giovedì 31 maggio 2012

Nozze di diamante passate per il Golden Gate Bridge: auguri in ritardo, vecchio mio!

Qualche giorno fa, si è celebrato il 75esimo anniversario del Golden Gate Bridge: ecco arrivate le nozze di diamante del celebre ponte di San Francisco che collega la punta settentrionale della penisola nella quale si estende la città e la parte meridionale della Contea di Marin, proprio sopra a quello stretto nel quale l'Oceano Pacifico incontra la Baia. 
Giusto per darvi un'idea: il Golden Gate Bridge è lungo 2,71 km, ha 6 corsie (3 per ogni senso di marcia), doppio marciapiede e generalmente viene attraversato da circa 100.000 veicoli ogni giorno (senza contare le numerose biciclette dei turisti!). Pare  anche sia stato il primo ponte sospeso ad essere stato costruito.
Fatto sta che il Golden Gate rappresenta il simbolo della città di San Francisco e come tale è stato festeggiato la scorsa domenica!

Come potete ben immaginare, in questa particolare occasione, tutta ma proprio tutta la città, si è riversata nelle strade del quartiere di Marina per prendere parte al grande party celebrativo, e naturalmente noi non potevamo mancare! 
I festeggiamenti erano ben organizzati: numerosi bus navetta portavano dal centro all'area del Golden Gate e promettevano di riportarci indietro una volta conclusa la celebrazione. Gli annunci nei giornali e nei siti online invitavano a lasciare a casa l'auto e a spostarsi con i mezzi, e così abbiamo fatto pure noi che l'auto ancora non ce l'abbiamo. 
Da settimane l'evento veniva pubblicizzato in tv e sulle strade con giganti cartelli applicati alle fiancate dei mezzi pubblici.
L'atmosfera che si respirava era davvero incredibile: un misto di entusiasmo, gioia e curiosità per i fuochi d'artificio serali che avrebbero chiuso la giornata!
Distesi sull'erba, seduti sulle panchine, o in piedi lungo i sentieri dei parchi che si snodano attraverso Marina, si potevano sentire vari concerti e ogni tipo di orecchio poteva essere soddisfatto.
Poi  vi erano sparsi qua e là degli stands gastronomici che offrivano prelibatezze di ogni genere e di diversa provenienza. 
Non male il churro zuccherato, lungo circa mezzo metro, che ci siamo mangiati al sole di fronte alla Baia.
Si percepiva una frizzante gioia nell'aria...
Qualcuno ha anche ben pensato di realizzare una fantastica bicicletta celebrativa che ha riscosso ovviamente un grandissimo successo e che nemmeno io ho mancato di fotografare per voi. Eccola qui in tutto il suo splendore! E notate la faccia compiaciuta dell'inventore di questa ingegnosa struttura, che esibisce la sua bicicletta tutto soddisfatto di fronte alle folle che si spintonavano pur di ottenere la foto migliore...
Molta gente passeggiava lungo la spiaggia o se ne stava seduta sulla sabbia di fronte alla Baia al sole.Tutti in attesa del grand final, godendosi nel frattempo l'aria buona, il sole, il vento che soffiava forte come sempre (ormai ho rinunciato alla versione pettinata perchè qui è proprio impossibile!). 
E poi c'erano i bambini, tanti bambini, che si divertivano a giocare sulla battigia. Piccole combriccole che si seppellivano a vicenda con la sabbia e immergevano i piedi nell'acqua gelida dell'Oceano con una tranquillità che mi lasciava basita. 
Una volta calato il sole, ogni musica si è spenta e gli occhi della città se ne stavano tutti puntati sul grande ponte rosso, in trepidante attesa. Il Golden Gate Bridge si è spento completamente e per qualche secondo siamo rimasti tutti col fiato sospeso nell'oscurità della notte, tra cielo e mare. Non sapevamo cosa sarebbe successo e sicuramente nessuno si aspettava che due file di fuochi artificiali, partendo dalle due estremità del ponte avrebbero cominciato ad accendersi per ricongiungersi al centro, dando origine ad una cascata luminosa che finiva nella Baia.
Così lo spettacolo ha avuto inizio!  
Il pubblico è rimasto per un attimo senza fiato, ma poi è partito un "Woooooooow" generale che ha percorso tutta la riva della Baia. Grande apertura!
Dopo di che, è seguita la consueta serie di fuochi d'artificio di vari colori e forme, accompagnata da giochi di luci che partivano da una nave al centro della Baia che pareva più che altro una centrale elettrica per la potenza dei fasci di luce... Ad ogni modo l'effetto non era male, anche perchè il fumo dei fuochi nel cielo, sospinti dal vento, generavano forme assai strane che illuminate, riempivano il cielo di mostri e draghi di vario genere!
Ci siamo immaginati che il Golden Gate Bridge e con lui tutta la città, ci stessero dando il benvenuto...
Una bella emozione!
Alla prossima,
Sabina

lunedì 28 maggio 2012

RR - Rapida risposta

Vi ho lasciati in trepidante attesa e so che nel weekend non avrete fatto altro che interrogarvi su questa candida struttura neopalladiana di San Francisco... Immagino che i vostri pensieri corressero veloci: "Ma che sarà mai? Una biblioteca? Un negozio di articoli firmati? O che altro?". E nel frattempo, il più scaltro di voi, che ha indovinato in 12 minuti netti dalla pubblicazione del mio post, utilizzando Google Map, se ne stava in panciolle senza pensiero alcuno in quel di Trento. Il vincitore del concorso è quindi Ennio, che non vince assolutamente nulla, se non quattro baci da dare alle sue quattro donne di casa!
Vi devo dire molto sinceramente che quando il mio sguardo è caduto su questo edificio del centro, ho pensato si trattasse di un museo, della cui esistenza non ero ancora a conoscenza... Ma poi, ho visto l'insegna nera che sventolava tra le colonne del grande tempio: Emporio Armani!
Questo ha generato in me due distinte reazioni. La prima: "Wow! Fantastico! Vedi, ero alla ricerca di un po' di storia e il mio cuore è andato in fibrillazione per ciò che ha riconosciuto come italiano... incredibile!". La seconda: "O mio Dio, ma perchè una forma architettonica del genere ospita l'Emporio Armani a San Francisco?". Presumo che una risposta non ci sia, o meglio, dovrei andare da chi di competenza e porgere la domanda: "Ma come vi è venuto in mente?". Fatto sta, che di sicuro l'edificio attira l'attenzione e se questo era l'intento, evidentemente gli architetti coinvolti nel progetto hanno fatto centro.
Alla prossima,
Sabina 

sabato 26 maggio 2012

Downtown

Downtown - San Francisco
Mi sento un vero e proprio inviato speciale alle prese con l'esplorazione del territorio straniero! 
Ed è una bellissima sensazione, lo ammetto...

Qualche settimana fa vi avevo promesso che avrei pubblicato alcune foto del Downtown, cioè della zona della città più vicina all'idea che abbiamo noi degli Stati Uniti d'America. Ed ecco che ieri mattina mi è capitata l'occasione  per raggiungere il Downtown: dovevo andare a ritirare la tessera della Zipcar proprio da quelle parti. Di che si tratta? Di un abbonamento annuale che mi permetterà di prendere a noleggio delle auto, in giro per la città, pagando 8$ all'ora, già comprese benzina e assicurazione. Abbiamo pensato a questa soluzione in attesa di trovare un'auto usata ma in buone condizioni... 
Per raggiungere l'ufficio che si trova appunto nel Downtown, ho preso l'autobus. Not so bad! 2$ per il biglietto che è valido per 90 minuti e ti permette di usare anche la metro. La cosa mi interessava perchè avevo bisogno pure di quella per raggiungere la meta. 
Ho preso il 24 da Noe Valley. 
23th Street at Elizabeth Street - Noe Valley, San Francisco
Tutto liscio... più o meno. La difficoltà maggiore è consistita nell'individuare la fermata! Fortuna che ho un animo da signora Fletcher! 

O meglio, fortuna che c'era una ragazza ferma impalata ad un incrocio! Il mio spirito fletcheriano mi ha spinto a dedurre che anche lei fosse in attesa dell'autobus. Per sicurezza le ho chiesto se aspettava il 24... lei mi ha fatto cenno di sì, alzando lo sguardo dal suo telefono e poi mi ha gentilmente spiegato che quella era una fermata, anche se non lo sembrava. Qui sopra vedete appunto la foto per la documentatio

Ora ditemi se è così evidente che poteva trattarsi della fermata dell'autobus. Il palo sul quale è segnato in giallo il "sentiero" che il bus percorre, è completamente coperto da un Callistemon... sì, insomma quell'albero dai fiori rossi simili a degli scopini per pulire l'interno delle bottiglie, per intendersi. E con le auto parcheggiate proprio davanti, non potevo di certo immaginare che quella fosse veramente la fermata. 
Scesa all'incrocio tra Castro e Market Street nel quartiere di Castro di cui vi ho parlato tempo fa, ho seguito una mamma con bambino che si è proposta di farmi strada verso la metro. Ho preso la linea L per raggiungere Montgomery Station e da lì, ho fatto un breve tratto a piedi.  Questo è ciò che ho visto uscendo dalla metro. 
Downtown visto dalla stazione della metropolitana
Salendo i gradini, ho ripensato a Parigi, a quel pomeriggio in cui uscendo dalla metropolitana, mi sono ritrovata davanti agli occhi la Sainte Chapelle. Ora scrivendo, mi è venuta invece in mente l'uscita dalla metropolitana a Barcellona, proprio sotto alla Sagrada Familia. Ogni viaggio porta con sè un milione di immagini, e di ogni viaggio noi portiamo dentro un milione di ricordi. 
Di San Francisco porterò sempre con me queste immagini. Non rappresentano l'essenza della città, ma semplicemente ne mostrano una delle facce. 
Downtown - San Francisco
Downtown - San Francisco
Non so perchè ma ogni volta che mi trovo tra dei grattacieli, mi sento nel mezzo di una giungla di cemento e io sono come una formichina che si addentra in questo misterioso mondo. La sensazione è sempre la stessa, ogni volta.

La cosa divertente è che ieri mi sono svegliata con una strana voglia: sentivo il bisogno di STORIA! Sì, proprio così... di storia, di profondità storica, come la volete chiamare. Sarà stato che per caso avevo visto una fotografia dell'Abbazia di Praglia e mi erano venute in mente quelle meravigliose mattinate trascorse nella biblioteca del monastero, tutta sola con i miei libri. Vi lascio il link dell'abbazia, giusto per darvi un'idea di quanto sia incredibile questo posto situato tra i colli padovani già dall'epoca medievale: http://www.praglia.it/index1.htm. Quando avevo bisogno del bibliotecario, dovevo suonare il campanello e al citofono gli  dicevo di quale altro libro necessitavo o di quali fotocopie. Dopo qualche minuto, scendeva con tutto il necessario. E poi alle 12, fuori tutti gli ospiti! L'abbazia accoglie la comunità benedettina di Santa Maria Assunta e quindi a mezzogiorno i monaci devono pranzare, e il pubblico - e quindi anche gli studiosi - devono rispettare questo momento. E pensate che una volta uscendo, ho preso la via sbagliata - non l'ho fatto apposta, davvero! - e mi sono ritrovata a girare nell'orto della comunità... un'esperienza indimenticabile... e il principio dell'hora et labora è improvvisamente diventato un fatto reale, più che concreto. 
Ad ogni modo, l'angolo più storico di San Francisco che sono riuscita a rintracciare nel mio giro - e che infatti ha conquistato subito il mio sguardo - è stato questo:
Downtown - San Francisco
Non ci crederete mai quando vi dirò di che edificio si tratta. Mi riferisco a quello sulla sinistra naturalmente, perchè a destra c'è la sede della banca Wells Fargo. Io invece sto parlando del palazzo bianco con le colonne. E quasi quasi, vi metto alla prova... si accettano scommesse a riguardo! Che cosa ospita secondo voi? 
Aspetto curiosa tutte le vostre proposte!
Sabina 

venerdì 25 maggio 2012

Pizza, spaghetti, mandolino e... tiramisù!

Davvero non credevo che il tiramisù fosse un dolce così apprezzato all'estero, tanto meno qui in America. Invece, a quanto pare, si tratta di una di quelle pietanze che gli Americani ricordano come un prodotto assolutamente made in Italy. Quindi alla celebre triade "pizza, spaghetti, mandolino", aggiungiamo pure il tiramisù! E chi l'avrebbe mai detto? 
La settimana scorsa siamo stati invitati a cena dalla nostra vicina di casa che non vedeva l'ora di assaggiare il mio tiramisù. Era disposta a rinunciare a tutto, persino alle lasagne, pur di avere una fettina del mio dolce nella tanto bramata versione italiana. Ed eccola accontentata! 
Mi sono messa all'opera per soddisfare i palati di un americano originario del Minnesota e di una Fijana trapiantata in America quando era ancora una quindicenne. 
Eccovi gli ingredienti della mia ricetta:
- 400g di savoiardi, che qui si chiamano ladyfingers... evidentemente dovevano avere in mente delle dita di mani femminili piuttosto tozze viste le dimensioni dei biscotti!);
Per la crema al mascarpone:
- 4 uova fresche
- 400g di mascarpone
- 120g di zucchero
E per inzuppare i savoiardi: caffè a volontà.
Seguendo la consuetudine, ho piazzato i savoiardi all'interno di una pirofila - scegliendone una tra quelle del mio corredo americano in fase di allestimento - e nel frattempo, ho messo a fare il caffè. Qui ho a mia disposizione una Brikka, una caffettiera un po' speciale portata dall'Italia - ero terrorizzata dall'idea di rimanere senza il mio buon caffè alla mattina! Ad ogni mio risveglio trovo un fantastico caffè espresso ad attendermi! Grazie Rosanna! Anche se devo dire che in America, contro ogni aspettativa, si trovano Illy e Lavazza al supermercato e in moltissimi caffè della città si può gustare un ottimo caffè espresso!  Tutti gli italiani sono quindi salvi... 
Ritornando alla ricetta, vi dico che sinceramente non amo molto i savoiardi troppo inzuppati, quindi con pazienza, ho zuccherato il caffè che ho poi versato con un cucchiaino sui biscotti. Dopo tanti anni di attività sono diventata un po' perfezionista, che ci volete fare?  E di certo questi meccanismi non si perdono nemmeno a così tanti chilometri di distanza da casa... 
Una volta realizzata la base di savoiardi imbevuti di caffè, ho preparato la crema al mascarpone. Innanzitutto ho separato i tuorli dagli albumi; ho sbattutto i primi con lo zucchero e montato a neve i secondi. 
Ma quale meravigliosa scoperta ho fatto nella cucina di questa temporanea sistemazione: a mia disposizione non avevo il Moulinex elettrico, fedele compagno di molte avventure culinarie padovane, bensì quell'aggeggio di ferro con due fruste che vengono messe in moto da una ruota dentata che si aziona tramite una manovella. Avete presente? Ecco qui la foto esplicativa.   
Ah, io proprio non ci potevo credere quando l'ho visto... Ero davvero piccolissima quando lo usavo nella cucina della mia mamma! E credo proprio che sia ancora lì, nel secondo cassetto a destra della credenza... Mi ero completamente dimenticata dell'esistenza di questo strumento, ormai troppo abituata a sfruttare l'energia elettrica per ottenere migliori risultati! Ma ammetto che è stato proustianamente memorabile il momento in cui ho afferrato di nuovo la manovella e ho ripreso a girarla a tanti anni di distanza...  una vera goduria! E ottimo anche l'esito finale! Saranno state le uova fresche, sarà stato l'entusiasmo con cui ho messo in movimento questo aggeggio,  felice di ripetere un'azione che mi parlava di quando ero bambina, fatto sta che gli albumi si sono montati perfettamente!  
Dopo di che, ho unito gli albumi ai tuorli zuccherati, mescolando il tutto con grande delicatezza, dall'alto al basso per non sgonfiare gli albumi (questo è un passaggio piuttosto delicato e va fatto con cura!). 
Una volta amalgamato il tutto, ho steso parte della crema  al mascarpone- circa un terzo - sul primo strato di savoiardi. Di seguito, un altro strato di biscotti. 
E poi via di nuovo con il caffè, e con la crema... e alla fine,  per chiudere, una bella spolveratina di cacao secondo la tradizione classica. 
Devo essere onesta: ne ho preparati di migliori di tiramisù, però i degustatori della serata non mi sono sembrati affatto delusi, tant'è che si sono voluti tenere la pirofila e pure tutti gli avanzi... E proprio oggi mi hanno rivelato che il giorno seguente avrebbero voluto chiamarci per condividere le ultime fette, ma poi hanno pensato che avrebbero fatto meglio a gustarselo da soli e così hanno fatto! Hai capito i due americani? Io sono scoppiata a ridere: ma chi lo avrebbe mai detto che il tiramisù avrebbe conquistato il mondo?
Alla prossima,
Sabina

mercoledì 23 maggio 2012

A strange mechanism

California poppy da http://www.sftravel.com/flowers-in-san-francisco.html
Io davvero rimango stupita, ogni volta. 
Rimango stupita ogni qualvolta mi capita che qualcuno mi tenda una mano, anzi due, a titolo completamente gratuito. 
E qui in America mi  è accaduto  con una maggiore frequenza! Ho come l'impressione che sia in atto da tempo uno strano meccanismo che fa sì che il popolo italiano all'estero mostri tutta la sua grandezza d'animo... 
Vi racconto questa: qualche settimana fa, mentre eravamo nel bel mezzo della ricerca della casa, ho contattato via mail D. per andare a vedere il suo appartamento in affitto. Avevo scritto una lunga mail, spiegando chi ero, cosa facevo, perchè ero qui... la stessa email che avevo inoltrato un numero infinito di volte. D. mi ha chiamato: si trattava di un italiano a San Francisco ormai da lungo tempo! Mi chiede da dove vengo e quando gli dico "Da Padova", scoppia a ridere perchè lui viene da Bassano del Grappa (VI), poco distante dalla mia città d'origine. Strana coincidenza! Ci mettiamo d'accordo perchè vada a vedere la casa, poi ci salutiamo e riattacco. Poco dopo, mi richiama: dice che con sua moglie ha pensato che visto che andiamo verso l'ora di cena a vedere la casa e loro quella sera avranno ospiti, potremmo rimanere a mangiare da loro. Io rimango basita. Ma lui dice che vuole in qualche modo darci il suo benvenuto in città e io gli credo. Penso: "Ok, questo perfetto sconosciuto ci sta invitando a cena semplicemente perchè siamo italiani". Risultato finale? Una fantastica cena insieme a lui e alla sua famiglia, e ad una cara amica di Roma ma trapiantata a San Francisco da dieci anni. 
Ma questo voleva essere solo un esempio; ne avrei veramente molti altri da presentarvi. 
Ho sempre pensato al fatto che la provenienza costituisca un punto in comune molto forte tra le persone, che sia quasi naturale per le piccole o grandi comunità straniere all'estero ritrovarsi e passare del tempo insieme: mi vengono in mente i rumeni che si ritrovano davanti ai giardini in via Giotto a Padova nel weekend, o gli indiani che fanno festa in Prato della Valle, ma credo di non aver mai capito esattamente quale fosse il motore che spinge queste persone a incontrarsi, e ora invece mi appare così chiaro agli occhi che mi stupisco io stessa di come non riuscissi proprio ad immaginarlo. Capisco che il senso di appartenenza è qualcosa di connaturato all'uomo ed è talmente potente da spingerci l'uno verso l'altro in una particolarissima danza solidale. 
L'impatto è notevole per chi arriva, è piacevole sentirsi accolti, sentire che qualcuno prima di te ha vissuto questo senso di estraneità al luogo, alla gente, alla cultura e che in qualche modo ti offre il suo aiuto per farti superare questo momento di  difficoltà. La parola "straniero" rende perfettamente l'idea di questa condizione, di estraneità appunto. Lo  shock culturale viene in parte attutito da questo affetto gratuito che ti viene offerto da dei perfetti sconosciuti. 
Un altro esempio. Ho reso nota l'esistenza del mio blog ad un gruppo che si chiama Italians by the Bay che riunisce su Virgilio  degli studenti e dei professionisti italiani che attualmente vivono nella Bay Area ovvero a San Francisco e nelle zone limitrofe. La reazione a questo mio annuncio postato sulla bacheca del gruppo non è consistita solo nell'aumento improvviso del numero di visualizzazioni del blog (323 solo nella giornata di ieri), ma anche - e questa è la cosa che più mi colpisce sinceramente - nel fatto che tra ieri e oggi ho ricevuto diverse mail da alcuni dei membri di questo gruppo che volevano semplicemente complimentarsi per l'iniziativa del blog e rendersi disponibili ad offrirmi suggerimenti, consigli pratici da esperti per vivere meglio nella città...  Vado dritta al punto, citando S.: "Fammi sapere se ti serve qualcosa"; e poi  ancora, D.: "Scrivimi pure e sarò lieto di risponderti". 
Questo per me è veramente incredibile e impressionante. 
Ma vi dico di più. Nella mailing list di questo gruppo proprio ieri è comparsa una mail di una italiana che sta per arrivare a San Francisco in vacanza a luglio e chiede consigli per trovare un appartamento da affittare per una decina di giorni a luglio. Beh, vi devo dire che non ho mancato di risponderle per darle qualche suggerimento. Non sarò qui da molto tempo, ma un'idea me la sono fatta e qualche indicazione la potevo ben offrire. Eccomi quindi entrata a piè pari nel vortice. Ma non è una cosa meravigliosa? Io trovo che sia veramente fantastico questo meccanismo che trae linfa vitale da uno spirito solidale... 
Alla prossima,
Sabina

martedì 22 maggio 2012

Change the oil!

Insegna dell'Oil Can Henry's - San Francisco
Avventura di qualche settimana fa: auto noleggiata, si accende la spia dell'olio che mi invita a cambiarlo quanto prima. "Ottimo!" - penso - "Non ho mai fatto cambiare l'olio all'auto in vita mia nè in Italia nè altrove; ora sono qui in America e devo cambiarlo. E  adesso? dove vado? a chi chiedo?". 
Dramma classico di una donna al volante...
Fortunatamente il super telefono che abbiamo acquistato qui negli States ci offre la connessione a internet compresa nell'abbonamento mensile e soprattutto ci dà la possibilità di avere una serie di applicazioni che ci rendono la vita estremamente più facile. Ho usato quindi "Yelp" (http://www.yelp.com/) che ti permette di trovare qualunque cosa tu stia cercando (ristoranti, negozi di materassi,  di riparazione bici, caffetterie, supermercati, gelaterie...) con i giudizi e i commenti dei clienti. Sulla mappa della città ti viene data la localizzazione del negozio e sono anche segnalati gli orari e i giorni di apertura. 
Cerco quindi change oil, parole chiave della mattinata, e "Yelp" mi suggerisce un posto abbastanza vicino. Arrivo in questa sorta di carrozzeria, parcheggio l'auto e chiedo di poter cambiare l'olio. Un cinesino mi dice che devo parlare col capo. Entro in ufficio dove c'è un altro cinesino. "Dovrei cambiare l'olio all'auto" - dico. Mi risponde: "Ok, torna mercoledì". "Come mercoledì? Eh, no! Mercoledì è troppo tardi: io lo voglio cambiare ora, sembra urgente, c'è la spia accesa...". 
Classica reazione della donna al volante presa dal panico che vuole risolvere immediatamente il problema. 
Allora il cinesino mi spiega che devo andare in un altro posto dove cambiano l'olio seduta stante: Oil Can Henry's, si chiama. Mi spiega la strada e cortesemente gli chiedo pure di scrivermi l'indirizzo su un foglio di carta. Non batte ciglio. Mi sta mandando dal suo acerrimo rivale ma non sembra affatto turbato dalla cosa. Penso che evidentemente il lavoro non gli manca e che dei miei soldi può fare a meno, e me ne vado via tranquilla.
Rimonto in macchina e parto alla ricerca dell'Oil Can Henry's - The One You can trust, come dice il loro motto. Lungo la strada faccio anche un tentativo da un benzinaio, ma mi dice che loro non cambiano l'olio. Allora procedo diritta verso il posto indicatomi dal cinesino. Arrivo e mi metto in coda: c'erano già due auto in attesa. Nel mentre che sono lì ferma col motore acceso, cercando di capire che sarà di me e dell'auto a noleggio, arriva un valet con camicia bianca a righe, fifì, gilet e coppola nera. Io lo guardo perplessa. Lui mi offre un listino prezzi e un quotidiano. "Un listino prezzi? Neanche se stessi per scegliere una pizza! Ma che è 'sta cosa?" - penso. Ma sorrido, e ringrazio. Cerco di capire esattamente di che si tratta. Mi rendo conto che vengono offerti almeno 10 tipi diversi di olio, di varie fasce di prezzo a seconda delle proprietà dei singoli prodotti. Inoltre, spiegano precisamente che cosa è compreso nel servizio. Sono interessata, ma non troppo, lo ammetto. Più che altro, vorrei cambiare l'olio all'auto, non diventare un'esperta in materia. 
Torna il valet per aiutarmi a parcheggiare l'auto: devo entrare in un capannone con doppia uscita e montare su una pedana non rialzata, con buco al centro. Il valet mi chiede se ho scelto l'olio. Gli spiego che l'auto è a noleggio e l'olio più economico penso vada benissimo. Non capisce esattamente quello che dico, penso gli sfugga il concetto di "Non me ne frega niente di che olio metti nell'auto; mi interessa solo che costi poco e che tu faccia in fretta". Ma lui vuole spiegarmi tutto il processo. La terminologia meccanica mi sfugge,  ma d'altronde, certi termini non li conosco proprio, nemmeno in italiano! Lui continua imperterrito a spiegarmi che cosa farà all'auto. Non vi dico quando mi ha chiesto di aprire il cofano: io neanche sapevo dov'era il pulsante. Così ho aperto la porta e se lo è trovato da solo. 
Ha misurato il livello dell'olio e se n'è tornato con un lungo bastoncino di ferro che mi mostrava il colore dell'olio dell'auto: nero, che più nero non si poteva. Poi torna con un altro bastoncino e mi dice: "Vede, dovrebbe essere così". "Ah, però!" - penso  - "Bella differenza". E la cosa comincia ad interessarmi. L'abile valet trabatta ancora un po', mentre io comincio a rilassarmi leggendo il quotidiano seduta dentro l'auto. Mi pare che ci sappia fare il ragazzo. Ad un certo punto ho anche provato a scendere dall'auto, ma lui mi ha fermato dicendomi: "Che fa? No, stia lì dentro". "Ah, ecco a cosa serviva il giornale. Ora capisco". 
Dopo un po', torna con un prodotto in mano e mi dice che per pulire la coppa dell'olio - se così si chiama - sarebbe necessario aggiungere quel prodotto che costa solo 19$. Gli ripeto che l'auto è a noleggio e non mi interessa. Se ne va rammaricato. Trabatta ancora un po', e poi torna con il mio filtro dell'aria nerissimo e un filtro nuovo bianchissimo, e mi dice: "Ecco, dovrebbe essere così. Vede com'è il suo? Glielo cambio? Solo 20$ in più". Sorrido, gli ripeto che l'auto è a noleggio e rifiuto. Ho la netta impressione che tutto faccia parte di un rigido programma di vendita e che lui si stia semplicemente attinendo a quel programma. 
Trabatta ancora un po', lava i vetri e poi mi chiede di poter controllare le luci anteriori e posteriori. Ho capito che cosa voleva esattamente solo dopo che mi ha ripetuto la stessa frase tre volte. Una volta finito il controllo generale, mi chiede l'inverosimile: voleva che girassi la chiave d'accensione, schiacciassi cinque volte il pedale dell'acceleratore a macchina spenta e poi accendessi l'auto. Prima che capissi cosa voleva esattamente e che riuscissi a farlo, ci sono voluti due tentativi. Pas mal, direbbero ironicamente i francesi. Ma a mia discolpa posso dire che al liceo e  all'università non ti insegnano mai come si dice cambio, marcia, frizione, acceleratore. 
Alla fine comunque ce l'ho fatta, cambio dell'olio eseguito per circa 69$ in totale, senza aggiunte. Mi allontano dall'Oil Can Henry's più che soddisfatta: per essere una donna al volante non mi sono comportata male, credo!
Alla prossima,
Sabina
P.s.: Se vi interessa approfondire, qui trovate un video che rende perfettamente l'idea dell'atmosfera del luogo, e nel quale potete  anche vedere il valet che mi ha servito: Fernando Rodriguez! http://www.yelp.com/biz/oil-can-henrys-san-francisco 

lunedì 21 maggio 2012

Italo, mon amour

Cari amici, vi presento Italo:
 
Ci tenevo molto a farvelo conoscere. 
Ad alcuni di voi l'ho già presentato perchè non ho saputo resistere alla tentazione... ma per quelli che ancora non sanno chi è, procedo con la presentazione ufficiale.
Italo è il mio nuovo compagno di viaggio: un maialino molto riflessivo, dallo sguardo intelligente e vivace, dotato di grande sensibilità. 
Italo è diverso dagli altri maialini in circolazione. Innanzitutto è sempre molto composto e quando lo inviti a scegliersi una posizione in casa, lui opta generalmente per un posto vicino ai fornelli: dice di sentirsi più a suo agio lì al calduccio. Ho il sospetto che sia un po' freddoloso, ma non ho ancora avuto il coraggio di chiederglielo esplicitamente! 
Italo è molto tranquillo. Durante il giorno non ti accorgi nemmeno che è a casa. Lui se ne sta lì tranquillo dove lo metti e può passare lì anche tutta la giornata. Ho capito che non ama molto il rumore  forse perchè è molto silenzioso di suo. Solo se mi avvicino, forse per gentilezza o perchè è davvero estremamente educato, non si rifiuta mai di scambiare quattro chiacchiere. 
In alcune particolari occasioni risulta però un po' irascibile:  non gli piace molto quando gli faccio girare la testa... Mi guarda con quei due occhioni da maiale innamorato, implorando pietà, ma alla fine cede comunque - perchè è troppo buono - e da me si lascia fare qualunque cosa. 
Principalmente si arrabbia quando gli chiedo il suo parere! E una volta interpellato, proprio non sa tacere. Va avanti per minuti, per ore! Però devo dire che, tutto sommato, è  piacevole da ascoltare... e penso che lui lo sappia, per cui quando comincia, lo lascio fare e rimango lì ad aspettare che finisca il discorso. Posso confermare comunque che, anche nei momenti di difficoltà, non si scompone per niente! Tiene tutto sotto controllo, come un vigile ad un incrocio trafficato.
Insomma, ve lo devo proprio dire: io senza di lui non sapevo più come fare! E da quando Italo è arrivato, la mia vita non è più la stessa: non dimentico più la pasta sul fuoco,  non faccio bruciare i croissants nel forno la mattina e riesco persino a fare più cose in contemporanea mentre qualcosa cuoce, perchè è lui che pensa a tutto. Il livello della mia cucina è tornato ad essere quello d'un tempo. Grazie Italo: ora resterai sempre con me! 
Non è fantastico con quella sua bella codina arricciata?!
Alla prossima,
Sabina

domenica 20 maggio 2012

San Francisco: la città dai mille volti

Come forse avrete un po' capito dai miei racconti, San Francisco è davvero una città dai mille volti! 
Innanzitutto, anche se sembra davvero incredibile a dirsi, il paesaggio cambia completamente da una parte all'altra della città. Grattacieli enormi da una parte, tante casette di legno colorate dall'altra e poi il paesaggio: colline verdeggianti, Baia dal lato destro e Oceano dal lato sinistro.   
Pensate che persino il clima può essere diverso da una parte all'altra della City, come la chiamano coloro che abitano fuori. Nello stesso momento in due luoghi diversi di San Francisco potrebbe esserci la nebbia da una parte e il sole dall'altra! Ci hanno raccontato che una volta durante una partita di baseball, un'ala dello stadio se ne stava beata al sole e moriva di caldo, mentre l'altra ala era stata invasa dalla nebbia e quindi gli spettatori stavano morendo di freddo.  A me sembra davvero una cosa inimmaginabile! 
Forse per questo motivo comunque ci sono piaciuti da subito i quartieri di Noe Valley e Potrero Hill che sono i più soleggiati, mentre meno simpatiche ci sono risultate le zone nebbiose e fredde della città dove pare che il sole si faccia vedere molto raramente. Devo dirvi però che la nebbia di qui - per lo meno quella che abbiamo visto sinora - non ha niente a che vedere con quella invernale della Pianura Padana! Sì, insomma, anche quando sono uscita a passeggio e fuori c'era la nebbia, mi è sembrata quasi piacevole... come una sottolissima pioggerellina che arriccia un po' i capelli! E che cosa strana quella dei capelli crespi per l'umidità qui: solitamente l'aria è talmente secca che persino la mia chioma ribelle se ne sta mogia mogia sulle spalle senza battere ciglio. Posso dire? Finalmente!!!    
Ad ogni modo, quello che mi preme dirvi, è che la città è talmente piena di sfaccettature che non si finisce mai di scoprirla. I singoli quartieri differiscono moltissimo gli uni dagli altri:  il Financial District, come anche il Downtown, di  cui vi parlavo raccontandovi del MoMA, è pieno di grattacieli altissimi, come vedete nella foto  che segue.
Downtown di San Francisco dal quartiere di Potrero

In altri quartieri invece come a Pacific Heights o Noe Valley, ci sono delle bellissime casette solitamente a due o tre piani che occupano entrambi i lati delle strade. 
Poi c'è da dire che esistono anche delle vere e proprie città nella città, come ad esempio Chinatown o Japantown, due quartieri incredibili in cui ti sembra di non essere più in America, perchè ogni dettaglio ti parla di Cina o di Giappone. Intendo fare delle visite mirate a questi luoghi così potrò parlarvene più approfonditamente e mostrarvi anche delle foto. So che non vedete l'ora... 
La cosa strana è che ogni quartiere ti offre delle sensazioni diverse... Noe Valley per esempio è popolato da tante famigliole con  bambini al seguito e ogni volta che imbocchi una strada, classicamente incontri una mamma col passeggino. Anche i negozi sono pensati per questo tipo di pubblico per cui ci sono molti negozietti di giochi per bimbi e vestitini adorabili nella 24th Street. L'atmosfera è sempre tranquilla e rilassata. Mission è un altro quartiere ancora, poco distante da Noe Valley e abitato da molti messicani. Si tratta di un quartiere  particolarmente colorato, ma anche piuttosto pericoloso, specialmente di notte. Di giorno i negozi aperti e c'è sempre molta confusione, ma a quanto pare di notte, non di rado avviene qualche sparatoria agli incroci delle strade. Ecco perchè le case lì costano la metà! E poi c'è ancora Marina, che è il quartiere residenziale dove si trova l'organo a onde di cui vi parlavo tempo fa; un quartiere carino, senza troppe pretese, tranquillo e silenzioso, ma che sinceramente non mi ha colpito particolarmente sinora, anche se devo dire che la vicinanza all'Oceano offre cento punti in più a questa zona della città.  Sono padovana, è vero, ma per metà pugliese, e ahimè, sono cresciuta con la nostalgia del mare... Per questo sono stra-contenta di avere l'opportunità di vivere in una città che si affaccia sull'Oceano!
Naturalmente c'è voluto un po' prima che ci rendessimo conto di tutta questa varietà che contraddistingue San Francisco e penso che ancora moltissimi aspetti della città attendano di essere scoperti. Devo dire però che la ricerca disperata della casa - per un mese intero full-time - ci ha dato una certa esperienza. Ora sorridiamo quando ci chiedono: "Conoscete un po' la città?". Ci guardiamo pensando "Un po'?????". E dopo un sospiro rispondiamo: "Sì, un po' la conosciamo". In realtà l'abbiamo girata e rigirata, a piedi, in bicicletta, in auto, con la metro. Forse l'estenuante ricerca conclusasi qualche settimana fa, aveva proprio lo scopo di farci esplorare al meglio il tutto, affinchè capissimo che volevamo avere una casetta proprio qui a Noe Valley!
Alla prossima esplorazione, 
Sabina

giovedì 17 maggio 2012

Come ripreparare il corredo: istruzioni per l'uso

Elizabeth Street - San Francisco

Prendi innanzitutto una vicina di casa simpatica, che sia pure proprietaria dell'appartamento nel quale ti trovi ormai da qualche settimana; sceglila preferibilmente originaria delle Fiji ma stabile negli States da almeno trent'anni. Sono sicuramente le migliori! 
A quel punto, assicurale che cucinerai per lei le lasagne secondo la tradizionale ricetta  italiana, così come ti ha insegnato a farle la tua nonna. Dille anche che le preparerai, sempre con le tue sante manine e seguendo pedissequamente la ricetta tramandata di madre in figlia in Italia, un tiramisù indimenticabile made in the US ma di sapore esoticamente italiano. 
Ecco cosa ne verrà fuori: un servizio da cucina in regalo niente male, con pirofile varie, di diverse forme e colori, una bella brocca dipinta a mano ("che puoi sempre usare come vaso" - mi disse) e pure un bel barattolo in vetro richiudibile a pressione ("per la pasta, questo" - aggiunse). 

E fu così che in questo importante giorno il mio corredo americano cominciò a prendere forma...

mercoledì 16 maggio 2012

MoMA

Eccoci qui di fronte all'ingresso del MoMA - Museum of Modern Art di San Francisco! 
Il museo si trova nel Downtown, nel cuore della città che, come vedete, è distinta dalla presenza di moltissimi grattacieli. Questa diciamo è l'America come ce la immaginiamo anche se San Francisco offre molto di più di questo...

Siamo finiti al MoMA lo scorso weekend; volevamo visitare il museo, nel quale il marito non era ancora stato (io invece lo avevo esplorato già due anni fa in vacanza), ma soprattutto volevamo vedere la mostra fotografica dedicata al Messico. 
Naturalmente poi abbiamo visto anche molto altro: la collezione permanente del museo con varie tele rispettivamente di Dalì, Tanguy,  Pollock, Rothko, Warhol, naturalmente tutte fotografabili e quindi fotografate, e diverse esposizioni temporanee di arte contemporanea, di cui la maggior parte dedicate alla fotografia. Ecco qui un piccolo assaggio di quello che abbiamo visto...

Insomma, finalmente un pomeriggio culturale! Che sospiro di sollievo... 
Dopo l'affannosa ricerca della casa - che ci ha veramente rubato troppo, troppo tempo - ci siamo goduti queste opere e abbiamo vissuto con grande intensità questa passeggiata attraverso il museo che se non erro consta di quattro o cinque piani in tutto, con terrazza  sul tetto piena di sculture donate. Della terrazza purtroppo non ho delle riproduzioni fotografiche perchè in questa parte del museo non era concesso fotografare. Si tratta di un posto che comunque mi è piaciuto molto anche la prima volta che sono stata qui due anni fa. Una volta usciti dall'ascensore, si percorre un lungo corridoio a vetri da cui si vede tutta la città attorno. Si può ammirare il Downtown con i suoi grattacieli e si possono osservare le nuvole basse sospinte dal vento che si insinuano tra i palazzi. Deve essere strano essere all'ultimo piano e vedersi investiti da queste improvvise nuvole che tanto velocemente arrivano, tanto velocemente migrano verso altri luoghi.
Si arriva alla terrazza attraversando una porta a vetri che permette di accedere all'esterno. La terrazza è quadrata e ha varie panchine di legno sparse qua e là per sedersi ad ammirare le sculture di grandi dimensioni collocate in questa parte del museo. Ciò che mi piace particolarmente di questa zona, è che alzi gli occhi e vedi il cielo. Riprendere un po' d'aria dopo tanti input visivi di così alto livello mi sembra un'ottima idea e in generale credo che un museo dovrebbe sempre avere uno spazio del genere all'aperto. In effetti mi è capitato spesso di vedere i visitatori di una mostra lanciarsi nel chiostro, nel giardino o affacciarsi al balcone anche durante la visita ad una mostra... evidentemente è una spinta che ci viene da dentro e a cui non sappiamo resistere! 
Mi vengono in mente le fantastiche faccette dei turisti che sbucavano fuori dai balconi o dalle finestre aperte che davano sulla corte interna di Castel del Monte nella campagna di Andria in Puglia... Ripesco una foto dell'ultima estate, scattata appunto nel castello di Federico II. E con l'occasione, suggerisco anche a chi non è ancora stato in questo posto incredibile, di fare il possibile per andarci quanto prima perchè è davvero una meta che merita di essere raggiunta! 
Come potete facilmente intuire, in questo caso sono proprio io ad essere affacciata verso la corte interna. Penso sia la curiosità a spingerci a guardare fuori. O almeno per me credo sia così: ogni volta che mi affaccio, sento di voler scoprire che cosa sta al di là di quello che già vedo... è come superare un limite! 
E poi, dico, come si fa a resistere alla tentazione di salire quei gradini e vedere cosa si nasconde dietro a quei vetri, quale magico paesaggio potremmo trovarci davanti?
E da Castel del Monte lo spettacolo di cui si può godere è veramente fantastico: basta affacciarsi ad una di queste finestre per vedere tutta la campagna di Andria e le Murge; il giallo e il verde si stagliano sull'azzurro intenso del cielo. O mamma, quanto mi mancano questi paesaggi nostrani.... 
Comunque, ritornando coi piedi per terra, ben piantati a San Francisco in questo momento - o almeno credo, voglio mostrarvi un paio di foto della mostra dedicata al Messico vista sabato. Erano esposte per lo più fotografie in bianco e nero, disposte in ordine cronologico, tanto da ricreare la storia del Messico dall'Ottocento ai giorni nostri. 
Vi erano foto molto belle, di una rara profondità psicologica, capaci di trasmettere al visitatore sentimenti, percezioni, luci ed ombre di quella realtà messicana... E a tratti mi sembrava veramente di poter distinguere le voci di quelle persone ritratte e i profumi e gli odori di quelle strade polverose...
Naturalmente, vedere queste foto ci ha fatto venire voglia di visitare questi luoghi e di partire subito per un nuovo viaggio, per una nuova avventura, ma in qualche modo ci ha anche fatto ritrovare noi stessi in quelle immagini della quotidianità in cui passi, gesti, movimenti e sorrisi riempiono le nostre giornate  eternando ogni momento. 
Alla prossima,
Sabina

martedì 15 maggio 2012

Da qui a lì

Un giorno un po' particolare quello di oggi, in cui il mio pensiero corre verso Padova, più veloce del solito... 

Sento che sono stata fortunata ad aver potuto condividere parte del mio cammino con una persona speciale come te, Giovannina. Penso al tuo coraggio, alla tua forza di volontà, alla tua capacità di godere della vita a pieno, e di raccogliere ogni sorriso, ogni parola, ogni racconto con grande entusiasmo e con grande apertura. 
Mi lasci un importante insegnamento: nella vita bisogna rincorrere ciò che vogliamo con tenacia e caparbietà, indipendentemente da quanti anni abbiamo, semplicemente perchè ogni esperienza, ogni incontro, ogni momento che ci viene concesso nella vita è speciale, e ci rende speciali. Andare al mare, da soli, a 80 anni, prendendo una corriera, può essere una vera impresa, ma ci restituisce anche quello che è il senso della vita, che talora ci porta a metterci alla prova e ci spinge a lottare,  indifferenti a quello che qualcuno può riconoscere come un pericolo, "solo" per rendere ogni piccolo nostro sogno realtà. 
Grazie, la tua presenza è sempre stata importante e sempre lo sarà, sei una persona che lascia il segno nelle persone che incontra... 
Ci mancheranno tanto i tuoi festosi sorrisi e gli affettuosi abbracci, lo sai, ma sono certa che non smetterai mai di godere della vita, in qualunque forma ti appaia e  continuerai a donare il tuo amore agli altri, come hai sempre fatto.
A te piaceva tanto il mare  e spero che oggi tu possa vedere l'Oceano attraverso i nostri occhi... 
video

lunedì 14 maggio 2012

Scarpe e società

Che dite se per oggi vi racconto la storia delle mie scarpe da running? Lo so, lo so... state pensando "Ma come ti viene in mente di raccontarci delle tue stupide scarpe? Cosa vuoi che ci interessi?!!". 
Beh... vi assicuro che vi stupirò!
Dovete sapere che qualche settimana fa sono finita a fare shopping insieme al marito e stranamente questa volta è stato lui a trascinarmi in questo posto. Aveva un bisogno impellente di avere delle scarpe da running nuove per sfogare l'iperattivismo connaturato, che ormai stava prendendo completamente il controllo su corpo e mente da almeno una settimana. Per carità, meglio che abbia le scarpe! - ho pensato subito e così ho cercato su Google quali negozi vendevano scarpe da corsa qui a San Francisco. La cosa si fa interessante sin dal principio, perchè dovete proprio sapere che qui negli States esistono dei negozi super-specializzati che vendono anche un'unica tipologia di oggetto. Ad esempio, nel quartiere di Noe Valley nella 24th Street, c'è un negozio che vende abbigliamento sportivo per sole donne! Ma questo è solo uno dei tanti esempi sinora scoperti... 
In città esistono comunque vari negozi che vendono esclusivamente scarpe da corsa e ognuno mi sembra sappia vendersi al meglio con siti all'avanguardia e una buona propaganda di quelli che sono i princìpi fondanti che hanno determinato l'apertura e il successo del negozio. Noi abbiamo optato per Feet Fleet in Chestnut Street; se avete voglia di dare un'occhiata al loro sito, ecco qui il link: http://www.fleetfeetsanfrancisco.com/
Perchè abbiamo scelto proprio questo negozio? Forse per la pagina dedicata alla loro Fitlosophy  che faceva presupporre che le particolari competenze del personale del negozio fossero messe al servizio del cliente in modo del tutto personalizzato. In questa pagina del sito suggerivano infatti di andare al negozio con almeno 20-30 minuti a disposizione, che sarebbero serviti a trovare un paio di scarpe adatte al singolo, secondo la tipologia del piede e quindi  tenendo conto del tipo di attività da fare (http://www.fleetfeetsanfrancisco.com/fitlosophy/running-shoes). Non so dire se abbiamo scelto loro perchè si raccomandavano anche di portarsi dietro i plantari - lasciando quindi intendere una certa esperienza in materia - oppure perchè ci hanno attirato, tra le altre cose per le numerose attività organizzate settimanalmente  e sempre relative alla corsa, fatto sta che siamo finiti lì.  Sicuramente ci è piaciuta l'idea che ci stessero chiedendo del tempo per fare al meglio il loro lavoro e per darci un paio di scarpe da corsa più adatte alle nostre necessità. 
Una volta arrivati nel negozio, non tanto grande a dire la verità, ci hanno fatti sedere e per prima cosa ci hanno misurato il piede con una specie di staffa metallica allungabile che misurava sia la lunghezza sia la larghezza della pianta. Poi ci hanno fatto alzare in piedi, uno alla volta naturalmente, e hanno ripreso le misure. E poi ci hanno fatto camminare scalzi fino alla vetrina del negozio. Mentre camminavo, il commesso si concentrava sui miei piedi e studiava l'appoggio e la postura. Una volta riseduta, ecco il commento: "Sì, allora guarda... tu appoggi molto da questa parte, quindi serve una scarpa che ti dia rinforzo da questo lato". Poi il commesso è tornato con 3 scatole di scarpe tutte per me! 
Una volta indossato il primo paio, mi sento dire: "Ok, adesso provale un po'". Faccio il classico giretto sul tappetino a fianco a lui. Ma lui mi ripete "Sì, ok, provale pure... Vai a farti un giro dell'isolato". Io lo guardo allibita. "Come il giro dell'isolato?".  Credo di avere capito male. "Sì, sono scarpe da corsa no? Fatti una corsetta attorno all'isolato e torna quando vuoi". Eh???? Devo averlo guardato impressionata. Ma lui era serio, anzi serissimo.  Per cui ho capito che stava dicendo sul serio. Quindi ho lasciato lì la giacca e la borsa e sono partita in spedizione, pronta a provare  le scarpe. Deve essere divertente piazzarsi davanti a quel negozio e vedere uscire i clienti corridori dalla porta di scatto o trotterellando per mettere alla prova la stabilità dei propri piedi. Forse se non avessi saputo nulla di questo particolare sistema di prova, avrei pensato che stessero tutti scappando con le scarpe addosso! Sono proprio italiana...
Una volta scelta la scarpa che calzava meglio, ci siamo avvicinati alla cassa e le sorprese non erano finite. Il commesso ci dice "Ok, se non vanno bene, avete un mese di tempo per cambiarle. Io vi consiglio di provarle, di andarci a correre almeno un paio di volte e  di valutare sul da farsi...  in ogni caso potete riportarcele in ogni momento se sentite che non vanno bene!". Io lo guardo stranita. Penso di aver capito male ancora una volta. Allora chiedo  conferma al marito "Scusa ma gliele riportiamo usate?". Evidentemente era un problema solo per me...
Fatto sta che così ho fatto. Le ho provate un paio di volte in passeggiata e purtroppo mi stavano un po' larghe così stamattina sono andata a cambiarle. Non avevo nemmeno lo scontrino quindi ero pronta a sentirmi dire "No, guarda, mi dispiace ma non te le cambiamo". E invece volete sapere com'è andata? Ho detto che le avevo provate, ma mi erano un po' grandi, così mi hanno ripreso la misura del piede e mi hanno suggerito un'altra tipologia scarpa, più stretta sulla punta. L'ho provata e andava decisamente meglio. Ho aggiunto che non avevo lo scontrino "Nessun problema". "Ma come?" - penso io. In Italia devi giurare e spergiurare per fare un cambio e solitamente non ti credono mai e se non hai quel piccolo pezzo di carta che si perde a 30 secondi netti dall'acquisto i commessi risultano assolutamente irremovibili. E qui? Qui è tutto un altro discorso.  E vi dico anche questa: il secondo paio di scarpe costava 32$ di meno. Ho pensato che mi dessero un buono per tornare nel negozio e stavo già pensando a quante paia di calzini potevamo prendere, quando invece il commesso mi ha stupito ancora. "Ok, ti ho rimesso i 32$ nella carta di credito". Ehhhhh??? 
Ma dove sono finita??? 
Allora sapete cos'ho pensato? Quasi quasi le uso per un mesetto e se il colore mi stanca, tra qualche settimana torno a cambiarle.  Sono proprio italiana, eh?!
Alla prossima,
Sabina     

venerdì 11 maggio 2012

Quanto mi mancava il profumo della crostata di casa...

Non posso negare che, di tanto in tanto, la nostalgia di casa si fa più forte e forse stamattina, pur essendomi svegliata contenta e con il sole in faccia, ho sentito la necessità di ritrovare un pezzetto di me che avevo lasciato in valigia in attesa che succedesse qualcosa. Credo di averlo ripescato tra un vestito e l'altro, e ora, che è di nuovo con me, mi sento decisamente meglio. 
Di casa, affetti a parte, mi mancano per esempio le biciclettate attraverso la città medievale, che adoravo fare anche più volte al giorno per raggiungere l'Università o le biblioteche sparse qua e là, con i loro manoscritti in attesa di essere aperti e studiati. E mi mancano tanto i profumi della città, quando rientrando dal lavoro e passando tra le case, in mezzo ai locali pronti ad accogliere la clientela, mi passavano sotto al naso il profumino dell'arrosto o delle patate al forno; oppure quando, ancora a casa dei miei, aprivo la finestra dello studio a primavera per fare entrare più luce, e mi arrivava dritto nel naso il profumo della pasta frolla della pasticceria vicina. Ho ancora dentro tutti questi profumi. Non li posso scordare...  fanno parte di me.
Qui, anche quando cammini per strada verso l'ora di cena, senti uscire dalla case dei profumini niente male, ma non sono mai eguagliabili a quelli a cui siamo abituati e che abbiamo nelle narici praticamente da quando siamo nati. 
C'è poco da fare! Purtroppo quando si dice che è questione di abitudine, non si pensa mai che è proprio l'abitudine a fregarci: ci fa sentire dei disadattati quando siamo in giro per il mondo e non troviamo esattamente quel che eravamo abituati a trovare con enorme facilità... Ma oggi sono arrivata a questa conclusione: per adattarsi qui, bisogna ingegnarsi un po'!  Io ho pensato di partire dalla cucina perchè è il luogo che mi è più familiare in una casa, forse perchè mi parla di me, di chi sono e delle mie origini perchè fin da piccola ho amato pasticciare in cucina con il mio Dolce Forno. Credo di aver avuto meno di 9 anni quando preparavo le torte al cioccolato distesa per terra in cucina e le offrivo a mamma e papà e ai nonni che vivevano con noi, con l'orgoglio e la soddisfazione di un grande chef parigino. Eccomi qua, qualche anno dopo, ma sempre con le stesse passioni... 
Oggi quindi mi sono data alla sperimentazione culinaria in una cucina americana: una bella impresa! Perchè mai, penserete. Che impresa vuoi che sia? Vi porto un esempio per spiegarvi il dramma di essere qui volendo a tutti i costi riprodurre quel che si faceva a casa - per sentirsi forse un po' più a casa a così tanti chilometri di distanza - senza riuscirci. Il problema principale consiste nel procurarsi la materia prima. I savoiardi per il tiramisù per esempio, sono merce rara e li trovi solo in alcuni posti, a cifre che si aggirano tra i 2.50$ e i 4.00$ per un pacco grande la metà di quello che siamo abituati a trovare comunemente in Italia in un qualunque supermercato. Ad ogni modo, dopo una rapida occhiata a quello che avevo nel frigo, ho capito che per la crostata non c'erano problemi. Avevo recuperato tutto nel giro di due settimane circa, una cosa alla volta, un pezzo qui, un altro lì, un altro là... perchè qui mica tutti i supermercati hanno del burro simile al nostro, che vi credete??
Secondo problema: gli strumenti a disposizione. Pur avendo una cucina ricchissima di attrezzi di ogni genere, non avevo proprio tutto il necessario: mancavano per esempio una bilancia - mia immancabile compagna di avventure culinarie, senza la quale ho sempre pensato che non avrei potuto fare proprio niente - e un mattarello, anche se di questo alla fine ho fatto a meno (le strisce della crostata sono poco regolari, ma non importa).  Ci piace l'effetto homemade, no?
Altro problema non trascurabile: le unità di misura! Come ben sapete, qui il sistema di misura è diverso: niente metri, litri, grammi, o gradi Celsius per il forno, cari miei! Bisogna resettarsi e ricominciare tutto da capo con piedi, galloni e quant'altro. Io sinceramente non so ancora fare le proporzioni, ma dovremo imparare presto visto che domani andiamo a prendere le misure della casa per cominciare a mettere qualche mobile! 
Insomma, senza una bilancia e con una ricetta in grammi di partenza, come potevo fare? 
Fortunatamente qui in casa ho trovato dei misurini. Quindi ho cercato su internet per avere una spiegazione di tali misure e ho trovato i riferimenti alle quantità rispettive di farina, zucchero, burro o liquidi in un "sito da femmine", Forum al femminile o una cosa del genere. Quindi ho potuto capire che il misurino più grande tiene 140g di farina, 225g di burro o 200g di zucchero. Evviva! Di conseguenza mi sono adattata...  Volevo fare mezza dose di pasta frolla però, perchè non avevo una vera tortiera purtroppo, ma solo un pentolino che si usa sia per il gas che per il forno (qui usano le stesse pentole con manici di ferro per entrambi!).
Ecco quindi gli ingredienti della ricetta - versione americana - per mezza dose di frolla:
1 cup of Flour (=240g di farina)
1/2 cup of Sugar (=100g di zucchero)
1/2 cup of Butter (=una quantità indefinita di burro pari a circa 100g)
1 egg (=1 uovo, per i non inglesofoni)
pure bourbon vanilla extract (=un goccio di estratto di vaniglia, passatomi da Maddi)
Amalgamato il tutto e impastato con tanto amore, ho fatto una bella palletta e l'ho messa a riposare in frigo avvolta nella pellicola. Imburrato e infarinato la padellina, ho steso la pasta che ho poi bucherellato con una forchetta, ci ho steso sopra la marmellata (=300g circa), metà fragola e metà albicocca per finire un barattolo e cominciarne un altro, e poi via in cottura per 20 minuti a 180°. Sì,  bene per i minuti, ma il forno ha i gradi Farenheit, maledizione!! Quindi riprendi la ricerca sul computer... Bene, 180°C=375°F. A posto! Risolto anche questo problema... 
Una volta infornata, mi sono messa in attesa... aspettavo con trepidazione  quel profumo: le mie narici erano pronte e speravano di ritrovare casa...  Il profumino della crostata ha cominciato a inondare ogni stanza dopo 15 minuti di cottura... Ahimè, non era lo stesso profumo  a cui sono abituata, era un profumo nuovo, ma che comunque sapeva di buono... Me lo sono gustato tutto, lasciandomi trasportare su queste dolci note di vaniglia.
Ed ecco qui il risultato finale.
 Ora non resta che assaggiarla e scoprire se il sapore soddisfa il mio goloso palato!
Certo è che questo esperimento mi insegna molte cose: innanzitutto  ho capito che non bisogna concepire questa esperienza americana come una versione mal riuscita della nostra vita italiana. Quello che c'è qui, non c'è in Italia e viceversa! Questo implica che qui non bisogna aspettarsi o sperare di ritrovare casa, perchè la casa ce l'abbiamo, la portiamo dentro di noi sempre... Bisogna piuttosto cominciare ad abituare le narici a nuovi profumi e quindi ad assaporare nuovi gusti, nuove visioni del mondo. Perchè in fondo un viaggio ti arricchisce di nuove percezioni ed è proprio questo il bello, no?  
Alla prossima,
Sabina

giovedì 10 maggio 2012

Curiosando nel giardino sul retro

Per quest'oggi ho pensato di farvi semplicemente entrare insieme a me nel giardino di una casa americana d.o.c. 
Proprio ieri ho girato questo video nel backyard - lo chiamano così il giardino situato sul retro - della casa di Noe Valley nella quale ci troviamo da due settimane circa e dove rimarremo fino alla fine del mese. Ho pensato che non capita tutti i giorni di avere accesso ad uno spazio privato di questo tipo e io, se fossi in voi, sarei davvero curiosa di scoprire quali sono i luoghi che caratterizzano l'America più genuina... Ecco quindi spiegata la mia scelta di girare questo breve filmato. Scusate per le inquadrature e la mano tremolante: ma vi chiedo di essere comprensivi, mi sono improvvisata regista per qualche secondo! Voglio solo farvi assaporare un po' di vita americana...
video

Quello che avete visto qui è il giardino interno di questa casa singola a tre piani, dei quali due sono riservati alla padrona di casa  - la signora Pam - e uno, sotto, è per noi. In realtà in questo appartamento vive Erika - una ragazza che al momento si trova in Spagna e che quindi ha pensato di subaffittare la casa a noi mentre lei era in Europa, per pagarsi l'affitto mensile. Vi assicuro che questa casa è davvero fantastica: vi dico solo che abbiamo tre salotti, uno per la cena, uno per guardare la tv e uno per accogliere gli ospiti! 
Devo dire però che quando siamo venuti qui per la prima volta, la parte della casa che più ci ha colpiti è stata proprio questa: la veranda, dove solitamente facciamo colazione. 
 Devo dire che la mattina è un piacere svegliarsi pensando che l'inizio della giornata avrà luogo in questa stanzetta luminosissima!  Il nostro backyard è particolarmente carino, perchè è proprio ben curato.  Ci sono piantine aromatiche sparse ovunque ma ben ordinate, e tantissimi fiori di varie specie. Dovrò dedicare un capitolo di questa storia a Pam, la nostra padrona di casa: è una donna davvero incredibile e adora le piante, tant'è che in casa deve avere almeno una trentina di orchidee nelle varie stanze! E persino nel bagno, giuro!
Volevo aggiungere che non tutte la case hanno un giardino interno. Certo moltissime lo hanno. Un po' come in centro a Padova: non immagineresti mai che dietro a quei giganti portoni si nasconde uno splendido giardino... Questa cosa mi ha sempre affascinato molto e forse per questo ogni volta che si apre un portone, io ci ficco il naso dentro! Qui, con tutte le case che abbiamo visto prima di trovare la nostra, posso dirvi per esperienza che generalmente le case hanno almeno uno spazio all'aperto in comune: che sia un backyard o una terrazza sul tetto, fatto sta che questo spazio generalmente c'è. 
Gli americani utilizzano questi luoghi per le feste e specialmente per il barbeque, che qui costituisce un vero e proprio must del weekend o delle vacanze. 
Comunque,  vi devo dire che non tutte le case in città hanno un backyard. E sicuramente non tutte ce l'hanno bello come il nostro, con sedie di legno e ombrellone, recinto e piattaforma di legno, lanterna e campanelle sull'albero che suonano con il vento. I miei pomeriggi sono allietati dal suono di queste campanelle... E generalmente, qui c'è sempre un gran silenzio, perfetto per studiare, leggere un libro, o scrivere un post per un blog! 
Alla prossima,
Sabina

mercoledì 9 maggio 2012

La grande Luna, but the day after

Ebbene sì, ora vi racconterò il seguito del pomeriggio trascorso al Rodeo Lagoon perchè merita di essere raccontato. Innanzitutto vi dico i nomi dei protagonisti di questa avventura: Maddi e Marco, Sara e Samu, Sabi e Leo, per un totale di sei cervelli in fuga! 
Dopo una piacevolissima cena al ristorante messicano di Sausalito, un bellissimo paesino che si affaccia sulla Baia ma a nord di San Francisco da cui dista circa 20 minuti in auto, siamo partiti in missione. Lo scopo della missione consisteva nel riuscire a fotografare la grande luna, but the day after. Eh, sì, perchè in realtà, come immagino sappiate, la luna è apparsa ai nostri occhi più grande del solito la notte di sabato mentre noi ci siamo mossi solo domenica sera. Sapete com'è, qui col fuso orario le notizie arrivano un po' in ritardo... che ci volete fare? Ad ogni modo la pensata è stata questa: Beh, cosa vuoi che cambi se andiamo a vedere la luna la sera dopo del grande evento? Magari troviamo anche meno gente! (quest'ultimo pensiero l'ho aggiunto or ora, perdonate). Fatto sta che anche se eravamo 24 ore in ritardo, abbiamo vissuto una fantastica avventura! Tra l'altro, apro solo una piccola parentesi e poi prometto di cominciare la storia: sabato al calar del sole l'avevo vista la luna sorgere: ero in auto - sì, sulla nostra meravigliosa decappottabile bianca - e stavamo percorrendo una salita micidiale, quando all'improvviso mi apparsa una palla bianca gigante che spuntava da una delle colline della città. Visione mozzafiato!  L'avete vista anche voi in Italia? Che avete pensato?
Ritornando al racconto, i 6 cervelli in fuga, con la panza piena, si sono diretti nel Golden Gate National Recreation Area, la zona di cui vi parlavo ieri. Il sole era ormai sceso e avevamo poco tempo per arrivare puntuali al sorgere della luna. Abbiamo corso con l'auto, nella speranza di piazzarci con le macchine fotografiche sui cavalletti prima che la luna salisse in cielo. Abbiamo parcheggiato le auto e siamo scesi: buio pesto. Abbiamo preso la pila - quella dell'i-phone - che uno dei cervelli in fuga fortunatamente aveva. Movimento tra i cespugli poco più in là. Ossignore ma che succede??? Cosa c'è laggiù? Io comincio subito ad allarmarmi. Il buio non mi piace se non conosco il posto in cui mi trovo. Tanta paura... Puntiamo la pila verso i cespugli nello scompiglio generale: UN PROCIONE!!! Ma dai!!! Non ci potevo credere: il mio primo procione!!! Bellissimo... anche se stava rovistando nella spazzatura alla ricerca di cibo. Da questa scena imparo che qui i procioni sono piuttosto comuni, li considerano un po' come le nostre "tompegane" per essere chiari visto che si intrufolano ovunque alla ricerca di cibo. Me lo ha confermato anche la padrona di casa the day after, invitandomi a chiudere sempre la porta sul retro di notte proprio per evitare che un procione ci zompi in cucina e faccia la festa.
Ok, dopo questo momento di allarme procediamo alla ricerca della posizione più adatta per l'avvistamento. Imbocchiamo un sentiero largo circa un metro e mezzo ma asfaltato - pare che qui non si risparmino l'uso dell'asfalto anche nei parchi naturali! - illuminati solo dalla pila dell'i-phone. Proseguiamo vicini vicini, per non sbagliare. Specialmente i 3 cervelli femminili si stringono nel cammino. Siamo su una scogliera che dà sull'Oceano e il sentiero scende tra le colline. Deve essere molto bello di giorno: c'è anche un ponticello bianco di legno da attraversare! Ma di notte, ragazzi, che paura!!! Io ho fatto la parte della fifona del gruppo... forse il mio cervello di storica dell'arte va in tilt in queste situazioni: non sono coraggiosa al buio, affatto. Fatto sta che continuiamo a scendere. Finchè ad un certo punto - un grido di allarme. ECCOLAAAAAAAAAAA
L'urlo proveniva dal cervello più alto, quello di mio marito come potete ben immaginare, il quale aveva magicamente avvistato la luna dietro ad una collina di fronte a noi. Mi ha ricordato tanto la scena de "Il pianista sull'oceano" - anche questo un film che se non avete ancora visto, dovete assolutamente vedere - quando viene avvistata l'America, appunto. Terraaaaaaaaaaa. E che la festa abbia inizio. Avevamo la stessa trepidazione, la stessa gioia, la stessa curiosità di quegli emigranti che dopo aver trascorso tanto tempo in mare, vedevano finalmente la terra che li avrebbe ospitati e dove avrebbero potuto trovare fortuna. Solo che una volta realizzato che le macchine fotografiche erano ancora in saccoccia e che avevamo pochissimi minuti prima che la luna salisse in cielo, è cominciato il delirio. 4 cervelli su 6 hanno cominciato a rovistare, porconare, muoversi sincronicamente, urtarsi, sbuffare alla ricerca del necessaire. Ma una volta che tutto era pronto, via ancora al buio a cercare di montare le macchine sui cavalletti. Ah, qualcuno ha la pila? Non vedo niente. Tieni, tieni, ecco, col telefono si fa lo stesso. No, non vedo niente. Dove lo metto questo?
E nel frattempo la luna pian piano saliva...
Il riflesso della luna che pian piano saliva rischiarava le colline intorno e si allargava sull'acqua. Un'atmosfera incredibile... e al sorgere della luna ogni paura è magicamente svanita! 
Dopo essere rimasti in questa situazione di estatica ammirazione, e dopo aver scattato duecentomila foto a questo paesaggio, abbiamo deciso di scendere ancora un po' per vedere quello che uno dei cervelli in fuga aveva già prontamente esplorato senza il resto della truppa, mentre gli altri tre cervelli in fuga cercavano l'inquadratura migliore. Il sentiero scendeva ancora tra le colline, si attraversava il ponticello di legno che si poggiava tra due monti e pareva di andare dritti contro un'altra collina che aveva la forma di un ciuffo di panna. Scusate l'immagine poco coerente ma a me è venuto in mente questo in quel momento, anche se con le tonalità eravamo piuttosto distanti visto che il profilo della collina era nero come la pece. Di nuovo tanta paura! E di nuovo un procione tra i cespugli! Oh, santo Signore: sono proprio ovunque! Non si può stare tranquilli un secondo!
La strada si chiudeva all'imboccatura di una caverna che fortunatamente per me era chiusa altrimenti gli altri 5 spavaldi cervelli in fuga ci sarebbero voluti entrare, lo so. Quindi, ahimè, siamo dovuti tornare indietro risalendo la collina. Tornati alle auto... un altro rumore... puntiamo la pila nella direzione del rumore... UN ALTRO PROCIONE!!! E BASTAAAAAA: MI AVETE PROPRIO STUFATO!!!
Alla prossima avventura,
Sabina
 
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