martedì 25 settembre 2012

Preparare un addio al nubilato dall'America

Mica facile trovare tutto il necessario per organizzare l'addio al nubilato per la propria cugina pugliese, specialmente se ci si trova dall'altra parte del mondo. Come in tutte le cose, la distanza offre vantaggi e svantaggi: innanzitutto la comunicazione con le altre due testimoni è rallentata dal fuso orario che interpone 9 ore di differenza tra San Francisco e l'Italia. Se quindi non si resta alzati fino a tardi, ogni notizia, anche la più importante, viene necessariamente comunicata il giorno successivo. Succede allora che, mentre sei distesa sul letto, pronta ad abbandonarti beatamente al sonno, il tuo telefono si illumina improvvisamente e in chat ti compare la bella frasetta: "Hei, ci sei?". Parole terribili che ti fanno rabbrividire quando i tuoi occhi vorrebbero solo serrarsi fino a mattina. Il tuo cuore però ti spinge a rispondere; sai che l'organizzazione deve procedere e quindi decidi di immolarti alla patria e di rimanere sveglia fino a notte inoltrata. Il tutto, con qualche scompenso il giorno successivo. 
Tra i vantaggi del trovarsi negli Stati Uniti, c'è sicuramente l'accesso a un mercato delle feste che in Italia non raggiunge sicuramente gli stessi livelli. 
A Chinatown, il quartiere cinese di San Francisco abbiamo trovato:
- una tiara brillantinosa simile a quella che vedete qui a fianco (alla quale ho poi cucito il velo acquistato successivamente in Italia); 
- uno scettro brillantinoso.
Non vi dico quanta pazienza ha avuto Leo mentre io prendevo in mano queste venti tiare (che a lui sembravano perfettamente identiche e che ai miei occhi identiche non apparivano affatto) e le confrontavo, citando pregi e difetti di ognuna. Santo uomo!  
Vicino casa, in un negozio specializzato nella vendita di oggetti per le feste, abbiamo trovato invece dei modesti occhiali con lenti arancioni e montatura brillantinosa. Non mi dilungherò comunque sulle ore trascorse nel negozio, che offriva un'ampia varietà di occhiali - e non solo.
Sull'Amazon americano invece, ho preso una borsetta a forma di cuore in velluto rosso: quella che vedete qui a destra.
E per finire, al Fisherman's Wharf ovvero nella zona del famoso Pier 39 - il molo che attira migliaia di turisti per i leoni marini perennemente spaparanzati al sole sulle banchine di attracco delle barche - ho trovato un bellissimo grembiule giallo e rosso di San Francisco. Penso che un souvenir di più basso livello non lo avrei potuto trovare; ma d'altronde serviva da travestimento per la cugina che ben presto dovrà entrare nella parte... della casalinga a tempo perso.
Estremamente caloroso il pubblico barese che ha partecipato con grande entusiasmo all'evento. 
Non sono mancati commenti di ogni genere - ma solitamente scoraggianti - sulla scelta di sposarsi. Non sono mancati i colpi di clacson di quelli fermi in macchina che ci vedevano sfilare per la città capeggiate da questa sorridente donzella con occhiali fashion e veletto sulla testa.
Addirittura, ci hanno fermate più volte chiedendo di poter fare una foto insieme alla protagonista. 
E destino ha voluto che incontrassimo pure un gruppo di americane in vacanza che, ricevendo risposta alla domanda "What's going on here?", hanno subito iniziato a urlare e a saltare dalla contentezza: evidentemente hanno creduto di poter finalmente assistere ad un evento tipicamente italiano (???) e logicamente non si sono tirate indietro dal farsi fare una foto insieme alla festeggiata. 
Insomma, nonostante la vergogna iniziale, la cugina si è fatta fare proprio tutto: prova di cucito, geografia, canto, proverbi e via di figuracce a non finire nel cuore di Bari che di sabato sera era veramente popoloso. 
Quel che posso dire è che preparare un addio al nubilato dall'America non è cosa facile, ma le soddisfazioni che si hanno poi sono proprio tante!!! Specialmente gli abbracci in successione che seguono l'incontro a sorpresa tra due cugine che non si vedevano da qualche tempo ripagano di ogni momento impegnato nel realizzare tutto questo... e rimangono incisi nel cuore.
Alla prossima,
Sabina

lunedì 24 settembre 2012

Maledette convenzioni

In molti casi, al nord come al sud dell'Italia, ci si trova davanti alla fatidica questione del "Dobbiamo farlo, perchè SI FA COSì". Pensiamo che non si possa fare altrimenti, che non ci siano vie d'uscita perchè... "Perchè si fa così". 
Quindi finiamo col lasciare che siano le convenzioni a guidare le nostre scelte e che sia quello che "si deve fare" a scegliere per noi; arriviamo a pensare che non ci si possa davvero fare niente. Noi italiani - spesso e volentieri (ma fortunatamente non sempre, e non in tutti i casi) - non riusciamo a dire veramente di no a queste maledette convenzioni che limitano (o delimitano) il nostro libero arbitrio!
Beh, io mi chiedo come sia possibile che nel 2012 siamo ancora a questo punto. Mi chiedo come sia possibile che ancora oggi le nostre decisioni siano condizionate da ciò che gli altri diranno, da ciò che gli altri penseranno e che si viva impigliati in questa diabolica rete. Ma possibile che ancora non riusciamo a liberarci da tutto questo?  
Mi sembra che a volte ci troviamo, anche involontariamente, a percorrere una via che qualcun altro ha segnato per noi. Ma questo succede perchè in qualche modo siamo noi a lasciare che sia così; non abbiamo la forza - o il coraggio? - di intraprendere un nuovo cammino che vada nella direzione che noi scegliamo per noi stessi, un cammino che assecondi le nostre aspettative, indipendentemente da ciò che gli altri ne penseranno.  
Sinceramente io penso che il bello consista proprio in questo: nel decidere di percorrere una propria strada, quanto più alternativa possibile, nel costruire un cammino che lasci una traccia indelebile ma unica nel suo genere. Se dovessimo seguire le orme altrui, le nostre impronte finirebbero con l'essere celate dall'ombra di qualcuno che è passato di lì prima di noi.    

La nostra libertà di scegliere vada quindi contro il limite segnato dalle convenzioni!
Alla prossima,
Sabina 

giovedì 20 settembre 2012

Din-don-dan


Le campane vibrano, e il loro suono si spande nell'aria, rimbalza da una finestra all'altra respinto dalla trasparenza dei vetri, e poi sale, scende, e sale di nuovo, attraversando quelle strade di ciottoli grigi, e ripercorrendo, più e più volte, insaziabile, quei vicoli medievali in cui lo sguardo si perde.

In America le campane non scandiscono le ore, nemmeno di domenica. Un suono che mi manca quando sono lì, al di là dell'Oceano, forse perchè il mio orecchio è abituato a sentirle. Ma ora chiudo gli occhi e me le godo tutte... respirando l'aria italiana a pieni polmoni.
Alla prossima,
Sabina

martedì 18 settembre 2012

Il piacere di un incontro

Pensavo oggi che è strano incontrare per caso le persone, scendere in strada e trovare qualcuno che non vedevi da tempo, così, senza un reale appuntamento, semplicemente perchè succede... 
Succede che se sei vissuto per 30 anni nello stesso quartiere, nella stessa città, in qualche modo, "un giro te lo sei fatto", diciamo... e quindi cammini per strada e... toh, incontri qualcuno che conosci. Toh, incontri qualcun altro che conosci: un ex-collega che con te ha condiviso una parentesi museale, il fratello di un'amica che come una saetta ti supera in bicicletta e quasi non ti riconosce, la sorella di un'amica che torna indietro dopo averti avvistata da lontano, l'amica di cui hai incontrato la sorella, che crede che tu sia una sorta di visione o di sua proiezione mentale perchè non si aspetta che tu sia lì dove ti trovi, seduta al tavolo di una gelateria artigianale che è lì da sempre, un amico di amica che ti svela come superare un esame singolo, una vicina alla fermata dell'autobus - che la vedi e pensi che sia tanto invecchiata ma naturalmente non glielo dici perchè non sta bene, un'altra vicina che non incontrarla sarebbe stato impossibile visto che se ne sta di vedetta sulla prua del suo terrazzo giorno e notte. 

Ecco, tutto questo non ti succede quando sei in America da qualche mese. Perchè non conosci nessuno e nessuno per strada ti ferma e ti chiede: "Come va?".

A San Francisco mi sono abituata al silenzio delle strade. 
Mi sono abituata ai sorrisi offerti dagli sconosciuti. 
Mi sono abituata alla ricerca di un volto noto lì dove sapevo di non poterlo trovare.

E ora all'improvviso, riscopro il piacere di un incontro...

giovedì 13 settembre 2012

Macchinina bianca e blu, dove vai?

La vedete questa macchinina qui accanto, ferma allo stop? 
Sì, questa bella macchinina bianca e blu con le lucette gialle dietro, dico. 
Ecco, in questa bella macchinina, piccola e silenziosa, si muove quatta quatta la polizia municipale di San Francisco.
Dovete sapere che in città ci sono diversi tipi di parcheggi: 
- i mega parcheggi a pagamento generalmente costosissimi collocati all'interno di edifici immensi pensati a questo scopo;
- i parcheggi a pagamento generalmente costosissimi lungo le strade (e ogni posto ha la sua macchina-mangia-monete per il pagamento); in alcune zone, nelle più turistiche, sono 0.25$ per 4 minuti di sosta;
- e poi ci sono i parcheggi gratis per un tempo determinato (1-2 ore) con sosta vietata in alcuni giorni della settimana per la pulizia della strada.  Tra l'altro, il giorno per la pulizia della strada cambia da un lato all'altro della strada, quindi attenzione ai cartelli sui marciapiedi quando verrete a trovarci.
Vi chiederete se in questi ultimi parcheggi, quelli sulla strada, che sono i più convenienti e quelli che infatti vanno più a ruba, si usi il disco orario sul cruscotto per indicare il momento dell'arrivo dell'auto. Anzi, non ve lo chiederete, lo darete assolutamente per scontato perchè penserete: "Beh, altrimenti come fanno i vigili a vedere quanto l'auto è arrivata?".
Vi dico subito: "Nessun disco orario nelle auto". 
E allora voi penserete: "E quindi? Come fanno i vigili a controllare se sono passate le due ore di sosta?". 
Vi rispondo così: "Secondo voi a cosa serve la bellissima quanto piccolissima e silenziosissima macchinina bianca e blu che vedete qui sopra?".  
Non che la macchinina serva solo a questo... ma tra le varie funzioni che ha, c'è anche questa. 
Ebbene sì, la suddetta macchinina diabolica è guidata da un vigile che gira per le strade alla ricerca di una vittima sacrificale. Viaggiano come avvoltoi per cercare di beccare chi ha lasciato l'auto ferma più a lungo del tempo concesso e, probabilmente con un satellitare o con che so che, sono consapevoli della disposizione delle auto nelle singole vie, anche le più sperdute!  
Passato il tempo, se la disposizione dell'auto rimane invariata, scatta la multa. E vi assicuro che scatta alla velocità della luce! 
Quindi, come salvarsi?
Si può spostare l'auto entro il tempo di sosta concesso e, ogni ora o ogni due (questo dalle 8 alle 20 circa) bisognerebbe cambiare posto all'auto. Basta spostarla anche di qualche metro, trovando un altro posto!
Più facile è la questione relativa ai parcheggi a pagamento: appena scade il tempo per cui si sono versati chissà quanti soldini nell'apposita macchina-mangia-monete, questa si illumina di rosso con una scritta lampeggiante che recita "EXPIRED"... una parola che solo a scriverla mi vengono i brividi. E quando un parcheggio è... per così dire... spirato - e pace all'anima sua - ecco che la macchinina bianca e blu si avvicina come un avvoltoio e... TAC, multa. 
Qualche mese fa, mentre giravamo alla ricerca di una casa, avevo parcheggiato l'auto in salita nel quartiere di Castro. Eravamo scesi a parlare con l'inquilino che voleva subaffittare il suo appartamento nel mentre che lui era in viaggio; tutto questo, all'insaputa del vero padrone, un greco con occhiale nero e giacca scura che è magicamente comparso sotto casa prima del nostro arrivo, neanche se se la sentisse... 
Fatto sta che mentre spiegavamo all'indiano che noi non volevamo fare le cose sporche, che volevamo stare nella sua casa avendo il consenso del padrone, l'indiano si ferma di punto in bianco e ci chiede: "Ma è vostra quell'auto lì?". 
Ci giriamo e vediamo che la maledetta macchinina bianca e blu è appostata accanto alla nostra auto noleggiata. Io mi fiondo verso la vigilessa seduta nella sua bella macchinina bianca e blu e gentilmente le chiedo: "Ci sono dei problemi?". 
Classica goccia di sudore che scendendo lungo la tempia si congela.
La vigilessa, una donna corpulenta di colore, mi guarda dritta negli occhi e sento che dice al microfono (sospeso alla Micheal Jackson davanti alla sua bocca): "Cancella la multa. C'è qui la signora". 
Io ammutolisco. 
Lei mi guarda e dice: "Sa che bisogna girare le ruote dell'auto in salita?". 
A quel punto so che devo rischiare il tutto e per tutto. Allora la guardo con occhi grandi da cerbiatto ed esclamo: "Mi scusi tanto, non lo sapevo...". 
Lei mi guarda pietosamente, mi saluta e se ne va. 
Pena scampata! E quanti soldi risparmiati! Sì, perchè le multe a San Francisco sono piuttosto salate.... Se non ci credete, chiedetelo pure ai nostri amici trevigiani... sì, sì, proprio loro, quelli che ci sono venuti a trovare nel mese di luglio: The Hamlets, insomma. Così come li ho soprannominati or ora. Loro vi diranno la verità, tutta la verità, su questa infame faccenda.
Alla prossima,
Sabina 

domenica 9 settembre 2012

Torniamo a parlare d'America: cena italiana a North Beach

San Francisco, North Beach
Ieri sera sono stata a cena fuori con amici italiani e un nuovo amico messicano in un locale proprio nel cuore del quartiere italiano di San Francisco, North Beach. 
Proprietario calabrese ma cresciuto a Roma, basso, cicciotto, con una camicia rosa che faceva un po' di difficoltà a chiudersi, le maniche tirate su fino al gomito, che se lo avesse visto la mia professoressa di italiano delle medie lo avrebbe subito rispedito a casa. Ma questa è tutta un'altra storia... 

Il ristorante è davvero splendido: si trova al piano terra di un edificio collocato in una posizione centralissima, ad un incrocio tra tre grandi strade piuttosto trafficate. L'edificio si sviluppa sul marciapiede al centro tra due delle strade che confluiscono nella terza. Il locale è ad angolo ed è squadrato, per dentro e per fuori! Ha un piano terra molto luminoso, con una costellazione di lucette che si riflettono sulle grandi vetrate sui tre lati, pareti rosa pastello all'interno, una tela di grandi dimensioni che trae ispirazione dalle opere botticelliane messa sulla scala con folta ghirlanda verde che conduce al piano superiore. 
E per finire: 
un grande schermo di una televisione che trasmetteva un capitolo della saga di Peppone e Don Camillo con sottotitoli in americano. 
Un bel posto insomma, curatissimo nel dettaglio!

Le aspettative di noi italiani: ritrovare (o far conoscere al ragazzo messicano) il gusto di una bruschetta e di una buona burrata con prosciutto crudo, di cui si sentiva un po' la mancanza, lo ammetto, e poi, mangiare una pizza sottile, finalmente.  

Le aspettative degli americani presenti nel locale. Ecco, su queste mi sono interrogata...
Sì, perchè ho avuto la netta impressione che più che altro lì si cercasse di vendere un'idea: l'idea di trovarsi in un posto sinceramente italiano. Mi spiego meglio... 
In Italia non credo di aver mai visto camerieri sardi, milanesi, lombardi così loquaci, così predisposti a dare parola a chiunque - e spesso in italiano, incomprensibile ai più - urlando a squarciagola attraverso un locale popolato e popoloso per comunicare,  o pronti a scandire ad alta voce i nomi dei piatti con un sottile piacere, visibilmente riconoscibile sul volto, pronunciando quelle parole con fare teatrale. Non ho mai visto in Italia camerieri così cordiali, disposti a fare fotografie ai tavoli insieme al proprietario, a mettersi in posa con un gruppo di clienti americane - tutte biondo platino, con i capelli perfettamente pettinati, un trucco perfetto, un corpo perfetto - imbizzarrite per un addio al nubilato. E raramente ho visto in Italia baci e abbracci all'ingresso, strette di mano per chi se ne andava. 
Insomma, tutto mi è sembrato un po' "esageratamente italiano"... Non era un atteggiamento fastidioso, anche se i camerieri ci hanno chiesto circa un centinaio di volte se tutto andava bene, ma era diciamo... un po' strano per chi dall'Italia proviene e sa come in Italia funziona. 
Probabilmente nei posti accalappia-turisti in Italia facciamo le stesse cose e pur di avere una massa informe di clienti, con tanti soldi in tasca pronti per essere spesi, siamo disposti a trasformarci nel suonatore-di-mandolino-strimpella-canzoni-italiane-di-cinquanta-anni-fa o nel gondoliere-ammaliatore-canticchia-motivi-conosciuti-da-tutti. 
Fatto sta che ad un certo punto io a questi americani avrei proprio voluto dire: "Guardate che non siamo tutti così!!!! Uff". 
Chicca finale sul sito del locale: una bella canzone di Pino Daniele di sottofondo. Ah, par carità!
Alla prossima,
Sabina
P.s: il prosciutto però era proprio buono.

sabato 8 settembre 2012

Quando sei a un bivio

Quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c'è speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all'erta. 
T. Terzani
Non sono affatto sorpresa di sentirmi perfettamente in sintonia con queste parole di Terzani... un grande uomo, come ce ne sono stati e ce ne sono pochi, che ha saputo lasciare una traccia indelebile nel mondo e in chi lo ha conosciuto personalmente o attraverso i suoi scritti.
E questo è un frammento delle sue considerazioni sulle scelte e sull'opzione discesa/salita.
Grazie Tiziano. 
Quanti pensieri generano e hanno generato le tue parole sempre così ben scritte.
Alla prossima,
Sabina

venerdì 7 settembre 2012

Pensiero del giorno

Ho pensato che a volte ci capita di puntare basso, di scegliere di mirare verso la versione low-profile, mi viene da dire.

Ecco, quello di cui invece oggi sono fermamente convinta è questo: 
nelle scelte importanti, quelle che contano veramente - quindi non quelle del tipo "Meglio cibo cinese o giapponese stasera a cena?" - bisogna fare solo una cosa: ascoltare il proprio cuore, l'istinto, che ci indica - a volte anche poco chiaramente, purtroppo - la direzione giusta. 

Mi è capitato a volte di riconoscere che un'opzione fosse più attraente e stimolante, ma il pensiero che fosse anche la più difficile da realizzare mi bloccava. 
Mi chiedevo allora da cosa dipendesse questa paura e ho capito che si trattava della paura di cadere, di farsi male, di fare la scelta sbagliata e magari di non potere tornare indietro. 
Ho pensato allora che a volte si sceglie la via che sembra in discesa, quella che in apparenza si mostra come la più comoda e la meno rischiosa sotto molti punti di vista, quindi forse la più scontata. 

Eppure io ancora credo che la via che riconosciamo come più affascinante, quella che sentiamo che ci ammalia-ci stuzzica-ci rapisce allo stesso tempo, sarà quella che poi ci offrirà le maggiori soddisfazioni!  

Insomma, ho come l'impressione che gli americani in questo siano molto più avanti di noi: di ottimismo loro ne hanno a palate e quel Yes, you can mi pare riuscisse a rendere, con sole tre magiche parole, la vera essenza di questo concetto tutto americano.
Noi europei invece, a mio giudizio, spesso ci fermiamo ancora prima di aver tentato. Mi pare che coviamo dentro una pesantezza innata e questo spirito positivo ci risulta estraneo, del tutto o comunque lontano anni luce dal nostro essere (alcune eccezioni a parte).

Io però mi sono convinta di una cosa:
Se vogliamo davvero volare,
per prima cosa dobbiamo togliere le zavorre dall'anima!

E con questa perla di saggezza vi saluto, vi auguro un fantastico weekend di riflessione/azione e aggiungo solo...
Alla prossima,
Sabina

giovedì 6 settembre 2012

Curiosità

Quando la curiosità trova soddisfazione nella lettura, 
il pensiero si dilata, 
si espande 
e diventa ricchezza del cuore.

mercoledì 5 settembre 2012

Tanti auguri alla mia mamma!

La mia mamma vive oltre l'Oceano, ma la distanza che ci separa non è reale. Insomma, quello che voglio dire è che l'Amore vero supera ogni distanza, e l'Amore che lega una mamma a un figlio, e viceversa, è davvero per sempre. 
Non so ancora cosa significhi veramente essere mamma, ma so cosa significa essere figlia, e mai come ora ho sentito la forza di un Amore che non ha confini, che è tenacia, coraggio, fiducia, tenerezza, tutto insieme. 

E oggi che è il compleanno della mia mamma, io mi sento elettrizzata e pronta ai festeggiamenti come se fossi a casa, dall'altra parte dell'Oceano. 
Così, per prepararmi bene all'evento, ho preparato una torta... Sì, perchè io ho sempre preparato la torta per il compleanno della mia mamma e quest'anno non voleva essere un'eccezione! 
La distanza fisica non mi spaventa affatto. 
L'unica controindicazione - che per certi versi è però un vantaggio per noi californiani adottivi - è che siamo solo in 2 a potercela pappare la TORTA DI MELE.
Tanti auguri, mamma! 
Sai che presto il mio abbraccio colmerà anche la distanza fisica che ora ci separa!
Sabina

martedì 4 settembre 2012

Chi è Poldo e che lavoro fa

La Casetta delle Idee si aggiudica il primo premio nel concorso "Indovina un po' chi è Poldo?". 

Bravi i nostri ragazzi: ce l'avete fatta!!! 

Poldo durante il giorno fa proprio questo: si aggancia alla pentola e regge il mestolo (o il cucchiaio) che si usa per mescolare il cibo in cottura. Così insomma...
 Bravo, eh?
Sì, questo è quello che fa di giorno, mentre Italo tiene il tempo.
Per quel che riguarda la notte... beh, ancora lo devo capire! 
So solo che stanotte ci siamo dovuti alzare a controllare... un baccano incredibile proveniente proprio dalla cucina ci ha fatto preoccupare non poco. Leo si è alzato, è  arrivato in cucina, si è fermato lì davanti a loro... e più niente. 
Capito i furboni?
Alla prossima,
Sabina  

domenica 2 settembre 2012

Il fratello di Italo: Poldo

Ebbene sì: finalmente Italo, mon amour non è più solo in cucina! 
Il fratellino tanto atteso, è arrivato. 
Vi dirò la verità: Italo continuava a tormentarci per avere un fratellino, e noi non sapevamo più che fare. Per mesi ci siamo inventati scuse di ogni tipo, ma lui persisteva... la condizione di figli unici, se non è ben accetta, può essere insopportabile. E Italo evidentemente di rimanere solo non ne voleva sapere. Si lamentava costantemente ed era impaziente di condividere la casa con qualcuno. 
Così abbiamo deciso di accontentarlo. Anche perchè, un timer non contento, non lavora bene, ve lo assicuro! Si perde i minuti per strada, suona troppo poco o troppo a lungo, sbuffa... insomma, non si può proprio sopportare. 

E così, eccolo qui, contento come una Pasqua insieme a Poldo, il suo fratellino adottivo, che ha fatto il suo ingresso nella Maison Jaune solo qualche giorno fa.
Vi presento: Poldo.
Che qui vedete ritratto insieme al fratello maggiore, Italo.
 
Quanto sono carini insieme, eh? 
Ora penso proprio che ne vedremo delle belle in cucina, ma io sinceramente sono più tranquilla così: Italo è in ottima compagnia e Poldo è un maialino vivace ma anche molto paziente, perchè... diciamolo... rispetto a Italo, è molto più elastico e resistente! E ci voleva proprio uno così accanto a Italo, che è un po' rigidino. 
Capito di che si tratta?
Attendo le vostre proposte.
Sabina 
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