sabato 16 novembre 2013

Dettagli che fanno la differenza

Non vi ho raccontato gran che del travaglio e del parto: preferisco evitare il terrorismo psicologico per chi ancora ci deve passare! Ma ci tengo davvero a ribadire una cosa: il dolore, che era ciò che più mi spaventava prima di passarci attraverso, mi appare adesso come l'unico dolore al mondo ad avere una ricompensa finale di felicità talmente alta da farmi dire che vale la pena di essere vissuto, tutto! 
Detto questo, ci tengo più che altro a raccontarvi che cosa mi ha colpito dell'ambiente ospedaliero americano nel quale ho vissuto per 6 giorni. Vi raccontavo qui delle stanze dell'ospedale per il travaglio e il parto e posso confermare: tutto era esattamente come mi aspettavo. Per la degenza post partum avevo una camera singola dotata di bagno con doccia e accanto al mio letto c'era una poltrona-letto che ha ospitato il marito di notte. Tegolina naturalmente dormiva nel suo lettino nella stessa stanza e qualche volta è anche magicamente finito nel lettone di mamma per farsi coccolare un po'. Sembrava quasi di stare in albergo, non fosse stato per le continue visite delle infermiere che passavano a controllare me e Teg circa ogni due ore!
Ogni giorno avevo da scegliere il menu per colazione, pranzo e cena e se inizialmente ci siamo risparmiati, dividendoci cristianamente il cibo che arrivava senza storcere troppo il naso, in seguito, avendo capito che potevamo chiedere pasti anche più abbondanti semplicemente scegliendo più portate, ne abbiamo approfittato per mangiare in due con un unico ma ricco vassoio.  Il cibo non era affatto male! Di mattina, ad esempio, la classica colazione americana: pancakes, bacon, uova, toast, yogurt e cereali.
L'ultima sera, l'ospedale ci ha anche dato il suo elegante saluto offrendoci una cena per due che ci è arrivata in camera sistemata su un tavolo rotondo: la candida tovaglia con i tovaglioli di stoffa e i bicchieri di vetro parevano un miraggio dopo i tanti giorni passati a mangiare sul vassoio di plastica e utilizzando esclusivamente cannucce e bicchieri di carta. Il menu prevedeva un'insalata mista come antipasto, asparagi e tagliata, saltimbocca in una versione americana niente male e patate, e per finire una bella fetta di tiramisù e di torta di carote. Non ci si poteva lamentare!
Ma al di là di questi dettagli culinari, ciò che mi ha davvero sorpreso della mia permanenza in ospedale è stato il modo in cui sono stata attivamente coinvolta nella mia cura. Succedeva che, durante le visite, le infermiere di turno mi chiedessero il livello del dolore che avevo in una scala da 1 a 10 e, a seconda di quello che rispondevo, decidevano quali pastiglie darmi, in quali dosaggi e quante volte al giorno. Chi meglio del paziente stesso può riuscire a dire quanto male sta, quanto sta soffrendo? In questo modo viene responsabilizzato e sente che non sta subendo in modo passivo le decisioni dei dottori relative alla sua salute. Non so, magari non tutti i pazienti sono in grado di dare un giudizio oggettivo sul loro stato di salute e forse nemmeno io, che tendo generalmente a minimizzare pur di ridurre la quantità di medicinali da ingerire. Tuttavia per me è stato veramente importante poter dare il mio contributo in ogni momento, poter dire la mia ed essere ascoltata, e vedere scendere giorno dopo giorno il livello del dolore... dava una certa soddisfazione vedere ridurre i dosaggi via via: l'ho trovato incoraggiante, un segno evidente della mia ripresa che potevo davvero seguire passo passo, dal di dentro come paziente, ma anche dal di fuori come una sorta di collaboratrice direttamente coinvolta!
Un altro aspetto che ho molto apprezzato del sistema è stata la presenza di una serie di lactation consultants ovvero di specialiste dell'allattamento che passavano ogni giorno per avviarmi all'allattamento. Piene di consigli, di tecniche, di idee su come gestire al meglio questi primi giorni, mi sembrava davvero di essere a scuola insieme a Tegolina: a lui il compito di apprendere il principio della suzione e a me di assecondarlo in questo, e di fare tutto il possibile per dare avvio e poi mantenere la produzione del latte. Faccio notare che in giro per la città tali corsi possono costare dai 150 ai 250$ a sessione e in ospedale invece sono totalmente gratuiti! 
Ultima cosa: le visite di parenti e amici! Sono possibili tutti i giorni dalle 12 alle 21. Noi, oltre alla serie di infermiere che venivano a conoscere The Big Guy, abbiamo avuto ospiti le ostetriche e le ginecologhe del corso prenatale che sono passate a congratularsi con noi e con l'occasione hanno testato la consistenza delle Chubby Cheeks di Tegolina, e ancora gli amici, Madda & Marco, e Barbara che hanno allietato le nostre ore a suon di parole italiane. 
Ecco quindi come sono passati i nostri giorni in ospedale. Non vedevamo comunque l'ora di tornare alla Maison Jaune dove adesso ci godiamo Teg in tranquillità coccolandolo tra una poppata e un cambio di pannolini. 
A proposito: ma a tutti i bambini piace farla nel pannolino appena messo?!!
Alla prossima 

10 commenti:

  1. Grazie per gli aggiornamenti....noi ti seguiamo sempre con immutati sentimenti, interesse e simpatia....P & R

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  2. ...grazie per gli aggiornamenti...noi ti seguiamo sempre con immutati sentimenti, interesse e simpatia,.... P & R

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  3. Deve essere un piacere farla nel pannolino pulito... Ma forse mi è sfuggito un particolare: perché se è nato il Big guy il soprannome è tegolinA????

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    1. In Veneto la tegolina è il fagiolino! Quindi The Big Guy è un maschietto!!

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  4. :) Un raccondo delizioso, diventare mamma in un'altro paese... :)

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  5. Bella descrizione degli ospedali di San Francisco...quasi quasi uno si dispiace di non esserci finito dentro.. Ma penso che per tutti sia meglio godersi casa propria, ciao

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  6. Bellissima descrizione degli ospedali di SF quasi quasi a uno dispiace di non finirci dentro... ma tutto sommato è meglio godersi casa propria, salutoni a tutti ovviamente compreso TEG, CIAO

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  7. Compliments per il Bimbo! Il travaglio e il parto vanno, secondo me, raccontati perché si tratta di un'esperienza straordinaria.

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  8. Ciao! Arrivo da Lucy... Io ho partorito il mio primo figlio a Shanghai e l'esperienza in ospedale è stata la stessa: grande attenzione anche a me, aiuto con il bimbo per tutto, menù con cibo buonissimo e la cena a lume di candela dell'ultima sera. Mio marito dormiva in stanza con noi. Quasi quasi noi qualche altro giorno lì l'avremmo fatto! Congratulazioni per Tegolina!

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