martedì 11 dicembre 2012

Ma come ho fatto a vivere senza? #12

Non so se oggi ce la faccio con la cabala: 12-12-2012! 
E il 12, è pure il nostro numero preferito! 
Ci siamo particolarmente affezionati perchè ci parla di tanti splendidi ricordi e pare che, magicamente, ritorni sempre.  Il 12 è il numero che compariva sulle nostre maglie pallavolistiche, il 12 dicembre è il giorno in cui mi è arrivata LA dichiarazione per iscritto; e il 12 luglio poi, ci siamo sposati. Tra queste due date, tra le quali sono intercorsi circa 11 anni (ach, per un pelo non fa 12!), ci sono stati tanti 12 da festeggiare.
Per un numero speciale, ci vuole quindi un oggetto speciale!

Mi ha sempre affascinato molto l'immagine della vita come quella di una pagina bianca da scrivere. E forse per questo sono stata irrimediabilmente attratta da questo oggetto trovato all'Asian Art Museum di San Francisco, di cui vi racconterò presto.  
"Delle linee così pulite non possono che nascondere un universo da inventare, con nuovi gesti, parole e immagini"  - ho pensato.
Da chiuso si presenta così, come un piccolo astuccio da infilare nella borsa. 
Ma non lo trovate bellissimo? La semplicità delle sue forme mi ipnotizza come un quadro di Malevič.
Vi spiego subito come funziona, anche se immagino che la presenza della tela bianca e del pennello vi abbia dato qualche indizio. 
Sappiate però che non si tratta di un semplice supporto per dipingere con acquerelli o tempere!
Si chiama Buddha board, perchè implica davvero una sorta di attività zen.  
Addio sabbia e sassi del comune giardinetto che a suon di rastrello permette di non pensare a niente per un po', e benvenuto pennello! 
Qui vedete la Buddha board di profilo.
In pratica, si comincia riempiendo di acqua l'interstizio alla base della tela quadrata. Si intinge il pennello lì
A questo punto, si comincia a scrivere/disegnare sulla tela che, al contatto con l'acqua, lascerà visibili i segni.
Questa è una delle foto dei nostri capolavori. Anzi, a dire la verità, questa è la foto del capolavoro del marito. Diamo a Cesare quel che è di Cesare, per carità! 
Il disegno rimane fin tanto che l'acqua non evapora, dopo di che scompare lasciando nuovo spazio bianco all'artista.  
Creare e ricreare, inventare e reinventarsi in un continuo cambiamento. 
Un po' come nella vita, no?
Al prossimo pensiero che si concretizza,
Sabina 
 

 

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