martedì 31 luglio 2012

The San Francisco Marathon 2012

Il grande giorno è arrivato e, come bambini in trepidante attesa, con un misto di coraggio leonico e paura adrenalinica, siamo arrivati alla San Francisco Marathon 2012 (http://www.thesfmarathon.com/). 
Non che io dovessi correre - per carità, non sono ancora così spavalda - ma avevo comunque un arduo compito: sostenere il mio corridore incallito e il suo amico e fedele compagno di maratone giunto a San Francisco apposta per l'occasione, con tutta la famiglia al seguito! 
Sabato, ritiro della borsa per la gara poco distante dal luogo della partenza dove avevano allestito un capannone su due livelli: al piano superiore la zona destinata al ritiro numero, maglia, bracciale e fascetta con cip interno da legare ai lacci della scarpa per permettere la registrazione dei tempi di corsa ai singoli partecipanti e agli spettatori di seguire passo passo il procedere del corridore, magari comodamente seduti sul divano di casa e pure dall'altra parte dell'Oceano, in alcuni casi.
Come potete ben immaginare, qui non si è parlato d'altro ultimamente, se non della maratona. 
E l'eccitazione è salita alle stelle quando siamo entrati nel capannone. 
Davvero sorprendente il numero delle presenze e tutto ciò che ruotava attorno all'evento! Al piano inferiore un centinaio di banchetti vendevano il necessaire per la gara: dalle maglie ai pantaloncini, dai calzini alle fascette per i capelli, dagli integratori alle barrette energetiche. E naturalmente, non mancava tutto il non-necessaire: gonnelline folkloristiche di ogni foggia e colore, parrucche e calzettoni fluorescenti, lunghi guanti in varie fantasie, per sorprendere il pubblico. 
Ma al di là di tutto questo, che costituisce un po' il contorno della maratona, il grande momento è arrivato domenica mattina. 
Sveglia alle 4:20 e partenza alle 4.40 da casa. Era ancora notte fonda, andavano accesi i fari dell'auto e le strade erano completamente deserte. 
Dopo aver recuperato il secondo maratoneta che, non riuscendo più a stare calmo dentro casa, era uscito a prendere una boccata d'aria e ci attendeva all'angolo, ci siamo avviati verso l'Embarcadero dov'era prevista la partenza. Le strade del quartiere brulicavano di atleti emozionati che, correndo, parlando, saltellando, si dirigevano tutti verso la partenza. 
Il flusso di corridori è stato scaglionato in rapporto alla velocità prevista da ogni iscritto e quindi sono stati creati diversi cancelli di ingresso per gli atleti. I nostri italiani si sono quindi separati: si sarebbero ritrovati all'arrivo. 
Quando è stato dato il via, era ancora buio, come vedete in questa foto che derivo dal sito ufficiale dove potrete trovare molte altre fotografie dell'evento (clicca qui per vedere altre foto!). 
Non ero presente alla partenza perchè il piano prevedeva un mio appostamento a metà gara circa. Però, se chiudo gli occhi, immagino l'istante prima del via, i fiati sospesi di 22000 persone pronte a correre per ore attraverso la città. Penso alla tensione, ai volti concentrati, alle espressioni di chi è motivato a dare il meglio di sè e vuole mettersi alla prova per raggiungere vittorioso il traguardo. Effettivamente le sensazioni del pre-gara sono qualcosa di incredibile, che è impossibile descrivere a parole e, se non le hai mai provate, difficilmente le riesci anche solo a concepire...
Strada di Filippide sulla strada Maratona-Atene
La full marathon prevedeva i consueti 42 km (per l'esattezza, 42,195 km), che ricordano la distanza tra la città di Maratona e Atene percorsa nell'antica Grecia da Filippide, un messaggero che dovette annunciare agli Ateniesi la vittoria sui Persiani ottenuta appunto a Maratona. Una storia che risale al 490 a.C. e che ci viene raccontata da diverse fonti, tra cui Erodoto. 
Qui a San Francisco però, circa duemila anni dopo, erano 26,218 le miglia da percorrere, visto che di chilometri gli americani non ne vogliono ancora sentire parlare! E, secondo alcune indiscrezioni, pare che il percorso fosse leggermente più lungo. Per questo dettaglio leggermente polemico, vi prego però di rivolgervi al maratoneta n. 61039.
Vi erano comunque numerosi percorsi alternativi che prevedevano anche delle brevi distanze per i bambini. Se siete per natura curiosi, o state cominciando a pensare di voler correre con noi l'anno prossimo, vi suggerisco di dare un'occhiata qui per scegliere quale percorso preferite.
Alla partenza e praticamente durante tutta la maratona il cielo era coperto: nuvole basse e una sottile nebbiolina. 
Il percorso prevedeva l'attraversamento della città in lungo e in largo, su e giù per le colline, sul lungo-oceano e poi all'interno, nel Golden Gate Park, per poi tornare verso l'Oceano nell'ultimo tratto. Si passava attraverso diversi quartieri e soprattutto, sul Golden Gate Bridge nel suo 75esimo anniversario! Ricordate che ne abbiamo festeggiato il compleanno da poco, no? (eccovi il link per la lettura che vi siete persi!, se ve la siete persa).
Lungo il percorso, piccoli gruppi di persone si fermavano ad incoraggiare gli atleti battendo le mani, urlando, fischiando, suonando la campana. Il video girato da Valeria ci fa gustare l'atmosfera della gara...
video
Venivano anche esibiti simpatici cartelli: "Tira fuori il kenyano che è dentro di te". E ancora, "Vai papà, siamo tutti con te!"; oppure: "Io sono un figlio orgoglioso: la mia mamma oggi corre la maratona!".  Alcuni li ho proprio visti, di altri me ne ha parlato il maratoneta entusiasta all'arrivo. 
Come dicevo prima, si poteva anche seguire la gara da casa grazie al sito della maratona oppure tramite telefono grazie ad una applicazione creata appositamente. Si aveva a disposizione la mappa con il percorso, sulla quale compariva un puntino viola che segnava la posizione dell'atleta; su una seconda pagina venivano invece dati i tempi nei singoli intervalli. 
Non sarà stato come essere lì, ma almeno si potevano avere notizie super-aggiornate durante la corsa e da qui si poteva scegliere dove piazzarsi a fare il tifo, sapendo quando il nostro atleta sarebbe passato di lì. Davvero utile! In questo modo ho potuto interpretare il ruolo della Samaritana su Haight Street offrendo l'acqua al mio corridore incallito per poi dirigermi verso l'arrivo, conscia del fatto che il mio maratoneta sarebbe arrivato alle 10.36.

Ciò che comunque mi ha colpito di più di questa maratona - al di là della tenacia del mio corridore incallito che da pallavolista si è improvvisato prima canottiere, poi tennista e ora maratoneta, e tutto nel giro di qualche anno - è stato che a questa difficile corsa non hanno partecipato solo aitanti e muscolosi atleti, ma anche mamme, papà, figli, mogli e mariti, nonni, di qualunque età. Ognuno correva a suo modo, con un proprio stile, più o meno goffo, o più o meno agile. Ma sembrava davvero che chiunque potesse prendere parte alla gara e che bastasse solo volerlo. Per scendere in strada, mettersi a correre e gareggiare principalmente contro se stessi, al fine di superare i propri limiti, basta essere sufficientemente determinati. 
Leggevamo un motto l'altro giorno in un negozio: If you have a body, you're an athlete - "in potenza", come aggiunge giustamente Paolo. Ora penso sia proprio vero. 
C'era anche chi dava spettacolo improvvisandosi corridore- giocoliere intervallando alla corsa momenti di gioco. Guardate questo maratoneta all'arrivo.
   video  
E sempre all'arrivo, ho visto una mamma super atletica che trascinava la figlia verso il traguardo, sostenendola anche fisicamente con il braccio. 
La mamma, ancora sorridente, ancora piena di energia e raggiante di orgoglio, trainava la giovane ragazza distrutta dalla fatica. Pareva dire: "Io a mia figlia ho insegnato che non si deve mollare mai!". 
E alla meta, tripudio di palloncini blu e musica altissima per gli ultimi metri a incoraggiare gli atleti per l'ultimissimo sforzo. 
Una grande festa! 
Salutate le nuvole basse e la nebbia della partenza, ecco un bel sole accompagnato da un cielo terso ad accogliere i maratoneti. 








Grande soddisfazione per tutti, grandi festeggiamenti, una medaglia al collo per ogni partecipante e poi vari punti di ristoro con frutta, cibi e bevande varie. 
Siamo naturalmente molto fieri dei nostri atleti italiani, che si sono fatti valere godendosi a pieno la bellezza della città e la fatica della gara. A quanto pare, a volte, la fatica paga!
Alla prossima maratona,
Sabina

7 commenti:

  1. Ecco aspettavamo le tue dalla maratona! Si è stato bellissimo seguirla da oltre oceano: quel punto che proseguiva per il percorso con i tempi e il resto di informazioni! Ricordo l'atmosfera di quella di Treviso en suo piccolo, e la mia meraviglia nel vedere le diverse età dei partecipanti.Che belle le frasi raccolte per strada, tante potrebbero essere di stimolo per la vita. Un'altra cosa che mi fa sempre pensare: quante cose si possono fare svegliandosi presto alla mattina! Grazie per il prezioso reportage di fatti ed emozioni.

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  2. Con questa lettura mi hai fatto tornare alla mente la maratona del Santo...cinque ore e mezza ed è arrivato sano e salvo Nicola. Altro che puntino blu da seguire sul computer, dovevi pregare che prima o poi arrivasse. Quando sono arrivate le famose lepri della quinta ora ho cominciato a stare in ansia.
    Dovrò fare assolutamente leggere il tuo racconto a Nicola...chissà se il prossimo anno ci si faccia un giro con questa scusa!!!

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    1. Sì, effettivamente poterli seguire online è una grande cosa! Decisamente meno ansia e anche per loro un modo per tenere traccia dei tempi, oltre che con il super orologio con satellitare. Allora vi aspettiamo per l'anno prossimo! Dì a Nicola che si deve allenare con le salite e le discese però!

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  3. Io mi trovai a SF per caso quando c'era la Bay to Breakers, una "maratona" decisamente sui generis...divertentissima!

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    1. Ah ah ah!
      So che parte della Stanford University aveva organizzato una doppia missione: risalire la corrente dei corridori vestiti da salmoni e/o da spermatozoi proprio in quella occasione!
      Magari l'anno prossimo mi organizzo per documentarla... sono sicura che l'evento sia imperdibile!

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  4. Complimentoni all'omone barbuto che si è sciroppato i 42K senza timore. Se butta giù un paio di chili comincia a volare. Bella l'azione di corsa: un atleta,decisamente.
    Nicola

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  5. Caro Nicola, se butta giù un altro po' di chili, si gioca gli ultimi muscolacci rimasti. Please... se no poi tocca a me fare la parte della forzuta di casa! :-/

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