lunedì 23 luglio 2012

Perchè Peggy si chiama Peggy?

Forse vi sarete chiesti perchè decisi di chiamare la mia nuova bicicletta proprio "Peggy". Beh, rimuginando sul nome adatto per la mia fiammante due ruote da poco acquistata, ho pensato che il nome dovesse essere assai significativo, così com'era significativo per me quel momento in cui assaporavo finalmente il gusto e l'ebrezza della libertà "biciclettica".  
Così, scelsi per lei il nome americano che più mi stava a cuore, quello che nella mia mente evoca non solo una coinvolgente e piacevole lettura di un'autobiografia sinceramente scritta, ma anche un'immagine chiara, indelebile, determinante per la mia vita e i miei pensieri: l'immagine di una grandissima protagonista della realtà americana ed europea novecentesca, ovvero Marguerite Guggenheim, nota a noi tutti come Peggy Guggenheim.   
Immagino sappiate che Peggy è stata una grandissima amante dell'arte, e che dell'arte si è fatta promotrice e mecenate.
Dal mio punto di vista, Peggy ha saputo cogliere nelle novità anche più sconcertanti - e di certo anticonvenzionali per l'epoca - la vera essenza dell'arte contemporanea. 

 Non starò qui a raccontarvi della sua famiglia, delle ricchezze accumulate con l'estrazione di metalli, delle difficoltà economiche sopraggiunte in seguito alla morte del padre scomparso durante la tragedia del Titanic o dello zio Solomon che aprì il famosissimo Guggenheim Museum di New York (http://www.guggenheim.org/).  
Per tutto questo, vi rimando ad una delle sue autobiografie: Una vita per l'arte. Confessioni di una donna che ha amato l'arte e gli artisti, traduzione a cura di G. Piccioni, editore Rizzoli.
Un libro che suggerisco di leggere a quanti amano l'arte contemporanea e sono curiosi di scoprire qualcosa in più sulla vita di questa meravigliosa donna. Il volume raccoglie i racconti di Peggy e la sua storia, così intensa, ricca di viaggi, di esperienze, di incontri, di feste e di avventure, mette in luce anche la frivolezza di un mondo per certi versi davvero lontano dal nostro.

Peggy sistema un mobile di Calder
Peggy è stata una donna formidabile, di grande determinazione e con una particolare sensibilità per l'arte. Ha vissuto molti momenti difficili nella sua vita, la perdita della figlia, gli amori tormentati, ma sono sempre state le sue passioni a permetterle di trovare la forza per portare avanti i suoi progetti. 
Ha conosciuto e frequentato personaggi come Vasilij Kandinskji, Yves Tanguy, Alexander Calder, Jean Arp, Marcel Duchamp, Max Ernst - con cui fu sposata per qualche anno - e ancora, Picasso, Braque. Incontrò praticamente tutti i protagonisti dell'arte contemporanea della prima metà del secolo e naturalmente, non solo gli artisti, ma anche i poeti e gli scrittori e quindi Samuel Beckett e James Joyce, ad esempio. 
Una vita incredibile insomma, che io non riesco proprio a non invidiare, pure per le meravigliose serie di orecchini e per i gioielli vari disegnati, dipinti e montati da alcuni di questi artisti esclusivamente per lei!   
A Venezia, a Palazzo Venier dei Leoni che un tempo fu la sua abitazione privata, è esposta la collezione. Il museo, che si affaccia sul Canal Grande, può essere sicuramente ritenuto uno dei più importanti in Italia per quanto concerne l'arte europea ed americana del XX secolo (http://www.guggenheim-venice.it/). Vi sono esposte opere del Futurismo italiano e del Modernismo statunitense, del Cubismo, del Surrealismo e dell'Espressionismo, dell'Astrattismo informale italiano, e quindi Picasso, Dalì, Magritte, Brancusi e Pollock, Fontana e Vedova, per citarne solamente alcuni.
Una donna che quindi ha saputo godersi la bellezza nel suo presente e ha guardato al futuro con grande generosità, decidendo di aprire al pubblico la sua collezione e di renderla patrimonio dell'umanità.

Ora, vi pare che avrei potuto trovare nome più adatto per la mia prima bicicletta americana?
Alla prossima,
Sabina

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