venerdì 30 novembre 2012

Ma come ho fatto a vivere senza? #1

Inauguro con oggi questa rubrica intitolata appunto "Ma come ho fatto a vivere senza?", che ci porterà dritti dritti fino a Natale. 
Ho visto che per molti è già partito il conto alla rovescia con la preparazione del calendario dell'Avvento e l'nseguimento dell'Elf on the Shelf...
Beh, con questa rubrica mi propongo di assecondare la vostra curiosità relativa alla varietà del mercato americano e di farvi fare pure qualche risata, mostrandovi quanto di più assurdo si possa pensare di acquistare, per sè o per i propri cari per Natale. 
Vuoi un regalo originale, unico nel suo genere e per questo assolutamente inestimabile? 
Non ti preoccupare: qui troverai una vasta gamma di oggetti particolarissimi e ti assicuro che, dopo averli visti e conosciuti, anche tu ti chiederai: "Ma come ho fatto a vivere senza?"

Partiamo con il primo della serie. 
Eccolo qui! 
E non poteva non essere lui, vero Maddina cara?
Del resto, come si può non desiderare di averlo? 
 
Non avete capito di che si tratta? Ma come? 

Sappiate che ci sono persone che si sono interrogate PER ANNI sulla reale funzione di questo aggeggio, o come lo definirebbe mia nonna: Cisalloro. E pensate che c'era addirittura un toto scommesse in atto prima che arrivassimo Leo ed io qui in California a svelare l'arcano mistero.
Non vi lascerò con l'angoscia di sapere di che si tratta, perchè a Natale si è tutti più buoni, no? 
Ecco qui la spiegazione: allenatevi un po' con l'inglese e saprete di che si tratta...

Sognate già di averlo, vero?
Lo sapevo!!!
 
Al prossimo,
Sabina



Per la cronaca: la prima foto, con quella folla di Babbi Natali nella piazza di Noale (VE), risale al dicembre 2011 quando ci siamo fatti una bella corsetta così conciati! 
 

martedì 27 novembre 2012

Dal pensiero alla parola

Mi trovavo nella metro oggi, diretta al dipartimento di storia dell'arte di Berkeley. Finalmente ho visto il campus con il sole! 
Non vi dirò che il dipartimento è esattamente come lo immaginavo. 
Non vi dirò che ha lunghi corridoi dalle pareti bianche e che le porte degli uffici sono di legno, bianco. 
Non vi dirò nemmeno che ogni ufficio è dotato di una spaziosa cattedra in legno chiaro e di librerie. 
Non vi dirò quindi che in generale l'ambiente era molto accogliente.

Vi dirò invece quello che ho pensato, seduta nella metro. 

Ho pensato questo: 
io nei mezzi di trasporto penso tantissimo. 

Mio marito dice che quando corre, gli capita di pensare tanto. Io non mi capacito di questa cosa perchè quando corro, lo sforzo è talmente intenso, che non mi permette di pensare. Al massimo penso: "Ma quando finirà questa agonia?". 
Ecco, oggi ho realizzato che nei mezzi di trasporto io penso proprio tanto. Sarà perchè sono seduta al calduccio e so che ho del tempo libero da impiegare in qualche modo. Fatto sta che mi siedo, e che faccio? Penso. 
La mente corre ad una velocità pazzesca, passando da presente a futuro in men che non si dica. E l'intensità del pensiero è stata tale da sorprendermi veramente. Mi è sembrato davvero di aver raggiunto una sorta di picco del pensiero.
E mi sono chiesta: chissà se capita la stessa cosa anche ad altre persone. Sono curiosa di sapere quali sono i luoghi o i momenti in cui il pensiero nella vostra mente corre più veloce della luce. Allora? Aspetto le vostre risposte e sono davvero stra-curiosa!
Alla prossima,
Sabina 
  

giovedì 22 novembre 2012

La festa del tacchino, ovvero il Thanksgiving Day


Eccoci qua alle prese con il nostro primo Thanksgiving in terra americana. 
Di che si tratta?
Si tratta del giorno del ringraziamento con il quale si ricorda l'arrivo dei Padri Pellegrini nel Nuovo Mondo nel 1621. 
Per farla breve, fuggiti dall'Inghilterra perchè perseguitati per le loro idee religiose piuttosto integraliste, approdarono a Plymouth, nel Massachussets, nel nord dell'America. Erano in tutto 102, tra uomini, donne e bambini. L'inverno era alle porte e i semi portati dall'Inghilterra e piantati in questo territorio così selvatico e ostile non diedero buoni frutti, tanto che quasi la metà dei coloni inglesi non sopravvisse a quel primo inverno. 
Fortuna che i nativi d'America ebbero pietà dei nuovi arrivati e indicarono loro i prodotti da coltivare e gli animali da allevare (granturco e tacchini per lo più). Grazie agli indiani, i coloni riuscirono ad adattarsi al nuovo contesto e, per celebrare il successo del primo raccolto, si concessero tre giorni di festa per ringraziare Dio per la grazia ricevuta. 
Furono naturalmente invitati anche gli indigeni a questo mega party al quale parteciparono 53 Pellegrini e 90 indiani d'America.
Che cosa prevedeva il menù ufficiale? 
Naturalmente tacchino, zucca, carne di cervo, pesce, ostriche e molluschi, torte di cereali e frutta secca. Pietanze che ancora oggi si gustano in questo giorno di festa, in cui l'America si ferma, per tradizione. 

I negozi e gli uffici sono chiusi e credo sia la prima volta che succede da quando siamo qui. Da ieri si respira aria di festa in città. Gente che partiva, prendendosi qualche giorno di ferie, gente che puliva casa in vista dell'arrivo di parenti e amici, gente che acquistava tacchini giganti al supermercato e i bambini a casa da scuola. 
E oggi? 
Oggi c'è un silenzio di tomba, come quello che a Padova si sente la domenica pomeriggio subito dopo pranzo.

Questa festa, a dire la verità, non fa parte delle nostre usanze e quindi non la sentiamo ancora come tale, ma tutto sommato vivere all'estero significa anche prendere contatto con queste nuove occasioni di festa. 
E del resto, nel giorno del ringraziamento, si festeggia un grazie pronunciato, cosa che mi sembra davvero da apprezzare. E per gli americani diventa anche l'occasione per ringraziare, in generale. Mi sembra davvero una cosa bella.
Ma perchè in Italia non importiamo una bella Festa del Grazie? Potrebbe essere l'occasione giusta per dire quello che a volte non diciamo, dando forse anche troppo per scontato l'aiuto o il sostegno che ci viene dato spontaneamente.
Allora, sapete che vi dico? Comincio io:  
Grazie al mio Tacchino speciale che mi ha portato a scoprire l'America, grazie per ogni giorno insieme e per ogni sogno condiviso e da condividere;
Grazie mamma e papà per l'affetto incondizionato che vince la distanza; 
Grazie Rosanna e Paolo per i pensieri e le parole che quotidianamente accompagnano ogni risveglio; 
Grazie ascolani per le foto e le videochiamate che ci riempiono sempre il cuore; 
Grazie agli amici tutti, specialmente per le belle notizie che mi avete dato negli ultimi mesi, per le chiamate, le mails, le buste annunciate, e per gli abbracci reali o virtuali ricevuti.
Grazie!
Alla prossima,
Sabina 

lunedì 19 novembre 2012

Ciliegine

Metti una sera al cinema, anzi metti una sera al Festival del Cinema italiano a San Francisco, e scoprirai un film come Ciliegine, ovvero The Cherry on the Cake con Laura Morante e da lei stessa prodotto. 
Non lo avete mai sentito nominare? 
Eccovi qui il trailer.

Lo consiglio per una serata leggera, quando si ha bisogno di farsi quattro risate, ironizzando un po' sulle crisi ormonali del genere femminile e il mancato coraggio di dire come stanno le cose, da parte del genere maschile
Metti una sera al cinema in centro città, metti che in sala ci fossero anche i registi che hanno partecipato al concorso, Virzì, Cotroneo, ad esempio. Metti che il premio finale venga vinto da Andrea Segre.
E poi, mettici anche un party post film con annessa cena di tutto rispetto in un locale molto trendy, con luci soffuse, un degno banchetto, e camerieri di bianco e nero vestiti. 
Mettici poi una buona compagnia spiccatamente italiana e piuttosto ridaiola. 
Quel che ne otterrai sarà certamente una piacevolissima serata!
Alla prossima,
Sabina   

giovedì 15 novembre 2012

Le solite marche? Non ti curar di loro, ma guarda e passa

Un'altra cosa che pensavo, prima di arrivare qui in America, riguarda i cibi dalle marche più note in Italia. 
Credevo insomma che, acquistando un prodotto venduto in tutto il mondo, ovunque si andasse si potessero gustare gli stessi sapori. 
E invece, no.
Apro una piccola ma fondamentale parentesi. Quando fai la spesa in terra straniera, le prime volte, ti senti completamente disorientato: nessun prodotto ti attira perchè tutto appare ai tuoi occhi totalmente estraneo. Non riconosci niente. Non c'è niente che ti sia familiare: nè una marca di biscotti, nè un barattolo di verdure, nè una bottiglia di detersivo. Anzi, generalmente devi leggerti tutte le etichette di tutto per cercare di capire che cosa hai in mano: detersivo o ammorbidente? Confesso che per qualche settimana ho continuato a lavare i capi in lavatrice con due ammorbidenti, invece che col detersivo. Ops! 
Fatto sta che in tutto questo marasma, con la mente in tilt dopo due ore dentro al supermercato, quando avvisti un prodotto che richiama la tua attenzione perchè lo riconosci come vagamente familiare, ti ci fiondi sopra, come un avvoltoio sulla sua preda. Lo prendi in mano, lo studi da più punti di vista, lo giri e lo rigiri, ma quando pensi che è proprio lui, lo ficchi nel carrello e, con la massima soddisfazione, te ne torni a casa.
La prima delusione l'ho avuta con il formaggio spalmabile. Sì, proprio quello che hai in mente. Quello, proprio quello.
Succede che una volta arrivata a casa apri il pacchettino tanto familiare ai tuoi occhi e scopri che NON è veramente lui, l'originale, l'indimenticabile. 
E pensi improvvisamente a quanto sia vero quel detto: l'apparenza inganna, cara Sabina. E così, anche il tuo formaggio spalmabile preferito, che mettevi sempre sulla pizza margherita con le noci (e che a quel punto, non era più una pizza margherita, ma vabbeh), ti ha tradito, per sempre, in America. 
In che cosa è diverso? 
La consistenza principalmente, che lo rende impossibile da spalmare, e poi il sapore e la cremosità che potrei definire... burrosa, altro che light! 
Alla fine, visto che era immangiabile, l'ho usato al posto della panna in cucina: lo scioglievo con un po' d'acqua e con le zucchine ci facevo il sughetto, finchè non è andato a male e ho dovuto buttarlo.
Ma il problema delle marche menzognere, non riguarda solo il formaggio. Hai presente quella bibita gassosa, scura, sponsorizzata da Babbo Natale in persona? Chiaro, no, di cosa sto parlando. 
Beh, sappi che anche quella è diversa qui in America! 
E per ritrovare un sapore simile, ma non uguale, devi buttarti sulla stessa bibita ma nella versione messicana, che ogni tanto si trova nei locali e dal fruttivendolo, ma al supermercato non la troverai. 
Altri prodotti che tradiscono
Sì, la famosa crema alla nocciola che tutta la Nazionale italiana mangia a colazione spalmata su una bella fetta di pane fresco. Sì, quella che dicono fare bene per la dieta degli sportivi (io ancora non ci credo). Anche quella è diversa in America, te lo dico, in modo che tu non venga qui con strane aspettative. 
Cosa cambia? Intanto il barattolone è di plastica - ovviamente io non sono partita dal bicchiere, che a dire la verità qui non ho neanche mai visto - e poi... di nuovo la consistenza, che è completamente diversa. La consistenza, sì, la consistenzaaaa. 
La crema alla nocciola qui NON è spalmabile. A meno che tu non riesca a prendere la fetta di pane appena uscita dal fornetto e, tenendola tra le mani per mantenerla calda, tu non riesca a spalmare la crema-non-spalmabile. 
Se ci riesci, sei davvero bravo, non c'è che dire.
Mi viene quindi da pensare che gli americani abbiano gusti diversi dai nostri - sicuramente per quanto riguarda la consistenza e la densità dei prodotti commestibili - e il mercato evidente risponde a tali desideri.
A noi italiani che resta da fare? A me, ogni volta che vado al supermercato e sto per acquistare un prodotto che visivamente assomiglia a qualcosa che mi risulta noto, riecheggiano nella mente le parole di Virgilio "Non ti curar di loro, ma guarda e passa". 
D'ora in poi, guardo e passo, promesso.
Alla prossima,
Sabina     

lunedì 12 novembre 2012

L'isola felice

Prima di arrivare in California, pensavo che in America se li sognassero i nostri prelibati prodotti italiani. E sono partita da Padova credendo che qui avrei patito la fame, e mi sarei dovuta abituare a prodotti americani concepiti per il mercato americano. Avrei quindi dovuto rinunciare per un po' al piacere di cucinare all'italiana. 
Mi sono dovuta ricredere e oggi vi presento le mie constatazioni a sette mesi di distanza dal nostro approdo in terra straniera
Mi aspettavo ad esempio di trovare la pasta, perchè immaginavo che gli americani ne fossero ghiotti, ma di certo non potevo immaginare che ci fosse persino da scegliere tra una marca e l'altra. E non immaginavo nemmeno che avrei potuto trovare il pesto alla genovese, i funghi secchi, l'olio d'oliva extravergine o il provolone, la mozzarella, la scamorza affumicata, il prosciutto crudo, la mortadella o la ricotta fresca, di tanto in tanto, e persino tutto il necessario per lo spritz. 
Non si trova tutto nello stesso negozio, bisogna sapere dove andare a cercare, ma dopo aver esplorato il territorio, tutto diventa più semplice perchè sai che da una parte troverai un prodotto e da un'altra ne troverai un altro; così per la pasta e i formaggi vai lì, mentre per il pesto e le olive nere vai di là. E con la mia Peggy che è dotata di un fantastico e super-capiente cestino, nessun posto è veramente lontano: basta solo tenere conto delle salite che possono essere davvero ripide!
Per la nostra zona poi esiste anche una comunità virtuale che si chiama Italians-by-the-Bay e che è in realtà una comunità assai reale perchè costituita principalmente da italiani che vivono e lavorano nell'area di San Francisco. Ve ne avevo già parlato tempo fa in un altro post. Ci si iscrive gratuitamente a questo gruppo e si comunica via e-mail. Ogni tanto capita che qualcuno scriva sulla bacheca comune per chiedere: "Hei, scusate: dove posso trovare l'Aperol? Ne avrei bisogno per l'aperitivo a casa!". Io stessa ho potuto offrire una risposta a questa domanda e, a mia volta, avevo contattato i membri del gruppo per sapere dove potevo trovare una buona polvere da caffè in città. Mi avevano risposto davvero in tanti quella volta, offrendomi talmente tante informazioni, a titolo completamente gratuito, che ancora non sono ancora riuscita ad andare in tutti i negozi che mi hanno consigliato! Questo genere di solidarietà facilita decisamente la vita ai meno esperti e ti sprona a condividere le notizie utili che sei riuscito ad accumulare durante la tua esperienza, anche solo per ricambiare il favore ricevuto.  
Al supermercato bisogna prestare un po' di attenzione alle etichette e riconoscere la differenza tra il Made in Italy - che è veramente italiano - e il Product of Italy, che invece è prodotto americano che si cerca di spacciare per italiano (anche se di italiano non ha proprio nulla solitamente)  
Volendo fare la difficile, potrei dire che l'aceto balsamico, anche quando si legge che è proveniente da Modena, niente ha a che vedere persino con il peggiore aceto che possiamo trovare in circolazione in Italia. Per lo meno per quanto ho visto e provato sinora. In Italia lo acquistavo anche al discount a volte e non mi pareva poi così male, mentre qui ci siamo salvati solo con una preziosissima bottiglietta da 14$ recuperata alla Festa coloniale italiana e che ora conserviamo "per le grandi occasioni!". 
Non dovete pensare però che in tutta l'America le cose funzionino così. Da quel che leggo e da quello che mi dicono coloro che hanno vissuto o che attualmente vivono in altri stati dell'America (chiedo conferma però ai colleghi bloggers sparsi qua e là negli Stati Uniti), pare che San Francisco sia un'isola felice da questo punto di vista. Sinceramente? Sono molto felice di vivere nell'isola felice! 
A volte, di un piatto di pasta condita con il sugo al basilico fatto in casa con i pomodori freschi, non so proprio fare a meno, lo confesso. Mi sembrano piccoli piaceri quotidiani che aiutano a rendere più familiare quel mondo ancora in scoperta che continuo a percepire come straniero, forse perchè estraneo a ciò che avevo vissuto negli anni italiani che hanno preceduto questa esplorazione.
Alla prossima,
Sabina

venerdì 9 novembre 2012

La fine della mia zucca

Non è che io impazzisca per la zucca, anzi direi che il suo sapore dolciastro non mi piace affatto. 
Però è anche vero che, c'è zucca e zucca e quando la zucca è veramente buona, è gustosa e piacevole al palato proprio per quel particolare sapore
Ricordo per esempio dei ravioli alla zucca e noci che ho assaggiato in provincia di Mantova qualche anno fa e che mi hanno piacevolmente sorpresa.

La nostra zucca di Halloween non rientrava però nella categoria "zucca veramente buona" ed io non sapevo proprio che fine farle fare. Di certo non si poteva buttarla, perchè qui non si butta via mai niente, e quindi mi sono ingegnata un po'. 
Mi sono quindi inventata la seguente ricetta che con grande piacere vi presento, sperando che la vogliate provare prima o poi - magari per liberarvi anche voi delle zucche halloweeniane rimaste nei paraggi - e che vogliate farmi sapere che cosa ne pensate.
Ecco qua! 
E chissà che si riescano a soddisfare anche i palati più delicati...  

RISOTTO ALLA ZUCCA E FUNGHI DI ZIA SABINA

Ingredienti:
- 4 cucchiai di olio d'oliva
- cipolla (circa un quarto)
- 1 dado
- mezzo kg di zucca gialla (io ho usato circa metà della zucca che vedete nella foto in alto)
- una manciata di funghi secchi (messi a bagno due ore prima in acqua tiepida)
- un bicchiere di vino bianco
- brodo vegetale (circa 1 litro per 200 g di riso)
- riso carnaroli (100 g a persona)
- parmigiano
- una noce di burro.

Procedimento:
Preriscaldate il forno a 180°. Nel mentre, tagliate la zucca a fette grosse, togliendo naturalmente il picciolo, per prima cosa. 
Disponete le fette su una pirofila e copritele con un foglio di carta stagnola. Poi mettete la pirofila nel forno caldo. 
Nel frattempo, preparate il brodo vegetale: io l'ho fatto con un litro di acqua circa, due cucchiai di olio d'oliva e un dado.

Dopo circa 30 minuti controllate, con la forchetta, se le fette di zucca nel forno sono cotte (la zucca deve essere tenera ma non troppo morbida). 
Tirate fuori dal forno la zucca e privatela della buccia finchè è calda, utilizzando un coltello. La buccia dovrebbe togliersi più facilmente, ma attenti a non scottarvi!  
Tagliatela a dadini di circa 2 cm, e mettetela da parte.

Fate il soffritto con due cucchiai di olio e la cipolla tagliata fina. Aggiungete i funghi secchi che avete precedentemente ammorbidito nell'acqua e la zucca a seguire. 
Mescolate bene con l'intento di amalgamare il tutto e ridurre in pezzi più piccoli la zucca. 
Versate metà del bicchiere di vino bianco e lasciate sfumare.  
A questo punto, aggiungete anche il riso e il restante vino e continuate a mescolare. 

Procedete come con un normale risotto, aggiungendo via via il brodo bollente che avete sul fuoco al riso e continuate finchè il riso non sarà cotto del tutto. 
Alla fine, quando il riso avrà raggiunto la cottura ideale, una spolverata di parmigiano e una noce di burro per rendere il risotto più cremoso: mescolate bene e servitelo caldo!
Il nostro era così.
Vi assicuro che si tratta di una ricetta davvero gustosa anche per chi non ama il sapore dolciastro della zucca, che viene neutralizzato dal gusto "boscaiolo" dei funghi! 
Statemi a sentire una buona volta: è davvero perfetta per queste sere autunnali!
Alla prossima,
Sabina     

giovedì 8 novembre 2012

Auguri nanetta! Giochi d'acqua per te

La nostra nanetta compie gli anni domani, e anche se siamo così distanti, il nostro cuore è in festa!  
Che ne dici, piccolina: festeggiamo con una bella ciambella... o meglio con una stampella?  
Questa storia è un po' lunga da raccontare: certo è che a me basta pensarci per sorridere, pensando a questi scambi di parole totalmente involontari che, freudianamente parlando, trovo invece assai significativi per la nostra nipotina

Quando ha compiuto gli anni il nanetto suo fratello, vi avevo parlato del parco giochi al Dolores Park. 
Oggi invece in onore della nostra dolcissima nipotina, vi mostrerò un parchetto per bambini che si trova su Valencia Street, tra la 19th Street e la 20th. Si tratta più che altro di un playground, ovvero di un piccolo spazio per bambini che scopro essere stato aperto nel maggio del 2012 grazie ad una donazione di 500000 dollari da parte della City Fields Foundation (qui per un approfondimento). 
A differenza delle giostrine che si trovano al Dolores Park, qui ci sono dei giochi ad acqua spettacolari
Immagino a questo punto i bambini in delirio, con gli occhi sbarluccicanti, e l'orrore delle mamme italiane, non so come mai...

Comunque eccovi qualche foto scattata qualche mese fa quando avevano chiuso Valencia Street al traffico e noi ci siamo passati in bicicletta.  
Questa è la strada libera dal traffico di domenica mattina.
 Lungo la strada vi erano concerti ed esibizioni varie, su pattini, skateboards, biciclette particolari. Ma di questo, vi parlerò prossimamente. Ho altre foto da mostrarvi.
Qui vedete il parchetto di Valencia Street con i giochi ad acqua
A noi questo posto piace moltissimo, perchè ci sembra un piccolo angolo di paradiso situato nel quartiere più antico della città - che si chiama Mission - nel quale i bambini possono divertirsi all'aria aperta e passare sotto a questi getti d'acqua, guardando il cielo sopra di loro.
Pare che i getti vengano attivati da un grande pulsante collocato al centro della struttura (devo andare a verificare). Altri getti d'acqua partono invece dal pavimento e pare durino ben 4 minuti. Anche questi vengono attivati da un grande bottone centrale
E infine, ecco il video che ho girato io all'esterno del parco:
video
Insomma, di posti per bambini - e per adulti che ancora un po' bambini sono - se ne trovano qui a San Francisco, e naturalmente la nostra ricerca non si conclude!
Chiudo, con un augurio per la nostra piccolina che compie gli anni
Che tu possa mantenere sempre il sorriso che hai sul viso e la forza che hai nel cuore! Ti vogliamo tanto bene, gli zii d'America
Alla prossima,
Sabina

martedì 6 novembre 2012

Buon onomastico!

Pare sia veramente arrivato il fatidico giorno delle elezioni: Barack Obama versus Mitt Romney, e noi tutti qui a guardare, in trepidante attesa del risultato. 
Ma visto che non abbiamo diritto di voto e quindi non abbiamo parte attiva nella questione, ci lasciamo andare ad altri ragionamenti di carattere decisamente più italiano. 
E parliamo un po' di santi e onomastici visto che oggi a San Francisco festeggiamo san Leonardo!
Ho scelto per l'occasione una foto tratta dal sito del Comune di Monopoli (ecco qui la fonte) che ritrae la cripta di San Leonardo, XIII secolo. Un altro dei tesori nascosti della nostra bella Penisola che merita di essere esplorata tutta!
Festeggiamo san Leonardo nel senso che a casa nostra si festeggia! Stiamo pensando di andare a cena fuori questa sera per provare il sushi in uno dei locali più rinomati della città. Ci pareva una buona occasione...
Io però oggi mi chiedevo se qui in America saprebbero rispondere ad una mia ipotetica domanda: "Sai che cosa significa onomastico?". Presumo che i cristiani cattolici lo saprebbero dire, ma chissà se ne festeggiano la ricorrenza, se fa parte delle loro usanze insomma.  
In alcune regioni d'Italia mi risulta che l'onomastico sia ritenuto addirittura più significativo del compleanno, a sancire l'importanza della protezione dei santi. Questa cosa mi è sempre sembrata strana perchè mi pareva che ricordare il giorno della nascita fosse più importante che ricordare il motivo cristiano all'origine della scelta del nome, sempre che il nome facesse davvero riferimento ad un santo. 
Non posso evitare di pensare al medioevo, quando il susseguirsi dei giorni dell'anno liturgico era scandito da un lunghissimo elenco delle feste, dei santi appunto. Evidentemente siamo figli di questa cultura. 
E tutto sommato mi viene anche da pensare che non sia poi così sbagliato dare a tuo figlio il nome di una persona che si è distinta per il suo valore o per i suoi insegnamenti. 
In ogni caso, che sia stato un santo o che non lo sia stato, credo possano esserti d'esempio il nome e la storia di chi prima di te ha portato il tuo nome. 
E penso sinceramente che se un giorno mio figlio/mia figlia dovesse chiedermi perchè abbiamo scelto per lui quel nome, vorrei potergli dare un buon motivo, diverso dal "Perchè ci piaceva!", un motivo che lo possa rendere orgoglioso e che comunque lo incoraggi a dare il meglio di sè nel mondo, anche se in realtà, questo dovrebbe succedere indipendentemente dal nome che uno porta.
Voi che ne dite?
Alla prossima,
Sabina
P.s.: ah, a proposito, buon onomastico, Leonardo! =)
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