lunedì 30 dicembre 2013

Teg va a yoga!

Come un buon sanfranciscano che si rispetti, Tegolina ha cominciato a fare yoga oggi. Se n'è andato alla prima lezione nel suo passeggino, accompagnato da mamma e papà in una bella giornata di sole, che pareva primavera. 
Si comincia presto qui a praticare lo yoga: è proprio una filosofia di vita che rappresenta, per molti locali, l'appuntamento fisso settimanale, a tutte le età! (ve ne parlavo qui, ricordate?). 
E Teg, che già aveva vissuto questa esperienza per mesi dentro alla pancia della sua mamma ai tempi del corso prenatale, non vedeva l'ora di conoscere la maestra Jane e sgranchirsi le gambe sperimentando alcune posizioni nuove. 
E fu così che passammo al corso successivo del mattino, quello che segue il corso prenatale delle donne panzone. Al corso di yoga post natale vanno mamme e bambini dai 2 mesi in su; ed eccoci quindi anche noi, puntualissimi nelle nostre 8 settimane di vita. 
Fa un certo effetto vedere uscire le panzone ed entrare noi, in quella stessa sala che ha visto pure me panzuta... 
Immagine presa da qui
Stendo il materassino e davanti a me piazzo Teg sopra alla sua copertina appoggiata su un tappeto che mette a disposizione la scuola. La lezione comincia con le presentazioni: "Hi, my name is Sabina, and here is Tegolina who is eight weeks old" (= ciao, mi chiamo Sabina e qui con me c'è Teg che ha otto settimane). 
Immagine presa da qui
E poi si parte: le mamme fanno yoga e i bambini le guardano oppure dormono, piangono, mangiano, a seconda dei casi. Saremmo state una trentina, sessanta quindi, contando i pupi. 
Oltre alla maestra che ci guida nella pratica, ci sono due assistenti che si offrono di raccogliere i bambini in lacrime per tenerli un po' in braccio, mentre le rispettive mamme continuano gli esercizi di yoga. Teg ad un certo punto finisce in braccio alla maestra (secondo me non vedeva l'ora di vederla da vicino perchè continuava a seguirla con lo sguardo mentre lei passeggiava per la sala). Appena arrivato tra le sue braccia, giusto per cominciare, fa un bel rutto che genera l'ammirazione di Jane che non manca di complimentarsi pubblicamente con lui, poi le fa pure una puzzetta rumorosa che non passa inosservata; e tutto questo, prima di farsi la pipì addosso bagnandosi completamente la tutina. Jane me lo riporta bagnato. Ha mostrato tutto il repertorio!
Durante la lezione ogni mamma è responsabile del suo bambino naturalmente ed è invitata a fare quel che crede meglio per lei e il suo piccolo: si può pertanto interrompere la pratica per allattare, cullare, giocare, cambiare il pannolino... per poi riprendere l'esercizio quando possibile. 
Si tratta essenzialmente di una lezione di yoga per mamme a cui partecipano anche i bambini. In questo modo le baby sitter non sono necessarie e le mamme possono riprendere con lo yoga senza doversi preoccupare per i loro pupi nel mentre. 
Incredibili i mugugnii che accompagnano tutti gli esercizi, i pianti in coro o il silenzio tombale che c'è stato nel momento del rilassamento, con le luci abbassate. 
Teg si è guardato attorno per tutta la lezione: immaginavo si stupisse di tutte quelle voci nuove di bambini a cui rispondeva a suo modo! E poi guardava me, stranito, e mi veniva da pensare che si stesse chiedendo che cosa faceva la mamma a testa in giù! Era bellissimo fare yoga e guardare lui lì, alle prese con questo nuovo mondo. Ed è stato altrettanto bello vedere interagire le altre mamme coi loro pupetti e sorridersi complici in questa avventura che ci vede tutte protagoniste insieme alle nostre creature. 
Poi è arrivato anche il momento dei pupi: anche loro hanno i loro esercizi di yoga da fare! Mobilizzazione del bacino, poi delle gambe e alla fine delle braccia. Teg si lascia fare tutto. Del resto, questi esercizi sono il suo pane quotidiano anche a casa...
Un solo momento di panico quando la maestra invita le altre mamme a cantare un paio di filastrocche americane accompagnate dai gesti... la mamma italiana è perduta ed è evidente che per la prossima lezione, s'ha da studiare! 
Alla prossima

venerdì 27 dicembre 2013

Il panettone non ci basta!

Se nel periodo delle feste vi trovaste casualmente in America, potreste essere fortunati e rintracciare in qualche negozio un panettone di tradizione italiana ma prodotto negli States. In questo caso, potrebbe anche capitarvi di trovare scritte sulla scatola del panettone le istruzioni per l'uso di quest'ultimo, accompagnate da una serie di immagini assai esplicative.
1. Tira fuori dalla scatola di cartone e dalla busta in plastica il panettone (e che non ti venga in mente di metterlo in micronde così com'è, come tanti prodotti che si vendono pronti per essere infornati, con l'involucro e tutto!) e sistema il panettone su una superficie adatta al taglio; 
2. rimuovi la carta attorno;
3. taglia a fette il panettone dall'alto verso il basso (sia mai che tu possa anche solo pensare di fare il contrario!). Servi, e goditelo!;
4. conserva il rimanente (se dovesse davvero avanzare qualcosa) in un contenitore sigillato da sistemare in un luogo fresco e secco. 
E fin qui, niente di strano... per lo meno per un americano che potrebbe non avere familiarità con questo dolce natalizio di origine italiana; io nel frattempo, leggendo quelle istruzioni che in pratica spiegano come prepararsi ad affrontare un panettone, non posso fare a meno di sorridere...
Ma ciò che mi è risultato ancor più divertente è stato il resto. A quanto pare qui in America questo dolce italiano non va bene così com'è. Non basta la gustosa pasta gialla, piena zeppa di gocce di cioccolato al latte, e sicuramente non bastano le 300 calorie per ogni fetta. Per soddisfare i palati americani evidentemente, s'ha da fare di più! 
Ecco perchè sulla confezione di questo panettone Bauducco prodotto in Florida, ci sono alcuni suggerimenti offerti dalla ditta: ricette alternative nelle quali il panettone costituisce solo il punto di partenza! 
Potresti ad esempio preparare degli ottimi panini con due fette di panettone, in mezzo alle quali potresti mettere un bello strato di crema alle nocciole spalmabile. Ovviamente così non basta ancora: suggeriscono anche di imburrare una padella e dare una bella scaldatina al paninetto, dorandolo da entrambi i lati per un paio di minuti prima di cospargerlo di zucchero a velo e di servirlo con frutti di bosco e panna. Qui sotto vedete i panini ripieni di cioccolato finiti. 
Si raccomandano inoltre, quelli della Bauducco, di proporre il panettone accompagnato da caffè, thè o latte oppure da frutta, yogurt o gelato.  Sia mai che non sapessi come servirlo...
Insomma, da questa lunga lista di suggerimenti sembrerebbe che la ditta non avesse troppa fiducia nelle capacità del cliente americano e abbia quindi voluto essere esplicita nello spiegare come utilizzare il panettone... Quante cose che diamo per scontate noi italiani, eh?!
Alla prossima

martedì 24 dicembre 2013

Auguri!

Tanti auguri di Buon Natale direttamente da San Francisco, 
la città che ti sorprende sempre!


Alla prossima,
Sabina

domenica 22 dicembre 2013

E così è arrivato il Natale anche qui

La Maison Jaune, tutto d'un botto, ha ripreso la sua consueta veste natalizia! L'anno scorso avevamo dovuto aspettare la vigilia per vedere gli spazi comuni vestiti a festa... quest'anno invece, visto che i padroni di casa avevano in programma una migrazione invernale in quel di Buffalo, si sono dati da fare questa settimana e, in quattro e quattr'otto, hanno imbastito il setting natalizio. 
L'ingresso purista di cui vi parlavo qui in occasione di Halloween si è trasformato quindi in un ammasso informe di dettagli, tutti a tema natalizio: sotto e sopra al mobile centrale, una sfilza di stelle di Natale; non mancano le pigne giganti recuperate chissà dove e, al centro della composizione, un bel Babbo Natale plasticone, pieno zeppo di brillantini che offre sicuramente il tocco di classe. Ah, new entry rispetto allo scorso anno: il rampicante ad inquadrare la scena. 
Se pensate che tutto questo sia estremamente kitsch... beh, mi trovate perfettamente d'accordo con voi!
Fortunatamente sulle scale si sono mantenuti un pochino e hanno riproposto le palle colorate dello scorso Natale. Sono sorrette da una serie di nastri colorati che scendono per tutti i tre piani. 
Mi piace molto questo effetto cascata! E non mi stanco di starmene con la testa rivolta verso l'alto a guardarle scendere. Quanto colore... 
I riflessi delle sfere restituiscono la mia immagine deformata e alcuni particolari della casa sullo sfondo. Quasi mi ci perdo dentro... ma poi ci pensa Tegolina a riportarmi al presente e, lasciato il paese dei balocchi, ci prepariamo per un'altra uscita. 
Sulla maniglia della porta di casa trovo un sacchettino rosso dentro al quale vi è una bottiglia di vino francese e un bigliettino su cui leggo: "Happy Holidays, Ted and Ray". Ecco arrivato dunque il tradizionale augurio dei padroni di casa che ogni anno lasciano sulla porta di ogni appartamento! Il Natale è proprio qui! 
Alla prossima 

mercoledì 18 dicembre 2013

L'(in)efficienza americana

Ora, non so voi, ma quando ancora vivevo in Italia, vedevo l'America come il luogo dell'efficienza: nella mia mente, tutto lì funzionava alla perfezione e avrei detto facilmente "Altro che in Italia!". Sappiate che un altro mito americano che ho sfatato da quando vivo qui in California è proprio questo. Ve lo dico a chiare lettere: L'EFFICIENZA AMERICANA NON ESISTE! 

Un esempio tra tanti... la patente. 
Giusto un esempio

Ricordate che ancora quando Tegolina se ne stava nella mia pancia abbiamo affrontato insieme l'esame teorico e quello pratico per ottenere la patente californiana? 
Beh, oggi finalmente, dopo due mesi e passa, è arrivata via posta, accompagnata dalla carta di identità americana che avevamo richiesto nello stesso ufficio. Controllo i due documenti per verificare che tutti i dati siano stati inseriti correttamente e noto che entrambi scadranno nel giugno del 2014. Rimango piuttosto perplessa... 
Mi chiedo come sia possibile che un documento appena emesso abbia una scadenza così a breve termine, ma ragionandoci sopra, deduco che ci possa essere una relazione con il visto che ci permette di essere qui da un anno e mezzo e che, guarda caso, scadrà qualche mese prima di giugno. 
Decido pertanto di chiamare il DMV (Department of Motor Vehicles) che ha rilasciato la patente per chiarire la questione. L'attesa prevista per parlare con un operatore è di 30 minuti, quindi lascio un messaggio per essere richiamata non appena ci sarà qualcuno disponibile. Mi risponde una signora per niente simpatica che alla mia domanda mi mette in attesa senza dirmi niente. Quando riprende la conversazione, mi chiede di verificare la scadenza del visto e ribadisco che quello scadrà qualche mese prima di giugno. 
Conclusione: è stato fatto un errore dal DMV e la patente, così come la carta di identità, avrebbe dovuto avere la stessa scadenza del visto! 
Ora, secondo la stessa operatrice del DMV, io dovrei raggiungere uno dei loro uffici seduta stante (e quindi noleggiare un'auto appositamente) per riportare i documenti da loro emessi e richiedere che siano modificati anticipando la scadenza.  
In pratica funzionerebbe così: loro fanno casino e io, per porre rimedio al loro errore, devo spendere i soldi del noleggio dell'auto e perdere qualche ora della mia giornata, portandomi anche dietro un neonato evidentemente. Non ho mancato di fare presente tutto questo alla cara operatrice e non ho nemmeno mancato di dirle che io all'ufficio non ci sarei andata, nè ora nè mai. Ma vi pare? 
Alla prossima

P.s.: tra l'altro, vedo ora che scade il 13 giugno che è sant'Antonio da Padova... che il DMV volesse dirmi qualcosa? Coincidenze... strane coincidenze!  

lunedì 16 dicembre 2013

American party vs Festa italiana

Reduci da un weekend festaiolo prenatalizio, che ci ha visti passare da un party tutto americano, organizzato da americani per americani, in cui noi tre facevamo la parte degli stranieri, ad una festa tutta italiana, organizzata da italiani per italiani espatriati, in cui noi facevamo la parte dei padovani in mezzo ad una folla di lombardi, mi sento pronta a parlarvi del confronto... 

American Party
Siamo a casa dei padroni della nostra Maison Jaune sabato pomeriggio alle 5.30 pm. Loro ve li ricordate no? Sono una coppia omosessuale di cinquantenni, con al seguito un cagnone che adorano e un figlio trentenne, ormai padre a sua volta di una dolcissima e simpatica bimbetta. Per descrivere l'atmosfera della festa, dico questo: pareva di essere finiti sul set di un film di Woody Allen! I personaggi presenti: L'Infermiera cinquantenne stralunata, vestita anni Trenta, che parla velocissima e più beve e più le vengono in mente delle battute e dei discorsi al limite dell'assurdo; Il Filosofo che, anche lui col bicchiere sempre colmo, divulga le sue riflessioni relative ai libri ambientati in Africa, alla vita e alle scelte da fare nella vita, aggiungendo pure qualche considerazione sui benefici del nuoto che lui pratica regolarmente; poi c'è Il Fuggitivo, ovvero colui che non riesce a stare in salotto a sentire parlare di cani... e del loro sentimento di compassione, quindi fugge in cucina e si arena lì in compagnia dell'Infermiera e del Filosofo e degli italiani. Non mancano gli Psicoterapeuti: una coppia di sessantenni (lui, la reincarnazione di Freud; lei, una nonnetta tutta sprint incapace di stare ferma per più di due minuti); e per finire, l'Avvocato, una donna tutta d'un pezzo, sposata con un biologo sensibile e innamorato del loro bambino treenne, la quale dichiarerà di aver acquistato solo qualche vestito decente (cioè firmato!) per il figlio, "Giusto per andare alle feste". E poi, gli italiani che cercano disperatamente di agguantare Tegolina mentre passa di mano in mano tra gli invitati, continuando a dormire di sasso sotto gli occhi attoniti dei presenti...
La tavola è ricca di specialità mediterranee preparate dai padroni di casa: hummus, peperoni arrostiti, tzatziki, polenta, polpa di granchio, formaggi francesi... una sorta di tocco esotico che in una festa del genere non può proprio mancare! 
I regali per i bambini sono sopra ad un caminetto cieco. 
Solo Tegolina avrà la curiosità di aprire il suo (fino a Natale la mamma non poteva resistere!). Nel pacchettino trova una ranocchia di legno e una mucca eco-friendly e polyester free realizzata interamente con cotone biologico e fibra naturale di granoturco, rispettando perfettamente lo spirito sanfranciscano!
Alla fine della festa, che si chiude con il grande successo della mia torta di mele che si scontra con gli eccessi di burro, cioccolato e cannella delle torte americane, veniamo riaccompagnati a casa dal figlio dei padroni di casa che nel tragitto ci tiene a sottolineare il nostro coraggio nell'aver scelto di lasciare l'Italia, la famiglia e gli amici; lui ammette che non riuscirebbe mai a farlo...

La festa italiana
Siamo a casa di amici di amici domenica alle 3. La comunità italiana nella Bay Area è molto forte e facilmente capita di trovarsi con altri italiani, soprattutto in occasione delle festività (ricordate la prima Pasquetta in California?). La festa è decisamente più affollata: siamo circa in 40 e ci sono tanti, tanti bambini. Tegolina è il più piccolo... di età ma non di peso o di dimensioni visto che doppia una bimbetta nata due mesi prima di lui! 
Sulla tavola appaiono schierati tutti i pandori e i panettoni che si è riusciti a racimolare vagando per i negozi e grazie alle spedizioni di Amazon. Sembrano quasi un miraggio quelle fette di pandoro a stella... Ci sono anche delle cose fatte in casa: una focaccia altissima, dei baci di dama salati e una meringata ai frutti di bosco, che non faccio neanche a tempo ad assaggiare. 
Nel salotto, musica dal vivo: basta una chitarra per far cantare gli italiani e naturalmente, dopo le canzoni natalizie, risuonano nell'aria le note di "Azzurro" di Celentano, che è sempre nella top ten quando c'è un ritrovo di italiani! Solo l'arrivo di Babbo Natale in persona interrompe il karaoke: tutti i bambini si siedono per terra e vengono distribuiti i regali. Tegolina in questo caso si guadagna un bel bavaglino bianco e blu dell'Ikea e se ne torna a casa contento!

Difficile dire "Meglio una... meglio l'altra": sinceramente penso che entrambi questi mondi abbiano aspetti positivi e negativi tra le loro peculiarità; mi sembra che trovarsi qui adesso significhi semplicemente poter godere di entrambe le esperienze!  
Alla prossima
   

venerdì 13 dicembre 2013

Il magico albero di origami

Siamo di fronte al City Hall di San Francisco, un edificio imponente che si erge nel centro civico. Ci capitiamo per caso questa settimana in una delle nostre peregrinazioni mattutine. Non ho mai visitato l'interno, nemmeno quando arrivai da turista in città nel 2010. 
Una volta varcata la soglia, ci troviamo davanti due guardie che controllano il contenuto di ogni borsa prima di farci passare sotto al metal detector: i pannolini di Teg non fanno suonare l'allarme, salvi! Procediamo dunque a passo lieve all'interno del palazzo, che è veramente enorme. 
Mi sento una formichina in esplorazione con il naso perennemente all'insù... 
La sala  centrale è di un bianco abbagliante e non sembra avere niente da invidiare agli interni maestosi di alcuni palazzi storici della nostra penisola. Tutto è molto scenografico e teatrale. Tuttavia, la perfezione intatta di ogni dettaglio rivela che non si tratta di un palazzo storico ma piuttosto di un'imitazione, cosa piuttosto comune qui in America dove spesso i palazzi nascono da un bel mix "del meglio di...", riunendo insieme dettagli di edifici europei o orientali anche di epoche diverse. 
Lo sguardo viene catturato irrimediabilmente dalla lunga e ripida scalinata in marmo, al culmine della quale si trova uno splendido albero di Natale che scoprirò essere alto 25 piedi (=7,62 metri)
Aggiriamo la scalinata, che col passeggino risulta impossibile da percorrere, e arriviamo al primo piano con l'ascensore.
Lungo la strada, troviamo una locandina che spiega la presenza di questo albero: The World Tree of Hope (=l'albero mondiale della speranza). 
Mi viene da dire: ma qual bel titolo per un progetto che intende promuovere la pace, l'amore e l'altruismo a livello mondiale in questo particolare periodo dell'anno! (qui se volete altre informazioni sul progetto).
L'albero è stato donato al mondo dalla comunità di lesbici, omosessuali, bisex e trans di San Francisco (LGBT) e il progetto è stato seguito dall'associazione internazionale e umanitaria Rainbow World Fund che è strettamente dipendente da questo gruppo.
Non si può non rimanere a bocca aperta nell'avvicinarsi a questo abete decorato da qualche lucetta bianca e soprattutto da 12.000 gru di origami! 
Ma perchè proprio delle gru?
A quanto pare l'albero si ispira alla triste storia di una bambina giapponese, Sadako Sasaki che a dodici anni morì di leucemia, esattamente dieci anni dopo il lancio della bomba di Hiroshima. Mentre si trovava all'ospedale per le cure, le fu raccontata una leggenda nipponica secondo la quale chi fosse stato in grado di piegare un migliaio di gru di carta avrebbe potuto esprimere un desiderio. Sadako non riuscì a farlo, ma fu comunque sepolta insieme a 1000 gru di origami realizzate dai suoi compagni di classe. Nel 1955 la gru è diventata quindi il simbolo della pace a livello mondiale e il desiderio di guarire di Sadako si è trasformato in una speranza di pace per il mondo intero...    
Ogni gru appesa all'albero del municipio contiene pertanto l'espressione di un desiderio. Tra i personaggi famosi che hanno inviato un proprio pensiero abbiamo il presidente Obama, Hillary Clinton, Isabella Allende, Mariela Castro e Shirley Temple. Ma tutti noi possiamo prendere parte a questa bellissima iniziativa: si possono infatti mandare gratuitamente i propri auguri via mail o entrando nel sito: http://rainbowfund.org/tree. Le nostre parole verranno stampate e diventeranno altre gru che saranno appese all'albero da un gruppo composto dai volontari della LGBT e della comunità nipponica in America, dai sopravvissuti alla bomba di Hiroshima, da bambini locali e dai prigionieri condannati a morte della prigione di San Quentin.
Al prossimo desiderio quindi

 

mercoledì 4 dicembre 2013

Un mese di TE...G!

Lo scorso 5 novembre alle 10.57 di mattina è nato Tegolina. 
Già, è passato un mese da quel giorno, e sinceramente, ancora non mi pare vero di avere un bambino per casa! 
Questo primo mese insieme è letteralmente volato, ed è stato pieno di tante cose: ci sono stati numerosi momenti di estatica meraviglia nei confronti di questo fagottino ciccioso appena entrato nel mio mondo; ci sono state tante piacevoli scoperte fatte insieme a lui e grazie a lui; ci sono stati momenti magici nella loro semplicità, che resteranno per sempre impressi nel mio cuore e nella mia anima. 
Stiamo imparando a conoscerci, osservandoci a vicenda, silenziosamente. Ci avviciniamo, ci annusiamo, ci sentiamo, e in questo particolare contatto, non posso fare a meno di notare il calore dei nostri corpi che si incontra. 
Diventare mamma è quanto di più incredibile possa accadere ad una donna: ci si sente capaci di dare vita ad un altro essere vivente, ed è qualcosa di meraviglioso... 
Con la nascita di Teg, è cominciata un'avventura che è impossibile descrivere a parole in tutta la sua bellezza. Tante sono le emozioni, tutte incredibilmente forti. E solo adesso sento di capire veramente quel senso di meraviglia che la mia mamma cerca sempre di esprimere ogni qualvolta mi guarda dicendo: "Ma come ho fatto a farti io?". Ora comprendo il vero senso di quelle parole, guardando Tegolina, accarezzando la sua pelle morbida e stupendomi dell'essere riuscita a creare un esserino così speciale. Non mi capacito ancora di aver portato dentro di me questo piccoletto in carne ed ossa per 41 settimane, di avergli costruito una casetta abbastanza solida e spaziosa da accoglierlo per tutta la durata della gravidanza. E ripenso spesso, con una gioia immensa, a quel suo primo pianto nella sala parto: "Questa è la voce di mio figlio", ho pensato subito, e le lacrime sgorgavano senza che potessi trattenerle in alcun modo.
Giorno dopo giorno lo vedo crescere, scontrarsi con le sue difficoltà, ottenere i suoi piccoli successi. Seguo i suoi progressi e lo osservo con stupore mentre solleva la testa con tutta la sua forza, muove velocissimo le sue gambette e gode entusiasta della potenza di quel movimento, mi guarda con i suoi occhietti belli e mi sorride sornione, si mette le mani in bocca in attesa del latte, dorme pacifico nel suo lettino con le braccia sollevate in totale rilassamento, mugugna nel sonno, sbadiglia e mi sembra proprio un leoncino con la bocca spalancata e il nasino arricciato...
Il tempo è segnato dai suoi bisogni: ogni due-tre ore mangia e poi decide di volta in volta se stare sveglio e dedicarsi ad un po' di ginnastica attiva o passiva oppure all'osservazione di alcuni dettagli della stanza, o se dormire... e a quel punto il sonnellino può arrivare anche alle 4 ore, com'è successo ieri! (chissà da chi avrà mai preso questo amore per il sonno profondo! Mah :). Ma mi rendo conto che il tempo, il mio per lo meno, sembra proprio seguire il naturale svolgimento delle cose... ed è come se non potesse essere diverso da così! La stanchezza un po' si fa sentire per il sonno interrotto dalle poppate durante la notte, ma è come se ci fosse una marcia in più a disposizione, una forza nata insieme a lui, che presumo sia la forza che una mamma trova dentro di sè.
Ciò che mi sembra adesso è che ogni giorno è una scoperta, per lui, per me, per noi... che ogni giorno è diverso nonostante la routine... che ogni giorno è davvero speciale insieme a lui! 

Buon primo mese di vita, piccolo mio!

venerdì 29 novembre 2013

Ritrovamenti preziosi

Qui in America funziona così: se non ti serve più qualcosa, lo abbandoni sul marciapiede pensando possa servire a qualcun altro. A volte, su questi oggetti abbandonati per strada, ci puoi trovare un cartello con scritto FREE, giusto per rendere chiaro che si tratta di qualcosa che è disposizione di chiunque sia interessato. Ma il più delle volte non serve nemmeno un cartello: riconosci questi oggetti perchè vengono lasciati appositamente sulla scala esterna di una casa, all'angolo di una strada o sopra allo steccato che circonda un'aiuola. 
L'idea di lasciare al prossimo ciò che per noi non è più utile non mi dispiace affatto, ma all'inizio non mi sentivo proprio a mio agio nelle vesti dell'accattona: mi faceva sempre un certo che portarmi a casa ciò che trovavo in giro e di cui non conoscevo la storia pregressa. Tuttavia, dopo essermi munita di disinfettanti di ogni genere e salviettine ammazza-batteri da utilizzare ogni qualvolta un oggetto usato fa il suo ingresso nella Maison Jaune, mi sono sentita pronta ad accogliere qualunque cosa.
Ecco quindi che in questo anno e mezzo di permanenza in terra californiana mi è capitato di recuperare per strada degli oggetti che tornavano utili. La prima volta si è trattato di una bella cassapanca in vimini bianca trovata all'angolo tra Elizabeth e Church Street. La seconda volta, una serie di dvd nuovi di zecca, ancora incelofanati, che erano stati abbandonati sull'ultimo gradino della scala di una delle case del quartiere. E la settimana scorsa invece, ho trovato un paio di cornici ben messe che arrivavano giusto in tempo per accogliere due ingrandimenti delle prime fotografie scattate a Tegolina. Spessissimo mi è capitato di raccattare libri, più o meno nuovi. 
Proprio qualche giorno fa, in una delle piacevoli passeggiate mattutine con Tegolina e il marito, ci è capitato di incrociare lungo il nostro cammino un interessante mucchietto di libri e un paio di poggiapiedi completamente sfondati. Sì, si trovano anche oggetti strausati!
I libri erano anche piuttosto nuovi, quindi non abbiamo mancato di spulciarli. 
Incredibile ma vero: ce n'erano due riguardanti i bambini. Uno di puericultura: la crescita del bambino dagli 0 ai 5 anni. 
Un altro invece, ed è quello che ha catturato la mia attenzione, intitolato Eat well, lose weight, while breastfeeding (=Mangia bene, perdi peso durante l'allattamento). 
Preso subito! 
Proprio in questi giorni mi interrogavo sulla dieta nel tempo dell'allattamento. La ginecologa, quando le ho chiesto che cosa avrei dovuto mangiare in questo periodo, mi ha detto: "Tutto quello che ti pare!". Le stesse parole me le ero sentita dire da un'altra ginecologa appena scoperto che ero incinta. Questa aveva aggiunto solo: "Beh, alcuni non mangiano i formaggi molli". Ah, questo è tutto?! E pensare che credevo ci fossero delle restrizioni! In Italia sì che ci sono; qui in America no. E per completezza, vi dico pure che qui la toxoplasmosi non esiste, se ve lo state chiedendo. Quando ho spiegato alla ginecologa che durante la gravidanza in Italia si evitano molti salumi e la verdura viene lavata e rilavata, magari pure col bicarbonato, mi ha guardata come se fossi un'aliena venuta dallo spazio...
Per quanto riguarda l'allattamento invece, ci sono una serie di falsi miti e speravo che questo libro potesse chiarirmi le idee. I classici detti "La birra fa latte" e tutte le teorie iper-soggettive su ciò che può causare mal di pancia al bambino pare siano delle bufale. Qui si dice solamente di evitare alcol e caffeina e ridurre le quantità di cioccolata, per il resto si può e si deve mangiare di tutto, privilegiando cibi sani e nutrienti e ricchi di vitamine. 
Ecco quindi che di limiti non ne abbiamo, anzi pare che dovrei ingerire 500 calorie in più al giorno e continuare a dimagrire. 
E quando mai capita di mangiare di più e scendere di peso? 
Santo l'allattamento! 
E santi pure i libri abbandonati per strada: possono trovare così altri avidi occhi da cui farsi leggere...
Alla prossima

P.s.: per questo post si ringraziano il marito fotografo e Tegolina che ha dormito pacificamente accanto a me per tutto il tempo necessario alla stesura del testo 
   
  

sabato 23 novembre 2013

Il regalo dello zio Barack

Il presidente Obama in persona ha fatto a Tegolina un fantastico regalo, che è arrivato alla Maison Jaune circa un mesetto fa! 
Con l'Affordable Care Act, diventato legge nel 2010, il governo americano ha iniziato una vera e propria sponsorizzazione dell'allattamento al seno. Questo perchè, almeno così me la sono spiegata io, qui in America molte mamme tornano prestissimo al lavoro (anche un paio di mesi dopo il parto) e spesso optano per il latte in polvere per questioni di comodità sebbene tutti gli studi più recenti confermino i benefici del latte materno per il neonato. 
Questa legge in pratica ha fatto sì che molte delle assicurazioni mediche fossero coinvolte, a partire dal 1 agosto 2012, nella copertura delle spese relative a qualunque tipo di supporto per l'allattamento e all'acquisto di strumenti funzionali ad esso, tipo il tiralatte. 
Ecco quindi che anche noi ci siamo guadagnati un tiralatte elettronico gratuito! 

Com'è andata?

Abbiamo scoperto dell'esistenza di questa legge al corso prenatale che seguivamo in ospedale. Ho chiesto quindi proprio all'ospedale di avviare la pratica a mio nome: serviva innanzitutto la richiesta fatta dalla ginecologa che mi stava seguendo. Una delle ragazze che lavorano nell'amministrazione ha inviato all'assicurazione la richiesta, ma al resto ho dovuto pensare io... 
Non è stato facilissimo; quando si vuole ottenere qualcosa di gratuito anche qui, si deve battagliare. Quando chiamai l'assicurazione la prima volta mi diedero un codice di riferimento per il tiralatte autorizzato dall'assicurazione e mi indicarono il rivenditore che avrei dovuto contattare per ricevere a casa il prodotto. Eravamo a metà settembre. Questi mi invitò a richiamare dopo qualche settimana, ad un mese dalla data prevista per la nascita di Tegolina. Prima non avrebbero potuto procedere... Ho aspettato un paio di settimane e ho richiamato. Ho quindi potuto scegliere il tiralatte che volevo e fare l'ordine. Mi hanno fatto una sorta di terzo grado al telefono chiedendomi veramente di tutto: dai codici identificativi dell'assicurazione ai dettagli del visto e del passaporto. Alla fine sono comunque contenta perchè credo di aver ottenuto il tiralatte.
Passano le settimane ma non ricevo nulla. Così mi decido a richiamare il rivenditore per sapere a che punto siamo con l'ordine e la spedizione. A quel punto scopro che l'assicurazione non aveva dato l'autorizzazione a procedere: cosa strana visto che proprio l'assicurazione mi aveva fornito il codice per il prodotto e mi aveva indirizzato a quello stesso rivenditore! Fatto sta che mi ritrovo al telefono con l'assicurazione e viene fuori che il rivenditore non era più quello che mi era stato indicato nella prima chiamata. Devo pertanto ripartire da zero e rifare l'ordine presso un secondo rivenditore. Niente terzo grado questa volta, ma solo qualche domanda di rito e ordine completato. Il giorno dopo il tiralatte arriva alla Maison Jaune.
Non avevo mai pensato seriamente a quanto potesse essere utile un tiralatte. Di certo non si può confrontare il momento in cui Tegolina se ne sta tra le mie braccia, incollato a me, pelle contro pelle e si nutre grazie al mio latte, con quello in cui mi trovo a tu per tu con questa macchina che mi fa sentire più che altro una mucca svizzera addestrata a produrre latte. Però ecco qual è il vantaggio: tirandomi il latte anche solo una volta al giorno riesco a dormire di notte per 6 ore di seguito. La tattica che seguiamo è la seguente: la poppata delle 3-4 di mattina viene fatta dal marito che offre a Tegolina il mio latte con il biberon. Così, io "smonto da lavoro" con la poppata delle 24 e riprendo la mia attività alle 6 del mattino; il marito invece resiste fino alle 3 e dopo aver sfamato il pupo continua a dormire fino alle 9. Sei ore per uno, non fan male a nessuno! In questo modo, stiamo riuscendo a sopravvivere e a tenere questi ritmi tegolineschi senza rimanere schiacciati dalle circostanze. Insomma, questa è la soluzione che abbiamo trovato per il momento... 
Ringraziamo quindi lo zio Barack che ci permette di avere un po' di riposo senza rinunciare a sfamare Chubby Cheeks che sta facendo il possibile per mantenere intatte le sue guanciotte da panzerotto ripieno!
Alla prossima

lunedì 18 novembre 2013

La Cheesecake Factory e il primo brunch con Tegolina

All'ottavo piano di uno dei tanti grattacieli che circondano Union Square, e per essere più precisi in quello che ospita Macy's, si trova la Cheesecake Factory. Siamo proprio nel cuore pulsante della città! Questo ristorante, che fa parte di una catena che ha vari locali in tutta l'America, ha una cucina tipicamente americana e una particolare specializzazione nella preparazione di cheesecakes, ed è proprio qui che oggi abbiamo gustato il nostro primo brunch con Tegolina. Lui se n'è stato buono buono nell'ovetto nel mentre che noi gustavamo le nostre pietanze. Degno di nota, com'è ovvio, l'original cheesecake, specialità della casa: una fetta da 8$ accompagnata da un ciuffo di deliziosa panna montata... valeva tutto il brunch, davvero!
Mi piace molto questo posto e ci sono tornata più che volentieri per la seconda volta: la vista sulla piazza centrale di San Francisco è un bello spettacolo da ammirare dall'alto!
Union Square
Union Square, tra l'altro, era già addobbata per le festività dicembrine con il consueto albero di Natale gigante da un lato e la pista da pattinaggio sul ghiaccio dall'altro. 
Effettivamente manca solo un mese o poco più a Natale, ma sinceramente ancora non mi sono abituata a pensare a questa festa con una temperatura esterna che si aggira attorno ai 20 gradi!
Durante tutto il brunch, ma anche prima e dopo, Tegolina ha conquistato gli sguardi dei passanti dentro e fuori dal locale: fino a qualche settimana fa, la panza attirava l'attenzione e catturava i sorrisi della gente; adesso non mi si fila più nessuno e tutti gli occhi sono rivolti a questo fagottino pacifico che già dalla scorsa settimana gironzola per la città. Non credevo avrei potuto portarlo a spasso così presto ma il pediatra ha suggerito di farlo uscire subito e quindi, con grande gioia, esploriamo la città insieme a lui, godendoci queste giornate tiepide che poco hanno a che fare con l'inverno. Lui sembra apprezzare: il passeggino gli concilia il sonno e, al risveglio, gli stimoli di certo non gli mancano! E si sa: l'aria buona aumenta l'appetito! Che sia per questo che non si smette mai di mangiare qui? Certo è che in qualche modo bisognerà pure nutrirle le guanciotte che abbiamo...   
Alla prossima

sabato 16 novembre 2013

Dettagli che fanno la differenza

Non vi ho raccontato gran che del travaglio e del parto: preferisco evitare il terrorismo psicologico per chi ancora ci deve passare! Ma ci tengo davvero a ribadire una cosa: il dolore, che era ciò che più mi spaventava prima di passarci attraverso, mi appare adesso come l'unico dolore al mondo ad avere una ricompensa finale di felicità talmente alta da farmi dire che vale la pena di essere vissuto, tutto! 
Detto questo, ci tengo più che altro a raccontarvi che cosa mi ha colpito dell'ambiente ospedaliero americano nel quale ho vissuto per 6 giorni. Vi raccontavo qui delle stanze dell'ospedale per il travaglio e il parto e posso confermare: tutto era esattamente come mi aspettavo. Per la degenza post partum avevo una camera singola dotata di bagno con doccia e accanto al mio letto c'era una poltrona-letto che ha ospitato il marito di notte. Tegolina naturalmente dormiva nel suo lettino nella stessa stanza e qualche volta è anche magicamente finito nel lettone di mamma per farsi coccolare un po'. Sembrava quasi di stare in albergo, non fosse stato per le continue visite delle infermiere che passavano a controllare me e Teg circa ogni due ore!
Ogni giorno avevo da scegliere il menu per colazione, pranzo e cena e se inizialmente ci siamo risparmiati, dividendoci cristianamente il cibo che arrivava senza storcere troppo il naso, in seguito, avendo capito che potevamo chiedere pasti anche più abbondanti semplicemente scegliendo più portate, ne abbiamo approfittato per mangiare in due con un unico ma ricco vassoio.  Il cibo non era affatto male! Di mattina, ad esempio, la classica colazione americana: pancakes, bacon, uova, toast, yogurt e cereali.
L'ultima sera, l'ospedale ci ha anche dato il suo elegante saluto offrendoci una cena per due che ci è arrivata in camera sistemata su un tavolo rotondo: la candida tovaglia con i tovaglioli di stoffa e i bicchieri di vetro parevano un miraggio dopo i tanti giorni passati a mangiare sul vassoio di plastica e utilizzando esclusivamente cannucce e bicchieri di carta. Il menu prevedeva un'insalata mista come antipasto, asparagi e tagliata, saltimbocca in una versione americana niente male e patate, e per finire una bella fetta di tiramisù e di torta di carote. Non ci si poteva lamentare!
Ma al di là di questi dettagli culinari, ciò che mi ha davvero sorpreso della mia permanenza in ospedale è stato il modo in cui sono stata attivamente coinvolta nella mia cura. Succedeva che, durante le visite, le infermiere di turno mi chiedessero il livello del dolore che avevo in una scala da 1 a 10 e, a seconda di quello che rispondevo, decidevano quali pastiglie darmi, in quali dosaggi e quante volte al giorno. Chi meglio del paziente stesso può riuscire a dire quanto male sta, quanto sta soffrendo? In questo modo viene responsabilizzato e sente che non sta subendo in modo passivo le decisioni dei dottori relative alla sua salute. Non so, magari non tutti i pazienti sono in grado di dare un giudizio oggettivo sul loro stato di salute e forse nemmeno io, che tendo generalmente a minimizzare pur di ridurre la quantità di medicinali da ingerire. Tuttavia per me è stato veramente importante poter dare il mio contributo in ogni momento, poter dire la mia ed essere ascoltata, e vedere scendere giorno dopo giorno il livello del dolore... dava una certa soddisfazione vedere ridurre i dosaggi via via: l'ho trovato incoraggiante, un segno evidente della mia ripresa che potevo davvero seguire passo passo, dal di dentro come paziente, ma anche dal di fuori come una sorta di collaboratrice direttamente coinvolta!
Un altro aspetto che ho molto apprezzato del sistema è stata la presenza di una serie di lactation consultants ovvero di specialiste dell'allattamento che passavano ogni giorno per avviarmi all'allattamento. Piene di consigli, di tecniche, di idee su come gestire al meglio questi primi giorni, mi sembrava davvero di essere a scuola insieme a Tegolina: a lui il compito di apprendere il principio della suzione e a me di assecondarlo in questo, e di fare tutto il possibile per dare avvio e poi mantenere la produzione del latte. Faccio notare che in giro per la città tali corsi possono costare dai 150 ai 250$ a sessione e in ospedale invece sono totalmente gratuiti! 
Ultima cosa: le visite di parenti e amici! Sono possibili tutti i giorni dalle 12 alle 21. Noi, oltre alla serie di infermiere che venivano a conoscere The Big Guy, abbiamo avuto ospiti le ostetriche e le ginecologhe del corso prenatale che sono passate a congratularsi con noi e con l'occasione hanno testato la consistenza delle Chubby Cheeks di Tegolina, e ancora gli amici, Madda & Marco, e Barbara che hanno allietato le nostre ore a suon di parole italiane. 
Ecco quindi come sono passati i nostri giorni in ospedale. Non vedevamo comunque l'ora di tornare alla Maison Jaune dove adesso ci godiamo Teg in tranquillità coccolandolo tra una poppata e un cambio di pannolini. 
A proposito: ma a tutti i bambini piace farla nel pannolino appena messo?!!
Alla prossima 

domenica 10 novembre 2013

L'annuncio

E finalmente, Tegolina è arrivato! 

Martedì 5 novembre 2013 alle ore 10:57 di mattina, eccolo giunto ad allietare la vita di mamma e papà che ora, a cinque giorni di distanza, ancora lo guardano con grande devozione. 
Il pupo dimostra di avere ben poco a che fare con una tegolina vera e propria, lunga e sottile, quale ci si aspettava che fosse: alla nascita pesava infatti 5.3 kg, ed era lungo 57 cm! Questi sono i numeri di Teg - The Big Guy, come lo hanno soprannominato subito in ospedale! Tant'è che ora, i nuovi nomignoli si sprecano...
I primi giorni di Chubby Cheeks sono trascorsi quindi in ospedale con mamma e papà e alle prese con la lunga fila di infermiere che si formava fuori dalla porta della stanza 508, tutte estremamente curiose di vedere il neonato gigante nato dopo 36 ore di travaglio. Da ieri siamo tutti a casa e Teg sta cominciando a familiarizzare con la sua stanza nella Maison Jaune. Le ore di sonno variano ma non si sta andando mai oltre le tre, e ciò è piuttosto pesante, ma basta fermarsi un attimo ad osservare Tegolina, basta avvicinarsi a lui per un rapido bacio o una carezza, che immediatamente la stanchezza scompare come per magia e una potentissima onda di amore ti inonda il cuore restituendo ossigeno ad ognuna delle tue cellule. 
Benvenuto al mondo, dolce bambino mio!

giovedì 31 ottobre 2013

Halloween alla Maison Jaune

Se Tegolina avesse deciso di nascere oggi, avrebbe potuto sfoggiare la sua tenuta da Halloween e sfilare per le vie di San Francisco giocando a dolcetto o scherzetto. 
E sicuramente sarebbe stato proprio elegante con uno dei suoi nuovi bodies che ci ha dato Elena qualche tempo fa. 
Vediamo la versione cravattata.

Segue la versione papillon a manica corta, che oggi, con questo bel sole e 21° di temperatura, sarebbe stata davvero perfetta!
E poteva mancare un tocco di arancione? Certo che no! Ed ecco la felpa.
Tutte queste belle cosine le ha cucite proprio Elena che oltre a dedicarsi all'organizzazione di super mega feste a tema che hanno sempre un grande successo, sta facendo anche tutto il possibile per conquistarsi il cuore di Tegolina! =)
Dunque Teg, com'è che non sei ancora nato? Non sei ancora del tutto convinto?
La Maison Jaune sarebbe anche stata pronta ad accoglierti... 
Niente macabri dettagli che l'anno scorso ci avevano fatto rabbrividire; 
niente braccia mozzate e ancora sanguinanti, abbandonate proprio davanti all'entrata; 
niente sorci né pipistrelli sparsi qua e là. 
Quest'anno sono comparse solo delle bellissime zucche di varie forme e colori. Tutto molto più purista! 

Che i padroni di casa avessero paura che facessi un collasso per la paura e mi partisse il travaglio? 
Chiederò...

Tra l'altro, oggi è stato aggiunto un piatto ricco che naturalmente ha destato tutta la mia curiosità.
Che saranno mai questi dolcetti così ben preparati?

Poteva una donna incinta non cedere alla tentazione di assaggiarli? 

Chiedo dunque venia ai bambini golosi che passeranno di qui stasera ma io proprio non ho saputo proprio resistere. Così ho preso giusto due assaggini per provare entrambe le versioni di questi dolcetti fatti in casa. 
Marshmallows ricoperti di cioccolato oppure, come vedete qui sotto, rivestiti di caramello salato, che fa impazzire gli americani... ma non solo gli americani!
 
Ecco, adesso hanno pure la prova. Ho ceduto... sì, ho ceduto alla tentazione. I bambini mi perdoneranno... 
Posso sempre dire che era Tegolina che voleva a tutti i costi assaggiare, no?!
Alla prossima

martedì 29 ottobre 2013

Nove mesi fa

Quasi del tutto indifferenti agli influssi della luna, abbiamo superato incolumi la data prevista per la nascita di Tegolina: 27 ottobre 2013. Evidentemente a Teg non piaceva troppo questo giorno e non gli do nemmeno tutti i torti visti la nebbia e il vento che hanno investito San Francisco in una domenica che aveva decisamente un sapore tristemente autunnale!
Adesso non ci resta che attendere pazienti... e fortuna che sono una persona paziente! 
Pensavo oggi a quanto in fretta mi sembra siano passati questi nove mesi di gravidanza.
Eravamo in Baja California Sur nove mesi fa per visitare questi luoghi incredibili, ancora non toccati dal turismo di massa. Eravamo lì a goderci il magnifico spettacolo che vede protagoniste le balene grigie che nei mesi invernali giungono nelle calde acque messicane per riprodursi e, un anno dopo, per partorire i loro cuccioli e istruirli alla vita del mare. 
Ho trovato emozionante e commuovente quella visione dei dorsi vicini di mamma e piccolo che affioravano sulla superficie della laguna di Puerto Lopez Mateos dal lato dell'Oceano Pacifico.
La mamma insegnava al suo cucciolo ad immergersi e poi a riemergere in superficie, ma la sua grazia non aveva nulla a che fare con quei modi impacciati e goffi del piccolo che cercava, come riusciva ma senza troppo successo, di imitarla al meglio. 
Guardavo accadere tutto questo senza sapere che Tegolina era già dentro di me, come minuscolo uovo fecondato e pronto a cambiare il mio destino. 
A Puerto Lopez Mateos quel giorno ci saranno state circa una cinquantina di balene. Spuntavano una dopo l'altra davanti ai nostri occhi pieni di ammirazione. Il paesaggio, così spoglio, fatto solo d'acqua, del colore del cielo, e d'una sottile striscia di sabbia in lontananza, dava ancora più risalto a quei musi che svettavano improvvisamente sulla superficie piatta della laguna.
Nel totale silenzio che ci avvolgeva, questi mammiferi apparivano e sparivano lentamente, muovendosi con un'eleganza che difficilmente sembra possibile per animali di tali dimensioni. La piccola barca di pescatori che ci portava attraverso la laguna si muoveva lenta per non disturbare questa particolare danza.
In alcuni casi erano gli spruzzi ad attirare la nostra attenzione. E il silenzio veniva rotto da quel suono, che ancora ho nelle orecchie come se lo stessi sentendo proprio ora; si univa al rumore dell'acqua spostata dalle balene e si perdeva nell'aria insieme a quel vapore. 
Apparivano continuamente i dorsi di altri esemplari e non si riusciva a prestare sufficiente attenzione ad una singola balena che subito un'altra catturava gli sguardi.









Ma la Baja California Sur non è nemmeno solo questo... Si tratta veramente di un luogo incredibile, di cui si potrebbe parlare a lungo... 
Vi sono spiagge meravigliose che tolgono il fiato per la loro bellezza. Spiagge che sembrano pure, nella loro essenza.
Sembrano  luoghi surreali che possono esistere solo nella fantasia di un grande sognatore e invece esistono davvero, e sono lì.
In molti casi si tratta di spiagge quasi del tutto deserte, abitate solo da pellicani e balene che arrivano vicinissime alla riva, e ci si sente quasi degli intrusi nel varcare la soglia di questa natura incontaminata.
Sono luoghi nei quali pirati come Hernan Cortes e Sir Francis Drake nel Cinquecento hanno sostato alla ricerca di preziosi tesori nascosti, che forse sono ancora in fondo al mare. 
E le barche a vela, che ancora si fermano al tramonto tra queste baie, divenendo a loro volta ombre misteriose nel silenzio, risvegliano inevitabilmente il ricordo di tali leggende, ancora del tutto avvolte nel mistero.






Tra questi magici bagliori dorati è stato concepito Tegolina e ora aspettiamo solo che venga al mondo per leggere nei suoi occhi il miracolo della vita.
Alla prossima



venerdì 25 ottobre 2013

Dal baby registry di Teg #8

Da quando vivo qui in California, mi sono resa conto che praticamente tutto quello che vediamo nelle serie tv o nei film americani, diciamo realistici, è proprio preso pari pari dalla realtà, senza troppa fantasia aggiunta. Quindi, quello che ai nostri occhi europei appare piuttosto esotico in questi episodi, in realtà agli americani deve risultare assolutamente normale. L'effetto deve essere quello di Un posto al sole, per dire: avete presente? 
Ecco quindi che nel reparto di pediatria di Grey's Anatomy, la famosa serie che è diventata l'appuntamento fisso serale alla Maison Jaune da qualche mese a questa parte, ma che adesso vediamo solo al venerdì visto che escono settimanalmente le nuove puntate della decima serie (in Italia dovrebbero uscire il prossimo gennaio, tranquilli!), non poteva mancare la sedia per l'allattamento che abbiamo visto utilizzata da Alex Karev!
Questa sedia in legno con doppio cuscino, per la seduta e lo schienale, è sempre presente nelle camere d'ospedale americane e spesso pure nelle case che ospitano dei bebè. Niente di inventato, anche in questo caso quindi. 
Potevo dunque anche solo pensare di togliere a Tegolina il piacere di essere coccolato su una di queste comode poltrone per l'allattamento americane? Anche questo mi sembra faccia parte del nostro tentativo di adattamento alla cultura statunitense! Unico vero problema: il costo di queste belle sedie che generalmente vanno dai 130 ai 600 dollari! 
Fortuna ha voluto che la trovassimo qualche mese fa in un garage sale, una vendita dell'usato che gli americani fanno sotto casa nel weekend per svuotare il loro garage pieno di cose inutilizzate. Pagata 30$, presa, seduta stante =). 
A questo punto però abbiamo chiesto l'intervento di chi poteva, con le sue mani magiche, dare nuova vita a questa poltrona offrendo un rivestimento ai due vecchi cuscini. 
E chi meglio di Cristina poteva aiutarci?
Foto fatte, misure dei cuscini prese sommariamente su questa bozza cartacea digitalizzata e inviata a Padova così come la vedete. Dopo poche ore, arriva la mail di risposta con una serie di domande e di richieste di puntualizzazioni. 
Ahimé, il mio disegno, con le misure prese in modo piuttosto casuale, anche se con una certa logica non certamente sartoriale, non era sufficiente per realizzare un rivestimento preciso...
Ci riproviamo allora e l'intervento più professional di Roberto, che è stato evidentemente coinvolto nel progetto, è risultato fondamentale. Ci arriva pertanto questa foto che vedete sotto con le nuove misure da prendere.
Questa volta i punti significativi sono indicati precisamente e a noi spetta solo di trascrivere le misure dei singoli segmenti: AB, BC, CD, DE, L1, L2, L3... ecc... ecc... 
Ci mettiamo d'impegno e lo facciamo, cercando di essere quanto più precisi possibile pur avendo solo un metro rigido a nostra disposizione e un nastro che usiamo per prendere le misure e riportarle sul metro.
Risultato finale? Questo qui a destra! 
Una nuova versione di questa sedia usata che ora trionfa, tutta pulita, nella cameretta di Tegolina, con il suo bel rivestimento candido che le calza a pennello. 
Pura magia ai miei occhi...
A questo che io considero un vero capolavoro, Cristina e Roberto hanno aggiunto dal Baby Registry il poggiapiedi che generalmente si vende insieme alla sedia per l'allattamento in una versione imbottita, molto più grande e costosa. 
Da qui
Per evitare di spendere 100$ solo per questo dettaglio, ho trovato su Amazon una versione più piccola e più semplice in legno, che spero Teg possa utilizzare anche per raggiungere il lavandino e lavarsi le mani da solo quando sarà un po' più grandicello.
Oltre a questo, sempre dal Baby Registry, Cristina e Roberto ci hanno mandato lo sterilizzatore e i biberon della Philips Avent, un set da paura che non vediamo l'ora di mettere in azione!
Ma oltre a questi oggetti acquistati online, Cristina ci ha mandato anche altri lavoretti d'artigianato da lei prodotti, come quelli che vedete qui sotto. 
Una serie di coloratissimi bavaglini in cotone double face su cui Teg non vede l'ora di lasciare delle fantastiche medaglie di varie forme e dimensioni.
Un lenzuolino cucito dalle mani magiche di Cristina, con una passamaneria tutta orsettosa che sicuramente farà impazzire il Batuffolino con tutti questi dettagli colorati. 

Insomma, i regali che stiamo ricevendo per Tegolina sono molto vari. Certo le cose fatte a mano continuano a generare in me una particolare ammirazione perché, per la poca esperienza che ho, so che il tempo, la pazienza, l'impegno che servono per creare tutte queste adorabili cosine sono davvero senza prezzo...

Grazie allora Cristina e grazie Roberto!

Alla prossima 
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