domenica 9 settembre 2012

Torniamo a parlare d'America: cena italiana a North Beach

San Francisco, North Beach
Ieri sera sono stata a cena fuori con amici italiani e un nuovo amico messicano in un locale proprio nel cuore del quartiere italiano di San Francisco, North Beach. 
Proprietario calabrese ma cresciuto a Roma, basso, cicciotto, con una camicia rosa che faceva un po' di difficoltà a chiudersi, le maniche tirate su fino al gomito, che se lo avesse visto la mia professoressa di italiano delle medie lo avrebbe subito rispedito a casa. Ma questa è tutta un'altra storia... 

Il ristorante è davvero splendido: si trova al piano terra di un edificio collocato in una posizione centralissima, ad un incrocio tra tre grandi strade piuttosto trafficate. L'edificio si sviluppa sul marciapiede al centro tra due delle strade che confluiscono nella terza. Il locale è ad angolo ed è squadrato, per dentro e per fuori! Ha un piano terra molto luminoso, con una costellazione di lucette che si riflettono sulle grandi vetrate sui tre lati, pareti rosa pastello all'interno, una tela di grandi dimensioni che trae ispirazione dalle opere botticelliane messa sulla scala con folta ghirlanda verde che conduce al piano superiore. 
E per finire: 
un grande schermo di una televisione che trasmetteva un capitolo della saga di Peppone e Don Camillo con sottotitoli in americano. 
Un bel posto insomma, curatissimo nel dettaglio!

Le aspettative di noi italiani: ritrovare (o far conoscere al ragazzo messicano) il gusto di una bruschetta e di una buona burrata con prosciutto crudo, di cui si sentiva un po' la mancanza, lo ammetto, e poi, mangiare una pizza sottile, finalmente.  

Le aspettative degli americani presenti nel locale. Ecco, su queste mi sono interrogata...
Sì, perchè ho avuto la netta impressione che più che altro lì si cercasse di vendere un'idea: l'idea di trovarsi in un posto sinceramente italiano. Mi spiego meglio... 
In Italia non credo di aver mai visto camerieri sardi, milanesi, lombardi così loquaci, così predisposti a dare parola a chiunque - e spesso in italiano, incomprensibile ai più - urlando a squarciagola attraverso un locale popolato e popoloso per comunicare,  o pronti a scandire ad alta voce i nomi dei piatti con un sottile piacere, visibilmente riconoscibile sul volto, pronunciando quelle parole con fare teatrale. Non ho mai visto in Italia camerieri così cordiali, disposti a fare fotografie ai tavoli insieme al proprietario, a mettersi in posa con un gruppo di clienti americane - tutte biondo platino, con i capelli perfettamente pettinati, un trucco perfetto, un corpo perfetto - imbizzarrite per un addio al nubilato. E raramente ho visto in Italia baci e abbracci all'ingresso, strette di mano per chi se ne andava. 
Insomma, tutto mi è sembrato un po' "esageratamente italiano"... Non era un atteggiamento fastidioso, anche se i camerieri ci hanno chiesto circa un centinaio di volte se tutto andava bene, ma era diciamo... un po' strano per chi dall'Italia proviene e sa come in Italia funziona. 
Probabilmente nei posti accalappia-turisti in Italia facciamo le stesse cose e pur di avere una massa informe di clienti, con tanti soldi in tasca pronti per essere spesi, siamo disposti a trasformarci nel suonatore-di-mandolino-strimpella-canzoni-italiane-di-cinquanta-anni-fa o nel gondoliere-ammaliatore-canticchia-motivi-conosciuti-da-tutti. 
Fatto sta che ad un certo punto io a questi americani avrei proprio voluto dire: "Guardate che non siamo tutti così!!!! Uff". 
Chicca finale sul sito del locale: una bella canzone di Pino Daniele di sottofondo. Ah, par carità!
Alla prossima,
Sabina
P.s: il prosciutto però era proprio buono.

8 commenti:

  1. Non ho molta pratica di ristoranti, so solo che un po' di cordialità mi farebbe piacere nei negozi in cui vai per acquisti: nella maggior parte dei casi sembra che le tue domande siano fonte di fastidio per i commessi!!, che agevolarti. Ormai quando uno/a ti serve gentilmente pensi: ah ma allora si può fare anche così.

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    1. Effettivamente non sono molti i commessi che sembrano fare volentieri il loro lavoro... e questa tristezza che sentono, te la trasmettono, forse non rendendosene nemmeno conto. Certo è che quando trovi un commesso sorridente e contento del lavoro che fa, lo si vede e lo si sente... e penso che il cliente sia anche più propenso a tornare rispetto ad un negozio in cui viene quasi "respinto"!

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  2. Dear Sabina, si sa che le generalizzazioni sono sempre sbagliate, e quella che hai vissuto tu è una delle peggiori. Da Padova a Udine nessuno ti bacerebbe all'ingresso del locale.
    Cortesia sì, ma la forzata confidenzialità a me da fastidio.

    Nicola

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    1. Eh, caro Nicola... forse nel meridione potresti ricevere un'accoglienza diciamo più "calorosa". Penso che nella tratta Padova-Udine sia un po' più difficili: ah, questi nordici, quanto sono freddini!!! ;)

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  3. Insomma, proprio il ristorante che eviterei come la peste :D
    North Beach comunque è bellissima.

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    1. Finora North Beach a dire il vero non mi ha impressionato molto... ma non escludo di potermi ricredere!

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  4. In genere evito i ristoranti italiani come la peste, appunto, ma se ne volete provare uno ottimo (cioè, un ristorante che sarebbe ottimo anche in Italia), dove c'è gente normale e non sembra di assistere a una messa in scena della Cavalleria Rusticana, provate il ristorante sardo La ciccia, il mio preferito in assoluto.

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    1. Non ci crederai mai, Silvia... ma è proprio a un tiro di schioppo da casa nostra! Ed effettivamente molti ci hanno già detto che ci si mangia davvero bene dai sardi! Sperimenteremo...
      Grazie!

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