alla mostra e da essa sono determinati, come l'intervista alla Chevalier in diretta mondiale oggi?
Se ci pensiamo, eventi come questo non sono indispensabili ad una mostra ma permettono di coinvolgere un pubblico più ampio, incuriosendo le persone e attirandole al museo. 
Il ragionamento non è nemmeno così difficile da fare:
- molti avranno letto il romanzo;
- pochi avranno già visto l'opera dal vivo. 
Facendo 1+1, ecco che il de Young Museum decide di parlare del romanzo per ricordare al pubblico che il famoso dipinto, fonte d'ispirazione del celebre libro, è in città in questi giorni. E si decide di parlarne in diretta, sul web, in una videoconferenza pubblica, per raggiungere non solo coloro che abitano a San Francisco ma il mondo intero. 
Questo è solo un esempio. 
Ciò che mi sembra sempre più evidente è che l'America sa come pubblicizzare l'arte e sa fare di una piccola mostra un vero e proprio evento imperdibile. L'Italia? Dal mio punto di vista ha ancora molta strada da fare in tal senso... 
Alla prossima  
 



mercoledì 27 marzo 2013

Occhiali per bloggers e non

Occhiali gratuiti per i bloggers! 
Avete letto bene, cari colleghi! 
E non solo: per i non-bloggers, il primo paio di occhiali è comunque gratis, pagherete solo le spese di spedizione (circa 7$, se non erro). 
Pensate che mi sia tramutata all'improvviso in una rappresentante di occhiali? No, non vi spaventate vi prego: sono ancora fedele alle mie passioni, ma quando ho scoperto che esisteva questa azienda di occhiali - si chiama Firmoo - che regala occhiali da vista e non, in cambio di una recensione del loro prodotto, non ho davvero saputo resistere alla tentazione. Ero curiosa di sperimentare questa cosa e, lo ammetto, di avere un nuovo paio di occhiali da vista di scorta!
Nel giro di una settimana ho ricevuto i miei occhiali alternativi ed eccomi qua in veste occhialuta.
Dettagli del modello che ho scelto
Se siete curiosi di sapere come funziona, vi do subito i dettagli, distinguendo per comodità tra bloggers e non-bloggers.
 A. Se siete bloggers. 
Contattate il servizio clienti via mail a questo indirizzo (freeglasses@firmoo.com), spiegate che avete un blog e siete interessati ad una recensione di uno dei loro prodotti
Vi ricontatteranno a breve e avrete tutte le informazioni necessarie per scegliere gli occhiali che preferite sul loro sito (vi invieranno un link che vi permette di accedere ad una selezione lievemente più limitata rispetto a quella pensata per tutti gli altri clienti, ma comunque sufficientemente ampia per una scelta). Inoltre, vi spiegheranno che cosa vi è richiesto una volta ricevuti gli occhiali.
Sul loro sito, un bel programmino vi permette di scattarvi una foto in diretta o di utilizzare una vostra foto per vedervi con gli occhiali addosso, prima di scegliere il modello che vi si addice.
B. Se invece non siete bloggers.
Accedete direttamente al sito della Firmoo (qui) e scegliete il paio di occhiali che preferite. 
Una volta scelti quelli che vi vanno bene, questo vale sia per i bloggers che per i non-bloggers, metterete gli occhiali nel carrello virtuale e, proseguendo con l'ordine, vi si aprirà una pagina nella quale dovrete segnalare l'uso previsto per gli occhiali (per la lettura, per la visione da lontano o che), scegliendolo da un menù a tendina. Poi inserirete i dati della vostra prescrizione medica se volete degli occhiali graduati, quindi PD (distanza tra le pupille), miopia, astigmatismo e assi per entrambi gli occhi. Al passaggio successivo dovrete selezionare la tipologia di lenti che volete (quelle di spessore standard e antigraffio sono gratuite!). Se volete che gli occhiali siano da sole, a questo punto selezionerete le lenti colorate che vi verranno a costare qualcosina in più. Alla fine, concludete l'ordine ed è fatta!
Gli occhiali che ho scelto non sono male. La qualità delle lenti è buona e la montatura, in plastica rigida, lucida, è comoda e sembra resistente. Gli occhiali mi sono arrivati via posta dopo circa 5 giorni dall'ordine, insieme ad una custodia rigida, una custodia morbida, una pezzetta per pulire le lenti e anche un mini-set da riparazione comprendente due viti e un piccolo cacciavite per occhiali. Anche del servizio clienti non mi posso lamentare: mi è sembrato molto efficiente. Nel mio caso hanno anche voluto verificare alcuni dettagli della prescrizione oculistica e nel complesso, nel gestire il mio ordine, mi hanno dato l'impressione di essere persone competenti e precise. 
Altra cosa: il pacco postale contenente gli occhiali che avete ordinato è tracciabile, quindi vi arriverà notifica dell'avvenuta spedizione. A me non è nemmeno servita perché gli occhiali sono arrivati addirittura prima della notifica stessa!  

Su Youtube comunque trovate molte altre recensioni degli occhiali della Firmoo. Non sono tutte positive, ve lo dico, ma nel mio caso posso assicurare di essere stata soddisfatta. Ora ho un bel paio di occhiali nuovi di ricambio a costo 0!
Alla prossima    

martedì 26 marzo 2013

Liebster Blog Award

Scopro in queste ore che esiste un premio tra bloggers che si chiama Liebster Blog Award e, con mia grande sorpresa e piacere, scopro anche di aver ricevuto ben due nominations per questo premio da Buongiorno Milwaukee e Il mio sentiero! Troppa grazia, signore mie! Mille grazie!
A questo punto, mi sembra scortese tirarmi indietro quindi decido di prestarmi al gioco portando avanti questa sorta di catena che altro scopo non ha se non quello di celebrare e far conoscere l'impegno dei bloggers meno noti, quelli cioè con meno di 200 lettori fissi.  
Quali sono le regole? 
- Si ringraziano i colleghi che ti hanno dato il premio, citandoli nel post: FATTO
- si risponde alle 11 domande che ti sono state poste: ORA LO FACCIO (ma visto che ho due nominations devo rispondere a 22 domande??!! CI PENSO nel frattempo)
- premio a mia volta 11 blogs con meno di 200 lettori fissi, ponendo ai rispettivi bloggers 11 nuove domande a cui rispondere
- informo i bloggers del fortunato premio (che consiste nella pura gloria) che è stato loro assegnato dalla sottoscritta.

Ecco le domande che mi sono state rivolte da Greta di Buongiorno Milwaukee, di recente approdata in terra americana dall'Italia, cui seguono le mie risposte.

1. Libro e autore preferito?
Libro: La cattedrale del mare di Ildefonso Falcones. 
L'autore preferito rimane però Italo Calvino.
2. L’ultimo pensiero prima di addormentarti?
Ultimamente è solo un "Brrrrrrr.... che freddo!!!", poi crollo miseramente, abbandonandomi beata tra le braccia di Morfeo.
3. E il primo quando ti svegli?
"Che sonno!" (il risveglio è sempre stato un momento traumatico).
4. Il tuo viaggio più bello?
Sicuramente la luna di miele, in esplorazione delle isole polinesiane e dell'Isola di Pasqua, ma sento che ogni viaggio è stato diverso e ha portato con sé la meraviglia della scoperta.
5. A cosa sorridi?
Ai bambini, sempre.
6. Per cosa ti arrabbi invece?
Mi arrabbio per le malattie, la guerra, il razzismo, le ingiustizie, l'opportunismo, la falsità e l'ignoranza.  
7. Il tuo sogno nel cassetto?
Diventare una mamma dalle ampie vedute.
8. Libro sul comodino?
Al momento, ne ho diversi in lettura tra cui California. Un'antologia e Historic San Francisco: A Concise History and Guide di R. Richard, Un'eredità di avorio e ambra di E. De Waal, Come fiamma che brucia di B. Chagall e I colori della luna di E. Bujatti.
9. Non puoi evitare di?
Avere i miei pensieri stampati sul volto.
10. Vinci un viaggio, dove andresti?
In Oriente, forse in Giappone.
11. Citazione preferita? 
Ce ne sarebbero molte di significative da ricordare. Nel mio profilo skype ho questa:  
Credo che un vero amore per l’arte sia un dono, quanto il crearla; e può anche essere che entrambi scaturiscano dalla stessa sorgente mentale. B. Berenson 

Ecco invece le domande di Maura di Il mio sentiero, appassionata di viaggi e del mondo dei nativi d'America:

1. Un oggetto che hai perso e che se ci pensi...
Una felpa blu, a cui ero molto affezionata in età adolescenziale, non so neanche perché, lasciata in palestra dopo un allenamento di pallavolo e mai più ritrovata.
2. La prima canzone che ti viene in mente adesso?
Here comes the sun dei Beatles. 
3. Tornassi indietro rifarei...
Tutto quello che ho fatto.
4. Film bellissimo che ti viene in mente ora?
L'attimo fuggente. Un film che non si può dimenticare...
5. Meglio dire una verità che fa male o una bugia a fin di bene?
Scelgo la verità, sempre. 
6. L'ultima volta che hai riso tantissimo?
Stamattina, ieri sera, ieri pomeriggio, ieri mattina. C'è sempre posto per una sana risata! E con il marito, devo dire, non ci si tira mai indietro.
7. Mai stata delusa da un'amica?
, più volte, da più amiche, ma forse anch'io ho deluso in qualche modo. L'amicizia è un rapporto a due... 
8. Ti piace la solitudine o ami essere sempre in compagnia?
Non mi piace la solitudine, ma non amo nemmeno stare sempre in compagnia. Penso di amare il compromesso tra questi due estremi. 
9. Cosa detesti in una persona?
La mancata onestà.  
10. Credi nella parità dei sessi?
Vorrei crederci fino in fondo, ma ho l'impressione che la diversità che ci contraddistingue non permetta una vera parità. In compenso però, credo che ci si completi a vicenda.
11. Il compagno, o la compagna di scuola che vorresti incontrare ora? 
Beh, sono ancora in contatto con alcune compagne di scuola e quando torno in Italia cerco di incontrare le persone che contano! 

Detto questo, non mi resta che nominare gli 11 blogs che seguo e che mi fa piacere premiare simbolicamente qui. Eccoli!

Ed ora, le mie domande per i nominati:
1. In che cosa ti ha cambiato l'avventura da blogger?
2. Se guardi fuori dalla finestra che cosa vedi ora?
3. Qual è stato il giorno più speciale della tua vita e perché?
4. Che cosa significa per te viaggiare?
5. Quando entri in libreria quale tipologia di libri cerchi per prima?
6. Libro/i attualmente in lettura?
7. Quale museo ti è rimasto nel cuore?
8. Serata al cinema: quale film rivedresti volentieri?
9. Di che cosa non potresti mai fare a meno?
10. Scatti una fotografia: qual è il soggetto?
11. Tre cose che pensi sia necessario avere per decidere di lasciare l'Italia per l'estero.

E a questo punto, sapete che vi dico?
Che la catena di sant'Antonio sia con voi!
Che detto da una padovana...        
   

lunedì 25 marzo 2013

Oakland marathon 2013

Dopo la San Francisco marathon del 2012, eccoci arrivati ad Oakland, una città situata 19 km a est rispetto a San Francisco, al di là della baia
42 km, come sempre per la maratona. Ma questa volta, una sfida in più: abbassare il tempo dopo un lungo allenamento che ha tratto ispirazione da un libro intitolato Run less, run faster (= Corri meno, corri più forte). Non male come motto, eh? 
Questo il percorso completo della maratona in città. 
Devo dire che non era dei più favorevoli per un tempo record, con la classica partenza che ti spezza le gambe, per così dire
Date un'occhiata all'altimetria segnata qui sotto. 
Impossibile non accorgersi di quel picco iniziale che rappresenta praticamente un terzo del percorso complessivo. 
Mentre scattavo questa foto al cartellone collocato nel salone allestito sabato per il ritiro dei numeri e delle maglie, si sono avvicinati due ragazzi: "You see?" - diceva uno - "Now, can you understand why I chose the half marathon instead of the full?". Il ragazzo se la rideva spavaldo, cercando di apparire come il più furbo di tutti per aver scelto la mezza maratona che aveva un percorso decisamente meno impegnativo.  
Io, di fronte a codeste parole, rabbrividivo pensando al mio povero marito maratoneta. Fantasticavo, come Amélie, immaginandomelo già appeso alla parete rocciosa delle montagne di Oakland per raggiungere il traguardo. La solita esagerata!
Presa da qui
Ma allo stesso tempo pensavo che mio marito non è un loser, come direbbero i più giovani tenendo le dita della mano dritte a formare una L sulla fronte
Mai si tirerebbe indietro da una sfida! E questo mi rende orgogliosa di lui, anche oggi
Nel salone dove abbiamo ritirato il numero, l'aria che si respirava non era elettrizzante come a San Francisco un anno fa. Di certo sentivamo la mancanza del nostro Paolo, fedele compagno di maratone, che questa volta non aveva potuto essere dei nostri.
Immaginavamo inoltre che la maratona di Oakland, un evento che ha una tradizione di soli 4 anni, avesse un riscontro diverso nel pubblico. Comunque, erano circa 10000 gli atleti coinvolti e, oltre alla maratona, c'erano anche la mezza maratona con un percorso di 21 km e il relay (i 42 km totali erano percorsi da 4 diversi atleti a staffetta per un totale di 10.5 km per ognuno), oltre alle gare pensate per i più piccoli. 
Ciò che non immaginavo invece è che Oakland fosse una bella città con un romantico lungolago che si è fatto apprezzare in una calda e soleggiata giornata di fine marzo.
A San Francisco infatti la città di Oakland è nota soprattutto per la violenza che a dire di tutti regna sovrana. Ci hanno raccomandato più volte di non andarci mai di sera. E addirittura, una collega del marito che ci vive, gli ha suggerito di correre più forte che poteva... perché... non si sa mai!  
L'impressione che abbiamo avuto noi, vedendola di giorno in questa particolare occasione, è stata comunque molto positiva. Certo è che per farsi un'idea più veritiera di un luogo non basta sicuramente averlo esplorato in breve tempo e in queste circostanze del tutto eccezionali
Ma torniamo ai dettagli della maratona.
Domenica mattina sveglia all'alba. Pastasciutta pronta alle 5:00 (ancora mi chiedo come sia riuscito ad ingurgitarla!). Un po' di yoga di riscaldamento e poi via, agitati come sempre in queste occasioni. In auto, non si parla. Concentrazione a mille. E anche un po' di sonno, ma quella sono io.
Entriamo a Oakland, alla ricerca della partenza, e ci fermiamo in una strada chiusa da una serie di coni bianchi e arancioni. Scenetta divertente: scendiamo entrambi dall'auto, parcheggiata praticamente in mezzo alla strada - sostiene il marito - e comincio a far passare le spille da balia attraverso i fori situati alle quattro estremità del numero per fissarlo alla maglia, e per farlo mi appoggio ad un'auto parcheggiata accanto alla nostra. Il marito comincia a cambiarsi e appoggia anche tutti i suoi vestiti sul cofano dell'auto accanto. Peccato che l'auto fosse abitata! Quando ce ne siamo accorti (sentivamo forse quei quattro occhi puntati su di noi?), non abbiamo potuto fare altro che scusarci con gesti ed espressioni rammaricate, raccattando in fretta e furia tutte le nostre cose prima di scusarci ancora
Qui vi mostro la sintesi della gara: il marito alla partenza con il numero appena attaccato; il marito durante la gara; e il marito alla fine della gara, raggiante, con la sua bella medaglia al collo dopo 4 ore e 1 minuto di corsa.
Che cosa è successo nel mentre?
Beh, posso raccontarvi il punto di vista dello spettatore tifoso o meglio, della moglie emozionata che inseguiva il marito in auto, sbucando a mo' di bucaneve lungo il percorso.  
A differenza di San Francisco, non era possibile seguire l'atleta durante la corsa grazie al cip che aveva dietro al numero quindi, basandosi essenzialmente sui tempi di percorrenza sperati, ho cercato di intercettarlo in più punti, offrendogli sempre un'invitante bottiglia di acqua fresca. La samaritana. 
Lui dice che è stato divertente vedermi saltare fuori quando meno se l'aspettava. Io ringrazio il satellitare nel telefono che mi ha guidato attraverso strade totalmente sconosciute. Mai percorso la tangenziale così tante volte qui in America! E devo dire che mi sono anche divertita a studiare la mappa con le miglia segnate per decidere dove andare di volta in volta, sapendo quanto tempo avevo a mia disposizione.  
Di ognuna di quelle tappe ho dei ricordi indelebili delle persone che insieme a me incitavano i corridori lungo il percorso. 
"You can do it!" (= potete farcela!). 
"Hei brothers, you're great!" (= siete grandi fratelli!).
"Almost there!" (= ci siete quasi!).
Queste sono solo alcune delle frasi di incoraggiamento che sentivo gridare a squarciagola. Stima sincera e grande ammirazione per i 10000 che si cimentavano nell'impresa. E in cambio, noi spettatori partecipi ricevevamo sorrisi e ringraziamenti da parte degli atleti per lo meno nella prima parte della gara. Dal 37esimo chilometro... il livello di devastazione fisica era troppo alto anche solo per uno sguardo in più.
Tra una corsa e l'altra, non ho smesso di guardarmi attorno per accorgermi che la primavera ha proprio inondato di colore la California. Ecco a voi le prove!
Alla prossima maratona allora!  
E chissà che sia la volta buona. 
Per che cosa? 
Per arrivare in tempo al traguardo e godermi l'arrivo del mio campione! 
Non ci sono ancora mai riuscita. 
Sob.
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