giovedì 5 luglio 2012

Padova-San Francisco passando per Parigi


SFO - San Francisco International Airport
Eccomi qua, di nuovo dall'altra parte dell'Oceano, a raccontarvi di questo ritorno a casa, anche se mi fa ancora un certo che parlare di "casa" riferendomi a San Francisco.

Questa volta il mio viaggio di rientro prevedeva uno scalo a Parigi all'areoporto Charles De Gaulle che - lo devo proprio ammettere - mi ha lasciato senza parole! 
Io lo so bene che la Francia è la capitale dell'alta moda e che tutto lì parla di classe, elegance et finesse. C'est evident! Ma davvero non credevo che anche l'areoporto potesse essere così... così... Ecco, non riesco nemmeno trovare le parole giuste per definirlo. Trendy? In? Paris-fashion? Mmh... purtroppo ogni termine che mi viene in mente non mi pare renda perfettamente l'idea.
Ecco qui l'ala destinata ai voli oltreoceanici. Tutto vetro, metallo e marmo bianco ultralucido. Non riuscivo a vedere la fine di questo sbarluccichio.
Parigi - Areoporto Charles De Gaulle
Ho come l'impressione però che i francesi si siano concentrati più sull'apparenza - e quindi sullo splendore mozzafiato delle strutture - che sui contenuti. 
In areoporto manca infatti una segnaletica funzionale che ti permetta di arrivare dove vuoi senza chiedere l'aiuto di qualcuno. Anche questa volta - e siamo a quota 2 - ho dovuto interpellare un tizio per risolvere l'arcano mistero: dovevo solo arrivare al gate M25, ma ad un certo punto della M, non vi era più traccia. Naturalmente l'uomo interpellato non sapeva rispondere alla mia difficilissima domanda e si è quindi rivolto al suo collega. "Ma certo" - fa questo - "deve seguire tutte le indicazioni per 2E". Ovvio, no? Peccato che non fosse scritto da nessuna parte!
Ma ritornando per così dire alla superficie e quindi alla bellezza delle strutture dell'areoporto, dopo il primo volo Venezia-Parigi e il difficile cammino durato più di mezz'ora per raggiungere il gate, come potete immaginare una tappa in bagno era naturalmente d'obbligo. Certo è che mai mi sarei aspettata di varcare la soglia di quella porta arancione sulla quale erano stampati in nero un omino e una donnina a grandezza naturale - a indicare evidentemente che si trattava proprio di un bagno - e di trovarmi davanti uno spettacolo del genere.
Parigi - Areoporto Charles De Gaulle
Possibile che si tratti veramente del bagno di un areoporto? Porte rosse e fucsia smaltate con cornice metallica riflettente, pavimento bianco lucido, specchi e lavandini dal fondo piatto: l'acqua si infilava in una sottile fessura all'estremità illuminata da una luce al neon. Naturalmente solo fotocellule a governare l'uscita dell'acqua e del sapone. Ma dove sono finita? 
 
Se questo era il bagno, potete ben immaginare com'erano le vetrine dei negozi lì attorno... et voilà, eccone una per voi! 

C'est magnifique, non credete? 
A questo punto ho proprio pensato: "Vive la France, vive Paris! Ma miei cari signori francesi, sistemate la segnaletica dell'areoporto, per carità, perchè ai giorni nostri, è di certo meglio che contenuto e forma siano ben legati. L'apparenza non basta più!"
Alla prossima,
Sabina
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