giovedì 22 novembre 2012

La festa del tacchino, ovvero il Thanksgiving Day


Eccoci qua alle prese con il nostro primo Thanksgiving in terra americana. 
Di che si tratta?
Si tratta del giorno del ringraziamento con il quale si ricorda l'arrivo dei Padri Pellegrini nel Nuovo Mondo nel 1621. 
Per farla breve, fuggiti dall'Inghilterra perchè perseguitati per le loro idee religiose piuttosto integraliste, approdarono a Plymouth, nel Massachussets, nel nord dell'America. Erano in tutto 102, tra uomini, donne e bambini. L'inverno era alle porte e i semi portati dall'Inghilterra e piantati in questo territorio così selvatico e ostile non diedero buoni frutti, tanto che quasi la metà dei coloni inglesi non sopravvisse a quel primo inverno. 
Fortuna che i nativi d'America ebbero pietà dei nuovi arrivati e indicarono loro i prodotti da coltivare e gli animali da allevare (granturco e tacchini per lo più). Grazie agli indiani, i coloni riuscirono ad adattarsi al nuovo contesto e, per celebrare il successo del primo raccolto, si concessero tre giorni di festa per ringraziare Dio per la grazia ricevuta. 
Furono naturalmente invitati anche gli indigeni a questo mega party al quale parteciparono 53 Pellegrini e 90 indiani d'America.
Che cosa prevedeva il menù ufficiale? 
Naturalmente tacchino, zucca, carne di cervo, pesce, ostriche e molluschi, torte di cereali e frutta secca. Pietanze che ancora oggi si gustano in questo giorno di festa, in cui l'America si ferma, per tradizione. 

I negozi e gli uffici sono chiusi e credo sia la prima volta che succede da quando siamo qui. Da ieri si respira aria di festa in città. Gente che partiva, prendendosi qualche giorno di ferie, gente che puliva casa in vista dell'arrivo di parenti e amici, gente che acquistava tacchini giganti al supermercato e i bambini a casa da scuola. 
E oggi? 
Oggi c'è un silenzio di tomba, come quello che a Padova si sente la domenica pomeriggio subito dopo pranzo.

Questa festa, a dire la verità, non fa parte delle nostre usanze e quindi non la sentiamo ancora come tale, ma tutto sommato vivere all'estero significa anche prendere contatto con queste nuove occasioni di festa. 
E del resto, nel giorno del ringraziamento, si festeggia un grazie pronunciato, cosa che mi sembra davvero da apprezzare. E per gli americani diventa anche l'occasione per ringraziare, in generale. Mi sembra davvero una cosa bella.
Ma perchè in Italia non importiamo una bella Festa del Grazie? Potrebbe essere l'occasione giusta per dire quello che a volte non diciamo, dando forse anche troppo per scontato l'aiuto o il sostegno che ci viene dato spontaneamente.
Allora, sapete che vi dico? Comincio io:  
Grazie al mio Tacchino speciale che mi ha portato a scoprire l'America, grazie per ogni giorno insieme e per ogni sogno condiviso e da condividere;
Grazie mamma e papà per l'affetto incondizionato che vince la distanza; 
Grazie Rosanna e Paolo per i pensieri e le parole che quotidianamente accompagnano ogni risveglio; 
Grazie ascolani per le foto e le videochiamate che ci riempiono sempre il cuore; 
Grazie agli amici tutti, specialmente per le belle notizie che mi avete dato negli ultimi mesi, per le chiamate, le mails, le buste annunciate, e per gli abbracci reali o virtuali ricevuti.
Grazie!
Alla prossima,
Sabina 
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