domenica 24 febbraio 2013

A che punto siamo con il culture shock?

C'era una volta una donna appena approdata in terra straniera e pronta a riscrivere la sua vita. Per sdrammatizzare la paura dell'inizio, cominciò il suo blog seduta su un materasso appoggiato per terra in una casa priva di tavoli e sedie che, fortunatamente, l'avrebbe ospitata solo per qualche giorno. Le valigie tutte attorno, contenenti le scelte della sua vita italiana e pure una valigia vuota con sè, pronta ad accogliere quanto di nuovo avrebbe raccolto in America.   
Ora, a nove mesi di distanza da quel momento, a che punto siamo con quel culture shock, che ha ispirato questo blog?
Vi raccontavo qui che dicono siano 4 le fasi di questo fenomeno:
1. Honeymoon (= luna di miele);
2. Negociation (= trattativa);
3. Adjustement (= adattamento);
4. Mastery (= ripresa del controllo). 
Ora mi rendo conto di non avere esattamente seguito questo ordine durante la mia permanenza a San Francisco. Per esempio, della luna di miele all'arrivo nessuna traccia! Anzi, una sorta di rigetto. Conoscevo già la città, ma la guardavo come se fosse una completa estranea. In realtà l'estranea probabilmente ero io... incapace di vedere quanto di bello ci fosse nella nuova vita che stavo cominciando a vivere.
Nella fase detta della trattativa sono entrata da qualche mese ormai e insieme è venuto il desiderio di adattamento, quindi la terza fase. Si valutano i pro e i contro del trovarsi dall'altra parte dell'Oceano, in un mondo che sotto molti punti di vista, è davvero "un altro mondo". Ci sono soprattutto molte differenze culturali che ci distanziano dagli americani, ma poichè in ogni cosa va cercato il buono, dico che questo confronto culturale ti mette di fronte ad un modo diverso di intendere la vita, ti spinge a confrontarti con nuovi sguardi e nuovi modi di pensare e a metterti in discussione per capire chi sei, al di là di quel che è scritto sul tuo passaporto.
Un'esperienza di questo genere insomma cambia il tuo orizzonte!
E forse ora posso dire di essere entrata a piè pari nella fase della luna di miele: quando osservo San Francisco dall'aereo nel momento dell'atterraggio e del decollo, mi appare nelle vesti di una cara e fedele amica che lascio o ritrovo sempre al suo posto, un po' come mi succede con Padova. Sono certa dell'affetto sincero che ora mi lega a "San Fra", come la chiamo adesso dolcemente, e addirittura mi infastidisco quando parlando con degli americani-non-californiani o non-sanfranciscani incontrati per caso, colgo nel loro pensiero delle idee preconcette e poco veritiere su questa bella città.Così comincio a difenderla a spada tratta come faccio spesso con l'Italia, anche se non sempre lo meriterebbe.
Non sono certa di avere già tutto sotto controllo invece, quindi non credo di essere ancora passata all'ultima fase, ma sicuramente rispetto all'inizio, sento che la mia percezione è cambiata molto. La California non mi è più nemica! Fascino e desiderio di adattamento procedono di pari passo permettendomi di godere di questa avventura con tutto l'entusiasmo ottimistico di stampo americano che i pori della pelle cominciano ad assorbire...
Alla prossima!
 


 

2 commenti:

  1. Io mi sento un po' tra il terzo e il quarto punto...però tra la honeymoon e la negociation ho avuto il rigetto...io le cose normali mai!! :-)

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  2. Gli italiani ai quali nomino San Francisco sono tutti entusiasti! la ricordano come una fantastica città! Essere disponibili al cambiamento è l'unica strada che permette l'evoluzione.......quindi bellissimo leggere queste tue impressioni. Non è una cosa facile ed ovvia e si deve mettere in atto non solo andando da un'altra parte del mondo........ vero???!!!

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