venerdì 24 agosto 2012

Half Dome_post scriptum

Rispondo alle domande che mi sono state poste dopo la pubblicazione del precedente racconto mostrandovi esattemente che cosa intendevo con "traffico turistico sull'Half Dome".
Half Dome, Yosemite National Park
L'immagine risale probabilmente a qualche tempo fa, quando ancora non esisteva la questione dei permessi per accedere alla parte finale del percorso, cosa che è stata introdotta lo scorso anno se non erro. 
Lo Yosemite è un parco molto famoso, credo il secondo o il terzo più famoso d'America dopo lo Yellowstone che è quello di Yoghi e Bubu, per intenderci. 
Moltissima gente viene a visitarlo, specialmente d'estate ma anche durante l'anno, e molti vogliono salire sulla cima più alta. 
Lungo il cammino puoi trovare quindi esperti scalatori con attrezzatura per il campeggio in alta quota o anche sprovveduti turisti che si aspettano di scalare l'Half Dome con le loro belle scarpette da ginnastica acquistate per l'occasione e naturalmente, una volta arrivati all'inizio della scalata finale, non si tirano di certo indietro perchè non hanno le scarpe adatte! Quindi salgono così, a loro rischio e pericolo. 
Prima di partire, Leo ed io - che siamo generalmente due persone anche troppo prudenti e coscienziose - ci siamo letti la lunga lista di avvertimenti pubblicata sul sito ufficiale National Park Service. Spiegano che il cammino è lungo 14/16 miglia (cioè 22.5/25.7 km in tutto) e il dislivello è di 4800 piedi ovvero 1.4 km, e dicono che non è adatto a chi non è in forma o non è preparato (atleticamente o spiritualmente? Non lo sapremo mai!). Fatto sta che io, che sono completamente fuori forma, sono riuscita a percorrere più della metà del sentiero, mentre i cervelloni che viaggiavano con me, tutti sportivi praticanti e amanti della montagna, sono arrivati sulla cima. 
Lungo il cammino incontri le Vernal e le Nevada Falls dove si fermano la maggior parte dei visitatori che puntano alla passeggiata pro-cascate, che comunque prevede una salita faticosissima su gradoni di roccia umidi. Magari domani vi mostro qualche foto delle cascate che sono veramente affascinanti.
Sempre il National Park Service offriva alcune preziose indicazioni per l'ultimo tratto del percorso con i cavi:

Tips while using the cables:
  • Take your time and be patient with slower hikers
  • Allow faster hikers to pass you (when possible)
  • Remain on the inside of the cables

Do not attempt the ascent if:
  • Storm clouds are in the area
  • The ground is wet (the cables and rock become very slick when wet; most accidents on the cables occur during wet conditions)
Ecco, quello che stupisce - e che ci ha lasciati piuttosto perplessi - è che, al di là di questi suggerimenti, non c'è un reale controllo da parte dei ranger. Alla parte finale del percorso può accedere chiunque, preparato o no atleticamente, esperto o no: se ce la fai, vai avanti altrimenti torni indietro, questo è il concetto che passa. 
Pensate che quando quattro del nostro gruppo sono arrivati dal ranger, hanno mostrato il permesso per proseguire, c'erano dei brutti nuvoloni in cielo. Così i cervelloni hanno chiesto suggerimento al ranger: "Che facciamo? Andiamo? Si può andare?". Il ranger all'inizio ha detto loro che con quel tempo non era consigliata la salita: il tempo non poteva che peggiorare. Ma quello voleva essere solo il suo modesto parere, non un imperativo, ed era chiaro. Tant'è che alla fine, il ranger ha detto loro che, se volevano salire, dovevano farlo in quel momento e fare in fretta. Loro sono saliti ma, arrivati quasi in cima, sono stati costretti a ritornare indietro: gli scarponi non facevano più presa sulla roccia a causa della pioggia che era cominciata a cadere, e non avendo più l'appoggio dei piedi, si sono dovuti ancorare ai cavi di acciaio prendendosi un bello spauracchio.   
La montagna è pericolosa, si sa, ed evidentemente i ranger non hanno il compito di vegliare sulle persone e metterle in sicurezza. Forse in questo il concetto di libertà radicato nella mente americana fa sì che non si impedisca a nessuno di salire...
Io dico che la prudenza non è mai abbastanza. 
Dal 1919 quando sono stati fissati i primi cavi, poi sostituiti con cavi in acciaio, sono precipitate circa una ventina di persone. Non sono molte se si pensa all'afflusso continuo di turisti lungo questo cammino, ma sono comunque venti vite umane spezzate. Incidenti che purtroppo possono accadere sulla cima di una montagna o anche lungo un fiume dalle correnti impetuose, come purtroppo è successo a due fratellini il giorno prima che arrivassimo allo Yosemite. Certe tragedie lasciano l'amaro in bocca e che certamente fanno riflettere sul valore della vita come dono effimero che va preservato, come meglio possiamo.  
Alla prossima,    
Sabina  


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