domenica 1 luglio 2012

All'opera!

Arena di Verona
Andare all'Arena di Verona a vedere l'opera è sempre una grande emozione e venerdì sera sono voluta andata a vedere il Don Giovanni di Mozart con la regia di Franco Zeffirelli. 
Dire che nella città di Romeo e Giulietta faceva molto caldo sarebbe alquanto riduttivo: seduti sui pietroni romani rimasti tutto il giorno al sole che, molto gentilmente, restituivano il calore accumulato proprio mentre noi assistevamo allo spettacolo, boccheggiavamo come pesci fuori dalla boccia. L'immagine che avevo in mente era questa: costicine sui carboni ardenti in fase di cottura! 
Nonostante questo e la sete insaziabile placata leggermente dai litri di acqua elemosinati qua e là dai generosi amici che non volevano pagassi 4 euro per una misera bottiglietta, la serata è stata davvero fantastica! Per essere perfetta, avrebbe dovuto esserci il marito che ormai vive da eremita in quel di San Francisco in attesa del ritorno della moglie espatriata.

Inutile negarlo comunque: l'Arena è sempre l'Arena! Un luogo storico che è simbolo della città e viene sfruttato al meglio nelle serate estive. E per me, che venivo dall'America e guardavo l'opera con un misto di ammirazione e invidia per chi presto sarebbe tornato in quel luogo, è stato un evento ancora più speciale: mi sentivo come una turista, inebriata da quel brulichio di nuove sensazioni che mi attraversavano.
Impressionante la scenografia che, pur essendo molto ricca e decisamente di gusto rococò - a cui generalmente sono piuttosto contraria - mi è piaciuta molto: imponente ed elegante al tempo stesso. 
Le luci rasentavano la perfezione: pronte a modificare la scena mettendo in rilievo i momenti salienti del racconto e i principali protagonisti della storia. Quando poi il palco si riempiva di comparse, che si muovevano velocemente e vorticosamente da una parte all'altra, ma sempre con un rigore leggiadro e raffinato, lo sguardo si perdeva a seguirne i passi e le piroette... Scendevano e salivano dalla scalinata centrale, sbucavano dai palchetti creati appositamente, spingendo così lo spettatore a muovere lo sguardo e a cogliere i dettagli anche più nascosti.
I costumi? Spettacolari!
A dire la verità, provavo una certa compassione per coloro che dovevano starsene fermi con parrucche sul capo e abiti pesanti addosso: mi chiedevo come potessero resistere con quel caldo, però... devo dire che erano proprio belli da vedere! 





Ad un certo punto, è comparsa sulla scena anche una seconda orchestra a cui la prima nel sottopalco ha lasciato il posto da protagonista.  
Davvero un tripudio di luci e colori, suoni e silenzi e voci capaci ad espandersi e ritirarsi all'interno dello spazio raccolto e accogliente dell'Arena. 




E per chiudere, il grand final con luci rosse, fuochi e fumi a confondere la vista...  








Mi sono goduta proprio questa serata e l'ho sentita come un'occasione che avevo per assaporare nuovamente il gusto per l'arte in tutte le sue forme. 
Ora sento che sono pronta a portare con me in valigia ogni immagine fotografata in questa permanenza tutta italiana che è ormai giunta agli sgoccioli. Ed è di nuovo tempo di saluti... 
Ci risentiremo dalla California tra qualche giorno, con nuove avventure, forse un po' più esotiche di questa di sapore decisamente nostrano, ma certamente altrettanto ricche di pathos!
Alla prossima,
Sabina  
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