lunedì 30 aprile 2012

E fu qui che Cupido ci lasciò il segno

In una delle prime mattinate libere che ho avuto qui a San Francisco, con cielo blu e sole caldo primaverile, sono finita in un posto surreale. Si tratta del Rincon Park nel quartiere denominato Embarcadero, che è vicinissimo al Porto e al Financial District
Il parco è veramente incredibile innanzitutto perchè da qui si ha una bella vista sulla Baia; sulla sinistra svettano i grattacieli del centro della città, mentre sulla destra appare l'Oceano. 
Questo posto è famoso noto per la presenza di una scultura del 2002, opera di una coppia di artisti contemporanei: Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen (http://www.oldenburgvanbruggen.com/). Facendo qualche ricerca ho scoperto che questi due artisti hanno realizzato sinora circa una quarantina di sculture di grande misura, situate in varie parti d'Europa e del mondo.
Come vedete nella foto sopra, sul prato si presenta un arco teso di grandi dimensioni con la sua bella freccia rossa  puntata verso il basso. L'opera si intitola "Cupid's Span". Interessante che "Span" significhi "Arco... di tempo", e che il soggetto sia l'arco di Cupido. Così mi sono chiesta: "Ma che cosa c'entrerà mai Cupido con San Francisco?". A quanto pare, la città è comunemente nota per essere il porto di Eros, il dio dell'Amore. Ecco quindi spiegato il tema. 
Dal sito stesso dei due artisti apprendo che l'idea di dirigere l'arco verso il basso, è legata alla volontà di richiamare con la stessa figura la forma di una nave - perfetta per la zona portuale della città - e allo stesso tempo la forma dell'Oakland Bay Bridge. Questo ponte si mostra in tutta la sua imponenza sulla baia e devo dire che il primo pensiero che ho fatto quando l'ho visto, è stato questo: "Certo che questa vista sarebbe perfetta per spiegare il principio della prospettiva!". Questo ponte gigantesco, che abbiamo percorso proprio ieri in auto dirigendoci verso il campus della Berkeley University, ha addirittura due piani: uno per ogni direzione di marcia! Mi sono sentita proprio una formichina a guardarlo dal Rincon Park, ma più volte qui in America ho provato questa senzazione viste le dimensioni extra-large degli edifici!
Sarei potuta rimanere per ore seduta in questo posto: si stava così bene di fronte all'Oceano al sole! Oltre ad essere un luogo tranquillo in settimana, popolato solo da fantastiche donnine in tenuta da jogging che passeggiano, oppure da fanatici lettori come me, penso che questo parco sia veramente perfetto per trascorrere qualche ora all'aria aperta, respirando il profumo dell'Oceano. Effettivamente è piuttosto vicino alla strada da cui è separato solo dal prato, ma quando si è di fronte all'acqua, pare di trovarsi in un universo parallelo, lontano dalla confusione della città. 
Peccato solo che il parcheggio sia costosissimo ed io, con le poche monetine che avevo in tasca, mi sono potuta permettere solo una mezz'ora lì. Poi, il terrore di prendere una multa (qui sono severissimi da questo punto di vista!), mi ha spinto a spostarmi e a cercare un parcheggio più economico e un altro luogo da vedere... Comunque mi sono ripromessa di tornarci presto perchè il Rincon Park mi ha lasciato un piacevolissimo ricordo di sè!
Alla prossima,
Sabina
  

domenica 29 aprile 2012

Che fai? Porto a spasso i bambini

Non è la prima volta che mi capita di vedere dei bambini che passeggiano per San Francisco con le loro maestre giovanissime al seguito. Solitamente girano con una lunga corda rigida, credo di plastica, che comprende varie circonferenze nella sua lunghezza. Penso possiate riuscire a intravederle nella foto sopra tra il bambino con la felpa verde in seconda fila e quello con la felpa grigia in terza. I bambini afferrano questi piccoli cerchi procedendo in una fila ordinata e composta che attraversa la città. 
Credo di essermi sorpresa proprio per la tranquillità con cui questi nanetti - mi si voglia passare il termine sinceramente affettuoso con cui chiamo spesso anche i miei dolci nipotini - attraversano la metropoli senza battere ciglio. Cioè, si guardano attorno curiosi ma senza fare confusione, parlottando tra di loro in un tenerissimo americano che farebbe cadere ai loro piedi anche l'uomo più freddo al mondo, ridendo e scherzando, come tutti i bambini fanno. Non sembrano temere il traffico di questa metropoli o i grattacieli che incombono sulle loro testoline, e così si godono beati il loro cammino assolato. Non urlano, non strepitano, non si prendono per i capelli, non tirano la corda e non la usano come strumento di tortura contro gli altri compagni. Semplicemente la usano per proseguire ordinatamente. E questo mi stupisce ogni volta che incrocio una piccola truppa di nanetti. Rimangono ancorati a quella struttura in plastica che li guida nella passeggiata quasi come se questa rappresentasse davvero un'àncora di salvezza nella loro perigliosa navigazione. Guardarli mette tranquillità.
La prima volta che li ho visti mi trovavo al Rincon Park dove è stata scattata la foto. Il parco è situato nella zona dell'Embarcadero, un quartiere di San Francisco che si sviluppa tra il famoso Pier 39, dove se ne stanno i leoni marini spaparanzati al sole, e il porto. Stavo leggendo il mio adorato Zafón e ho sentito le loro risatine da lontano, quindi ho alzato la testa incuriosita. Erano così belli da guardare che sono rimasta lì impalata per un po' prima di realizzare che mi sarebbe piaciuto fotografarli per immortalare quel piacevole ricordo. 
Poi, pensandoci un po', dopo che si erano allontanati, ho cercato di immaginare la stessa scena in Italia con bambini della stessa età o anche più grandi. Non so bene perchè, ma mi sono venute in mente solo delle file ululanti e in moto perpetuo frenate in parte dalle maestre, anch'esse ulutanti per placare gli animi imbizzarriti. Mi sono immaginata dei bambini alle prese con quella corda di plastica che credo diventerebbe un bellissimo gioco con cui fare impazzire gli altri compagni e, di conseguenza, pure le maestre. Mi sono venute in mente quindi le urla delle mie maestre delle elementari "IN FILA PER DUEEEEEEE" all'uscita dalla scuola, mentre noi nel frattempo continuavamo a spingerci l'un l'altro, a urlare e a ridere tanto da non sentire nemmeno che cosa ci stava dicendo la maestra a squarcia gola. E mi sono sinceramente rammaricata per quelle povere donne che si sgolavano per farci stare fermi. Mi sono chiesta come sia possibile che questi bambini americani siano così educati e... come dire... cheti, per lo meno in apparenza, in spazi ampi che potrebbero metterli in fibrillazione. 
Ma che cos'è, lo spirito latino a rendere i bambini italiani così vivaci? 
Il pensiero successivo è stato il seguente: "Ma allora vuoi vedere che l'ordine che c'è per strada qui in America è frutto di questa loro formazione?". Magari è solo una stupidaggine, magari non c'è nessun collegamento tra le due cose, ma ciò che appare evidente ai miei occhi è che qui, come i bambini se ne vanno in ordine per strada già da piccolissimi, così gli adulti se ne vanno in ordine per strada con le loro auto. Questa è una foto che ho scattato qualche giorno fa sulla superstrada che porta al downtown:  
Strade larghissime, come vedete, con cinque corsie di media, e ogni auto che viaggia sulla propria senza alcuna interazione con le auto nelle altre corsie. Raramente i guidatori travalicano il limite rappresentato dalle strisce bianche delle singole corsie e anche se davanti si trovano il classico lentone - quello che in Italia porta sempre cappello e occhiali doppi per intendersi - attendono pazientemente dietro di lui senza lamentarsi troppo (anche se in realtà proprio oggi una bionda californiana su una specie di SUV ha osato lamentarsi platealmente per la mia guida prudente sui tornanti di Mill Valley! Comunque questa rappresenta sicuramente un'eccezione!). Spesso gli automobilisti passano da una corsia all'altra con grande rapidità, visto che qui si può superare sia a destra che a sinistra, ma tutto con estremo rigore. Gli americani si fermano veramente agli incroci guardando più volte a destra e a sinistra prima di attraversare e attendendo tre lunghissimi secondi allo stop. A me sembra che questo ordine che mostrano di avere nella guida possa essere davvero confrontato con quello con cui i bambini già dall'asilo si muovono a piedi per strada. E sinceramente mi piacerebbe sapere come si fa a crescere con tale autocontrollo, perchè lo vorrei proprio importare in Italia: pensate che successo potrebbe riscuotere! 
Al prossimo racconto,
Sabina    

giovedì 26 aprile 2012

E fu così che mi lasciai conquistare dalla Salsa

Ebbene sì: mai seguito un corso di danza per adulti in Italia, ed eccomi qui al campus della Stanford University pronta ad affrontare le mie prime due ore di salsa con un maestro russo! Fantastico! 
Fortunatamente per voi - e forse sfortunatamente per me - esiste una documentazione filmata che attesta la mia reale presenza al corso de Los Salseros de Stanford ieri sera. Eccovi qui il video: divertitevi! Posso dire solo una cosa a mia discolpa: "Era la mia prima lezione, abbiate pazienza!".  
  

Comunque devo dire che una volta vinto l'imbarazzo iniziale grazie alla mia fedele compagna di avventura Maddalena, mi sono lanciata in questa folle danza che implica una notevole coordinazione di braccia, gambe e bacino, e una certa prestanza fisica che io attualmente non ho, visto che già dopo qualche minuto di movimento ho iniziato a sudare di brutto... 
Fatto sta che è stato davvero divertentissimo! 
Innanzitutto va detto che le lezioni si svolgono in un caffè situato nel campus universitario che si configura come una vera e propria città nella quale convivono, accanto alle strutture universitarie, delle aziende private, il tutto con piccoli e grandi parchi attorno, bar, mense e negozi legati comunque all'università che, va forse detto, è privata e dista una cinquantina di chilometri da San Francisco. Noi al momento ci troviamo qui nei dintorni, più precisamente nella casa di Maddalena e Marco a Palo Alto, in attesa della nuova casa che ci ospiterà in città per il prossimo mese a partire da domani. 
La lezione era completamente gratuita e constava di una prima parte dedicata ai principianti e di una seconda di livello più avanzato. Il maestro? Un ragazzo russo, classicamente alto, biondo, con gli occhi azzurri e la carnagione chiara, che evidentemente deve avere un cuore caliente e un corpo snodabile alla Celentano viste le performances di ieri (è il ragazzo con la maglia rossa che vedete nel video!). 
Sinceramente ignoravo che la salsa fosse un ballo di coppia, ma devo dire che questo non ha rappresentato un problema insormontabile visto che alla lezione hanno preso parte circa una ventina di persone e il rapporto uomo-donna era abbastanza equilibrato. Nei momenti in cui scarseggiavano gli uomini, il maestro prendeva in mano la situazione e ti faceva ballare con lui al centro della sala. E purtroppo... questo è successo anche a meeeee!!! 
Fatto sta che con lui, persino un'imbranata come me è riuscita a ballare; come per magia, è bastato lasciarsi condurre... e via spediti a ritmo di salsa! Ad un certo punto il maestro deve essersi accorto che facevo una certa fatica a raggiungere la sua spalla destra con il mio braccio sinistro e che per me volgere lo sguardo verso di lui significava - oltre che perdere completamente il controllo sui miei piedi - anche spezzarmi il collo per guardare verso l'alto. Quindi mi ha detto "You know, I'm Russian, and I'm tall" (pover'uomo... si stava pure giustificando!). Ma io prontissima ho replicato "Don't worry, my husband is 2 meters tall!"... e fu così che conquistai anche il freddo cuore del russo! 
Ciò che mi ha colpito di questa lezione - più che il disastro che ho combinato coi piedi che se ne andavano dove volevano - è che in quella sala non solo era rappresentato il mondo con le sue diverse culture e le diverse razze, ma anche erano rappresentati  i vari campi di ricerca universitaria. Studiosi di biologia, farmacia, astrofisica, storia dell'arte: tutti pronti a chiudere i libri per imparare la salsa. That's amazing
Il fatto di dover danzare a coppie e la scelta del maestro di far cambiare il compagno circa ogni cinque minuti, faceva sì che le persone di volta in volta si presentassero e scambiassero qualche parola tra un passo e l'altro per rompere il ghiaccio. E fu così che la storica dell'arte italiana si ritrovò a ballare niente meno che con un astrofisico dalle lontane origini orientali! 
Credo sia una grande cosa avere a disposizione questo genere di occasioni di incontro, meno formali, meno imbalsamate di quelle che abbiamo noi in Italia dove l'unico momento in cui un giovane ricercatore ha la possibilità di incontrare e conoscere personalmente altri studiosi come lui, giovani o meno giovani, si ha solitamente in seguito all'organizzazione di un convegno, che costituisce comunque un momento piuttosto ufficiale nel quale non si ha di certo modo di discutere di scienza con un sottofondo musicale! Non voglio dire che tutti gli incontri andrebbero fatti a suon di musica, ma credo che un'atmosfera più leggera e rilassata potrebbe favorire la comunicazione e forse condividere anche dei momenti di spasso come questo potrebbe facilitare lo scambio di idee, non credete anche voi?

mercoledì 25 aprile 2012

Buena vista!

Come scrivevo qualche giorno fa, una delle caratteristiche più evidenti ai miei occhi di San Francisco consiste nel suo carattere poliedrico. La città ha davvero mille volti! Dal caotico downtown pieno di grattacieli a specchio che riflettono le tonalità del cielo, si passa, a breve distanza, a luoghi estremamente tranquilli con piccole casette singole che nascondono fantastici giardini sul retro (che qui si chiamano "backyard"). E ci sono poi numerosi parchi che interrompono la continuità della serie interminabile di casette separate solo dalle strade che tagliano perpendicolarmente i vari isolati. Si tratta di parchi diversi tra loro che si aprono alla vista del visitatore come delle piacevoli aree di svago per la mente e per il corpo. 

Ieri sono finita ad esplorare il BUENA VISTA PARK che è situato leggermente più a occidente rispetto al centro. E chi l'avrebbe mai detto che la salita proibitiva che mi ero trovata davanti prima di trovare parcheggio mi avrebbe catapultata in un luogo del genere?! Appena scesa dall'auto, mi sono resa conto che mi trovavo a pochi passi da una realtà assolutamente incredibile nel cuore di San Francisco. Mi trovavo in montagna!  
Il parco si sviluppa infatti su una collina e varie sono le stradine e i sentieri che lo attraversano e che conducono alla cima dalla quale si apre una vista spettacolare - che presumo abbia ispirato la scelta del nome di questo parco! 
Io ho imboccato un sentiero che iniziava con una ripida scalinata che mi faceva allontanare dalle case per farmi immergere in un paesaggio verdeggiante pieno di alberi di vario tipo e popolato da coloratissimi uccelli e farfalle, e da scoiattoli vivaci e decisamente affamati! Spero di poter aggiungere altre foto domani anche di questi animaletti. Dopo una camminata di circa un quarto d'ora in salita, sono arrivata alla vetta! Da questa radura assolata si vedeva una parte rilevante della città e specialmente la baia con il celebre Golden Gate Bridge che incredibilmente appare sempre - da qualunque punto si guardi e in qualunque ora del giorno - come un dipinto dalle tinte pastello che lo rendono un luogo quasi surreale che appare in lontananza. Una cosa davvero curiosa! Vi lascio alcune foto per assaporare questi paesaggi...
A presto,
Sabina

martedì 24 aprile 2012

W L'ORSETTO!


Civic Center - Bear Flag California
Quale modo migliore per cominciare ad ambientarsi in terra straniera se non scoprendo quali sono i colori, la forma e la storia della bandiera dello Stato che ci sta ospitando e quindi della California? Sinceramente, già due anni fa, quando siamo venuti in vacanza proprio qui, mi chiedevo come mai sulla bandiera californiana ci fosse un bell'orsetto dal pelo scuro su fondo bianco e rosso. Sono le classiche domande che si pone il turista curioso che vede sventolare al vento questa bandiera accanto a quella americana a stelle e strisce.
Un orso? E perchè mai un orso?
Poi però il turista curioso se ne torna a casa sua e non ricorda più di essersi posto quella domanda in terra straniera, anche perchè una volta rientrato a casa, riprende la sua routine e le vacanze appaiono ai suoi occhi come dei fantastici ricordi ormai lontani nel tempo e nello spazio. Ma ora che sono qui per qualche tempo però, voglio scoprire che cosa c'entra esattamente l'orso. Non incuriosisce anche voi la presenza di una figura come questa? 
Noi italiani siamo abituati a celebrare il tricolore, non a vedere un bell'orsetto peloso posta al centro della bandiera ufficiale dello Stato! E poi, non si tratta di una figura comune: una stella, una mezza luna, un sole, una croce, uno stemma... no, no: si tratta proprio di un orsetto che passeggia tranquillo su un praticello verde seguendo una stella rossa.
Mi sono chiesta perchè mai avessero scelto un orso come simbolo dello Stato e ho pensato subito ai parchi naturali della California popolati di orsi bruni, che ci è anche capitato di incontrare sul sentiero di ritorno da una lunga passeggiata nel bosco qualche anno fa. Ma da una rapida ricerca su Wikipedia e dal sito della California State Library (http://www.library.ca.gov/history/symbols.html#Heading2) scopro che la bandiera dello Stato della California risale al 1846, quindi al tempo della dichiarazione di indipendenza dal Messico avvenuta dopo una dura azione di rivolta. La cosiddetta Bear Flag Revolt fu creata da William L. Todd cugino di Mary Todd Lincoln, moglie del presidente Abraham Lincoln in persona! Pare che l'orso raffigurato sulla bandiera sia stato l'ultimo esemplare di questa specie ormai estinta.  Per essere più precisi, si tratta dell'Ursus arctos californicus ovvero del California golden bear conosciuto anche più semplicemente come il California grizzly. L'ultimo esemplare  soprannominato il Monarca venne catturato dal reporter Allen Kelley nel 1889; fu poi successivamente portato al Golden Gate Park dove morì nel 1911. E a quanto pare si trova - evidentemente impagliato - nell'Academy of Science dello stesso Golden Gate Park nella zona nord-ovest della città. Non so se avrò il coraggio di andare a trovarlo nei prossimi giorni... poor little bear! Nello stesso anno in cui il Monarca morì la sua immagine comparve sulla bandiera ufficiale dello Stato e da allora sventola nei cieli californiani sospinta dal vento dell'Oceano. 
Alla prossima curiosità,
Sabina    



lunedì 23 aprile 2012

Earth Yester-Day

Civic Center - San Francisco
Coloratissima festa davanti al municipio nella Civic Center Plaza di San Francisco nella giornata di ieri! 
Si trattava dell'Earth Day, un festival dedicato alla Madre Terra che ha luogo annualmente in città dagli anni Settanta, come ci racconta il sito dedicato a questo evento (http://www.earthdaysf.org/earth-day.html). Musica, colori, banchetti vari non mancavano in questa piazza gigantesca della città che è chiusa ai quattro lati da una serie di palazzi molto maestosi come quello del municipio cittadino che vedete nelle foto o ancora quello dell'Asian Art Museum sul lato opposto.
Difficile rendere l'atmosfera di questo posto in un giorno di festa come questo, con persone al centro della piazza che si allenavano con gli hula hoops o si arrampicavano su strutture montate apposta per l'occasione semplicemente per guardare il mondo a testa in giù. 
Certo è che mi è sembrato  di essere dentro un film americano degli anni Sessanta-Settanta per la foltissima presenza di personaggi che definire incredibili non è sicuramente sufficiente. Si tratta di quelli che di solito io chiamo amichevolmente "i fricchettoni", con i classici pantaloni a zampa, le maglie variopinte dai motivi floreali decisamente più  larghe del necessario, coroncine sulla fronte, gilets di pelle da cow-boys con immancabili frange e capelli rigorosamente lunghissimi sia per le donne che per gli uomini. Ad un certo punto è comparso persino un indiano d.o.c., con una pelliccia di animale che toccava terra, poggiata sulle spalle e naturalmente completa di testa con corna del povero animale sacrificato per l'occasione. Sono rimasta proprio a bocca aperta!
L'impressione che ho comunque, dopo questi primi giorni qui a San Francisco, è che in questa parte d'America  - forse più che in altri posti visti sinora - non ci sia un limite... Sei libero di essere esattamente chi vuoi e  nessuno baderà ai tuoi capelli tricolori rossi-gialli-neri, verdi, viola o semplicemente rossi come il fuoco ma rigorosamente abbinati ad abiti dello stesso colore e dalle forme assolutamente anticonvenzionali. Di frequente si incrociano donne particolarmente estrose che non vogliono nascondere la loro passione per il fucsia, che celebrano tingendosi i capelli di fucsia e acquistando vestiti fucsia, a cui abbinano accessori di ogni genere - dalle collane allo zaino, dai calzini alle scarpe, di colore fucsia.  Ogni dettaglio risulta fondamentale nella creazione del personaggio, sembra. Io forse sono l'unica a stupirsi ancora ad ogni incontro. Ma chissà, magari con il tempo migliorerò, e non resterò a bocca aperta ad ogni passo. Si tratta probabilmente di un mio limite attuale, che questa esperienza in America mi aiuterà forse a superare!
Alla prossima,
Sabina

domenica 22 aprile 2012

Parchi e dintorni


Un fantastico sabato pomeriggio al parco! 
Finalmente posso dire di aver trovato una cosa che ho in comune con il popolo americano: a quanto pare i week-ends all'aria aperta, - magari a piedi nudi su un bel prato pieno di margherite, sdraiati a pancia all'aria a prendere il sole, spaparanzati sulla sdraio o su un asciugamano colorato con un piacevole libro sotto al braccio - pare riscuotano grande successo anche qui negli States! 
Un sacco di famiglie confluiscono nei parchi vicini per giocare a bocce, a palla, a basket, a tennis, sfruttando i numerosi campi liberi presenti nei parchi e completamente gratuiti e i bambini sono in estasi: rincorrono i loro cani su e giù per le colline verdeggianti, portano i loro giochi  al parco e si divertono ad usarli all'aria aperta. Non smetterei mai di guardarli ... 
Mi piace vedere ridere e sorridere le persone, mi piace guardarmi attorno e capire che le cose che piacciono a me piacciono anche a molte altre persone, indipendentemente dalla loro origine e provenienza, indipendentemente dalle loro storie... Mi è sembrato davvero di fare parte del MONDO e in quel momento mi è sembrato fossimo tutti uguali, tutti compiaciuti dall'essere esposti al sole rinvigorente in una splendida giornata primaverile! 

E poi leggo l'ultimo libro di Zafón, che è al momento uno degli scrittori contemporanei che più mi coinvolge: è un regalo prezioso che ho portato con me da Padova con la lettera che l'accompagnava, che mi parla di casa... E mi sono resa conto di quanto un libro possa essere importante per un viaggio. 
Ogni libro in fondo parla di un viaggio, del viaggio che l'autore ha fatto buttando giù le righe di quella storia, del viaggio che il lettore intraprende sfogliando quelle pagine ed entrando nel racconto, diventando magicamente parte della storia che gli si srotola davanti agli occhi, parola dopo parola, frase dopo frase, capitolo dopo capitolo. Mi è apparso  evidente anche che un libro è il perfetto compagno di viaggio: è lì con te, e ti parla, ti tiene compagnia, ti fa pensare a chi sei, a cosa ti piace, ti ricorda da dove vieni e ti fa crescere, arricchendoti di nuove esperienze vissute da altri ma che diventano parte del tuo bagaglio personale e quindi parte di te, quasi come se le avessi vissute tu stesso... Questa credo sia una delle magie della lettura!
Al prossimo racconto,
Sabina

sabato 21 aprile 2012

Primi passi a San Francisco

Le nostre prime due settimane in America sono passate assai rapidamente. Ci trovavamo nel quartiere di Potrero Hill: una zona  residenziale di San Francisco molto carina, arroccata sulle colline. 
Appena arrivati dall'Italia, con tutta la nostra vita dentro a due misere valigie, siamo approdati nella casa di una coppia di documentaristi che, nei periodi in cui si trovano fuori città per lavoro, affittano la loro abitazione tramite il sito Airbnb. Questo sito è stata la nostra salvezza perchè trovare casa dall'Italia è praticamente impossibile. Come funziona? Sul sito si prenota una casa messa a disposizione per un certo periodo da qualcuno che ci vive ma che per un po' è via. Per San Francisco questa alternativa risultava lievemente più convieniente rispetto ad un hotel decente. E poi ci sembrava che una casa ci sarebbe sembrata più accogliente di un albergo al nostro arrivo negli States. 
Quali sono inoltre i vantaggi di avere una casa a propria disposizione? Ovviamente si risparmia su colazioni, pranzi e cene, a cui si rimedia con una spesa; spesso sono disponibili  in loco lavatrice e lavastoviglie e poi, si ha tutta una casa per sè. Di media per il pernottamento in albergo qui si spende tra i 100 e i 140$ al giorno: San Francisco non è una città molto conveniente, anzi. Pare che gareggi con New York per conquistarsi il primato della città più cara negli States. Con Airbnb si risparmia qualcosa ma non si spende tanto meno, sappiatelo.

Per il momento ciò che mi ha colpito di più qui sono le strade che si incrociano perpendicolarmante attraversando le colline su cui si adagia la città. L'uso dei tornanti appare completamente sconosciuto agli americani, eccetto che nella celebre Lombard Street e nella sua versione mignon che si trova proprio a Potrero! Arrivati ad ogni incrocio, specialmente quelli delle salite più proibitive, si spera che dietro al cofano dell'auto - che è l'unica cosa che si riesce a vedere in quel momento- ci sia anche una strada... davvero impressionante! E poi dall'alto si vede il downtown ovvero "il centro" della città e quella giungla di grattacieli appare come qualcosa di talmente compatto che sembra impossibile poterlo penetrare.... 
San Francisco è una città estremamente poliedrica e non vedo l'ora di scoprirla e di farvela conoscere attraverso il mio sguardo! 
Alla prossima,
Sabina

venerdì 20 aprile 2012

Il mio culture shock

Eccoci qui a cominciare questa avventura!  
La pagina bianca davanti ai miei occhi attende di essere scritta!
Innanzitutto vi spiego il titolo che ho scelto per questo blog: Living in San Francisco: That's Culture Shock. Siamo approdati a San Francisco da pochi giorni e qui ci fermeremo per qualche tempo dato che mio marito seguirà un progetto di ricerca post-dottorato alla University of California San Francisco. Catapultati negli States il sabato di Pasqua, siamo stati accolti da due nostri fantastici amici italiani che abitano a Palo Alto, a qualche km di distanza da San Francisco. M&M ci hanno offerto un benvenuto tutto italiano e i primi due giorni con loro, nella loro meravigliosa casetta accogliente, sono stati tutto ciò che uno potrebbe sperare immaginando un approdo in terra straniera.
Per quanto riguarda la seconda parte del titolo, la questione risulta un po' più complessa... A 13 giorni esatti dal nostro arrivo in California, sento che difficilmente supererò in breve tempo lo shock culturale... 
Se cercate su Wikipedia che cos'è esattamente il Culture shock, scoprirete che si tratta di una particolare sensazione di disorientamento che una persona prova quando si trova in un Paese nuovo e comincia a confrontarsi con uno stile di vita completamente diverso che all'inizio risulta del tutto estraneo. 
E grazie: abbiamo cambiato Continente, non credo sia cosa da poco!
Ad ogni modo, pare che questa particolare condizione preveda quattro fasi:
1. la Honeymoon (=luna di miele);
2. la Negotiation (= la trattativa, se così la possiamo definire);
3. l'Adjustment (=adattamento);
4. e infine Mastery, cioè il recupero del controllo sulla situazione.
Diciamo che la prima fase, quella della luna di miele per me è durata ben poco: sarà che a San Francisco ci eravamo già stati due anni fa in vacanza e quindi la conoscevamo un po'; sarà che abbiamo avuto da subito talmente tante cose a cui pensare che non abbiamo avuto attimi di tregua nei quali godere della scoperta del Nuovo Mondo sotto ad una luce eterea. 
Ora, la seconda fase, quella cosiddetta della trattativa che dovrebbe cominciare dopo circa tre mesi dall'arrivo, penso che l'abbiamo iniziata proprio quel lunedì di Pasquetta. Pareva solo a noi un giorno di festa! Ed ecco che improvvisamente le differenze tra l'American style e l'Italian style cominciano a mettersi in evidenza.
Per le fasi successive del culture shock, bisognerà forse aspettare ancora un po': nella terza dovremmo cominciare a superare questa sensazione di estraniamento e cominciare ad abituarci a questa nuova cultura, riprendendo a condurre una vita pressochè normale, fatta anche di routine
Certo è che ora mi sento pronta, tastiera alla mano, a condividere quest'avventura e sono certa che spartire con voi lettori gioie e pensieri turbolenti, non potrà che rendere questa esperienza ancora più emozionante!
Alla prossima,
Sabina

  

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