mercoledì 27 giugno 2012

Nord versus sud e una partita di pallone!

Sono tutti curiosi di sapere com'è la vita in America e tutti vogliono sapere generalmente che differenze ho riscontrato con l'Italia. Ma la cosa buffa è che ogni volta che io scendo in Puglia, vedo l'abisso che separa il nord dal sud, e mi sconvolgo ogni santa volta. Forse non serve andare così lontano per trovare delle differenze...
Un piccolo esempio: la partita di calcio giocata dalla Nazionale vista l'altra sera a Bari. 
Apro solo una piccola parentesi: io del calcio non mi interesso molto, per cui devo ammettere di non aver guardato nessuna partita degli Europei a Padova quest'anno e negli ultimi anni. Semplicemente, mi faccio dire il risultato il giorno seguente, giusto per saperlo, per un principio di "cultura generale" in cui ancora credo. Non sono una grande tifosa di calcio e, sinceramente, non me ne vergogno. 
Fatto sta che a Bari guardare una partita di calcio è più che altro un'esperienza di vita, e io non me la sono proprio sentita di lasciarmi sfuggire questa grande occasione!
E fu così che mi feci trasportare dall'emozione e mi lasciai solleticare da quella atmosfera frizzante che si percepiva sin dalla mattina. Ogni tanto durante la giornata partiva un colpetto di tromba, quasi a ricordare l'importante impegno della serata. Bandiere ovunque, su ogni terrazza... addirittura file di bandiere lungo la strada nei pressi della stazione. Cappelli tricolori, bandierine che sventolavano nelle mani dei bambini. Mio papà per scaramanzia se n'è andato in giro tutto il giorno con la maglia dell'Inghilterra addosso, attirando naturalmente le ire funeste di tutti i tifosi italiani.
Insomma, a sera, tutto era pronto per l'inizio della partita. La mia famiglia si è piazzata davanti alla tv, in rigoroso silenzio. E tutta la città, al fischio dell'arbitro, si è zittita... Io, sorridendo tra me e me, immaginavo tutto il popolo italiano incollato alla televisione, tutte le famiglie riunite nelle proprie case per tifare insieme la Nazionale. Pareva che fossimo tutti sospesi in uno strano clima di agitazione mista a paura. Forse non volevamo rimanere delusi! 

Primo e secondo tempo sono passati veloci con pop corn e patatine che per la prima volta vedevo entrare nella casa della zia e che infatti erano stati acquistati dal partito tifoso maschile che si era diretto appositamente verso l'unico supermercato aperto in periferia di domenica pomeriggio, non curante del sole a picco e dei 36° di temperatura
A un certo punto, durante la partita, una ciotola piena di cozze è volata in aria; la cosa ha generato qualche secondo di scompiglio e ilarità - a scapito della povera cugina colpita, ahimè - ma assai prontamente le zie meno interessate al match hanno ripulito tutto e gli sguardi di tutti sono tornati alla tv. 
Verso la fine del secondo tempo però il partito tifoso più giovane - che si aggirava tra l'1 e i 5 anni - ha cominciato a lamentarsi. Fu così che i pupi furono riportati a casa stanchi e, persa una metà consistente della famiglia, l'altra metà rimase sul divano per i supplementari e i rigori. A quel punto la sfida coinvolgeva anche le numerose di zanzare assetate di sangue che con la magica racchetta acchiappa-bestie-volanti, che ogni tanto veniva strisciata sullo schermo della televisione alla ricerca di un cadavere da sacrificare, venivano sconfitte una dopo l'altra. 
Fiato sospeso durante i rigori. Pensieri pronunciati ad alta voce. Predizioni varie. Mani alzate. Silenzi. Urla. Vittoriaaaaaaa! 
Che fantastica esperienza... vedremo se Padova domani sarà altrettanto carica di entusiasmo!
Alla prossima,
Sabina     

martedì 26 giugno 2012

Da San Francisco a San Francesco beach: riflessi e riflessioni

Bari - San Francesco beach
Rientro da un weekend lungo nella terra di Federico II, da un lungo viaggio in treno che mi ha portato ad attraversare lo stivale per arrivare lì sul tacco, dove il mare incanta sempre con i suoi riflessi e la mente si perde altrettanto frequentemente in lunghe riflessioni, stordita dal copioso fluire dei ricordi...

La Puglia mi aspettava da tempo e mi ha accolta, come sempre, a braccia aperte, con larghi sorrisi e tanto calore. 
Del resto, una parte importante della mia famiglia vive lì e per me, tornare a Bari, significa ritrovare non solo la mia famiglia con tutti i suoi abbracci e i suoi baci, ma anche recuperare i pezzi di un puzzle che ricostruisce la mia stessa vita. 
Ad ogni luogo lego un milione di ricordi di varia natura, che mi hanno visto protagonista sin da piccina: avevo 3 mesi quando sono arrivata in treno da Padova per la prima volta per conoscere i miei nonni, gli zii e i cugini, curiosi di incontrare la prima nipotina femmina nata a 800 km e più di distanza. 
Ogni ritorno diventa per me l'occasione per ripensare a tutto quello che ho vissuto in Puglia, in questa terra che, chiudendo gli occhi, rivedo accendersi con il rosso della sua terra, il verde degli interminabili filari di ulivi, l'azzurro del suo limpido mare, il turchese del cielo e il bianco candido delle nuvole di passaggio e ancora il giallo delle aree incolte. 

Quest'anno però mancava l'abbraccio della nonna a stringermi forte al mio arrivo e alla mia partenza, mancavano i suoi sorrisi e le sue lacrime di gioia nel rivedermi, mancavano le sue parole e i suoi sguardi attenti a tavola quando non si poteva sfuggire all'arrivo di una cucchiaiata aggiunta di pasta o sugo proveniente dal suo piatto. Mancava la sua espressione compiaciuta nel vedere che facevo la scarpetta col pane di semola e che gustavo il piatto di orecchiette preparate con tanto amore la mattina stessa. Mancava il suono della sua voce che attraversava le stanze. Mancavano i suoi ordini precisi in cucina. 
Ogni ritorno si fa sempre più difficile senza di lei, che della nostra famiglia è stata il fulcro vitale. Ci siamo stretti in un forte abbraccio che voleva forse colmare quel vuoto che sentiamo, dimostrandole ancora quanto lei sia importante per ognuno di noi, e quanto sia presente nella nostra vita, nelle cose che facciamo e che affrontiamo giorno dopo giorno. 
Cara nonna, ci manchi e ci mancherai sempre...
Sabina

domenica 17 giugno 2012

Ma che tempo fa lì?

San Francisco - Alta Plaza Park
Una domanda ricorrente che mi viene posta su San Francisco è questa: "Ma che tempo fa lì?". 
Quando sono arrivata in California per la prima volta due anni fa, mi aspettavo di trovare sole perenne, cielo sempre azzurro, lunghissime spiagge con i bagnini alla Baywatch e giovani bionde mozzafiato in bikini con i roller che correvano sul lungo-oceano. Avevo evidentemente un'immagine della California derivata dai film visti in tv. 
Invece, vi devo svelare un segreto: spesso e volentieri, i film californiani che arrivano in Italia sono ambientati nel sud del Paese, quindi a Los Angeles, San Diego... lì potrete effettivamente trovare tutto ciò che della California ci immaginiamo! Per lo meno, visto che ho visitato rapidamente Los Angeles, Santa Monica e Venice Beach due anni fa, posso dirvi che lì si trovano la classica lunghissima e larghissima spiaggia di sabbia chiara, i big-gym con le loro belle canottierine attillate dai colori sgargianti che mostrano tutti i loro muscoli ben oliati, le donzelle mezze nude che mettono in mostra tutto ciò che hanno sulla strada che corre lungo la spiaggia, gli skaters che volano sui loro skateboards esibendosi entro piattaforme realizzate appositamente e poi, musica, tanta musica ovunque. 
San Francisco - Ocean beach
San Francisco invece è piuttosto lontana da tutto questo, anche se non manca la spiaggia gigante sull'Oceano.
San Francisco - Ocean beach






A quanto pare, ci vanno le famiglie meno abbienti che, in mancanza di giardino privato, trascorrono il pomeriggio al mare durante il weekend.  Non mi pare poi un'idea così malvagia, no? 
Si portano dietro tutto il necessario e trascorrono del tempo all'aria aperta con un bel sole e tanta sabbia a disposizione dei bambini. E alla spiaggia si arriva in venti minuti circa dal centro della città e non ci sono problemi di traffico - scordatevi quindi gli incolonnamenti paurosi da weekend estivo in direzione Chioggia-Sottomarina e dintorni!

Comunque, per tornare al discorso sul tempo atmosferico, il mese scorso vi raccontavo che a San Francisco il tempo può essere differente da una parte all'altra della città, quindi è bene scegliere il quartiere giusto per avere sempre il sole. Pur essendo sullo stesso parallelo di Napoli, il clima qui è completamente diverso soprattutto perchè spesso si alza un vento freddo - che ci hanno detto proveniente dall'Alaska - capace di rendere frizzante anche l'aria di una giornata super calda e super assolata. Anche se in realtà, non tutte le zone sono battute dal vento. Nel quartiere di Noe Valley, sembra incredibile a dirsi, ma alle 3 in punto di ogni santo pomeriggio, il vento arriva e gli alberi, che fino a qualche momento prima se ne stavano immobili al sole, vengono improvvisamente esposti alla forza bruta del vento che sbatte le loro chiome da una parte all'altra. 
Vento a parte, comunque non ci si può lamentare del clima: il sole scotta, il cielo è generalmente limpido e di media siamo sui 20° C (68° F per i locali!). E siamo ancora in primavera... A quanto pare, l'estate arriverà tra settembre e novembre, per cui vi saprò dire come andranno le cose nella nuova stagione! Diciamo che per il momento sembra di stare in montagna e quindi continuiamo a girare con le nostre felpette addosso!
San Francisco - Baia
Di certo con le temperature attuali, io il bagno nell'Oceano non me lo farei mai,  non solo per quegli simpatici squaletti che si aggirano anche per la Baia! Eppure io ho visto con i miei occhi questa signora anziana che è arrivata in spiaggia con il suo trolley, si è spogliata e con il costume intero e la sua bella cuffietta si è immersa nell'acqua. Io ero allibita e lo sono tuttora al solo pensiero. Ha saltellato un bel po' nell'acqua ma è comunque resistita. Poi è uscita, ha preso dal trolley l'asciugamano, si è asciugata e rivestita e se n'è andata tranquilla. Ancora non mi capacito del suo coraggio. Perchè io ho provato a immergere i piedi nell'acqua ed era talmente ghiacciata che mi facevano male le piante dei piedi: mi pareva di essere entrata in una vasca piena di cubetti di ghiaccio! Quindi o si va a San Diego o non se ne parla.
Alla prossima,
Sabina

mercoledì 13 giugno 2012

Letto fatto!

Vi voglio raccontare una storia che risale a qualche settimana fa, chè di storie sulla California ne ho talmente tante in mente che potrei non smettere mai di scrivere.

Stavamo cercando un letto per la casa nuova, o meglio un materasso dimensione California King, grande abbastanza da far riposare anche un gigante buono, con le gambe e tutto!
Bene, dove andare a cercare un materasso in terra straniera? Scartiamo l'Ikea per il rapporto qualità prezzo e comincio a cercare su Yelp, lo stesso sito che mi aveva aiutato a scovare l'omino cambia olio qualche tempo fa, se ben ricordate. 
Con la parola chiave mattress, trovo che il top a San Francisco è rappresentato dal negozio Aladdin Rugs nel quartiere di Inner Richmond: addirittura 5 stelline su 5 di giudizio secondo 57 persone su 61. Rimango positivamente impressionata e comincio a scorrere i commenti (se volete condividere l'esperienza, ecco qua il link, a conferma di quanto dico: http://www.yelp.it/biz/aladdin-rugs-san-francisco). 
Pare che il proprietario sia un tale di nome Albert, che vende non solo tappeti orientali, ma anche materassi nuovi a prezzi incredibili. Tutti benedicono Albert, che è di origini francesi a quanto dicono i  commenti vari, e io comincio a pensare si tratti di una specie di santone produci-materassi.
"Albert è una persona fantastica!" - leggo.
"Albert mi ha venduto un materasso a 300$ e quando sono tornato a casa, ho visto che la stessa marca online costava 1000$. Albert è un grande!". 
Insomma, una lista infinita di commenti a dir poco esilaranti, tutti. 
E fu così che convinsi il marito ad andare a conoscere Albert. Naturalmente, dopo aver noleggiato un camion di 14 piedi per l'occasione, ovvero una cosa mastodontica bianca che con grande maestria il gigante buono è stato in grado di guidare togliendo solo mezza chioma a un albero in un parcheggio in retromarcia. Ciò che conta è che siamo arrivati sani e salvi a destinazione - cosa totalmente inaspettata da parte mia - ed eravamo pronti per l'importante acquisto. 

Davanti al negozio se ne stava un signore molto distinto con carnagione scurissima, capelli perfetti e occhi azzurri, che più azzurri non si può. 
Mi avvicino a lui dopo essere smontata dal nostro sobrio 14 piedi, che di certo non era passato inosservato, e dico: "Lei è Albert?". Lui mi guarda sorpreso. Stava parlando con un giovane che ho scoperto essere suo figlio. Mi risponde "Sì, sono io". Mi osserva alquanto perplesso. Credo non si spiegasse il fatto che una perfetta conosciuta conoscesse il suo nome. Lo guardo e gli dico che siamo qui per comprare un materasso. Allora sorride e vedo anche tutti i suoi bianchissimi denti, e aggiunge "Sì, venite con me". Io suggerisco di aspettare il gigante buono che deve parcheggiare quel coso da 14 piedi.
Scopro poco dopo che, a differenza di quanto scritto su Yelp da un americano, Albert non è affatto francese ma tunisino (che differenza vuoi che faccia per un americano? Veniamo pur sempre tutti dal vecchio Continente ed evidentemente, that's all!). 
Io mi sorprendo delle dimensioni del negozio: lo vedete qui nell'angolo a destra con alcuni materassi piazzati fuori.
Butto un'occhio dentro al negozio: minuscolo e soprattutto, pieno zeppo di tappeti ma di materassi neanche l'ombra! Ma Albert, con grande solerzia, ci conduce subito davanti a un garage poco più in là, apre la porta e comincia a tirare fuori materassi incelofanati. 
Con l'aiuto di un giovinastro, trascina i diversi materassi sul marciapiede e li butta per terra, sempre incelofanati. Poi ci guarda stupito del fatto che siamo rimasti inermi di fronte a questa scena e ci dice: "Provateli! Forza!". 
Lo guardiamo ancora con aria interrogativa ma lui non batte ciglio, quindi ci guardiamo tra di noi e ci capiamo al volo: "Non dire niente e buttati su questo materasso. E non badare al fatto che il materasso occupa tutto il marciapiede e che siamo in mezzo alla strada, per favore! Facciamo quel che ci dice."

Proviamo il primo, ma non ci convince: è troppo soffice; il secondo, il terzo. Riproviamo il secondo. Ne vogliamo uno abbastanza duro per le nostre schiene da ex pallavolisti. Passiamo da un materasso all'altro, sinceramente divertiti da tutta la situazione. 
Albert ci spiega le differenze tra uno e l'altro e ci racconta la storia delle singole marche. 
Risultato? 
Per 350$ torniamo a casa con un materasso matrimoniale dimensione Cal King, due materassi da mettere sotto a quello - in perfetto stile americano - con le doghe incorporate, e il sostegno in metallo per sollevare tutto da terra. Montiamo ogni cosa sul 14 piedi con l'aiuto di Albert, del giovinastro e del figlio che si intascano sorridenti i loro soldini.
Vi potreste chiedere, come abbiamo fatto noi al momento, come mai i materassi da Aladdin Rugs costassero così poco. A quanto pare Albert li compra dai negozi che tengono per un po' i materassi in esposizione e poi li rivende facendoci dei bei soldi. O  almeno così ci ha detto... Capito Albert?
Alla prossima,
Sabina

sabato 9 giugno 2012

Un altro punto di vista

Padova
Sono tornata a passeggiare tra le mie viuzze medievali, tanto agognate, tanto attese, tanto menzionate durante la permanenza estera, e all'improvviso mi sono accorta che i miei occhi ora notano cose diverse. 
Sono bastati un paio di mesi lontano da Padova perchè la mia percezione della vita, degli altri, delle cose cambiasse. 
Ieri per esempio ero ferma al semaforo: aspettavo che diventasse verde per proseguire. Osservavo la gente che attraversava la strada  o ferma all'angolo di Piazza Insurrezione, in attesa del verde per i pedoni. Mi sono stupita nel notare una certa omogeneità nel vestire, nell'apparire, nel camminare... "Ma come?" - ho pensato - "nemmeno un uomo nudo all'incrocio?". E ancora: "Ma dai! Tutti con le maniche corte! Che stranezza!". 
Sì, perchè a San Francisco questo non succede mai: c'è chi passa con shorts e infradito, seguito da qualcuno che porta il cappotto. Pare non ci siano criteri definiti per l'abbigliamento e sembra che ognuno faccia un po' come gli pare, senza badare troppo al fatto che se è estate "bisogna" vestirsi leggeri, mentre se è inverno va messo il berretto di lana. Passeggiando per la città quindi ti capita di vedere qualunque cosa. E se all'inizio questo un po' ti stupisce, specialmente se sei un'italiana abituata ad abbinare i colori, che sta attenta a non mettere insieme il nero e il blu, che evita il calzino bianco sotto al pantalone - il calzino bianco si usa solo in palestra, dai! - dopo un po' questa incredibile varietà ti sembra normale e finisce che ti stranisci nel vedere che tutti indossano abiti di cotone perchè fa caldo. 
In California ci chiedevamo a cosa fosse dovuta tanta differenza. Ci siamo risposti che forse la diversità nel vestire riflette la grande varietà etnica, per cui ovviamente un'americana d.o.c., abituata a convivere a San Francisco col vento gelido dell'Alaska, non si accorge nemmeno che l'aria è fredda e, vedendo il sole e il cielo azzurro, si mette i sandali e la canottiera; mentre una fijiana presente da quarant'anni in America non riesce comunque a indossare la canotta per uscire e quando fa proprio caldo, al massimo porta una maglia con la manica a tre quarti. E gli italiani? Gli italiani se ne vanno ancora in giro con la felpa! Forse ci serve ancora un po' di tempo per abituarci... 
Ora mi sembra che sia strano qui: com'è possibile che tutti percepiscano il caldo allo stesso modo? 
Sabina    

giovedì 7 giugno 2012

Cinque, nessuno, cinquecentomila

Cinque colleghi al bar. 
Cinque persone completamente diverse. 
Cinque diversi modi di pensare. 
Cinque diversi modi di essere, di apparire. 
Ma uniti da un unico grande desiderio: un caffè, da gustare, da assaporare, in piedi, di fronte al bancone.


E fu così che partirono le ordinazioni:

"Un caffè normale".
"Un caffè lungo".
"Un macchiato, freddo".
"Ah, per me un macchiato caldo".
"Un macchiatone!".
"Un cappuccino, grazie".

Scusate, ma a me, dopo tutto questo, è venuto da sorridere... 

Strana la vita padovana vista dagli occhi di chi ha trascorso qualche tempo lontano da qui. Ciò che mi è sempre apparso come una naturale consuetudine, che non mi ha mai stupita-sorpresa-sconvolta, oggi cattura la mia attenzione e diventa soggetto e oggetto dei miei pensieri. 

Penso per un attimo a chi considera gli italiani dei grandi intenditori di questa intensa bevanda scura, a chi da lontano non sospetta che esistano tante varianti. Ma penso anche a chi sogna un buon caffè alla mattina e si sveglia, versa quella polvere così scura e profumata nella caffettiera, rispettando ogni granello quasi come se si trattasse di un essere vivente. La polvere in America costa cara e quindi la si conserva come se fosse una spezia preziosa...
Ogni mattina quelle piccole tazzine - che a San Francisco si possono trovare solamente al bar - diventano misteriosi scrigni nei quali si raccolgono ricordi ed emozioni intrisi in ogni goccia che, sfiorandoci le labbra, riporta in superficie l'essenza del gusto italiano.
Mi dispiace quasi che qui in Italia il caffè venga dato per scontato, che non ci accorgiamo del grande privilegio che abbiamo ogni volta che ne beviamo uno. 
Sappiamo esattamente dove trovare quello noccioloso, quello con la schiuma, quello con la cremetta, e ogni volta scegliamo dove andare a seconda del momento, della voglia da soddisfare.
Piccoli dettagli, piccole storie di vita quotidiana che però fanno la differenza. Forse, nonostante il poco tempo trascorso lontano, "Qualcosa è cambiato" per citare un gran bel film e il mio modo di vivere, di pensare, di vedere il mondo attorno non è più quello di due mesi fa. Potenza del viaggiare!
Alla prossima,
Sabina


martedì 5 giugno 2012

Mais quel plaisir! Da Padova con furore

Padova, Basilica di Sant'Antonio
Eccomi qua in territorio italiano o meglio, padovano, con la panza piena dopo una succulenta cenetta da mamma e papà, seduta in poltrona con le gambe sollevate alla fine di una lunga giornata veronese di convegno. 
Sono molto soddisfatta di questo primo giorno in patria, perchè non mi sono mai addormentata, nè per strada camminando, nè seduta durante gli interventi dei colleghi. Incredibile ma vero: pensavo sinceramente che il jet lag mi avrebbe giocato dei brutti scherzi e invece, tutto sommato, è andata molto bene. 
Sarà che Padova mi ha accolta con un bel sole e un cielo azzurrissimo, che mi parlavano naturalmente di San Francisco... perchè se sei qui pensi a lì e se sei lì pensi a qui; sarà che ho ricevuto tante chiamate di persone che mi aspettavano, tanti baci e abbracci come sognavo; sarà che oggi mi pareva tutto nuovo perchè guardavo la mia città con occhi nuovi, pensando "Ma quanto è piccola", oppure "Ma quanto è bella..." o ancora, "Guarda guarda le tue viette medievali! Sono sempre qui ad aspettarti!". 
Insomma, fatto sta che è stata proprio una bella giornata, di sole e di pensieri positivi. 

Solo il risveglio è stato un po' drammatico...

Eh, sì: dopo più di tre anni fuori di casa, non è mica facile re-indossare i panni della figlia, ritrovando tutti, ma proprio tutti quei meccanismi in atto nella casa di mamma e papà, che dall'America parevano ancora più distanti, nel tempo e nello spazio. 
Alle 8 di questa mattina mi sono improvvisamente ricordata, grazie alle urla della mia cara mammina al telefono, di quanto non sopportassi essere svegliata in malo modo fin da quando ero piccina. Cioè, per l'esattezza, non ho mai sopportato la mancata delicatezza di mia mamma al mattino. E improvvisamente, questa mattina... BOOOM. Me lo sono ricordato! 
Un tempo si trattava principalmente della tapparella della mia cameretta alzata alla velocità della luce e solitamente accompagnata dalle urla "Dai, Sabina, alzatiiiiiiiiiiiiiii... che devi andare a scuola". Oggi non si parlava più di scuola, ma la sensazione che ho provato è stata esattamente la stessa. Aiuto! Un salto a piè pari indietro nel passato. 
Sono fuggita velocemente, come potete ben immaginare, dopo una doccia riattiva-energie e recupera-pace e tranquillità. 

Vi voglio raccontare però una bella sensazione di quest'oggi che in qualche modo è riuscita a fermare il mio tempo, come in un bel film visto al rallentatore...  e certamente, a mo' di Madeleine proustiana. Vi spiego subito. 
Sono arrivata a pranzo, al solito bar sotto all'Università, e ho ordinato in fretta e furia un panino, il solito grandioso panino alla porchetta con una spolveratina di pepe e pane fresco. Ad un tratto mi cade lo sguardo sui tramezzini esposti nella vetrinetta e non so resistere, davvero, non so proprio resistere! Da mesi sognavo quel momento e attendevo agognante di poterne avere finalmente uno tra le mani. Così lo ordino, del tutto impavida. Ma prima li guardo avidamente tutti: li vorrei avere tutti, proprio tutti, non vorrei escluderne nessuno. Prosciutto e funghi, tonno e cipolline, mozzarella e pomodoro, porchetta e radicchio... o mamma, non so proprio decidermi. A quale devo dare questa grande opportunità? A quale di questi legherò nel ricordo una sensazione che resterà per me indelebile nel cuore? 

La scelta è caduta sul più classico dei classici perchè è da lì che comincia tutto, come con la pizza: si comincia sempre dalla margherita. E per i tramezzini, per me, si comincia sicuramente da quello con prosciutto e funghi. 
E fu così che ritrovai questa prelibatezza tutta italiana. 
Ah, quanto mi sei mancato tramezzino mio caro! Quanto, quanto mi sei mancato... 
Sabina

domenica 3 giugno 2012

Coming back home... sure?

Mancano poche ore alla partenza: saluto San Francisco per qualche settimana e me ne ritorno in patria. 
Stamattina però mi sono svegliata con una strana sensazione nel cuore: sto pensando fortemente che la nostra Maison Jaune mi mancherà. Ci siamo trasferiti qui due giorni fa: finalmente approdati nella nostra casetta americana! E adesso - sul più bello - io me ne vado... uff!
Due mesi fa non ritenevo possibile che questa città mi potesse mancare, e non credevo che mai mi sarei sentita pronunciare tali parole di affetto nei confronti di San Francisco... Ero piuttosto nostalgica delle mie viuzze medievali, dei miei giretti in bici, della mia vita padovana insomma. Ora mi sento quasi sospesa tra questi due mondi completamente diversi. 
So che a Padova mi attendono baci e abbracci a non finire, richieste di aggiornamenti sulla realtà statunitense, spritz in compagnia e tanti sorrisi di benvenuto... Eppure sento che un pezzo di me rimarrà qui in California. Incredibile ma vero, non avrei mai immaginato che sarebbe accaduto. 
Ma per farvi capire esattamente che cosa sto lasciando qui a San Francisco, e che rimpiangerò di avere così lontano durante la mia permanenza padovana, vi lascio con un bell'indovinello. Ecco qui un pezzetto molto importante della Maison Jaune
Di che si tratta? Me lo volete dire? 
Non vedo l'ora di leggere le vostre idee...
Ora vado a preparare le valigie che attendono ancora di essere svuotate dopo il trasloco... presumo verranno ri-riempite in Italia!
Ci risentiamo presto allora, da Padova o da San Francisco, e chi lo sa?
Sabina
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